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PRESIDENTE. L'onorevole Vendola ha facoltà di NICHI VENDOLA. Parliamo, come è noto, dell'impegno a costruire un argine locale e planetario all'emissione di gas serra, ovvero a quell'inquinamento atmosferico - il ministro lo sa bene - che sta producendo un cambiamento climatico che incombe come una vera e propria ipoteca sulla vita del pianeta e delle future generazioni.
dibattito politico, e non solo, nel mondo intero - quali siano gli impegni che, oggi, l'esecutivo intende assumere per non rendere la firma dei protocolli di Kyoto un atto retorico, dietro il quale, invece, si coprono atteggiamenti concreti che, addirittura, dilatano quei rischi di inquinamento che tanto pericolo creano all'umanità.
PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, onorevole Matteoli, ha facoltà di ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, contesto che, soprattutto per quanto riguarda la ratifica del protocollo di Kyoto, il Governo italiano sia in ritardo. L'onorevole interrogante richiede notizie in merito all'attività svolta dal Governo, sia sul piano internazionale che su quello interno, in merito alla lotta all'effetto serra e all'effettiva attuazione del protocollo di Kyoto.
PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Matteoli e mi scuso se ogni tanto suono
questo campanellino ma, a volte, la completezza della risposta è inversamente proporzionale ai tempi che abbiamo a disposizione.
NICHI VENDOLA. Signor ministro, lei ha ragione quando afferma che il Governo - di cui lei fa parte - non è in ritardo. In effetti, il Governo non è in ritardo, è semplicemente in controtendenza rispetto ai bisogni di difesa e di tutela dell'ambiente.
Onorevole Vendola, le ricordo che ha a disposizione un minuto.
Sappiamo quale sia il grado di boicottaggio dei protocolli di Kyoto, che rappresentano un primo e sia pur timido ma importante segnale di controtendenza, operato dal Governo degli Stati Uniti d'America e sappiamo che la conferenza di Marrakesh ha rappresentato un po' un arretramento, con la sua logica di compravendita delle quote di inquinamento e di riduzione degli impegni concreti.
Con la mia interrogazione 3-00808 intendo chiedere - segnalato il ritardo colpevole del Governo italiano su questo che rappresenta uno dei temi centrali del
Sul piano internazionale si deve osservare che gli accordi raggiunti nella recente conferenza di Marrakesh non rappresentano un arretramento rispetto al passato, in quanto - oltre alle tradizionali misure di riduzione di emissioni, basate sul risparmio energetico - sono state introdotte specifiche misure che consentiranno di abbassare i costi del programma di lotta ai gas serra. Per la prima volta a Marrakesh, a diversità di quanto avvenuto a Bonn e a L'Aia, nel documento finale firmato anche dagli Stati Uniti d'America è presente un riferimento, scritto chiaramente, al protocollo di Kyoto: non è certamente quello che volevamo ma costituisce un passaggio avanti politicamente importante.
In particolare, ci si riferisce alla promozione delle attività di riforestazione e allo sviluppo dei meccanismi di cooperazione ambientale e internazionale, i quali potranno determinare, attraverso il mercato dei permessi di emissione, una notevole riduzione dei costi di adeguamento richiesti al nostro paese. In questo caso, sussiste una differenza tra la valutazione fatta dall'attuale Governo e quella del precedente: il ministro dell'ambiente del precedente esecutivo ritenne di non far accedere l'Italia alla possibilità di riforestazione mentre l'attuale ministro, invece, ha ritenuto di dare questa opportunità anche al nostro paese.
Per quanto riguarda, infine, il piano elaborato dagli Stati Uniti - i quali non ratificano, e lo sappiamo, il protocollo di Kyoto - desidero osservare che tale piano presenta alcuni profili interessanti e che, comunque, a nostro avviso, è opportuno tenere aperto il confronto, in quanto solo con il coinvolgimento di tutti è possibile raggiungere obiettivi interessanti.
Il piano americano si basa, infatti, su accordi volontari con le imprese, sostenuto da incentivi fiscali diretti allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, delle nuove tecnologie, delle efficienze energetiche e della riforestazione.
L'obiettivo è quello di ridurre, entro il 2012, le attuali emissioni di gas serra, abbassandole da 183 milioni di tonnellate per ogni milione di dollari di PIL a 151 milioni di tonnellate.
Pertanto, pur nella consapevolezza delle diversità esistenti con il protocollo di Kyoto, l'Unione europea dovrebbe considerare il piano americano come un'occasione utile per rafforzare la partnership con gli USA, ai fini della lotta all'effetto serra.
Sul piano interno si osserva che è attualmente in discussione in Parlamento il disegno di legge di ratifica del protocollo di Kyoto, recentemente presentato dal Governo. Tale disegno di legge prevede, in particolare, la revisione della vigente delibera CIPE del 19 novembre 1998, al fine di introdurre misure atte a raggiungere al minor costo i migliori risultati in termini di riduzione delle emissioni, di aumento dell'efficienza energetica del sistema produttivo nazionale, di incremento delle foreste, di sviluppo della cooperazione tecnologica internazionale in coerenza con le misure stabilite nei recenti accordi di Marrakesh.
L'onorevole Vendola ha facoltà di
Infatti, appare perfino grottesco discutere dei protocolli di Kyoto all'indomani dell'approvazione di quelle nuove normative in materia di politiche dei trasporti e di infrastrutture, che rappresentano l'esatto contrario di ciò di cui il nostro territorio avrebbe bisogno per renderci consapevoli fino in fondo di quale sia la posta in gioco e di quale sia il livello di inquinamento atmosferico.
Alcune notizie che si leggono sui giornali talvolta appaiono relegate nel dibattito di costume. Ma, se un pezzo di Antartide, grande come la Svizzera, si stacca per effetto dell'inquinamento atmosferico, forse la responsabilità che grava sulla politica dovrebbe essere all'altezza di questa sfida. Invece, qui si va nella direzione inversa e anche le giustificazioni di quella politica criminale del Governo degli Stati Uniti d'America, vale a dire di un paese che è tanta parte dell'inquinamento del mondo intero, sono - signor ministro - argomentazioni difensive un po' comiche.
Gli Stati Uniti d'America, per un problema gigantesco di conflitto di interessi dell'attuale Presidente e dell'attuale amministrazione, non possono andare contro gli interessi economici di quelle lobby che rappresentano i grandi elettori di questa amministrazione.
Da ultimo, vorrei precisare che nella giornata di ieri, durante la riunione congiunta delle Commissioni esteri di Camera e Senato a proposito dei protocolli di Kyoto, è «volato» un emendamento governativo che produce la beffa che si aggiunge al danno. Sostanzialmente, con i pochi finanziamenti dei protocolli di Kyoto, probabilmente finanzieremo gli imprenditori italiani che costruiranno centrali nucleari all'Est.
Se ciò si dovesse realizzare, davvero, ci troveremmo di fronte all'inversione del bisogno ambientale da tutelare.


