Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 121 del 22/3/2002
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Discussione del disegno di legge: S. 1064 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2002, n. 4, recante disposizioni urgenti finalizzate a superare lo stato di crisi per il settore zootecnico, per la pesca e per l'agricoltura (approvato dal Senato) (2516) (ore 9,07).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 gennaio 2002, n. 4, recante disposizioni urgenti finalizzate a superare lo stato di crisi per il settore zootecnico, per la pesca e per l'agricoltura.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 2516)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che la XIII Commissione (Agricoltura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Marinello, ha facoltà di svolgere la sua relazione.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame recante la conversione del decreto-legge 25 gennaio 2002, n. 4, contiene disposizioni urgenti finalizzate a superare lo stato di crisi per il settore zootecnico, per la pesca e l'agricoltura. Il termine per la conversione in legge scade il prossimo 29 marzo ed il decreto-legge in esame è stato caratterizzato, come è ben noto, da un iter parlamentare insolito che, di fatto, ha costretto la XIII Commissione agricoltura a rincorrere il tempo, avendo iniziato i propri lavori soltanto il 13 marzo scorso.
Appare superfluo sottolineare il disagio in cui si è venuta a trovare la Commissione, in considerazione, tra l'altro, del contenuto estremamente corposo del decreto-legge in questione. Infatti, il medesimo può essere diviso essenzialmente in


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quattro direttrici che trattano rispettivamente del comparto zootecnico colpito dall'emergenza BSE; del comparto della pesca; del settore dell'irrigazione, delle opere di bonifica ed idrauliche; dell'ambito agricolo più in generale.
Il tutto risulta motivato da cogenti presupposti di necessità ed urgenza: l'esigenza di fronteggiare la crisi derivante dall'encefalopatia spongiforme bovina per l'anno 2002; il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal programma pluriennale di orientamento della flotta peschereccia, il cui ritardo peraltro, nelle fasi attuative, è determinato dall'avvio della procedura di infrazione contro l'Italia e dall'esigenza di definire alcune procedure di finanziamento comunitario; la necessità di definire la posizione dei soggetti titolari di diritti di godimento nei confronti di immobili pubblici ad uso agricolo - ciò in relazione all'imminente cartolarizzazione del patrimonio pubblico immobiliare, fatto che rende urgente regolamentare la questione in oggetto -; la necessità di ridurre l'onere pubblico sui mutui di miglioramento fondiario accesi in conseguenza dell'eccezionale siccità che ha colpito vaste aree del paese nelle annate agrarie 1988-1989 e 1989-1990.
Devo sottolineare che queste quattro direttrici principali sono state ampliate e modificate dal Senato nel corso dell'esame, sia nella Commissione di merito che in Assemblea, che ha assommato una serie di altri provvedimenti che affrontano una serie di questioni urgenti già sollevate nel corso del dibattito per l'approvazione della legge finanziaria dello Stato sia dalla maggioranza che dall'opposizione. In tal modo si è contribuito all'arricchimento del testo originario che adesso, a nostro avviso, racchiude segnali estremamente positivi ed importanti che gli operatori dei settori interessati ansiosamente aspettavano.
Per entrare nell'analisi specifica del provvedimento, vorrei inizialmente illustrare l'articolo 1. In esso si prevede che dal 1o novembre 2002 cessi ogni intervento dello Stato riguardo agli oneri sopportati per lo smaltimento dei materiali a rischio, mentre per il periodo 1o gennaio 2002 - 31 ottobre 2002, lo Stato proseguirà, secondo le modalità stabilite, ad assicurare un contributo per l'eliminazione di detti materiali. In particolare, è assicurato l'intervento da parte dello Stato per il periodo 1o gennaio 2002 - 31 ottobre 2002 per le attività di raccolta, trasporto, trasformazione, stoccaggio e distruzione dei materiali ad alto e basso rischio, attraverso l'erogazione di un contributo pari a 146 euro per tonnellata sul materiale a rischio specifico e ad alto rischio, pari a 486 euro per tonnellata qualora il medesimo materiale venga trasformato in farine; 55 euro a tonnellata sul materiale a basso rischio e 183 euro a tonnellata nel caso della trasformazione in farine. Tali attività possono essere svolte da organizzazioni interprofessionali di categoria o da consorzi o da personalità giuridica di diritto privato che si occupano di valorizzazione energetica.
A partire dal 1o gennaio 2002 è riconosciuta inoltre un'indennità per l'abbattimento selettivo dei bovini risultati positivi al testo della BSE, mentre l'indennizzo per la macellazione dei bovini presenti in azienda è prorogato fino al 30 giugno 2002. Il pagamento dei contributi e premi di previdenza ed assistenza sociale viene dilazionato attraverso il pagamento in 50 rate mensili.
Viene inoltre incentivato l'utilizzo a fini energetici dei materiali a rischio. In particolare, alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano sarà destinata una somma pari a 12 milioni e 919 mila euro da ripartire con decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali, adottato di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze e di intesa con la Conferenza Stato-regioni.
Oltre alle predette risorse, le regioni e le province autonome potranno sostenere le azioni volte a favorire l'utilizzo energetico dei predetti materiali attraverso le risorse esistenti sul Fondo per lo sviluppo in agricoltura, istituito dall'articolo 25 della legge n. 144 del 1999, nel quale affluiscono i contributi previsti dal decreto legislativo n. 173 del 1998. Nel provvedimento viene prevista, tra l'altro, la concessione


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di un'indennità, nella misura massima di 40.000 euro, a favore dei soggetti colpiti dalla malattia di Creutzfeldt-Jacob. La somma non contribuisce alla formazione del reddito né della base imponibile ed è destinata alla parziale copertura delle spese mediche. Le modalità di erogazione della somma saranno stabilite da un apposito decreto che verrà emanato dal ministro della salute, di concerto con quello delle politiche agricole e forestali.
Dal 1o novembre 2002 gli interventi necessari per lo smaltimento dei materiali a rischio e per riportare il comparto tecnico ad una condizione di normalità saranno decisi dal tavolo della filiera zootecnica, mentre con un decreto ministeriale saranno stabiliti i soggetti su cui dovranno gravare i costi relativi a tali incombenze. In particolare, le associazioni rappresentative di tutta la filiera zootecnica sono chiamate a stipulare, entro il 15 settembre 2002, un accordo interprofessionale, da recepirsi con decreto del ministro delle politiche agricole e forestali. Un successivo decreto ministeriale, adottato dai ministri dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole e forestali, da emanarsi entro il 15 ottobre 2002, stabilirà i soggetti obbligati al prelievo e al versamento delle somme, l'aliquota e le modalità di prelievo e di versamento delle somme stesse in un apposito fondo che sarà istituito presso l'Agea.
Con un emendamento approvato al Senato è stato, inoltre, previsto che i produttori titolari di quota, nelle cui aziende sono stati riscontrati casi di positività alla BSE, possano stipulare contratti di affitto della quota non utilizzata, separatamente dall'azienda, anche in deroga alle condizioni previste nel decreto-legge n. 8 del 2000. Tali disposizioni hanno efficacia solo per la campagna lattiero-casearia in corso. La stipula dei contratti nonché la loro comunicazione alle amministrazioni competenti può essere effettuata, limitatamente alla campagna lattiero-casearia 2001-2002, entro la data del 31 marzo 2002.
Gli altri interventi riguardano il settore della pesca. Questo è un settore importantissimo per l'economia di alcune regioni ed, a nostro avviso, strategico per la propria valenza economica e per l'importanza della risorsa alimentare ittica. Tra l'altro, ciò assume particolare importanza in un'azione così intrinsecamente legata alla storia del mare e delle marinerie. Questo è un settore delicato e, a tal proposito, è appena il caso di accennare alle specifiche procedure di infrazione comunitaria che abbiamo assommato negli ultimi anni e che dimostrano come sia necessario intervenire sull'intera materia. Mi sia consentito rendere atto all'intenso lavoro e allo sforzo del sottosegretario delegato. Gli interventi contenuti nel provvedimento vanno proprio in questa direzione.
Infatti, per consentire l'attuazione dei programmi pluriennali di orientamento per la flotta da pesca, l'articolo 4 consente l'anticipo dei contributi statali e comunitari gravanti sul fondo di rotazione per le politiche comunitarie. Tale anticipazione riguarda le azioni di adeguamento previste per il biennio 2000-2001 ed avviene su richiesta del Ministero per le politiche agricole e forestali.
Si estende, inoltre, al comparto della pesca l'esenzione dell'imposta di bollo già prevista per il settore agricolo, ai fini della presentazione delle domande di finanziamenti nazionali e comunitari. Con emendamenti approvati dal Senato è stato ulteriormente previsto che siano mantenute in capo al consorzio unitario di garanzia collettiva al credito, le risorse comunitarie e statali destinate ai finanziamenti del comparto pesca; che sia consentito il recapito in mare aperto degli scarti derivanti dalla prima lavorazione (assimilandolo, di fatto, a quanto avviene per le navi officina); che sia ridotto a 15 giorni - rispetto agli attuali 90 - il tempo intercorrente tra l'avvio dei procedimenti riguardanti i finanziamenti per il rinnovo della flotta e l'ammodernamento delle navi da pesca.
Infine, sempre un emendamento approvato dal Senato ha rivisto la definizione della pesca costiera contenuta nel regolamento


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per l'esecuzione del codice della navigazione marittima, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 1952, in modo da specificare la comprensione del mare Adriatico nelle coste nelle quali si esercita la pesca costiera e da ampliare la distanza massima che costituisce il discrimine tra l'esercizio della pesca costiera e gli altri tipi di pesca.
L'altra direttrice, di cui abbiamo parlato in premessa, concerne interventi che dimostrano la particolare attenzione contenuta in questo decreto-legge per il patrimonio idrico nazionale e per le opere di bonifica ed irrigazione. Si prevede, infatti, la realizzazione di ulteriori opere irrigue necessarie al recupero di risorse idriche e all'adeguamento strutturale e di ripristino di quelle esistenti, attraverso l'autorizzazione di ulteriori limiti d'impegno quindicennali, per un totale di 2 milioni di euro a decorrere dall'anno 2002. Si prevede, altresì, che gli enti destinatari del finanziamento debbano presentare - entro il 30 giugno 2002 - progetti esecutivi e cantierabili per la realizzazione di ulteriori opere irrigue necessarie al recupero di risorse idriche (articolo 6-ter).
Si prevede l'estensione degli interventi del fondo di solidarietà, in riferimento agli eventi alluvionali dell'ottobre 2000, attraverso il ripristino delle infrastrutture agricole e delle opere di bonifica.
In particolare, si stabilisce che i benefici recati dal decreto-legge n. 279 del 2000 (il cosiddetto decreto-legge Soverato), inizialmente riferito ai fatti alluvionali dei mesi di settembre e ottobre e poi esteso anche alle zone colpite dal dissesto idrogeologico nei mesi di ottobre e novembre, possano riguardare anche l'acquisto di macchinari nuovi; i soggetti interessati debbono rientrare nei territori per quali sia intervenuta la dichiarazione dello stato di emergenza, ai sensi della legge n. 225 del 1992, istitutiva del servizio nazionale civile.
Si prevede, inoltre, che le imprese agricole danneggiate specificatamente dagli eventi alluvionali nel solo mese di ottobre 2000 possano richiedere le provvidenze, di cui agli articoli 3 e 5, della legge n. 185 del 1992, che disciplina l'intervento di soccorso per il settore primario in caso di calamità naturali o avversità atmosferiche, senza che venga applicata la soglia minima di danno attualmente prevista, ossia anche nel caso che il danno subito sia inferiore al limite, previsto dal comma 1 dell'articolo 3 della legge n. 185 del 1992, del 35 per cento della produzione lorda vendibile.
Sono previsti interventi per la ristrutturazione delle imprese agricole in difficoltà «in grado di favorire il ripristino della redditività». Beneficiari dei regime di aiuto in questione, sono, in particolare, gli imprenditori agricoli, così come definiti dalle nuove norme codicistiche dell'articolo 2135, modificato recentemente dall'articolo 1 della legge di orientamento agricola (il decreto legislativo n. 228 del 2001); per effetto del richiamato articolo 1 della legge di orientamento, sono inclusi, tra i possibili beneficiari degli aiuti, anche le cooperative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi, equiparati all'imprenditore agricolo dal comma 2 dell'articolo 1 da ultimo citato.
In particolare, conformandosi sostanzialmente alle indicazioni contenute nella comunicazione 1997/C283/02 della Commissione, si stabilisce che: per il salvataggio delle imprese agricole in difficoltà, sono concessi aiuti di tesoreria, sotto forma di garanzia di crediti o di erogazione di crediti, ai tassi applicati ai prestiti concessi ad imprese sane, in particolare, ai tassi di riferimento adottati dalla Commissione; per la ristrutturazione delle medesime imprese, sono previsti aiuti mediante il concorso nel pagamento degli interessi, nella misura massima del 3 per cento ed entro il limite di impegno di circa 20.658.276 euro, sui mutui di ammortamento a quindici anni, di cui tre di preammortamento, contratti in applicazione dei regimi di aiuto di cui al comma 1. Gli oneri relativi agli aiuti per il salvataggio sono dedotti dall'ammontare degli aiuti previsti dalla ristrutturazione.
Viene infine disposta la sospensione, nei confronti delle imprese in difficoltà, sino alla stipula dei mutui ovvero della


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concessione delle misure di ristrutturazione, dei termini di pagamento delle rate delle operazioni creditizie in scadenza entro il 30 giugno 2002.
Si prevede, inoltre, una nuova autorizzazione a contrarre mutui per nuovi limiti di impegno quindicennali per 15,494 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2002, per le finalità di cui all'articolo 141, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 - la finanziaria per l'anno 2001 - ossia per la concessione di contributi pluriennali ai soggetti competenti alla realizzazione di opere necessarie al recupero di risorse idriche «nelle restanti aree del territoriali nazionale», aree diverse da quelle comprese nei 10 consorzi di bonifica interessati dagli interventi predetti.
Sono previste altre misure importanti per il settore agricolo. Tra queste possono ricomprendersi innanzitutto le disposizioni che prevedono il diritto di prelazione sugli immobili di pubblica proprietà, destinati ad uso agricolo, in caso di vendita frazionata, ai soggetti già titolari di diritti di godimento sugli stessi. L'urgenza di tale disposizione - come ho già affermato in premessa - è stata giustificata dall'imminente predisposizione dei provvedimenti di cartolarizzazione del patrimonio immobiliare pubblico da parte del ministro dell'economia e delle finanze (in particolare nell'articolo 5).
Il comma 1-bis dell'articolo 5, introdotto durante l'esame al Senato, riguarda invece un'altra fattispecie: si tratta dell'esplicitazione della facoltà, da parte dell'Agea, di avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato senza tuttavia carattere di esclusività.
L'articolo 6 estende la possibilità di rinegoziazione prevista per i mutui di miglioramento agrario e fondiario anche ai mutui accesi da aziende agricole e zootecniche, in conseguenza dei fenomeni di siccità verificatesi in vaste zone del paese, nelle campagne 1988-1989 e 1989-1990; mutui, questi ultimi, disciplinati rispettivamente dal decreto-legge n. 231 del 1989 e dal decreto-legge n. 367 del 1990.
La relazione che accompagna il testo di legge sottolinea la necessità di diminuire il peso degli interessi, essendo gli stessi relativi ai mutui accesi alla fine degli anni ottanta e, pertanto, sebbene assistiti dal contributo statale, superanti il livello del 10 per cento annuo, dimostrandosi quindi nettamente elevati, quasi da configurare il caso di tassi «usurari».
Il Senato ha aggiunto un comma che prevede interventi agevolativi per particolari soggetti (di età non superiore a 40 anni) e per l'acquisto, a qualsiasi titolo, di terreni agricoli. Sono previste, altresì, disposizioni in materia di finanziamenti al Corpo forestale dello Stato, per la lotta agli incendi boschivi, interventi per la bufala italiana, un contributo per l'Institut agricole régional della Val d'Aosta ed interventi per il settore bieticolo-saccarifero.
La Commissione ha esaminato il disegno di legge in tempi assai ristretti ed ha respinto tutti gli emendamenti presentati. Hanno altresì espresso parere favorevole, o nulla osta, la I, la V, la VI, la VIII, la IX, la X, la XI e la XIV Commissione.
Per necessaria brevità, ci siamo limitati a sottolineare soltanto i punti più salienti del provvedimento; ma già questi dimostrano l'impegno del Governo e della sua maggioranza, volto a dare risposte concrete a settori importanti della nostra economia. Pur rendendoci conto che saremo criticati per il metodo che ha caratterizzato l'iter parlamentare di questo decreto-legge, siamo ugualmente soddisfatti per aver recepito in esso istanze importanti ed urgenti provenienti dal mondo del lavoro e che, in alcuni casi, erano state evidenziate anche dall'opposizione; proprio queste ultime danno l'idea del livello quasi perennemente emergenziale in cui, per anni, ha versato l'intero comparto zootecnico, agricolo ed ittico.
In ogni caso, siamo pronti a fornire i necessari chiarimenti e, nel contempo, ad ascoltare tutte le osservazioni che verranno eventualmente prospettate: se convincenti e fondate, queste saranno sicuramente tenute nella debita considerazione nel prosieguo di una legislatura che, in questa prima fase, è stata caratterizzata dall'attenzione nei confronti dell'emergenza e che, successivamente, fornirà tutte


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quelle risposte normative, strutturali ed economiche che, alla fine del percorso, consegneranno al paese un settore risanato sicuramente in ripresa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Meduri. Ne ha facoltà.

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di entrare nel merito del provvedimento, a nome del gruppo che rappresento, vorrei esprimere una forte critica nei confronti del Governo in ordine al modo in cui questo provvedimento è stato portato all'attenzione del Parlamento e, in particolare, della Camera dei deputati. Infatti, sebbene decada il giorno 29 marzo, il decreto-legge è stato fermo per più di un mese al Senato, a causa degli emendamenti presentati dal Governo, che ne hanno pressoché paralizzato l'iter. Apprezziamo, pertanto, l'iniziativa del presidente della XIII Commissione, onorevole de Ghislanzoni Cardoli, il quale ha manifestato il disagio dei parlamentari in una lettera indirizzata alla Presidenza della Camera nella quale viene sollevato proprio il problema da me indicato.
Ciò premesso, tengo a precisare che chi vi parla è un deputato meridionale e, in quanto tale, intende trattare i problemi che il settore agricolo sta vivendo nelle regioni del sud.
In quelle regioni, la siccità sta mettendo in ginocchio centinaia di aziende, costrette ormai al fallimento, a causa dell'impossibilità di fronteggiare scadenze ed indebitamenti con gli istituti di credito. Purtroppo, constatiamo che il Governo non sta facendo assolutamente nulla. La prova della sua inerzia ce la forniscono questi continui decreti-legge, che non affrontano il problema in maniera organica ed efficace e che, quindi, non danno al comparto le necessarie prospettive e certezze.
Oggi, nella giornata mondiale dell'acqua, vorrei sollecitare il Governo ad affrontare l'emergenza siccità che, con l'approssimarsi della stagione estiva, certamente creerà enormi disagi alle popolazioni delle regioni meridionali (e non solo a queste).
Il decreto-legge in esame è divenuto un provvedimento omnibus, nel quale sono state inserite molte misure tampone, insufficienti a disegnare un quadro organico di intervento. Per quanto riguarda, in particolare, la BSE, si continua ad intervenire con l'ennesimo provvedimento urgente ma, con le misure previste, si rischia la paralisi della macellazione: dal prossimo novembre, infatti, i costi per lo smaltimento del materiale a rischio graveranno sugli allevatori, anello debole della filiera. Inoltre, solleviamo critiche e manifestiamo preoccupazioni sull'assenza di misure per contrastare il fenomeno dei macelli clandestini, che mettono a repentaglio la salute dei cittadini, soprattutto in considerazione dei risultati che le ricerche scientifiche stanno portando alla luce sulla nominata malattia.
Altro punto da contestare è il silenzio sulla «lingua blu», altra malattia che attanaglia gli allevamenti italiani e che, per la mancata movimentazione, crea danni economici notevoli al comparto.
Abbiamo chiesto misure importanti di sostegno per incentivare gli allevatori e, in particolare, un indennizzo per la vaccinazione ma, ancora una volta, il silenzio è stato assordante, nonostante le sollecitazioni provenienti dalle regioni e dalle organizzazioni di categoria. Vorrei invitare il sottosegretario a visitare gli allevamenti delle regioni Calabria, Basilicata, Sardegna e Toscana, maggiormente colpite dal fenomeno, che attendono segnali da parte del Governo.
Critichiamo gli interventi per le opere irrigue, localizzate, come sempre, prevalentemente al nord (mentre la maggiore emergenza è al sud), sottraendo risorse economiche alla legge di orientamento.


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Tutte le promesse per il settore sono state disattese ed in un anno sono stati vanificati tutti gli sforzi dei Governi precedenti.
Per quanto riguarda la pesca, dove pure vi sono state misure positive, critichiamo la norma che prevede lo smaltimento in mare dei materiali di scarto e la prima lavorazione del pescato, che è in netto contrasto con la normativa europea.
Sulla copertura finanziaria del decreto, non possiamo che criticare la scandalosa sottrazione delle risorse al settore dell'assistenza agli agricoltori.
La legge di conversione, inoltre, contiene uno svarione giuridico determinato da fretta e superficialità; ci si riferisce alla norma che proroga il termine per l'esercizio della delega legislativa relativa all'attuazione della direttiva sulla protezione delle galline ovaiole, che non solo contrasta con la recente modifica dell'articolo 117 della Costituzione, che attribuisce tale materia alla competenza esclusiva delle regioni, ma contrasta soprattutto con l'orientamento costante in materia di delega legislativa, che pretende il ricorso, in casi come questo, ad una nuova delega legislativa, escludendo, però, che possano essere attribuite deleghe con lo strumento del decreto-legge. Si ricorda, tra l'altro, che l'argomento in questione è oggetto di disegni di legge in discussione presso la Commissione per le politiche dell'Unione europea.
Al Governo ribadiamo, quindi, tutte le critiche espresse già in Commissione ed esprimiamo la contrarietà al provvedimento, invitando l'esecutivo, a partire dalla delega attualmente in esame in Commissione, ad essere maggiormente rispettoso delle prerogative istituzionali del Parlamento e delle autonomie locali (a partire dalle regioni), che, invece, fino ad ora, sono state puntualmente disattese e mortificate.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, i Verdi ritengono che questo provvedimento, arrivato all'esame dell'Assemblea, ancora una volta ripercorra le logiche dell'emergenza, senza dare soluzioni stabili al settore dell'agricoltura, al settore zootecnico e al settore della pesca.
Già il collega che mi ha preceduto ha espresso una forte critica - che credo debba essere condivisa - al metodo con cui questo provvedimento è arrivato alla Camera. Ne è stato imposto un esame in tempi ristretti in Commissione; esso è stato, di fatto, blindato impedendo qualsiasi possibilità di miglioramento attraverso l'approvazione di emendamenti; sostanzialmente, ci troviamo davanti ad un disegno di legge che converte un decreto-legge che, nel corso dell'iter parlamentare, è diventato un provvedimento comprendente tutto e il contrario di tutto.
Vogliamo brevemente richiamare tre aspetti. Il primo è quello dell'emergenza BSE nel settore zootecnico. Ancora una volta il Governo e la maggioranza parlamentare procedono con interventi a pioggia, incapaci di dare corso ad un'azione di sicurezza, di prevenzione e di tutela, sia delle imprese del settore sia dei consumatori.
Per quanto riguarda il settore della pesca, vi è una grave deroga alle norme sullo smaltimento a mare dei resti del pescato, in contrasto con le normative europee, che pone un rilevante problema di inquinamento sul quale noi chiediamo al Governo e ai ministeri competenti, di intervenire, al di là dell'approvazione di questo disegno di legge, attraverso nuovi strumenti capaci di tutelare il mare e il settore della pesca. Dico ciò soprattutto a favore di quegli operatori che, in questi anni, si sono adeguati, con coraggio, alle nuove normative europee e che, oggi, invece, rischiano, con questo provvedimento, di vedere azzerato il proprio sforzo e di vedersi equiparati a coloro che non hanno rispettato le norme europee.
La terza riflessione che svolgo è quella dell'emergenza siccità nel settore dell'agricoltura del nostro paese.
Oggi è la giornata mondiale dell'acqua; il Governo è disattento se non colpevolmente in ritardo nel porre in essere iniziative adeguate a far fronte a quello che


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è un allarme non solo ambientale ma anche economico per centinaia di attività che, soprattutto nel sud del nostro paese, sentono quotidianamente gli effetti devastanti dell'allarme siccità, da tempo annunciato e per fronteggiare il quale nessun intervento, né emergenziale né di programmazione e risanamento è stato posto in essere.
Ci domandiamo a cosa serva affrontare i temi di questo settore con provvedimenti frettolosi, con lo strumento del decreto-legge che non consente una discussione approfondita e di programmazione e che, proprio sulla vicenda che più sta a cuore all'opinione pubblica del nostro paese (l'emergenza BSE, gli effetti di quella che più comunemente viene chiamata mucca pazza), trova il Governo in una posizione balbettante ed incapace di offrire soluzioni che ci portino fuori da questa crisi.
Voglio ricordare che, anche relativamente alla tutela dei consumatori e dei produttori locali, questo decreto-legge è inadeguato ed insufficiente. Sono troppe le deroghe che vengono previste e non viene affrontato e risolto definitivamente il problema delle farine animali e della prevenzione del loro utilizzo; non vi è alcun accenno di intervento concreto relativamente all'altra emergenza, sollevata anche a seguito delle indagini del nucleo dei carabinieri del Ministero della sanità, ossia l'esistenza, nel nostro territorio, di macellazioni clandestine che continuano ad immettere nel mercato carni senza alcuna tutela; non vi è alcuna capacità di intervenire positivamente per premiare coloro che già si sono messi in regola con le norme più avanzate, non solo nazionali ma anche europee, al fine di garantire la bontà e la genuinità dei prodotti che arrivano dal settore zootecnico ed agricolo direttamente nelle case e quindi nei piatti di milioni di italiani.
Questo è il quadro politico entro cui si inseriscono questo provvedimento e le norme in esso contenute. Con dovizia di particolari e illustrando gli articoli, il relatore ha indicato gli interventi di sostegno economico che sono a pioggia e privi di qualsiasi programmazione.
Noi Verdi siamo convinti che questo decreto-legge sia inadeguato, insufficiente, incapace di far fronte alle emergenze e alle programmazioni necessarie al comparto del settore zootecnico e agricolo del nostro paese. Sono queste le ragioni che ci porteranno a condurre, in aula, una battaglia per cercare di migliorare il provvedimento ma, consapevoli del fatto che il Governo ed il relatore ne hanno già annunciato l'impossibilità, credo che, alla fine, daremo un giudizio fortemente negativo sul provvedimento stesso.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Carlucci. Ne ha facoltà.

GABRIELLA CARLUCCI. Signor Presidente, questo decreto-legge rappresenta un passo importante dell'azione del Governo Berlusconi per sostenere la zootecnia, la pesca e l'agricoltura in genere. Il provvedimento, oltre a promuovere ed incentivare l'agricoltura, la zootecnia e la pesca, reca interventi di salvaguardia per il patrimonio idrico nazionale ed opere di bonifica e di irrigazione ed offre una risposta articolata ad alcune emergenze che si sono manifestate in questi ultimi tempi.
Diverse correzioni ed integrazioni sono state apportate al provvedimento iniziale proprio in conseguenza delle problematiche manifestatesi recentemente, non ultima quella legata all'emergenza BSE nel comparto zootecnico.
Il comma 3 dell'articolo 1 prevede che, nel caso in cui i materiali ad alto rischio derivino da allevamenti e macelli di avicoli, questi potranno essere destinati agli impianti per la produzione di esche per la pesca sportiva, purché gli avicoli dai quali è ricavato il materiale non siano stati colpiti da influenza aviaria.
Con il comma 5 dell'articolo 1, si intende incentivare l'utilizzazione energetica dei materiali a rischio e delle proteine vegetali, nonché dei materiali derivanti dall'incenerimento dei primi con il sostegno finanziario anche da parte comunitaria. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano saranno destinatarie di


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una somma pari a 12 milioni e 919 mila euro oltre alla possibilità di sostenere azioni sempre volte a favorire l'utilizzo energetico dei predetti materiali attraverso le risorse esistenti nel fondo per lo sviluppo in agricoltura istituito nel 1999.
Per quanto riguarda l'emergenza dei bovini risultati positivi al test BSE, il comma 7 dell'articolo 1 ha previsto l'intervento statale a favore degli allevatori che hanno dovuto subire un abbattimento totale o anche parziale del bestiame in seguito alla riscontrata positività del test BSE effettuata sui capi presenti in azienda.
A decorrere dal 1o gennaio 2002 tale intervento consiste nell'elargizione di un'indennità, nella misura massima di 413 euro per capo, che non incide sulla formazione del reddito ed è destinata a coprire il mancato reddito conseguente all'abbattimento. Essa è determinata in relazione ai capi abbattuti ed è concessa per un periodo di otto mesi.
Un'altra parte importante del provvedimento in esame prevede un'indennità, nella misura massima di 40 mila euro, a favore dei soggetti colpiti dalla variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob destinata, anche se in modo parziale, alla copertura delle spese mediche. Ciò è qualcosa di cui i governi precedenti non si sono occupati e sta a dimostrare che vi è una grande attenzione per questa emergenza.
L'articolo 3 contiene un'altra importante disposizione e prevede che i produttori titolari di quote del latte nelle cui aziende sono stati riscontrati casi di positività alla BSE possano stipulare contratti di affitto della quota non utilizzata separatamente dall'azienda; si prevede, quindi, la possibilità di affittare la quota latte.
L'articolo 3-ter, che presenta finalità di tutela, riconosce la bufala mediterranea italiana come patrimonio zootecnico nazionale e, inoltre, prevede interventi per tutelarne le caratteristiche genetiche dall'immissione incontrollata di soggetti esteri e la salute da patologie infettive ed infestive, mediante piani regionali di profilassi ed interventi straordinari che dovranno garantire la sicurezza dei prodotti derivati e, in particolare, la mozzarella di bufala, attraverso specifiche misure sanitarie. Le disposizioni potranno derogare norme in vigore per un periodo massimo di sei anni.
Il comma 1 dell'articolo 6 consente la possibilità di rinegoziare i mutui di miglioramento fondiario anche alle imprese che abbiano acceso mutui in conseguenza di fenomeni di siccità verificatisi in varie aree del paese nelle annate agrarie 1988-1989 e 1989-1990. Vengono, inoltre, introdotte misure volte a riparare i danni derivanti agli impianti di pioppicoltura nell'alluvione dell'autunno 2000.
L'articolo 6-bis sopprime alcune agevolazioni fiscali per le cooperative e i consorzi agricoli, mentre l'articolo 6-ter dispone un ulteriore stanziamento per tutelare e potenziare il patrimonio idrico nazionale. In particolare, con il comma 1, viene concesso un finanziamento aggiuntivo attraverso l'utilizzazione di ulteriori limiti di impegno quindicennali pari a 2 milioni di euro a decorrere dal 2002. Tale stanziamento complessivo sarà distribuito tra 10 enti che devono presentare entro il 30 giugno 2002 progetti esecutivi cantierabili per la realizzazione di ulteriori opere necessarie al recupero di risorse idriche.
Con riferimento all'articolo 7-ter, al comma 2 sono elencati gli enti irrigui e i consorzi di bonifica per i quali vengono disposti i finanziamenti, al fine di assicurare il recupero di risorse idriche, il miglioramento gestionale e la protezione ambientale. Il comma 4 finanzia le infrastrutture agricole e le opere di bonifica e di irrigazione nei territori colpiti da piogge alluvionali nei mesi di settembre-novembre 2000. Il fondo di riassicurazione dei rischi atmosferici istituito nel 2001 è incrementato di 5 milioni di euro.
Il comma 7, invece, autorizza la Cassa depositi e prestiti a concedere all'ISMEA mutui ventennali che dovranno essere utilizzati per operazioni relative allo sviluppo della proprietà coltivatrice. Il medesimo


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istituto è inserito tra i soggetti ai quali la Cassa depositi e prestiti può concedere prestiti come disposto dal comma 8.
Con l'articolo 7-quater viene soppresso il fondo di rotazione per il risanamento del settore bieticolo-saccarifero costituito nel 1983 e, conseguentemente, vengono assegnate le somme residue, pari a oltre 15 milioni di euro, all'unità previsionale del fondo per lo sviluppo in agricoltura vincolate alla realizzazione degli interventi connessi alla ristrutturazione del settore bieticolo-saccarifero.
Dato il rilievo del provvedimento, è necessario che sia convertito definitivamente in legge prima della scadenza del 29 marzo 2002.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

LUIGI BORRELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel gennaio scorso il Governo ritenne opportuno adottare un decreto-legge per far fronte, essenzialmente, allo stato di crisi del settore zootecnico per gli effetti causati dalla BSE. Anche il Governo di centrosinistra, in precedenza, si era misurato con la problematica della BSE e la legge n. 49 del 9 marzo 2001 ha rappresentato, certamente, un tentativo di far fronte ad una situazione di grave disagio del settore zootecnico, mettendo in campo risorse finanziarie di un certo rilievo ed una strategia di intervento che mirava ad attaccare in maniera organica la grave situazione che la BSE ha determinato. Si prevedevano aiuti ai processi di riconversione al biologico e sostegno al piano nazionale delle foraggiere.
Mi chiedo: come pensate che si possa uscire dalla situazione creata dalla BSE se non si dà corpo ad un piano per le proteine vegetali che costituisca un'alternativa valida alle farine animali o agli alimenti transgenici? Ancora: come si può parlare di tracciabilità se non si realizza pienamente l'anagrafe bovina? A queste domande nel provvedimento del Governo oggi all'esame non vi è risposta, né si intravede la possibilità di continuare la politica ereditata dalla precedente legislatura.
Nel suo decreto-legge questo Governo ha gravemente sottovalutato il problema della BSE, come se fosse un problema superato a cui occorreva prestare pochissima attenzione e pochissime risorse. Infatti, nel decreto-legge originario veniva affermato che al 30 aprile 2002 cessava, in sostanza, la fase di emergenza e che non era più necessario alcun intervento dello Stato. I prezzi per il ritiro e la distruzione dei materiali a rischio erano largamente sottostimati e, addirittura, per i materiali a basso rischio non era prevista la distruzione, bensì lo stoccaggio da parte dell'Agea.
Il Governo, con il decreto-legge n. 4 del 2002, ha compiuto un grave atto di irresponsabilità non solo verso il comparto zootecnico, ma nei confronti della sicurezza sanitaria dei cittadini. L'insufficienza del decreto-legge n. 4 è apparsa in tutta la sua gravità immediatamente. Il caso della ragazza siciliana, quindi della diffusione della variante umana della BSE, la scoperta di numerosi macelli clandestini, il risultato delle ispezioni realizzate dal Ministero della salute in quasi tutte le regioni italiane che rivelano gravi irregolarità nell'applicazione della normativa nazionale, le proteste degli operatori, l'opinione pubblica ancora una volta sballottata tra dichiarazioni rassicuranti su una presunta normalizzazione della vicenda e i duri fatti che la cronaca presenta hanno costretto il Governo ad autoemendarsi e cambiare radicalmente il testo del decreto-legge n. 4 con un maxiemendamento presentato al Senato.
Prima ancora di entrare nel merito del nuovo testo del decreto-legge, che indubbiamente migliora l'originario provvedimento, si pone una questione di metodo. Sta diventando una prassi che non può assolutamente consolidarsi quella che vede il Governo presentare testi, in questo caso addirittura un decreto-legge, per poi presentare un maxiemendamento che travolge il testo originario e la discussione che su di esso si era avviata. In questo caso è successo al Senato, in altri provvedimenti


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è successo qui alla Camera. Il risultato è che il Parlamento non viene messo nelle condizioni di poter svolgere serenamente e con profitto il proprio compito.
Questo ramo del Parlamento, in questo caso, si trova nell'inaccettabile situazione di rinunciare al proprio diritto-dovere di modificare e migliorare il testo, se questo viene ritenuto opportuno, senza correre il rischio, visto che la scadenza del decreto è fissata per il prossimo 29 marzo, di farlo decadere con tutte le conseguenze del caso. Tutto questo è inaccettabile e ritengo che il presidente della Commissione agricoltura abbia fatto bene a porre il problema al Presidente della Camera al fine di evitare che fatti del genere possano ripetersi.
Questo decreto-legge pone anche un altro problema di metodo. Il decreto-legge n. 4, nato essenzialmente come provvedimento urgente per fronteggiare le conseguenze della BSE, è diventato oggi, ad opera degli autoemendamenti del Governo, un provvedimento omnibus dove è possibile ritrovare di tutto. Questo decreto-legge, infatti, contiene misure eterogenee che riguardano il comparto zootecnico colpito dalla BSE, il comparto della pesca, il settore dell'irrigazione e delle opere di bonifica idraulica, l'ambito agricolo che va dalla tutela della bufala, alla rinegoziazione dei mutui onerosi a favore delle imprese agricole, alle garanzie a favore delle cooperative agricole, alla ristrutturazione delle imprese agricole in difficoltà, ai danni dovuti alle calamità naturali, fino alla lotta agli incendi boschivi. Si occupa - pensate - perfino dell'affidamento in gestione degli schemi idrici da parte dei consorzi ed enti irrigui senza ricorso al procedimento di gara. Ogni occasione è buona per usare la discrezione e non le regole.
Un provvedimento del genere finisce pure per inglobare, fra i tanti, qualche elemento positivo a cui anche questa parte politica aveva manifestato attenzione, ma non è assolutamente accettabile che nessun argomento venga organicamente affrontato in un contesto omogeneo in modo da dare risposte adeguate.
Poi ci si lamenta della complessità e della farraginosità della legislazione e si parla spesso, evidentemente a scopo propagandistico, di semplificazione e di chiarezza nella formulazione delle leggi. Non siamo soddisfatti del provvedimento al nostro esame: è certamente migliore, per alcuni versi, del provvedimento originario ma non può essere ancora condiviso. Il termine posto per la cessazione dell'emergenza, attualmente fissato nel testo al 31 ottobre, non è assolutamente accettabile.
Non è accettabile che gli allevatori danneggiati dalla Blue tongue rimangano esclusi dai provvedimenti che risarciscono il mancato reddito nel periodo di riavvio delle attività delle aziende colpite dalla malattia, come è inaccettabile che non si prevedano interventi per le aziende ovine colpite dalla TSE, il cosiddetto morbo della pecora pazza. Una particolare attenzione merita il comma 9 dell'articolo 1, nel testo emendato dal Governo. In buona sostanza, con questo comma si cerca di introdurre, surrettiziamente, una tassa occulta che graverà sulla parte più debole della filiera e sui consumatori, per far fronte alle spese necessarie per assicurare la prevenzione contro la BSE ed, in ultima analisi, per garantire la salute dei cittadini.
Questo Governo, che aveva promesso agli elettori di ridurre le tasse, si rivela come un esecutivo che ha una fervida fantasia per arrivare alle tasche dei cittadini in maniera indiretta, senza dare nell'occhio. Riteniamo che il costo della distruzione dei materiali residui e a rischio debba rimanere a carico della collettività e non essere scaricato sulla filiera e sui consumatori.
Dissentiamo anche dall'impostazione del comma 9, dove si individua un tavolo della filiera zootecnica a cui affidare funzioni delicate da definirsi con un accordo interprofessionale da stipulare entro il 15 settembre 2002. Non si chiariscono i contenuti dell'accordo e tanto meno è chiaro che cosa si intenda per risultati da recepire con decreto del ministro delle politiche agricole e forestali, né si comprende come il tavolo zootecnico possa avere un


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qualsiasi ruolo in caso di mancato raggiungimento dell'accordo interprofessionale.
Pensiamo che un ruolo in questa vicenda l'avrebbe potuto avere il consorzio nazionale obbligatorio per la distruzione dei materiali a rischio e, in questo senso, chiederemo la modifica del decreto-legge, con il ripristino e l'attuazione di quanto previsto dalla legge n. 49 del 2001.
Essendo la tutela della salute un compito precipuo dello Stato, la distruzione dei materiali che possono comportare il diffondersi di una malattia grave come la BSE deve essere compito dello Stato e le spese relative devono, necessariamente, ricadere sulla fiscalità generale e non divenire un aumento del prezzo del prodotto che si scarica sulla filiera e sui consumatori.
Questo comma è viziato di incostituzionalità, contrastando con l'articolo 23 della Costituzione, il quale richiede che l'imposizione di qualsiasi prestazione personale o patrimoniale avvenga per norma di legge primaria e non con la forma che si propone nel provvedimento in esame. La norma è, peraltro, in violazione di quanto disposto dallo statuto del contribuente, che stabilisce all'articolo 4 il divieto di istituire nuovi tributi mediante decreto-legge. Questi rilievi sono stati formulati anche dal Comitato per la legislazione, ma non sono stati tenuti presenti, in nessun modo, nella discussione in Commissione: riproporremo in aula di approfondire e di modificare il provvedimento in tal senso.
La voglia di «imbarcare» di tutto sul decreto-legge al nostro esame porta, in taluni casi, a compiere palesi ingiustizie e violazioni di norme comunitarie, come nel caso dell'articolo 6-quater, comma 2, in cui si stabilisce che le imprese agricole, danneggiate specificatamente dagli eventi alluvionali nel solo mese dell'ottobre 2000, possano richiedere l'intervento della legge n. 185 del 1992 anche nel caso in cui il danno subìto sia inferiore al 35 per cento della produzione lorda vendibile. Si tratta di un caso palese di diversità di trattamento di soggetti che la legge n. 185 del 1992 aveva messo sullo stesso piano e ora, con decreto-legge, si modifica l'applicazione di una norma generale solo a favore di una particolare categoria di imprese agricole.
Non si capisce perché, per gli eventi alluvionali dell'ottobre 2000, si debba portare ristoro ad aziende che hanno avuto danni inferiori al limite fissato dalla legge generale e quelle che hanno subìto pari danni, ma in un mese diverso dall'ottobre 2000, non debbano, invece, vedere accolte le proprie richieste.
L'ultima considerazione la voglio riservare alla copertura finanziaria del provvedimento stesso.
Il Governo dell'Ulivo, per la BSE, aveva messo in campo, con vari provvedimenti, circa 830 miliardi di lire. Il decreto-legge in esame, nel suo impianto originale, prevedeva spese per soli 100 miliardi di lire divenuti, nell'attuale versione, 300 miliardi di lire. Si tratta di somme insufficienti, peraltro, prelevate in maniera inaccettabile. Dei 150 milioni di euro previsti, 50 vengono ricavati dalla meccanizzazione in agricoltura e altri 50 dalla legge 8 novembre 2000, n. 328 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), dunque dall'assistenza per i più deboli.
Già nell'esame del disegno di legge finanziaria per il 2002 avevamo lamentato la grande sottostima delle risorse destinate all'agricoltura, segno di una evidente disattenzione del Governo. Ora che le necessità si sono presentate, questo Governo avrebbe potuto reperire diversamente le risorse e non togliere ai più deboli o introdurre surrettiziamente una tassa pagata dagli agricoltori e dai consumatori per far fronte ad un'esigenza sanitaria.
In conclusione, signor Presidente, il nostro giudizio sul provvedimento è fortemente negativo e se non sarà possibile apportare sostanziali miglioramenti - come sembra che sia, visto il tempo limitato per la conversione -, il nostro voto non potrà che essere contrario (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).


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PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, con la seduta di questa mattina l'Assemblea avvia la discussione e l'esame di questo provvedimento, riguardante disposizioni urgenti finalizzate a superare lo stato di crisi per il settore zootecnico, per la pesca, per l'agricoltura nonché altri provvedimenti che, strada facendo, si sono aggiunti.
Avviamo questo confronto sapendo già che siamo di fronte ad un provvedimento blindato, senza la possibilità cioè di apportare alcuna modifica o miglioramento al testo. Ciò è stato esplicitamente annunciato dal Governo ieri in Commissione, dove i 52 emendamenti presentati dall'opposizione e da alcuni componenti della maggioranza sono stati respinti. Dobbiamo ritenere che ciò avverrà anche durante l'esame in aula, che si svolgerà a partire da lunedì prossimo.
Presidente, onorevole rappresentante del Governo, è difficile lavorare con serenità, con senso costruttivo e produttivo, con disponibilità piena al confronto e al dialogo - come è già avvenuto in questi mesi -, di fronte ad un atteggiamento che si ripete e così è fatto. Per la seconda volta, nel giro di pochi giorni, la Commissione Agricoltura si è trovata non solo di fronte a provvedimenti per i quali non c'erano i tempi necessari per la discussione e l'approfondimento, ma anche al fatto che per uno di questi - il collegato alla finanziaria recante una delega -, l'emendamento presentato dal Governo, ha stravolto il lavoro svolto in Commissione.
Devo dare atto, al presidente della Commissione e all'ufficio di presidenza, della sensibilità dimostrata nell'affermare le prerogative della Commissione stessa, delle quali si sono fatte carico anche la Presidenza della Camera e la Conferenza dei presidenti di gruppo.
Ci troviamo di fronte ad un testo sul quale ci viene detto: prendere o lasciare. Non ci sono i tempi per modificarlo e, comunque, il dibattito e la discussione svoltisi al Senato avrebbero consentito di accogliere proposte e miglioramenti avanzati dalle opposizioni.
Mi siano consentite due battute. La prima riguarda l'urgenza e l'emergenza. Questo Governo, in questi mesi, ci ha ormai abituati ad atti volti a rispondere ad avvenimenti del momento, troppo spesso fuori da una strategia nella quale oltre alle misure contingenti si affrontassero anche problemi di rilancio di un settore - in questo caso, quello zootecnico - colpito da una grave crisi che si protrae da tempo.
La seconda riguarda il dibattito svoltosi al Senato, del quale ho avuto occasione di esaminare gli atti parlamentari. Onestamente, devo sottolineare che, più che esserci stato un riconoscimento del valore della dialettica democratica fra maggioranza ed opposizione, il Governo ha dovuto riconoscere e prendere atto dell'adeguatezza del provvedimento sottoposto all'esame di quell'Assemblea e, di fatto, riscritto attraverso un maxiemendamento dell'esecutivo, che ha sostituito integralmente alcuni articoli.
Siamo di fronte ad un provvedimento omnibus, come è stato detto. Dalle mie parti si direbbe un minestrone del quale, però, mancano i profumi, il gusto, i sapori degli ingredienti. È proprio per ovviare a ciò che, pur apprezzando le modifiche apportate al Senato e i miglioramenti intervenuti, abbiamo avanzato alcuni rilievi di fondo e ci siamo impegnati a migliorare ulteriormente il provvedimento.
Mi sia permesso di sottolineare alcune questioni che ci preoccupano particolarmente. La prima riguarda l'approssimazione con la quale il Governo si è posto rispetto al problema dell'emergenza BSE: una politica fatta di annunci, volti a rassicurare i cittadini che eravamo fuori dall'emergenza e che nel giro di pochi giorni la bistecca fiorentina sarebbe tornata sulla mensa degli italiani. Si tratta di una sottovalutazione emersa in tante interviste e in tanti articoli relativi al nostro ministro e manifestatasi anche nel dibattito svolto alla Camera, durante il quale prorogammo i termini per gli interventi previsti dalla legge 9 marzo 2001, n. 49,


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sino a giungere alla vicenda dolorosa che ha colpito nelle settimane scorse la giovane siciliana e che ha risvegliato l'attenzione del Governo del paese. L'emergenza non è finita: con questo decreto-legge e dopo il confronto parlamentare al Senato vengono prorogati ad ottobre gli interventi per lo smaltimento, per l'abbattimento e per il riacquisto dei capi bovini a favore delle aziende colpite.
Quando noi pensiamo a questo settore duramente colpito dalla vicenda BSE, guardiamo prima di tutto a tre ordini di questioni. La prima, indubbiamente, è legata all'emergenza, allo smaltimento delle farine e delle carcasse, al sostegno alle imprese e ai contributi all'incenerimento. La seconda, però, è rappresentata da un sostegno al settore che riguardi il complesso della filiera agroalimentare; la tracciabilità dei prodotti e la loro qualità; un processo di riorganizzazione e di conversione del comparto, nel quale abbia spazio un'iniziativa a favore della produzione biologica; la ridefinizione di un piano per le proteine vegetali; un piano nazionale per le foraggere nonché un sistema di ammodernamento delle infrastrutture, a partire da quelle idriche.
Il terzo argomento, non in ordine di importanza, riguarda la sicurezza alimentare, la tutela della salute dei consumatori e il coordinamento delle politiche dei ministeri, rafforzando la vigilanza e il controllo ma anche adottando pene più severe per i contraffattori di alimenti.
Dobbiamo riconoscere che una maggiore sensibilità, organicità e visione d'insieme era contenuta nella legge n. 49 del 2001, varata dal Governo dell'Ulivo, pur perfettibile e migliorabile. Altra cosa ci è apparsa - e scusatemi per la franchezza - la proposta avanzata dal ministro di affrontare l'emergenza BSE con il ticket sulla fettina che, oltre a riproporre per via traversa nuove tasse, è palesemente anticostituzionale.
È in questo contesto, quindi, che assumono valore ed esprimono volontà costruttiva e di miglioramento del testo gli emendamenti che ci apprestiamo a ripresentare in aula. Non è forse in questa direzione che intendiamo andare quando, come centrosinistra, proponiamo con i nostri emendamenti l'istituzione, a livello nazionale, del consorzio obbligatorio per la distruzione dei materiali a rischio? O quando chiediamo di accentuare le pene per coloro che macellano o selezionano capi di bestiame in stabilimenti non riconosciuti o non autorizzati? O quando proponiamo di rendere più stringente il programma operativo dell'Agea ed il controllo delle condizioni igienico-sanitarie dei depositi nei quali vengono conservate le proteine animali trasformate? O quando chiediamo di inserire nel provvedimento l'estensione delle misure a sostegno delle aziende ovicaprine colpite dall'encefalopatia spongiforme trasmissibile?
Vorremmo davvero che questo Governo e il suo ministro, come è scritto in molti manifesti affissi per le città e per i paesi, fosse amico degli agricoltori. Invece, noi siamo seriamente e sinceramente preoccupati per i rischi di marginalità cui l'agricoltura sembra essere condannata. Abbiamo avuto i primi segnali all'approvazione della legge finanziaria con oltre mille miliardi in meno di risorse disponibili rispetto al 2001; oggi ne abbiamo un'ulteriore conferma quando vediamo che la copertura finanziaria di questo provvedimento è garantita da due tipi di risorse: la sottrazione dal fondo di rotazione per lo sviluppo della meccanizzazione dell'agricoltura e dal decreto legislativo in materia di orientamento del settore agricolo e la riduzione dei fondi per l'assistenza, colpendo ancora i settori più deboli. Potremmo davvero dire che piove sul bagnato.
Prima di concludere, vorrei svolgere alcune considerazioni in merito al settore della pesca e dell'acquacultura. Anche in questo caso, il testo licenziato dal Senato è stato fortemente e positivamente modificato, recuperando richieste che giungono a viva voce dal settore e dalle organizzazioni che lì operano.
Credo che il Governo abbia ben chiara la situazione di difficoltà che vive il comparto, il processo di trasformazione in atto. Nel 2001 la dismissione della flotta,


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la riduzione dello sforzo di pesca voluto dall'Unione europea, ha ridotto del 10 per cento la produzione, senza tuttavia migliorare i margini di vendita dei produttori. Gli imbarcati sono circa 5.000 in meno ed i giorni di attività sono diminuiti dell'8 per cento. È un settore largamente caratterizzato dalle piccole e medie imbarcazioni e da una forte polverizzazione delle imprese, che trovano nella cooperazione e nell'associazionismo dei consorzi strumenti fondamentali di organizzazione e rappresentanza. È un settore che occorre sostenere non solo per testimonianza culturale di un paese come il nostro, nel quale il mare e la sua economia sono fattori costituenti, ma come settore economico qualificante dell'identità agroalimentare del paese, come fattore di valorizzazione delle risorse marine, come politica di dialogo nel Mediterraneo. Guardiamo con questa ottica al settore ittico come fattore economico, culturale, sociale e ambientale, come soggetto costituente di identità del nostro paese. Mentre sottolineiamo positivamente le norme introdotte al Senato, guardiamo con preoccupazione al decreto ministeriale di questi giorni che di fatto liberalizza la pesca dei piccoli pelagici nel nord Adriatico. Invito al Governo ad accogliere l'allarme lanciato in questi giorni delle associazioni della pesca preoccupate, non solo di un alimentarsi dei conflitti tra le varie marinerie, ma anche per i rischi che potrebbero derivare per la tutela delle risorse marine.
Il decreto-legge giuntoci dal Senato contiene due elementi dei quali chiediamo la soppressione. Il primo deriva dalla possibilità introdotta nel provvedimento di smaltire le viscere del pesce azzurro in mare. Le norme attuali consentono già il loro sotterramento e incenerimento; trasferire questi rifiuti in mare rischia di arrecare un danno sanitario ed ambientale enorme: oltre a tornare indietro rispetto alla politica di tutela delle acque, rischiamo di propagare parassiti che potrebbero risultare dannosi per altre specie. L'altra questione è data dall'inserimento tra coloro che possono accedere a finanziamenti dei patti territoriali degli armatori che riducono la capacità di pesca del 50 per cento. Si tratta di una disposizione in netto contrasto con le norme comunitarie, che prevedono un ritiro del 135 per cento nella capacità di pesca, ed introduce un forte condizionamento al complesso delle politiche a favore della ristrutturazione della flotta peschereccia del nostro paese.
Inoltre, abbiamo ritenuto di riproporre un articolo aggiuntivo nel quale si richiede al Governo, d'intesa con le regioni interessate, di definire interventi specifici per superare la crisi della pesca professionale con reti derivanti e ad assumere e riassegnare le risorse derivanti dal rilascio a titolo oneroso delle autorizzazioni alle pesche speciali, ai capitoli pertinenti di bilancio dell'articolo 20 della legge n. 41 del 1982 e di estendere le norme relative agli sgravi fiscali alle imprese che esercitano la pesca costiera nelle acque interne e lagunari per gli impianti di allevamento ittico. Anche qui abbiamo cercato di agire per qualificare ulteriormente le politiche a sostengo del comparto.
Con questo spirito ci apprestiamo al confronto sugli emendamenti, con l'impegno di un'opposizione che non solo vigila, controlla, critica e si oppone all'azione del Governo, ma si impegna a fare proposte, per migliorare, per rendere più qualificata ed incisiva l'iniziativa legislativa del Parlamento. Un'opposizione né pregiudiziale né ideologica, ma che opera sulle cose concrete e che, per i motivi che ho cercato di illustrare, non potrà alla fine di questo provvedimento, se le cose non cambieranno durante la discussione e il voto sugli emendamenti, che votare contro la conversione in legge del provvedimento alla nostra attenzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, vorrei segnalare, ancora una volta come già abbiamo fatto in altre occasioni, rispetto all'organizzazione del nostro lavoro, la situazione che ci veniamo a trovare anche per l'esame di questo decreto-legge, che, come lei sa, scade il 29 marzo: oggi è 22 marzo e inizieremo a votarlo in aula il 25 marzo. Oggettivamente i tempi per un'ipotesi di modifica e per poter riesaminare il provvedimento al Senato sono estremamente limitati.
Sollevo il problema alla Presidenza ma, più propriamente, esso attiene ai rapporti con il Governo e con il Senato, visto che questo decreto-legge ci è stato trasmesso con grave ritardo.
Credo sia inaccettabile per l'Assemblea operare in situazioni di urgenza ed emergenza, e non è la prima volta che segnaliamo questo problema. Siamo di fronte ad un decreto-legge che decadrà tra sette giorni; possiamo anche condividerne il contenuto a grandi linee, ma vorremmo poter intervenire per modificare quei punti, descritti dalle relazioni dei rappresentanti dell'opposizione, sui quali non siamo d'accordo. Cito, ad esempio, il problema relativo alla copertura economica. La scelta di sottrarre fondi al comparto agricolo o all'assistenza sociale ci trova in forte disaccordo. Già in passato il Ministero delle politiche agricole ipotizzò una riduzione dei fondi nell'ambito della cooperazione internazionale ma allora, a differenza di oggi, i tempi erano diversi; un nostro emendamento, infatti, venne approvato e si riuscì a trovare una copertura diversa senza andare ad intaccare altri importanti comparti, come quelli dell'assistenza sociale o della cooperazione internazionale.
Durante gli interventi abbiamo sollevato un problema di fatto relativo ad una tassa: è vero che non si tratta del ticket sulla bistecca, ma produce gli stessi, identici effetti. Infatti, nel momento in cui si introduce una tassa sullo smaltimento, di fatto si interviene sui consumatori e sulla filiera, quindi sui produttori; ci piacerebbe discutere anche di questo.
In Commissione agricoltura, il nostro gruppo parlamentare - penso possa darcene atto il presidente della Commissione - ha sempre dimostrato una grande disponibilità. Riteniamo che l'agricoltura rappresenti un importante tema strategico ed abbiamo sempre avuto uno spirito costruttivo, al punto che alcuni problemi che abbiamo sollevato (quale quello relativo al collegato in materia agricola) hanno trovato anche il consenso del presidente della Commissione.
Signor Presidente, desidero esprimerle e manifestarle il nostro disagio nei confronti di un lavoro che ci vede costretti, in soli sette giorni, a doverci esprimere su un decreto-legge che, oggettivamente, non può essere modificato, pena la decadenza del provvedimento.
Come gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo abbiamo sollevato questo problema dei tempi di lavoro che ci impediscono di svolgere correttamente il nostro ruolo parlamentare, e forse impediscono anche alla maggioranza ed al Governo di accogliere emendamenti di buonsenso che verranno presentati nel corso del dibattito da parte dei gruppi appartenenti all'Ulivo.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, parafrasando quello che diceva il mio vecchio professore di filosofia, lei ha ragione, ma la Presidenza non ha torto. Questo è un problema che riguarda l'autonomia del Senato. Mi pare che, a seguito di riscontri già effettuati precedentemente, la Presidenza della Camera si sia fatta carico di spostare i termini, compatibilmente con la scadenza del decreto-legge, riguardo alla discussione in Commissione. Peraltro, mi pare che il problema fosse stato sottoposto anche all'attenzione del Presidente della Camera da parte dei capigruppo. Quindi, le debbo ripetere ciò che le ho detto all'inizio: la Presidenza ne prende atto, sperando che il Senato si comporti in maniera diversa da come è avvenuto in questa circostanza.

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