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nel consiglio d'amministrazione dell'università di Messina, di un esponente di spicco della 'ndrangheta, stretto congiunto del superboss latitante Giuseppe Morabito il tiradrittu;
reiterati fatti preoccupanti dimostrano che il grumo di interessi deviati, che negli anni scorsi ha fatto esplodere il «Caso Messina», è ancora forte, anche se appare sotto diverse vesti;
come già evidenziato in precedenti atti ispettivi, non si è affatto conclusa l'opera di risanamento delle pubbliche istituzioni, anzi al loro interno sono malcelati preoccupanti collusioni e condizionamenti;
deviate ingerenze istituzionali hanno il primario obiettivo strategico di individuare ed additare, prima, isolare e colpire, poi, i preziosi, ma indifesi, rappresentanti della società civile, che hanno avuto un fattivo ruolo di propulsione e di collaborazione istituzionale nel "Caso Messina" continuando coerentemente, anche a riflettori spenti, la loro meritoria e rischiosa lotta civile a difesa della legalità, soprattutto contro la mafia armata e quella più pericolosa dei colletti bianchi;
infatti, nei giorni scorsi, alla dottoressa Antonia Carcione, già riconosciuto dirigente tecnico biologico dell'azienda policlinico universitario di Messina, pur in vigenza di ordinanza del tribunale del lavoro di Messina favorevole alla dipendente, è stata effettuata una improvvisa riduzione di più di un terzo della busta paga complessiva, con effetti retroattivi;
il provvedimento amministrativo citato, assunto dal direttore generale, per la sua irritualità e tipicità si configura, ad avviso dell'interrogante, tra l'altro, come l'inizio di un comportamento di mobbing;
la dottoressa Carcione, che tra l'altro in questo momento risulta essere l'unico sostentamento per la numerosa famiglia, è la consorte del dottor Giuseppe Crea, testimone della società civile nel «Caso Messina» e da sempre vessato per le sue battaglie legalitarie;
recentemente il dottor Crea ha denunziato il Rettore dell'università di Messina alle tre procure della repubblica di Messina, Reggio Calabria, e Catania, al procuratore nazionale dell'Antimafia e al CSM, evidenziando anche implicazioni coinvolgenti comportamenti di magistrati;
nelle sue circostanziate denunzie il dottor Crea, fa emergere, tra l'altro, l'inquietante problema legato alla presenza,
il citato componente del consiglio d'amministrazione, arrestato e già rinviato a giudizio, nella recente operazione Panta Rei, è stato promotore, all'interno dell'Ateneo della costituzione di una 'ndrina che taglieggiava docenti e studenti e condizionava lo svolgimento e la gestione di appalti miliardari, con particolare riferimento al policlinico universitario;
oltre a quanto sopra citato da notizie non ufficiali sembra che un noto magistrato protagonista del «Caso Messina», abbia ricevuto per posta di recente un chiaro messaggio mafioso -:
quali misure intendano adottare per tutelare la sicurezza di tutti gli operatori della giustizia e dell'Università, autenticamente e legalmente impegnati nell'azione di lotta alla più pericolosa organizzazione criminale operante nel nostro Paese ed infiltrata intimamente nell'ateneo e nel territorio messinese.
(4-02456)