Allegato B
Seduta n. 115 del 13/3/2002


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AFFARI ESTERI

Interpellanze:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
sono ormai noti gli accadimenti che hanno riguardato la giovane sudanese di fede cristiana Abok Alfa Akok, in un primo momento condannata, in applicazione della legge islamica Sharia, alla lapidazione, colpevole di essere rimasta incinta in seguito a violenza carnale;
in seguito a una forte pressione internazionale, come era già accaduto per un'altra donna, per la quale era stata applicata la stessa sentenza, la nigeriana Safiya, la sentenza è stata poi annullata, come da comunicazione del Governo di Khartoum alla comunità di Sant'Egidio, che si era adoperata per la salvezza della stessa;
per ciò stesso è stato conseguentemente ritirato l'atto di sindacato ispettivo 2-00237 il giorno 12 febbraio scorso in quanto non ne sussistevano più i presupposti;
solo con notevole ritardo, da un agenzia di stampa dello scorso 2 marzo, si


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è venuti a conoscenza del fatto che la pena non era stata annullata ma commutata in 75 frustate, eseguite il 12 febbraio;
alcune associazioni in difesa dei diritti umani e delle donne in particolare, come l'Andit (associazione nazionale donne italiane), sempre più chiedono un intervento del nostro Governo affinché io stesso intervenga sia presso le istituzioni sudanesi sia presso l'Onu per stroncare la barbara pratica della lapidazione e della tortura prevista dalle leggi coraniche -:
se non ritenga di intervenire presso il Governo del Sudan in ordine a un maggior rispetto dei diritti umani;
se sia in possesso di notizie riguardanti la gravissima situazione di persecuzione in cui vive la popolazione del Sudan e in particolare le minoranze non musulmane.
(2-00272)
«Cima, Zanella, Boato, Pecoraro Scanio, Bulgarelli, Cento, Lion».

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
la legge n. 401 del 1990 («Riforma degli Istituti italiani di cultura all'estero») all'articolo 14, commi 6 e 7, disciplina le nomine dei direttori d'Istituto prevedendo che 10 sedi vengano assegnate a personalità di «chiara fama» del mondo culturale, esterne all'«Area di promozione culturale» del Ministero degli affari esteri, e specifica che la durata del contratto di nomina è biennale ed è rinnovabile per altri due anni;
secondo quanto riportato da numerose testate, giornalistiche (l'Espresso del 21 febbraio 2002; il Sole 24 Ore del 24 febbraio 2002; l'Unità del 9 marzo 2002) il Governo, nella persona del titolare degli affari esteri, si preparerebbe a sostituire dieci direttori «di chiara fama» ai vertici dei più prestigiosi Istituti italiani di cultura (Parigi, Bruxelles, Londra, Berlino, New York, Los Angeles, Pechino ed altri), in alcuni casi anche prima della scadenza del loro mandato, come nel caso della dottoressa Sira Miori, direttrice della sede di Bruxelles, o dell'architetto Paolo Riani della sede di New York, perché rei di aver promosso iniziative culturali filoprogressiste;
il Governo, a mezzo del proprio rappresentante con la delega agli Istituti italiani di cultura all'estero il sottosegretario Mario Baccini, smentisce la «caccia alle streghe» e respinge l'accusa che si tratterebbe di attacchi di tipo punitivo giustificando gli avvicendamenti ai vertici degli Istituti nel quadro di un'operazione di riforma in cui gli stessi dovranno trasformarsi in ambasciatori di cultura intesa in senso più lato, «non più autocelebrativa bensì veicolo di valori ed iniziative italiane in grado di creare il terreno necessario ad una maggiore penetrazione economica e commerciale dei nostri prodotti e delle nostre imprese. Ad esempio la Farnesina ha già attivato contatti con la Confindustria e con le imprese connesse al mondo della moda e del design» (Il Tempo del 26 febbraio 2002);
il disegno di legge di riforma degli istituti italiani di cultura all'estero, al vaglio del Ministro ad interim degli affari esteri, opera la completa ridefinizione della loro missione: non più ambasciatori della storia, antica e contemporanea, della lingua e delle arti italiane, ma promotori dell'immagine e del made in Italy anche in funzione degli interessi economico-commerciali delle aziende italiane. La cultura intesa dunque sotto una nuova ottica: come prodotto industriale da esportare e promuovere all'estero alla stregua di un qualsiasi bene economico;
il nuovo cambio di rotta il Governo lo ha già esternato nel corso dell'intervista rilasciata dal sottosegretario Baccini al quotidiano Il Mattino il 7 marzo 2002 in cui affermava: «Il nostro lavoro mira a creare un raccordo nuovo e proficuo tra gli Istituti italiani di cultura, le imprese ed il mondo accademico italiano per diffondere all'estero quanto di buono e bello c'è


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e si produce in Italia». E per realizzare ciò, dopo dieci anni dal varo della legge n. 401 del 1990, ha deciso di affidare alla Commissione nazionale della cultura presieduta dallo stesso sottosegretario l'elaborazione delle linee guida e gli indirizzi culturali che dovranno essere seguiti in futuro dai direttori degli Istituti di cultura all'estero. Una «cabina unica di regia» è la strategia decisa dal Governo per dirigere la presenza della nostra cultura all'estero -:
se non ritenga che attribuendo un ruolo più manageriale ai direttori degli istituti italiani di cultura all'estero, che non dovranno essere più esperti e personalità di «chiara fama» ma funzionari provenienti dai ruoli ministeriali, si trasformerà la diplomazia culturale alla stregua di quella politica a mera cinghia di trasmissione della politica economica del Governo;
se non ritenga che la cultura, piuttosto che piegarsi alle logiche di mercato, debba rappresentare la più alta espressione delle diverse sensibilità artistiche dando anche voce alle diversità ideologiche e spirituali che un paese, che si definisce libero, sa e deve poter esprimere in qualsiasi parte del mondo.
(2-00273)
«Armando Cossutta, Rizzo, Bellillo».

Interrogazione a risposta orale:

SPINI, CABRAS, CALZOLAIO, FUMAGALLI, FOLENA, MELANDRI, MUSSI, RANIERI e SERENI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
gli interroganti hanno appreso la notizia dell'uccisione a Ramallah del fotografo italiano Raffaele Ciriello, mentre svolgeva il suo difficile e necessario compito professionale -:
per quali motivi e per quali responsabilità Raffaele Ciriello abbia perso la vita e quali considerazioni intenda esprimere il Governo italiano su questo doloroso episodio che richiama, più in generale, alla tragedia in atto nel Medio Oriente.
(3-00790)

Interrogazione a risposta scritta:

FOTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere: se risulti o meno che il Consolato Generale d'Italia a Buenos Aires abbia provveduto ad evadere la richiesta allo stesso inoltrata dal sindaco del comune di Coli (in provincia di Piacenza) con la quale si chiede che sia attestato che il signor Angelli Pietro (nato a Coli il 18 gennaio 1851) e che i suoi discendenti Luis Agnelli (nato a Avellaneda - Buenos Aires - il 2 maggio 1884), Omar Luis Agnelli (nato a Las Flores il 10 dicembre 1917), Muso Omar Agnelli (nato a Avellaneda il 15 agosto 1950) sono cittadini italiani jure sanguinis.
(4-02450)