Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 123 del 26/3/2002
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DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI GIUSEPPE NARO E DARIO RIVOLTA SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 1579

GIUSEPPE NARO. Desidero esporre alcune considerazioni in aggiunta a quanto detto ieri in sede di discussione sulle linee generali.
L'attualità del tema e la responsabilità che ci deriva dal mandato parlamentare ci hanno indotto a prestare una particolare attenzione alla problematica legata al trattato di Nizza, anche perché è parso subito manifesto che questo documento veniva assumendo giorno dopo giorno un valore notevole per lo svilupparsi del momento storico che stiamo vivendo.
Tutti gli interventi, con le naturali differenti sfumature, hanno riconosciuto la validità del trattato.
La diversità di vedute tra maggioranza ed opposizione è riconducibile invece alla maniera di approcciare il documento stesso e attiene più alla dialettica politica che al merito. E, senza polemica, con umiltà, mi piace ricordare come la compattezza della Casa delle libertà sul trattato di Nizza dia ragione all'UDC che ha sempre dimostrato perfetta simmetria tra enunciazioni e comportamenti e coerenza con il programma sottoposto agli elettori il 13 maggio 2001.
In verità, tutti, crediamo nell'Europa allargata, o meglio riunita, come osserva l'onorevole Selva, attribuendo al trattato il valore di strumento che consente il recupero delle radici che fecero grande la civiltà espressa da questo vecchio continente.
Quel che più conta, sembra che tutti concordiamo sul valore del trattato come ponte tra passato e futuro.
Non sono sorte polemiche sulla necessità di conseguire quanta più integrazione sia possibile, pur rispettando il bisogno dovuto alle aspettative nazionali.
E mi è piaciuta l'immagine emersa in sede di discussione sulle linee generali della «regola aurea nell'integrare, ove necessario, e nel decentrare, ove possibile».
Ci accomuna nella visione della nuova Europa, con sensibilità a volte diversa, la voglia di una politica sociale aperta: più sussidiarietà e più solidarietà, come non si stanca di ripetere il nostro Presidente Ciampi.
Anche il rapporto tra religione e Costituzione ci avvicina. E do atto all'onorevole Gerardo Bianco dell'invito rivolto ai colleghi della sinistra di rivedere il concetto di laicità.
Forti di questa considerazione, è naturale che auspichiamo un voto unanime. Un voto così qualificante, secondo il sottosegretario Boniver, sarebbe utile per il sostegno al Governo irlandese nel compito di ristabilire il dialogo con quella parte dell'opinione pubblica interna che ha dato l'impressione di sentirsi meno vicina all'Europa.
La ratifica del trattato è, così, un atto politico di grande rilevanza che rappresenti la pietra miliare di quella grande Europa della libertà, della giustizia, della solidarietà e della pace che abbiamo sempre sognato e continuiamo ancor più a sognare.
Per questi motivi ribadiamo le argomentazioni illustrate in sede di discussione sulle linee generali.

DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto che ora ci accingiamo ad esprimere su questo provvedimento è un voto teoricamente inutile. I trattati ad oggi esistenti prevedono infatti che modifiche importanti come quelle previste dagli accordi di Nizza possono entrare in vigore solamente dopo l'approvazione o la ratifica di tutti gli Stati membri. Come purtroppo già sappiamo, uno Stato membro, l'Irlanda, ha sottoposto, seguendo le proprie normative, il trattato ad approvazione popolare tramite referendum. Solo il trenta per cento degli aventi diritto ha partecipato al voto, ma ciò ha comunque portato ad un risultato valido per l'Irlanda, però di segno negativo: gli elettori irlandesi hanno bocciato l'accordo, rendendo non esecutivo il trattato sottoscritto a Nizza. Eppure, cari colleghi, a nessuno di noi sfugge l'importanza politica


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che il voto di oggi ha in sé. Noi siamo tutti convinti che l'accordo raggiunto a Nizza si ancora insufficiente rispetto ad una nostra volontà di unione europea forte e politicamente significativa, eppure siamo altresì convinti che Nizza e gli accordi là sottoscritti costituiscano un importante e significativo passo in avanti verso l'obiettivo comune.
L'approvazione o la ratifica di questo trattato da parte di tutti gli altri 14 Stati europei non potrà non riproporre in Irlanda la necessità di un ripensamento. Non sappiamo ancora come giuridicamente questo potrà avvenire, ma siamo convinti che gli stessi cittadini irlandesi, se fossero chiamati oggi ad esprimersi sullo stesso argomento, che una piccola parte di loro allora bocciò, si esprimerebbero con entusiasmo ed in grande maggioranza a favore della ratifica. D'altra parte, anche noi sappiamo che per andare oltre Nizza è necessario che prima i risultati di Nizza siano acquisiti.
Ecco è proprio il dopo Nizza il momento su cui noi focalizziamo oggi le nostre attenzioni, le nostre ambizioni, le nostre aspettative. Esprimendo questo voto favorevole, noi guardiamo anche con attenzione a quella Convenzione che oggi muove i primi passi e che dovrà risolvere il problema sovrano delle istituzioni europee e cioè la distribuzione di poteri e di competenze tra gli Stati nazionali e il Governo sovranazionale e, in misura più ampia, le modalità di realizzazione concreta di quel principio di sussidiarietà a cui tutti guardiamo con estremo favore e convinzione.

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