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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale: Modifica dell'articolo 51 della Costituzione; e delle abbinate proposte di legge costituzionale d'iniziativa dei deputati: Cordoni ed altri; Boato; Piscitello ed altri; Mazzuca; Alberta De Simone; Maura Cossutta e Pistone; Mussolini; Prestigiacomo; Cima ed altri; Dorina Bianchi; Moroni; Bianchi Clerici ed altri.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo unico
e che su tutti gli emendamenti è stato formulato un invito al ritiro da parte della relatrice e del Governo.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge n. 1583, assunto come testo base, nel testo della Commissione, e delle proposte emendative presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1583 sezione 1).
STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, approfitto di questa fase della discussione per prendere la parola per ringraziare, innanzitutto, il Parlamento e l'intervento del Presidente della Camera e dei gruppi per aver mantenuto l'impegno di trattare oggi l'articolo 51 e di avere compreso l'importanza che l'argomento riveste e quanto questo provvedimento sia atteso dalle donne che si attendono oggi un pronunciamento, mi auguro, con una larga convergenza.
Spero che questa necessità di giungere ad un voto e ad un esame sollecito non sia letta - perché così non è stato - come una mancanza di approfondimento. Vi è stato un intenso lavoro in Commissione cui hanno partecipato colleghi della maggioranza e della minoranza ed anche un dibattito, come è stato ricordato ieri sera fino a tarda ora. A questo proposito desidero ringraziare pubblicamente gli onorevoli Mancuso, Dussin, Maccanico, Carrara e Boato che da tempo sono impegnati con le donne parlamentari su questo tema e che non hanno fatto mancare le loro valutazioni.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi...
STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Fatta questa premessa, credo che vada sottolineata con forza la portata di ciò che stiamo votando. Stiamo costruendo una via nuova per superare il grave gap di rappresentanza delle donne nelle assemblee elettive. La percentuale di presenza delle donne che ci vede, come Parlamento italiano, fra gli ultimi nelle classifiche mondiali è un dato in assoluto contrasto con il ruolo e la presenza che le donne italiane svolgono nella nostra società. Stiamo operando un intervento nella Costituzione che fino a ieri è stato impossibile.
In questa legislatura, assieme ad una vasta serie di iniziative parlamentari, anche il Governo - e questo è un dato molto importante e nuovo - ha portato avanti la battaglia per il riequilibrio della rappresentanza. Votando questo disegno di legge ad inizio legislatura - e mi auguro approvandolo con una larga convergenza - stiamo ponendo le basi per costruire una rivoluzione costituzionale delle pari opportunità. Oggi possiamo davvero approvare una modifica dell'articolo 51 della Costituzione, e, a mio avviso, questo è il dato politico forte fondamentale.
Venendo rapidamente ad alcuni dei temi sollevati, vorrei esprimere - rispetto a chi trova nella crescente disaffezione nei confronti della politica una delle recenti ragioni della scarsa partecipazione delle donne - alcune considerazioni. Non penso che la politica di oggi sia meno amica delle donne rispetto a quella del passato, prova ne è che i dati scandalosamente bassi di presenza delle stesse nelle assemblee elettive sono rimasti, più o meno, costanti nell'arco delle varie legislature, né penso che il crescente astensionismo sia prevalentemente femminile.
Nei paesi del nord Europa, più volte additati ad esempio in questo dibattito per l'elevata presenza femminile nei Parlamenti, le percentuali di affluenza alle urne sono molto più basse delle nostre. In questi paesi sussiste un disinteresse nella politica? Forse, ma tutto ciò non impedisce di portare in Parlamento un numero che, in alcuni casi, supera il 40 per cento.
La scarsa presenza delle donne nelle assemblee elettive nel nostro paese è dovuta, essenzialmente, all'impermeabilità dei partiti e questo è un fenomeno trasversale al contributo delle donne e alla loro voglia di partecipazione.
Esistono, infatti, problemi legati ai meccanismi di selezione della classe dirigente, oltre che l'antica questione dei tempi della politica: problemi che, non sempre, sono risolvibili a colpi di legge ma che implicano anche una crescita culturale dei partiti, uno scatto in avanti verso la modernità e quelle azioni positive che sono a valle dell'articolo 51 della Costituzione e della sua modifica.
Sulla formulazione del testo, poi, si possono avere sensibilità diverse ma credo che ciò che conti, a fronte di una sostanziale analogia fra le proposte, sia scegliere quella su cui si è raggiunto il massimo consenso e portarla avanti, lettura dopo lettura, fino all'approvazione finale.
Proporre, come previsto dal testo che ci accingiamo a votare, di agganciare al primo comma del vigente articolo 51 della Costituzione, che recita che tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle assemblee elettive, un periodo che afferma che «a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità per uomini e donne» è, a nostro avviso, più efficace e più impegnativo che ripetere in un nuovo comma il concetto di parità di accesso alle assemblee elettive: tutt'al più le due formulazioni sono analoghe.
Inoltre, l'aver proposto il riferimento esplicito alle pari opportunità, rappresenta un dato innovativo ed in sintonia con i contesti normativi nazionali ed europei, che utilizzano proprio questa dizione e questa espressione per la promozione e la previsione di azioni positive finalizzate a rendere effettiva l'eguaglianza formale fra i generi. Siamo tutti consapevoli che non si possono garantire percentuali di elette e siamo altresì convinti che vanno individuati strumenti per riequilibrare la rappresentanza, mettendo le donne in condizione di competere, ad armi pari, nell'agone elettorale: questo è l'obiettivo della norma che stiamo discutendo, un obiettivo che, sono certa, è condiviso.
Non ho riscontrato su questo tema un fragoroso silenzio dei media, anzi trovo che di questi temi, da qualche tempo a questa parte, si parli con insistenza e con ricchezza di contributi. L'ha fatto il mondo delle associazioni delle donne, l'ha fatto la commissione nazionale per le pari opportunità, l'ha fatto uno dei settimanali italiani più diffusi che, su questo tema, ha avviato un costruttivo «tormentone» che dura, ormai, da un anno e dal quale sono scaturite anche forme nuove di partecipazione e di impegno (ad esempio, mi riferisco alle cosiddette lobby, branchi rosa o altre forme di impegno come il movimento Emily).
Oggi, esiste un fermento reale e la problematica del pieno diritto di cittadinanza delle donne è pienamente acquisita; certo, si tratta di fenomeni diversi rispetto al movimento del femminismo storico - cui alcune colleghe fanno, probabilmente, riferimento - ma proprio questa differenza marca l'evoluzione del dibattito che, negli ultimi decenni, è avvenuto nel nostro paese sulle prerogative femminili.
Quindi, non è la proposizione pubblica della questione a mancare né il dibattito; oggi, occorre essenzialmente agire.
In questo senso desidero dare atto pubblicamente ai gruppi di maggioranza e di opposizione di aver lavorato in maniera assolutamente costruttiva; desidero ringraziare il presidente della Commissione, Donato Bruno, che si è impegnato con grande pazienza per portare, finalmente, al voto finale in aula questo provvedimento e, infine, la relatrice, onorevole Montecchi, con la quale si è ripreso un cammino costruttivo a parti inverse rispetto alla passata legislatura, quando lei sedeva su questi banchi e noi, come opposizione, lavoravamo costruttivamente con l'allora relatrice, onorevole Mancina (Applausi).
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Boato se acceda all'invito al ritiro degli emendamenti formulato dal relatore.
MARCO BOATO. Signor Presidente, poiché ieri ero in missione, ho letto l'invito della relatrice, onorevole Montecchi, al ritiro di tutti gli emendamenti.
Noi non ritireremo gli altri emendamenti ma, per dare un segno di dialogo, di confronto e anche di attenzione alla riflessione della collega relatrice, ritiriamo il mio emendamento 1.1. Quindi, quando tra poco passeremo all'esame del mio emendamento 1.2 le chiederò di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, abbiamo ascoltato, poco fa, il ministro per le pari opportunità, onorevole Prestigiacomo, che ringraziamo per l'intervento che ha svolto e per l'equilibrio con cui ha espresso le posizioni.
Tuttavia, è noto che - sia per gli interventi che ho più volte svolto in Commissione e durante la discussione sulle linee generali venerdì scorso sia per le posizioni che, in quest'aula, hanno assunto le colleghe deputate dei Verdi, Laura Cima e Luana Zanella -, essendo il nostro gruppo da sempre molto impegnato favorevolmente al rafforzamento, nella Costituzione, di tutte le norme positive che possano promuovere un riequilibrio nella rappresentanza elettiva tra i sessi, pur valutando positivamente il fatto che la Camera, in questa fase iniziale della legislatura, abbia affrontato nuovamente la materia dell'articolo 51 nonché il lavoro svolto in Commissione, non lo riteniamo soddisfacente. È un fatto positivo, ma non ancora sufficiente ed adeguato per le finalità che si propone.
Signor Presidente, il nostro emendamento recita: «La Repubblica promuove, con appositi provvedimenti, la parità di accesso tra donne e uomini al fine dell'equilibrio della rappresentanza elettiva tra i sessi».
Si tratta di cinque elementi. Il soggetto è la Repubblica, che deve essere visto alla luce del nuovo articolo 114 del titolo V della Costituzione, in base al quale la Repubblica è costituita da comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato. Dunque, da questo punto di vista, è un soggetto plurimo. Il secondo elemento è costituito dal termine «promuove»; quindi, non sì può garantire, ma si può e si deve promuovere. Il terzo elemento è rappresentato dall'espressione «con appositi provvedimenti», che fa riferimento sia a norme di carattere legislativo sia a provvedimenti di altra natura, ad esempio di carattere amministrativo; ciò riguarda anche i soggetti che non hanno potere legislativo. Il quarto elemento è «la parità di accesso», espressione che abbiamo già utilizzato e che è già prevista nella Costituzione, al settimo comma del nuovo articolo 117, in cui si prevede che le leggi regionali promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive (legge costituzionale n. 3 del 2001). Le condizioni di parità per l'accesso sono contenute anche nella legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, con la quale abbiamo riformato gli statuti delle cinque regioni a statuto speciale.
Quindi, a noi pare che questo elemento vada inserito anche nell'articolo 51 della Costituzione.
La finalità: «al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza tra i sessi». Questa finalità è già contenuta nella legge costituzionale n. 2 del 2001 che riforma gli statuti delle cinque regioni a statuto speciale; una norma identica nei cinque statuti dice: al fine di conseguire l'equilibrio della rappresentanza tra i sessi, la medesima legge (legge regionale o provinciale per Trento e Bolzano) promuove condizioni di parità per l'accesso alle consultazioni elettorali.
A noi pare che questi cinque elementi siano essenziali e vadano inseriti nell'articolo 51 della Costituzione; tre di questi elementi sono già contenuti nel testo della
Costituzione: il soggetto (la Repubblica), il verbo (promuove) e il riferimento agli appositi provvedimenti. Non sono contenuti i due riferimenti alla parità di accesso e alla finalità del conseguimento dell'equilibrio della rappresentanza dei sessi; invece, è contenuto il riferimento alle pari opportunità, ovviamente pienamente condivisibile anche da noi ma a nostro parere non sufficientemente incisivo per quanto riguarda questa materia, essendoci, come tutti noi sappiamo, già che il secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione.
Per questo noi invitiamo ad esprimere un voto favorevole sul mio emendamento 1.2 che è stato sottoscritto dall'intera componente dei Verdi e facciamo, comunque, riferimento anche ai miei successivi emendamenti 1.4 e 1.3 su cui interverranno le colleghe. Si tratta di emendamenti che non sostituiscono l'intero testo della Commissione: il mio emendamento 1.4 intende incidere sull'espressione «le pari opportunità»; l'altro aggiunge la finalità dell'equilibrio della rappresentanza elettiva tra i sessi. Comunque, tali proposte permetterebbero di migliorare il testo che abbiamo al nostro esame. Il mio, quindi, è un invito ad esprimere un voto favorevole sul mio emendamento 1.2.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiaromonte. Ne ha facoltà.
FRANCA CHIAROMONTE. Signor Presidente, il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo esprimerà un voto contrario sull'emendamento Boato 1.2 per almeno tre ragioni, tutte attinenti alla finalità dell'equilibrio della rappresentanza, contenuta nell'emendamento. La prima ragione attiene all'irrinunciabilità per noi del principio che assegna a chi vota, e soltanto a chi vota, la facoltà di determinare il risultato del voto e, dunque, della rappresentanza. La seconda ragione attiene alla difficoltà di definire il termine. So anch'io che è un'espressione già presente in testi costituzionali, ma continuo a ritenere difficile definire cosa sia una rappresentanza equilibrata: 50 e 50? Il 53 per cento, come nell'elettorato? Più donne e uomini? Insomma, il termine è di difficile definizione. La terza ragione, infine, attiene ad un interesse femminile, un interesse di parte, dunque, in qualche modo, per me che sono una donna.
Ricordo, a questo proposito, che l'espressione «equilibrio della rappresentanza» è stata e resta oggetto di forte critica anche da parte femminile, anche da parte femminista. Penso, per esempio, a quella parte del femminismo della differenza, autrice del bel libro citato ieri dalla collega Zanella Non credere di avere dei diritti. L'interesse di parte, l'interesse femminile attiene alla convinzione che non convenga alle donne, a noi donne, immaginare il proprio ingresso nella vita istituzionale - alla quale teniamo, se non altro noi che siamo qui in questo Parlamento - come legato esclusivamente a norme che garantiscano il risultato: l'elezione e, dunque, la rappresentanza.
Questo dibattito ha segnato, finalmente, una differenza nel modo in cui si guardano le donne: non più sesso debole da tutelare. È stato detto in molti interventi: nella società non è così; le donne sono prime nei luoghi in cui si accede per concorso, sono le più laureate e quelle che leggono di più. Le cifre sono risuonate positivamente in quest'aula. Nella società ci sono meriti, competenze e capacità femminili che le donne sanno far valere nella competizione, anche in quella con l'altro sesso.
Sono meriti, competenze, capacità che la riforma costituzionale al nostro esame e gli appositi provvedimenti che essa richiede, contribuiranno, ne sono certa, a fare emergere, senza il bisogno di scrivere in Costituzione qualcosa che non può essere scritto: vale a dire, la possibilità, ma anche solo l'auspicio, di una qualche determinazione del risultato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e del deputato Daniele Galli).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mussolini. Ne ha facoltà.
ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, noi siamo contrari all'emendamento Boato 1.2, anche perché riteniamo che il testo approvato dalla Commissione realmente rafforzi e migliori il contenuto ed il concetto espresso dall'articolo 51 della Costituzione. Anche in Francia si è discusso su questo tema e voi sapete che in quel paese sono state approvate leggi ad hoc per la rappresentanza, per la democrazia paritaria, vale a dire per la possibilità reale di accesso alle cariche elettive delle donne, come degli uomini.
Tuttavia, non è vero che non c'è coscienza istituzionale, così come è vero che esiste un divario tra il ruolo svolto nella società dalle donne in tutti i campi e la mancanza, se vogliamo, di rappresentatività nelle istituzioni: questa volta non è vero, e lo ha dimostrato anche il Governo - in questo senso, desidero ringraziare il ministro delle pari opportunità Stefania Prestigiacomo -, che non c'è stata coscienza istituzionale. Se voi ricordate, colleghi presenti nella scorsa legislatura, noi approvammo l'8 marzo del 2001 l'emendamento, quindi, la modifica dell'articolo 51, quasi il penultimo giorno, poi si sono sciolte le Camere: quindi, quell'atto ha avuto esclusivamente un valore simbolico. Questa volta no, perché è stato posto il problema della modifica dell'articolo 51 ad inizio legislatura: pertanto, noi abbiamo tutto il tempo, con la doppia lettura, di poter realmente modificare il testo. Voglio ringraziare, tra l'altro, anche il Presidente della Camera; infatti, su sollecitazione di tutti noi, deputate e deputati, chiedemmo un incontro con il Presidente Casini il quale subito si attivò per la pronta calendarizzazione. Quindi, alle proposte di legge parlamentari si è aggiunta l'iniziativa forte del Governo ed ecco che siamo arrivati a questo punto. Lo voglio ricordare perché è importante avere memoria anche dei lavori parlamentari.
Ripeto, anche in Francia si è tentata una modifica costituzionale persino più forte, per dare una valenza molto più importante. Infatti, il Primo ministro Jospin aveva personalmente proposto una versione molto più incisiva, che poi però non è passata, ossia quella per cui la legge avrebbe determinato le condizioni di accesso delle donne e degli uomini ai mandati elettorali e alle funzioni elettive. Quindi, mi auguro realmente che questo inciso «promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità» si possa e si debba tradurre in realtà. Badate bene, non stiamo parlando di quote, visto che questo tabù, questo spauracchio aleggiava ieri in aula: assolutamente no. Si parla - e lo ha detto bene prima di me il ministro Prestigiacomo - di azioni positive, che ci saranno e io me lo auguro, anche perché, andando nel concreto, sapete meglio di me che ci saranno elezioni molto importanti, non solo le amministrative ma anche le elezioni europee, dove solitamente la percentuale delle donne italiane elette è ai livelli minimi.
Ecco, mi auguro proprio che queste azioni positive, quindi, questi provvedimenti, si potranno estrinsecare con una maggiore partecipazione e un maggior coinvolgimento delle donne, che guardano a tutti i partiti presenti in quest'aula: sono donne di centrosinistra, sono donne di centrodestra, che vogliono delle risposte. Noi abbiamo tutto il diritto, il dovere e la responsabilità morale di dare queste risposte. Questo non è un provvedimento per l'8 marzo, non ha solo un valore simbolico, ma è anche una risposta che tutte noi, che tutti noi, ci sentiamo di dare, per una democrazia realmente paritaria (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, cui si associa il ministro Prestigiacomo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, non possiamo assolutamente concordare circa i contenuti dell'emendamento Boato 1.2. Credo sia una forzatura che, sicuramente, va contro i principi fondamentali della nostra Costituzione, il buonsenso e credo contro le donne. Infatti, vi è un maldestro tentativo di precostituire un risultato elettorale che porti, sostanzialmente,
alla parità di rappresentanza tra i sessi, quasi che l'elettore sia minorenne e non in grado di esprimere un consenso pieno e libero verso chiunque, perché tutti, uomini e donne, hanno diritto all'elettorato passivo, tutti sono uguali di fronte alla legge, questo prevede la nostra Costituzione.
Fra l'altro, l'emendamento che è stato approvato in Commissione non fa altro che ribadire il principio dell'eguaglianza facendo in modo che la Repubblica promuova tale principio anche con atti concreti, finalizzati al raggiungimento delle pari opportunità, senza con ciò incidere su un risultato precostituito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, voglio premettere che il gruppo della Margherita ha contribuito, attraverso il suo capogruppo e coloro che hanno partecipato al Comitato dei nove, alla determinazione del testo oggi in discussione che, naturalmente, voteremo con convincimento.
Vorrei dire due parole per mettere in evidenza come l'emendamento dell'onorevole Boato meriti un apprezzamento che l'Assemblea non gli ha tributato.
Si tratta, infatti, di un emendamento estremamente realistico in quanto, come giustamente diceva il collega di Forza Italia che mi ha preceduto, non si può forzare l'elettore, ma questa sarebbe una giustissima argomentazione qualora ci trovassimo ad operare in un sistema proporzionale in cui, all'interno di liste composte da uomini e donne, l'elettore può scegliere se votare un uomo o una donna, naturalmente a parità di qualità, competenza e rappresentatività. Noi però ci troviamo in un sistema maggioritario dove le scelte per i collegi si fanno - come tutti sanno - all'interno della stanza del leader di una o dell'altra coalizione, solitamente poche ore prima della scadenza del termine per la presentazione delle liste. Quindi, la libertà di scelta da parte dell'elettorato maschile o femminile di affidarsi alla competenza, alla cultura, alla determinazione politica e alla rappresentatività di una donna, viene regolarmente - tranne nei casi qui presenti - quasi sempre frustrata.
Una Costituzione che possa aprire in qualche modo la strada ad una migliore e più giusta determinazione, per esempio, di candidature all'interno delle competizioni elettorali per il Parlamento non mi sembra un'ipotesi peregrina, totalmente al di fuori delle libertà, anzi mi sembra vada incontro a queste libertà.
Voglio ricordare - mi dispiace autocitarmi - che chi parla ha presentato già nella scorsa legislatura una proposta di legge (allora ero al Senato, adesso sono alla Camera) che propone - prego i colleghi di concedermi attenzione ed ascoltare tutta la frase -, per il sistema maggioritario uninominale, collegi binominali appaiati dove non è previsto nessun tipo di obbligatorietà. Si tratta di introdurre in questi collegi - naturalmente di dimensioni doppie rispetto a quelle attuali, poiché il numero dei parlamentari dovrebbe rimanere quello che è, anche se si parla addirittura di diminuirlo - una doppia candidatura, come, per esempio, in Catalogna, e sta alle forze politiche, alle coalizioni di scegliere quanto e come sia rappresentativa di quell'elettorato.
Quindi, possono essere, per esempio, due uomini di due formazioni diverse, oppure, perché no, un uomo e una donna. Ciò verrebbe incontro ad una vera e maggiore libertà di scelta.
Tornando alla realtà dei fatti, credo sia opportuno, per le motivazioni che ho evidenziato, che il gruppo della Margherita esprima un voto favorevole sull'emendamento Boato 1.2, se non altro per solidarietà e per apprezzare il realismo ed il coraggio di questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, intervengo per parlare a favore dell'emendamento
Boato 1.2, anche se non ne condivido completamente il concetto di equilibrio della rappresentanza.
Ritengo che bisognerebbe inserire nel testo della Costituzione la questione della presenza e non quella della rappresentanza, assicurando un meccanismo che automatizzi, che obblighi il legislatore ad automatizzare meccanismi che favoriscano la presenza e la partecipazione delle donne nella costruzione dei luoghi della rappresentanza.
La rappresentanza, tuttavia, come è esplicitata in questo emendamento, è qualcosa di diverso dalla rappresentanza di genere, contro la quale, giustamente, l'onorevole Chiaromonte è intervenuta precedentemente. Non si tratta di rappresentanza di genere, che è un concetto che richiama l'idea (che molto criticato nei miei interventi) che le donne siano una categoria «fusionale», un tutt'uno indistinto; ogni donna, invece, è quello che è, ognuna ha le idee politiche e culturali che ha. Pertanto, la loro presenza entra nella diversa rappresentazione della rappresentanza politica. Una donna non può rappresentare un'altra donna; può rappresentare percorsi, opzioni, scelte, partiti politici.
Tuttavia, l'espressione «rappresentanza elettiva» è più vicina all'idea della presenza. Voglio dire che nelle modalità con le quali si forma la rappresentanza elettiva (quindi, con cui tradizionalmente si forma e viene votata la rappresentanza elettiva), occorre operare un equilibrio; termine astratto che, tuttavia, indica un fine, una tendenza di democratizzazione dei rapporti tra i due sessi. Pertanto, da questo punto di vista, una tensione positiva, introdotta nel testo della Costituzione, potrebbe sicuramente aiutare il legislatore ad operare in questo senso.
La presente formulazione rappresenta quindi un modo per contestualizzare, in un'idea di lavoro in progress, la precedente formulazione che fa riferimento a provvedimenti per la parità di accesso. Credo, quindi, che l'emendamento Boato 1.2 risponda o possa rispondere in maniera adeguata all'esigenza di operare e di introdurre un cuneo forte e non un palliativo in rosa nella questione della democrazia di genere su cui sono intervenuta nei giorni scorsi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, vorrei in primo luogo ricordare ai colleghi che stiamo approvando, in un clima di disattenzione, un importante modifica ad un articolo della Costituzione. Questi emendamenti vanno dunque discussi nel merito perché l'articolo oggetto di riforma costituzionale concerne un tema dibattuto da decenni e che è teso a favorire l'affermarsi di una democrazia più compiuta nel nostro paese.
È evidente che fino a quando le percentuali di presenza delle donne nelle istituzioni e nei pubblici uffici, nonché nei luoghi decisionali, saranno attestate ad un livello inferiore al 10 per cento, come tuttora lo sono sia alla Camera sia al Senato, non sì può parlare di una democrazia effettiva e reale, dal momento che la maggioranza nel paese non è adeguatamente presente nei luoghi istituzionali in cui si assumono le decisioni che contano.
Vorrei inoltre ricordare che la formulazione che predisporremo nei passaggi tra Camera e Senato dovrà guidare il legislatore ordinario nella predisposizione della legislazione elettorale. Infatti, come già è successo in altri paesi europei che hanno provveduto a correggere questo deficit, come ad esempio in Francia, sono poi le leggi ordinarie elettorali quelle che determinano in concreto la possibilità per le donne di essere candidate. In questo senso, vorrei aprire una parentesi che rimuova l'equivoco presente nell'intervento dell'onorevole Chiaromonte: i cittadini e le cittadine sono maggiorenni sicuramente, ma se non trovano nelle liste elettorali e nei punti visibili di tali liste nomi di donne, vorrei capire in che modo possono sceglierle, onorevole Chiaromonte! La sua obiezione mi sembra alquanto semplicistica.
Allo stesso modo, mi sembra che l'onorevole Deiana abbia già risposto precisamente alla sua seconda obiezione: non stiamo infatti affermando che le donne siano un gruppo omogeneo che devono farsi rappresentare da donne, anche se la discussione in questa sede, mi dispiace colleghi uomini, sembrerebbe quasi avvalorare questa falsità. Mi sarei attesa infatti che, su una proposta così importante di riforma costituzionale, fossero i capigruppo di tutti i gruppi parlamentari a dare una indicazione, entrando nel merito della questione con una valutazione nel corso della discussione sulle linee generali.
Mi rendo invece conto che l'unico capogruppo che, sia in Commissione sia nella discussione sulle linee generali, ha affrontato l'analisi dettagliata degli emendamenti sul tema che stiamo trattando è stato quello del mio gruppo. Sembra quasi che la discussione sulla riforma dell'articolo 51 della Costituzione - mi dispiace anche per lei, ministro Prestigiacomo, perché a questo punto la sua iniziativa diventa meno autorevole - sia una faccenda di donne, parlamentari sì, ma di donne.
Mi sembra allora evidente che nell'emendamento proposto dall'onorevole Boato, sottoscritto da tutti noi e sottoposto all'Assemblea, il concetto di equilibrio della rappresentanza elettiva fra i sessi rimuova nella maniera più assoluta, come già rilevato dalla collega Deiana, qualsiasi equivoco rispetto al fatto che si parli della rappresentanza di donne da parte di donne.
Ciò rappresenta infatti un equivoco ed è strano che lei, onorevole Chiaromonte, lo sottoponga all'esame di questa Assemblea.
Quindi, ringrazio l'onorevole Mazzuca Poggiolini, perché ha capito il senso dell'emendamento Boato 1.2. Mi dispiace che vi sia disattenzione, e richiamo tutti i colleghi, anche uomini, a prestare attenzione a questa importante riforma costituzionale. Chiedo il voto favorevole sull'emendamento Boato 1.2 (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, l'articolo 51 della Costituzione è ancora tra le norme che sanciscono i principi generali. Ora, mentre il testo del ministro ottempera a questo principio e, quindi, stabilisce una norma di assoluto carattere generale, che rafforza quanto già è scritto nell'articolo 51, mi pare che gli emendamenti presentati - ovviamente, legittimi - passino già ad una fase successiva. Il mio è un invito al ritiro di questi emendamenti, onorevole Boato, perché si rischia che, da un provvedimento nobile, elaborato con generosità da più parti politiche, rappresentate dalle nostre colleghe elette, si passi alla fase successiva, cioè a quella nella quale si dovranno approvare le leggi ordinarie per applicare il principio generale. In altre parole, con tali emendamenti, probabilmente al di là della volontà dei presentatori, si rischia - come sta avvenendo - un dibattito nel merito su cosa dovrà significare in concreto l'applicazione di questo principio generale.
Anche la Presidenza dovrebbe verificare, a mio avviso, l'ammissibilità di alcuni di questi emendamenti...
MARCO BOATO. Si legga la Costituzione in vigore!
TEODORO BUONTEMPO. ...perché sia nell'articolo 51, sia nella proposta che voteremo oggi, si stabilisce che a tal fine la Repubblica promuove «con appositi provvedimenti». A parte che il termine «Repubblica» è improprio nella maniera più assoluta - perché non è la Repubblica che promuove: la Repubblica è una forma di organizzazione dello Stato, è il Parlamento che promuove e non la Repubblica in senso astratto; però, se è piaciuto ai giuristi, va bene così -, si tratta di un passaggio successivo, che riguarda la legge ordinaria! Noi siamo nella fase del principio generale, mentre dagli emendamenti
già si evince una definizione particolareggiata di quello che faremo con appositi provvedimenti.
Colleghi, vorrei solamente richiamare alla vostra memoria il fatto che la responsabilità dell'Assemblea è a 360 gradi e che, mentre a parole si fanno tante battaglie, per il consiglio di amministrazione della RAI non è stata segnalata una sola donna a rappresentare, in quel vertice, le istanze delle donne, dell'infanzia e del sociale! Quindi, a parole si dicono queste cose, ma, in atti concreti, tra tutti i rappresentanti della Camera, il Presidente della Camera e il presidente del Senato, non si è individuata una donna da inserire nel consiglio di amministrazione RAI!
Secondo me, onorevole Boato, sarebbe un errore calarci nel particolare, rischiando di non far approvare una norma che è di grande valore morale e politico.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Buontempo. Voglio comunicarle che la Presidenza ha esaminato questo eventuale profilo di inammissibilità, ma ritiene che l'emendamento Boato 1.2 sia ammissibile.
MARCO BOATO. E ci mancava altro!
TIZIANA VALPIANA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, da ieri sera e da questa mattina (ma anche durante la discussione sulle linee generali del 1o marzo), non sentiamo che ripetere che il provvedimento al nostro esame è importantissimo. A me sembra che la realtà - se ci guardiamo intorno, se sentiamo il brusio dell'aula - ci dica, invece, che non interessa assolutamente ad alcuno e che è evidente la strumentalità del dibattito che stiamo facendo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Questo dibattito serve solo per mettere una ciliegina sulla torta dell'8 marzo, una giornata di lotta importante (ma dobbiamo ancora lottare per arrivare ad esprimere il pensiero delle donne in questo paese; si evince anche da questa discussione), e per far passare alla storia l'onorevole Prestigiacomo come una ministra che addirittura ha fatto modificare la Costituzione.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Valpiana, ma qual è la questione sull'ordine dei lavori?
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, le chiedo che, dopo la votazione dell'emendamento il Boato 1.2 - perché, evidentemente, non possiamo disgiungere le dichiarazioni di voto dal voto stesso - si sospenda la discussione (anche perché l'emendamento successivo è stato presentato da alcune deputate del gruppo di Rifondazione comunista, quindi, vorremmo discutere a fondo, anche con la presenza dei colleghi, e in un'aula non così distratta e disinteressata), e si riprenda quando ci sarà - la invito a convocare i rappresentanti dei gruppi per valutare la situazione - la disponibilità, da parte di tutti, e lavorare seriamente ad un provvedimento che si ritiene serio (Commenti).
ALESSANDRA MUSSOLINI. No, No!
PRESIDENTE. Onorevole Valpiana, mi sembra che la presenza di deputati in aula sia quella di tutti i giorni, quindi, non mi pare vi sia un particolare disinteresse; al contrario, credo vi sia un interesse condiviso.
Per quanto riguarda la prosecuzione dei lavori, vi è stato un accordo che intendo mantenere, quindi, proseguiamo l'esame del disegno di legge costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ANTONIO LEONE. Bravo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, parlo a titolo personale, perché, in qualche modo, mi sento chiamato in causa dall'intervento dell'onorevole Cima.
Ho ascoltato, con grande attenzione, le parole del ministro. Anche nella giornata di ieri, compatibilmente con i tempi a nostra disposizione, ho cercato di seguire la discussione sulle linee generali. Voglio subito annunciare il voto favorevole a questo emendamento, ma vorrei anche affermare che, con riferimento a determinati temi, sarebbe bene evitare, da parte di tutti (includo anche l'ultimo intervenuto), di fare demagogia.
Quest'Assemblea sta lavorando e sta seguendo con attenzione - come per tutti gli altri provvedimenti - l'esame di un provvedimento importante che, sicuramente, innova, rispetto ad una situazione problematica riguardante la rappresentanza delle donne in questo paese.
All'onorevole Buontempo vorrei dire che si può citare il consiglio di amministrazione della RAI e, purtroppo, tante altre situazioni in cui - lo sappiamo perfettamente - pieghiamo le nostre esigenze a quella di avere un apporto vivace e costruttivo da altre parti. Possiamo parlare del consiglio di amministrazione della Rai e del Governo. Ma possiamo, anche, gettare uno sguardo sui banchi di quest'aula, da ogni parte, e chiederci quale sia la rappresentanza. Possiamo riflettere sulla nostra responsabilità quando componiamo le liste e quando realizziamo ciò che siamo stati capaci di realizzare.
Dichiaro il mio voto a favore di questo emendamento ma vorrei che, su alcuni temi, anche per rispetto nei confronti degli stessi, se abbassassimo il livello di demagogia e apprezzassimo che, su questo tema, forse, riusciremmo a fare un piccolo passo avanti. Non sarà certo determinante la lotta delle donne in questo paese (non è nata ieri e probabilmente non finirà domani), ma, sicuramente, si può arrivare ad un miglioramento. In questo senso, ciò va apprezzato. Non sono intervenuto prima - scelta adottata anche da altri colleghi - perché credo sia più importante arrivare al voto finale di questo provvedimento, alla conclusione del suo iter, piuttosto che intervenire demagogicamente. Sappiamo che, per ciascun gruppo, hanno lavorato i rappresentanti delegati a fare ciò, come avviene in tanti altri posti. Il rappresentate del Governo è il ministro e ritengo che ciò sia sufficiente. In questo momento è più importante e politicamente rilevante arrivare ad un voto, se possibile di larga maggioranza, da parte di questo ramo del Parlamento.
PRESIDENTE. Sono state presentate due richieste di votazione a scrutinio segreto, che ritengo non possano essere accolte perché le ipotesi in discussione non rientrano nei casi previsti dall'articolo 49 del regolamento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 333
Astenuti 8
Maggioranza 167
Hanno votato sì 61
Hanno votato no 272).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.5.
ELENA MONTECCHI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, onorevole Montecchi. Ho detto bene?
ELENA MONTECCHI, Relatore. Sì, signor Presidente, proprio come Montecchi e Capuleti (Si ride).
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Grande!
ELENA MONTECCHI, Relatore. Signor Presidente, nell'esprimere il parere sugli emendamenti, avevo invitato le proponenti a ritirare l'emendamento Mascia 1.5 e, per il caso di mancato ritiro, avevo già
espresso parere contrario. Desidero, ora, motivare le ragioni di quell'invito al ritiro.
In questa sede rappresento le ragioni di un testo presentato all'esame dell'Assemblea che è stato approvato a larghissima maggioranza in Commissione. Peraltro, in questa legislatura, il testo approda in aula dopo un lungo lavoro di discussione sul tema della compiutezza della rappresentanza nel nostro paese.
Farei molta attenzione, quindi, a definire «ciliegina sulla torta» i progetti di legge costituzionale (Applausi di deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani), non perché ne abbia una concezione sacrale, ma perché, nella precedente legislatura, sono già state apportate due modifiche costituzionali in questo senso: una, all'articolo 117, per quanto riguarda le regioni a statuto ordinario; l'altra per quanto riguarda le regioni a statuto speciale. Vi fu un lunghissimo dibattito in bicamerale, di altissimo livello e di grandissimo impegno perché, quando si discute di ciò, si discute della natura della democrazia e delle istituzioni rappresentative del paese.
Ecco perché non si può né fare piccola polemica da cortile su quando si votò la modifica dell'articolo 51 della Costituzione nella scorsa legislatura né, appunto, definire «ciliegina sulla torta» un provvedimento costituzionale, altrimenti saremmo noi stesse, noi donne, a svilire una discussione che vanta una lunga storia e che è fatta di punti di vista femminili, anche molto diversi fra loro, e di punti di vista maschili.
Non v'è dubbio che le ragioni del «sì» al testo approvato dalla Commissione, che qui rappresento, nel corso della discussione in tale sede, hanno avuto attenzione anche per la possibilità che, nella scrittura della Costituzione, si facesse espresso riferimento, per omogeneità con l'articolo 117, all'accesso (come propone l'emendamento dell'onorevole Mascia).
Non v'è dubbio che tale tema sia serio e delicato. Ma io presterei moltissima attenzione a sostenere, come ho sentito fare qui, che la formulazione portata all'esame dell'Assemblea non consenta di intervenire efficacemente, con provvedimenti anche normativi, sulla materia elettorale. È molto importante dirlo. Si può non essere d'accordo su una formulazione e si possono valutare con attenzione le diverse sfumature che i costituzionalisti, uomini e donne, danno alla definizione europea (mi riferisco alla Convenzione europea) di pari opportunità, anche in materia elettorale, e le formulazioni che, allo stato attuale, compaiono nell'articolo 117 della Costituzione.
Perché mi accaloro, signor Presidente, su questo punto? E mi scuso con i colleghi. Mi accaloro perché noi siamo chiamati a superare una sentenza che pesa come un macigno sulla possibilità di portare a completamento ciò che abbiamo avviato con le modifiche costituzionali. Se devo scegliere tra due valori, uno, che non è quello del piccolo passo in avanti, ma quello di tentare di superare quella sentenza, rendendo effettiva, nella misura nel confronto politico, la possibilità di arrivare a provvedimenti efficaci, l'altro, che è quello di affermare il proprio punto di vista ed esclusivamente il proprio punto di vista, non ascoltando le ragioni degli altri, allora non tengo in considerazione che questo provvedimento dovrà avere quattro letture ed una larghissima maggioranza per essere approvato (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.
ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sull'emendamento Mascia 1.5 e su quello successivo Boato 1.4. Noi Democratici di sinistra-l'Ulivo voteremo a favore di questi emendamenti. Infatti, come ho già fatto presente ieri nella discussione che abbiamo affrontato sul complesso degli emendamenti, le formule che in questo caso vengono sottoposte alla nostra attenzione rappresentano la soluzione che noi avremmo preferito.
Le ragioni sono diverse. Intanto, è un testo che era già stato approvato dall'Assemblea,
a grande maggioranza, nella precedente legislatura, ed è una dizione che abbiamo già utilizzato riferendoci alle regioni; inoltre, pensiamo che queste formulazioni sarebbero state più idonee a raccogliere l'ampio dibattito che nel paese e nel Parlamento aveva portato a quella conclusione.
Io credo - e lo dico alle colleghe e ai colleghi che sono intervenuti - che questa sia una grande riforma, un cambiamento della Costituzione che ci deve aiutare a cambiare la realtà delle assemblee elettive. Se questa sensibilità, se questa consapevolezza fosse stata così diffusa in questi cinquant'anni, non avremmo avuto questo problema. Lo dico alle colleghe del centrodestra, che fanno bene a sottolineare l'importanza di questa discussione, ma anche alle colleghe di Rifondazione comunista, che ne sottolineano la marginalità. Io credo che sbaglino entrambe, da una parte ad enfatizzare un dato che è sotto i nostri occhi, dall'altro a svilire un dibattito che è di riforma costituzionale. Credo che dobbiamo prendere atto della realtà e della difficoltà che la politica ed i partiti incontrano nel fare di questo argomento un punto della loro trasformazione e del loro rinnovamento.
Mi viene in mente un suggerimento che l'onorevole Iotti, allora Presidente della Camera, mi diede quando io e un gruppo di donne consegnammo la legge di iniziativa popolare sulla riforma dei tempi. Noi segnalavamo le difficoltà che incontravamo, anche nei rapporti con il nostro partito, nel far cogliere l'importanza di quel provvedimento, che non era solo una legge, visti i mutamenti culturali e sociali che avrebbe potuto produrre. Lei, per consolarmi, per sostenermi, perché si andasse avanti, disse che non mi sarei dovuta preoccupare perché le donne normalmente capiscono prima i processi della società. E tocca a noi, come su altre questioni che sono state affrontate in questo paese - penso alla riforma del diritto di famiglia, al divorzio e via dicendo - , tocca alle donne assumere la responsabilità.
Anche relativamente a questo articolo dobbiamo caricarci interamente sulle nostre spalle la responsabilità, intendendo questo fatto come un elemento di forza, non di debolezza. È inoltre importante che non si banalizzi questa discussione; le argomentazioni che stiamo cercando di portare avanti hanno dietro un grande dibattito di giuristi e costituzionalisti.
Quindi stiamo ragionando su proposte che vorremmo concretizzare tramite le leggi ordinarie.
Dicevo che avremmo preferito quella formulazione per le ragioni che poco fa ho esposto, ma anche perché vorremmo mantenere un linguaggio presente nella carta costituzionale (una maggiore omogeneità rispetto ad esso); vorremmo eliminare completamente (anche se so che l'intenzione non è questa) il rischio che venga mantenuta la nozione di rappresentanza che a noi è pervenuta fin dalla nascita dello Stato diritto, evitando che, senza volerlo, si introduca un elemento che non salvaguardi l'universalità della rappresentanza.
Non vogliamo costruire un meccanismo di proposta che distingua tra la capacità... (Commenti del deputati del gruppo Lega nord-Padania).
Prendiamo atto dell'andamento dei lavori dell'Assemblea (Commenti dei deputati del gruppo Lega nord-Padania)
PRESIDENTE Onorevole Cordoni, la prego di concludere.
ELENA EMMA CORDONI. Presidente, mi consenta di additare gli «ululati» che poco fa ho ascoltato.
PRESIDENTE. Certamente, ma lei ha superato il tempo a sua disposizione.
ELENA EMMA CORDONI. Non credo sia questa la ragione da cui nascono: stavo concludendo e, in questo modo, stiamo perdendo tempo.
Per le ragioni che ho illustrato, voteremo a favore dell'emendamento in oggetto.
Come affermato poco fa dall'onorevole Buontempo, pensiamo che la Costituzione sia il luogo di principi e le leggi ordinarie siano il luogo della modalità di applicazione di questi principi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Grazie, Presidente. Presentando l'emendamento Mascia 1.5, siamo partite dalla necessità di rispondere in modo concreto (indicando un orizzonte di uscita) al deficit di democrazia strutturale, proponendo di compiere un passo forte e netto, capace di coinvolgere ed interpretare profondamente il corpo sociale femminile.
Partiamo, quindi, dalla necessità di una fondazione teorica per rispondere a questo deficit, senza un marchingegno legislativo che riteniamo abbozzato ed inefficace.
Bisogna ripensare alla radice il rapporto tra la sfera pubblica e quella privata, tra i due generi, la presenza e la rappresentanza delle donne nella politica e nelle istituzioni.
Crediamo che tutto ciò non possa essere risolto con la formula delle pari opportunità, che ha compiuto la sua storia e che non contiene in sé alcun automatismo nel condizionare i futuri interventi legislativi; essa non può assicurare pienezza di partecipazione delle donne alla politica, alla rappresentanza, e alla presenza istituzionale.
L'unico meccanismo che può, secondo noi, fornire certezze e quindi vincolare il legislatore all'obbligo di dare rappresentazione ad una società composta da donne ed uomini è quello di intervenire nella Costituzione tramite la parità di accesso; una formulazione, vorrei ricordarlo anche all'onorevole Montecchi, che è emersa nella scorsa legislatura da un grande confronto parlamentare che ha coinvolto tante parti della società (associazioni, gruppi, realtà politiche e culturali importanti per la storia del nostro paese). Altrimenti, di cosa stiamo parlando? Non ci accorgiamo dell'inefficacia e dell'inadeguatezza della proposta che si avanza, basata sul principio delle pari opportunità? Abbiamo di fronte un'operazione mediatica e «politicista»; poiché domani è l'8 marzo, questo non è semplicemente un dubbio, ma una certezza: quello che si vuole approvare oggi servirà a qualche passerella televisiva, che non modifica assolutamente nulla di concreto per quanto riguarda la rappresentanza e la presenza delle donne nella politica.
A vantaggio di chi va questa modifica? Crediamo semplicemente che questa vada a vantaggio di quelle lobby politiche, di quei branchi, che sono tutti chiusi nella logica di una rappresentanza istituzionale totalmente scissa da quella sociale, culturale, politica del corpo sociale femminile, che, invece, è così fortemente protagonista, oggi, nella società civile. Ci chiediamo allora perché non avete, colleghe (soprattutto del centrosinistra) osato, preteso, una modifica sostanziale, un passo concretamente in avanti, come quello rappresentato dalla parità di accesso. Non vi accorgerete che questa legge, nel disinteresse generale dell'Assemblea ed anche del paese, non è riuscita nemmeno a generare un vero sostegno né nell'opposizione né tra le file della maggioranza (in cui emergono posizioni assai differenti)? Rischiamo di compiere un passo profondamente inadeguato ai tempi, ai desideri, ai bisogni delle donne, attraverso un'operazione bipartisan che non convince nessuno e che può produrre, forse, solo quale passerella televisiva. La sinistra, le donne della sinistra, credo avrebbero dovuto osare di più, individuare, e battersi, per un orizzonte più avanzato e davvero vincolante per il legislatore.
Noi ci stiamo provando con questo emendamento, sostanza, radice culturale e politica della modifica che noi vogliamo apportare all'articolo 51. Ci auguriamo che le colleghe lo sostengano in modo convinto per restituire efficacia, senso e importanza alla modifica che vogliano effettuare (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enzo Bianco. Ne ha facoltà.
ENZO BIANCO. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole delle deputate e dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo all'emendamento ora al nostro esame.
Ho chiesto di intervenire per una semplice ragione: trovo francamente sgradevole, mortificante che in questo dibattito sulla modifica dell'articolo 51 intervengano quasi esclusivamente le colleghe parlamentari, come se la questione fosse di loro esclusiva competenza o di loro prevalente interesse.
Trovo che la formulazione che viene proposta con l'emendamento Mascia 1.5 sia di grande concretezza: la parità di accesso, senza nulla togliere al concetto di pari opportunità, è certamente di immediata e di facile lettura, e trovo che non ci sia alcuna conflittualità tra i due concetti.
Vorrei cogliere questa occasione per esprimere, al contrario della collega che ha preceduto il mio intervento, un apprezzamento vivo nei confronti del ministro Prestigiacomo che, su tale questione, si sta impegnando con serietà per portare avanti, anche su questo tema, un discorso di continuità con l'azione che le sue «predecessore», cioè l'onorevole Anna Finocchiaro e le altre colleghe ministro del Governo di centrosinistra, avevano sviluppato (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò molto breve perché non voglio ripetere argomentazioni già svolte (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)... io cerco di rispettare tutti quando parlano e chiederei quindi che la cosa fosse reciproca.
Condividiamo l'emendamento Mascia 1.5 che, in qualche modo, riproduce la prima parte dell'emendamento 1.2 a mia firma. In questo caso si tratta, ovviamente, di un passo meno forte, ma comunque è pur sempre più avanzato rispetto al testo base formulato dalla Commissione, il quale, anche, è un testo che innova; ora, però, si tratta di trovare la formulazione più adeguata.
Ripeto che condivido i contenuti dell'emendamento Mascia 1.5 per le ragioni già espresse sia dal gruppo dei Verdi sia da altri colleghi e colleghe. Vorrei solo dialogare da un punto di vista parlamentare con il collega Buontempo, anche se non lo vedo presente in aula in questo momento. Ritengo però che ciò che sto per dire sia bene che rimanga agli atti parlamentari. Il collega Buontempo, infatti, ha chiesto prima il ritiro delle proposte emendative presentate, poi ha chiesto alla Presidenza di dichiararne l'inammissibilità (non so in base a quali criteri, in quanto basta leggere questi emendamenti per constatare che essi sono totalmente coerenti, dal punto di vista emendativo, rispetto al testo di riferimento) e poi ha chiesto che si usasse l'espressione Stato invece che l'espressione Repubblica.
La materia relativa alle pari opportunità e alla parità di accesso alle cariche elettive e agli uffici pubblici riguarda l'intera articolazione della Repubblica, ma egli afferma che utilizzare quella terminologia non è corretto, perché nella Costituzione non se ne fa menzione. Allora, rivolgendomi al collega Buontempo, mi verrebbe da fare una battuta un po' pesante, forse per ragioni ideologiche originarie (anche se ho constatato che negli ultimi tempi egli ha fatto dei passi in avanti). Egli dovrebbe leggere i principi fondamentali della Costituzione: l'articolo 2 stabilisce che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo; l'articolo 4 recita che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro; l'articolo 5 stabilisce che la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; l'articolo 6 sancisce che la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche (la formulazione dell'emendamento Mascia 1.5 è quasi identica, ma si utilizza il termine «provvedimenti»
perché si vuole fare riferimento non solo a norme legislative); l'articolo 9 della Costituzione stabilisce che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica.
Il disegno di legge costituzionale in esame nel testo della Commissione e gli emendamenti che stiamo per votare fanno tutti riferimento al soggetto «Repubblica», in totale e assoluta coerenza non solo con la prima parte della Costituzione, ma anche con i principi fondamentali che precedono la prima parte della Costituzione. Il collega Buontempo - glielo dico con simpatia e con amicizia - dovrebbe dare una rapida lettura al testo costituzionale che ha dimostrato di conoscere poco.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 361
Votanti 351
Astenuti 10
Maggioranza 176
Hanno votato sì 160
Hanno votato no 191).
Passiamo all'emendamento Mazzucca Poggiolini 1.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, è chiaro che questo emendamento non avrebbe avuto ragion d'essere se l'emendamento Mascia 1.5 fosse stato approvato. La mia proposta emendativa 1.6 propone di aggiungere, dopo la parola «promuove» che abbiamo constatato essere presente in Costituzione, anche l'espressione «e garantisce», anch'essa prevista in Costituzione proprio all'articolo 2 appena citato che si riferisce ai diritti inviolabili dell'uomo.
Ritengo che le pari opportunità non siano altro che diritti fortissimi (non voglio usare la parola «inviolabile») che, per prima, l'Unione europea ha riconosciuto e che derivano proprio dalla estensione dell'articolo 3 della Costituzione. Questa disposizione, infatti, si preoccupa che la Repubblica rimuova tutti gli ostacoli che possano ledere od opporsi alla pari dignità sociale delle persone e dei cittadini, in questo caso anche riferita alla politica così come sancisce lo stesso articolo 3.
L'espressione «promuove e garantisce» costituisce un rafforzamento dovuto proprio al fatto che il testo propone le pari opportunità, che sono dei diritti. Perché promuovere soltanto i diritti e non, invece, garantirli? Perché non garantire il diritto delle donne e degli uomini di avere pari opportunità, anche in rapporto alla possibilità di essere eletti e di accedere alle cariche elettive?
Si dice che il termine promuovere è molto più ampio ed estensivo e, chiaramente, con gli appositi provvedimenti, può assumere significati molto forti. Tuttavia, ricordo troppo bene alcune leggi ordinarie come, ad esempio, quella sul finanziamento dei partiti che quasi tutti abbiamo votato e che proponeva che il 5 per cento del finanziamento pubblico ricevuto da ogni forza politica debba essere finalizzato e utilizzato per la promozione di un maggior numero di donne che si interessino alla politica e che entrino nelle istituzioni.
Ebbene, non posso guardare in tasca agli altri, ma chiedo a tutti i leader politici presenti di interrogarsi un attimo per sapere quanto di quel 5 per cento sia stato speso e se sia stato speso (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Capisco colleghi che avete appetito e non voglio insistere su questo punto. Voglio soltanto dire che l'inserimento delle parole «e garantisce» avrebbe significato qualcosa in più rispetto ai diritti costituiti dalle
pari opportunità. Dato che non voglio... scusate la voce (Commenti dei deputati di Alleanza nazionale)...
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di essere cortesi con l'onorevole Mazzucca Poggiolini che ha diritto di fare la sua dichiarazione di voto. Non siate intolleranti, per favore.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Scusate colleghi, ma le cose che mi emozionano molto mi fanno andare via la voce. Sono oltre vent'anni che combatto per le donne (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di deputati di Forza Italia)!
Ad evitare che questo «e garantisce» possa essere bocciato e che quindi un domani, volendo interpretare la volontà del legislatore, si possa ritenere che, essendo stato bocciato «e garantisce», sia sufficiente promuovere in senso ampio e vago, ritiro il mio emendamento 1.6 e mi affido alla buona fede, all'intelligenza ed all'onestà intellettuale di tutti voi in quest'aula. Infatti, immagino vogliate dare alla parola «promuovere» il suo significato più ampio, più concreto e volto all'efficacia di realizzare le pari opportunità di accesso di uomini e di donne all'interno delle istituzioni politiche (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Avverto che l'emendamento Boato 1.4 è precluso a seguito della reiezione del precedente emendamento Mascia 1.5 del quale ha praticamente la stessa dizione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, mi dispiace che l'emendamento Boato 1.4 sia stato precluso e perciò intervengo su questo emendamento. Ricordo, però, che non solo in tutte le altre formulazioni costituzionali si fa riferimento alla parità di accesso ma che, addirittura, nella Dichiarazione universale dei diritti umani, all'articolo 21, è previsto che «ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del paese» e «ha diritto di partecipare al governo del proprio paese».
Stiamo insistendo con questi emendamenti e vogliamo che rimanga agli atti del dibattito che consegneremo al Senato una formulazione più stringente come quella prevista dall'emendamento prima precluso e da quello ora in esame perché, come giustamente la relatrice Montecchi ha ricordato, le affermazioni che stiamo facendo in quest'aula sono importanti al di là dei voti. Infatti, rimane agli atti l'interpretazione di quello che sarà il cambiamento costituzionale che andremo ad approvare. Quindi, bisogna anche essere cauti nell'affermare che alcune formulazioni sono più o meno deboli. Non è un caso che non ho assolutamente affermato che vi sono formulazioni deboli ed apprezzo tutto il lavoro svolto dal ministro Prestigiacomo e dalla relatrice Montecchi.
Ho semplicemente ricordato - e questo me lo dovete concedere - che stiamo svolgendo un lavoro a cui si rifaranno i legislatori ordinari. Quindi, in ultima analisi, avremo anche leggi elettorali che permetteranno o non permetteranno l'accesso delle donne nei luoghi istituzionali e, di conseguenza, anche negli uffici pubblici. Credo sia significativo il caso della RAI ricordato prima dall'onorevole Buontempo, anche se non è sicuramente l'unico: ormai abbiamo moltissimi consigli di amministrazione pubblici, semipubblici o privati che sono totalmente maschili.
Dunque, bisogna affermare questo concetto a livello costituzionale non solo per il legislatore ordinario, ma anche per la prassi e per la consuetudine che ne conseguiranno nello scegliere nomine che rappresentino un equilibrio tra i sessi (non che rappresentino le donne, perché le donne rappresentano donne e uomini, come gli uomini rappresentano donne e uomini che li hanno votati).
Se non rafforziamo nella Costituzione questo concetto, rischiamo di non indicare con chiarezza la volontà costituente che, come ricordava nella dichiarazione precedente l'onorevole Zanella quando ha parlato sul complesso degli emendamenti, rimane differenziata nella nostra Costituzione perché, mentre all'articolo 3 le donne sono al pari di altre differenze sociali e di vario tipo, negli articoli 48 e 51 è chiara la volontà dei nostri padri e madri costituenti di non ridurre ad uno ma di differenziare, chiaramente, tra i due sessi.
Quindi, questa formulazione rimanda alla volontà dei nostri padri e delle nostre madri costituenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, credo che il dibattito sulla parità dei sessi sia una bella cosa ma, poi, apprendere che, per motivi sessuali, bisogna entrare pariteticamente alla RAI mi sembra un po' troppo. Così come mi sembra troppo sentire «deputatesse» colleghe - che parlano perché sono deputate - lamentarsi perché, ovviamente, qualcuno non le avrebbe volute far diventare deputatesse (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
Credo che, invece, il problema si debba riferire ai partiti, non alla Costituzione. Sono i partiti che debbono essere regolamentati in tal senso e non deve essere la Costituzione ad obbligare al rispetto del diritto di quota perché, fra l'altro, questo rappresenta un insulto alle donne, alla loro intelligenza e alla loro capacità politica. Se i rispettivi partiti, tutti, non mettono le donne in lista è, semmai, un problema di regolamentare i comportamenti e gli statuti dei partiti stessi.
Caro Boato, su tutto ciò non vorrei che venisse cambiato discorso perché la Costituzione non può prevedere le quote di femmine che entrano nella RAI o che diventano segretarie della Camera e via dicendo (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
MARCO BOATO. Le quote di femmine? C'è un po' di razzismo sessista nelle tue parole!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, credo che, pur non avendo sottoscritto né il precedente emendamento Boato 1.2 né l'emendamento Boato 1.3 al nostro esame, mi pare non sia automatico che, dal principio dell'equilibrio della parità di accesso e da adeguati provvedimenti se ne deducano le quote; infatti, se avessimo scritto tutto ciò in Costituzione, né avrei votato a favore di questo emendamento né avrei chiesto al mio gruppo di farlo.
Il principio dell'equilibrio è un principio politico e di prospettiva che, giustamente, come diceva il collega, rinvia poi, più che alla regolamentazione dei partiti - perché anche su questo tema avrei qualche perplessità -, alla volontà degli stessi.
FRANCA BIMBI. Vorrei solo fare una precisazione, cioè non vorrei che si credesse che, votando a favore di questi emendamenti, si votino per le quote o per un riequilibrio statistico della rappresentanza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Annuncio che si andrà avanti ad oltranza sino alla votazione finale del provvedimento.
ENZO TRANTINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, abbiamo tutti a cuore che questo problema
venga finalmente definito e risolto. Noi, per quanto ci riguarda, ci schieriamo a favore della proposta del ministro Prestigiacomo. A questo punto, vorremmo estendere all'Assemblea un invito: io sono delegato a formulare la dichiarazione di voto e, se tutti siamo d'accordo nel concludere in tempo breve, sono il primo rinunciarvi.
GRAZIELLA MASCIA. No, assolutamente no!
MARCO BOATO. No! Non è giusto!
ENZO TRANTINO. Invece, quando su tutto ciò vi sono osservazioni ostili, significa che qualcuno vuole sabotare per portare, a questo punto, la bandiera del «no» che, certamente, non giova a nessuno.
PRESIDENTE. Onorevole Trantino, come si dice rispetto a certi ordini del giorno, il suo intervento vale come raccomandazione, dato che le dichiarazioni di voto sono un momento importante di espressione delle intenzioni e della volontà parlamentare.
MARCO BOATO. Presidente, le dichiarazioni di voto non sono sabotaggio!
GRAZIELLA MASCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, non volevo interrompere la votazione. Intervengo per dire che non sono d'accordo che si proceda ad oltranza. Prima si era detto che la seduta sarebbe ripresa alle 15. Davo per scontato che si interrompesse alle 14. Dopo l'intervento del collega, mi pare ancora più opportuno sospendere la seduta e riprendere le dichiarazioni di voto successivamente.
PRESIDENTE. La seduta dell'Assemblea sarebbe ripresa alle 15 con un altro punto all'ordine del giorno, perché si pensava che questo provvedimento potesse essere concluso entro quell'ora. Ora votiamo l'emendamento Boato 1.3, poi... «andando vedendo».
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 369
Votanti 353
Astenuti 16
Maggioranza 177
Hanno votato sì 54
Hanno votato no 229).
CESARE RIZZI. Hai avuto un successo strepitoso, Boato!
PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge costituzionale in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del regolamento.
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