Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 123 del 26/3/2002
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Sull'ordine dei lavori (ore 11,33).

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, volevo informare i colleghi e chiedere


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un attimo di attenzione anche a lei. Ieri, tutti i gruppi dell'opposizione hanno presentato un'interpellanza al Governo riguardante i giudizi espressi da due ministri, il ministro Bossi e il ministro Martino (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Non c'entra niente!

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. A fine seduta!

LUCIANO VIOLANTE. ...in ordine alla manifestazione che si è tenuta sabato. Con molta calma, Presidente, vorrei segnalare questo.

LUIGINO VASCON. Non c'entra niente! A fine seduta!

LUCIANO VIOLANTE. Colleghi, c'è un elemento democratico di importanza per tutti. Ricordo che nella scorsa legislatura il centrodestra ha portato in piazza, legittimamente, un milione di persone e nessuno parlò di pericolo per la democrazia. Nessuno! Ora, quando scendono in piazza tre milioni di persone, non esiste un pericolo per la democrazia (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Colleghi, non vi è piaciuto, lo so; e questo è grave. È grave che non vi piaccia che tre milioni di persone scendano in piazza contro il terrorismo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Questo è grave.
Presidente, il ministro Bossi ci ha abituato a dichiarazioni fuori dalle righe, ma questa è stata assai grave, per tutti quanti i principi fondamentali della nostra democrazia.
Che un uomo di governo intervenga in quel modo per connettere al terrorismo una manifestazione pacifica di cittadini contro il terrorismo, non era accaduto neanche nei tempi più neri.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Presidente, a fine seduta!

PRESIDENTE. Onorevole Violante, lei dovrebbe intervenire sull'ordine dei lavori e non sull'ordine pubblico.

LUCIANO VIOLANTE. No, no, il mio intervento è sull'ordine dei lavori anche per un altro motivo. Come lei saprà, oggi si sarebbe dovuta tenere una riunione del Governo con i sindacati che è stata disdetta per l'atteggiamento tenuto dal ministro Bossi, per l'atteggiamento tenuto dal ministro Martino e per la presa di posizione assolutamente inaccettabile che il Presidente del Consiglio ha manifestato ieri (Commenti dei deputati di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Colleghi, su questo punto dobbiamo metterci d'accordo: possiamo dividerci su tante cose ma se non saremo uniti sul terrorismo gli concederemo uno spazio enorme. Anche da parte vostra dovrebbe partire una parola di rimprovero nei confronti di ministri che, uscendo dalle loro responsabilità, esprimono quel tipo di giudizi. Questo non giova a nessuno.
Sull'articolo 18 saremo divisi ma nei confronti del terrorismo non è possibile che esponenti del Governo esprimano quel tipo di posizione (Commenti dei deputati di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Allora io dico, colleghi, cerchiamo di costruire un profilo di unità.
Presidente Biondi, le chiedo di investire il Presidente della Camera di tale questione affinché, al più presto, stasera o domani, il Governo venga a rispondere a quella interpellanza che è uno strumento indispensabile anche per l'ordinato andamento dei lavori parlamentari. Non possiamo tollerare di avere di fronte un Governo i cui ministri dichiarano quanto hanno dichiarato su una manifestazione di quel tipo e che pongono in crisi i principi fondamentali della nostra democrazia (Commenti del deputato Paolone - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).


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FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Onorevoli colleghi, per cortesia, lo so che siamo un po' fuori dal binario solito.

FRANCESCO GIORDANO. Grazie, signor Presidente, per avermi dato la parola. Interverrò sull'ordine dei lavori associandomi alla richiesta del presidente Violante. I colleghi del centrodestra devono ascoltare attentamente queste brevi parole.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è già successo altre volte che su temi ritenuti essenziali dall'una o dall'altra parte si intervenga per sollecitare il Presidente della Camera a svolgere un ruolo. È già successo. Cerchiamo di non drammatizzare quello che è ordinario se non proprio rituale.
Prego, onorevole Giordano.

FRANCESCO GIORDANO. La questione che abbiamo posto non è di secondo piano; rientra esattamente nel merito della dialettica parlamentare. A nostro modo di vedere le parole dei ministri sono state gravi ed istituzionalmente inaccettabili, questo è il punto. Non si tratta di esprimere una critica ad una modalità barbara con cui si è connotato lo scontro politico, quanto di voler determinare, da parte di questi ministri, una causalità diretta tra conflitto sociale, lotta di massa e fenomeno terroristico.
Quando alte cariche di Governo si esprimono in questa maniera per noi si apre un problema esplicito di incompatibilità.
All'indomani dell'omicidio Biagi abbiamo chiesto al Governo di rompere questo schema ma i ministri sono andati oltre ogni livello di guardia e di rispetto democratico.
Una cosa è certa - voglio dirlo preventivamente -, non ci intimidite, non intimidirete il movimento sindacale a cui va la nostra solidarietà (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

ANTONIO LEONE. Presidente, facciamo un dibattito?

FRANCESCO GIORDANO. Non fermerete lo sciopero generale, non intimidirete i movimenti che sono scesi in piazza in questi mesi (come avete tentato di fare con il movimento a Genova), non intimidirete le opposizioni.
Vorrei ricordarvi, e chiudo (so che vi crea problemi), che in questo paese il cuore della democrazia è stato, storicamente, il movimento dei lavoratori. Le battaglie per i diritti e le conquiste sociali hanno impedito che la parola democrazia fosse un guscio vuoto. Continueremo a praticare le lotte ed il conflitto ed a contrastare questo sovversivismo dall'alto delle classi dominanti. Nessuna vile parola potrà fermare il moto di partecipazione popolare (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Pregherei i colleghi, dal momento che, nei termini previsti dal regolamento, la sollecitazione alla Presidenza è già stata espressa poco fa dal collega Violante, di intervenire con estrema sintesi, perché è inutile ripetere le stesse cose.

DARIO GALLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO LANDOLFI. Signor Presidente, anch'io ho chiesto di parlare....

DARIO GALLI. Signor Presidente, il mio intervento durerà pochissimi secondi. Credo che nessuno, né della Lega nord né del resto del centrodestra, minimizzi l'importanza di certi avvenimenti che, peraltro, come ampiamente ricordato nei giorni


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scorsi in Assemblea, non sono esclusivo patrimonio di una o dell'altra parte politica; ci sono infatti due o tre milioni di persone che manifestano, ma ci sono anche 20 o 25 milioni di persone che non fanno manifestazioni perché stanno a casa a lavorare e che pagano le tasse (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Colleghi, senza nessun accento polemico, solo per verità dei fatti, stavo dicendo, lo ripeto, che nessuno minimizza l'importanza e la portata di certi avvenimenti. Vorrei però semplicemente ricordare, senza entrare nel merito della questione e senza svolgere un altro comizio come ha appena fatto l'onorevole Giordano, che tutti questi interventi, secondo il regolamento della Camera - e, vorrei aggiungere, secondo il «regolamento Violante», che sicuramente come Presidente della Camera non è stato secondo a nessuno -, andrebbero svolti a fine seduta (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia), perché noi che siamo qui e che dobbiamo portare avanti il lavoro che i cittadini italiani ci hanno incaricato di svolgere dobbiamo prima occuparci appunto dei nostri lavori e poi, a fine seduta, parlare di qualunque argomento, per quanto di grandissima importanza, che comunque non ha nulla a che vedere con i provvedimenti in esame.

SERGIO SABATTINI. Qui si lavora, non si fa politica. Questa è la verità!

DARIO GALLI. Signor Presidente, pur nella sua più ampia autonomia, le chiederei pertanto di far rispettare ai colleghi della sinistra ciò che il Presidente Violante faceva rispettare al centrodestra nella passata legislatura (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. La ringrazio per il suggerimento. Io mi sono regolato come si può e si deve quando si rileva un particolare criterio di urgenza nella richiesta avanzata. Effettivamente sarebbe bene che tali dibattiti avvenissero a fine seduta. Non sempre comunque ciò si è verificato e vi è una certa prassi in questo senso.

MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO LANDOLFI. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare anche prima!

PRESIDENTE. Onorevole Landolfi....

MARIO LANDOLFI. Signor Presidente, ciò che devo dire è pregiudiziale rispetto al dibattito che si sta aprendo...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Landolfi, ha facoltà di parlare.

MARIO LANDOLFI. La ringrazio, signor Presidente. L'onorevole Violante ha avanzato una richiesta ricordando che ieri i gruppi parlamentari di opposizione hanno presentato un'interpellanza per ascoltare dalla viva voce del Presidente del Consiglio chiarimenti circa le espressioni utilizzate da alcuni membri del Governo; ebbene, mi sembra che ora si stia già entrando nel merito della questione. Tutto questo renderebbe quindi vana, superflua, inutile, la stessa interpellanza presentata dall'opposizione.
Non voglio eccepire che la richiesta del presidente Violante andava posta a fine seduta, in quanto mi rendo conto che si tratta di un fatto importante; noi però ora non possiamo entrare nel merito della questione. Per questo suggerirei di aspettare lo svolgimento dell'interpellanza e di terminare qui il dibattito, senza permettere il canonico «giro di dichiarazioni», per continuare nell'esame del provvedimento attualmente in discussione.
Signor Presidente, non intendo entrare nel merito se non per esprimere un concetto molto semplice: ieri Alleanza nazionale ha assunto una posizione molto chiara e determinata rispetto a ciò che è avvenuto; noi non criminalizziamo, non demonizziamo chi manifesta e non siamo contrari a chi contesta e a chi protesta.


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Vorremmo però arrivare ad un punto di civiltà in base al quale chi manifesta contro il Governo non debba essere sospettato di collusione con l'estremismo e, nello stesso momento, vorremmo che chi governa, ed intende portare avanti un progetto di riforme, non debba essere accusato di voler smantellare lo Stato sociale, di voler minare le conquiste dei lavoratori o di voler smantellare la democrazia (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Questo è un punto di civiltà nel confronto al quale intendiamo arrivare. Per fare ciò c'è bisogno non solo della volontà di una parte politica, bensì del concorso di tutte le forze responsabili. Questo è il punto al quale Alleanza nazionale e l'intera Casa delle libertà intendono giungere (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Onorevole Landolfi, desidero dirle, per l'importanza del tema e anche per la regolarità dei nostri comportamenti, che la Giunta per il regolamento ha stabilito che vi sono deroghe ai rigorosi limiti di pertinenza degli interventi, che possono essere ammesse soltanto quando l'intervento sia giustificato da ragioni di eccezionale urgenza e rilevanza politica. Quanto poi ai successivi interventi, effettivamente, se si entra nel merito, allora vi sarebbe un preludio di quella che dovrà essere la risposta del Governo che sarà sollecitata.
Non tolgo la parola a nessuno perché non l'ho mai fatto e ora la do all'onorevole Rizzo che l'aveva chiesta. Pregherei, tuttavia, dal momento che il tema è abbastanza definito nei suoi termini e nei suoi effetti, di rimanere in questo ambito, evitando poi che la Presidenza venga accusata di eccessivo lassismo.
Prego, onorevole Rizzo.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non riesco a capire come mai ci si spaventi della politica. Stiamo discutendo dei temi essenziali della politica e del funzionamento della democrazia. Ne ha parlato autorevolmente ieri il Presidente della Repubblica e mi rivolgo, quindi, ai colleghi della Lega e di Alleanza nazionale. Non c'è timore di replicare il nostro discorso perché sul funzionamento di questa democrazia non c'è da temere. Ciò di cui stiamo discutendo è relativo al fatto che vi è un Governo che, evidentemente, ha qualche difficoltà a capire cosa vuole.
Cosa si vuole da parte di questo Governo? Si vuole giungere ad identificare, in una sorta di connubio-contiguità, il movimento sindacale e il movimento dei lavoratori con il terrorismo? Con questo atteggiamento si vuole forse arrivare ad una censura nella dialettica democratica? Lo sapete voi e lo sanno le persone di fronte a me che hanno una certa esperienza parlamentare e democratica: il movimento operaio, il movimento sindacale e la sinistra sono sempre stati acerrimi nemici del terrorismo. Le persone che hanno vissuto questa storia, il presidente Biondi, il presidente Tabacci, il presidente Follini, sanno benissimo che il partito comunista, la sinistra, il movimento sindacale e il momento dei lavoratori si sono sempre battuti strenuamente contro il terrorismo. Allora, cosa volete? Bisogna che voi correggiate questa linea e lo deve fare il Governo nella autorevole persona del Presidente del Consiglio, altrimenti andremo incontro ad una cesura nella dialettica democratica e sarete voi ad imporla. Correggete la vostra rotta; noi andremo avanti nella difesa dei diritti dei lavoratori e nella difesa della democrazia e non abbasseremmo mai i toni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, la sera di martedì 19 marzo...


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ALESSANDRO CÈ. Presidente, insomma!

MARCO BOATO. ...Onorevole Cè vorrei parlare anch'io, anche perché ho ascoltato il collega della Lega con attenzione...

ALESSANDRO CÈ. Presidente, non si può! Le regole valgono per tutti!

MARCO BOATO. Sto parlando io ed ho ascoltato il collega della Lega. Non vedo perché tu voglia impedirmi di parlare.

PRESIDENTE. Finora ho dato la parola a coloro che me l'hanno chiesta e sono io a presiedere la seduta! Prego, onorevole Boato.

MARCO BOATO. La ringrazio, signor Presidente. La sera di martedì 19 marzo è avvenuto un gravissimo attentato terroristico: le brigate rosse hanno assassinato Marco Biagi. Il giorno dopo, in quest'aula, abbiamo vissuto, grazie alla decisione unanime dei presidenti di gruppo, insieme al Presidente della Camera, un momento di grandissima importanza. Al di là dei conflitti politici e sociali che attraversano legittimamente il nostro paese e il Parlamento (l'abbiamo visto discutendo il provvedimento sul CSM e continuando, giustamente, a farlo), abbiamo vissuto un momento di grande unità politica e istituzionale nell'impegno unitario contro il terrorismo... Onorevole Cè, permettimi di parlare!
Ieri, il Presidente Ciampi con la fermezza e la pacatezza che gli è consueta... l'onorevole Cè sta continuando ad urlare... Io ho ascoltato in silenzio il rappresentante della Lega e non capisco...

PRESIDENTE. Lei è un vecchio parlamentare; non raccolga le interruzioni, dato che ha un'oratoria così fluente! Prego, onorevole Boato.

MARCO BOATO. Ha ragione, signor Presidente, e sarò breve.
Il Presidente della Repubblica - e credo sarebbe bene che tutti lo ascoltassimo, da sinistra e da destra - ieri ha detto, ed era ovvio che lo dicesse, che le manifestazioni pacifiche e democratiche sono il sale della democrazia. Abbiamo avuto nella giornata di ieri, e, ahimé, anche questa mattina ho ascoltato dichiarazioni degli organi di informazione radiofonici, interventi tesi a stabilire in forme diverse rapporti di interconnessione tra la grande manifestazione di sabato scorso promossa dalla CGIL e la criminalità terroristica che si è riaffacciata sulla scena del nostro paese.
Opportunamente il Presidente del Consiglio aveva convocato, dopo l'attentato del 19 marzo, il tavolo di confronto tra Governo, sindacati, imprenditori e parti sociali per riprendere il dialogo ed il confronto. Gli interventi di ieri hanno non soltanto accusato in un modo irresponsabile i promotori ed i partecipanti alla manifestazione di sabato, ma hanno sabotato la stessa iniziativa di ripresa del dialogo e del confronto sociale. Non a caso, a causa di quegli avvenimenti, è stato sconvocato il tavolo di confronto.
Signor Presidente, per concludere e per rimanere al tema, l'articolo 95 della Costituzione dice: «Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri». È in forza del primo comma dell'articolo 95 della Costituzione, quindi chiedendo di rispettare la Costituzione e di renderla vivente in un momento di grave difficoltà e di tensione nel nostro paese, che chiediamo (abbiamo firmato anche noi l'interpellanza a cui si è fatto riferimento) un'opportuna, tempestiva e necessaria assunzione di responsabilità rispetto alla linea e all'indirizzo unitario del Governo. Si tratta di una materia che mette in discussione non le posizioni legittime dell'una o dell'altra parte politica - queste sono legittime e sono, qui e fuori di qui, il sale della democrazia - ma il discriminante di fondo fra le forze politiche, sociali e sindacali democratiche e l'impegno


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nella lotta contro il terrorismo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

UGO INTINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, su questo argomento è stata presentata un'interpellanza. Il Governo si è impegnato a rispondere...

MAURA COSSUTTA. Presidente, ha già dato la parola a Intini!

IGNAZIO LA RUSSA. E tu stai parlando senza microfono!

PRESIDENTE. L'onorevole La Russa ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, la invito a non ritardare i lavori dell'Assemblea con un dibattito fuori da ogni regola e da ogni logica. È fuori da ogni regola perché non mi pare che sia all'ordine del giorno; fuori da ogni logica perché è stata presentata un'interpellanza e mi sembra che questo giro di interventi renda inutile la risposta del Governo. Lo facciamo adesso il dibattito o quando si svolgerà l'interpellanza?
La pregherei di far rispettare il regolamento e, comunque, mi atterrò alle sue decisioni qualunque esse siano.

PRESIDENTE. La ringrazio di questa promessa. Ho già dato la possibilità di parlare ai colleghi che lo hanno chiesto. Ritengo di averlo fatto nell'esercizio di un potere che mi deriva anche da un parere conforme della Giunta per il regolamento. Ritengo anche che su questioni come queste sia meglio discutere, sia pure per un attimo, per la motivazione che ne è alla base, piuttosto che lasciare un vuoto nel dibattito parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).
Prego, onorevole Intini.

UGO INTINI. Signor Presidente, non abuserò del vostro tempo. Mi rivolgo brevemente soprattutto ai deputati del Polo, in particolare a quelli di Forza Italia e di Alleanza nazionale. Molti di loro hanno combattuto in questi momenti battaglie libertarie con argomenti garantisti sulla giustizia che spesso condivido.
Negli anni settanta e ottanta, con molti di loro, abbiamo condotto battaglie libertarie, insistendo sul tema che le parole non sono pallottole e difendendo personaggi e cattivi, anzi cattivissimi, maestri che erano border line con il terrorismo. Negli anni settanta e ottanta i deputati fascisti di allora hanno fatto lo stesso con i cattivi maestri della destra: forse, a quei tempi, si è persino esagerato.
Adesso è incredibile che dal Governo giungano parole come quelle che abbiamo sentito dall'onorevole Martino, che non è un propagandista di piazza ma ha la responsabilità di ministro della difesa. È incredibile che si accusino implicitamente di connivenza con il terrorismo non i cattivi ma i buoni maestri, cioè i dirigenti sindacali, ai quali anche, si deve la sconfitta delle Brigate rosse in Italia.
Non si può confondere la CGIL con Casarini, non si può confondere Casarini con le Brigate rosse.
Vorrei aggiungere una considerazione più generale e amara sulla crisi, sul vuoto e sulla delegittimazione della politica.
Un tempo si scontravano i sindacati e la Confindustria, e la politica - ovvero, il Governo - mediava: adesso, l'opposizione si identifica con la CGIL e il Governo con la Confindustria.
Onorevoli colleghi, se non tornerà la politica - e a sinistra quella riformista - la crisi del paese non si supererà. Nel dire questo, ancora una volta, chiedo ai liberali di sinistra e di destra di seguire i continui appelli del Presidente della Repubblica Ciampi (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani,


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dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, anch'io mi associo alla richiesta del collega Violante e voglio semplicemente esprimere, soprattutto rivolgendomi ai colleghi della maggioranza, la ragione per cui, dopo aver presentato l'interpellanza, utilizziamo anche queste occasioni e queste possibilità che ci offre il regolamento per effettuare un sollecito.
Innanzitutto, la gravità del tema che abbiamo posto nell'interpellanza. In secondo luogo, stiamo ancora aspettando che il Presidente del Consiglio dei ministri venga in aula a rispondere ad altre due nostre interpellanze, in ordine ai temi dell'immigrazione e alla crisi mediorientale.
Si tratta di una richiesta che il Presidente del Consiglio dei ministri definì, a quel tempo, semplicemente ridicola, poi si ravvide ed espresse il proprio impegno a venire in aula.
Adesso è in discussione questo terzo argomento così grave che ha sollevato non poche riserve anche all'interno della maggioranza, se sono vere le posizioni dei presidenti di due partiti della maggioranza, cioè l'UDC (CCD-CDU) e Alleanza nazionale, che pure hanno rilevato che le affermazioni di ieri dei due ministri Martino e Bossi erano intollerabili ed inaccettabili e così gravi da costringere il Presidente della Repubblica ad intervenire per l'ennesima volta. Colleghi della maggioranza, non potete pretendere che il Presidente della Repubblica, un giorno sì e l'altro pure, sia costretto ad intervenire per rimediare alle corbellerie che alcuni dei vostri ministri vanno dicendo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania).
Da ultimo, vorrei fosse segnalata al Presidente del Consiglio dei ministri, assieme alla nostra richiesta, l'esigenza di un suo intervento in aula entro oggi o domani. Non è possibile, di fronte a quello che è accaduto e alle manifestazioni, pretendere di rispondere con un'altra manifestazione della Casa della libertà - perché questo è stato annunciato - che avverrà l'11 maggio (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Allora, le manifestazioni degli altri non sono segno di democrazia, mentre le proprie lo sono (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Non contesto al Presidente del Consiglio dei ministri la facoltà di promuovere tutte le manifestazioni che vuole ma, prima di andare in piazza, venga in aula ad esporre le sue ragioni perché lo aspettiamo e lui ha il dovere di venire a confrontarsi con noi e a rispondere alle questioni poste dall'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).

RICCARDO RICCIUTI. Ma chi rappresenti!

PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, lei ha affermato parecchie cose, due delle quali, però, sono inesatte. Mi riferisco all'informativa sul Medio Oriente, che è stata rinviata concordemente per motivi attinenti alla salute della persona che doveva rendere tale informativa, e all'interpellanza relativa all'immigrazione, che non si è discussa per motivi attinenti ad una realtà parlamentare intervenuta nel frattempo.

LUCA VOLONTÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, di certo non siamo tra quelli che, in queste settimane e in questi mesi, si sono sottratti al dibattito di merito su alcune questioni e su alcuni eccessi verbali, tant'è che ieri, in più di un'occasione, abbiamo ricordato


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la pacatezza, la tranquillità e anche la serenità nello scontro pur dialettico di una certa durezza che, chi sta al Governo e chi sta in Parlamento, deve tenere per il decoro delle istituzioni del nostro paese.
Tuttavia - come sa bene il presidente Violante, che conosce anche questa nostra totale disponibilità, propria anche del Presidente del Consiglio che interverrà, certamente, per rispondere anche su tali aspetti - non capisco perché si debba fare un giro di osservazioni su una richiesta diretta a sollecitare il Governo a rispondere ad una interpellanza. Non lo capisco perché il presidente Violante, nella scorsa legislatura, ha insegnato a tutti noi che tali interventi si svolgono alla fine della seduta.

ALESSANDRO CÈ. Hanno la sindrome di Stoccolma quelli lì!

LUCA VOLONTÈ. Inoltre, mi stupisce molto - visto che tutti siamo a conoscenza del tentativo di procedere in questi giorni, dilazionandola, alla discussione sulla fecondazione artificiale - che alcuni colleghi che, su questo tema, hanno opinioni simili alle nostre, si prestino a dilazionare l'apertura di una discussione importante a dopo Pasqua.
Per queste due ragioni, signor Presidente - la ringrazio per averci dato questa occasione che, tuttavia, non è sufficiente ad approfondire nel merito l'argomento di cui stiamo parlando - la invito a riprendere celermente i lavori, perché vogliamo che quanto è stato deciso dalla Conferenza dei presidenti di gruppo quasi unanimemente - tranne un presidente di gruppo che sta alla destra del gruppo dei Democratici di sinistra - possa essere attuato. Altrimenti, ciò vorrebbe dire che nella Conferenza dei presidenti di gruppo viene deciso un calendario, sapendo già che il consenso sullo stesso è inutile. Quindi, sarebbe opportuno che alcuni gruppi fossero rappresentati da altre persone.

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, anche io - come gli altri colleghi - ritengo che, su una richiesta di sollecitare il Governo a rispondere ad una interpellanza, avvenuta attraverso un normale intervento sull'ordine dei lavori, fosse improprio aprire un generale dibattito dell'Assemblea, mentre sarebbe stato più opportuno rimettere semplicemente la questione al calendario dei lavori e alla eventuale disponibilità del Governo.
Naturalmente, le richieste dell'opposizione sono sempre legittime, normali ed è sempre legittimo il tentativo di evitare l'approvazione dei provvedimenti e di non consentire di attuare il calendario dei lavori. Ciò non mi sorprende, non mi scandalizza; è la fisiologia dell'attività parlamentare.
Signor Presidente, quello che, però, facciamo fatica ad accettare - e che ritengo non faccia bene a nessuno, neanche all'opposizione - è la strumentalità con la quale vengono sollevati, di volta in volta, problemi per evitare di affrontarne altri.
Il presidente Castagnetti dovrà convenire sul fatto che la disponibilità del Presidente Consiglio a venire a riferire venerdì mattina sul Medio Oriente era nota e che furono tutti i gruppi - anche a causa della concomitanza del congresso della Margherita - a chiedere che venerdì non si tenesse l'informativa. Quindi, accusare il Presidente del Consiglio di non essere venuto a riferire alla Camera venerdì, pur avendo dato la sua disponibilità, ritengo non faccia onore anche al senso e all'importanza di quella richiesta che il Governo aveva accolto.
Lo stesso discorso vale con riferimento all'interpellanza urgente chiesta dai gruppi dell'opposizione e calendarizzata per giovedì pomeriggio. Si è ritenuto unanimemente di non dar luogo giovedì pomeriggio allo svolgimento di interpellanze urgenti, anche se il Governo era già pronto a rispondere in aula all'interpellanza urgente presentata dall'opposizione in materia di immigrazione.
Ora si accusa il Governo di non aver voluto rispondere sui temi dell'immigrazione


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e del Medio Oriente, quando abbiamo deciso tutti insieme di eliminarli dal calendario; ora si muovono rilievi con riferimento a un'interpellanza appena presentata, quando tutti insieme avevamo stabilito che per questa settimana non fosse previsto lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata e delle interpellanze, al fine di favorire la conclusione del calendario dei lavori nella seduta odierna e di non lavorare la settimana prossima. Non mi pare si sia trattato di una decisione imposta dai presidenti dei gruppi di maggioranza ai presidenti dei gruppi dell'opposizione. Il presidente Castagnetti ricorderà che ciò è avvenuto sulla base della sua personale e specifica richiesta di non lavorare la settimana prossima; a tale richiesta noi abbiamo aderito, pur avendo, come forze di maggioranza, interesse ad inserire i provvedimenti in calendario per la prossima settimana e benché il gruppo della Lega nord chiedesse da tre mesi lo svolgimento del dibattito sulla procreazione assistita.
Signor Presidente, spiego quale sia la mia richiesta. Stiamo esaminando il decreto-legge sulla BSE sul quale sono state date assicurazioni, anche ieri sera, essendo stato stretto un patto fra gentiluomini, come lei stesso lo ha definito, signor Presidente: a seguito dell'approvazione degli ordini del giorno presentati dall'opposizione, il decreto-legge sarebbe stato approvato stamattina, rapidamente. Sono le ore 12 e non mi pare che il patto sia stato mantenuto.
Il problema è il decreto-legge sulla BSE? Non credo. Ieri era stato detto che non si esaminava il decreto-legge della BSE per evitare che si svolgesse la discussione sulle linee generali del Trattato sulla difesa europea che pure era stato inserito in calendario all'unanimità. È questo che non è accettabile: la strumentalità delle varie questioni. Il Trattato sulla difesa europea a noi risulta essere stato sottoscritto dal ministro Mattarella e sostenuto dal sottosegretario Minniti. Non volete approvare il Trattato sulla difesa europea? Ditelo nelle sedi proprie e ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Certamente non potrete poi imputare al Governo e all'Italia di essere fuori dal Trattato sulla difesa europea (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia), come avete fatto per quanto riguarda la questione degli aerei. Questa è la contraddizione.
Signor Presidente, le richieste di fermare il dibattito ci dicono che l'obiettivo di questo ostruzionismo non sarebbe il decreto-legge sulla BSE né quello sulle centrali elettriche. Anche per quest'ultimo caso, bisogna dare atto al presidente Tabacci e al relatore Gastaldi di aver raggiunto con l'opposizione un accordo di merito, modificando profondamente il provvedimento e riducendolo ad un unico articolo. Voi sapete che per rispettare questo accordo tra gentiluomini il decreto-legge deve tornare al Senato. Dunque, prima facciamo gli accordi e poi non volete discutere il provvedimento, sapendo che in virtù dell'accordo il testo deve tornare al Senato. Anche in questo caso, il sottosegretario Valducci dà la sua disponibilità e quella del Governo, chiedendo soltanto l'ovvio impegno a far tornare il provvedimento al Senato in tempi utili. Non possiamo fare gli accordi se, poi, accade altro.
Allora, deciderà la Presidenza se introdurre una seduta per lo svolgimento delle interpellanze, deciderà il Governo se vorrà venire a rispondere anche a quest'altra interpellanza. Ripeto che tutti insieme avevamo deciso di non inserire in calendario lo svolgimento degli atti di sindacato ispettivo. Tuttavia, se ci fosse la disponibilità a prevedere una seduta destinata allo svolgimento di interpellanze, se ci fosse la disponibilità del Governo a venire a rispondere anche su quest'ultimo argomento, dovremmo fare in modo che ciò si verifichi a conclusione dei lavori, dopo aver terminato l'ordinario esame dei provvedimenti già inseriti all'ordine del giorno e che avevamo deciso di mettere in calendario.
Signor Presidente, tutto può accadere tranne che si pongano questioni con fini strumentali. L'opposizione, legittimamente, chiede di esaminare argomenti che ritiene importanti ma che vengono sottoposti


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strumentalmente per ottenere altri fini, tra i quali il rinvio di provvedimenti. Ritengo che questo gioco non faccia onore alle ragioni dell'opposizione.
Signor Presidente, mi consenta un'ultima chiosa. Non è la prima volta che ci troviamo in queste condizioni: a conclusione dei lavori di fine anno fummo nella stessa situazione; lo siamo ora prima della chiusura pasquale; è presumibile che lo saremo anche prima della pausa estiva.
Non dico nulla, signor Presidente. Dico soltanto che a me pare siano più che maturi i tempi per convocare la Giunta per il regolamento e disciplinare l'esame dei decreti-legge, come ormai già prevede il regolamento e sulla base di una prassi già annunciata nella scorsa legislatura. Non citerò il predecessore perché sono state fatte già troppe citazioni del suo nome.
Mi riferisco alla proposta sul contingentamento dei tempi per l'esame dei decreti-legge: è evidente che anche questo utilizzo così strumentale di una norma che il Presidente della Camera, contestato dalla maggioranza in Giunta per il regolamento, si è assunto la responsabilità di non applicare, non potrà che portare il Presidente della Camera stesso a scongelare il contingentamento dei tempi per i decreti-legge.
Anche in questo caso non capisco la ratio dell'atteggiamento dell'opposizione che, avendo ottenuto dalla Giunta del regolamento e dal Presidente della Camera ciò che aveva chiesto, ne fa un uso tale da portare ad una conseguenza immediata: indurre il Presidente della Camera a riconoscere che è stato un errore non scongelare la norma.
Comunque, io credo che a questo punto, fatto salvo tutto quanto vorrà decidere il Governo in merito all'interpellanza, se il Presidente ne vorrà mettere lo svolgimento in calendario, dobbiamo andare avanti con l'ordinato esame dei provvedimenti. Credo che questo sia il modo migliore anche di valutare o meno la strumentalità delle richieste che sono state poste (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La Presidenza prenderà le determinazioni relative alle richieste che sono state formulate.
Per quello che mi riguarda, desidero rispondere alle critiche velate e cortesi che ho raccolto e che faranno parte del bagaglio delle mie esperienze, che sono vaste e, naturalmente, ogni volta si arricchiscono. La spiegazione del mio comportamento è la seguente.
Il collega Violante e il collega Giordano mi avevano chiesto di intervenire per un richiamo al regolamento. Dopo i loro interventi ha chiesto di parlare il collega Galli che ha, quindi, dato il via, come succede sempre in questi casi, alla richiesta di ulteriori (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)... È successo così! Ora non è nemmeno così? Va bene.
Dicevo che ha chiesto di parlare il collega Galli, al quale ho dato la parola. Dopo di lui hanno fatto la richiesta di intervenire altri colleghi e, come succede in questi casi e come è giusto che succeda, chi, dei vari gruppi, chiede la parola l'ha avuta. Naturalmente, avere la parola non significa dare le motivazioni politiche, che ognuno è libero di poter dare. Qui dentro succede anche questo, che si parli di politica: può darsi che sia una cosa non usuale.
Detto questo, ora si ritorna al punto di partenza. La Presidenza deciderà. Non vorrei però avvenisse che il criterio al quale io sono solito attenermi, quello di non togliere la parola a nessuno, venisse considerato un atto di debolezza o, peggio ancora, una specie di posizione da Ponzio Pilato. Non è il mio carattere e non è nemmeno il criterio che ho seguito in questo momento: ho consentito a chi ha chiesto di parlare di intervenire su di un argomento sul quale si poteva esprimere un parere positivo o negativo.

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, mi permetto di intervenire solo per un minuto sull'ordine dei lavori, anche perché ero assente prima, per dirle che il compito del Presidente, a mio parere, non è tanto quello di fare valutazioni discrezionali anche in rapporto a chi prende la parola per sollevare questioni che non rientrano nell'ordine del giorno. Qui, mi sembra che ci sia una forma di soggezione psicologica da parte della Presidenza (Commenti dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo)... - stai zitto, collega! - quando ad intervenire è l'ex Presidente della Camera Violante o qualcun altro (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Le voglio ricordare una cosa. Fino ad oggi il nostro gruppo si è sempre comportato correttamente (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Da oggi in poi, nel momento in cui verrà posto in atto un comportamento differenziato rispetto a deputati che intervengono per chiedere la discussione su un argomento che non è all'ordine del giorno, richiesta che, lei sa bene, per consuetudine va rimandata a fine seduta - su questo si è già dilungato il collega Vito e condivido appieno quello che ha detto -, noi assumeremo dei comportamenti conseguenti.
Ogni deputato deve avere in quest'aula lo stesso rispetto di fronte alla Presidenza, che deve applicare il regolamento ed, eventualmente, quando il regolamento non è sufficiente, applicare la consuetudine consolidata in quest'aula.

ANTONIO SODA. Vergognati!

ALESSANDRO CÈ. Tutti i comportamenti diversi da parte della Presidenza sono assolutamente non accettabili da parte del nostro gruppo e noi agiremo di conseguenza (Commenti del deputato Boato). Collega Boato, non è una minaccia! È che forse tu hai un'idea dell'uguaglianza, della parità e della democrazia che è un po' diversa dalla mia (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Cè, lei ha usato un termine che non appartiene né al mio carattere, né al mio costume, né alla lealtà con la quale io sono solito comportarmi nei confronti di tutti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e di deputati del gruppo di Forza Italia).
Lei ha parlato di sudditanza. Io non accetto questo concetto. I sudditi sono quelli che vogliono essere sudditi. Chi decide secondo la propria coscienza non è suddito di nessuno e lei non si può permettere di dire questo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani e di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!

ALESSANDRO CÈ. Smettetela buffoni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo)!

MAURA COSSUTTA. Il problema è che per te i sindacati sono terroristi!

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