Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 123 del 26/3/2002
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Si riprende la discussione (ore 9,43).

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 2516)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Franci 4.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, iniziamo stamani l'esame di una serie di emendamenti relativi al settore della pesca. Si tratta di un settore estremamente importante nel nostro paese.
Credo che sulla riformulazione avvenuta al Senato in ordine all'articolo 4, vi siano alcuni punti che sono da condividersi: l'accelerazione dei programmi pluriennali di orientamento per la flotta da pesca, anche al fine di assicurare l'integrale utilizzo - aspetto importante - delle risorse comunitarie; se andiamo a vedere, la pesca è uno dei settori legati all'agricoltura che riesce ad utilizzare maggiormente le risorse comunitarie e questo è un fatto estremamente positivo.
Sono inoltre previsti interventi per gli Abruzzi e il Molise; si introducono modifiche al primo comma dell'articolo 408 del regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione (ed anche questo è importante,


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soprattutto per la parte che riguarda la definizione della pesca costiera, materia vincolata agli accordi internazionali); c'è il rilancio dell'occupazione - sappiamo quanto sia precaria l'occupazione nel settore della pesca - e la garanzia del perseguimento degli obiettivi di integrazione previsti nei patti territoriali per l'agricoltura e la pesca (ed eventualmente, anche in questo caso, bisognerà arrivare ad una definizione); sono previsti incentivi per favorire il processo di modernizzazione del settore ittico (sappiamo che, anche secondo gli indirizzi dell'Unione europea, dobbiamo andare verso una maggiore razionalizzazione di questo settore e con un precedente decreto-legge del Governo erano stati assunti impegni che voglio ricordare al sottosegretario Scarpa Bonazza Buora).
C'è poi l'articolo 5-ter, sul quale vorrei porre un forte punto interrogativo, almeno da parte nostra, laddove si sostiene il sotterramento o lo smaltimento in mare aperto degli scarti derivanti dalla decapitazione ed eviscerazione della prima lavorazione del pesce azzurro. Si tratta di un problema che, in gran parte, riguarda tutto il mare Adriatico. Mi è venuto un dubbio: forse il Governo vuole incrementare gli allevamenti di pescecane, però sappiamo che, nel mare Adriatico, non ve ne sono molti e, quindi, questo sistema di eliminazione degli scarti derivanti dalla prima lavorazione del pesce azzurro lascia delle notevoli perplessità.
Vorrei ricordare all'Assemblea ed anche al Governo quanto ci dicemmo in occasione del voto favorevole sulla conversione in legge del decreto-legge 4 settembre 2001, n. 342, recante misure urgenti per l'interruzione tecnica dell'attività della pesca per il 2001 (il cosiddetto fermo pesca). Prendemmo atto che l'emergenza del fermo pesca si ripeteva (si ripete ormai da dieci o undici anni) e ritenemmo che il fermo pesca fosse un valido strumento per la gestione delle risorse ittiche, (perché legato anche ad un loro incremento). C'erano alcuni problemi legati ad una procedura che nei rapporti con l'Unione europea poteva essere confusa con gli aiuti di Stato. Il Comitato per la legislazione, se ricordo bene - non ho riletto gli atti, quindi vado a memoria - aveva espresso alcune sollecitazioni: definire la regolamentazione della materia con provvedimento legislativo stabile e con uno stanziamento pluriennale da erogare con atto amministrativo (quindi senza ricorrere ogni anno ad un decreto che cercasse di tamponare quello che avveniva con il fermo pesca); attendere agli indirizzi dell'Unione europea per una riduzione dello sforzo di pesca, una riduzione della stazza e della potenza dei motori; conferire un assetto stabile alla materia e, infine, favorire la filiera. Queste, quindi, erano le considerazioni che avevamo fatto: emanare provvedimenti stabili, raccogliere in un testo unico le norme legislative e favorire la filiera; infatti, sappiamo benissimo che, fortunatamente, circa il 70 per cento del fatturato della pesca, nel nostro paese, è aggregato in filiera, dal momento che l'associazionismo ha svolto un ruolo molto importante.
Voglio ricordare questi punti, alcuni dei quali sono stati sottolineati dal Comitato per la legislazione, altri derivano da alcune considerazioni che abbiamo svolto in aula, perché è necessario completare la materia relativa al nostro patrimonio ittico e alla pesca.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Preda.

ALDO PREDA. Ho concluso, signor Presidente.
Questo è anche un invito rivolto al sottosegretario e al Governo affinché non si arrivi, nel mese di settembre, a dover emanare un decreto-legge relativo al fermo pesca.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, questa mattina abbiamo iniziato l'esame dell'articolo 4 del decreto-legge, che contiene i provvedimenti relativi al settore


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della pesca. Indubbiamente, le modifiche apportate su alcuni punti, durante l'esame al Senato, ci convincono; le riteniamo positive e lo abbiamo sottolineato anche durante la discussione sulle linee generali. Mi riferisco, in primo luogo, alla velocizzazione, prevista in questo decreto-legge, per quanto riguarda l'utilizzo delle risorse comunitarie legate allo strumento finanziario di orientamento della pesca, ricorrendo al fondo di rotazione; in secondo luogo, (altro elemento contenuto in questo articolo), con riferimento alla pesca costiera esercitata nel mare Adriatico, alla previsione di una distanza non superiore alle 40 miglia dalla costa.
Quest'articolo contiene due commi che ci preoccupano e sui quali vorremmo richiamare l'attenzione dell'Assemblea. Per questo motivo, i nostri emendamenti ne propongono la soppressione. Il primo di questi emendamenti soppressivi riguarda il comma 5-ter; esso modifica la normativa precedente che prevede il sotterramento delle lavorazioni e degli scarti del pesce azzurro. Con questo decreto-legge, oltre che il sotterramento, si propone la distruzione e lo smaltimento in mare di queste lavorazioni. Noi riteniamo che si sarebbe potuto prevedere, per esempio, l'incenerimento, invece che lo smaltimento in mare. Quest'ultima soluzione, a nostro avviso, pone l'accento su due questioni fondamentali: la prima riguarda un arretramento rispetto alle politiche di tutela delle acque e delle risorse marine. L'altra questione attiene alla sicurezza alimentare e sanitaria. Attraverso lo smaltimento in mare degli scarti di lavorazione, infatti, si possono introdurre dei parassiti e trasferire, quindi, ad altre specie animali presenti, rischi seri di malattia.
Per questi motivi, dunque, chiediamo un voto a favore dell'emendamento che propone la soppressione del comma 5-ter dell'articolo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo chiedo la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sta bene.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta fino alle ore 10.

La seduta, sospesa alle 9,55, è ripresa alle 10,10.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prego i colleghi di prendere posto, ma senza farsi male: non c'è bisogno di prove ginniche!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 4.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 346
Votanti 345
Astenuti 1
Maggioranza 173
Hanno votato
143
Hanno votato
no 202).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Perrotta non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Franci 4.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, con questo emendamento proponiamo la soppressione del comma 5-quater dell'articolo 4, che prevede l'accesso ai contributi per l'ammodernamento della flotta a fronte di una riduzione della capacità di pesca non inferiore al 50 per cento.
Noi riteniamo che l'indicata disposizione si ponga in aperto contrasto con i regolamenti comunitari in materia di sviluppo del settore ittico e della pesca, incentrati sulla riduzione dello sforzo e della capacità di pesca degli armatori e degli imprenditori ittici. La normativa comunitaria prevede che, qualora si vada all'ammodernamento di un natante e rimanga


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invariata la capacità di pesca di quest'ultimo non si possa accedere ai contributi comunitari; l'accesso ai contributi è possibile soltanto provando una riduzione del 135 per cento dello sforzo di pesca (quindi, il contributo è ammesso nella fascia tra il 100 per cento e il 35 per cento in più).
Portando la riduzione ad una misura non inferiore al 50 per cento, il predetto comma 5-quater rischia di creare un conflitto con la l'Unione europea (essendo in aperto contrasto, come già detto, con i regolamenti comunitari) e crea anche una sorta di ipoteca nel sistema complessivo dell'organizzazione del settore, in quanto vincola la possibilità di accesso ai contributi ad una riduzione globale che nel settore dovrebbe determinarsi.
Sono questi i motivi che ci spingono a chiedere l'abrogazione del comma 5-quater dell'articolo 4. Non riteniamo consigliabile aumentare i punti di conflitto e di contrasto con le norme comunitarie e con le politiche europee di settore. Peraltro, nei prossimi mesi, così come avverrà per la politica agricola comune, il nostro Ministero sarà chiamato ad una revisione del libro verde sulla pesca e della politica europea a sostegno del settore. A nostro avviso, a questo appuntamento dovremmo presentarci tenendo fermi alcuni comportamenti e i principi cardine contenuti nella normativa di settore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo esprimerà un voto favorevole su questo emendamento soppressivo, del comma 5-quater. Ci sembra che quella che viene introdotta nella disposizione di legge sia una norma suicida. Per di più, viene indicata anche l'arma del suicidio, laddove si dice in fondo: subordinatamente al parere favorevole della Commissione europea. Credo non ci sia nessuno, che conosca un po' la materia di cui stiamo parlando, che possa pensare ad un parere favorevole della Commissione europea, dato l'attuale sistema normativo, sull'emendamento che viene introdotto. Questo sarebbe nulla; una norma suicida, alla fine, è solo una perdita di tempo, però qui si rischia anche di dare un'impressione sbagliata agli operatori del settore e, nello stesso tempo, di ingenerare aspettative che poi saranno rapidamente deluse dalla mancata applicazione pratica di quanto andiamo a deliberare. Pertanto, ci associamo alla richiesta di soppressione del comma 5-quater.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, intervengo a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo. Anche noi ci associamo alle dichiarazioni dell'onorevole Franci. C'è il rischio, credo abbastanza reale, di aggiungere, con questo comma 5-quater e con questo provvedimento, che è vincolato al parere favorevole della Commissione europea, un'altra possibilità di infrazioni comunitarie (oltre ad altri provvedimenti, anche sulla pesca). Sappiamo tutti che, con molta probabilità, il parere favorevole della Commissione europea non verrà. Gli indirizzi dell'Unione europea nel settore sono sufficientemente chiari: riduzione sullo sforzo di pesca, riduzione della stazza e potenza dei motori dei pescherecci. Credo che ci sia questo rischio. Sulla pesca abbiano avuto altri rilievi relativi ad infrazioni da parte dell'Unione europea, quindi, credo che, alla fine, sarebbe logico cassare questo comma 5-quater, che ci creerà ulteriori problemi con l'Unione europea.

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, onorevole, questo emendamento non è né suicida né altro. È una questione sulla quale riteniamo di poter lavorare, consapevoli


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di avere ereditato dai Governi precedenti - lo dico molto sommessamente - ben sei procedimenti di infrazione, che adesso è mio compito vedere di disinnescare attraverso il rapporto con l'Unione europea. Quindi, francamente, se vi è stato suicidio, vi è stato precedentemente.
Ora, inviterei i colleghi a riflettere un attimo sulle affermazioni che vengono fatte. Ricordo, tra l'altro - però, naturalmente, questo viene lasciato alle vostre determinazioni -, che ieri sera ci eravamo lasciati, prima del termine della seduta, con l'impegno reciproco alla comprensione, all'ascolto, alla collaborazione, sulla base di tutta una serie di emendamenti che il centrosinistra si impegnava a trasformare in ordini del giorno ed il Governo ad accogliere. Il pronunciamento sull'accettazione del contenuto degli emendamenti trasfuso negli ordini del giorno c'è stato e, quindi, ora ci troviamo praticamente sgomenti - non mi viene un'altra parola - di fronte ad un atteggiamento parlamentare che non vorrei diventasse simile a quello di ieri pomeriggio e che renderebbe un po' difficile mantenere gli impegni, presi ieri sera, che, invece, vogliamo assolutamente mantenere.
Siamo convinti che si sia trattato di un accordo tra gentiluomini, nella trasparenza e nella chiarezza. Ora sta a voi. Noi stiamo a vedere.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 4.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 382
Maggioranza 192
Hanno votato
159
Hanno votato
no 223).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Perrotta non ha funzionato.
Passiamo all'emendamento Franci 4.3. Chiedo all'onorevole Franci se accetti l'invito del relatore a ritirare l'emendamento ed a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.

CLAUDIO FRANCI. Si, Presidente, accolgo l'invito del relatore per quanto riguarda il mio emendamento 4.3 ed annuncio anche il ritiro dell'emendamento 4.4, sempre a mia firma.

PRESIDENTE. Sta bene. Ricordo che l'emendamento Rava 4.5 è inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 6.1
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, questo emendamento interviene laddove il Governo ha previsto l'estensione dei benefici per l'accensione di mutui per l'acquisto di terreni siti in comunità montane ai coltivatori diretti, agli imprenditori agricoli a titolo principale ed ai soggetti privi di occupazione di età non superiore ai quarant'anni.
Naturalmente, valutiamo positivamente tale norma e riteniamo che i benefici debbano essere estesi anche agli imprenditori agricoli che, pur non a titolo principale, svolgono un'attività professionale sul territorio. Ciò viene garantito dall'iscrizione di tali imprenditori agricoli nel registro delle imprese presso la camera di commercio. Ci pare un modo moderno di sottolineare l'attività di aziende che svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio, soprattutto nelle comunità montane (e sappiamo quanto sia necessario questo presidio) anche se gli imprenditori svolgono altre attività e quindi non sono imprenditori agricoli a titolo principale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 391
Votanti 390
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
165
Hanno votato
no 225).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Preda 6-sexies.1
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente il testo varato dal Senato interviene opportunamente per portare a compimento una lunghissima operazione iniziata con la legge finanziaria 2001 che già aveva avuto, forse, delle false partenze con l'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo n. 173 del 1998 e con la prima legge sulla BSE.
La versione degli aiuti per la ristrutturazione delle imprese agricole in difficoltà, che scaturisce dal testo approvato dal Senato, risulta depauperata di una parte essenziale che non ha risvolti da un punto di vista finanziario ma solamente normativo ed è compresa nell'articolo 121 della legge n. 388 del 2000 (cioè la finanziaria del 2001), ma anche e soprattutto dalla lettera stessa degli orientamenti comunitari in materia che, ricordiamo sempre, i partner dell'Unione europea usano sapientemente e correttamente a pieno regime; è dunque una norma che viene utilizzata anche dagli altri paesi dell'Unione europea.
Si tratta di comprendere, nelle possibili modalità di intervento che le regioni definiranno, come previsto al comma 5 dell'articolo al nostro esame, sia il conferimento di capitali, sia la cancellazione parziale o totale di debiti che normalmente richiedono risorse in conto capitale.
Poiché la dotazione finanziaria del provvedimento prevede solo limiti di impegno quindicennali, si adotta, per questi casi, la tecnica dell'erogazione di un contributo pubblico che può arrivare a coprire l'intera rata di ammortamento della somma che viene anticipata dalla banca, comprensiva di interessi e di capitali.
Si garantisce ovviamente alla banca il mantenimento delle erogazioni concesse in ogni caso, compreso il fallimento del piano di ristrutturazione e la conseguente messa in liquidazione dell'impresa, al fine di rendere possibile l'operazione di trasformazione di risorse pubbliche, disponibili solo nell'arco di 15 anni, in somme in capitale corrispondente al loro sconto al tasso di riferimento. Questo sistema, tra l'altro, era stato attivato, anche in passato, per operazioni di credito con il contributo dello Stato.
La formulazione è resa necessaria dall'impianto stesso del provvedimento che, contrariamente a quello che si va a modificare, è più prescrittivo e, quindi, preclude la stessa operazione che nel testo precedente era invece possibile delineare con il previsto decreto ministeriale.
Credo che il Governo, essendo questa un'indicazione che viene data alle regioni, si possa impegnare ad emanare direttive che, in tal senso, non gravano sul bilancio dello Stato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Preda 6-sexies.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 395
Votanti 394
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
167
Hanno votato
no 227).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Franci 6-septies.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 390
Maggioranza 196
Hanno votato
164
Hanno votato
no 226).

Ricordo che l'articolo aggiuntivo Molinari 6-octies.01 è stato dichiarato inammissibile.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 7.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, ieri il sottosegretario ha già assunto un impegno circa l'accettazione di un ordine del giorno, presentato dalla maggioranza, per modificare la copertura di questo decreto-legge. Intendiamo comunque insistere per la votazione del presente emendamento per definire con forza la nostra posizione, in quanto durante l'esame della legge finanziaria abbiamo già avuto modo di discutere molto animatamente, sia in Commissione sia in Assemblea, del quadro che si andava delineando per le risorse destinate all'agricoltura. In quell'occasione facemmo presente che si stava attuando una decurtazione dei fondi destinati al settore agricolo pari a 740 miliardi in termini di competenza ed a quasi 2 mila miliardi in termini di cassa.
È chiaro che quelle osservazioni, ed il fatto di aver rigettato gli emendamenti che all'epoca avevamo presentato, ci portano oggi ad affrontare questa situazione estremamente delicata, che assume in un certo senso anche i caratteri dell'assurdità. In Commissione ho utilizzato un termine molto forte definendo questa copertura scandalosa: se a luglio ci siamo trovati a reperire i fondi per l'emergenza BSE diminuendo le risorse che erano destinate all'inquinamento elettromagnetico, oggi, invece (così è la seconda volta che ciò accade), ci troviamo, con una scelta forse ancora peggiore, a sottrarre risorse al settore sociale. Ciò indica una volontà politica molto precisa, che d'altronde si è già evidenziata in questi mesi: pensiamo solamente agli interventi concreti che hanno interessato il settore della sanità e gli essenziali indici sociali.
Ci troviamo, quindi, di fronte alla definizione di scelte politiche che giudichiamo estremamente gravi, dal momento che il Governo ha operato scelte di politica economica molto chiare. Ripetiamo spesso questi concetti e credo sia opportuno farlo tutte le volte in cui se ne presenta l'occasione.
Il fatto di avere deciso di privilegiare, ad esempio, la detassazione delle successioni per i grandi patrimoni, e il fatto di avere privilegiato con la legge Tremonti gli investimenti che non hanno una diretta ripercussione sullo sviluppo, (come spesso succede) sono scelte politiche molto definite ed importanti che, però, hanno determinato il depauperamento delle risorse destinate ad altri settori. Ciò si è verificato in maniera molto grave per l'agricoltura e oggi, per coprire un provvedimento che rientra nei doverosi compiti dello Stato, dobbiamo trarre le risorse destinate a settori che riguardano altrettanto importanti competenze dello Stato.
Credo, quindi, che definire scandalosa la scelta della copertura sia del tutto corretto. Ci auguriamo che l'impegno del sottosegretario di ripristinare il finanziamento originario della legge sull'assistenza possa avere successo; riteniamo, però, che il fatto rimanga ugualmente molto grave perché, comunque, è indice di una scelta politica ben precisa che, naturalmente, non condividiamo e combattiamo con tutte le nostre forze.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.


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LUCA MARCORA. Signor Presidente, intervengo per ribadire anche da parte del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo la contrarietà più assoluta alla scelta di reperire i fondi per finanziare la proroga degli interventi urgenti per la BSE da una voce di bilancio relativa all'assistenza sociale.
Avevamo già detto nel corso dell'esame della legge finanziaria che i soldi destinati agli interventi per la BSE, pari a 50 milioni di euro, erano assolutamente insufficienti. Il Governo ci ha dato ragione, stabilendo che la spesa per la proroga degli interventi urgenti debba essere pari a 150 milioni di euro. Siamo completamente in disaccordo in ordine alle modalità di reperimento di queste risorse e, come già affermato da altri colleghi, è assolutamente indegno che vengano sottratti fondi all'assistenza sociale. Ricordo, inoltre, che altri 50 milioni di euro sono presi dal fondo per la meccanizzazione in agricoltura e il fatto di sottrarre fondi da questa voce ci vede altrettanto contrari. Sicuramente per la meccanizzazione vi è bisogno di fondi e sottrarli per finanziare il decreto-legge sulla BSE non ci trova d'accordo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 7.1 non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 398
Votanti 397
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato
174
Hanno votato
no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rava 7.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, vorrei sottolineare sempre il problema già sollevato dal collega Rava con riferimento al suo emendamento 7.1 e che è stato ribadito nel corso del dibattito: la copertura finanziaria. Con l'emendamento Rava 7.2 proponiamo una copertura quanto mai opinabile, sia chiaro, chiedendo di prelevare le risorse necessarie non dall'assistenza ma sempre dal comparto agricolo e, cioè, dai fondi destinati all'AGEA.
Mi rendo conto che questo emendamento solleva una serie di problemi perché sappiamo benissimo quanti oneri abbiamo caricato sull'AGEA. Però, ci sembra sia meno provocatorio che recepire le risorse da un settore particolare come quello dell'assistenza.
Il motivo della presentazione di questo emendamento è di riportare i finanziamenti all'interno del comparto agricolo. Sappiamo benissimo che il comparto agricolo ha risorse insufficienti che dovremo coprire con altre risorse. Capiamo anche benissimo le difficoltà delle regioni di effettuare interventi in questo settore per mancanza di risorse e sappiamo benissimo che soprattutto sugli interventi interregionali abbiamo una serie di problemi, però ci sembra meno provocatorio che prelevare le risorse dal settore dell'assistenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 7.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato
161
Hanno votato
no 232).


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Passiamo alla votazione dell'emendamento Molinari 7-ter.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, l'emendamento che intendo sostenere riguarda l'azione dell'Ente irrigazione per la Puglia, la Lucania e l'Irpinia. In questo provvedimento sono stati finanziati altri enti, forse anche importanti, ma non meno di quello che interessa tre regioni del Mezzogiorno. Soprattutto in questo momento, di fronte al perdurare di uno stato calamitoso legato alla crisi idrica - e mi rivolgo, in particolare, ai colleghi della Puglia del centrodestra - bisogna sostenere tutte le strutture in grado di funzionare in termini di efficienza per limitare i disagi per il comparto agricolo, che ha una rilevanza importantissima.
Capiamo le contingenze di calendario e la ravvicinata scadenza del decreto-legge, ma proprio per questo chiediamo un segnale di attenzione da parte del Governo per affrontare in maniera organica il problema della crisi idrica. Il sottosegretario sa bene quale sia l'importanza dell'ente in questione su cui più volte ha riferito rispondendo ad atti di sindacato ispettivo presentati da numerosi colleghi. I debiti hanno messo in discussione persino il pagamento degli stipendi dei lavoratori: con questo emendamento vogliamo garantire adeguate risorse per il funzionamento per i prossimi tre anni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.

NICOLA ROSSI. Signor Presidente, con questo emendamento si cerca di porre riparo soprattutto all'inazione del Governo sulle questioni dell'emergenza idrica nel Mezzogiorno.
Vorrei ricordare che qualche mese fa, in questa stessa aula, abbiamo approvato la cessione delle azioni dell'acquedotto pugliese alla regione Puglia dopo averlo trasformato in Spa. Tuttavia, non abbiamo fatto lo stesso anche per l'Ente irrigazione Puglia Lucania ed Irpinia nonostante fosse stato presentato dall'opposizione un emendamento in questo senso, emendamento che la maggioranza ritenne allora di respingere. Francamente ancora non si capisce per quale motivo, allora, la maggioranza respinse quell'emendamento con il risultato che oggi siamo nuovamente costretti ad intervenire per mettere in condizione l'EIPLI di andare avanti. Sarebbe stato assai più naturale avviare anche per l'EIPLI lo stesso percorso avviato per l'acquedotto pugliese, cosa che però non si è voluta fare.
Forse dovremmo riflettere sulla strategia che il Governo si sta dando per quanto riguarda l'emergenza idrica nel Mezzogiorno. Non si è voluto fare ciò per molti motivi e ne segnalo uno a tutti noi: si pensa di poter risolvere la questione dell'EIPLI diversamente da come si è risolta la questione dell'acquedotto pugliese. Si pensa, in altre parole, di non assegnare, come sarebbe stato logico, giusto e doveroso, le azioni dell'EIPLI, dopo averlo trasformato in società per azioni, in larga misura alla regione Basilicata che sarebbe il naturale titolare di una grossa parte.
In realtà, si pensa, invece - faccio riferimento a recenti dichiarazioni ed articoli del sottosegretario Viceconte -, di smembrare tanto l'acquedotto pugliese quanto l'EIPLI, per costruire quella che è stata incredibilmente definita una finanziaria dell'acqua.
Vorrei segnalare a tutti i deputati della maggioranza la gravità del problema idrico meridionale, problema particolarmente grave anche perché presente da decenni ma, certamente, da un numero di anni almeno pari, ad esempio, a quelli nei quali il centrodestra ha governato la regione Puglia. Da questo punto di vista, in questi anni nulla è stato fatto ed oggi si arriva ad una situazione di emergenza, alla quale non si sa come porre riparo. Ripeto, con l'emendamento Molinari 7-ter.1 non si fa altro che venire incontro all'incapacità del Governo di darsi una linea da questo punto di vista, e mi riferisco tanto al Governo nazionale quanto a quelli regionali di centrodestra,


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che, anche in questo ultimo caso, sono stati incapaci - in particolare, il governo regionale pugliese - di affrontare la questione come meritava di essere fronteggiata.
Oggi, ci troviamo in una situazione che definiamo di emergenza e vorrei segnalare a tutti noi che, dal punto vista dell'agricoltura, questo significa già un calo pesante della produzione agricola dello scorso anno, soprattutto per quanto riguarda la Capitanata, e significherà un calo, forse, ancora superiore per quanto riguarda l'annata agraria in corso.
Che cosa dovremmo fare? Forse sarebbe il caso che il Governo arrivasse con un'idea chiara su come intende risolvere il problema idrico nell'intero Mezzogiorno, invece che trascinarsi - baloccandosi, se mi permettete questa espressione - con quanto viene scritto a seguito della legge obiettivo. Ricordo a tutti che, per quanto riguarda quest'ultima, il problema idrico è certamente menzionato, ma con un ammontare di risorse del tutto sproporzionato rispetto alla gravità del fenomeno, di cui, probabilmente, molti deputati - soprattutto quelli di maggioranza - di questa Assemblea non si rendono conto.
Di qui a non più di 30, 40 giorni in Puglia l'acqua mancherà in senso fisico, non astratto, e, a quel punto, il Governo probabilmente sarà costretto a correre ai ripari. Tuttavia, il problema dell'acqua non si risolve nel momento in cui l'emergenza si presenta, ma a monte.
Vorrei terminare con una semplice osservazione. Il Governo ha nominato il presidente della regione Puglia commissario all'emergenza idrica: mi permetto di segnalarvi l'insensatezza di una decisione che attribuisce poteri commissariali ad una persona che, direttamente o indirettamente, è stata corresponsabile della creazione della situazione di emergenza, sia quella idrica che quella relativa ai rifiuti.
In politica sussiste un principio che dovrebbe valere per tutti, quello della responsabilità: quando si sbaglia non si può essere premiati per aver sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento Molinari 7-ter.1 pone una questione strettamente legata ai problemi della siccità e delle risorse idriche, che riguarda sicuramente le regioni della Puglia, della Lucania e dell'Irpinia ma anche tutto il territorio nazionale.
Certo, in queste regioni l'emergenza è più sentita e gli interventi debbono essere sollecitati. È vero che il decreto-legge in esame dà risposte in merito agli interventi per il patrimonio idrico nazionale, per le opere di bonifica e di irrigazione. Il Senato, con emendamenti, ha aggiunto nuove opere rispetto a quelle previste dal decreto-legge e ha posto la questione del ripristino di quelle esistenti, però dobbiamo dire che - il problema è già stato sollevato - le risorse sono del tutto inadeguate perché l'irrigazione e la lotta alla siccità non sono diventate questioni prioritarie nelle scelte delle opere pubbliche di carattere nazionale.
Ben altre devono essere le risposte. Credo che, innanzitutto, proprio perché abbiamo da poco celebrato la giornata mondiale dell'acqua, debbano essere tenute presenti alcune questioni che abbiamo ascoltato proprio dal sottosegretario Scarpa Bonazza Buora durante un'audizione in Commissione relativa alla siccità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Che in questo decreto sia finita anche l'emergenza idrica, non so se faccia ridere più o meno. Infatti, ritengo occorra un esercito di Sherlock Holmes per individuare, nei vari provvedimenti,


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le risorse destinate all'emergenza idrica esistente in questo paese e, in particolar modo, nel Mezzogiorno.
È del tutto evidente che, se in ogni decreto-legge o in ogni legge che attiene in qualche modo all'emergenza - che, ormai, non è più tale, in quanto la questione della siccità è strutturale e riguarda l'intero paese - si allocano risorse, nel caso specifico, tra l'altro, anche miserabili dal punto di vista della quantità, e non si individua - lo sa bene il sottosegretario, in quanto se ne è discusso in Commissione - l'ammontare complessivo di tali risorse per decidere cosa fare, il risultato è assolutamente insoddisfacente.
Infatti, la politica consiste, sostanzialmente, anche nell'individuazione, all'interno dell'emergenza, delle vere priorità. Queste ultime sono: in primo luogo, la ricognizione nazionale in ordine all'efficienza dei consorzi, solo alcuni dei quali funzionano; in secondo luogo, l'utilizzazione plurima di acque reflue, che vengono disperse; in terzo luogo, l'utilizzazione dei dissalatori, in quanto vi è anche un grosso volume di acqua diretta all'industria e, nel Mezzogiorno e in Puglia, alcune industrie rischiano - e qui emerge anche un problema occupazionale - di chiudere per l'insufficienza del volume di acqua.
Questi soldi fanno presupporre qualche progetto di massima? Signor Presidente, questo è un paese nel quale i progetti di massima fanno consumare soldi per i grandi studi professionali, ma non risolvono i problemi, tantomeno quello dell'emergenza idrica (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Adduce. Ne ha facoltà.

SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, credo che questa vicenda, relativa alla crisi idrica delle regioni meridionali e giustamente riproposta dall'emendamento Molinari, rappresenti un problema del quale abbiamo l'impressione che il Governo non abbia cognizione.
Chiunque si trovi a passare, non a vivere, in alcune regioni meridionali ha l'immediata coscienza e consapevolezza che la situazione è tragica. Non osservatori esterni, ma il presidente della regione Puglia, qualche giorno fa, ha denunciato che l'autonomia per il potabile - cioè, per dare da bere agli uomini, alle donne e ai bambini della Puglia - è limitata ad una sessantina di giorni. Oggi, come diceva il collega Nicola Rossi, siamo ad un'autonomia di 40 giorni.
Le iniziative che abbiamo sollecitato in questi mesi non sono state sufficienti a sensibilizzare il Governo. Dunque, in questo momento, l'emendamento Molinari risponde, anche se in modo provvisorio, ad una grande emergenza esistente in alcune delle nostre regioni.
Ritengo che gli uomini di quest'aula - della maggioranza prima ancora che dell'opposizione - debbano per un attimo riflettere e valutare la necessità di esprimere un voto favorevole su questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, vorrei svolgere un intervento flash per chiarezza. Ritengo si stia continuando a fare demagogia su un argomento delicatissimo che al centrosinistra non è mai stato a cuore: nel momento in cui, due anni or sono, in quest'aula si è levato un grido di dolore dal centrodestra per l'emergenza idrica nel Mezzogiorno e in Puglia, il centrosinistra se ne è letteralmente infischiato; si parlava già di infrastrutture ed anche di emergenza idrica.
Oggi non si può sostenere che questo Governo - non soltanto quello nazionale ma anche i governi regionali retti dal centrodestra - non abbia dato il giusto peso al problema, proprio nel momento in cui si è dato finalmente corso ad un'iniziativa che, invece, il centrosinistra non ha mai intrapreso.
Caro collega Nicola Rossi, lei ricorderà benissimo cosa accadde in quest'aula in


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occasione delle risposte fornite dall'allora ministro Nesi che se ne infischiò letteralmente del problema della Puglia per quanto riguardava non soltanto l'acquedotto pugliese ma anche l'emergenza idrica. Oggi, sia con la legge obiettivo sia con il collegato alla manovra finanziaria, si avvia la realizzazione di infrastrutture che potranno portare, finalmente, alla soluzione definitiva del problema.
Per quanto riguarda l'emergenza idrica, ricordo al collega Nicola Rossi che c'è un precedente illustre: il ministro Bianco nominò l'ex presidente della regione Sicilia Capodicasa commissario per l'emergenza idrica delle acque. Non vedo perché oggi il nostro ministro non possa nominare il presidente Fitto in Puglia. Si ritiene strumentalmente che ci sia un'incompatibilità: in realtà, si vuole continuare a non prendere di petto il problema dell'emergenza idrica, portando soltanto demagogia in quest'aula. Grazie, signor Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, mi rivolgo all'onorevole Leone. Credo sia inutile che lei e la maggioranza vi arrampichiate sugli specchi parlando del passato. Ci possono essere giudizi diversi sul passato, ma il problema sollevato dall'onorevole Nicola Rossi è un altro: fra trenta giorni in Puglia, in Capitanata, in larga parte del Mezzogiorno saremo alla disperazione. Allora, non approfittare di questo decreto-legge e di questi provvedimenti per dare altre risposte; non stanziare le risorse di cui l'agricoltura ha bisogno; non rendersi conto che avremo problemi di acqua potabile per gli abitanti dei centri storici di molte città del Mezzogiorno è irresponsabile.

ANTONIO LEONE. Fate la danza della pioggia!

PIETRO FOLENA. Noi denunciamo questo atteggiamento e vi invitiamo ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento Molinari 7-ter.1 (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Chiediamo che, in tempi rapidi, il Parlamento possa discutere i problemi dell'acqua in una seduta importante. Non ci si può ricordare di questi problemi soltanto il 22 marzo, in occasione della giornata dell'acqua indetta dalle Nazioni unite. Noi, tutti insieme, dobbiamo parlare di questo problema, perché l'acqua non è di destra né di sinistra: l'acqua è di tutti, l'acqua è un bene, l'acqua è vita, che insieme, con provvedimenti finanziari ed organizzativi di emergenza, dobbiamo garantire alle popolazioni meridionali (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, non credo sia il caso di aprire una polemica dai toni così accorati su una questione talmente importante e vitale non soltanto per l'agricoltura ma per l'intera società e, in particolare, per il Mezzogiorno. Senza lanciare accuse a nessuno, ma prendendo atto di un'altra situazione spinosa che abbiamo ereditato, vorrei soltanto ricordare all'onorevole Folena che precedentemente non vi era chiarezza sui compiti, sulle attribuzioni e sulle funzioni dei diversi ministeri in ordine alla problematica della siccità e dell'irrigazione.
Onorevole Folena, parlo soprattutto a lei, se mi vuole ascoltare. Dunque, vi è un problema - che, oggettivamente, non è stato risolto in precedenza - per quanto riguarda le competenze del Ministero delle infrastrutture (ex Ministero dei lavori pubblici), del Ministero delle politiche agricole


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e forestali, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, delle regioni.
Ebbene, noi questo lavoro lo stiamo facendo e, dopo aver stanziato ingenti risorse per gli investimenti nel settore irriguo con la legge obiettivo, stiamo razionalizzando le competenze, con un tavolo comune tra Ministero delle infrastrutture, Ministero dell'agricoltura e Ministero dell'ambiente. Abbiamo già prodotto un primo protocollo di intesa tra Ministero delle politiche agricole e Ministero delle infrastrutture e Ministero dell'ambiente per l'utilizzazione delle acque reflue, che giustamente venivano evocate come risorsa importante dall'onorevole Rossiello. Quindi, stiamo cercando il più rapidamente possibile di compensare i problemi, rispetto a una situazione di oggettiva difficoltà ad operare in cui si erano trovati i governi precedenti.
Pertanto, non credo che sia il caso di polemizzare su questa questione. Sono perfettamente d'accordo che questo sia invece un argomento di dibattito, che deve essere valorizzato in tutte le sedi e quindi, se lo ritengono, anche in questa: certamente in Commissione agricoltura, come è stato fatto sia al Senato, sia alla Camera dei deputati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgobio. Ne ha facoltà.

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, temo che in quest'aula i colleghi della maggioranza siano costantemente rivolti con la testa all'indietro e tanto presi dal guardare a ciò che è accaduto, che non si accorgono di ciò che accade e di quello che potrà accadere a breve distanza di tempo. Ascoltando l'onorevole Leone, mi è sembrato di capire che lui addebitasse solo ed unicamente ai governi di centrosinistra la crisi idrica in cui versa la Puglia. Sarà anche vero, ma oggi le condizioni sono cambiate e il problema resta. L'emendamento serve solo ed unicamente, non a risolvere il problema della crisi idrica in Puglia, ma quantomeno a dare un minimo di prospettiva, esattamente così come in questo provvedimento viene fatto per altri consorzi: questo è l'argomento.
Allora, ha ragione il sottosegretario: non c'è motivo di prendersela. Ci sono oggi da parte del Governo le volontà per dare un minimo di risposta immediata a questo problema? Bene, l'emendamento c'è. Non c'è possibilità di inserirlo in questo provvedimento? Bene, si dica che si discuterà e che si sta provvedendo con altri mezzi e con altri provvedimenti.
L'invito al Governo è ricordare che le risorse idriche della nostra regione, della Puglia, scarseggiano, sono ormai a vista. Vorrei ricordare che la Puglia non è solo agricoltura, ma è anche turismo; nel momento in cui viene meno una delle risorse principali può essere messa in ginocchio tutta l'economia della regione. Ecco, in questo caso, l'emendamento presentato serve solamente a lenire il grido di dolore della regione Puglia, dei suoi abitanti e dei suoi operatori economici, non a risolvere il problema. Per questo, noi chiediamo ai colleghi della maggioranza, ai colleghi pugliesi, che vivono lo stesso dramma di tutti gli altri cittadini della Puglia, di esprimere un voto favorevole ad un emendamento che, in qualche modo, risponde alle esigenze e alle necessità immediate della Puglia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.

NICOLA ROSSI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, devo dire la verità, provo un leggero imbarazzo all'idea di dover tornare nella settimana di Pasqua in Puglia e avvisare i miei concittadini ed elettori che il Governo sta preparando un tavolo. Quando la terra si spacca, quando dai rubinetti non esce più una goccia d'acqua, rispondere con un tavolo non è esattamente quello che i cittadini si aspettano. Da un Governo serio (Commenti del sottosegretario Scarpa Bonazza Buora)... un attimo di pazienza! Da un Governo serio mi aspetto due cose: la prima, che si


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prendano provvedimenti immediati, perché l'emergenza idrica - lo ripeto - si presenterà fra trenta giorni.
Lei è veneto e quindi mi rendo conto che viste dal Veneto queste cose...

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. No, io sono italiano!

NICOLA ROSSI. Anch'io ma in ogni caso - lo ripeto - queste cose viste dal Veneto appaiono lontane, me ne rendo conto. Quindi, da un lato mi aspetto interventi urgenti e se non ci pensate voi ci penseremo noi in questi giorni ad avanzare qualche ipotesi. Dall'altro lato mi aspetto che un Governo serio si ponga il problema di valutare, accertare e, se del caso, intervenire per colpire le responsabilità. Gliene elenco tre, poi lei valuterà la situazione nel modo che riterrà più opportuno.
Negli anni passati noi avevamo immaginato di cedere l'acquedotto pugliese all'ENEL. Se ciò fosse accaduto due anni fa gli interventi - mi ascolti onorevole Leone - sulla rete idrica dell'acquedotto pugliese sarebbero già cominciati. Voi avete bloccato quella strada e la privatizzazione dell'acquedotto pugliese non vi sarà prima di un anno, un anno e mezzo. Inoltre, gli interventi sulla rete si avranno quando sarà troppo tardi.
Se vuole un secondo esempio possiamo parlare dei consorzi di bonifica. Esattamente nell'anno 1999 abbiamo offerto alla regione Puglia due soluzioni di intervento sui consorzi di bonifica e due partner privati che erano disposti, in parte, ad accollarsi la pesante situazione debitoria dei consorzi di bonifica. Onorevole sottosegretario, ambedue le soluzioni sono state respinte e sa perché? Glielo spiego. Qualche mese fa, amici di vertici politici del centrodestra sono stati nominati alla presidenza di quei consorzi di bonifica. Voi i consorzi di bonifica non li volete, non li avete voluti sistemare, semplicemente perché vi servivano per sistemare altre cose.
Passiamo ora al terzo elemento. Lei mi parla delle acque reflue, ma lo sa cosa ha detto il suo collega di Governo Micciché non più tardi di qualche giorno fa? Ha detto che i POR vanno tutti rifatti. Ma vi rendete conto di ciò che state immaginando di fare? Allora delle due l'una: se i POR vanno veramente rifatti, mi aspetto che, questa sera, il ministro dell'economia segnali le responsabilità dei presidenti di regione che hanno approvato dei POR che non stanno in piedi. Io lo so che il POR della Puglia non sta in piedi, con tranquillità glielo posso dire già da ora.
Se, invece, le dichiarazioni del Governo non corrispondono a verità, ci si renda conto di avere fatto un'affermazione che potrebbe implicare la perdita sostanziale dei fondi europei.
Lo ripeto, le sto chiedendo due semplici cose: interventi d'urgenza e accertamenti o interventi sulle responsabilità.
L'unica cosa che sapete fare è nominare commissario all'emergenza idrica la stessa persona che ha portato la Puglia a questa situazione. Ciò la dice lunga su come intendete governare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rossiello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Onorevole Leone, mi stia ad ascoltare per favore. Sono estremamente preoccupato del fatto che per voi l'acqua, molto probabilmente, assume la connotazione di amica o nemica. Faccio questa premessa per dire che si parte da quello che vi è; dov'è finito l'accordo di programma tra Puglia e Basilicata? Chi lo ha fermato? Chi lo blocca? È del tutto evidente che, quando si è assetati, la prima cosa da fare è trovare l'acqua dove sta. L'acqua sta in Basilicata. Il contratto di programma, signor sottosegretario, è bloccato, non si sa bene perché, non si sa bene dove, ma posso azzardare un'ipotesi: nei ritardi di questo Governo riguardo l'accettazione della cosiddetta programmazione negoziata, su cui sono stati persi dieci mesi, perché l'esecutivo non sapeva se adottarla o non adottarla.


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Vi è ancora una seconda questione.

CESARE RIZZI. Ma quanto parla, signor Presidente? Sta intervenendo a titolo personale e parla da mezz'ora.

GIUSEPPE ROSSIELLO. Certamente, certamente! Sono un assetato caro compagno della Lega. Stavo dicendo che vi è l'acqua da addurre, mi riferisco alla diga del Locone. Vi sono tutte le carte ed i progetti preparati dalla regione. Vi erano - non so poi cosa sia successo con gli stanziamenti e come vada il gioco delle tre carte - gli stanziamenti per addurre l'acqua del Locone nella piana di Barletta, dove oramai i pozzi fanno salire acqua salata che distrugge le colture.
Quando vi è un'emergenza...

PRESIDENTE. Onorevole Rossiello, deve concludere!

GIUSEPPE ROSSIELLO. ...occorre partire dalle cose che bisogna fare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santino Adamo Loddo. Ne ha facoltà.

SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, cari colleghi, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame poiché, ancora una volta, rileviamo l'improvvisazione del Governo davanti alle emergenze, quali ad esempio la BSE, ma anche con riferimento ad alcuni interventi strutturali di cui l'agricoltura italiana ha bisogno, soprattutto alla vigilia dell'ingresso di nuovi paesi nell'Unione europea.
Sono però soddisfatto del dibattito poiché, al di là del provvedimento (che era blindato), abbiamo quanto meno discusso di problematiche importanti della nostra agricoltura. È stato affrontato il problema della BSE, degli allevamenti, non solo bovini, ma anche di altre specie e filiere (al riguardo dobbiamo valorizzare le filiere dei produttori agricoli), degli accordi interprofessionali su cui, dal punto di vista legislativo, dobbiamo mettere mano, modificando legge n. 88 del 1988, dell'irrigazione e della mancanza dell'acqua nel nostro paese soprattutto per gli usi agricoli (sto pensando anche alla mia terra d'origine, la Sardegna) e così seguitando. Il dibattito è stato importante.
Esprimeremo un voto contrario, ma spero che le indicazioni emerse dal dibattito siano recepite dal Governo, soprattutto nel prossimo provvedimento che è il collegato agricolo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi scusi, ma la questione sollevata intorno all'emendamento Molinari 7-ter. 1 ha acceso un dibattito ovviamente molto interessante del quale i colleghi che mi hanno preceduto hanno evidenziato la portata, distinguendone gli argomenti.
Sicuramente è una questione di emergenza; non è, tuttavia, questo il momento per affrontare il tema dell'emergenza idrica nel Mezzogiorno d'Italia, ma l'occasione buona per stimolare il Governo ad approntarne con urgenza le misure.
In questa sede sono state sollevate questioni strutturali sulla fine che devono fare gli organismi quali l'Acquedotto pugliese e l'Ente irrigazione per l'importanza strategica che rivestono nel Mezzogiorno d'Italia, in relazione alla gestione della risorsa idrica. Si tratta, anche quest'ultima, di una questione importante, ma non mi pare che l'emendamento in esame rappresenti altro che una positiva occasione per segnalare al Governo la necessità di avere le idee chiare rispetto agli obiettivi strategici.
Sono state sollevate questioni relative alla programmazione dei POR. Al riguardo, è interessante, ma...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, dovrebbe concludere, per cortesia.

ANTONIO BOCCIA. Concludo, signor Presidente, dicendo che il provvedimento sulle infrastrutture, che abbiamo approvato da poco, si richiama alla delibera CIPE del 21 dicembre.


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In quella delibera sono elencate una serie di opere riguardanti anche le risorse, anche se non sono indicate le priorità. Sarebbe anche il caso che il Governo provvedesse...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la prego di concludere. Lei che è un cultore del regolamento sa benissimo che deve avviarsi alla conclusione.

ANTONIO BOCCIA. Signor presidente, credo di doverle soltanto ricordare che il mio intervento è successivo a quello del Governo ed è per dichiarazione di voto sull'emendamento al nostro esame. Dopo l'intervento del Governo ho diritto a cinque minuti. Mi sto quindi muovendo nell'ambito dei miei tempi (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, è intervenuto l'onorevole Santino Adamo Loddo. Mi sembra di doverglielo ricordare.

ANTONIO BOCCIA. No, signor Presidente. L'intervento dell'onorevole Loddo era a titolo personale per dichiarazione di voto (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania). In ogni caso, ho concluso il mio intervento.
L'onorevole Molinari pone una questione: dal momento che vengono attribuite risorse finanziarie a consorzi interregionali di diverse parti d'Italia, egli propone di prevedere una quota di risorse per l'ente irrigazione Puglia Lucania Irpinia. Questo è il tema. Sarebbe sufficiente che il Governo si limitasse a dire: d'accordo, la questione è chiusa. Le altre questioni sono rimandate ad un esame successivo.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boccia. Sono spiacente nel togliere la parola: tuttavia, occorre che non mi poniate in imbarazzo, altrimenti la mia cortesia diviene un atto di debolezza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dell'Anna. Ne ha facoltà.

GREGORIO DELL'ANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlare di emergenza idrica nel momento in cui si vota un emendamento ad un articolo di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge ed alzare un polverone su un argomento così importante, senza entrare nello specifico, ma soltanto cercando di insultare e di dare addosso al presidente della regione Puglia, mi sembra alquanto sconveniente.
Ritengo che su tale argomento sia necessario un incontro puntuale, trattandosi di un tema che non deve essere esaminato soltanto per fare demagogia politica in quest'Aula. Sarebbe pertanto corretto da parte dell'opposizione del centrosinistra che sull'argomento non si facessero strumentalizzazioni e che si discutesse in maniera seria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor presidente, trovo assai singolare, di fronte ad una questione emergenziale - l'acqua -, che richiede interventi immediati, l'atteggiamento del Governo che continua a giustificare i propri ritardi ed inadempienze addebitando le responsabilità alle forze del centrosinistra.
In tal modo, il Governo dimostra, tra l'altro, di non conoscere fino in fondo ciò che in questo ambito è stato fatto dal Governo precedente. Mi rimetto a ciò che il collega Nicola Rossi affermava nei precedenti interventi.
Vorrei inoltre segnalare al rappresentante del Governo una vicenda avvenuta nella città di Bari, nel dicembre scorso. Infatti, il problema dell'emergenza idrica riguarda l'agricoltura, il turismo e la vivibilità nei centri urbani. A dicembre la città vecchia di Bari è rimasta per 20 giorni senza acqua. Credo che in quest'Aula non si abbia sufficiente contezza di cosa significhi rimanere senza acqua.
Il sindaco di Bari ha quasi suggerito di bere l'acqua minerale, analogamente a quanto fece Maria Antonietta. Vorrei segnalare


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però che in quella situazione - è intervenuto il prefetto per rifornire la città vecchia, con tutte le difficoltà legate all'ingresso delle autobotti nella città, -, non è intervenuto il sindaco di Bari, impegnato nei festeggiamenti del capodanno, né, tantomeno, il presidente della regione Puglia, nominato, di lì a qualche mese, commissario per l'emergenza idrica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per sostenere e rilevare l'importanza dell'emendamento proposto dal collega Molinari per l'Ente irrigazione Puglia Lucania Irpinia.
Si tratta di una giusta proposta normativa, che prevede un finanziamento essenziale per un ente che è preposto a curare le attività irrigue in ben tre regioni, Puglia, Basilicata e Campania e, in particolare, in Irpinia. Nel provvedimento al nostro esame sono previste misure di sostegno finanziario per altri enti operanti nel settore, enti sicuramente importanti, rispetto ai quali però l'ente irrigazione Puglia Lucania Irpinia non è meno rilevante.
Per queste ragioni chiediamo all'Assemblea uno sforzo di attenzione e di riflessione, perché il rigetto dell'emendamento Molinari 7-ter.1 sarebbe l'ulteriore conferma della volontà dell'esecutivo e della maggioranza di penalizzare e mortificare ingiustificatamente il Mezzogiorno e, in particolare, ben tre regioni: la Puglia, la Basilicata e la Campania. Per questi motivi sosteniamo con forza le ragioni di questo emendamento equilibrato e giusto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, i deputati di Rifondazione comunista voteranno a favore dell'emendamento Molinari 7-ter.1, anche perché in realtà propone 500 mila euro di aumento delle risorse già previste per la siccità e per l'emergenza idrica in Puglia. Credo francamente che opporsi a questo emendamento, anche con le motivazioni addotte, sia senza senso. L'emergenza idrica c'è, è evidentissima, ha un impatto enorme sull'agricoltura e sulla vivibilità di una regione come quella pugliese che soffre sistematicamente di questa emergenza.
Anche io, come molti colleghi del centrosinistra, penso che l'acqua sia una risorsa pubblica, che non può in alcun modo essere centellinata. Per questa ragione, pur condividendo l'impianto del ragionamento che viene fatto e votando a favore dell'emendamento Molinari 7-ter.1, voglio far notare sia ai colleghi del centrodestra che a quelli del centrosinistra che si sta ragionando su un'emergenza e, contemporaneamente, invece, entrambi (centrodestra e centrosinistra) sono favorevoli al progetto di privatizzazione dell'acquedotto pugliese. Se l'acqua è una risorsa pubblica, se è una necessità per tutti, è del tutto evidente che questa risorsa non può essere privatizzata ed è questo il vero tema che in un altro provvedimento dovremmo forse discutere tutti quanti (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luigi Pepe. Ne ha facoltà.

LUIGI PEPE. Signor Presidente, intervengo per esprimere sostegno all'emendamento Molinari 7-ter.1 e per fare una breve considerazione. Ho ascoltato con molta attenzione le varie opinioni sul problema dell'acquedotto pugliese e sulle sue vicende. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che su questo argomento sarebbe opportuno stendere un velo pietoso. Se vogliono saperne di più, è opportuno che si facciano recapitare in casella l'interrogazione circostanziata presentata dall'onorevole Boccia e la risposta penosa ed inconcludente del Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare che noi Socialisti democratici italiani vogliamo sottoscrivere l'emendamento Molinari 7-ter.1, perché riteniamo ancora una volta che questo Governo guardi con poco interesse ai problemi del Mezzogiorno d'Italia e, soprattutto, alle questioni che si stanno evidenziando in questi giorni con riferimento al problema della siccità, che esiste nel Mezzogiorno e, in particolar modo, nelle realtà della Campania, della Basilicata e della Puglia.
Oggi, la Puglia vive una situazione drammatica. Credo che i parlamentari di questa e di quell'area conoscano bene le difficoltà che oggettivamente esistono in tale realtà. Ci sembra quanto mai strano che, di fronte ad una situazione così drammatica (tra poco mancherà anche l'acqua per uso civile), il Governo non assuma una posizione chiara, netta; l'esecutivo, ancora una volta, finanzia - nell'ambito di situazioni che emergono da questo decreto-legge - realtà che probabilmente hanno problemi certamente inferiori rispetto a quelli del Mezzogiorno d'Italia e della Puglia stessa.
Ho ribadito, in più circostanze - e lo voglio affermare anche in questo momento -, che l'attuale centrodestra, che ha vinto le elezioni e che (lo dichiaro con chiarezza e con onestà) è abilitato a governare questo paese, ha vinto le elezioni nel Mezzogiorno d'Italia. Tuttavia, non si impegna a risolvere problemi seri, presenti in questa realtà, legati all'acqua. Altro che sviluppo agricolo, zootecnico ed industriale! Se non c'è l'acqua, se non vi sono le condizioni necessarie (tra qualche giorno verrà a mancare totalmente l'acqua), credo che questa realtà sarà destinata a creare ulteriori problemi di carattere sociale ed occupazionale!
Per quale motivo i parlamentari del Mezzogiorno - perché non si vedono situazioni chiare per definire la questione dell'acqua - non si ribellano ad una simile realtà? Anche loro, infatti, sono stati eletti in quella realtà. Credo che abbiamo il dovere di fornire delle risposte importanti alle realtà del Mezzogiorno, come la Campania e la Puglia, dove manca, di fatto, l'acqua, e non si può affermare che, in ogni caso, si stabiliscono accordi di programma tra il Molise, gli Abruzzi e la Campania. Se manca l'acqua, neanche questi accordi di programma determineranno condizioni di sviluppo possibile e sostenibile!
Abbiamo celebrato - insieme ai deputati del gruppo dei Verdi e ad altri deputati - la cosiddetta giornata dell'acqua, bene essenziale di questa nostra comunità. Ancora oggi - lo rilevo nuovamente - non vi sono risposte chiare da parte di questo Governo. Esso pensa semplicemente a stabilire accordi con i grandi gruppi industriali, e non a guardare ai problemi reali di una popolazione e di una comunità in quanto tale! Altro che Governo liberale! Qui si tenta di fare in modo che queste popolazioni vivano una situazione drammatica dal punto di vista economico, sociale e, quindi, anche occupazionale! Per questo motivo, sosteniamo, con forza, questo emendamento e voteremo contro le proposte riguardanti lo sviluppo che non comprendano il Mezzogiorno d'Italia!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, anche i Verdi sosterranno l'emendamento al nostro esame perché crediamo rappresenti l'occasione, in quest'aula, per fare finalmente chiarezza sugli impegni che il Governo e la maggioranza di centrodestra hanno assunto in campagna elettorale per il Mezzogiorno, e per l'incapacità e la cattiva volontà politica dello stesso Governo e della stessa maggioranza di affrontarli, nel momento in cui vengono discusse e poste in votazione proposte emendative - come l'emendamento al nostro esame -, che consentirebbero di passare finalmente dalle parole ai fatti.
Questa vicenda è ancora più grave, non solo perché pone nuovamente alla nostra


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attenzione il problema delle regioni meridionali, ma anche perché lo fa partendo dalla necessità di intervenire per trovare un soluzione all'emergenza idrica che è una grande questione ambientale del sud del nostro paese. Ma, guardando, con un po' di lungimiranza, alla situazione dello sperpero della risorsa idrica, attuato su tutto il territorio nazionale, anche a seguito dei cambiamenti climatici, presto tale emergenza riguarderà anche le altre regioni che oggi non sono oggetto di questo emendamento e di questo intervento.
L'emergenza idrica, oggi, è una priorità assoluta che non può essere sottovalutata.
Pochi giorni fa è stata celebrata la giornata mondiale dell'acqua. Il ministro delle politiche agricole, Alemanno, ha preso iniziative dal sapore di spot elettorali (pur essendo le elezioni passate da un pezzo), ma poi, nel momento in cui si trova a dover dare un segnale concreto, respinge gli emendamenti (ed è anche più grave che ciò accada perché, al di là di ragioni di merito, vi è la necessità di approvare il decreto-legge nei termini previsti dalla Costituzione) e non presenta in Parlamento alcuna iniziativa politica e legislativa capace di tranquillizzarci e di dare soluzione a questa emergenza.
Noi Verdi siamo particolarmente preoccupati perché, come ho già detto, l'emergenza idrica è una grande questione ambientale: si pone la necessità di affermare una cultura del limite nell'uso delle risorse del nostro paese e del nostro territorio; si è sbagliato, in questi anni, a pensare che l'acqua fosse una risorsa illimitata e, pertanto, da consumare senza darsi regole.
Anche all'interno del Parlamento, si sbaglia a pensare che si possa affrontare l'emergenza idrica privatizzandone l'uso e la gestione. Proprio quando vengono in considerazione risorse limitate come l'acqua - bene comune e collettivo - l'idea di aprire addirittura una corsa dei privati per la loro gestione può provocare guai davvero grossi!
Un Parlamento deve saper affrontare tali questioni, deve saper prevenire ed anche dare risposte tempestive, di lungo periodo, all'emergenza. Invece, ancora una volta, di fronte ad una questione reale posta dal centrosinistra, dall'opposizione, cui dovrebbe essere prestata la dovuta attenzione in quest'aula, al di là delle collocazioni e degli schieramenti, vi è una chiusura pregiudiziale da parte del Governo; e ciò è grave non tanto per i nostri rapporti, ma perché, in questo modo, le regioni meridionali vedono ritardati gli interventi che da tempo implorano per fronteggiare quell'emergenza idrica che già stanno vivendo da tempo e che si acuirà con l'arrivo della stagione calda.
Queste sono le ragioni per le quali i Verdi sostengono l'emendamento Molinari 7-ter.1 e chiedono al Governo di assumere un'iniziativa politica coerente ed idonea a far fronte a questa emergenza che, presto, si trasformerà anche in crisi sociale: a pagare le conseguenze della crisi idrica, infatti, saranno soprattutto le popolazioni e le fasce sociali più deboli del Mezzogiorno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, sono favorevole all'emendamento Molinari 7-ter.1, non perché esso riguardi alcune regioni del Mezzogiorno e, tra queste, la mia (la Basilicata), ma perché a nessuno sfugge che la situazione idrica di vera e propria emergenza riguarda tutto il Mezzogiorno. Penso, per esempio, alla Sicilia, dove tale questione assume caratteri di drammaticità.
Nelle regioni Basilicata, Puglia e Campania, da un paio d'anni, a seguito delle calamità naturali (in questo caso, la siccità), la situazione è diventata davvero preoccupante. Ciò ci induce a proporre all'attenzione dei colleghi alcune sintetiche considerazioni.
È a tutti noto che l'acqua è incolore: un colore può averlo, semmai, la sua gestione. Ebbene, la gestione dell'Ente irrigazione Puglia Lucania Irpinia non ha il nostro colore perché, in maniera davvero spregiudicata, è stata affidata esclusivamente


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al centrodestra, venendosi meno, così, a qualsiasi norma di rispetto istituzionale nei confronti della regione Basilicata.
Ma, detto questo, l'ente va sostenuto perché ha professionalità, una storia e una capacità progettuale rilevante. Per cui chiedo che il Governo si faccia carico di attribuire a questo ente i fondi necessari, non solo per la corretta gestione, ma per eseguire gli interventi necessari, perché la carenza idrica riguarda le campagne lucane, quelle campane e quelle pugliesi.
Un'ultima cosa vorrei dire, Presidente. È un fatto di civiltà e di sviluppo. Il Governo, tra le grandi opere, non può non dare priorità alle reti idriche ed irrigue. Questo è un fatto di civiltà e di sviluppo che, mi auguro, avrà la sua priorità (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Blasi. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO BLASI. Signor Presidente, lei che è un uomo di spirito ricorderà la battuta di qualche decennio fa: piove, Governo ladro!

SAURO SEDIOLI. Non ci sarebbe la siccità se fosse così!

GIANFRANCO BLASI. Non vorrei che si capovolgesse questa battuta e si dicesse: non piove, Governo ladro! Mi pare eccessivo e crea soprattutto, anche in questo caso, uno steccato su una vicenda, che potrebbe addirittura divenire drammatica, che dovrebbe vedere le istituzioni unite - il centrodestra e il centrosinistra - e compatte nella costruzione di un progetto, tenendo conto, peraltro, che alcune di queste istituzioni, come la regione Basilicata, sono oggi governate dal centrosinistra e dall'Ulivo.
Mi pare anche - e lo dobbiamo dire, ad onor del vero - che, in questo momento, sia presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, sia presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si sia aperto un tavolo, sereno e costruttivo, al quale sono seduti i presidenti delle regioni Puglia e Basilicata proprio insieme al sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, onorevole Scarpa Bonazza Buora, e al sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, onorevole Viceconte. Mi pare che il presidente della regione Basilicata non abbia affatto proposto la questione in maniera così traumatica e propagandistica. L'onorevole Molinari ha ragione a preoccuparsi dell'Ente irrigazione, però, anche in questo caso, devo ricordargli che questa preoccupazione avrebbe dovuto nascere molti mesi prima. Infatti, noi abbiamo ereditato un ente indebitato, commissariato, che non pagava gli stipendi da quasi un anno. Abbiamo messo all'ordine del giorno il tema della ristrutturazione e della riqualificazione. Quindi, ristabiliamo per piacere la verità (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molinari 7-ter.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 432
Maggioranza 217
Hanno votato
198
Hanno votato
no 234).

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