Allegato A
Seduta n. 123 del 26/3/2002


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(A.C. 2523 - Sezione 8)

ORDINI DEL GIORNO

La Camera,
in sede di esame del decreto-legge «Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e per favorire la contendibilità dell'offerta nel mercato dell'energia elettrica, nonché disposizioni concernenti gli oneri generali del sistema elettrico» (A.C. 2523);
considerato che:
sono stati presentati progetti per la realizzazione di tre centrali termoelettriche nella regione Lombardia ai confini con la regione Piemonte e, precisamente, la


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centrale di Torremenapace, la centrale di Sannazzaro e la centrale di Caseigerola;
le tre centrali sono ubicate in un'area avente un raggio di sette chilometri, già interessata da impianti con forte impatto ambientale;
il territorio confinante con l'area in questione risulta ad alta vocazione agricola con coltivazioni orticole molto importanti e sede di impianti di trasformazione dei prodotti agricoli;
una così alta concentrazione di centrali comporterà un forte incremento delle emissioni di ossido di carbonio e ossidi di azoto; dette emissioni comporteranno, come evidenziato nella ricerca del dipartimento di colture arboree dell'Università di Torino, una netta riduzione della fotosintesi con notevoli danni alle coltivazioni e quindi all'economia di un vasto territorio;
una tale concentrazione di centrali, inserite in un contesto già compromesso, può determinare condizioni ambientali estremamente pericolose, oltre che per le colture agricole, anche per la salute degli abitanti;
la regione Piemonte ha espresso parere contrario alla realizzazione delle centrali;
il caso in questione è rappresentativo del più generale problema della valutazione di compatibilità ambientale nella realizzazione di impianti produttivi,

impegna il Governo:

a congelare l'iter di autorizzazione delle centrali termoelettriche sopraccitate;
a valutare la criticità ambientale e le conseguenze sulle attività agricole della zona, valutando la sovrapposizione degli effetti di tutte le attività potenzialmente inquinanti esistenti sul territorio sia in condizioni di normalità di funzionamento sia in caso di possibili incidenti;
a valutare la necessità di introdurre una norma che stabilisca una distanza minima tra centrali termoelettriche di potenza superiore ai 200 mega watt di almeno 40/50 chilometri, nonché una distanza delle stesse centrali dai centri abitati di almeno 10 chilometri.
9/2523/1.Buglio, Rava.

La Camera,
esaminato il disegno di legge n. 2523, di conversione del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7, recante misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale;
premesso che:
la mancata individuazione di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, rallentando l'attività di messa in sicurezza e di smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse e degli impianti di produzione del combustibile nucleare, comporta un differimento nei tempi del possibile riutilizzo produttivo dei siti medesimi e un incremento dei costi che si riflette sugli operatori del settore e, conseguentemente, sulle tariffe elettriche;
i predetti siti, ove sollecitamente bonificati, potrebbero, tra l'altro, costituire aree ottimali per la realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia in grado di contribuire efficacemente al raggiungimento dei livelli di sicurezza ai fini dell'approvvigionamento energetico del Paese;
tale bonifica dovrebbe realizzarsi comunque entro il 2008, ma non è ancora stato possibile definire i criteri che dovrebbero presiedere all'individuazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, premessa indispensabile di ogni azione di bonifica,

impegna il Governo

ad assumere sollecitamente ogni iniziativa, anche di natura legislativa, per favorire l'incremento della produzione di energia elettrica e la riduzione dei costi sopportati da produttori ed utenti attraverso la disattivazione delle centrali elettronucleari e degli


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impianti di ricerca e di fabbricazione del combustibile dismesso, nonché mediante la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, degli elementi di combustibile irraggiati e dei materiali nucleari, previa individuazione del sito per la realizzazione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi.
9/2523/2. Polledri, Zanetta, Foti, Rosso, Martinelli, Gibelli.

La Camera,
in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7, recante misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale:
considerate le determinazioni assunte nel corso del recente Consiglio europeo di Barcellona in materia dì creazione di un mercato unico dell'energia, che rendono vieppiù urgente un organico intervento riformatore;
rilevato come il predetto decreto-legge sia volto a fronteggiare una situazione di emergenza attraverso interventi di portata limitata giustificati dalla necessità e dall'urgenza di scongiurare una crisi del sistema di fornitura di energia elettrica;
ritenuto tuttavia che, secondo quanto emerso nel corso dell'indagine conoscitiva sulla situazione e le prospettive del settore dell'energia in via di conclusione da parte della medesima Commissione, sussista altresì l'esigenza di pervenire in tempi estremamente brevi ad un riordino della complessiva articolazione del comparto per accelerare il processo di liberalizzazione del settore;
considerato, in particolare, che occorre assicurare, anche in prospettiva, la sicurezza degli approvvigionamenti energetici affrontando i nodi critici dell'attuale sistema;
ritenuto, altresì, che, in assenza di un nuovo e penetrante intervento del legislatore, i cittadini e le imprese sconterebbero in misura sempre maggiore le criticità del settore, contraddistinto tra l'altro da prezzi assai più elevati della media europea;
considerata pertanto l'urgenza di implementare l'attuale quadro normativo per consentire di compiere un insieme coerente di scelte di natura fiscale, industriale, tecnologica ai fini del rilancio del settore;

impegna il Governo

a presentare alle Camere, entro il 15 maggio 2002, un disegno di legge di complessivo riordino e riforma del settore dell'energia, che tenga conto degli orientamenti propositivi che verranno espressi nel documento conclusivo dell'indagine conoscitiva richiamata in premessa.
9/2523/3. Gastaldi, Gambini, Milioto, Vernetti, Saglia, Polledri, Cozzi.

La Camera,
esaminato il decreto legge 7 febbraio 2002 n. 7, recante «Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale»;
preso atto che l'articolo 1, ai fini del rilascio dell'autorizzazione unica da parte del Ministero delle attività produttive, prevede l'esito positivo della VIA con riferimento ad ogni singolo impianto di energia elettrica;
considerato che ai fini della valutazione di rischio ambientale provocato dal nuovo impianto occorre tener presenti eventuali concentrazioni degli impianti e dei tralicci di trasporto dell'energia nell'intero ambito territoriale;
considerato il duplice vantaggio, economico ed ecologico, proveniente dall'utilizzo di impianti misti che impiegano, di norma, combustibile derivato da rifiuti, nonché il metano come fonte integrativa nei casi dì carenza di CDR;

impegna il Governo

a coordinare l'iniziativa di realizzazione dì nuovi impianti di produzione di


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energia elettrica con altre oggettive possibilità di utilizzo di energia da fonti rinnovabii o alternative considerate prioritarie, privilegiando in particolare la costruzione di impianti misti che utilizzino, altresì, combustibile derivato da rifiuti;
a valutare in particolare la possibilità di decentramento delle generazioni di energia attraverso impianti di ridotte dimensioni e contenuto impatto ambientale, evitando la concentrazione delle centrali e delle reti dì trasporto nei singoli ambiti territoriali e tenendo conto sia della necessità di una congrua distanza dalle centrali esistenti, sia della possibilità di avvicinamento dei nuovi impianti alle zone industriali con necessità emergenti;
a verificare l'effettivo utilizzo dì tecnologie avanzate per prevenire l'inquinamento atmosferico e ridurre le emissioni inquinanti nell'aria.
9/2523/4. Martinelli, Saglia, Zanetta, Parolo, Polledri.

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge n. 7 del 2002 «Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale» è stato adottato dal Governo al fine di garantire la necessaria copertura del fabbisogno nazionale di energia elettrica;
secondo i dati forniti dal gestore della rete di trasmissione nazionale la potenza offerta è pari a 48 mila 700 mw mentre il fabbisogno registrato nel dicembre del 2001 è stato di 52 mila mw. È stato quindi possibile far fronte alle richieste attraverso 6 mila mw di potenza importati dall'estero;
le linee di interconnessione con l'estero continuano ad essere strategiche, anche nell'ottica di un mercato unico europeo, oltre alla considerazione che il gestore della rete prevede un aumento di chilometraggio delle linee ad altissima tensione di circa duemila chilometri nel 2002-2004;
se l'obiettivo è ottenere una rete elettrica che produca gli stessi prezzi all'interno del sistema nazionale è necessario che si superino le differenze zonali e i vincoli tra le zone geografiche del paese;
un esempio lampante degli ostacoli burocratici ed amministrativi che riguardano la rete è rappresentato dalla linea che dalla Puglia potrebbe portare energia in Campania e nelle altre regioni del sud di Italia, opera iniziata nel 1992 non ancora terminata a causa di impedimenti normativi;
le norme di semplificazione autorizzativa contenute nel decreto-legge n. 7 del 2002 possono essere applicate anche alle linee di trasmissione dell'energia elettrica;

impegna il Governo

a dare sollecita attuazione al decreto-legge n. 7 del 2002 in coerenza con quanto affermato in premessa e a riformare tempestivamente le procedure di autorizzazione per lo sviluppo delle linee elettriche.
9/2523/5. Saglia, Zanetta, Tabacci, Polledri, Scalia, Catanoso.

La Camera,
esaminato il disegno di legge A.C. 2523, di conversione del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7;
preso atto con soddisfazione del fatto che il provvedimento consente di dare concreta attuazione ad alcuni degli indirizzi fondamentali di politica energetica definiti dal Governo e dal Parlamento;
rilevato, peraltro, che a tale provvedimento dovranno far seguito ulteriori iniziative del Governo allo scopo di provvedere al complessivo riordino del settore e che, in proposito, nel corso dell'esame presso la X Commissione, tanto le forze


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politiche di maggioranza quanto quelle di opposizione hanno convenuto circa l'opportunità di rimettere ad un apposito disegno di legge la definizione in termini organici della materia, anche sulla base delle conclusioni cui la medesima Commissione perverrà a conclusione dell'indagine conoscitiva allo scopo effettuata;
rilevato che nella stessa sede si dovrà definire una specifica disciplina da applicare nei casi in cui gli impianti siano insediati nel territorio di comuni adiacenti ad una regione diversa da quella di appartenenza, volta ad assicurare adeguate garanzie anche in ordine al pieno coinvolgimento nel procedimento delle regioni limitrofe;
tenuto conto che, in assenza di tale disciplina organica, potrebbero non risultare adeguatamente tutelati i diritti delle comunità residenti nelle regioni limitrofe a quelle nel cui territorio sono già avviati ovvero potrebbero nel breve termine iniziare i lavori di realizzazione di nuovi impianti;
considerato il caso, che appare particolarmente preoccupante, costituito dal fatto che in un'area compresa nel territorio della provincia di Pavia, avente l'estensione di sette chilometri di raggio, sulla quale già insistono tre industrie dichiarate ad alto rischio, quali la Oxon di Mezzana, la Raffineria di Sannazzaro e la Auschem di Castellar Guidobono, si prospetta la realizzazione di tre grandi centrali termoelettriche per complessivi 2400 Megawatt (pari a circa il 5 per cento del consumo energetico italiano), e che, in particolare:
la centrale Agip Petroli all'interno della Raffineria di Sannazzaro è in avanzata fase di autorizzazione della VIA;
la realizzazione della centrale di Voghera in località Torremenapace è già stata autorizzata;
appare evidente la necessità di evitare la costruzione della centrale di Casei Gerola;

impegna il Governo

ad adottare, nell'ambito delle procedure autorizzative, tutte le iniziative per ridurre ed eliminare le concentrazioni localizzative delle centrali, al fine di ottimizzare l'utilizzo della rete di trasporto normale di energia elettrica esistente.
9/2523/6. Patria, de Ghislanzoni Cardoli, Stradella, Polledri.

La Camera,
esaminato il decreto 7 febbraio 2002 n. 7, recante misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale;
constatato che nel polo energetico di Civitavecchia e Montalto di Castro è oggi concentrata gran parte della produzione di energia elettrica, tanto da considerare questo polo tra i principali d'Europa:
che l'Enel sulla base delle direttive europee e nazionali, sta provvedendo alla alienazione di parte del proprio parco centrali suddivise nelle tre GENGO che sono state messe sul mercato;
che in questo quadro l'Interpower (una delle tre GENGO) sta provvedendo a trasformare (per decreto governativo) alcune delle centrali ad olio combustibile a turbo-gas (Civitavecchia-Torre sud);
che l'Enel sempre a Civitavecchia- Torre nord ha presentato presso i Ministeri competenti e le altre autorità locali e regionali formale richiesta di trasformazione a carbone della centrale attualmente alimentata ad olio combustibile;
che sempre nello stesso sito (Montalto di Castro) l'Enel, si sta accingendo alla alimentazione dell'omonima centrale con oil-emulsion (olio pesante con grossa concentrazione di elementi inquinanti);
che questo processo di radicale trasformazione degli impianti produttivi nel sito di cui trattasi comporterà seri stravolgimenti ecologici, infrastrutturali, e


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inciderà considerevolmente sul sistema industriale e delle imprese locali in quell'area;
che in questo contesto, a fronte di una totale rinuncia della regione Lazio e delle province interessate (Roma e Viterbo) ad esercitare un ruolo di coordinamento e di presenza attiva tra gli enti locali appare necessario costituire un fronte unico comune capace di tutelare gli interessi della economia locale, della salute dei cittadini e più complessivamente della tutela di un territorio (quello degli etruschi) così orribilmente devastato dalla presenza di numerosi elettrodotti che attraversano comprensori pregevoli ed unici al mondo sotto il profilo archeologico, ambientale e monumentale;
temendo che le amministrazioni locali, da sole, non riescano a sostenere il confronto con i colossi dell'energia elettrica rischiando (come spesso è avvenuto) di soccombere di fronte alle legittime aspirazioni dello sviluppo economico e alla tutela ambientale e della salute dei cittadini;
tutto ciò premesso e prima ancora che su quel territorio possa tra qualche tempo scatenarsi un caos industriale e di iniziative incontrollate dove ogni impresa energetica (Interpower, Enel, oggi; domani chissacchì) agisca in regime di assoluta libertà se non di arbitrio con investimenti di migliaia di miliardi che se non coordinati con gli enti locali e regionali finirebbero per provocare effetti imprevedibili, se non dannosi sull'intero assetto economico ambientale ed infrastrutturale di quella vasta ed importante area del nostro paese,

impegna il Governo

adoperarsi per la convocazione, congiuntamente alla regione Lazio, di una conferenza regionale dell'energia, con la partecipazione dell'Enel, Interpower e gli enti locali interessati al fine di definire un quadro di riferimento istituzionale, industriale e di salvaguardia ambientale capace di tutelare con chiarezza, e senza furberie di sorta le esigenze dello sviluppo economico, la tutela del sistema industriale locale, la salute dei cittadini e che nel contempo sappia, a fronte di consistenti investimenti, impedire la penetrazione di infiltrazioni mafiose e malavitose in genere.
Nella stessa conferenza dovrà altresì emergere con chiarezza un impegno preciso dell'Enel, della regione Lazio e del Governo (Ministero ambiente) a presentare entro tempi brevi un piano di bonifica e rimozione di quegli elettrodotti che risultino incompatibili con la presenza sul territorio di beni archeologici, naturalistici e monumentali di inestimabile valore.
9/2523/7.Tidei, Realacci, Quartiani, Vigni.

La Camera,
esaminato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 7 del 2002,
rilevata l'urgenza di adottare misure volte a salvaguardare la sicurezza del sistema elettrico nazionale, attraverso il rafforzamento del parco di generazione al fine di evitare crisi ed interruzioni della fornitura di energia;
rilevato che tale esigenza troverà risposta nella realizzazione e nel potenziamento di impianti di energia elettrica, nonché delle opere connesse e delle infrastrutture ad essi indispensabili;
considerato che tali interventi, che hanno carattere di massima, urgenza, saranno realizzati previo esito positivo della valutazione di impatto ambientale (VIA) delle opere, al fine di una condivisibile esigenza di rispetto e tutela dell'ambiente;
sottolineato che le norme del disegno di legge sono volte a contemperare opportunamente le esigenze di rispetto e tutela dell'ambiente con quelle di celere realizzazione delle opere da esso previste;

impegna il Governo


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ad adottare ogni idonea iniziativa affinché i procedimenti di rilascio della valutazione dì impatto ambientale si concludano entro il termine di centottanta giorni dalla data di presentazione della richiesta di autorizzazione di cui al comma 1 dell'articolo 1 dovendosi in ogni caso considerare tale termine una scadenza non valicabile per la conclusione dell'istruttoria, in modo da garantire la tempestiva realizzazione di opere indispensabili a scongiurare il rischio di future crisi ed interruzioni della fornitura di energia.
9/2523/8. Lazzari.

La Camera,
premesso che la riforma dell'articolo 117 della Costituzione assegna la materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia alla legislazione concorrente;

impegna il Governo

a promuovere in sede di conferenza unificata la definizione di un accordo-quadro contenente i criteri sull'esercizio delle rispettive competenze nelle materie della produzione e trasporto dell'energia.
9/2523/9. Gambini.

La Camera,
premesso che:
presso moltissimi impianti industriali sorti negli anni sessanta sono operative centrali termoelettriche che rappresentano una importante opportunità di sviluppo e di crescita del tessuto economico e produttivo;
queste centrali sono vecchie e necessitano di misure di revamping finalizzate all'abbattimento dei costi anche ambientali;
molte aree dove operano centrali di questo genere sono interessate da strumenti di reindustrializzazione e della programmazione negoziata per il rilancio economico e produttivo come nel caso di Pisticci, Brindisi, Ottana, Gela, Manfredonia e altre realtà;

impegna il Governo

a prevedere misure di revamping per le centrali termoelettriche già operative nelle aree industriali nelle regioni ricadenti nell'obiettivo 1.
9/2523/10. Molinari, Vernetti.

La Camera,
esaminato il disegno di legge A.C. 2523, di conversione del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7;
rilevato che risulta necessario definire una specifica disciplina da applicare nei casi in cui gli impianti termoelettrici siano insediati nel territorio di comuni adiacenti ad una regione diversa da quella di appartenenza, volta ad assicurare adeguate garanzie anche in ordine al pieno coinvolgimento nel procedimento delle regioni limitrofe;
tenuto conto che, in assenza di tale disciplina organica, potrebbero non risultare adeguatamente tutelati i diritti delle comunità residenti nelle regioni limitrofe a quelle nel cui territorio sono previsti i nuovi impianti;
considerato il caso, che appare particolarmente preoccupante, ed il fatto che in un'area compresa nel territorio della provincia di Pavia, avente l'estensione di 15 chilometri di diametro in cui preesistono tre industrie dichiarate ad alto rischio, si prospetta la realizzazione di tre grandi centrali termoelettriche per complessivi 2.400 Megawatt, e che in particolare:


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la centrale AGIP Petroli all'interno della raffinerie di Sannazzaro è in avanzata fase di autorizzazione della VIA;
le realizzazione della centrale di Voghera è già stata autorizzata;
risulta evidente la necessità di non autorizzare la costruzione della centrale di Casei Gerola;

impegna il Governo

ad adottare, nell'ambito delle procedure autorizzative, tutte le iniziative per ridurre ed evitare le concentrazioni localizzative delle centrali, al fine di ottimizzare l'utilizzo della rete di trasporto normale di energia elettrica esistente.
9/2523/11.Rava.