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ALFREDO VITO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, dichiaro il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale.
Questo decreto-legge, nel testo trasmessoci dal Senato della Repubblica, recava norme contenenti misure per favorire la contendibilità dell'offerta nel mercato dell'energia elettrica ed una nuova disciplina degli oneri generali del sistema elettrico.
La necessità di garantire una sollecita conversione in legge del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7, ha posto l'esigenza di una rapida approvazione da parte della Camera dei deputati, e perciò, nel quadro di un rapporto dialettico con l'opposizione, il Governo e la maggioranza hanno preferito ridurre la portata del provvedimento alle sole norme cosiddette «sblocca centrali» e rinviare per il resto ad un provvedimento del Governo più completo ed organico, che è fin d'ora preannunziato per la prossima metà di maggio.
Così facendo, sarà anche possibile valutare pienamente ai fini delle modifiche legislative le conclusioni cui in questi giorni sta pervenendo la Commissione attività produttive della Camera dei deputati, che ha meritevolmente condotto un'indagine ampia ed approfondita sulla situazione dell'energia in Italia, ascoltando i ministri della Commissione europea e del Governo italiano, l'Autorità antitrust, l'ENEL, l'ENI, i sindacati dei lavoratori, i rappresentanti della Confindustria e dei consumatori, proponendo un grande impegno per oltre due mesi.
Inoltre sarà anche possibile valutare con maggiore calma i risultati cui si è pervenuti nel recente convegno di Barcellona dei capi di Governo, che hanno finalmente dedicato al tema dell'energia la loro attenzione, giungendo ad un accordo che forse consente di iniziare a superare le tante difficoltà finora registrate sulla via di una liberalizzazione effettiva nel mercato dell'energia.
Siamo pienamente consapevoli che a Barcellona è stato fatto un piccolissimo passo in avanti e che tanta strada resta ancora da compiere e tanti ostacoli e resistenze da superare, eppure è importante che ciò sia avvenuto, soprattutto perché qualche Stato, che maggiormente resiste, incomincia a comprendere che si va diffondendo negli altri il convincimento della centralità della questione energetica, sulla quale perciò non si può giocare con continui rinvii, come si è fatto fino ad oggi. Sul contenuto del decreto-legge al nostro esame, occorre dire che sono forti e legittime le preoccupazioni del Governo di evitare un black-out del sistema elettrico nazionale, a cui potremmo sciaguratamente pervenire per le lungaggini burocratiche e le difficoltà finora frapposte, grazie alla normativa vigente, da una moltitudine di organismi, che assumono un atteggiamento opposto e contraddittorio secondo che si pongano come consumatori o come tutori di interessi vari.
Sta di fatto, senza voler colpevolizzare precedenti governi nazionali o locali, che l'indispensabile costruzione di nuovi impianti di energia elettrica per assicurare una produzione che soddisfi la domanda, tenuto ovviamente conto, dell'importazione, si era arrestata da molti anni a questa parte ed i vari contenziosi esistenti rendevano altamente improbabili positive soluzioni.
Da questo quadro nasce il provvedimento al nostro esame che attribuisce al Ministero delle attività produttive la competenza in ordine al rilascio dell'autorizzazione
per la costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 megawatt tecnici, agli interventi di modifica o ripotenziamento, nonché alle opere connesse e alle infrastrutture indispensabili all'esercizio degli stessi. È un'autorizzazione unica che sostituisce tutte le autorizzazioni, concessioni ed atti di assenso comunque denominati previsti dalle norme vigenti.
È ovviamente prevista la valutazione d'impatto ambientale che, fino al recepimento della direttiva comunitaria, integra e sostituisce ad ogni effetto le singole autorizzazioni ambientali delle amministrazioni interessate e degli enti pubblici territoriali.
Trattasi, in definitiva, di un riordino della materia, in spirito di efficienza e, comunque, di coinvolgimento delle autonomie locali, e da ciò discende il nostro convinto sostegno.
STEFANO SAGLIA. Il gruppo parlamentare di Alleanza nazionale sollecitava l'approvazione del decreto sblocca-centrali dall'inizio della legislatura. Finalmente sono state superate norme borboniche che impedivano lo sviluppo del paese.
Con l'ordine del giorno approvato dalla Camera lo sblocca-centrali diventa anche sblocca-linee per incrementare la rete nazionale nell'ottica di un mercato energetico comune europeo.
Ora il Ministero delle attività produttive deve costituire un tavolo della Casa delle libertà per varare rapidamente il Programma energetico nazionale e l'adeguamento dei decreti Letta e Bersani agli impegni di Barcellona.
La bolletta elettrica per le imprese e per le famiglie italiane è la più cara d'Europa: il 20 per cento in più rispetto alla media dell'Unione europea.
Il Governo persegue la liberalizzazione del mercato energetico e conta nell'arco di un triennio di ridurre sensibilmente il costo dell'energia.
Il primo provvedimento, approvato oggi dalla Camera, semplifica le procedure per la realizzazione di nuove centrali.
L'offerta di elettricità è inferiore alla domanda che oltretutto crescerà del 3 per cento all'anno. Per creare concorrenza nella produzione, quindi non basta privatizzare i monopoli ma è indispensabile aumentare l'offerta.
Il decreto-legge è molto innovativo e prevede che le centrali elettriche sono opere di pubblica utilità; che l'autorizzazione è unica e compete al Ministero delle attività produttive; che l'autorizzazione comprensiva della valutazione d'impatto ambientale è rilasciata perentoriamente entro centottanta giorni; che al procedimento unico partecipano le amministrazioni locali interessante; che la regione competente può promuovere accordi tra il proponente e gli enti locali interessati dagli interventi, per l'individuazione di misure di compensazione e di riequilibrio ambientale. Il decreto peraltro riguarda centrali di produzione al di sopra dei 300 megawatt termici, al di sotto l'autorizzazione compete alla provincia.
Da tempo sollecitavamo al Governo l'adozione di questa normativa.
La bolletta elettrica è diventata un fattore che frena la competitività delle nostre imprese.
La giungla normativa impediva la certezza degli investimenti. L'attenzione dal punto di vista ambientale resta altissima ed i cittadini possono stare tranquilli sull'affidabilità assoluta delle nuove tecnologie.
Inoltre abbiamo coinvolto i comuni e le province nel processo decisionale.
Molto importante è poi il principio della compensazione e del riequilibrio ambientale che significa che le comunità locali potranno raggiungere intese con le aziende energetiche per ottenere ingenti investimenti a beneficio del territorio.
In particolare auspico che le imprese siderurgiche ma anche le piccole e medie imprese entrino in società con le aziende che intendono realizzare nuove centrali. Ciò comporterebbe benefici diretti, privilegiando l'autoproduzione rispetto alla commercializzazione dell'energia.
Per questi motivi i deputati del gruppo parlamentare di Alleanza nazionale esprimerannoi un voto favorevole alla conversione in legge del decreto-legge.
MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, l'esperienza della California dovrebbe essere di ammonimento per la classe dirigente del paese che cerca di creare uno sviluppo economico sostenibile.
L'esempio della California e il rischio di black-out per il paese sono ben presenti al Governo che ha ascoltato con attenzione i dati forniti dall'Autorità per l'energia elettrica e dal gestore della rete.
I dati offerti non sono opinabili: la capacità di produzione del paese è di 48.700 megawatt ad essa va aggiunta l'importazione di 6 mila megawatt. A fronte di questa offerta abbiamo una richiesta che al dicembre 2001 era di 52 mila megawatt, con una previsione di crescita del 3 per cento.
Questo è il rischio, onorevoli colleghi e colleghe, per il nostro paese. Solo una sinistra miope e accecata dalla necessità di rincorrere la piazza dimenticando la propria storia governativa e il senso di responsabilità può far correre al paese un rischio concreto di black-out.
Non si fanno funzionare le fabbriche né si accendono le luci nelle case degli italiani e dei padani con i girotondi o con i comizi. E allora ben venga un atto che, sic stantibus rebus, possa unificare le pratiche autorizzative e rendere possibile la costruzione di nuove centrali nel tempo massimo di tre-quattro anni: nuove centrali secondo principi di sicurezza, di rispetto dell'ambiente e di intesa con gli enti locali e regionali.
Principi di sicurezza perché il decreto e gli ordini del giorno approvati prevedono come prioritaria la messa in sicurezza e l'ammodernamento degli impianti esistenti.
Rispetto per l'ambiente poiché ai fini del rilascio dell'autorizzazione è previsto l'esito positivo della VIA e, in caso di confine, il coinvolgimento delle realtà circostanti.
Rispetto, onorevoli colleghe e colleghi, per gli enti locali e le regioni. Nessuno «schiaffo al federalismo», colleghi della sinistra. Voi bene sapete che la riforma dell'articolo 117 del Titolo V della Costituzione, da voi approvata con la bellezza di quattro voti di scarto, prevede il regime di concorrenza sulla produzione e sul trasporto della energia tra Stato e regioni.
Ebbene, il decreto prevede altresì l'intesa con la Conferenza Stato-regioni ed il monitoraggio congiunto dell'efficacia delle disposizioni ad opera delle regioni, dell'ANCI e dell'Unione delle province.
Ritorni al mittente, pertanto, l'accusa di «esproprio di competenze della regione».
Rispondano invece al Parlamento ed ai cittadini gli autorevoli esponenti dell'opposizione sull'uso strumentale e politico delle regioni rosse o rosso chiaro.
Le regioni da voi governate, qualunque fosse l'esito del dibattito parlamentare, hanno già deciso e lo hanno formalizzato ieri, di ricorrere alla Corte costituzionale.
«Lotta dura senza paura» gridava la piazza negli anni passati. Così, senza entrare nel merito, parlano gli atti della vostra opposizione, in spregio del pubblico interesse e del buon senso.
Voglio inoltre ricordare l'impegno assunto dal Governo, su proposta della Lega nord Padania, a favore dell'utilizzo di fonti rinnovabili e dell'uso di combustibile derivato da rifiuti.
Sarà inoltre cura del Governo evitare la concentrazione delle centrali e delle reti di trasporto nei singoli ambiti territoriali e di ciò lo ringrazio.
Quindi un Governo che ha ascoltato la Lega nord Padania ma, soprattutto, che ha saputo conciliare le esigenze del sistema produttivo con le legittime aspettative degli enti locali e con il diritto del cittadino di vivere in un ambiente rispettato e compatibile.
Voglio esprimere un apprezzamento per il lavoro della Commissione industria e per l'impegno preso dal Governo di approdare ad un riordino organico del settore entro l'estate, facendo tesoro del nostro lavoro.
Da ciò deriva lo stralcio degli articoli 1-bis e 1-ter che andava incontro alle richieste anche dell'opposizione. Ma al riguardo non vi è traccia di un loro apprezzamento.
LUIGI D'AGRÒ. Il decreto-legge al nostro esame si fonda su evidenti ragioni di necessità e di urgenza.
Gli impianti per la generazione di energia elettrica presenti sul territorio nazionale, anche a causa della scarsa efficienza di parte di essi, rischiano, nel breve-medio termine, di non garantire più la sicurezza degli approvvigionamenti, determinando interruzioni del servizio e crisi nella fornitura di energia elettrica, con grave pregiudizio dei cittadini e delle imprese.
Che si versi in una situazione di rischio è stato autorevolmente affermato, tra gli altri, dal gestore della rete di trasmissione nazionale dell'energia elettrica, al quale, a norma di legge, spetta monitorare l'andamento della domanda e dell'offerta di energia, garantendo la piena funzionalità del sistema.
La domanda nazionale di energia, come chiarito dal gestore, viene attualmente soddisfatta solo grazie all'energia di importazione che supplisce alla produzione deficitaria dei nostri impianti nazionali.
La domanda di energia è inoltre soggetta ad una crescita media del 3 per cento all'anno, mentre l'offerta registra aumenti annuali dell'1,5 per cento circa.
La gestione del sistema elettrico richiede di per sé il coordinamento di una serie di competenze e responsabilità e coinvolge soggetti pubblici e privati.
In materia, per tutelare gli interessi della collettività, occorre anticipare gli eventi e agire con tempestività.
Oggi è tuttavia sostanzialmente impossibile fare previsioni certe in ordine alla realizzazione di una centrale elettrica ed alla sua entrata in funzione.
Ciò a motivo delle vigenti procedure per il rilascio delle autorizzazioni per la costruzione e la modifica delle centrali, ma anche delle opere connesse e delle infrastrutture indispensabili a garantire l'operatività degli impianti, che hanno tempi di conclusione assolutamente incerti, come ha dimostrato l'esperienza di questi anni.
Un simile stato di cose, che richiederebbe comunque di essere corretto, non è sicuramente tollerabile in presenza di un'evidente insufficienza della produzione energetica nazionale.
Il provvedimento in esame intende accelerare le procedure di autorizzazione prevedendo il rilascio di un'unica autorizzazione nel termine di 180 giorni, senza con questo sacrificare gli interessi coinvolti nel procedimento.
Desidero, in particolare, sottolineare come venga garantita la partecipazione al procedimento, in tutte le diverse fasi, degli enti territoriali.
L'avvio del procedimento è inoltre condizionato al conseguimento di una precedente intesa nell'ambito della Conferenza Stato-regioni che avrà verosimilmente ad oggetto i criteri generali che presiedono al rilascio dell'autorizzazione.
In tale occasione il ruolo politico delle regioni potrà trovare una piena valorizzazione.
L'intero procedimento è inoltre svolto d'intesa con la regione direttamente interessata alla realizzazione dell'impianto e deve inoltre essere acquisito il parere degli enti locali interessati.
Sono previsti accordi tra la regione e gli enti locali interessati per promuovere misure di riequilibrio ambientale ed è inoltre costituito un Comitato paritetico, con la partecipazione del Ministero delle attività produttive e degli enti territoriali, al fine del monitoraggio congiunto dell'applicazione del provvedimento.
L'efficacia della normativa è infine limitata alla data di attuazione del nuovo testo dell'articolo 117 della Costituzione e comunque al 31 dicembre 2003.
In attesa di definire compiutamente la materia alla luce del nuovo quadro costituzionale, il provvedimento rappresenta una sintesi equilibrata ed è ispirato al principio di leale collaborazione tra Stato e regioni.
Il decreto-legge salvaguarda inoltre pienamente le esigenze di carattere ambientale.
La VIA viene infatti integrata nel procedimento e dovrà essere effettuata ai sensi della normativa vigente e delle direttive comunitarie.
Rispetto alla normativa nazionale, viene meno solo la necessità di effettuare un 'inchiesta pubblica, adempimento questo che avrebbe fatto dilatare i tempi per il rilascio dell'autorizzazione.
Ciò non esclude ovviamente la possibilità di intervento nel procedimento dei cittadini e di tutte le istanze coinvolte.
La VIA, questo è il punto essenziale, viene definita condizione necessaria del procedimento e dovrà essere svolta entro i centottanta giorni previsti per la conclusione dell'istruttoria.
In conclusione, il provvedimento al nostro esame presenta pienamente i requisiti di necessità ed urgenza richiesti dalla Costituzione.
Garantisce il celere rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di nuovi impianti, realizza in modo più che soddisfacente il coinvolgimento degli altri livelli di Governo ed assicura la piena tutela delle esigenze di carattere ambientale.
Desidero sottolineare come la soppressione, proposta dalla X Commissione con il consenso del Governo, dei due articoli aggiuntivi introdotti dal Senato, debba essere valutata alla luce dell'ordine del giorno a firma dei capigruppo della medesima Commissione che impegnano il Governo a presentare, in tempi estremamente brevi, un disegno di legge di riordino del settore energetico.
È stata scelta la strada della legge ordinaria per consentire una più ampia e meditata considerazione, anche sulla scorta di un'ampia indagine conoscitiva in via di conclusione presso la X Commissione, delle ulteriori questioni urgenti che attengono al comparto energetico, ferme restando la rilevanza e l'estrema attualità delle tematiche che il Senato aveva ritenuto di affrontare.
Dichiaro quindi il convinto voto favorevole dei deputati del gruppo UDC (CCD-CDU) sul provvedimento in esame.
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