Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 128 del 10/4/2002
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(Orientamento del Governo sull'applicazione della direttiva comunitaria relativa ai comitati aziendali europei - n. 3-00571)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Viespoli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-00571 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 3).

PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, l'onorevole Delmastro Delle Vedove pone l'attenzione sulla tecnica sperimentata in sede comunitaria nel rapporto fra legge e contrattazione collettiva, sulla base dell'esperienza applicativa della direttiva comunitaria sui comitati aziendali europei.
La direttiva in argomento, la n. 9445 CEE del Consiglio, recepita nel nostro ordinamento con un decreto legislativo approvato in via definitiva ed in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, costituisce una delle prime applicazioni dell'accordo sulla politica sociale ed ha l'obiettivo di migliorare il diritto all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, attraverso l'istituzione di un comitato aziendale europeo ed una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori.
Con il citato decreto legislativo si porta a compimento il processo di attuazione iniziato dalle parti sociali con la stipulazione dell'accordo interconfederale del 27 novembre 1996, accordo che aveva, appunto, realizzato un primo, anche se non integrale, recepimento della direttiva n. 9445.
L'accordo citato, sottoscritto da un ampio numero di associazioni imprenditoriali e di organizzazioni sindacali dei lavoratori, è stato valutato positivamente da parte del Governo, il quale ne ha recepito i contenuti, provvedendo solo ad apportare quelle integrazioni che rendevano necessario un intervento legislativo.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, mentre all'interno dei confini nazionali il campione del conservatorismo sociale, Sergio Cofferati, si accinge a creare, sulla questione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la linea del Piave del XXI secolo, creando gravi danni ai disoccupati e ai sottoccupati, da una parte, e alla competitività delle imprese italiane, dall'altra, in Europa i paesi che hanno la fortuna di avere leader sindacali diversi dal «cinese» stanno muovendo il sistema imprese e i diritti sociali su un piano di modernità e di assoluta efficacia.


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La maturazione dei lavoratori e la presa di conoscenza dei diritti da parte dei singoli sta rendendo obsoleto il concetto di rappresentanza collettiva generalizzata dei sindacati e favorisce, giorno dopo giorno, quella contrattazione decentrata certamente più aderente alle singole realtà produttive.
Onorevole sottosegretario, sarà la fine della supponente ed infondata convinzione di Cofferati di rappresentare i lavoratori e sarà il primo frutto di una visione partecipativa dei problemi sociali.
Non posso che rallegrarmi per il fatto che il Governo abbia provveduto in tempo reale - quanto meno in relazione alla data di presentazione del mio atto di sindacato ispettivo - ad avviare ulteriormente questo processo che va ben al di là dell'accordo interconfederale citato dall'onorevole sottosegretario. Infatti, tale processo si pone in linea con questa grande progettualità europea, che deve creare l'azienda europea, il lavoratore europeo e una coscienza sociale di natura europea, al fine di garantire competitività alle nostre imprese e modernità alla presenza dei lavoratori nell'ambito delle aziende in termini partecipativi, uscendo finalmente non dal '900 ma, sicuramente, dall'800 per entrare di diritto nel XXI secolo, arricchendo di contenuti partecipativi una presenza che, sin qui, è stata soltanto una presenza in un'ottica materialistica ormai superata, nella quale il lavoro e il lavoratore erano oggetto dell'economia mentre, secondo una visione moderna, devono divenire soggetto dell'economia.
Pertanto, mi dichiaro del tutto soddisfatto della risposta e auguro un felice, proficuo e anche rapido lavoro al Governo su questo versante, per far sì che i lavoratori italiani divengano lavoratori europei a tutti gli effetti, affrancandosi dal conservatorismo gravissimo della CGIL e dei suoi massimi dirigenti.

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