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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, in questi primi mesi della XIV legislatura ci siamo abituati a grandi affermazioni di principio. Ricordiamo bene le affermazioni del ministro e del Presidente del Consiglio. Però, ci siamo abituati anche a subire grandi delusioni ogni volta che passiamo all'esame dei provvedimenti che il Governo propone al Parlamento.
Per quanto attiene al decreto-legge che abbiamo esaminato in questi giorni, io ho apprezzato una posizione espressa ieri dal sottosegretario di Stato Scarpa Bonazza Buora, con cui abbiamo cercato di ragionare in termini di possibili miglioramenti del decreto stesso, tenendo conto della
situazione dei tempi. Credo che noi possiamo fare un esame di coscienza. Abbiamo lavorato sul merito del decreto-legge, cercando di dare quei suggerimenti che erano utili al lavoro di tutti e credo che anche gli ordini del giorno, che sono stati accolti, seppure come raccomandazione, possano dar luogo, in prospettiva, ad un lavoro che sia fruttuoso.
Il decreto-legge si inserisce nel principio che ha guidato la legislatura fino ad oggi: grandi affermazioni seguite poi da grandi delusioni. Si tratta di un decreto, nato fondamentalmente male, che è stato frutto di una sottovalutazione del problema BSE. L'emergenza BSE sarebbe dovuta finire per decreto il 30 aprile; purtroppo, tutti ci siamo accorti che questo non è possibile. Infatti, siamo di fronte ad una crisi che necessita di tempi lunghi per essere risolta e che, soprattutto, necessita di una forte azione strutturale che consenta di superarla in maniera stabile.
La legge n. 49 del 2001 si muoveva proprio in questa direzione. Essa è stata il risultato - ricordiamo - di un confronto molto duro e aspro agli inizi del 2001, diventando poi, però, un caposaldo per dare garanzie. Certamente, oggi avrebbe avuto bisogno di aggiustamenti, ma sicuramente aveva quell'organicità che, oggi, credo manchi a questo decreto. Essa era cioè in grado di rispondere con efficacia ai problemi reali che esistono ed era in grado, soprattutto, di rispondere ai bisogni di tutta la filiera.
L'ho già detto in precedenza; quando abbiamo discusso la finanziaria abbiamo posto il problema delle risorse, perché sapevamo che saremmo finiti a questo punto. Oggi, il Governo, per mancanza di risorse, ha dovuto imboccare la strada della riduzione dei sostegni, con un'azione che io definisco «a singhiozzo», del tutto inadeguata, soprattutto nella formulazione iniziale del decreto-legge. Noi siamo partiti con un decreto-legge in cui lo stanziamento era di soli 100 miliardi; per fortuna, nel corso dell'iter parlamentare poi c'è stato un certo riequilibrio almeno delle dotazioni finanziarie. C'è voluto il caso di Palermo per sbloccare effettivamente la situazione e c'è voluto il lavoro dell'opposizione, al Senato ma anche nelle discussioni che abbiamo fatto qui alla Camera, che ha prodotto questo miglioramento del decreto. Credo che, con lo spirito di responsabilità che ha sempre contraddistinto la nostra azione, abbiamo dato un contributo a non esasperare gli animi. Devo dire che lo abbiamo dato, a differenza di quanto avvenuto - quelli che arrivano dalla XIII legislatura lo ricorderanno benissimo - a cavallo tra dicembre 2000 e febbraio 2001. Allora, invece, la tendenza ad esasperare gli animi e a buttare la croce addosso a chi doveva in quel momento gestire questa difficile emergenza è stata molto forte, sia a livello parlamentare sia a livello di strumenti di comunicazione. Quindi, il Governo - credo di poterlo affermare con tutta tranquillità - ha tardivamente modificato il decreto, incrementando - permettetemi la parola un po' greve - maldestramente le risorse (poi dirò perché, ma è già stato sottolineato nel corso del dibattito). Andare a togliere risorse alla meccanizzazione e all'assistenza è stato certamente non condivisibile e grave, per alcuni aspetti.
Sono stati inseriti i più vari argomenti. Il decreto-legge ad un certo punto è stato considerato una sorta di treno cui si potevano attaccare tutti i vagoni merci che in quel momento balzavano all'attenzione e credo anche si trattasse di vagoni merci con un forte sapore clientelare, elettorale forse (considerato il momento in cui ci troviamo), superando invece il dato che più specificamente dovrebbe connotare i decreti e cioè l'urgenza.
Il Governo, anziché partire della legge n. 49 del 2001 che, come ho già detto, era una legge organica e strategica che affrontava i problemi che venivano e vengono sollevati dalla crisi BSE sul mercato relativamente alla sicurezza dei consumatori, ha introdotto alcuni commi che affrontano molto parzialmente i problemi aperti. Affrontano, ad esempio, molto parzialmente il problema dei costi per i macelli: ieri, nel mio intervento ho affermato che al 31 dicembre 2001 il prezzo per i macelli per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti era
di 50 mila lire al mese; oggi è di 120 mila lire al mese. Naturalmente sappiamo bene che tali costi saranno addebitati al consumatore finale.
Il decreto-legge non affronta con la necessaria determinazione il problema della distruzione dei materiali (alcuni nostri emendamenti andavano proprio in quella direzione) e non affronta il tema della sicurezza nelle macellazioni. Nelle scorse settimane abbiamo letto la relazione del Ministero della salute che evidenzia le gravi anomalie che stanno avendo luogo in diverse regioni italiane ma questo tema non è stato affrontato nel decreto-legge ed io credo si tratti, invece, di un problema estremamente serio.
Inoltre, questo ramo del Parlamento non è stato minimamente considerato; ci sono rapporti tra le Camere e c'è un modo di lavorare tra Camera e Senato. Ma il problema vero è nato, come ho già avuto modo di affermare, dal ritardo con cui il Governo ha presentato il maxiemendamento perché non si può presentare un decreto-legge approvato il 7 gennaio con contenuti assolutamente scarsi e poi discutere, dopo, con la filiera, con le regioni, un po' meno con il Parlamento, con i soggetti che intervengono o che sono interessati al provvedimento, per poi presentare un maxiemendamento quando già i tempi sono trascorsi. Credo che il maxiemendamento sia stato presentato 20 giorni fa al Senato, dando luogo naturalmente ad un dibattito forte che ha fatto slittare i tempi in avanti ed ha generato la situazione per cui qui, alla Camera, la Commissione e l'Assemblea si sono trovate a discutere un testo che non poteva essere minimamente toccato. Credo che ciò sia inaccettabile. Abbiamo sollecitato ed apprezzato la posizione del nostro presidente che ha voluto segnalare al Presidente Casini questo problema di rapporti.
Comunque abbiamo applicato, anche ad un testo che non condividevamo, il principio dello spirito di responsabilità cercando di presentare quegli emendamenti che ritenevamo utili e migliorativi...
PRESIDENTE. Onorevole Rava, la prego, in uno spirito di collaborazione, di concludere il suo intervento. Ha superato già di un minuto il tempo a sua disposizione.
LINO RAVA. Signor Presidente, concludo immediatamente. Credo di poter affermare con tutta tranquillità che il nostro lavoro ha affrontato nel merito i problemi sollevati dal decreto-legge. Speriamo che gli ordini del giorno presentati e le sollecitazioni espresse rappresentino, nei prossimi mesi, argomento di discussione.
Per le regioni che ho già ricordato - cioè per il fatto che il provvedimento, nel testo attuale, non affronta nel merito ed in maniera compiuta i problemi della filiera - non possiamo esprimere, oggi, il nostro assenso alla conversione in legge di questo decreto; il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo esprimerà pertanto un convinto voto contrario al provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, annuncio, ma non è che vi fossero molti dubbi, il voto contrario del gruppo di Rifondazione comunista alla conversione in legge del decreto-legge in questione. Le ragioni sono molte: alcune le abbiamo anticipate intervenendo nel dibattito svolto sui singoli articoli e le connesse proposte emendative, altre le voglio esprimere, o ribadire, in questa breve dichiarazione sul complesso del provvedimento.
Vi è innanzitutto un elemento che mi preoccupa: lo introduco ora, anche rispetto allo schema di intervento precedentemente pensato, in quanto, nel corso di una discussione riguardante dichiarazioni gravi e, secondo me, irresponsabili rilasciate da alcuni ministri, ho sentito alcuni accenni, seppure estemporanei, da parte di colleghi della maggioranza in merito ad un'annosa questione. Non torno sul merito di quelle dichiarazioni...
PRESIDENTE. Le sarei grato!
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, forse non sarà d'accordo, ma apprezzerà il senso del riferimento.
Ho sentito riproporre una questione che lei, signor Presidente, più anziano per esperienza parlamentare e, forse, anche un pochino di età, ricorderà non essere nuova in quanto risuona in Assemblea da almeno vent'anni; mi riferisco all'idea di un contingentamento dei tempi per la discussione dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge. Considererei una misura di questo genere qualcosa che assomiglierebbe, capisco che la parola è un po' grossa, ad un colpo di Stato in sedicesima, cioè ad un cambiamento determinante e decisivo nei rapporti tra il potere esecutivo ed il Parlamento.
Ebbene, dal punto di vista concreto, nel presente decreto-legge ritroviamo una formula che, in qualche modo, va esattamente in tale direzione, e ciò rappresenta la prima ragione della nostra opposizione. Siamo di fronte, come poc'anzi ricordato nell'intervento svolto dall'onorevole Rava, ad un provvedimento che chiamerei «copertina», cioè ad un decreto che sostanzialmente non contiene ancora quello che si vuole dire ed a cui, successivamente, viene giustapposto un maxiemendamento.
Tale maxiemendamento, che accoglie, naturalmente, qualche preoccupazione sollevata dall'opposizione o da determinati soggetti che operano all'interno del settore di pertinenza, viene però poi blindato; si fa cioè muro, al punto che abbiamo avuto come risposta alle obiezioni formulate in merito alla copertura finanziaria - tra l'altro devo dare atto al sottosegretario che, questa volta, ha accettato almeno il dialogo, non facendo professione di mutismo come alcuni suoi colleghi di Governo - la presentazione di un ordine del giorno da parte della maggioranza (ordine del giorno che, come si sa, non ha la cogenza di legge).
Ebbene, nella sostanza esso dà ragione in merito al giudizio profondamente negativo espresso dall'opposizione sulla scelta della copertura finanziaria; però, anziché modificare il testo - come sarebbe stato possibile in sede di conversione in legge del decreto -, con lo stesso si incarica il Governo di riempire il buco che proprio l'esecutivo ha operato per sua stessa, espressa e tenacemente difesa volontà.
È un procedimento assolutamente strano e anche un po' comico, che dimostra l'esistenza di una coda di paglia assai lunga unita ad una mancata volontà di correggere se stessi e ad una forma di arroganza e di irresponsabilità. Quest'ultima è la famosa terza «i» nella quale riduco lo slogan che fu del Polo; le altre due fanno riferimento all'immunità della proprietà e all'impunità della classe dirigente nonché all'irresponsabilità del Governo. Vi è, dunque, un decreto-copertina, una qualche attenzione e consultazione per parare i colpi e le obiezioni, un maxiemendamento, una blindatura e, rispetto agli enormi buchi anche dal punto di vista della normale prassi legislativa, si procede ad un rattoppo successivo attraverso gli ordini del giorno.
Basterebbero queste valutazioni di tipo formale, ma nel procedimento legislativo la forma è già una grande parte della sostanza. Credo, quindi, che l'osservazione che sto svolgendo sia assolutamente pertinente per motivare la negatività del nostro atteggiamento rispetto al testo che ci viene proposto. Ovviamente, oltre a queste valutazioni ve ne sono altre più di fondo che in questa sede voglio semplicemente ricordare. Ciò perché, indubbiamente, le questioni che solleverò rimandano ad un dibattito ben più complessivo su temi fondamentali concernenti l'agricoltura, la zootecnia, la pesca e, quindi, l'alimentazione, che pongono problemi di grande rilievo nel mondo moderno.
Signor sottosegretario, questo giudizio non è espresso solo dalla mia parte politica - me ne darà atto - ma anche da un vastissimo mondo di intellettuali, di operatori in campo agricolo, di rappresentanti del movimento contadino che in questa epoca di globalizzazione occupano varie zone del mondo e che mettono sotto accusa un sistema di sfruttamento della
terra, della natura e della vita vegetale e animale (parleremo della vita umana in un altro capitolo della nostra discussione) che corrisponde ad un modello di imbarbarimento delle condizioni dell'ambiente, dell'alimentazione e della vita materiale che contrasta con un presunto, quanto supponente, superamento degli antichi problemi di sopravvivenza dell'umanità. Certamente, questi ultimi potrebbero essere teoricamente superati grazie allo sviluppo della produttività in campo agricolo, ma non lo sono; anzi, sono aggravati, visto la condizione di fame e sete in cui versa almeno un quinto (ma, forse, è una valutazione per difetto) dell'umanità che occupa questo globo. Prevale, infatti, una logica di sfruttamento intensivo, di privatizzazione, di ricerca del profitto, di parossismo proprietario spinto all'ennesima potenza e aggravato dall'esistenza di centri e di multinazionali che operano in questo settore a livello mondiale e che determinano le grandi scelte contro cui la popolazione del mondo è costretta a battersi (e, peraltro, lo fa con molto coraggio).
La vicenda della mucca pazza, quella dei polli alla diossina e tante altre (che in questo momento mi sfuggono, ma che il sottosegretario ha ben presenti, così come gli altri colleghi competenti, e che sarebbe perfino noioso enumerare) costituiscono una successione di avvenimenti che indicano un punto di impazzimento del sistema. Si dovrebbe suonare un «campanone» e non un campanello d'allarme per le condizioni in cui ci troviamo.
Si tratta di punti rivelatori della necessità di costruire un'altra modalità di società, di produzione, di finalizzazione dell'attività umana. Non si può costringere l'umanità, i nostri simili, ad un processo di negazione degli alimenti o di avvelenamento degli stessi o di mancanza dell'acqua, grande problema che il mondo contemporaneo si trova a riscoprire sull'onda di un movimento antiglobalizzazione che di questo tema ha fatto uno dei suoi punti centrali.
La questione per noi rimanda ad un problema di politica economica di carattere generale. So bene che parlare al Governo italiano di politica economica in campo agricolo è parlare a «nuora perché suocera intenda» dal momento che il processo di crisi dello Stato nazionale e di potestà legislativa sul suolo nazionale in campo agricolo ha assunto proporzioni gigantesche. Molti statisti - da noi quasi non vi sono più, quindi bisogna guardare all'estero per configurare nell'uomo questa qualifica - lo hanno già rivelato sottolineando come gran parte delle normative e delle decisioni sostanziali (non solo quelle formali) in campo agricolo attengano ad organismi sovranazionali.
La conseguenza di tutto ciò è che siamo di fronte, e mi avvio rapidissimamente alla conclusione, signor Presidente...
PRESIDENTE. Bene, perché ha esaurito il tempo.
ALFONSO GIANNI. Vedrà che concludo rapidissimamente facendo appello alla sintesi a cui lei sempre si richiama...
PRESIDENTE. Anche gli altri.
ALFONSO GIANNI. Le politiche di privatizzazione delle sementi e dell'acqua, lo sfruttamento intensivo del territorio, i tentativi di manipolare la vita e le risorse agricole attraverso l'uso di tecniche di ingegneria genetica o transgenetica che sfuggono, come già nel passato è accaduto in altri e più deleteri campi, alla finalità dei loro stessi ideatori, provocano la situazione che abbiamo drammaticamente vissuto e conosciuto nel nostro paese.
Questo terzo provvedimento non può intervenire su questi temi. Lo fa in modo sbagliato nella forma, nei contenuti ma, soprattutto, evita un problema essenziale: impadronirci nuovamente di una politica, nel campo della zootecnia, dell'alimentazione e dell'agricoltura, che è assolutamente indispensabile per il benessere dell'umanità e di quella fetta dell'umanità che il nostro popolo rappresenta.
ANTONIO POTENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
ANTONIO POTENZA. Per una precisazione, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, ieri sera la mia scheda elettronica non ha funzionato tranne che per i primi cinque voti, come risulta dallo schema delle votazioni allegato al resoconto stenografico. Stamattina mi sono recato dai commessi i quali hanno rilevato che la scheda effettivamente non funzionava perché era ossidata e quindi, pur premendo il pulsante, non ho raggiunto l'obiettivo. Vorrei pregare la Presidenza, nei limiti del possibile...
PRESIDENTE. La ringrazio per questa precisazione che resta agli atti, in modo che risulti questa differenza tra la sua attività «elettorale» e gli effetti che essa ha prodotto per colpa della scheda.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, cercherò di riepilogare brevemente le motivazioni alla base del nostro voto contrario su questo provvedimento.
Avevamo annunciato, durante la discussione sulle linee generali svoltasi venerdì scorso, che avremo mantenuto un atteggiamento costruttivo rispetto a tutta la fase di discussione degli emendamenti volti a migliorare il testo. Lo abbiamo fatto, abbiamo lavorato con senso di responsabilità ed in modo costruttivo pur sapendo che questo decreto-legge non era modificabile. Abbiamo, però, attraverso questo lavoro, voluto sottolineare le nostre preoccupazioni rispetto alle insufficienze contenute nel provvedimento, rispetto all'improvvisazione ed alla fretta con le quali questo è stato presentato e scritto, dettato prevalentemente da una sottovalutazione da parte del Governo dell'emergenza sulla BSE.
I comportamenti dei mesi scorsi dimostrano questa forte sottovalutazione. Nella discussione di stamane il Governo ha accettato ordini del giorno in cui era stato trasfuso il contenuto di emendamenti che erano stati ritirati: prendiamo atto di questa disponibilità e ci auguriamo ed auspichiamo che, nel lavoro futuro, le indicazioni lì contenute vengano tenute nel debito conto.
Ma l'onorevole sottosegretario mi consenta una battuta sugli ordini del giorno accolti come raccomandazione: non vorrei che finissero come le raccomandazioni che erano uso farmi i miei genitori da ragazzo, quando mi dicevano di rientrare presto la sera, che poche volte rispettavo. Vorrei però riassumere i motivi che ci indurranno ad esprimere un voto contrario alla conversione in legge del decreto-legge al nostro esame.
La prima questione riguarda il metodo, a cui troppo spesso siamo ormai abituati in questo Parlamento, di trovarsi di fronte a provvedimenti d'urgenza - magari modificati in corsa, come è accaduto al Senato - senza avere la possibilità di entrare nel merito degli stessi e, quindi, limitando la capacità e la possibilità del Parlamento di intervenire per migliorare e per apportare dei contributi rispetto alle questioni poste.
Il problema della sicurezza alimentare - credo che di ciò il Governo ne sia consapevole o, quantomeno, me lo auguro - assume oggi, sempre più, un rilievo centrale rispetto ai problemi dell'agricoltura e alla riorganizzazione del settore agricolo nel nostro paese.
Per tali motivi, l'improvvisazione non solo risulta sconsigliata, ma può essere dannosa per l'impresa agricola e per tutto il settore agroalimentare del nostro paese. Proprio per questo, le critiche che abbiamo avanzato riguardavano la necessità di fornire e di guardare ad un disegno più ampio, oltre lo smaltimento delle farine e dei materiali ad alto rischio, auspicando un rilancio del settore zootecnico, del quale sentiamo il bisogno non solo noi, ma anche gli operatori del settore.
Ritengo sia necessario guardare al complesso della filiera agroalimentare del nostro paese, alla produzione e alla promozione
della qualità, alla tracciabilità dei prodotti, elementi fondamentali e costituenti di un progetto di sicurezza alimentare nel nostro paese. Abbiamo denunciato l'assenza di un piano per le proteine vegetali e, di fronte al venir meno delle proteine animali, per le quali si va verso la distruzione, ritengo sia necessario rinegoziare tutto ciò.
A nostro avviso, siamo di fronte ad un passaggio impegnativo per il settore agricolo: da una parte vi è la revisione delle politiche comunitarie, imposta dall'ingresso di altri paesi, e dall'altro il ruolo crescente delle regioni in questo settore, un ruolo assegnato, conferito e sancito con le modifiche al titolo V della Costituzione che il referendum ha approvato.
Ritengo che l'economia e l'agricoltura - con le relative modifiche - del nostro paese possano dare un contributo forte anche a questo dibattito che verrà aperto in Europa. Per questi motivi, abbiamo rivendicato un ruolo del Parlamento e della Commissione rispetto ad appuntamenti importanti, nel quale ci riteniamo di poter fornire argomenti, idee e proposte per affrontare passaggi che riteniamo decisivi.
Vorrei concludere sottoponendo all'attenzione dell'Assemblea, come già altri hanno fatto, il problema delle risorse. L'ordine del giorno che ho presentato accoglie, in parte, le nostre osservazioni e riconosce i limiti che erano contenuti nel provvedimento in esame e, tuttavia, oggi mi sento di denunciare, ancora una volta, il vuoto negativo che sussiste dal punto vista delle risorse nel campo agricolo. Credo che - lo diceva prima di me l'onorevole Rava - vada riaperto un confronto con il ministro Tremonti.
Questo Governo ha saputo trovare i soldi per chi, magari, non ne aveva bisogno - per pochi ricchi, a cui ha concesso grandi regali -, e, di fronte all'agricoltura, si è apprestato durante il dibattito sulla legge finanziaria a togliere grandi risorse e oggi, di fronte a provvedimenti come quello in esame, legati alla sicurezza alimentare ed al problema della BSE, altro non ha saputo fare che, ancora una volta, prelevare le risorse dal settore e colpire i settori deboli attraverso il prelievo dall'assistenza.
Il problema delle risorse per l'agricoltura, nel nostro paese, è ineludibile. Per questi motivi, preannuncio il nostro voto contrario su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, la discussione su questo decreto-legge ha posto all'attenzione dell'Assemblea il fatto che esso avrebbe avuto bisogno di molte modifiche. Gli interventi che abbiamo svolto come opposizione nonché gli ordini del giorno presentati dalla maggioranza hanno evidenziato le chiare insufficienze presenti in questo decreto-legge.
Non intendo ritornare sulla metodologia usata per questa discussione. Infatti, già durante la discussione sulle linee generali, avevamo criticato il modo di affrontare una questione così importante.
Intendo porre in rilievo, signor Presidente, ciò che ci induce ad esprimere un voto contrario sul presente decreto-legge, vale a dire il fatto che questo provvedimento resta limitato all'emergenza, attenuando il respiro strategico che la legge n. 49 del 2001 aveva cercato di introdurre. In realtà, si può uscire da un'emergenza soltanto se si ha la capacità di introdurre modifiche strutturali e profonde mentre, se si pensa di riuscirci soltanto attraverso provvedimenti come questo, molto probabilmente si rimane impantanati in questa fase per parecchio tempo.
Ciò che andava inserito in questo decreto-legge era assolutamente chiaro a tutti e, sicuramente, anche al Governo. Bastava leggere la relazione depositata dal commissario straordinario a metà giugno per comprendere quali fossero gli interventi di carattere strutturale necessari per uscire dalla fase di emergenza.
In particolare, bisognava operare per la riconversione delle aziende zootecniche,
orientandosi verso allevamenti di qualità. Quindi, occorreva prevedere sovvenzionamenti, spinte, per il rinnovamento del parco del bestiame, valorizzando le razze autoctone e rilanciando la linea vacca-vitello. Occorreva valorizzare gli allevamenti estensivi, anche attraverso il recupero delle aree a rischio abbandonate, con la valorizzazione della montagna e con l'implementazione degli allevamenti biologici. Bisognava porre mano ad un piano per l'utilizzo delle proteine vegetali e per lo sviluppo della ricerca scientifica in relazione alle diete animali. Occorreva stimolare la produzione di carne biologica certificata e spingere, ancor di più - come già previsto nella legge di orientamento -, per lo sviluppo della multifunzionalità delle aziende, in relazione anche alla valorizzazione dell'estensivizzazione.
Inoltre, occorreva adottare misure relativamente alle imprese di macellazione per la riconversione, con maggiori controlli da parte delle strutture pubbliche sanitarie, dei macelli che hanno il bollo della Comunità europea e l'eliminazione di quelli clandestini che, in questi giorni, si sono rivelati essere una piaga molto più grossa di quanto si supponeva. Ancora, era necessario garantire la presenza dei veterinari anche presso i macelli a capacità limitata, al fine di evitare distorsioni del sistema e bisognava aumentare la competitività della rete di macellazione nazionale, mediante la razionalizzazione e la specializzazione, anche attraverso la realizzazione di poli industriali della carne bovina.
Bisognava investire di più nella ricerca e nello sviluppo; bisognava adeguare le strutture esistenti, anche quelle - diciamo - più marginali, alle effettive esigenze della popolazioni locali. Queste sono le misure di carattere strategico che avremmo voluto trovare in un provvedimento capace di fronteggiare l'emergenza della BSE, cercando, però, di venirne fuori con una visione di ampio respiro.
Ebbene, tutto questo nel decreto-legge non c'è. C'è invece un provvedimento omnibus, come è già stato ricordato: zootecnia, irrigazione, rinegoziazione dei mutui, lotta agli incendi boschivi, danni da calamità naturale. C'è di tutto: tutto quanto serve per accontentare qualcuno, specialmente quando ci avviamo ad una fase preelettorale. Mancano, invece, provvedimenti per gli allevatori: abbiamo ricordato problemi, come la blue tongue, che erano stati dimenticati; inoltre, abbiamo presentato un ordine del giorno sulla BSE. Su questo, va dato atto al Governo di aver voluto raccogliere la voce che veniva dall'opposizione, impegnandosi con ordini del giorno: come diceva poco fa il collega Franci, ci auguriamo che non si tratti di raccomandazioni destinate a perdersi.
Tuttavia, in questo decreto-legge permangono alcuni problemi che voglio ricordare. Rimane una sorta di tassa occulta sulla carne prevista dall'articolo 1, comma 9. Signor Presidente, colleghi, sostanzialmente si mette a carico della filiera e, quindi, degli allevatori e dei consumatori il costo dello smaltimento dei materiali a rischio e dei test sulla BSE; mi pare, infatti, che nel decreto-legge non sia prevista la proroga del sostegno ai costi dei test per la BSE. Insomma, consentitemi di sostenere che questa disposizione, sostanzialmente, non sembra in linea con la politica di questo Governo di centrodestra che dice sempre di voler ridurre le tasse e poi trova il modo per trasformare anche il macellaio in gabelliere. Purché la tassa sia occulta, tutto si può fare. Ciò che non si può fare è predisporre manovre a livello centrale; invece, decentrare verso altri il sistema della tassazione rappresenta una pratica applicata con sempre maggior forza.
Dicevo che questa disposizione è anche in odore di incostituzionalità, contrastando con l'articolo 23 della Costituzione, in quanto essa viene introdotta con decreto-legge. Inoltre, si entra in contrasto con lo statuto dei contribuenti nel quale, all'articolo 4, si dice che attraverso decreti-legge non si possono prevedere nuove imposte e nuovi prelievi; bisognerebbe mantenere il rapporto di chiarezza intrapreso con i cittadini attraverso lo statuto dei contribuenti.
Tuttavia, in ultima analisi, resta fermo che la tutela della salute è un compito precipuo dello Stato: la distruzione dei materiali a rischio e l'esecuzione dei test per la BSE devono essere un compito dello Stato e le relative spese devono ricadere sulla fiscalità generale, senza trasformarsi in un aumento del prezzo del prodotto.
Signor Presidente, la voglia di imbarcare di tutto su questo decreto-legge porta anche a commettere ingiustizie e violazioni di norme comunitarie che giudico gravi. Ho grande comprensione per le questioni relative all'alluvione dell'ottobre 2000; però, noi stiamo parlando non di coloro che hanno avuto danni in generale, ma di coloro che non hanno raggiunto il 35 per cento della produzione lorda vendibile. Come si fa a riconoscere a questi ultimi un trattamento diverso rispetto a coloro che hanno subito lo stesso tipo di danno - in pratica, il mancato raggiungimento del 35 per cento della produzione lorda vendibile - in un altro mese di un altro anno o in un'altra località geografica? Signor Presidente, si tratta chiaramente di una diversità di trattamento a fronte di una previsione, contenuta nella legge 14 febbraio 1992, n. 185, che sarebbe dovuta rimanere uguale per tutti.
In conclusione, questo decreto-legge è stato sicuramente migliorato rispetto alla previsione iniziale.
Il Governo ha anche dimostrato disponibilità e do atto al sottosegretario Scarpa Bonazza Buora di aver cercato di alleviare la sofferenza che noi avevamo evidenziato nell'approvazione di questo decreto-legge, con l'accoglimento di ordini del giorno provenienti da tutte le parti e anche dall'opposizione. Tuttavia, prevale il giudizio negativo: le cose che mancano e la sottovalutazione di quelle che permangono non consentono di votare a favore di questo provvedimento e per queste ragioni voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, signor sottosegretario, i Verdi ribadiscono anche in aula qui a Montecitorio il giudizio espresso nell'aula di Palazzo Madama, perché, in realtà, nonostante la sollecitazione avvenuta nella settimana scorsa durante la discussione generale, di fronte alla decisione del Governo (dovuta evidentemente anche ai tempi di scadenza del decreto-legge) di non poter pensare a miglioramenti ulteriori del provvedimento sulla base di quanto avevamo già anticipato al Senato, riteniamo di non poter dare il voto favorevole a questo provvedimento.
Ci sono elementi che sono stati già trattati a lungo nel corso del dibattito e che quindi non ripeterò, ma è evidente che, rispetto alla legge n. 49 del 9 marzo 2001 e ad alcuni paletti che in quella legge erano stati previsti, c'è purtroppo un arretramento. In particolare, ciò riguarda l'investimento sulla rigenerazione della filiera e il rilancio delle colture foraggiere, ma soprattutto concerne un accanimento del Ministero del tesoro che - l'ho detto più volte - sembra trasformarsi, già più di quanto non facesse anche all'epoca dei governi di centrosinistra, in un ministero disattento e addirittura pericoloso per la sicurezza alimentare e i percorsi di qualità, che hanno dei costi, ovviamente, che devono essere sempre più valutati secondo il principio della fiscalità generale. Infatti, abbiamo ascoltato le improvvide dichiarazioni del ministro della salute il quale sulla sicurezza alimentare ha affermato che chi la vuole se la paga: dopo ha dovuto leggermente rettificare questa assurda affermazione. Tuttavia, anche in questo provvedimento su cui stiamo per votare, vi è purtroppo una pesante azione di arretramento rispetto all'investimento economico che va fatto nel campo della qualità.
Mi sembra che il concerto del ministro Tremonti su questo disegno di legge sia stato pesante, troppo pesante, e forse lo è stata anche la compartecipazione del ministro della salute. Tuttavia, ciononostante noi riscontriamo nel provvedimento del Governo una difficoltà del ministro delle politiche agricole e forestali a resistere a questo accanimento di Tremonti nei confronti di un settore che ha bisogno invece
di risorse e comunque di certezza e di chiarezza. Prima sentivo un collega che parlava di tassa occulta sulla carne. In realtà, gli altri paesi europei hanno anche sistemi di tassazione, ma questi riguardano le grandi catene di distribuzione: in altre parole, la tassazione poggia su quelli che sono i veri beneficiari del sistema, vale a dire le grandi società di distribuzione. La Francia fa questo tipo di scelta: non gli allevatori, né i consumatori. Di certo, c'è sempre il rischio del ricarico sul consumatore finale, ma, comunque, la filosofia di quei paesi che hanno pensato ad alcuni interventi si basa sui soggetti più ricchi, ossia le grandi catene di distribuzione.
Pertanto, su questo bisogna essere molto espliciti. C'è da riconoscere che nel maxiemendamento sono state fatte alcune valutazioni e alcune modifiche positive. C'è da riconoscere che, nonostante l'improvvido tentativo da parte della maggioranza al Senato di prevedere addirittura anche l'utilizzazione delle farine animali per l'alimentazione degli animali domestici e per alcuni altri usi, su questo c'è stato un intervento per tornare indietro.
Io auspico - lo dicevo già ieri, lo esplicito in modo più chiaro oggi - che vi sia una netta chiusura rispetto ai tentativi, più o meno velati, di rimettere in circolazione le farine animali. Su questo dobbiamo essere abbastanza fermi, ben sapendo che non tutte le farine animali sono nocive o dannose alla salute. Comunque, una volta attuata la scelta che va nella direzione della fiducia dei consumatori e della credibilità del sistema, bisogna evitare logiche di tentennamento, o comportamenti che diano la sensazione di un abbassamento della guardia; è questa la nostra necessità.
Ringrazio il sottosegretario per ciò che concerne il pieno accoglimento dell'ordine del giorno sottoscritto non solo da me, ma anche dalla collega Zanella e dal collega Lion. Credo che questo comportamento rappresenti un forte impegno del Governo sia per quanto riguarda la distruzione del materiale specifico a rischio - è questo, infatti, l'elemento di maggiore pericolo per ciò che concerne la diffusione del prione -, sia per il delicato fenomeno della macellazione clandestina e del controllo delle condizioni di macellazione. In Sicilia, di fronte al primo caso umano comunicato dal Ministero della sanità, nelle prime due settimane vi è stata una vera e propria sorprendente azione di chiusura di alcuni macelli. È sorprendente perché risulta essere troppo evidente agli occhi di tutti i cittadini - ed anche ai nostri - che un'azione viene svolta quando è presente un'emergenza. Invece noi vorremmo che fosse la quotidiana azione di controllo nei macelli a darci garanzie e non le particolari misure prese per contrastare un fenomeno eccezionale. Francamente credo sia preoccupante affidare ancora questo tipo di operazioni ai NAS, i quali devono far fronte a situazioni straordinarie. Noi dovremmo avere un normale funzionamento a livello regionale delle ASL, dei sistemi sanitari e veterinari, in modo che non dovremo più assistere al sequestro di macelli di particolare rilevanza, entro pochi giorni e dopo la verifica di un allarmante evento. Su questo, a maggior ragione, vi è la necessità di un'azione forte, di riorganizzare bene il sistema di controllo locale perché, purtroppo, il sistema ordinario dei controlli nel settore delle carni e nel settore veterinario, ancora oggi continua a presentare delle difficoltà: questo è il dato. Credo che, da questo punto di vista, sappiamo perfettamente che il settore è in capo al Ministero della sanità e non a quello delle politiche agricole e forestali; visto che stiamo parlando di un provvedimento che attiene alla zootecnia, penso che questo sia un elemento delicato, importante. Vi è il timore che, superata la fase di massima emergenza, anche da parte del Ministero della sanità vi sia, di nuovo, una sostanziale acquiescenza all'inadeguatezza storica che si è avuta in questo settore.
Voglio ricordare che il Ministro delle politiche agricole e forestali, attraverso dichiarazioni pubbliche, ha fatto sapere che il 1o giugno sarà pronto e definitivamente operativo il sistema relativo all'anagrafe del bestiame. Ciò è importante perché quando ero presidente della Commissione
agricoltura e ministro, più volte mi è capitato che il Ministero della sanità mi rassicurasse sul fatto che mancavano sempre pochi mesi a che si addivenisse ad un tale risultato. Sono però passati degli anni e noi, a tutt'oggi, non possiamo godere di alcuna autorizzazione da parte dell'Unione europea - come, ad esempio, quella relativa alla perfetta rintracciabilità della carne - perché, in realtà, ci manca la capacità di realizzare un sistema dell'anagrafe del bestiame perfettamente funzionante.
Siamo a fine marzo: credo si debbano avere grande attenzione e cautela per capire se questo sistema andrà effettivamente in vigore. Però, al di là di questo dobbiamo essere molto attenti a perseguire con durezza i fenomeni di macellazione clandestina.
Un altro aspetto che il gruppo dei Verdi ha evidenziato anche al Senato è la preoccupazione per un piano di intervento (avrebbe potuto anche essere utile rispetto al settore bufalino) che, anche secondo la valutazione dei nostri tecnici e dei nostri uffici legislativi, è sbagliato nelle modalità, seppure venga condiviso dagli operatori che lo hanno sollecitato molto, con riferimento alla vicenda della brucellosi.
Si prevedono termini troppo lunghi che ci fanno temere l'insorgere di difficoltà in sede europea. È importante intervenire, ma lo si è fatto secondo modalità che riteniamo profondamente sbagliate. Mi auguro, pertanto, che non si manifestino difficoltà in ambito europeo (noi, invece, lo temiamo), soprattutto in un settore dove esiste una buona qualità: il settore della mozzarella di bufala, infatti, funziona bene.
Con questo tipo di intervento si rischia di fare peggio, per fare meglio, si rischia cioè di attivare i riflettori dell'Unione europea, pensando che si voglia ottenere chissà quale deroga lunghissima; in realtà, potranno insorgere difficoltà con riferimento ad una denominazione di origine protetta che funziona bene, perché si hanno prodotti di qualità.
La cosa peggiore, pertanto, è che un errore nel meccanismo legislativo, dovuto probabilmente agli uffici, non sicuramente a singole cattive volontà (lo abbiamo tempestivamente segnalato), ci spinga a correre ai ripari, come avvenne in passato quando, con riferimento ad altri settori, si manifestarono problemi relativamente alla furosina, con difficoltà dovute a disfunzioni degli uffici nei meccanismi e nelle modalità della legislazione.
È un aspetto che sottolineo con l'annotazione che espongo nell'aula di Montecitorio; ribadiamo, quindi, l'espressione di un voto contrario sul provvedimento in discussione, per le motivazioni...
PRESIDENTE. Lo avevamo capito.
ALFONSO PECORARO SCANIO. ... esplicitate nel dibattito.
Mi auguro che, con i prossimi provvedimenti, si potranno risolvere le difficoltà che sono emerse (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare di dichiarazione di voto l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.
SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, sono già intervenuto in diverse occasioni, ma, a conclusione del dibattito, vorrei sottolineare alcuni aspetti, partendo proprio da una domanda intrigante posta dal sottosegretario Scarpa Bonazza Buora che ha chiesto all'opposizione di fare un esame di coscienza. Ebbene, voglio cogliere questa sua richiesta; debbo dire con estrema sincerità che, spesso, mi chiedo se ho fatto il possibile per svolgere bene il mio mandato, per essere vicino al paese ed, in questo caso, agli agricoltori e agli allevatori.
Con altrettanta sincerità devo dire che non scarico queste mie responsabilità, criticando il Governo, poiché penso sempre cosa posso fare io e cosa possiamo fare noi.
Al riguardo, credo che abbiamo agito bene perché, pur denunciando il carattere emergenziale del provvedimento in esame e richiedendo, invece, misure di ben altro respiro, siamo stati consapevoli della necessità
di approvare il decreto-legge in discussione (che non condividiamo), almeno per affrontare gli aspetti emergenziali, anche se non corrispondono alle reali esigenze del settore.
Vorrei, tuttavia, sottolineare tre aspetti che, credo, debbano impegnare il Governo. È vero che, pur nei limiti di un provvedimento blindato, il sottosegretario Scarpa Bonazza Buora ci ha permesso, con l'accoglimento degli ordini del giorno, di intervenire sugli indirizzi futuri del Governo per sollecitare provvedimenti integrativi al decreto che ci accingiamo a votare.
Su tre questioni, però, vorrei che vi fosse una risposta precisa da parte del Governo.
La prima questione attiene al piano delle proteine vegetali; non si tratta soltanto di una alternativa alle farine animali, ma di una grande potenzialità produttiva presente nel nostro paese.
Parlo con il sottosegretario Scarpa Bonazza Buora che so essere persona sensibile a tali questioni, dal momento che, nella precedente legislatura, insieme abbiamo sottoscritto una lettera diretta al commissario UE Fischler per chiedergli un aumento delle quote relative all'erba medica, particolarmente ricca di proteine vegetali. Su tale piano credo che occorra dare continuità a quell'impegno, contenuto nella relazione del Governo precedente sull'attività svolta all'interno della Comunità europea, laddove si afferma che, su precise richieste avanzate dalla delegazione italiana, il Consiglio ha invitato la Commissione ad apportare modifiche al regime del set aside per lo sviluppo delle piante proteiche, vegetali, e a presentare, sulla base della situazione di mercato, le necessarie proposte per sopperire con le proteine vegetali al divieto di utilizzo delle proteine animali.
Credo che questo impegno debba essere onorato; se si opererà in questa direzione, non daremo soltanto una risposta al settore zootecnico, che necessita di proteine vegetali, ma forniremo una risposta anche alle possibilità di utilizzo delle grandi potenzialità presenti nel nostro paese.
L'altra questione riguarda l'aspetto delle risorse idriche: ho prima fatto riferimento all'audizione svolta, in Commissione, con il sottosegretario Scarpa Bonazza Buora sulle questioni della siccità. È vero: abbiamo bisogno di importanti opere idriche. Ricordo infatti bene come, in quella relazione, si denunciasse il fatto che in alcune regioni, ad esempio in Sardegna, vi sono opere pubbliche terminate e non ancora collaudate. Abbiamo bisogno di mettere a disposizione più risorse, come è stato detto e come abbiamo fatto con l'approvazione della legge finanziaria 2001, all'articolo 141. Noi abbiamo affrontato seriamente e con risorse adeguate il problema della predisposizione di alcune opere importanti per il nostro paese.
Al di là delle opere, vi è una questione riguardante il microclima: ciò che avviene, siccità ed alluvioni, deriva ormai da stravolgimenti del microclima non soltanto del nostro paese, ma del mondo intero. Vi è dunque il bisogno di portare avanti il protocollo di Kyoto, con maggiore coerenza, dal momento che il primo a pagare per lo sconvolgimento del clima è proprio l'agricoltore. La sua fabbrica è all'aperto e non vi è soltanto il danno che può essere determinato da un'alluvione o dalla siccità, ma anche quello che i mutamenti climatici possono arrecare al ciclo biologico della produzione.
Credo che questa possa essere un'altra questione che impegna fortemente il Governo. Infine, vi è l'esigenza di un controllo sul monitoraggio e vi è la necessità di fornire relazioni precise al Parlamento, sia da parte del commissario, così come abbiamo stabilito nel decreto-legge che stiamo per convertire in legge, sia da parte dell'AGEA; precise relazioni per quanto riguarda lo smaltimento, le farine ancora conservate nei magazzini. Abbiamo infatti bisogno di strumenti efficaci e controllati; sarà inutile sbattere il pugno sul tavolo della Comunità europea per ottenere il riconoscimento della bistecca fiorentina, se non avremo poi gli strumenti di controllo e quelli per garantire la tracciabilità. Direi pertanto che il monitoraggio è funzionale
non soltanto ai controlli, ma anche alla possibilità di valorizzazione delle nostre produzioni zootecniche.
Sono francamente spiacente di esprimere un voto contrario sul disegno di legge di conversione di questo decreto-legge, ma sinceramente, e in coscienza, per usare un termine del sottosegretario Scarpa Bonazza Buora, non possiamo convertire in legge un decreto-legge al quale non abbiamo potuto apportare alcun miglioramento, se si esclude l'accoglimento di alcuni ordini del giorno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo per ribadire, come già sottolineato dal capogruppo onorevole Pecoraro Scanio, il voto contrario su tale provvedimento, ma, nel contempo, per testimoniare interamente la nostra preoccupazione circa una politica del Governo che non si pone come obiettivi centrali la sicurezza alimentare, lo sviluppo della qualità nell'agricoltura, un'agricoltura ecocompatibile, uno sviluppo del mondo agrario come delineato dall'Agenda 2000. Una politica, quella del Governo - come dicevo ieri - che si esprime ancora in modo frammentario, con risposte talvolta anche abborracciate ad emergenze gravi e a problemi di fondo, con interventi talvolta contraddittori. Mancano risposte adeguate alla necessità di rigenerazione e di riconversione degli allevamenti. Manca anche un piano nazionale, come era stato delineato dal passato Governo, riguardo alle foraggere, in grado di garantire davvero la qualità dell'alimentazione animale, che deve essere libera dagli OGM e dalle farine animali.
Ieri l'onorevole Pecoraro Scanio ha fatto riferimento ad un video realizzato dall'associazione Amici della terra, di Milano, che mostra come avviene attualmente lo smaltimento delle farine animali, come non vi siano controlli adeguati e come sia di fatto possibile il prelievo di farine per gli usi più disparati, a dimostrazione che divieti e proibizioni, se non sono accompagnati da buone pratiche amministrative, servono a poco o a nulla. Urgono, invece, interventi per porre fine a quello che è un vero scandalo e per aggredire la macellazione clandestina, di cui ho parlato più diffusamente ieri.
Inoltre, rispetto all'ambiente, c'è anche il problema della messa in sicurezza di questi siti e della garanzia dello smaltimento effettivo che non pregiudichi né la salute né l'ambiente. Anche rispetto all'incenerimento, c'è da sottolineare il pericolo di usare impropriamente gli inceneritori e di riattivarli in luoghi dove si era riusciti, grazie alle pressioni della cittadinanza, a chiuderli o a deciderne la dislocazione.
Il Governo di centrosinistra aveva affrontato l'emergenza BSE: con la legge n. 49 del marzo 2001 aveva previsto risorse ed interventi in una prospettiva organica - quella appunto della riconversione degli allevamenti - ed un piano nazionale delle foraggiere. Gli interventi devono essere assunti di concerto con enti locali, con le regioni, e, ovviamente, con i Ministeri dell'ambiente e della sanità. Ricordo che in Parlamento fu votato, prima che fosse deciso dal Consiglio dei ministri europei, il bando delle farine animali e che fu un voto unanime. Allo stesso modo, risultavano avanzate le misure previste dalla legge finanziaria per il 2001, dove veniva ripristinato il vero equilibrio alimentare degli animali allevati, senza stravolgere i regimi naturali degli animali, i regimi consoni alle differenti specie.
Per quanto riguarda la copertura finanziaria, con il maxiemendamento, dai 50 milioni di euro - che sono sicuramente insufficienti, ma che comunque erano previsti nella prima stesura dello stesso - si è passati a 150. Dei 100 milioni in più, 50 sono stati sottratti alla meccanizzazione agricola - e lascio a voi intendere quanto sia grave questa decisione - e gli altri 50 al fondo per le politiche sociali. Ricordo che il fondo per le politiche sociali è stato istituito dal Governo precedente per dare fiato, tra l'altro, ad una delle più importanti riforme avvenute in Italia negli ultimi anni, quella relativa all'assistenza (la legge
n. 328 del 2000), rispetto alla quale anche l'allora opposizione aveva espresso, in larga parte, un voto di astensione.
Attualmente, il fondo consta di 1.800 miliardi e, nonostante tale cifra sia ancora al di sotto della necessità, nondimeno va dimenticato che è frutto di uno sforzo enorme. Senza il fondo nazionale non possono concretizzarsi, infatti, la sussidiarietà, l'equilibrio e la solidarietà, necessari nelle politiche sociali.
Vorrei ancora ricordare che non è stato negato il principio - che, invece, è venuto meno in ambito sanitario - dei livelli, oltre che essenziali, anche uniformi su tutto il territorio, in relazione, quindi, ad una rete di interventi e di servizi da garantire, in modo omogeneo, su tutto il paese.
Mi avvio alla conclusione, ribadendo il voto contrario dei deputati dei Verdi, nonostante sia stato accettato un ordine del giorno i cui esiti non dimenticheremo di monitorare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, come deputati del gruppo dei Democratici di sinistra, critichiamo il provvedimento, soprattutto per quanto riguarda la copertura finanziaria scelta dal Governo.
Non avevamo dubbi sulla mancanza di sensibilità rispetto ai temi sociali da parte del Governo Berlusconi. Tuttavia, non ci saremmo mai aspettati che si arrivasse a sottrarre 50 milioni di euro - 100 miliardi di lire - dal fondo sociale, per darli alla BSE e, quindi, alla bistecca.
Il Governo dell'Ulivo aveva costituito il fondo per le politiche sociali di circa 1.800 miliardi di lire. Non risponde al vero ciò che è stato affermato nell'ordine del giorno presentato dal centrodestra, ossia che è stato aumentato il fondo sociale; esso è stato solamente ripristinato, poiché, durante l'esame al Senato, erano stati tolti 300 miliardi. Ciò ha permesso di effettuare ulteriori trasferimenti alle regioni per le politiche sociali. In modo particolare, questo fondo ha permesso di finanziare la legge quadro, la n. 328 del 2000, che permetterà la costituzione di servizi a rete sul territorio nazionale. Inoltre, questo fondo ha permesso le politiche a favore dell'infanzia. Ci si accorge dei bambini solamente quando sono coinvolti in vicende di stupro o di violenza. Noi, invece, con quella legge ci siamo interessati all'infanzia, tutti i giorni dell'anno, per cercare di superare la povertà, per offrire servizi all'infanzia - soprattutto alla prima infanzia - come integrazione degli asili nido; abbiamo fornito servizi per il tempo extrascolastico e soprattutto per creare una città a misura di bambino.
Con questo fondo siamo anche intervenuti a favore dei disabili, rifinanziando la legge n. 104 del 1992, dando risorse per i ciechi pluriminorati, per il collocamento obbligatorio, ma soprattutto per i malati gravi. Ci sono cittadini italiani che hanno bisogno di assistenza, ventiquattr'ore al giorno, per 365 giorni all'anno, e per essi avevamo previsto dei fondi, come i 100 miliardi per il cosiddetto «dopo di noi», ossia quando questi ragazzi non avranno più l'assistenza dei loro familiari.
Abbiamo previsto un fondo per gli anziani non autosufficienti, per il reddito minimo anche di inserimento. Sottraete 50 milioni di euro, mentre avete dato 1.500 miliardi di lire alle famiglie ricche, eliminando la tassa sui grandi patrimoni e sulle successioni. Inoltre, la riduzione dei fondi per i comuni significa anche che avremo sul territorio meno stanziamenti per il settore sociale e, quindi, conseguentemente meno prestazioni e meno servizi sociali. Togliete i soldi alle categorie più deboli, ai tossicodipendenti, ai minori, agli anziani non autosufficienti, ai disabili, per aiutare i cittadini che stanno meglio e sono più ricchi.
Credo non si possa accettare questa insensibilità del Governo rispetto ai temi sociali. Inoltre, avete iniziato anche a scaricare gli interventi di integrazione sociosanitaria sul settore sociale, per introdurre forme di compartecipazione dei cittadini,
che si scaricheranno soprattutto sui disabili, sui cronici e sugli anziani non autosufficienti.
Ci attendiamo, da parte della maggioranza e del Governo, il reintegro del fondo per le politiche sociali. In questo momento, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza che sostengono di essere vicini alle situazioni di maggior disagio - ai minori, ai disabili, agli anziani non autosufficienti - ma che in aula votano a favore di provvedimenti che sottraggono 50 milioni di euro - 100 miliardi di lire - alle politiche sociali.
Non è davvero tollerabile, di fronte ai problemi seri che si pongono nel campo delle politiche sociali, lo scippo di 50 milioni di euro a danno del settore: uomini e donne, in carne ed ossa, ne risentiranno nella loro vita quotidiana! Questa norma è scandalosa e, da sola, può motivare una forte opposizione!
Perciò, invito il Governo a reintegrare il fondo per le politiche sociali, per far sì che i minori, i disabili, i tossicodipendenti e gli anziani non autosufficienti non siano ulteriormente penalizzati e che, nelle politiche sociali, non si facciano passi indietro.
Per queste ragioni, i Democratici di sinistra-l'Ulivo voteranno contro il provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, tutti i colleghi sanno bene che i Verdi hanno molto a cuore l'oggetto sul quale questo decreto-legge incide.
Il settore zootecnico, l'agricoltura e la pesca sono temi che ci hanno sempre visto in prima fila a rivendicare uno sviluppo ecocompatibile di questi settori (che correggesse quei disastri causati in nome della produttività di cui la BSE non è che l'esempio più eclatante e drammatico) ed a chiedere che fossero proseguite le politiche che l'allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio aveva avviato e che avevano condotto all'approvazione di quella buona legge n. 49 del 2001 che credo nessuno, neanche dall'attuale maggioranza, sconfessi. Attualmente, tale legge è un importantissimo punto di riferimento nel nostro sistema legislativo.
Il fatto che il Governo abbia affrettato i tempi per l'approvazione del disegno di legge di conversione di questo decreto-legge (in scadenza il giorno 29 di questo mese) e che, di conseguenza, abbia dapprima forzato la discussione in Commissione, sollevando in tale sede molte obiezioni, ed abbia poi dichiarato, qui in aula, di non accettare altri emendamenti, come se il maxiemendamento approvato dal Senato (nella cui elaborazione i senatori Verdi hanno avuto il ruolo di protagonisti) avesse già risolto totalmente ogni problema, ha evidenziato la fondatezza delle critiche rivolte a mettere in luce la limitatezza della politica attuale del Governo in questi settori.
Si è ceduto alle pressioni dei produttori e degli allevatori e, soprattutto, quando si è trattato di sostituire l'articolo 1 agli articoli 1, 2 e 3 del testo originario del decreto-legge, il Governo e la maggioranza hanno dovuto in qualche modo soccombere, per così dire, di fronte all'evidenza dei fatti, di fronte al caso drammatico di variante umana del morbo di Creutzfeldt-Jakob verificatosi a Palermo.
Peraltro, il caso al quale ho appena accennato ha reso evidenti comportamenti che noi denunciavano già da tempo, ai quali la legge n. 49 del 2001 tentava di portare rimedio attraverso un efficace controllo sul territorio. Invece, i macelli clandestini continuano ad operare e lo smaltimento incontrollato delle farine animali continua ad avvenire.
Riteniamo insufficiente quanto è stato fatto al Senato, anche se, per certi versi, avrete tutti apprezzato che abbiamo condotto, anche qui, una discussione dai toni molto pacati.
Questo è uno dei temi su cui, per fortuna, anche il sottosegretario di Stato e i membri del Governo qui presenti hanno mostrato maggiore disponibilità, costretti - come dicevo - dalla pressione degli stessi produttori, dalla fondatezza delle
critiche e dagli eventi drammatici. Comunque, essi hanno dimostrato con questa vicenda verificatasi al Senato e con la trattativa svoltasi ieri sugli ordini del giorno che, in qualche misura, hanno sostituito gli emendamenti (anche se sappiamo che poi gli ordini del giorno hanno bel altro peso rispetto agli emendamenti) che, da parte del Governo, non c'era questa sicurezza così certa, inossidabile e blindata, che caratterizza tanti altri provvedimenti, e che c'era, forse, la disponibilità a sentire i suggerimenti.
Come già è stato detto da tanti, mancano delle iniziative sulle scelte di rigenerazione e riconversione degli allevamenti; manca un controllo preciso sullo smaltimento delle farine animali, dei depositi che si accumulano; manca la messa in sicurezza dei depositi (si tratta di decine di migliaia di tonnellate di farina); mancano degli interventi strutturali sull'agricoltura per renderla ecocompatibile, per migliorarne la qualità rispetto alla quantità, per garantire la sicurezza alimentare, attraverso una nuova politica agroalimentare a favore dei consumatori, in tutto il processo agroalimentare, non solo nel campo delle carni, dove la vicenda BSE ha creato questa drammatica crisi.
Oltre a tutto questo, noi siamo anche molto preoccupati sugli altri punti che sono emersi dalla discussione. Mi riferisco, in primo luogo, all'inadeguatezza attuale ad affrontare la grave crisi di emergenza idrica, in particolare nel Mezzogiorno del nostro paese, che si farà sentire sempre di più d'ora in avanti. Ma, soprattutto, mi riferisco al fatto assurdo che, nel recepire le critiche che noi rivolgemmo nel corso dell'approvazione della finanziaria (quando dicemmo che 50 milioni di euro erano assolutamente insufficienti a finanziare queste politiche), si sia passati a 150 milioni di euro andando, però, ad intaccare due settori che, invece, non dovevano assolutamente essere toccati. Sto parlando dei 50 milioni di euro presi dalla meccanizzazione e, soprattutto, dei 50 milioni di euro presi dal fondo delle politiche sociali e dal terzo settore.
Credo che chiunque abbia la sfortuna - e temo che siamo in tanti anche in questa Assemblea, visto l'invecchiamento della popolazione - di avere dei parenti in età avanzata, non autosufficienti, spesso invalidi, sappia benissimo quale sia la situazione drammatica nel nostro paese nel campo dell'assistenza a questi anziani. Questi ultimi, quando hanno comunque dei parenti che si occupano di loro, riescono forse ad avere una vecchiaia con un minimo di dignità, ma se sono soli, come spesso a molti di noi capita di vedere quando andiamo a trovare i nostri padri e le nostre madri, sono veramente abbandonati a se stessi. Allora, questa scelta gravissima di sottrarre 50 milioni di euro al fondo delle politiche sociali ci preoccupa non poco.
Questi sono i motivi per cui voteremo contro questo provvedimento pur mantenendo un raccordo ed un dialogo con il Governo che ha accettato un nostro ordine del giorno che lo impegna ad attivarsi al fine di provvedere alla completa distruzione del materiale specifico a rischio per encefalopatie spongiformi bovine e delle proteine animali, a provvedere ad un miglioramento dei controlli rispetto al troppo diffuso fenomeno della macellazione clandestina di animali ed a favorire il ripristino delle normali condizioni di smaltimento dei residui di macellazione. Ringraziamo comunque il Governo per aver accettato il nostro ordine del giorno e ci auguriamo che questa volontà politica si traduca, molto concretamente, in provvedimenti amministrativi ed anche normativi che diano alla volontà politica le gambe per camminare.
Restano tuttavia aperti altri problemi ed in particolare la scelta di prelevare i fondi da altre poste e l'emergenza idrica, emersa anche con una certa gravità, sebbene marginalmente al dibattito, che non viene affrontata. Per questi motivi voteremo contro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, ho già espresso, nell'ambito della dichiarazione di voto sull'articolo 1, tutti i problemi di metodo che hanno travagliato la conversione in legge di questo decreto-legge e non mi soffermerò oltre su di essi. Vorrei invece entrare in alcune questioni di merito partendo dall'apprezzamento per il lavoro svolto dal sottosegretario Scarpa Bonazza Buora che ha permesso l'accoglimento di alcuni ordini del giorno in cui è stato trasfuso il contenuto di emendamenti da noi presentati.
Ma, sottosegretario, non è ancora sufficiente e lei lo sa bene. Le nostre obiezioni sul merito di questo decreto-legge sono più ampie, più vaste.
Innanzitutto, dobbiamo dire che non vi è alcun segnale di rilancio strategico del settore dell'allevamento bovino. Questo intervento è stato più volte promesso dal Governo e noi pensavamo che questa sarebbe stata l'occasione buona per rilanciare il settore con misure strutturali più profonde. Questo non è avvenuto e pertanto annuncio il voto contrario del gruppo della Margherita sulla conversione in legge di questo decreto-legge.
La legge n. 49 del 2001 rispondeva anch'essa all'emergenza BSE in Italia ma gettava il seme di alcuni interventi strutturali che invece non hanno avuto alcun esito e nessuna conseguenza nei successivi interventi del Governo Berlusconi. Si parlava di riconversione degli allevamenti, si parlava di incentivazione dell'allevamento biologico, si parlava di ricerca, si parlava di proteine vegetali. Tutto ciò, in questo provvedimento non c'è e ce ne dispiacciamo perché il settore è effettivamente ancora in crisi e l'emergenza non finirà sicuramente il 31 ottobre, quando è prevista la fine dei contributi a favore dello smaltimento e della distruzione dei materiali a rischio.
In particolare, ci preoccupa molto la questione delle proteine vegetali. Se non possiamo più utilizzare le farine animali negli allevamenti, come ormai da anni è vietato all'interno dell'Unione europea, dobbiamo trovare dei sostitutivi. È indispensabile un piano europeo, ma anche nazionale, per incentivare la diffusione delle proteine vegetali perché dobbiamo pur continuare l'attività di allevamento dei nostri bovini. Ma ancora: nella legge n. 49 del 2001 erano previsti incentivi agli agricoltori che in questa proroga degli interventi non sono assolutamente considerati. Già a luglio, quando abbiamo prorogato per la prima volta i termini per gli interventi sulla BSE, gli allevatori furono totalmente dimenticati. Sappiamo che ci sono vincoli imposti dal regolamento comunitario ma pensavamo si potesse, almeno fino al protrarsi dell'emergenza, pensare non solo allo smaltimento dei rifiuti a rischio ma anche ad incentivi agli agricoltori per la riconversione degli allevamenti, per lo sviluppo del settore biologico, per il lancio di un piano per le proteine vegetali e per le foraggiere, in particolare per l'erba medica. Invece, questo provvedimento prevede sostanzialmente una tassa aggiuntiva sulla filiera zootecnica che, come ho avuto modo di affermare nell'esame degli emendamenti, molto probabilmente andrà a ricadere sulla parte più debole di questa filiera e cioè a monte, sugli allevatori.
Tra l'altro, abbiamo segnalato l'incongruenza consistente nella previsione di istituire con decreto ministeriale, contrariamente a quello che è il dettato costituzionale, una tassa; non eravamo d'accordo sul discorso del ticket, cioè sul fatto di far pagare ai consumatori l'emergenza BSE, però non possiamo essere assolutamente d'accordo neanche con una soluzione che di fatto la farebbe pagare alla parte più debole della filiera, cioè agli allevatori.
Oltre a ciò che in precedenza hanno evidenziato i colleghi, ci preoccupa la completa assenza di qualsiasi previsione circa i test sul vivo. Essi, se fossero sperimentati e ne fosse verificata la validità, potrebbero risolvere alla radice il problema della BSE negli allevamenti bovini. Sappiamo, lo ripeto, che si tratta di test ancora da sottoporre a verifica, ma ci attendevamo che il Governo prevedesse, all'interno di questo decreto-legge, qualche misura che potesse almeno avviarne la
sperimentazione. Di fatto, invece, questi test oggi continuano a circolare in modo clandestino, creando gravi problemi di scarsa trasparenza e di tracciabilità, nonché danni agli allevatori che molto spesso si vedono frodati dai loro commercianti, i quali applicano ricarichi straordinari sui prezzi senza garantire alcuna affidabilità dei risultati.
Vi è poi il problema dei macelli clandestini e di quelli che solo in parte sono in regola con le normative comunitarie: abbiamo ascoltato a tal proposito la relazione del sottosegretario Cursi sulla situazione presente in particolare nel meridione d'Italia, e ci saremmo aspettati dal Governo qualche provvedimento in merito a tale problema, soprattutto per quanto riguarda l'incremento dell'attività di controllo e le misure repressive di tali fenomeni. Sappiamo che si tratta di un aspetto assai rilevante, perché fino a quando non avremo la sicurezza che tutti i macelli sono a norma e che tutta la movimentazione del bestiame e la relativa macellazione rientrano all'interno dei canali ordinari e controllati, non potremo risolvere il problema di un'eventuale trasmissione all'uomo del morbo della BSE.
È però soprattutto sulla copertura finanziaria del provvedimento che non ci troviamo d'accordo. Durante la discussione della legge finanziaria avevamo più volte evidenziato che i finanziamenti destinati all'emergenza BSE erano del tutto insufficienti ed avevamo proposto emendamenti che incrementavano il fondo relativo. Il Governo, allora, si era rifiutato di accogliere le nostre proposte ed oggi deve invece verificare che avevamo ragione, in quanto i soldi non sono sufficienti. Cosa fa però l'esecutivo? Trova le risorse sottraendole all'assistenza sociale. Penso che ciò rappresenti veramente una beffa rispetto alle grandi affermazioni rilasciate dal Governo Berlusconi circa la centralità dell'agricoltura nei programmi dell'esecutivo. Tale centralità deve infatti avere come riscontro anche un'adeguata dotazione di risorse finanziarie perché altrimenti, come al solito, si tratta di promesse al vento che poi non vengono rispettate.
In conclusione, annuncio, quindi, che i deputati del gruppo della Margherita esprimeranno un voto contrario sul provvedimento. Apprezzo, torno a dire, il lavoro svolto dal sottosegretario Scarpa Bonazza Buora, che ha permesso di accogliere, in un ordine del giorno, parte delle proposte presenti nei nostri emendamenti; attendiamo, però, che il Governo ci dia il segnale di una vera e propria strategia di rilancio del settore dell'allevamento bovino, nonché - questo sarà però l'oggetto di altri provvedimenti - per la messa a regime dell'anagrafe bovina; apprezzo, inoltre, che sia stato accolto l'ordine del giorno presentato dall'onorevole Vascon nel quale si parla di microchip, perché fino a quando parleremo di marchi auricolari avremo sempre grandi problemi di identificazione. Ricordo, infine, la questione della tracciabilità, che sarà probabilmente l'unica via di soluzione al problema della BSE.
Ci saremmo attesi tutto questo dal Governo; non abbiamo trovato elementi che ci potessero confortare in un voto favorevole e quindi, ripeto, esprimeremo voto contrario sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Coronella. Ne ha facoltà.
GENNARO CORONELLA. Signor Presidente, intervengo molto sinteticamente per annunciare il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 4 del 2002. Il provvedimento in questione va nella direzione di risolvere i problemi della zootecnia, del settore della pesca, dell'agricoltura e del patrimonio idrico nazionale. In particolare, voglio ricordare gli interventi per la bufala italiana previsti dall'articolo 3-ter, introdotto nel corso dell'esame al Senato a seguito di uno specifico emendamento presentato dal gruppo di Alleanza nazionale. Tale articolo
risolve definitivamente l'annoso problema della brucellosi bufalina tanto sentito da alcune comunità. Voglio, infatti, ricordare che nella sola provincia di Caserta è concentrato quasi l'80 per cento dell'intero patrimonio bufalino nazionale.
Con l'approvazione di questo provvedimento i produttori di latte bufalino potranno accedere a specifici piani di risanamento per garantire la sicurezza dei prodotti derivati, ossia, della famosa mozzarella di bufala.
Nel ribadire il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale, intendo ringraziare anche il Governo per aver subito accolto questa iniziativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche questo provvedimento, come tutti gli altri ...
PRESIDENTE. Vi prego di accomodarvi, per consentire al collega di svolgere serenamente il proprio intervento. Prego, onorevole Di Gioia.
LELLO DI GIOIA. ...che sono stati discussi in quest'aula, ha «di tutto di più» e «di tutto di meno». Credo che queste considerazioni e tutto ciò che è stato inserito nel provvedimento in esame, così come negli altri, denotino di fatto che il Governo non ha operato una scelta di politica economica, non ha espresso idee chiare ed ha attuato interventi fortemente indeterminati e definiti in modo particolarmente frastagliato.
I Socialisti democratici italiani esprimeranno un voto contrario su questo provvedimento, sia per una questione di carattere politico (perché riteniamo che non sia possibile né pensabile una discussione politica all'interno di questo Parlamento tale da non consentire che si determinino condizioni di scelta e per il miglioramento dei provvedimenti esaminati, che investono la globalità dei cittadini italiani) sia per il merito del provvedimento stesso. Credo, infatti, che esso sia disarticolato, che non fornisca risposte organiche ai problemi dell'allevamento, della zootecnia, dell'agricoltura, della pesca e a tutte quelle questioni che riguardano l'asse portante dell'economia, soprattutto all'interno delle aree del Mezzogiorno d'Italia.
Ritengo, quindi, che sia necessario confrontarsi con estrema puntualità con il Governo. Da questo punto di vista, come hanno fatto altri colleghi nella discussione di oggi, apprezzo l'accettazione degli ordini del giorno da parte del sottosegretario. Ciò dimostra che, comunque, vi può essere un confronto serio e responsabile su un problema quale quello che riguarda l'agricoltura e la zootecnia nel nostro paese. Apprezzo il fatto che il sottosegretario abbia accettato alcuni ordini del giorno e ci auguriamo che anche a quelli accettati come raccomandazione possa essere dato seguito con estrema puntualità.
Nel merito voglio soffermarmi su alcune questioni. In questo decreto-legge non vi è una programmazione generale sull'agricoltura, non vi è la ricerca, non vi sono risposte ad alcune questioni che già gli altri colleghi hanno sottolineato. Non vi sono aspetti importanti relativi agli interventi per un settore fortemente in crisi, soprattutto in alcune aree del nostro paese.
Il vostro Presidente del Consiglio, durante la sua campagna elettorale, ha detto che nelle aree del Mezzogiorno bisognava intervenire fortemente in due settori particolari: il turismo e l'agricoltura. Ebbene, quali sono gli elementi essenziali per i quali vedono, all'interno del sistema agricolo nazionale e in quello meridionale, quegli aspetti positivi che possono determinare un aumento di reddito e, quindi, un aumento delle possibilità di occupazione e di sviluppo? Non vi è in questo decreto-legge la definizione di una politica agricola, ad esempio, per il sistema collinare; non vi è una concezione programmatica dello sviluppo agricolo all'interno del nostro paese e, in modo particolare, del Mezzogiorno d'Italia. Com'è possibile determinare una politica agricola nella
misura in cui in quelle realtà del Mezzogiorno vi sono grandi difficoltà relative alla situazione idrica nel settore agricolo e dell'acqua potabile per uso civile? Come è possibile che quest'area si sviluppi quando esistono queste difficoltà nel sistema idrico meridionale?
Gli agricoltori di queste realtà stanno realizzando pozzi che stanno deturpando il territorio. Nello stesso tempo, da questi pozzi viene acqua salmastra che distrugge l'economia agricola e gli allevamenti di quelle realtà. È necessario che si intervenga con chiarezza. Quali sono gli incentivi che possono essere dati a questi agricoltori che, giorno per giorno, devono chiudere le proprie aziende e le proprie attività produttive? Si sta costruendo un sistema che depotenzia fortemente lo sviluppo agricolo del Mezzogiorno. Credo che di ciò si debba dare conto a tanti agricoltori e a tanti allevatori che vedono depauperati i loro patrimoni ed anche le prospettive per il prossimo futuro.
Come non sottolineare, come hanno fatto altri colleghi, che l'impegno finanziario che avevamo sollecitato durante la legge finanziaria oggi è fortemente messo in discussione? Il vostro impegno finanziario è stato realizzato nel modo ricordato dai colleghi poco fa nelle loro considerazioni sulla questione della meccanizzazione e, soprattutto, sulla questione del sistema sociale. Ciò evidenzia ancora di più quale sia la linea guida di questo Governo: determinare le condizioni per fare in modo che le aree forti diventino sempre più forti e le aree deboli siano più deboli. Infatti, il sistema sociale va ad incidere soprattutto sulle aree più deboli del nostro paese. Credo che questo debba far riflettere tutti, il Governo ed anche i colleghi della maggioranza, perché ciò significa, signor Presidente, onorevoli colleghi, determinare una realtà difficile nella nostra nazione. Si tratta di una realtà che incide nei meccanismi produttivi e nei meccanismi sociali, una realtà che sarà sempre più difficile nel momento in cui non si andranno ad attrezzare quei sistemi strutturali che vedranno poi, con l'entrata di altre nazioni nell'Unione europea, ancora maggiormente deficitaria l'agricoltura di quelle realtà.
Ecco perché sono profondamente contrario, insieme ai colleghi della componente dei Socialisti democratici italiani del gruppo misto, ad esprimere un voto che non sia sfavorevole alla conversione in legge di questo decreto-legge, che indica - e concludo - una linea chiara di comportamento di questo Governo che va nella direzione di arricchire i ricchi e di indebolire i poveri (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, dopo aver ringraziato, nella mia veste di relatore, il Governo, i colleghi della Commissione e i funzionari per l'ottimo lavoro svolto, tenendo conto delle condizioni estremamente difficili dovute alla ristrettezza dei tempi, annunzio il voto favorevole di tutta la Casa della libertà al provvedimento in esame. Chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Onorevoli colleghi, vorrei informarvi che in tribuna è presente una delegazione della Camera dei deputati della Repubblica federale del Brasile, che salutiamo cordialmente (Generali applausi a cui si associano i membri del Governo - L'Assemblea si leva in piedi).
Ricordo che è stato recentemente siglato il protocollo di collaborazione con quella Assemblea parlamentare, in cui sono così numerosi i componenti e i rappresentanti di origine italiana, alla quale va ancora di più il nostro saluto.
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