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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, vorrei esprimere una preoccupazione per la facilità e la superficialità - mi permetto di dirlo - con cui si addiviene alla modifica di un principio fondamentale della Costituzione. Ho cercato nelle relazioni della scorsa legislatura ed anche negli interventi in Commissione le ragioni forti che potessero convincere anche i colleghi del centrosinistra a tale modifica. Ho trovato soltanto spiegazioni deboli perché non vi è alcuna ragione per introdurre nella nostra Costituzione la lingua italiana come lingua ufficiale; vi è, d'altra parte, una salvaguardia ed il riconoscimento, da parte della stessa Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, del rispetto delle diversità culturali, religiose e linguistiche. Non vi è, quindi, una ragione europea che richieda tale costituzionalizzazione.
È stato già sottolineato come, peraltro, la costituzionalizzazione di cui si discute rischi di indebolire e persino di contraddire una buona legge, come quella sulle minoranze linguistiche, recentemente approvata.
Aggiungo che, forse, la costituzionalizzazione potrebbe persino entrare in contrasto con il titolo V della Costituzione, laddove si riconoscono alle regioni condizioni e forme particolari di autonomia secondo gli statuti speciali.
Il motivo superiore per cui il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario risiede nel messaggio simbolico e culturale che questa norma introduce, nelle ragioni politiche e culturali che nella Costituzione e persino nella Carta europea hanno portato a tenere conto della lingua come fattore di identità e di libertà dell'individuo e che, per questo motivo, riguarda anche l'uguaglianza dei cittadini e delle cittadine e le loro stesse differenze.
La lingua non è mai una struttura identitaria rigida e costante nel tempo, ma si modifica attraverso l'arco temporale. È un fenomeno in mutamento incessante che si muove con la società, insieme ai fenomeni storici, interagendo attraverso gli agenti, vale a dire le persone, con altre realtà sociali ed entrando in relazione con gli altri popoli.
La filosofia del linguaggio, che assegna alla lingua una valenza spiritualistica e nazionalista, è stata usata in altre epoche storiche, dal nazismo per esempio, in termini razzisti. Costituzionalizzando una norma come questa, vi è sempre il rischio che si introduca un uso nazionalista e spiritualista di un siffatto principio, che si apra cioè una porta che distingue e sottolinea le diversità, non come valore, non come differenze da valorizzare, ma per stabilire alcune gerarchie tra i popoli, tra chi è superiore e chi è considerato diverso in quanto inferiore.
Con la lingua, cioè, si potrebbe introdurre una graduatoria gerarchica nelle culture; i regimi autoritari, non a caso, hanno usato, tra i vari fattori, quello linguistico, vale a dire l'autarchia linguistica, con la lingua e una cultura migliore.
Non è un caso che, ancora oggi, vi siano paesi (come la Turchia) che utilizzano proprio la questione della lingua come elemento di discriminazione e persino di repressioni inaudite.
La filosofia del linguaggio risiedeva, allora, in una logica spiritualista; potremmo dire che, oggi, ciò può quanto meno significare di pensare alla lingua come ad una identità, non in trasformazione, ma sganciata da un contesto storico
sociale. Significa, inoltre, non capire che siamo già dentro ad un contesto di cultura universale, poiché siamo in relazione con altre etnie ed altre culture.
Proprio la maggioranza, questa maggioranza di destra, che valorizza e, anzi, teorizza il mercato e la globalizzazione dei mercati della finanza e dell'economia, proprio questa destra che apre alle merci, lancia un messaggio di chiusura attraverso questa costituzionalizzazione.
Al contrario, noi critichiamo e contestiamo, con tutte le nostre forze, i processi di globalizzazione capitalista, le sue ricadute sul piano sociale, su quello politico, e persino culturale; contestiamo le disgregazioni prodotte da questa globalizzazione capitalista proprio noi che amiamo le mescolanze culturali e a cui piacciono questi confronti.
Non è introducendo l'ufficializzazione della lingua italiana in Costituzione che si ricompongono sul piano politico, sociale e statuale, i processi di disgregazione che pure sono avvenuti in questi anni. Se questa è la preoccupazione, è una preoccupazione che si risolve nel modo più sbagliato.
Non è un caso che la Lega nord Padania, che fa confusione sul piano storico e culturale e nella differenza tra dialetti e minoranze linguistiche - non è un caso, ma è coerente alla sua impostazione ideologica e persino politica -, all'interno di questi processi di globalizzazione difenda i localismi, i dialetti, perché essa difende le nicchie dei più forti contro coloro che sono considerati i più deboli nello stesso paese, in Europa e nel mondo.
Noi pensiamo, invece, che la lingua italiana sia un patrimonio di tutti e di tutte, un patrimonio dell'umanità. Per questa ragione riconosciamo all'autonomia linguistica un valore straordinario come patrimonio individuale, come diritto inalienabile della libertà e come fattore costitutivo da sostenere nella sua manifestazione per la realizzazione completa dell'individuo. Per questa ragione preferiamo la nostra Costituzione che riconosce pari dignità agli individui, donne e uomini, indipendentemente dalla religione, dal sesso, dalla razza ed anche dalla lingua (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Angela Napoli. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, non per sottovalutare l'importanza dell'argomento, tutt'altro; tuttavia, considerando la particolare giornata di lavoro svolto in quest'aula, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, il mio intervento sarà molto breve, perché non intendo ripetere cose già dette. Annuncio il voto favorevole dei deputati Verdi. Mi richiamo all'intervento svolto due ore fa sul complesso degli emendamenti. Ricordo, perché ne resti traccia nel nostro dibattito, le seguenti cose: riteniamo che l'introduzione di questi due nuovi commi, in particolare il primo, con riferimento all'articolo 12 della Costituzione, sia complementare con ciò che, da oltre cinquant'anni, è scritto nell'articolo 6 con riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche, e all'articolo 3, citato giustamente poco fa dalla collega Mascia, sia pure con voto diverso, che riconosce la pari dignità senza differenze di lingua. Inoltre, richiamo l'articolo 2 che parla dei diritti fondamentali dell'uomo: vi è il riferimento anche ai patti internazionali che l'Italia ha sottoscritto e che valorizzano l'identità linguistica.
In questo quadro e con questo spirito, che è all'opposto di qualunque intenzione nazionalistica, noi esprimeremo voto favorevole sulla modifica dell'articolo 12, sperando tuttavia - e in tal senso mi affido
al rappresentante del Governo che in qualche modo avrà un ruolo di raccordo con l'altro ramo del Parlamento - che il Senato possa meglio riflettere sull'emendamento che è stato approvato in quest'aula, mantenendolo nella sostanza, ma formulandolo meglio sotto il profilo della stesura giuridica.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del gruppo della Lega nord Padania e chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della dichiarazione di voto.
Mi permetta, signor Presidente, di esprimere apprezzamento per l'intervento del collega La Russa. Abbiamo apprezzato molto quanto ha detto il presidente del gruppo di Alleanza nazionale, perché condividiamo e ci sentiamo partecipi dei valori da lui espressi per quanto riguarda il pluralismo delle realtà locali e delle identità, che sono elementi forti del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fontanini, la Presidenza consente senz'altro la pubblicazione del testo del suo intervento in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia e chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione del testo della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente senz'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, in due minuti non posso presentare un intervento scritto. Nel dibattito si sono attraversate due chiavi di lettura di questa modifica costituzionale. Una chiave di lettura vede l'inserimento nella Costituzione italiana della definizione della lingua italiana come lingua ufficiale della Repubblica, come uno strumento di unificazione di fronte a spinte disgregatrici e a possibili secessioni annunciate. Questo valore unificante sarebbe dunque una risposta ad un processo che si presenterebbe pericoloso. Una lettura più esasperata sottolinea una risposta nazionalista a chi propugna l'esistenza di una pluralità di popoli e di nazioni nel territorio italiano.
Vi è un'altra chiave di lettura, alla quale noi ci eravamo avvicinati, nel corso del dibattito, prima che il testo fosse completamente stravolto con l'approvazione dell'emendamento Cè 1.26 avvenuta poc'anzi. Tale chiave di lettura vede nella lingua italiana, come è stato detto, una lingua dell'accoglienza, una lingua aperta, un patrimonio nostro, che però è un contributo al patrimonio di cultura universale, uno strumento di conoscenza e di pari opportunità, un veicolo di emancipazione e di uguaglianza. Sotto questo profilo, noi ritenevamo che si potesse accedere anche alla prima parte di questa modifica costituzionale in una chiave di lettura che non avesse il sapore di una rivendicazione di identità nazionalista, di chiusura nei propri confini e nelle proprie tradizioni, ma un recupero delle nostre radici che fosse anche uno strumento di apertura e di accoglienza.
Oggi il testo è del tutto contraddittorio: da una parte, si esalta la lingua italiana come strumento di unità, come strumento e patrimonio di conoscenza comune e, quindi, di apertura e di emancipazione; dall'altra, al contrario, si inserisce nella Costituzione il riferimento agli idiomi locali che richiamano il concetto di una pluralità di nazionalità e quindi di localismi, di chiusure, di riduzione di quella
funzione di unità linguistica a parcellizzazione della conoscenza e della cultura stessa. In questi termini, il testo entra in contraddizione non soltanto con l'articolo 9 della Costituzione che ho citato prima, ma anche con l'articolo 6, perché, come è stato sottolineato, le minoranze linguistiche che hanno trovato la loro legge di attuazione nella tutela nella passata legislatura si vedono oggi, con il riconoscimento ufficiale della lingua italiana, in una posizione di sovraordinazione legislativa. La tutela delle minoranze linguistiche avviene a livello di legislazione ordinaria, l'ufficialità della lingua italiana assume un rango costituzionale. Quindi, in questo complesso di contraddizioni, si deduce che la Carta costituzionale viene stavolta senza un percorso razionale, senza un percorso logico, senza una sistematica di valori che sia in grado di leggere la carta stessa in una visione unitaria.
Per queste ragioni, pensiamo che una riflessione più attenta - che la stessa maggioranza vorrà compiere al Senato - consentirà di riprendere un cammino per conciliare la necessità di definire ufficiale, nella Repubblica, la lingua italiana in una posizione di parità con le lingue delle minoranze linguistiche. Ricordiamoci che tutti i trattati e le convenzioni internazionali si muovono verso l'esaltazione della funzione della lingua di origine come una funzione primaria, legata strettamente ai diritti inalienabili della persona.
Quindi, occorre trovare quest'equilibrio nella Carta costituzionale e non introdurre in essa elementi...
PRESIDENTE. Onorevole Soda...
ANTONIO SODA. ...di ulteriore confusione e contraddizione attraverso il riferimento all'idioma locale che, seppure, nel secondo significato, ha l'accezione di dialetto, nel primo (ed è quello che l'interprete del diritto deve andare a guardare) significa lingua di una nazione. E questo indubbiamente introduce una ferita nella concezione unitaria del popolo italiano e della nazione italiana. Queste sono le ragioni che ci spingono a votare contro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carra. Ne ha facoltà.
ENZO CARRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non avremmo sospettato che vi fosse bisogno anche di questo dibattito per ufficializzare che l'italiano è la lingua della nostra Repubblica. Nessuno di noi sospettava diversamente, ne eravamo tutti convinti da anni.
Di tante riforme che non si fanno, questa della modifica dell'articolo 12 sembra proprio la meno urgente, la più sovrabbondante, direbbe il collega che ha parlato in precedenza, in altre parole, la più scontata.
Aggiungere un comma all'articolo 12 della Costituzione per riconoscere che, così come la bandiera della nostra Repubblica è di tre colori, la nostra lingua ufficiale è l'italiano, effettivamente, è un po' poco o, viceversa, un po' troppo. La nostra è una lingua che precede, di molti secoli, la creazione del nostro Stato. È una lingua che si eleva pienamente nel diritto, nella poesia e nella prosa, in un non solo magico momento, una lingua, insomma, che mostra il proprio splendore alla nascita e registra il proprio declino nella piena maturità.
Perché pensiamo dunque, nonostante tutto, all'italiano come lingua ufficiale? Neanche si discutesse di conferirgli, qui ed ora, un'onorificenza. Forse perché abbiamo curato, prima ancora - questo l'hanno affermato tutti - una più intensa e doverosa tutela delle lingue minoritarie, di quelle tagliate, forse perché i dialetti, per nostra fortuna e per nostro arricchimento, non sono mai scomparsi e non scompariranno se avremo consapevolezza di una comunità nazionale come la nostra, di una cultura che è anche di Carlo Porta e di Gioacchino Belli, di Salvatore Di Giacomo e di Carlo Goldoni.
Abbiamo, in ogni caso, voluto fare questa giornata dell'orgoglio nazionale, forse perché dopo c'è l'esame del disegno di legge di ratifica del trattato di Nizza. Allora, mandiamo all'Europa questo messaggio: la nostra lingua è l'italiano.
Mi avvio alla conclusione dicendo che una gerarchia tra lingue, dialetti ed idiomi è forse affrontabile in un'aula come questa, sede, sempre più frequentemente, dell'irruzione di colori e sapori idiomatici, nell'imprecazione, nell'insulto e nell'irrisione. Sappiamo cosa è l'idioma e cosa è la lingua: sappiamo che l'idioma è il linguaggio, è l'idioma locale, è la distinzione; la lingua è il sistema.
Sintomatico è l'episodio avvenuto qui, pochi minuti fa, quando il collega Soda, con una precisazione molto fine, scientifica, ha parlato di idioma come di lingua nazionale ed i colleghi del gruppo della Lega hanno applaudito, pensando alle diverse nazioni di questo paese (Una voce dai banchi del gruppo della Lega nord Padania grida: «Al Veneto!»). Bene, al veneto.
Poi, il collega di Alleanza nazionale ha fatto una correzione affermando che si tratta di idioma locale ed anche i colleghi di Alleanza nazionale - pensando ai dialetti - hanno applaudito. Non si può scrivere una Costituzione sull'equivoco e sull'accordo di una coalizione, per una coalizione e per calcoli bassissimi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Non si possono scrivere così le Costituzioni! In questo modo non si possono scrivere, forse, neanche le delibere dei consigli comunali! Ricordatelo colleghi (Commenti dei deputati di Alleanza nazionale)!
GERARDO BIANCO. «Mi ritrovai per una selva oscura ...».
ENZO CARRA. Noi abbiamo presentato un emendamento che, a differenza del vostro, cari colleghi, parla di valorizzare e tutelare le diverse espressioni linguistiche presenti nel territorio della Repubblica. Quest'ultimo ci sembra un modo molto più civile e costituzionale, per così dire, rispetto a quello scaturito dal curioso accordo intervenuto tra Lega nord Padania e Alleanza nazionale a proposito di idiomi.
Se voi lo approverete, il nostro voto, che è fermamente contrario, al Senato potrebbe diventare di altro colore. Non potete scrivere in questo modo una Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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