Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 111 del 7/3/2002
Back Index Forward

Pag. 7


...
Si riprende la discussione.

(Ripresa dell'esame dell'articolo 6 - A.C. 2032)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.


Pag. 8

UGO PAROLO. Signor Presidente, dopo l'intervento del collega Lupi, credo che, nel merito, ci sarebbe ben poco da aggiungere. Credo si sia già capito che stiamo apportando alla legge Merloni modifiche di buonsenso, chieste dalla gente, dai cittadini, dagli operatori e dagli amministratori.
Tuttavia, ritengo opportuno ribadire che nessuno può permettersi di avocare a sé l'esclusiva della legalità e di riversare sugli altri la responsabilità di essere connivente con la mafia, con le imprese e con il malaffare o, perlomeno, sicuramente questa responsabilità non ci tocca.
Noi, come deputati del gruppo della Lega nord Padania, abbiamo partecipato ai lavori preparatori e alla discussione in Commissione. Tali lavori sono stati lunghi, complessi e non corrispondono a quanto descritto dall'opposizione. Non vi è stato assolutamente un rapporto chiuso, ma di confronto franco e leale, sia all'interno della maggioranza (voglio specificarlo anche per i colleghi della maggioranza che non hanno avuto modo di seguire i lavori in Commissione) sia nei confronti dell'opposizione. Certamente il clima politico che si è respirato in questi giorni, anche durante i lavori della Commissione, non ha favorito, probabilmente, l'incontro di alcune posizioni che avrebbero potuto essere mediate.
In ogni caso, ribadiamo che non siamo contro la legge quadro sui lavori pubblici. Non abbiamo lavorato per smontare la legge Merloni, come qualcuno ha dichiarato ai giornali o alle televisioni, ma semplicemente per eliminare incongruenze e forzature, da tutti riconosciute, che la legge Merloni conteneva e che erano sicuramente frutto del particolare periodo in cui essa fu concepita ed approvata.
Non voglio entrare nel merito tecnico della legge in maniera troppo specifica; se sarà necessario, avremo modo di farlo durante l'esame dei singoli emendamenti. Tuttavia, non posso esimermi dal sottolineare alcune cose estremamente importante, già fatte rilevare, peraltro, dall'onorevole Lupi.
Mi riferisco, ad esempio, alla semplificazione delle procedure per i piccoli appalti. Uno dei torti maggiore della legge Merloni è quello di accomunare, dal punto di vista procedurale, i grandi appalti ai piccoli, cosicché una piccola stazione appaltante che deve eseguire lavori per poche decine di milioni si vede costretta a sottostare alle stesse procedure previste per appalti da decine di miliardi senza avere le strutture necessarie, contro ogni logica e contro il buon senso. Ebbene, abbiamo eliminato tale stortura.
Come si può pensare, inoltre, che gli amministratori dei piccoli comuni che siano tutti dei ladri da controllare in ogni mossa che compiono? Questa è una logica assolutamente da cancellare (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia)! Se qualcosa non funzionerà nelle procedure che vogliamo introdurre, vi sono i margini sufficienti e necessari per consentire alla magistratura di compiere il suo dovere, ma riteniamo necessario mettere in condizione gli amministratori pubblici di poter lavorare. Non abbiamo il pregiudizio - almeno noi - che questi ultimi siano tutti complici delle imprese e delle lobbies economiche, perché non è assolutamente vero!
Abbiamo anche eliminato gli obblighi di comunicazione all'Osservatorio sui lavori pubblici per i lavori di importo inferiore ai duecentomila euro. Ma immaginate la situazione in cui viene a trovarsi un comune o un'altra stazione appaltante che è obbligata a curare le comunicazioni al predetto Osservatorio per ogni gara, anche se relativa a lavori di poche decine di milioni?
Abbiamo eliminato, inoltre, l'obbligo di introdurre nella programmazione dei comuni i lavori di importo inferiore ai cinquecentomila euro. A tale proposito, siamo stati criticati dall'Associazione nazionale dei comuni italiani - l'ANCI -, la quale sostiene che tale modifica compromette la programmazione dei lavori pubblici. Ma quale programmazione possono attuare gli enti locali se non hanno un minimo di finanza diretta, se le loro scelte dipendono esclusivamente da contributi


Pag. 9

che possano essere dati e revocati e se, di conseguenza, non è possibile programmare l'esecuzione materiale dei lavori?
I lavori dei comuni vengono eseguiti, oggi, non con risorse dirette, ma esclusivamente mediante finanziamenti dello Stato o della regione; e in un sistema di finanza derivata gli enti locali non possono assolutamente programmare i loro lavori! Allora, se noi vincoliamo anche l'esecuzione dei lavori più piccoli a una serie di priorità predeterminate nel piano di opere pubbliche, ingessiamo e blocchiamo, di fatto, la possibilità di eseguire le opere richieste dalle comunità agli enti locali.
Abbiamo previsto, ed abbiamo il coraggio di sostenere, la possibilità di espletare una gara informale, invitando quindici concorrenti, per i lavori di importo inferiore ai centomila euro. Anche in questo caso, infatti, è assurdo pensare che gli amministratori locali non siano in grado di garantire comunque, con procedure ad evidenza pubblica, l'imparzialità nell'aggiudicazione dei lavori.
Ci sono questioni che magari anche noi della Lega nord Padania certamente avremmo voluto approfondire meglio; forse avremmo voluto attendere per fare alcune modifiche, ma voglio ricordare che questo collegato era un'occasione troppo ghiotta e troppo giusta per non introdurre quelle richieste che ci rivolgevano tutti i cittadini dai quali siamo stati votati.
Siamo consci che le modifiche di carattere generale alla legge quadro sui lavori pubblici devono essere introdotte con una legge specifica; la legge costituzionale n. 3 del 2001 ha attribuito alla regioni la legislazione esclusiva in materia di lavori pubblici, ma è evidente che lo Stato dovrà stabilire i criteri generali entro i quali muoversi ed entro i quali regolare, per esempio, la materia della concorrenza. Ebbene, se avessimo dovuto aspettare l'approvazione di questa legge, che richiede naturalmente tempi lunghi, avremmo dovuto far aspettare ai nostri cittadini, agli amministratori pubblici e alle imprese ancora chissà quanto tempo; tempo che, invece, non abbiamo, mentre è giusto dare loro la possibilità di lavorare in modo corretto.
Concludo dicendo che noi capiamo l'opposizione, capiamo il suo disagio. L'opposizione ha avuto cinque anni di tempo per eliminare queste discrasie, queste distorsioni che erano note a tutti, compreso il Governo dell'Ulivo; ma forse per demagogia, forse per l'opposizione interna di qualche gruppo fortemente radicato su posizioni ormai fuori da ogni logica, il Governo dell'Ulivo non è stato in grado di introdurre queste modifiche alla legge Merloni.
Ebbene, anche se questo fosse il motivo, comunque io non credo di poter giustificare i toni che sono stati usati ieri in questa Assemblea e nei giorni scorsi sui giornali e nelle televisioni. Noi non siamo una banda di complici al servizio delle imprese o della mafia, tanto meno la Lega nord Padania, che, sicuramente, tra i partiti presenti in quest'Assemblea, è quella che ha meno responsabilità rispetto alle vicende di Tangentopoli che voi tanto evocate. Quindi deve essere chiaro che, se noi abbiamo lavorato in questa direzione, è esclusivamente nell'interesse dei nostri cittadini, del sistema delle imprese e degli amministratori, che devono essere tutti tutelati con parità di diritti e di doveri.
Voglio ricordarvi quanto dice l'articolo 1, comma 1, della legge Merloni, che noi sottoscriviamo pienamente e che crediamo di non aver assolutamente stravolto con i contenuti degli articoli che abbiamo modificato. Vi ricordo quello che avete scritto all'articolo 1 della legge Merloni: «In attuazione dell'articolo 97 della Costituzione l'attività amministrativa in materia di opere e lavori pubblici deve garantirne la qualità e uniformarsi a criteri di efficienza e di efficacia, secondo procedure improntate a tempestività, trasparenza e correttezza, nel rispetto del diritto comunitario e della libera concorrenza tra gli operatori».
Ai principi dobbiamo dare contenuto e noi crediamo che, con le modifiche introdotte, abbiamo dato contenuto a questo


Pag. 10

principio che condividiamo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, partirò dalle osservazioni che ha testé fatto il collega Parolo per dire, innanzitutto, che i toni utilizzati nella discussione di ieri, ma soprattutto le valutazioni politiche che sono state fatte, sono, per quanto riguarda il gruppo di Alleanza nazionale, irricevibili. Infatti, non è consentito a nessuno dire che sono conniventi con il sistema di Tangentopoli deputati che, convinti della bontà delle proprie tesi, si sono impegnati in Commissione, in un confronto politico con l'opposizione, per cercare di trovare le ragioni al fine di superare un sistema vincolistico, rappresentato dalla Merloni, che ha prodotto centinaia e centinaia di ricorsi ai tribunali amministrativi (e poi, successivamente, al Consiglio di Stato), bloccando interi lavori pubblici o parte di lavori pubblici. È un sistema, onorevole Acquarone, che, per quanto riguarda la destra politica italiana, non ci appartiene (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), né in termini politici né in termini culturali.

PIETRO ARMANI. Bravo!

TOMMASO FOTI. Noi eravamo dall'altra parte quando qualcuno ha saccheggiato questo paese; non si possono, da uomo di diritto quale lei è, avanzare sospetti di questo tipo: non si può sotto il profilo politico perché è contraddetto dai fatti, non si può tanto meno sotto altri profili perché non vi sono le condizioni per asserire ciò. Quando abbiamo cercato di modificare queste norme chi è stato in Commissione lavori pubblici sa bene che non c'è stata discussione nel corso della quale non si sia posto il problema di modificare la legge Merloni perché ormai «non teneva più». Abbiamo colto il momento rappresentato dall'esame del collegato sulle infrastrutture. Perché non evidenziamo tutti gli atti di iniziativa parlamentare presentati per apportare modifiche alla cosiddetta legge Merloni? Dobbiamo leggerli uno ad uno per verificare se si tratta di un tema che ha coinvolto o meno tutti i gruppi parlamentari? Allora vuol dire che il problema esisteva.
Non so quale soluzione sia la migliore; tutti noi sappiamo che, in ogni sede, le norme sono migliorabili e perfettibili ma, collega Vendola, quando si afferma che queste sono norme che riportano al sistema di Tangentopoli, allora vorrei chiedere con quale cognizione di giudizio si possa sostenere che nel periodo della Merloni non abbia funzionato Tangentopoli: ha funzionato molto peggio! Ha funzionato il sistema della trattativa privata tra coloro i quali presentavano ricorsi per bloccare i lavori nei confronti di coloro i quali se li erano aggiudicati per poi, in una sede non sicuramente giurisdizionale ma extra giurisdizionale, magari farsi subappaltare il 20 o il 30 per cento dei lavori. Si è usata, cioè, l'arma del ricorso per reintrodurre quei principi che si affermava aver espunto dalla nostra legislazione. Dato che qui, in questa sede, di avvocati, anche amministrativisti ve ne sono molti, anche tra i banchi dell'Ulivo, non si può dire che queste siano cose sconosciute. Si tratta di cose vere, purtroppo, che attestano innanzitutto che la corruzione non si combatte per legge o con un certificato antimafia ma soprattutto rendendo agili le procedure, dando certezza alle stazioni appaltanti senza il timore, un giorno sì e l'altro pure, che il responsabile del procedimento si trovi al banco degli imputati per non aver apposto una virgola o un punto da qualche parte.
Vedete, gli appalti in Italia funzionano, si è detto, in un modo forse non trasparente ma allora per renderlo trasparente cosa bisogna fare? Bisogna iniziare ad eliminare tutta una serie di procedure che, di fatto, vincolano il sistema degli appalti. Vi sono spazi e tempi enormi tra il momento in cui il bando viene approvato e il momento in cui i lavori vengono consegnati; è questo il lasso di tempo che ha fermato, di fatto, la possibilità concreta di


Pag. 11

realizzare infrastrutture ed opere pubbliche in Italia! Perché non si deve riconoscere che il project financing fino ad oggi non ha funzionato? Perché si devono sostenere tesi assurde quando, nei fatti, è dimostrato che le norme attualmente vigenti non hanno consentito l'utilizzo dell'apporto di capitali privati per realizzare opere pubbliche? Su questo tema erano concordi tutte le forze politiche: mi riferisco all'apporto del privato che, in definitiva, riusciva ad intervenire laddove lo Stato non era più in grado di intervenire sotto il profilo economico.
Allora si può fare il processo alle intenzioni e si potrà contestare anche questa o quella norma ma non si può partire da una definizione, in verità molto antipatica e non veritiera, secondo la quale chi mette mano alla cosiddetta legge Merloni è sul libro paga dei costruttori. Queste sono affermazioni che poi, bisogna dimostrare politicamente. Potremmo dimostrare allora - questo sì! - che chi vuole tenere in piedi questo sistema vincolistico non è sul libro paga ma, sicuramente, ha la volontà conclamata di mantenere le opere pubbliche nella situazione di stallo in cui fino ad oggi sono rimaste.
Ciò che politicamente dimostra l'infondatezza della vostra tesi è l'intervento dell'allora ministro Bersani, svolto in Assemblea in occasione della discussione sulla legge obiettivo: ricordate quale fu la sua tesi? Egli disse: voi state facendo oggi gli interessi di un gruppo ristretto di imprese dimenticandovi che va modificata la legge Merloni per tutto il sistema delle piccole e medie aziende. Oggi che abbiamo fatto questo, dimostrando fino in fondo coerenza politica e, se me lo consentite, anche una certa logica - infatti, abbiamo prima fatto partire o cercato di sbloccare le grandi opere e poi immediatamente dopo ci siamo occupati delle tante piccole opere che pure servono a questo paese - dopo, lo ripeto, che sul piano politico abbiamo dimostrato tale coerenza, non possiamo consentirvi di porci sul banco degli imputati (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)! Attenzione, se bisogna «buttarla» in politica, state certi che alla maggioranza non manca certo la capacità di sostenere una tesi politica lineare, a differenza di voi che per cinque anni avete fatto il «muro del pianto» su ogni norma ma non siete riusciti a cambiarne neanche una in quanto condizionati una volta dai Verdi, una volta da Rifondazione comunista, una volta dai Comunisti. Noi non siamo condizionati, né dentro né fuori, da alcuno (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)!
Se si hanno argomentazioni costruttive, le si presentino e saranno valutate. Non è vero che vi è stata chiusura! Il fatto è che la volontà vostra, decisa e ferma, è stata quella di alzare una barriera su tale articolo, così come poi vedremo farete anche in relazione alla norma che prevede la possibilità di far ripartire i cantieri dell'alta velocità in Italia. Fate questo perché sapete benissimo che se i provvedimenti andranno avanti come sono stati disegnati, allora il paese ripartirà (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), allora le opere pubbliche ripartiranno, allora la modernizzazione riprenderà e così risulteranno smontate, una per una, le vostre tesi secondo le quali in cinque anni non saremo in grado di far nulla. Dato che abbiamo voglia di fare e di far fare, sosteniamo tutto l'impianto legislativo licenziato dalla Commissione ambiente, aperti al confronto ma non certo disponibili ad accettare accuse infondate. Ciò che avete sostenuto fino ad oggi, infatti, non trova né una ragione politica, né una ragione di diritto. Uscite da questi binari perché state deragliando (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)!

PIETRO ARMANI. Bravo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, 10 mila miliardi di opere a trattativa privata ai vecchi consorzi dell'alta velocità;


Pag. 12

la violazione delle normative europee, oltre che di quelle italiane, frutto di una lungo percorso di elaborazione politica anche teorica ed istituzionale; norme che prevedono gare europee e tutela della concorrenza: viene indebolito, anzi stravolto, l'impianto della legge n. 109, in particolare attraverso il massiccio ricorso allo strumento dell'appalto integrato, con il rischio di sottrarre all'amministrazione pubblica le competenze relative in materia di progettazione esecutiva delle opere pubbliche. Presidente, interverrò poi per dichiarazione di voto sui singoli emendamenti.

PRESIDENTE. Sta bene. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore per la maggioranza per l'VIII Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni.

FRANCESCO STRADELLA, Relatore per la maggioranza per la VIII Commissione. Signor Presidente, le Commissioni esprimono parere contrario sugli identici emendamenti Vigni 6.25, Lion 6.31, Realacci 6.32 e Vendola 6.33, nonché sugli emendamenti Vigni 6.26 e 6.27 ed Acquarone 6.34 e 6.35, mentre il parere è favorevole sull'emendamento Lupi 6.1.
Il parere è contrario sugli emendamenti Mantini 6.36, Acquarone 6.37 e Iannuzzi 6.38, mentre è favorevole sull'emendamento 6.400 delle Commissioni.
Le Commissioni esprimono, altresì, parere contrario sugli emendamenti Vendola 6.39, Acquarone 6.40, Mantini 6.41, Vigni 6.28, nonché sugli identici emendamenti Mantini 6.41-bis, Vendola 6.42 e Lion 6.43. Il parere è contrario anche sugli emendamenti Lion 6.44 e 6.45, nonché sugli identici emendamenti Vigni 6.29, Enzo Bianco 6.46 e Lion 6.47.
Esprimo parere contrario anche sugli emendamenti Vendola 6.48, Enzo Bianco 6.49, nonché sugli identici emendamenti Vigni 6.30 e Realacci 6.50 e sull'emendamento Enzo Bianco 6.51.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Lupi 6.2, mentre il parere è contrario sull'emendamento Enzo Bianco 6.52 e sugli identici emendamenti Realacci 6.54 e Vendola 6.55. Il parere è contrario sugli emendamenti Acquarone 6.56, Enzo Bianco 6.57, Iannuzzi 6.58, Enzo Bianco 6.59, Mantini 6.60, Realacci 6.61, Acquarone 6.62 e 6.63 ed è favorevole sull'emendamento Lupi 6.3.
Signor Presidente, esprimo parere contrario anche sull'emendamento Acquarone 6.64, mentre sull'emendamento Lupi 6.4 il parere è favorevole. Esprimo, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Lion 6.65 e 6.66, nonché sull'emendamento Realacci 6.67 e sugli identici emendamenti Vendola 6.68 e Lion 6.69. Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Mantini 6.72, Acquarone 6.73, Mantini 6.74, Vendola 6.75, Acquarone 6.76 e 6.77, Iannuzzi 6.78 e 6.79, Lion 6.81, Vendola 6.82.
Il parere è favorevole sull'emendamento Lupi 6.5, mentre è contrario sugli emendamenti Vigni 6.104 e 6.102, nonché sugli emendamenti Realacci 6.80, Vigni 6.103 e Acquarone 6.83.
Le Commissioni esprimono parere favorevole sull'emendamento Lupi 6.7, nonché sugli identici emendamenti Lupi 6.6 e Iannuzzi 6.84, mentre il parere è contrario sugli identici emendamenti Lion 6.85 e Realacci 6.86. Il parere è, altresì, contrario sugli emendamenti Lion 6.87, Realacci 6.88, Vigni 6.89, Iannuzzi 6.90 e 6.91. Sull'emendamento Lupi 6.11 il parere è favorevole, mentre è contrario sugli emendamenti Lion 6.92 e Mantini 6.93.
Esprimo, altresì, parere contrario sugli identici emendamenti Vendola 6.94 e Lion 6.95 nonché sugli identici emendamenti Vendola 6.96, Lion 6.97 e Vigni 6.98.
Per quanto riguarda l'emendamento Vigni 6.100, il parere favorevole è subordinato ad una riformulazione nel senso di mantenere solo l'ultima parte dell'emendamento recante la seguente espressione: «in ogni caso essi non hanno diritto di voto». Qualora non venga accettata la riformulazione dell'emendamento, il parere sarebbe contrario.
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Mantini 6.99 e


Pag. 13

Vigni 6.101, mentre il parere è favorevole sull'emendamento 6.402 delle Commissioni.
Il parere è contrario sugli emendamenti Acquarone 6.304, Iannuzzi 6.301 e 6.305, nonché sull'emendamento Acquarone 6.303. Il parere è, altresì, contrario sugli identici emendamenti Realacci 6.300 e Vigni 6.306, nonché sugli emendamenti Acquarone 6.302 e Mantini 6.307. Il parere è favorevole sull'emendamento Lupi 6.14.
Le Commissioni esprimono parere contrario anche sull'emendamento Iannuzzi 6.308, nonché sugli identici emendamenti Lion 6.309 e Vigni 6.316. Il parere è contrario anche sugli identici emendamenti Lion 6.310, Vendola 6.311 e Vigni 6.317.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Iannuzzi 6.315 e Realacci 6.318. Per quanto riguarda l'emendamento Lupi 6.10, il parere è favorevole, ma vorrei segnalare un refuso di stampa: dopo le parole «la cauzione provvisoria» deve essere inserita la parola «non» (lo si capisce poi dal senso dell'emendamento), mentre alla sesta riga la parola «esclusione» deve essere sostituita dalla parola «escussione».

PRESIDENTE. Sta bene. Si terrà conto di questa osservazione.

FRANCESCO STRADELLA, Relatore per la maggioranza per la VIII Commissione. Inoltre, le Commissioni esprimono parere favorevole sugli emendamenti Lupi 6.15 e 6.9 e sull'emendamento Realacci 6.321. La Commissione esprime parere contrario sugli identici subemendamenti Realacci 0.6.403.1 e Lion 0.6.403.2.
Per quanto riguarda l'emendamento 6.403 delle Commissioni bisogna apportare una correzione alla terza riga del punto c): le parole «di responsabilità civile professionale» devono essere sostituite con le parole «indennitaria civile per danni a terzi». La lettera c) diventa, dunque, la seguente: «in ogni caso, il soggetto che effettua la verifica del progetto deve essere munito di una polizza indennitaria civile per danni a terzi per i rischi derivanti dallo svolgimento dell'attività di propria competenza». Su tale emendamento delle Commissioni il parere è favorevole.
Le Commissioni esprimono parere contrario sugli emendamenti Lion 6.319 e Iannuzzi 6.312. L'emendamento Lupi 6.16 è da considerarsi assorbito dall'emendamento 6.403 delle Commissioni. Le Commissioni esprimono, inoltre, parere contrario sugli identici emendamenti Vigni 6.313 e Lion 6.320 e sull'emendamento Vigni 6.322 e parere favorevole sugli emendamenti Lupi 6.17 e 6.18. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Vigni 6.324 e 6.325, sugli identici emendamenti Lion 6.323, Acquarone 6.326 e Vigni 6.327, nonché sull'emendamento Vigni 6.328. Le Commissioni esprimono, altresì, parere favorevole sull'emendamento Lupi 6.19, parere contrario sull'emendamento Acquarone 6.329, parere favorevole sull'emendamento Lupi 6.20, contrario sull'emendamento Realacci 6.330, favorevole sugli emendamenti 6.500 del Governo, 6.404 delle Commissioni e Lupi 6.22, e parere contrario sull'emendamento Realacci 6.352.
Per quanto riguarda l'emendamento Realacci 6.332 chiedo al proponente di riformularlo aggiungendo le parole: «e sopprimere la parola «urbano».
La Commissione esprime, infine, parere contrario sull'emendamento Vendola 6.335, sugli identici emendamenti Lion 6.333 e Vigni 6.334, sugli emendamenti Iannuzzi 6.336, Realacci 6.353 e Lion 6.354, sugli identici emendamenti Vigni 6.337 e Lion 6.338, sugli identici emendamenti Realacci 6.339, Vendola 6.340 e Vigni 6.341, sull'emendamento Acquarone 6.342, sugli identici emendamenti Vigni 6.343 e Realacci 6.344, sugli identici emendamenti Lion 6.345 e Iannuzzi 6.346, sull'emendamento Acquarone 6.351, sugli identici emendamenti Realacci 6.347, Lion 6.348 e Vigni 6.349 e sugli emendamenti Vigni 6.350, Lion 6.355, Realacci 6.356, Enzo Bianco 6.351 e Lion 6.357.


Pag. 14

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Realacci 6.332 e Vigni 6.100 accettano la riformulazione.
Il Governo?

UGO MARTINAT, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Vigni 6.25, Lion 6.31, Realacci 6.32 e Vendola 6.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà

ENZO TRANTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a volte il diavoletto di Cartesio appare quando non è richiesto. Il relatore, nell'esprimere il parere sui vari emendamenti, ha ricordato che c'è un refuso: invece di «esclusione», deve leggersi «escussione». Credo che, se posso permettermi di insistere in un virtuale errore tipografico, è meglio leggere ancora, per quello che si è sviluppato in quest'aula, «escursione», perché si è sviluppato un tema di intrapresa progressiva da parte di tutti i colleghi interessati perché specialisti della materia, atteso che ognuno ha cercato di arrampicarsi su un'attività polemica che non deve consentire sosta a quest'Assemblea.
Intendo con ciò riferirmi al fatto che il clima intossicato permane e non è la libera polemica e la legittimità della critica più che doverosa, quanto il fatto che, a volte, troviamo un'esasperazione su temi che, certamente, ciò non consentono. Onorevoli Presidente e colleghi, è stato evocato più volte il Comitato della legislazione, di cui rivendichiamo la piena autonomia, per essere uno strumento di democrazia perfetta che prescinde dagli schieramenti.
Si tratta di uno strumento politico ma anche tecnico e, quindi, i pareri che sono stati espressi ubbidiscono alle regole della corretta legislazione. Tuttavia, una volta per tutte, dobbiamo subito identificarci: come Comitato della legislazione siamo degli astronomi che vedono i massimi sistemi e, poi, sono i meteorologici che vedono la condizione, gli analisti del merito.
Quindi, oggi riaffermiamo questa nostra individualità critica nei confronti di tutti i provvedimenti, e i colleghi, che hanno l'onore di far parte del Comitato, sanno che possono rivendicare a pieno titolo questa autonomia per la qualità.
Per tornare sul tema, signor Presidente, mi permetto di ricordare a tutti i colleghi - in particolare agli oppositori, perché non li chiamerò minoranza ma oppositori - che la trasparenza è patrimonio comune e per ogni innovazione può essere fonte di sospetto, solo che essa sia pregiudizialmente stravolta.
Allora, nel caso di specie, i custodi del vincolo dovrebbero, una volta per tutte, fare i conti con il dovere di faccia perché la critica ad ogni costo, quando è eccessiva, evidentemente fa perdere di vista anche le giuste cose che devono essere criticate. Il collega di Alleanza nazionale incaricato del problema al nostro esame, l'onorevole Tommaso Foti, è stato esemplare nell'esposizione - anche se pur breve, per necessità e contingenze di tempi - di Tangentopoli.
È di oggi la notizia che la sentenza Greganti è diventata esecutiva per anni due e mesi sei: dovremmo noi speculare su tutto ciò e ricamare per dire che, polemicamente, Tangentopoli è di un colore anziché di un altro ? Tutto ciò mi pare assolutamente scorretto.
Allora, se è vero che è scorretto, dobbiamo uniformarci tutti a queste regole di comportamento, vale a dire utilizzare norme che possono ubbidire al miglioramento del provvedimento, ma non devastanti per una serie di attacchi che, a volte, sono immotivati e, a volte, generici.
L'onorevole Acquarone, che sa quel che dice, quando ha riferito su quella che era la legge Merloni - e credo che essa non abbia bisogno di lacrime, perché è meglio seppellirla illacrimata - ha ricordato che aveva delle griglie, ma, a volte, sono state graticole più che griglie, perché tutti sappiamo le disfunzioni di tale legge, in


Pag. 15

impennate eccessive che, spesso, hanno reso difficile lo svolgersi dei lavori pubblici.
Tuttavia, a questo punto, la risposta non è che bisogna allentare tutte le paratie perché ci sarebbe l'inondazione in senso opposto, ma si pone un problema e bisogna indagare alla fonte.
Noi di Alleanza nazionale, insieme alla Casa delle libertà, abbiamo previsto in Sicilia la limitazione delle stazioni appaltanti perché quest'ultime, quando diventano pletoriche, inevitabilmente inseriscono la possibilità del sospetto prima e dell'inquinamento dopo.
Allora credo che si sia tentati, a ragione, di richiamare le cooperative rosse...

PRESIDENTE. Onorevole Trantino, la prego di avviarsi alla conclusione.

ENZO TRANTINO. ...ma non è consentito a voi richiamare chi - come Alleanza nazionale con gran parte della Casa delle libertà, gran parte significa escludere i nuovi soggetti della politica - ha trovato in questa vicenda la possibilità di scoprire che noi, onorevoli colleghi, siamo vestiti d'amianto (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

NICHI VENDOLA. L'amianto ci inquina!

ENZO TRANTINO. Quindi, la fiamma della polemica non ci sfiora, ma è doverosamente corretto dare un nome alle cose e non generalizzare, perché questo è il tipo di rischio che diventa ritorsione cieca (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vigni 6.25, Lion 6.31, Realacci 6.32 e Vendola 6.33, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Lascia, lascia, lascia!

PRESIDENTE. Per cortesia! Poiché siamo all'inizio della seduta, pregherei i deputati segretari di compiere gli opportuni accertamenti. Evitiamo fatti che, anziché colore, creano calore (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato
187
Hanno votato
no 205).

Prendo atto che i dispositivi di voto delle postazioni degli onorevoli Brusco e Buontempo non hanno funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 6.26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, con questo emendamento proponiamo la soppressione del comma 1 dell'articolo 6 in quanto - mi rivolgo anche ai colleghi della maggioranza -, se si fa un esame di merito - e noi lo abbiamo fatto in modo serio - dell'articolo 6 e, in particolare, del comma 1, si rileva che vi sono anche alcuni aspetti che condividiamo, ad esempio, alcune norme di semplificazione e di snellimento e in materia di finanza di progetto, insieme a tante altre cose che, invece, non condividiamo, quali quelle in materia di subappalti, di estensione generalizzata dell'appalto integrato, di concessione e così via.
Tuttavia, vorrei che tutti riflettessimo su una questione: voi state riformando o meglio controriformando la legislazione sugli appalti a pezzi e bocconi, a frammenti. Se la maggioranza avesse detto di voler cambiare completamente la legge Merloni, presentando una propria proposta


Pag. 16

organica con una coerente visione di insieme, sarebbe stato legittimo e ci saremmo misurati su ciò.
In realtà, state facendo un'altra cosa; infatti state, pezzo a pezzo, smontando la legislazione precedente e lo state facendo attraverso tre atti. Il primo atto è rappresentato dalla legge obiettivo, con la quale avete fissato norme speciali per le grandi opere; il secondo è costituito da questo collegato, con il quale apportate molte altre rilevanti modifiche alla legislazione, preannunciando già da oggi che vi sarà un terzo atto, una terza puntata, cioè la cosiddetta Merloni-quater.
Come se non bastasse, pendono sulla nostra testa altre due incognite di non poco conto, vale a dire la nuova direttiva europea in materia di appalti per i lavori pubblici, che arriverà nei prossimi mesi, e la questione, molto delicata e complessa, di cosa avverrà in questo campo dopo la riforma del titolo V della Costituzione. Come sapete, si è aperta una discussione sulle competenze dello Stato e delle regioni in materia.
Dunque, la nostra domanda è: non ce n'è abbastanza per consigliare un diverso e più saggio atteggiamento? Infatti, il modo in cui state procedendo porterà nuovamente il settore delle costruzioni e dei lavori pubblici - che aveva ritrovato un sistema di regole certe, anche se non tutte perfette - in una situazione di incertezza, con rischi di blocco del mercato delle costruzioni e dei lavori pubblici. State provocando un danno a tutti gli operatori, alla pubblica amministrazione, ai progettisti e anche alle imprese; voi danneggiate le imprese, soprattutto, quelle serie, nonché il sistema delle piccole e medie imprese. Per il modo in cui state procedendo, rischiate cioè di fare il bis della legge obiettivo che, cito le parole dell'autorevole Il Sole 24 Ore: «è finita in un operoso pantano».
Quindi, il nostro invito è di sopprimere l'articolo 6 non per restare nell'immobilismo, ma per affrontare nel modo giusto, cioè con una visione d'insieme, il problema delle regole per gli appalti, garantendo però al tempo stesso efficienza, trasparenza e correttezza al sistema dei lavori pubblici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo innanzitutto per ribadire quanto è stato detto. Infatti, avevo già anticipato, durante il mio precedente intervento, che il fatto di aver messo le mani in questo modo alla legge n. 109 produrrà sicuramente guasti sia a livello di organizzazione dei lavori pubblici sia nell'ambito delle imprese - come diceva il collega che mi ha preceduto - e, soprattutto, per quelle più serie e per quelle che già hanno imparato a misurarsi con un sistema nuovo di regole.
Oltretutto, dovremmo regolarci all'interno del sistema europeo che regola gli appalti. Come dicevo prima, viene fortemente indebolito l'impianto complessivo della legge n. 109 del 1994, anzi vengono infrante le fondamenta, con una prospettiva che ancora sfugge; ne vediamo soltanto le conseguenze maggiormente negative.
Per esempio, sono stati restituiti 10 mila miliardi di opere a trattativa privata ai vecchi consorzi dell'alta velocità, violando le normative europee in materia di appalti - e questo è evidente -, ma soprattutto minando complessivamente, in tutto il provvedimento, il piano generale dei trasporti che ha favorito il miglioramento della sicurezza stradale e della qualità ambientale delle strade. Inoltre, viene data una delega al ministro delle infrastrutture e dei trasporti per individuare i criteri per la predisposizione di programmi di riabilitazione urbana che andrebbero ad inserirsi nel già variegato complesso di norme che regolano gli interventi in materia urbanistica.
Per ritornare all'argomento in esame, vorrei porre in evidenza che tra il 1991 e il 2001 la crescita dei costi delle tratte della TAV costituisce la prova del fallimento dell'uso del general contractor in


Pag. 17

versione italiana che avrebbe dovuto garantire prezzi chiusi e non revisionabili. Nella tratta Roma-Napoli si passa da 3.900 a 12.500 miliardi; nella Firenze-Bologna da 2.100 a 9.800; nella Bologna-Firenze da 2.900 a 12.700; nella Milano-Verona da 2.100 a 8.500 e così via. Ai costi delle tratte vanno, poi, aggiunti 15.600 miliardi per i nodi di Milano, Torino, Venezia, Genova, Firenze, Roma e Napoli; 11.500 per il materiale rotabile; 6.200 per le linee aeree; 30 mila miliardi per il Frejus. Quindi, non si può attribuire la lievitazione dei costi agli enti locali, come si è tentato di fare, considerando che le opere compensative ammontano a non più di mille miliardi per la Milano-Bologna. D'altro canto, il meccanismo della concorrenza applicato per la tratta Alta velocità Milano-Bologna S. Ruffillo aveva determinato un ribasso d'asta del 46,9 per cento dalla società Nesco Entrecanales Cubiertas: l'obbligatoria verifica dell'anomalia del ribasso si concluse con il giudizio di congruità dei prezzi rispetto a quelli del mercato.
Appare, quindi, inconcepibile il silenzio del Ministero dell'economia e delle finanze che, tramite il CIPE e con la legge obiettivo, approva i progetti definitivi delle opere strategiche, ignorando la bocciatura del piano economico-finanziario relativo al TAV da parte degli advisor nominati dalle Ferrovie dello Stato: Mediobanca, Deutsche Bank e Crediop. È stato, infatti, certificato, già in quella sede, un buco perpetuo che sicuramente sarà a riempimento pubblico. Gli advisor affermano che in uno scenario prudente di ricavi pari a 5.542 miliardi previsti per il 2010, il cash flow di Trenitalia sarebbe insufficiente a coprire le tariffe di accesso da corrispondere e, conseguentemente, il pagamento del canone dovuto. Quindi, il livello dei costi è riferito a 28 mila...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Zanella.

LUANA ZANELLA... miliardi e non ai reali 53.300 miliardi. Ho sottoposto questi dati all'attenzione dell'Assemblea perché qui non si tratta di... (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zanella.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piglionica. Ne ha facoltà.

DONATO PIGLIONICA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che può essere caricaturale tentare di disegnare due posizioni contrapposte come quella di chi non vuol cambiare nulla, facendo quasi la sacra vestale della legge Merloni, e quella di chi, invece, preso dalla cultura del fare, vuole cambiare profondamente e migliorare la situazione. Nessuno ha un atteggiamento di ostilità nei confronti dei cambiamenti, ma credo che qualche volta la cultura del fare a ogni costo è un qualcosa che porta a fibrillazioni e cambia continuamente lo scenario per le imprese. Non è possibile pensare che, già in questa cosa, sia quasi minacciosamente presente il preannunzio di un ulteriore cambiamento, non è possibile tutto questo per le imprese: è come se si dovesse fare una fotografia e si avesse il soggetto continuamente in movimento e, quando finalmente si fosse riusciti ad inquadrarlo, cambiasse la luce o cambiassero le altre condizioni. Bisogna forse qualche volta stare fermi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, interverrò a nome del gruppo illustrando questo emendamento ma anche gli altri emendamenti successivi che, insieme al collega Vendola, che è primo firmatario, abbiamo presentato e quindi mi iscrivo già da ora sulle altre proposte emendative.
Per illustrare il primo emendamento, credo che il dibattito di questa mattina sull'articolo 6 sia stato, in verità, molto significativo. Direi che, dopo gli interventi


Pag. 18

che abbiamo ascoltato ieri, anche molto importanti, con lo stesso collega Vendola, il collega Nesi, gli altri colleghi e così via, questa mattina il dibattito ha evidenziato, per così dire, l'intento - stavo per dire la filosofia -, l'intenzione del Governo e della maggioranza. Probabilmente, per prendere tempo questa mattina (in genere i colleghi e le colleghe della maggioranza non parlano sui provvedimenti), con una forma di autostruzionismo, essi hanno dovuto parlare (stavo per dire hanno dovuto confessare, con un termine di carattere giudiziario che non mi piace). Abbiamo ascoltato il collega della Lega nord Padania ed il collega Trantino. In qualche modo, è venuta fuori la concezione che sottende questo provvedimento, così come la legge Lunardi e tutti gli altri provvedimenti che abbiamo discusso.
Il collega Trantino lo diceva con chiarezza. Ci viene offerto il modello Sicilia, che si caratterizza sostanzialmente - perlomeno da parte della nuova giunta - come un modello di sanatoria degli abusi: voglio dirlo così, senza approfondire ulteriormente, visto che l'abbiamo discusso altre volte e lo conosciamo bene. Questa sanatoria degli abusi si ricollega, di fatti, a un'idea più di fondo che ha il Governo e che posso sintetizzare così nei cinque minuti a mia disposizione.
Lo sviluppo - senza aggettivi, senza accezioni, che in questo modo è processo di accumulazione in senso tecnico, processo di valorizzazione del capitale investito - riparte solo se ogni vincolo viene rimosso. Il collega della Lega nord Padania ce l'ha detto con la chiarezza paradigmatica degli interventi un po' semplici della Lega nord Padania: l'ha detto proprio così. Lo sviluppo può ripartire esclusivamente se ogni vincolo viene rimosso: le regole sono un impaccio; anzi, sono un blocco dello sviluppo. Tutte le regole, quindi, anche quelle di legalità. Allora, l'equilibrio dello sviluppo, l'armonia, la sobrietà, la sostenibilità, l'uso collettivo delle risorse, la municipalità del territorio, che deve sovrintendere ad una logica qualitativa e quantitativa di rapporto tra sviluppo e ambiente, evidentemente, vengono rimossi. Si tratta di un precipitare culturale molto all'indietro: non dico nemmeno ai piani Fanfani, che avevano una dignità straordinaria rispetto a questi del Governo Berlusconi, ma probabilmente, anche peggio, ai primi anni '50, ai primi anni della ripresa del mattone come leva dello sviluppo economico del paese. Perlomeno allora vi era un dato occupazionale che veniva messo sulla bilancia, oggi invece siamo esclusivamente all'accumulazione in quanto tale.
Non si tratta solamente di questo provvedimento, potremmo parlare di quello che è accaduto negli ultimi giorni, durante i quali si è deciso di togliere i fondi destinati al risanamento ambientale per i danni prodotti dall'elettrosmog (l'allarme viene dalla Commissione ambiente nel suo complesso) e si è parlato di sanatoria per gli abusi sul demanio.
L'articolo 6 di questo provvedimento è chiarissimo, apre un'ulteriore ferita ed un vulnus democratico rispetto alla legge n. 109 del 1994; un provvedimento che, non a caso, fu approvato subito dopo Tangentopoli, sulla spinta delle inchieste portate avanti da Mani pulite e sulla base delle indicazioni, delle conclusioni di un'apposita Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli appalti e delle infiltrazioni della criminalità organizzata, che aveva stabilito un connubio con amministratori e politici. Erano gli anni belli in cui si parlava del fenomeno degli appalti e dell'intreccio fra appalti, flussi di spesa pubblica non controllati e criminalità organizzata.
Oggi tutto questo viene cancellato con un colpo di spugna - certamente non l'unico - e, sotto questo punto di vista, l'articolo 6 rappresenta un colpo di piccone certamente importante.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale l'onorevole Raffaella Mariani. Ne ha facoltà.

RAFFAELLA MARIANI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale e volevo sottolineare l'esagerata fretta con cui


Pag. 19

si vuole approvare questo provvedimento. Al di là del fatto che vi fossero delle esigenze di semplificazione e riorganizzazione riguardo alcuni punti della legge Merloni, a noi sembra che il metodo adottato debba sicuramente essere criticato.
La modifica alla legge Merloni è iniziata utilizzando un articolato ridotto ed è terminata con una modifica corposa, complessiva della legge Merloni. Tutto ciò è avvenuto senza una effettiva concertazione, non solo con gli ordini professionali e le imprese, ma anche con le istituzioni, con quei comuni e con quelle regioni che hanno avuto problemi nella gestione degli appalti. Ciò fa sospettare che vi siano altri interlocutori privilegiati perché, se tutti eravamo d'accordo sul fatto che queste modifiche dovevano essere fatte, perché non seguire un metodo di concertazione che, sicuramente, non avrebbe allungato di molto i tempi di attuazione delle modifiche? Anzi, la concertazione avrebbe senz'altro accolto le istanze di un numero molto superiore di soggetti e, forse, avrebbe anche allontanato in parte quelli che la maggioranza considera sospetti esagerati, che la procedura seguita sin qui ha fatto ingigantire.
Probabilmente, se si fosse applicato il metodo della concertazione ciò avrebbe sicuramente significato tenere un atteggiamento di maggiore apertura nei confronti di tutte le istituzioni e di tutte le imprese. Ciò avrebbe contribuito a creare un clima di maggiore serenità nella gestione degli appalti.
La sfida che noi ci proponiamo è quella di verificare nella pratica alcune buone intenzioni che sono state espresse anche stamattina da alcuni esponenti della maggioranza. Infatti, legislazioni di questo tipo non debbono complicare ulteriormente la gestione degli appalti pubblici. Spesso abbiamo assistito al varo di normative speciali per accelerare il completamento della normativa sugli appalti. Tali normative hanno solo innescato infiniti ricorsi da parte delle imprese o dei soggetti appaltatori.
Quindi, il nostro è un atteggiamento di generale perplessità, oltre che sull'effettiva, concreta sostanza del provvedimento, e anche, soprattutto, sul merito e sulla fretta esasperata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nesi. Ne ha facoltà.

NERIO NESI. Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse le osservazioni dei colleghi della destra, alcune delle quali anche serie. Vorrei far riflettere l'Assemblea in merito ad una esperienza personale; ho visitato due volte i cantieri della Salerno-Reggio Calabria quando ricoprivo il ruolo di ministro del lavori pubblici e ricordo che la legge n. 415 del 1998 (la legge Merloni-ter) aveva già introdotto modifiche significative tese a liberalizzare il subappalto per tutti i lavori non rientranti nelle categorie principali. Aveva, inoltre, previsto, solo per queste categorie, il limite del 30 per cento di lavori subappaltabili.
La previsione di elevare al 50 per cento tale limite, insieme ai margini di discrezionalità per il general contractor e le altre modifiche previste, come la totale liberalizzazione dei subaffidamenti sotto il 2 per cento, possono produrre, sulla base della mia esperienza, un effetto devastante, rendendo praticamente impossibile controllare il mercato del lavoro nei cantieri già investiti da processi di frantumazione molto elevati. Al riguardo, ricordo che, proprio in merito a tale aspetto, si è levato il grido di allarme del procuratore nazionale antimafia, Vigna.
Ricordo, inoltre, che quando visitai i cantieri per due volte i prefetti delle zone interessate mi facevano presente che i limiti della legge Merloni-ter erano, a loro parere, già troppo larghi, perché l'insidia della malavita organizzata e nel caso della Calabria, della 'ndrangheta (per usare le parole con il loro nome) si nascondeva proprio nei subappalti. I prefetti mi dicevano che bisognava stabilire per il subappalto regole più rigorose e più strette perché, altrimenti, sarebbe accaduto ciò


Pag. 20

che poi accadeva. Vorrei raccontarlo all'Assemblea: l'ANAS redigeva i progetti, indiceva le gare, ma il vincitore rinunciava; subentrava il secondo ed anche il secondo rinunciava. Dopo rinunce su rinunce, si arrivava al soggetto che la 'ndrangheta aveva deciso dovesse vincere. Seguiva poi il subappalto, totalmente nella mani della malavita organizzata.
Purtroppo, non c'è il ministro che non ci onora della sua presenza; vorrei, tuttavia, ricordare anche al viceministro, che ha questa delega, che egli si troverà nella stessa situazione, con i prefetti che gli diranno che sono stati allargati ancora i margini, secondo il loro parere, già troppo larghi.
La seconda questione che vorrei rapidamente trattare è quella relativa al general contractor. Al riguardo, il Governo e le Commissioni si richiamano ad una concezione europea.
Ho attentamente studiato (l'avevo già fatto in riferimento ai miei compiti precedenti) la legislazione europea in questa materia, ma non ho trovato una parola sulla figura del general contractor. La legislazione europea non lo prevede e lo dico con pacatezza, come pacati sono stati alcuni discorsi della destra. Credo che tale figura, che ha avuto la sua manifestazione fondamentale non tanto nelle questioni che riguardavano il mio ministero, ma quello dei trasporti, debba essere considerata con particolare rigore.
La terza ed ultima questione riguarda la finanza di progetto, vale a dire ciò che voi chiamate (sono di moda le parole inglesi) il project financing. Non ha funzionato nel nostro paese (lo sanno i colleghi della maggioranza come quelli dell'opposizione) e non poteva funzionare in tutte le zone per le quali la sicurezza del ricavo, in base alla quale, soltanto, il privato entra in una combinazione, non c'era.
Cosa volete che interessi al capitalismo italiano e internazionale l'autostrada Salerno-Reggio Calabria?
Cosa volete che interessi al capitalismo italiano ed internazionale la superstrada ionica? Parlo di due strade assolutamente indispensabili per l'Italia meridionale! Vorrei ricordare difatti in questa sede quando, a tutti coloro che mi proponevano la finanza di progetto per la Milano-Venezia, ed erano decine, proposi di farlo anche per la Salerno-Reggio Calabria. Nessuno si fece vivo, né, tantomeno, per la superstrada ionica!
Ho voluto formulare quest'osservazione, frutto della mia esperienza, per richiamare pacatamente i colleghi della destra di Governo e dell'estrema destra a ragionare su questi problemi. Essi hanno fatto grandi declamazioni! (Applausi dei deputati del gruppo del Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, in pochi mesi, dall'inizio della legislatura, nella materia dei lavori pubblici il Governo e la maggioranza hanno assunto atteggiamenti profondamente diversi. Siamo partiti con la legge Lunardi sulle grandi infrastrutture e, in quella occasione, la strada che si è voluta percorrere è stata quella di affidare al Governo, attraverso una legge delega, la potestà di modificare, in deroga a gran parte della cosiddetta legislazione Merloni, la disciplina dei lavori pubblici, limitatamente al settore delle grandi infrastrutture e, peraltro, degli insediamenti produttivi strategici di preminente interesse nazionale.
Di fronte alle vibrate e motivate critiche del centrosinistra, in quell'occasione, il Governo e la maggioranza assunsero l'impegno di presentare in tempi brevi una proposta complessiva e generale di riforma della normativa sui lavori pubblici, valevole per tutto il sistema degli appalti nel nostro paese e per l'intero territorio nazionale. Oggi registriamo un'ulteriore e significativa retromarcia: abbiamo una riforma della legge Merloni che procede «a pioggia», che avviene attraverso il percorso più tortuoso e, a nostro avviso,


Pag. 21

peggiore. Si comincia con la proposta del disegno di legge collegato sui trasporti da parte dell'esecutivo, che contiene poche ma significative modifiche alla legge Merloni.
Nel corso dei lavori delle Commissioni parlamentari riunite, si arricchisce il quadro delle modifiche della legge Merloni di una serie numerosissima di ulteriori disposizioni. Dopo che le Commissioni hanno terminato il lavoro istruttorio, si interviene nuovamente e si dà un ulteriore colpo ad ogni organicità del processo legislativo, introducendo ulteriori ipotesi di modifica. Quale è il risultato? La legislazione Merloni che è attualmente vigente, - va ribadito con forza -, è il risultato di tre atti legislativi di portata generale: la legge originaria n. 109 del 1994, il decreto legislativo n. 101 del 1995, la legge n. 415 del 1998, cui si è aggiunto il nuovo regolamento sui lavori pubblici n. 554 del 1999. A questo disegno legislativo organico e generale, che ha sempre registrato un coinvolgimento totale del Parlamento su prospettive di riforma che avevano innanzi la totalità del quadro dei lavori pubblici, si cerca oggi di introdurre una serie di modifiche a «pioggia», in assenza di qualsiasi disegno generale, di qualsiasi visione di insieme, di qualsiasi impostazione politica coerente ed unitaria, senza alcun coinvolgimento ed un'adeguata partecipazione dei mondi professionali e delle categorie interessate. Non ci si preoccupa nemmeno di quel delicatissimo problema istituzionale, che sorge con la riscrittura dell'articolo 117 della Costituzione, per quanto riguarda il riparto di competenze legislative fra lo Stato e la regione in materia di lavori pubblici.
Qual è il risultato? Abbiamo una serie di disposizioni frammentarie, farraginose, contraddittorie, scoordinate e destinate a produrre gravi squilibri nel settore dei lavori pubblici. Si modifica la legge Merloni senza alcuna capacità di porre in campo i risultati raggiunti in questi anni, le questioni rimaste aperte, le esigenze meritevoli di tutela, gli interessi che abbisognano di un punto di equilibrio più soddisfacente ed avanzato. In termini complessivi cosa produrrà questo nuovo quadro normativo così farraginoso e disordinato? Un abbassamento della frontiera della legalità e della possibilità, per la pubblica amministrazione, di controllare i processi legati alla costruzione delle opere pubbliche.
Infatti, con tutta una serie di ipotesi di modifica, come vedremo nel corso dell'esame degli emendamenti, si abbassa anche il livello di efficienza della pubblica amministrazione, della capacità di controllo sul territorio e si introducono nuove norme in maniera totalmente non ponderata e non meditata. Ad esempio, reintroducendo il criterio dell'aggiudicazione degli incanti pubblici e delle licitazioni con il sistema dell'offerta economicamente più vantaggiosa, sostanzialmente, si scardina uno dei grandi principi della Merloni: porre sempre alla base degli appalti progettazioni esecutive, complete, ricche ed esaustive di tutti gli aspetti che sono necessari per far sì che gli appalti riguardino opere complete in tutti i dettagli, che possano andare regolarmente in esecuzione. E se consideriamo quello che è accaduto in passato, mentre vigeva la legge n. 584 del 1977, possiamo cogliere gli aspetti negativi di questa vicenda.
Come non sottolineare poi il gravissimo arretramento in materia di subappalti? Invitiamo a riflettere la maggioranza: si smembra, si snatura, si svuota la Merloni attraverso una pioggia di disposizioni scoordinate e non pensate insieme, con il risultato di dare un gravissimo colpo alla frontiera dell'efficienza e al controllo della pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, negli interventi del collega Foti e del collega Lupi sembrano prefigurarsi due mondi: da un lato, un centrodestra teso alla modernizzazione del paese sul versante dei lavori pubblici e, dall'altro, noi,


Pag. 22

che staremmo conservando una legislazione non più adeguata ai tempi. La realtà, come si vedrà dall'esame di questo disegno di legge e di questi emendamenti, è completamente diversa, come hanno già indicato i colleghi che mi hanno preceduto.
Da parte vostra e da parte del ministro Lunardi, nel corso di questi mesi, c'è stata una confusione assoluta rispetto alla normativa in materia di lavori pubblici. Voi, ormai, nel corso di pochi mesi, siete riusciti a produrre quattro interventi legislativi pesanti, in una materia delicatissima che, invece, avrebbe bisogno di organicità per poter essere realmente modernizzata. Vedremo successivamente come, all'interno di questa normativa, si trovino, anche in questo caso - soprattutto da parte del ministro - parti importanti che attengono alle sue evidenti incompatibilità e conflitto di interessi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, i Socialisti democratici italiani voteranno a favore dell'emendamento Vigni 6.26. Ci associamo ai colleghi dell'opposizione per dire che, secondo noi, bisogna sopprimere il comma 1. Infatti, le motivazioni addotte dai relatori e dai colleghi della maggioranza, sostanzialmente, non ci hanno convinto, anzi, ci hanno convinto del contrario.
Come dicevano poco fa i colleghi, la modifica della legge n. 109 - su cui tutti siamo d'accordo, perché vi è la necessità di avere un progetto organico della Merloni - non mi pare che da questa maggioranza e da questo Governo sia stata sottoposta all'attenzione dell'Assemblea. Di conseguenza, gli interventi previsti all'interno di questo collegato sono provvedimenti disarticolati, come tutti gli altri che sono stati portati alla nostra attenzione. Oltretutto, non vanno ad agevolare le considerazioni fatte dalla maggioranza, soprattutto per ciò che riguarda la pubblica amministrazione: io non credo, ma chiedo alla maggioranza se, definendo semplicemente la questione di 100 mila euro, sia possibile fare in modo che la pubblica amministrazione possa rideterminare una condizione di semplificazione o se sia possibile non inserire semplicemente nei programmi triennali, come già è stato detto, la possibilità di accelerare le procedure per la pubblica amministrazione. Credo vi siano ben altre motivazioni per fare in modo che la pubblica amministrazione sia molto più agile, molto più articolata e molto più semplificata, nel momento in cui si determinano certamente modifiche chiare, semplificative, che vanno a determinare quelle condizioni per una rapidità di accelerazione e, quindi, dei processi della stessa pubblica amministrazione.
Ma basta guardare - come rilevavano giustamente molti colleghi dell'opposizione -, non soltanto alla questione relativa all'elevazione dei subappalti, ma anche a quella riguardante l'appalto integrato. Con riferimento ad esso, prevedete non soltanto la possibilità di alzare le «forbici» (ossia di ricorrervi maggiormente), ma anche che, nel quadro economico, non siano considerate le somme a parte; in buona sostanza, la progettazione esecutiva verrà pagata dal progetto stesso, dal finanziamento, e non certamente da coloro che vincono l'appalto. Come è possibile, proprio in virtù della modifica del titolo V della Costituzione, intrecciare, relativamente ad alcuni progetti (come, per esempio, i piani operativi regionali, nell'ambito dei quali la pubblica amministrazione deve presentare dei progetti esecutivi), questo tipo di meccanismo all'interno di un discorso più generale?
Si capisce, chiaramente, quali siano le grandi contraddizioni di questa maggioranza e perché si voglia, a spizzichi e bocconi, portare avanti una riforma così importante, che deve essere inserita in un quadro generale delle situazioni.
Credo che stiamo veramente creando una grande confusione per la pubblica amministrazione, e ne pagherete le conseguenze, perché i sindaci risponderanno in modo negativo alle questioni che state sottoponendo al Parlamento!


Pag. 23

Credo che, alla fine, avremo grandi difficoltà, nel paese, con la pubblica amministrazione. Non accelereremo le procedure per ciò che riguarda l'immesso e la condizione, quindi, per realizzare le opere pubbliche, sia piccole sia grandi. Come è stato già detto, non vi è disponibilità, e soprattutto vi sono contraddizioni rispetto alla legge obiettivo.
Noi abbiamo il dovere politico e anche morale di discutere serenamente sulle questioni che investono lo sviluppo e la crescita della nostra nazione. Sono convinto, infine, esprimendo un grande dissenso su questo comma 1 dell'articolo 6 ed invitando la maggioranza a sopprimerlo, che, ben presto, ci presenterete, non certamente la legge Merloni, ma la «Lunardi 1», che porrà in grandi difficoltà questo paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, spero che, se non le nostre parole, almeno le dichiarazioni del ministro Lunardi possano far riflettere i colleghi della maggioranza sull'articolo al nostro esame. Ieri, nel corso di una pomposa presentazione di un accordo quadro sulle infrastrutture con la regione Liguria - con promesse, ovviamente, di migliaia di miliardi, senza averne a disposizione neppure un decimo (ma non voglio parlare di ciò) -, il ministro Lunardi ha fatto la seguente dichiarazione: noi, nei mesi scorsi, siamo riusciti a «cantierare» novemila miliardi di lavori (mi riferisco alle lire, proprio come ha fatto il ministro). Non credo sia vero, e, in ogni caso, ha «cantierato», sicuramente, opere decise con risorse stanziate dal centrosinistra. Ma se così fosse - come sostiene il ministro -, non vi sarebbe l'emergenza appalti. Ciò significherebbe che le cose funzionano, che vi sono dei cambiamenti da fare, ma non che vi sia un'emergenza da affrontare. C'è un lavoro di cambiamento, un'innovazione da attuare in modo organico. Ma allora perché, se le cose stanno come sostiene il ministro, volete prestare il fianco alla scarsa trasparenza e al rischio di fare confusione su una legge così delicata?
In Commissione e in aula sono arrivati emendamenti e subemendamenti del Governo su questo punto, fino all'ultimo minuto. Ciò dimostra la confusione in cui rischiamo di cadere, affrontando norme di questo tipo con il metodo che avete deciso, in questa sede. Pensateci (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, sono convinto che, qualora dovesse essere approvato il testo del disegno di legge che è all'esame dell'Assemblea, dopo un annetto saremo costretti a chiedere l'istituzione di una Commissione di inchiesta, come fu fatto, a suo tempo, per l'attuazione della legge n. 219 del 1981. Anche le maglie larghe di questo disegno di legge consentiranno, infatti, l'incremento dell'intreccio intollerabile tra affari e politica.
Sulla ricostruzione nelle zone terremotate della Campania e della Basilicata ha dovuto indagare la Commissione Scalfaro perché le maglie larghissime della citata legge n. 219 avevano consentito alcuni fenomeni patologici. Ma di esempi analoghi se ne potrebbero citare a decine!
Il collega Nesi, ex ministro, ha fatto riferimento alla sua esperienza concernente l'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Non so quanti di voi conoscano la vicenda di una strada mai completata: la Nerico-Muro Lucano-Baragiano. Per quest'opera sono stati spesi 400 miliardi, l'associazione temporanea di imprese ICLA, tanto chiacchierata, è finita sotto inchiesta, piccole imprese subappaltatrici sono state sfruttate e poi sono fallite, ma la strada non c'è!
Vogliamo che si ripetano vicende come questa? Non sono in discussione, cari


Pag. 24

colleghi, la necessità di togliere qualche vincolo alla legge Merloni e di semplificare...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Lettieri.

MARIO LETTIERI. ...perché la possibilità di semplificare in maniera seria ed organica c'è; né sono in discussione le infrastrutture che occorrono al nostro paese per essere protagonista in Europa, per camminare al passo con gli altri paesi europei. Però...

PRESIDENTE. Onorevole Lettieri...

MARIO LETTIERI. ...abbiamo bisogno di una normativa leggibile, semplice e chiara, ma che non consenta ruberie future.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, le chiederei di disporre il controllo preventivo delle tessere prima della votazione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Si tratta di una norma del regolamento che, evidentemente, non conoscete!

PRESIDENTE. Invito i deputati segretari ad effettuare gli accertamenti richiesti dall'onorevole Ruzzante (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, sono d'accordo con il collega nel fare il controllo delle tessere, ma chiedo al Presidente anche di valutare quanto è accaduto nelle precedenti votazioni, al fine di evitare che si ripetano situazioni analoghe.
Non ritengo degno di questa sede lo spettacolo offerto da una selva di mani che si agitano per indicare presunte illegalità nel voto che, a colpo d'occhio, non sono riscontrabili.
Orbene, poiché la giornata di lavoro sarà lunga ed anche dura, ferma restando la legittimità di una opposizione, anche la più dura, sui contenuti di questo disegno di legge, invito il Presidente a valutare se sia possibile disporre la presenza in aula anche dei segretari di Presidenza non di turno per utilizzare questi ultimi non solo dopo il grido al doppio voto, proveniente da una parte o dall'altra, ma anche...

ELIO VITO. Galvagno! Galvagno!

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Onorevole Vito, la prego!
Prosegua, onorevole Buontempo.

TEODORO BUONTEMPO. ...al momento del voto, in modo tale che ove qualche collega dovesse riscontrare illegalità possa segnalarle ai segretari di Presidenza oppure ai capigruppo (a quel punto, sarebbe bene fare nome e cognome e numero del banco del deputato che vota anche per altri).
Altrimenti, signor Presidente, temo che, nel corso della giornata, un modo di fare analogo a quello che abbiamo già visto manifestarsi possa portare ad una situazione di intolleranza vera ed anche a turbative nell'aula.
Le turbative, oltre che reprimerle, giustamente, il Presidente deve prevenirle. È anche offensivo, Presidente: non posso stare seduto nel mio banco a vedere una selva di mani che indicano e colleghi che gridano per nervosismo o stanchezza ovvero allo scopo di creare un momento di disturbo nell'aula!
Ieri è accaduto da tutte le parti, da ogni posizione, da tutti i banchi; ma non è possibile che, nel corso della giornata, si dia l'impressione, all'opinione pubblica innanzitutto, che siamo degli irresponsabili. Questo può accadere in un momento di divertimento e di eccitazione, ma non sono disposto a stare seduto per una giornata


Pag. 25

intera al banco e a vedere le mani che indicano illegalità che io ho non ho avuto modo di riscontrare intorno a me. Quindi, Presidente, impartisca lei le disposizioni (i segretari d'Assemblea sono qui) affinché il voto si svolga nella maniera più trasparente possibile.

PRESIDENTE. La cosa migliore sarebbe che ognuno conservasse una sorta di autodisciplina, che facesse il parlamentare correttamente. Lì sopra, sulle tribune, ci sono degli studenti che ci guardano; comportiamoci nello stesso modo con cui loro ci guardano. Poi ci potrà anche essere quello che un po' fa confusione, ma questo avviene una volta ogni tanto.
Secondo la mia esperienza di parlamentare, quando le maggioranze, soprattutto sulle grandi questioni, sono un po' a rischio, chiaramente l'opposizione fa i suoi calcoli e compie le sue valutazioni, così come fanno gli altri. In alcune circostanze si possono anche chiudere gli occhi, quando non c'è questa contrapposizione. Quindi, io chiedo sia alla maggioranza sia all'opposizione di disciplinarsi. Questo è l'unico modo. I deputati segretari hanno riportato qui alcune tessere, ma non sono sempre in grado, se si grida «al lupo» da una parte e dall'altra, di individuare, nella circostanza, chi viene meno a questa regola etica e disciplinare di natura parlamentare.

NICOLÒ CRISTALDI. Presidente, votiamo sì o no?

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un attimo. Ci sono alcuni colleghi, a cui era stata ritirata la tessera, che la stanno ritirando in questo momento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 6.26, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
198
Hanno votato
no 230).

Prendo atto che l'onorevole Giacomo Angelo Rosario Ventura ha erroneamente espresso voto favorevole; avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 6.27.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, con questo emendamento ci proponiamo di «cassare» la parte introduttiva dell'articolo 6. Ora, se uno dei colleghi leggesse questa parte introduttiva, troverebbe grosso modo le seguenti parole: nelle more della revisione della legge quadro sui lavori pubblici, allo scopo di adeguare la stessa alle modifiche del titolo V della Costituzione. Quindi, ci si aspetterebbe un articolo 6 costruito interamente per adeguare la normativa in materia di lavori pubblici alla recente modifica costituzionale. Inviterei tutti i colleghi a leggere realmente il contenuto di quell'articolo. Il riferimento al federalismo e ad un nuovo ordinamento costituzionale non ci sono assolutamente, oppure ci sono, ma sono assolutamente limitati. Se uno leggesse chiaramente quell'articolo, cercando di riconoscere una nuova ripartizione di compiti fra lo Stato, il Ministero dei lavori pubblici, le regioni e il sistema degli enti locali, non troverebbe assolutamente alcun adeguamento.
Avremmo pensato di trovare all'interno di questo articolo 6 - diciamo così - una sorta di riparazione rispetto alla cosiddetta legge obiettivo, cioè rispetto alle procedure che il ministro dei lavori pubblici ha introdotto nell'ambito delle grandi opere. Ci troviamo, invece, di fronte ad una ulteriore confusione. Leggendo questo


Pag. 26

articolo, noi avremmo sperato di trovare di nuovo un richiamo fortissimo alle nuove normative introdotte dall'Unione europea. Come noto, sull'Unione europea, nel corso di questi giorni, da parte soprattutto del ministro per la cosiddetta devolution, abbiamo sentito soltanto offese e richiami ad improbabili passati.
Ora in realtà l'Unione europea, in materia di lavori pubblici, pone anche al nostro paese la necessità di adeguare totalmente la propria normativa. Avremmo voluto che fossero introdotte delle norme che cercassero maggiormente di adeguarsi al principio della trasparenza, avremmo voluto che vi fossero delle norme che rendessero migliore il sistema delle gare senza prevedere semplicemente la possibilità di favorire le grandi imprese, i soliti grandi gruppi, non solo edilizi ma anche i grandi gruppi di progettazione, molto cari al nostro attuale ministro delle infrastrutture e dei trasporti, lui stesso proprietario, seppur attraverso la sua famiglia, di una notissima azienda che si occupa di progettazione per conto delle Ferrovie dello Stato, dell'ANAS e delle principali società autostradali italiane; pensavamo di trovare una normativa che favorisse la realizzazione di un forte mercato delle costruzioni e quindi il concorso di una pluralità di soggetti.
Colleghi della maggioranza, quando noi, anche sull'onda degli allarmi lanciati dal procuratore antimafia, dottor Vigna, poniamo fortemente il veto sul sistema dei subappalti, ci riferiamo sicuramente ad una fortissima preoccupazione circa le possibili infiltrazioni di tipo illegale, ma siamo anche preoccupati perché, se passano queste normative, non vi sarà la possibilità di creare un forte sistema, anche di piccole imprese, in grado di concorrere quando si passerà all'appalto integrato in modo generalizzato. Senza questa rete di protezione per le piccole imprese poiché queste ultime non sono in grado di offrire appalti integrati, per la loro conformazione e la loro struttura e quindi non hanno la possibilità di progettare e contemporaneamente appaltare lavoro, daremo un colpo mortale al settore delle piccole imprese edili nel nostro paese.
Altro che gli impedimenti della cosiddetta legge Merloni sottolineati dagli onorevoli Foti e Lupi! Certo vi sono state delle fortissime distorsioni ma con la normativa che oggi ci proponete si verificherà sicuramente l'opposto. Altro che il richiamo al federalismo ed alla costruzione del titolo V della Costituzione! Ci troviamo di fronte ad un nuovo centralismo e ad una nuova stagione che darà la possibilità alle grandi imprese di alcuni noti di aggiudicarsi il sistema degli appalti pubblici (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

EUGENIO DUCA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EUGENIO DUCA. Signor presidente, quando questa mattina ha letto i pareri espressi dalla Commissione bilancio (la quale ha riammesso alcuni emendamenti e di questo ringrazio il presidente Giancarlo Giorgetti), lei ha anche dichiarato non ammissibile l'emendamento del Governo riguardante i contributi per le imprese che esercitano il cabotaggio marittimo. Vorrei invitare il Governo e la Commissione a riesaminare la questione affinché sia data risposta alle obiezioni della Commissione Bilancio che avanza dei dubbi sulla effettiva copertura degli oneri introdotti da quell'emendamento. Siccome penso che il Governo abbia fatto delle verifiche e sia quindi in grado, davanti alla Commissione bilancio, di spiegare se effettivamente i fondi stanziati siano sufficienti a coprire l'aumento del sostegno fino all'80 per cento, vorrei invitare il Governo ad intervenire presso la Commissione bilancio per illustrare le sue reali intenzioni e le reali capacità di bilancio per approvare una norma che è molto sentita dal settore e, se non approvata, potrebbe comportare gravi conseguenze nel settore dell'economia marittima. Vi è quindi un invito alla Commissione a riesaminare la questione, ma con la presenza del Governo affinché esso


Pag. 27

possa interloquire ed argomentare per poter raggiungere il risultato e fare in modo che l'Assemblea possa votare l'emendamento del Governo una volta chiariti i dubbi avanzati dalla Commissione.

PRESIDENTE. Sta bene, però allo stato non è così. Se il Governo individuerà la copertura e la Commissione bilancio modificherà il parere, si potrà venire incontro alla sua richiesta.

GRAZIANO MAZZARELLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Invito i deputati segretari a continuare ad effettuare il controllo delle tessere.

GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, anch'io volevo sollecitare il Governo ed i presidenti delle Commissioni (Il deputato segretario Lalla Trupia effettua i controlli disposti dal Presidente - Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate. Credo che i deputati segretari stiano svolgendo il loro dovere (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania)...

DONATO BRUNO. No, signor Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito tutti alla calma. Onorevole Bruno, la prego (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania)! Abbassiamo tutti quanti i toni, non mi pare che questo comportamento sia corretto! I segretari fanno il loro lavoro (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)! Onorevole Ruzzante, non è lei che può indicare chi abbia espresso più voti! Li indica la Presidenza (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Se ognuno svolge il proprio lavoro seriamente non avremo problemi. Onorevole Mazzarello, concluda il suo intervento.

GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, spero non vada dispersa la sollecitazione, appena fatta, riguardante la questione della flotta. Non si tratta di questioni ideologiche, in quanto con il provvedimento che oggi è al nostro esame, così come formulato, si pone di fatto fuori mercato la flotta di cabotaggio italiana. Si parla cioè di autostrade del mare ma si fa esattamente il contrario, perdendo posti di lavoro. Inviterei quindi i presidenti delle Commissioni a verificare tale questione, perché non è possibile che...

PRESIDENTE. Onorevole Mazzarello, la devo interrompere perché stiamo trattando argomenti diversi. Come l'elefante e la balena, non possiamo comprenderci.

PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ed invito di nuovo tutti ad abbassare un po' i toni.

PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Signor Presidente, mi rendo conto delle preoccupazioni espresse dai colleghi, ma esse fanno riferimento ad un articolo che verrà esaminato più avanti e, quindi, ne parleremo quando verrà il momento. Ora stiamo esaminando l'articolo 6 che tratta tutt'altra materia. Quando arriveremo all'esame di quell'articolo, il Governo ci potrà fornire una risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Armani, a tal proposito già è intervenuto il Presidente.

PAOLO ROMANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO ROMANI. Signor Presidente, dato che si è introdotto un argomento che riguarda gli articoli 24 e 28...


Pag. 28

PRESIDENTE. Onorevole Romani, mi scusi. Ha sentito anche ciò che ha detto il presidente Armani e questa Presidenza. Tali argomenti saranno trattati in seguito.

PAOLO ROMANI. Signor Presidente, dopo gli interventi degli onorevoli Duca e Mazzarello volevo solamente ribadire...

PRESIDENTE. Onorevole Romani, mi dispiace ma sono costretto ad interromperla. Dato che vi era confusione, ho interrotto l'onorevole Mazzarello e quindi ora devo interrompere anche lei. Quando arriverà il momento dell'esame degli articoli che trattano tale materia, potrà intervenire. Le chiedo scusa, ed invito tutti i colleghi ad intervenire al momento debito.

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, volevo svolgere alcune considerazioni in maniera molto pacata. Il fatto che i segretari debbano svolgere il loro dovere così come le indicazioni (una voce dai banchi del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo grida: «Vai via!»)... Per adesso vattene tu, poi eventualmente vediamo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore.

ANTONIO LEONE. Stavo dicendo che non è accettabile il fatto che i segretari debbano prendere ordini e disposizioni dai presidenti o dai vicepresidenti dei gruppi, come non si può accettare che un segretario vada alla ricerca di una tessera che non c'è, in quanto non è inserita nel sistema e, forse, è per terra, o che lo stesso segretario, nonostante vi sia un deputato a fianco della postazione «indagata» che dice che il collega è presente, sfili ugualmente la tessera. Si contesta solo questo tipo di comportamento, e lo dico in maniera pacata, per evitare che poi accada ciò che si è verificato e che lei ha stigmatizzato.

PRESIDENTE. Onorevole Leone, qualora ciò che lei dice dovesse avvenire, dato che le tessere ritirate sono al tavolo della Presidenza, sarà sufficiente che l'onorevole, rientrando in aula, si rechi a questo banco per richiederla.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, la questione, come giustamente lei ha già fatto rilevare, è leggermente più delicata, perché esiste, certo, un problema di merito (ed accolgo in tal caso la parte costruttiva dell'intervento svolto dal collega Leone), però vi è anche un problema di metodo. Già nei giorni scorsi la collega Alberta de Simone, che svolgeva il suo dovere di segretario, è stata in qualche modo angariata dai colleghi della maggioranza (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Oggi è accaduta la stessa cosa (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Dobbiamo allora distinguere una questione di merito, sulla quale possiamo anche ragionare accettando i suggerimenti costruttivi, da una questione di metodo poiché il fatto che i colleghi che svolgono il proprio dovere vengano aggrediti, come è accaduto anche questa mattina, è veramente disdicevole (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 6.27, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 29

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato
193
Hanno votato
no 228).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, la prego di controllare l'onorevole Susini, appartenente allo schieramento di centrosinistra, il quale ha espresso due voti: uno per sé ed uno per il collega alla sua destra. Effettui il controllo in base al resoconto (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

MARIO LANDOLFI. Bravo!

GIOVANNI CARBONELLA. Finiamola!

PRESIDENTE. Onorevole Leone, per cortesia. Colleghi, non sono in grado di sapere se quanto riferito sia vero. Se ciò è accaduto, mi dispiace, perché non si può essere i teologi della moralità con alcuni e poi non applicarla per se stessi. Devo dire, però, che questi rilievi vanno fatti da parte dei presidenti di gruppo e non dagli altri deputati loro delegati. Mi auguro che non ciò non sia avvenuto e spero che non accada più.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Vorrei segnalare che il mio dispositivo di voto si è bloccato e chiedo che ciò risulti agli atti.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Acquarone 6.34.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, questo provvedimento a me - a differenza di quanto accade per l'amico e collega Foti - non piace proprio. Se in questa legge permanessero chiari vizi di incostituzionalità, tutto sommato non me ne rammaricherei troppo, perché sarebbe un modo abbastanza semplice per «farla fuori». Tuttavia, dato che si parla di opposizione costruttiva e vorrei attenermi a questo concetto, faccio rilevare - come ho cercato di illustrare brevemente nell'intervento di ieri - che nel nostro ordinamento il concetto generale di opera pubblica non esiste più, perché vi sono opere e lavori pubblici di competenza statale o regionale. Si deve fare riferimento al fatto che l'opera pubblica non è compresa né nelle materie di cui all'articolo 117 di esclusiva competenza dello Stato e neppure in quelle di legislazione concorrente. Allora, non si può pretendere di disciplinare con legge statale anche le opere pubbliche eseguite dalle regioni, delle province e dai comuni, non funzionali alle opere di competenza statale. È ovvio che quelle concernenti i palazzi di giustizia, le carceri e così via saranno considerate opere pubbliche di competenza statale, ma non sarà così per tutti gli altri settori.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,20)

LORENZO ACQUARONE. Allora, in questa situazione mi sembra corretto - e, anzi, vorrei dire costruttivamente corretto - approvare un emendamento nel quale si dice che questa legge - brutta com'è - tuttavia si applica soltanto alle opere statali: in tale maniera, quanto meno, la si emenda da un grave vizio di incostituzionalità.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


Pag. 30

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.34, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
189
Hanno votato
no 224).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Acquarone 6.35.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sull'emendamento Acquarone 6.35 ma anche sul mio successivo emendamento 6.36 riguardante la medesima materia, ossia il primo comma, lettera a), dell'articolo 6. In merito a questa controriforma sono già state espresse diverse considerazioni, anche con un certo sdegno. Proverei a sostituire allo sdegno l'ingegno, per proporvi qualche riflessione comune.
Uno dei punti più gravi di questa controriforma, come è stata definita dagli stessi colleghi della maggioranza, è il depotenziamento, la depressione, quasi l'abolizione dei fondamentali meccanismi di concorrenza nel mercato dei lavori pubblici. Sappiamo che la concorrenza è un elemento fondamentale non solo sotto il profilo del rispetto di condizioni pari, cioè la par condicio concorsuale, fra tutti gli operatori, in omaggio ad un astratto principio di legalità: non è questo. A noi interessa di più il riflesso che la concorrenza ha nella sua capacità di generare efficienza e qualità attraverso il confronto tra le diverse proposte.
Da questo punto di vista vorrei far notare anche che tutte le volte in cui nella materia dei lavori pubblici non vi è una gara, ma un affidamento diretto, vi è un maggior costo dovuto alla rinuncia al ribasso d'asta pari a circa il 30 per cento del valore dell'opera posta in realizzazione. Parliamo del 30 per cento di centinaia di migliaia di miliardi, come i primi anni di applicazione della legge Merloni si sono incaricati di dimostrare rispetto ai dissesti di bilancio dell'epoca di Tangentopoli.
I modi per eludere la concorrenza - che è iscritta, tra l'altro, all'articolo 4 del Trattato europeo, dell'Europa nella quale noi viviamo e vogliamo essere protagonisti - sono molti. Quello che abbiamo sotto gli occhi con l'emendamento ed il comma in questione è uno di essi. Con la norma che vogliamo sopprimere o, comunque, modificare, si consente a chi realizza opere ingenti e, quindi, deve pagare determinati oneri di concessione (ad esempio chi realizza un grande supermercato) di poter realizzare, a scomputo dei soldi che deve all'amministrazione, direttamente le opere pubbliche. Su questo problema una pronuncia della Corte di giustizia europea - che ben conosco essendo stato lì l'avvocato che quella causa vinse ed essendo il collega Lupi la controparte soccombente, almeno, ahimé, in quell'occasione - stabilì un principio molto chiaro. Quando, cioè, si è al di sopra della soglia comunitaria e, comunque, per le opere pubbliche di un certo rilievo, il principio della gara è un principio a cui non si può rinunciare. Con questa norma, invece, si vuol fare in modo che, rispettando solo formalmente la pronuncia della Corte di giustizia, tutte le opere di valore fino a circa 10 miliardi siano oggi affidabili direttamente a scomputo delle opere di urbanizzazione, o all'interno di piani di lottizzazione, direttamente al di fuori delle regole dell'evidenza pubblica e delle gare. Capite bene che una fetta rilevantissima degli appalti di lavori pubblici sarà d'ora in poi affidata direttamente e senza gare.
Noi abbiamo a cuore il principio della concorrenza perché vogliamo svilupparlo e non deprimerlo. Vogliamo mercati aperti e competitivi. Vorremmo vivere in Europa, non in «forcolandia» (Commenti del deputato Rizzi) e non bisogna essere, credo,


Pag. 31

discepoli di Adam Smith né aver letto Schumpeter, Galbraith o quanti altri per capire queste cose.
Invito i sedicenti liberali della maggioranza ad un ripensamento e ad un atto di coerenza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.35, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 412
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
191
Hanno votato
no 221).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lupi 6.1, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
265
Hanno votato
no 157).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mantini 6.36, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 417
Astenuti 2
Maggioranza 209
Hanno votato
189
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.37, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
195
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Iannuzzi 6.38, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 417
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
192
Hanno votato
no 225).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.400 delle Commissioni, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 32

Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 423
Maggioranza 212
Hanno votato
234
Hanno votato
no 189).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 6.39, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 421
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
191
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.40, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
194
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mantini 6.41.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei fare molto brevemente un altro esempio di deroga alla concorrenza. Con questa norma, che vorremmo qui emendare, in sostanza, si consente al concessionario di opere pubbliche di poter affidare all'esterno, cioè a terzi, anche il 100 per cento dei lavori che ha ricevuto con la concessione oppure, per estremo opposto, di poter realizzare al 100 per cento, in proprio, gli stessi lavori.
Con il testo proposto dalla maggioranza, di ciò la pubblica amministrazione, stazione appaltante, non ha cognizione alcuna. Allora la proposta - che trovo assolutamente ragionevole e mi sembrerebbe persino difficile contestarne il merito, se qualcuno volesse provarci - è quella di inserire una quota minima e massima di affidamento all'esterno, a terzi, dei lavori da parte del concessionario, indicata, però, nel bando di gara, per un rispetto dell'autonomia (non scomoderò la parola federalista) delle stazioni appaltanti nel determinare la parte di lavori affidabili, nella chiarezza e non nell'oscurità della decisione, presa esclusivamente dal privato concessionario senza che la stazione appaltante possa minimamente saperne alcunché.
Credo che anche questa norma abbia molto a che fare con il rispetto dei principi di concorrenza che, evidentemente, sono molto di moda nella maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mantini 6.41, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 418
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato
192
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 6.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dameri. Ne ha facoltà.


Pag. 33

SILVANA DAMERI. Cari colleghi, il contenuto dell'emendamento Vigni 6.28 è molto chiaro. Si tratta di introdurre una norma che non consenta, anche sulla scorta dei ragionamenti che faceva prima il collega Mantini, il proliferare indiscriminato da parte dei concessionari della pratica del subappalto e che preveda l'affidamento degli appalti da parte del concessionario attraverso la procedura del pubblico incanto e della licitazione privata.
Faccio un appello ai colleghi, e mi stupisce il parere contrario espresso dalla Commissione, a votare favorevolmente, a garanzia e a tutela dell'effettiva volontà di ammodernare - quanto c'è da ammodernare, anche in termini di legislazione delle opere pubbliche e della stessa legge Merloni - evitando però che sia avvalorata l'idea che, in modo surrettizio, si stravolgano le regole vigenti, danneggiando l'interesse pubblico e incidendo negativamente sulla trasparenza degli atti.
Una cosa è aggiornare le leggi - anche la stessa legge Merloni - un'altra è procedere - come ricordava il collega Vigni - senza un disegno organico, ad una «controriforma spezzatino» e ad uno snaturamento progressivo di norme che costituiscono un presidio importante contro la commistione tra interesse pubblico e interesse privato.
L'onorevole Lupi, questa mattina, ha parlato delle patologie del sistema dei lavori pubblici negli anni ottanta e novanta, a suo avviso superate e archiviate. Consiglierei di non abbassare la guardia, di mantenere in vita quelle regole che, di certo, sono anticorpi efficaci contro la cultura e la pratica dell'illegalità, affinché quel fare di cui si parla, quella cultura del fare, sia cultura della legalità e non dell'arbitrio.
Cari colleghi, cosa c'entra con l'efficienza e l'ammodernamento della pubblica amministrazione la possibilità dell'aumento incontrollato e indiscriminato del subappalto, che non consente alcun governo degli interventi, produce quelle distorsioni nel sistema della concorrenza che ricordava l'onorevole Mantini e diminuisce la tutela dei lavoratori, mettendo a rischio le loro condizioni di lavoro e consentendo quel proliferare di lavoro nero, di lavoro sommerso, che voi, con altri atti, dite di voler fare emergere? Infatti - come sappiamo - proprio nel sistema delle opere pubbliche è fortissimo il lavoro nero.
Gli onorevoli Parolo e Foti hanno richiamato, con forte enfasi, la loro estraneità ad alcune vicende del passato. Vorrei fossero consapevoli che, oggi, con l'atto che sostengono, si assumono responsabilità per l'oggi e per il futuro a che quella stagione possa riaprirsi.
Non voglio credere - mi rivolgo ai colleghi della Lega che su questo tema hanno sempre rivendicato una forte motivazione - che siate disponibili a barattare il principio della moralità e dell'interesse pubblico, messo in discussione in questo disegno di legge, con le briciole di quanto contenuto nell'articolo 13. Anche se non siamo ancora arrivati all'esame dell'articolo 13, certe volte a pensar male si fa peccato ma, come ci hanno insegnato, ci si azzecca.
In una legge nazionale troviamo indicati gli interventi per lo svincolo di Dervio, per la curva della «Veronesa» nel comune di Piantedo, per il sottopasso pedonale del comune di Delebio, per il sottopasso carraio-personale nel comune di Rogolo. Tutto ciò in una legge nazionale; alla faccia del federalismo!

GIORGIO BORNACIN. Avete fatto una finanziaria, così!

SILVANA DAMERI. Cari colleghi, se siamo a questo punto, se questo è il baratto, siamo proprio ai saldi di fine stagione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo per sottolineare due aspetti. In


Pag. 34

primo luogo, per invitare la collega Dameri a leggere almeno correttamente i nomi dei comuni italiani e, in secondo luogo, per invitarla a svolgere il lavoro, che abbiamo fatto noi come gruppo di maggioranza della Casa delle libertà, cioè coordinare le disposizioni della legge Merloni che stiamo modificando con il testo originario. Cara collega, se l'avesse fatto, si sarebbe accorta che tutto quello che ha detto è aria fritta.
Infatti, all'articolo 2, comma 4, modifichiamo semplicemente una parte, mentre rimane in vigore la prima parte del comma 4, in cui si prevede che i concessionari di lavori pubblici di cui al comma 2, lettera b), sono obbligati ad appaltare a terzi, attraverso pubblico incanto o licitazione privata, i lavori pubblici non realizzati direttamente o tramite imprese controllate che devono essere espressamente indicate, in sede di candidatura, con specificazione anche delle rispettive quote dei lavori da eseguire.
Ciò che lei ha affermato - cara collega Dameri - non vale niente, è semplicemente demagogia come quella che si sta facendo, da tempo, in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Commenti del deputato Panattoni).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 6.28, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 408
Astenuti 9
Maggioranza 205
Hanno votato
185
Hanno votato
no 223).

Onorevoli colleghi, vi prego. Vedo che non sempre le teste corrispondono alle luci e viceversa. Ciò mi è stato segnalato in direzione del suo gruppo, onorevole Monaco.

FRANCESCO MONACO. Guardi anche dall'altra parte!

PRESIDENTE. Ho capito! Sto guardando ovunque. Segnalatemelo anche voi.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Mantini 6.41-bis, Vendola 6.42 e Lion 6.43.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi brevemente e cortesemente all'onorevole Parolo: per fare in modo che quello che egli dice possa suonare a giustificazione del tema, sarebbe stato necessario che il disegno di legge prevedesse gli affidamenti esterni nei bandi di gara e non a discrezione dei concessionari.
Mi rivolgo ancora all'onorevole Parolo, per fare soltanto un'altra piccolissima notazione: oggi, nel suo intervento sul complesso degli emendamenti, egli ha descritto una situazione in Italia, in materia di lavori pubblici, quasi che fossimo fermi alle opere di ricostruzione in scenari afgani. Vorrei indicargli i bollettini ed i numeri del quotidiano Il Sole 24 Ore e delle riviste specializzate che indicano come, negli ultimi anni, in Italia, il mercato delle costruzioni sia salito di moltissimi punti percentuali e si siano aperti mercati nuovi, quali servizi di progettazione, di fattibilità e così via: gli esperti del settore parlano ormai di boom. Dunque, stiamo parlando di un contesto normativo che funziona e che produce ricchezza e, forse, anche un po' più di rispetto delle regole.
Ciò detto, tornando alle regole, vorrei richiamare l'attenzione dei nostri colleghi sulla norma in questione e sul mio emendamento 6.41 che ne propone la soppressione: si tratta di un argomento apparentemente marginale e secondario. Si dice che per i lavori pubblici di importo inferiore a 400 milioni non si deve più dare comunicazione all'Osservatorio sui lavori pubblici. Essendo noi, come dimostrato dai fatti, amanti della semplificazione amministrativa, vorrei ricordare che, oggi,


Pag. 35

dare una comunicazione significa sostanzialmente premere un bottone per inviare un e-mail; invece, la proposta di cui sentono necessità i colleghi della maggioranza determina il seguente effetto: sostanzialmente le trattative private non saranno controllate, neppure statisticamente. È chiaro l'effetto che voi volete? Avete orrore della trasparenza; dovrete meritarvi l'appellativo di oscurantisti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mantini 6.41-bis, Vendola 6.42 e Lion 6.43, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 415
Votanti 414
Astenuti 1
Maggioranza 208
Hanno votato
190
Hanno votato
no 224).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 6.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, capisco che essendo ancora fresco d'aula, per essere appena arrivato, provi fastidio per gli interventi. Mi dispiace, ma si tratta di un articolo abbastanza complicato. Tuttavia, sarò breve perché molti argomenti sono già stati affrontati. Parto da quanto detto dai colleghi che mi hanno preceduto. La spinta semplificatrice non ci trova assolutamente in disaccordo; su alcune proposte emendative esprimeremo un voto favorevole. Lo vedremo in seguito.
In questo caso, come ricordava prima il collega Mantini, la semplificazione non c'entra proprio nulla. Con le nostre proposte emendative si tende ad eliminare un passaggio del disegno di legge: senza complicare la vita ad alcuno, si chiede semplicemente che l'esistenza di appalti a trattativa privata venga comunicato all'Osservatorio dei lavori pubblici. Ciò non complica la vita ai comuni. Peraltro, l'onorevole Parolo sa bene che la vita dei piccoli comuni sta a cuore a me, quanto a lui, quanto a tanti parlamentari che hanno sottoscritto una proposta di legge sull'argomento.
Invece, rendere invisibili a qualsiasi censimento nazionale, anche di verifica, le trattative private al di sotto di un miliardo di lire, come capite, significa aprire varchi al non controllo degli appalti il che, francamente, non è sicuramente nell'intenzione dei proponenti. Inoltre, l'utilizzo che può essere fatto di questa norma, può aprire spazi a soggetti non «puliti» che hanno fatto pagare già nel passato un prezzo salatissimo a questo paese.

PRESIDENTE. Il mio fastidio è irrilevante, onorevole Realacci.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 6.44, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato
189
Hanno votato
no 224).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pistone non ha funzionato e che avrebbe voluto votare in senso favorevole.


Pag. 36

PIERO RUZZANTE. Guardi Presidente, primo settore, sesta fila.

PRESIDENTE. Mi segnali, onorevole Ruzzante, così adesso guarderò.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 6.45, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Scusi, collega, è giusto che ciascuno voti nel suo posto.

ROBERTO MENIA. Stavo ascoltando, mi sono girato e ho votato dalla mia postazione. Posso votare da dove voglio.

PIERO RUZZANTE. Presidente, è la fila dietro!

PRESIDENTE. Nella fila dietro non vedo niente di particolare. Le tessere sono nella postazione ma nessuno vota. Di tessere nelle postazioni vuote ce ne sono anche da altre parti, ma nessuno sta votando.
Dichiaro chiusa la votazione.
Non facciamo valutazioni, altrimenti diventa impossibile: anche qui è pieno di tessere nella postazione (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

LUCIANO DUSSIN. Ma siamo in Parlamento, mica a scuola!

PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 397
Maggioranza 199
Hanno votato
179
Hanno votato
no 218).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Squeglia non ha funzionato e che avrebbe voluto votare in senso favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Vigni 6.29, Enzo Bianco 6.46, Lion 6.47.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piglionica. Ne ha facoltà.

DONATO PIGLIONICA. Signor Presidente, colleghi, in questo frammento di articolo si può vedere ancora una volta tutta la stortura della procedura e del metodo che abbiamo scelto per la riforma della legge Merloni. Prima il collega Parolo rimproverava alla collega Dameri di non aver potuto fare un perfetto confronto tra il testo degli emendamenti e la legge Merloni. Io sarei tentato di sfidare chiunque in quest'aula, (forse non ci proverei con qualcuno, ma certamente con la stragrande maggioranza) io chiedo chi è stato in grado di fare un raffronto preciso tra la messe spaventosa di emendamenti che sono stati riversati sulla Commissione e la legge n. 109 del 1994. Chi sia stato in grado di fare questo è veramente meritevole di riconoscimento, perché i ritmi con cui sono stati presentati gli emendamenti, se andiamo a vedere la prima stesura dell'allora articolo 5 e la stesura dell'attuale articolo 6, si troverà una differenza di dimensioni imbarazzanti e ancora fino a ieri sono stati presentati emendamenti all'ultimissimo minuto. Non è questo il metodo per una riforma organica di una legge fondamentale per il funzionamento del sistema Italia.
Mi perdonerà il collega Trantino, io ho seguito il suo ricordo della condanna definitiva a Greganti. Voglio solo chiedere che nell'ambito del centrodestra si faccia un momento di chiarezza sull'accusa che ci viene rivolta: una volta, ci si dice che eravamo parte organica del sistema di Tangentopoli e il fatto che siamo stati condannati lo dimostra Greganti; poi si dice che noi siamo stati i mandanti dell'operazione di Tangentopoli e che siamo stati gli unici a non essere ricompresi. È difficile capire quale è la responsabilità di questa parte politica. La verità è che quella legge, che nacque nel 1994 sull'onda, appunto, di Tangentopoli, forse


Pag. 37

previde passaggi troppo farraginosi e i successivi cambiamenti, fino agli ultimi del 1998 e del 1999, hanno tentato di semplificare il quadro: tuttavia, prendevano atto che il sistema era malato. Oggi, è abbastanza pericoloso far finta che il sistema sia guarito e che tutte le precauzioni di quel periodo siano diventate all'improvviso superflue. Probabilmente, il malato dimostra ancora, in alcuni suoi momenti, di non essere del tutto pronto a veleggiare con i criteri di assoluta liberalità che voi volete immettere in questa legge.
Riferendoci a questo punto, qual é la perplessità? La perplessità è che, all'improvviso, si abbiano venti differenti sistemi di regolamentazione degli appalti; questo per le imprese non rappresenta certo una semplificazione.
Comunque, l'aspetto che più mi preme sottolineare è che, con il regolamento della legge n. 109 - emanato nel 1999 - si era stabilito un criterio di qualificazione per le imprese. Una prima pulizia è avvenuta: da 50 mila, siamo scesi a poco più di 10 mila. Questa è la testimonianza che il sistema di qualificazione non fosse del tutto inutile. Però, si sono chiamate le società di qualificazione a programmarsi e a ridimensionarsi in base ad un certo tipo di scadenzario delle qualificazioni. All'improvviso, in corso d'opera, si modifica lo scadenzario e il dimensionamento che le società si sono date appare all'improvviso spropositato rispetto al bisogno. Inoltre, manca la specificazione di ciò che avviene se la verifica a metà percorso del quinquennio dovesse dare esito negativo. Si può dire che la qualificazione ha un valore di cinque anni - salvo una verifica triennale - senza specificare quello che accadrebbe qualora alla scadenza del triennio l'esito fosse negativo?
Credo che sarebbe stato sicuramente più fruttuoso prevedere un momento di riflessione su tutto l'impianto e una maggiore organicità di questo tipo di approccio (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, volevo segnalare come questo articolo che noi ci proponiamo di sopprimere creerebbe le condizioni per introdurre in Italia una fortissima confusione regione per regione.
Abbiamo insistito circa la necessità di modificare da un punto di vista federalista l'impianto della legislazione in materia di lavori pubblici. In questo caso si prevede però che ogni regione abbia la possibilità di determinare una propria soglia per le imprese non qualificate. Bisogna rendersi conto che, in tal caso, ci troveremmo in presenza di ventuno mercati in materia di lavori pubblici per piccole imprese. Soprattutto, metteremmo il mondo delle piccole imprese di fronte ad una incertezza da un punto di vista legislativo che, come abbiamo già sottolineato, è ciò che sicuramente porta - assieme ad una serie di misure - il mercato delle costruzioni ad una ulteriore deregolamentazione e alla possibilità, per poteri assolutamente occulti di intervenire in modo non limpido.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Chianale. Ne ha facoltà.

MAURO CHIANALE. Signor Presidente, intervengo molto brevemente a titolo personale perché credo sia importante sottolineare che la possibile elevazione della soglia da parte delle regioni, oltre a chiedere la qualificazione dell'impresa, non ha giustificazioni pratiche dal punto di vista della semplificazione degli adempimenti, né per le imprese né per quanto concerne il procedimento amministrativo.
L'innalzamento di tale soglia, infatti, costringe l'ente appaltante a procedere alla qualificazione di ogni singola impresa in sede di gara, aggravando gli adempimenti a carico dell'amministrazione e aumentando il numero dei contenziosi. Inoltre ciò sarebbe di scarsa utilità per le imprese serie e strutturate, in quanto chiunque fosse in grado di partecipare a tale tipologia


Pag. 38

di gare si qualificherebbe comunque per mantenere la possibilità di partecipare alle gare non di competenza regionale.
Solo le imprese di grandi dimensioni potrebbero trarre giovamento da questa norma, poiché avranno a disposizione, ai fini del subappalto, una più vasta platea di imprese, indipendentemente dalla loro effettiva capacità operativa.
Infine, ricordiamo che il sistema di qualificazione è, in realtà, una procedura di selezione che serve a prequalificare le imprese e non costituisce una limitazione o un deterrente alla partecipazione alle gare da parte delle aziende dotate di idonei mezzi d'opera e maestranze.
Alzare la soglia di qualificazione equivale unicamente ad agevolare ed incentivare la partecipazione di aziende poco strutturate (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enzo Bianco. Ne ha facoltà.

ENZO BIANCO. Signor Presidente, intervengo anche sugli emendamenti successivi a mia firma, oltre che a firma dell'onorevole Realacci.
Soprattutto, mi rivolgo ai colleghi che comprensibilmente non hanno particolare dimestichezza con la questione di cui trattiamo.
L'articolo 8 della legge Merloni ha introdotto il nuovo sistema di qualificazione delle imprese.
Uno degli elementi qualificanti era proprio quello che riguardava la qualificazione con lo strumento delle SOA. L'autorità di vigilanza ha accreditato le prime SOA il 9 novembre del 1999, quindi assai recentemente. Da allora ad oggi (tra il 2000 ed 2001) ne sono state accreditate 57; il risultato è - è stato ricordato - che mentre, alla fine del 1999 le imprese registrate erano oltre 53 mila, nel febbraio del 2002 quelle attestate risultano essere circa 12 mila. È evidente che, con questa semplice iniziativa, si è disboscato il settore delle imprese che lavorano in questo comparto di imprese esistenti, molte delle quali avevano il solo scopo di concorrere ai fini di determinare un prezzo ed una media del prezzo più facilmente manovrabili.
Siamo riusciti ad ottenere, anche se i dati non sono ancora confermati, una forte diminuzione del prezzo di aggiudicazione ed un notevole incremento del ribasso d'asta. In buona sostanza, il sistema (che non è ancora andato a regime), sta producendo una forte innovazione del sistema italiano delle opere pubbliche, analogamente a ciò che accade in altri paesi europei, vale a dire un forte incremento della qualità nelle imprese che operano nel settore.
Il testo della previsione normativa introdotta, purtroppo, rappresenta un gravissimo danno al sistema delle SOA. In particolare, il forte incremento del tetto entro il quale è esclusa l'attestazione libera naturalmente un numero rilevantissimo di imprese che possono partecipare al di fuori di qualunque regolamentazione e previsione di qualità; d'altra parte, l'introduzione di una soglia temporale limita notevolmente il controllo di qualità sulle imprese; il risultato di questa previsione, onorevole relatore, è che in Italia procediamo, con il sistema delle concessioni, verso un oligopolio forte per quanto riguarda alcune grandi imprese, mentre per le piccole imprese si va verso una condizione di vera e propria giungla.
Sono consapevole che questa preoccupazione è diffusa anche tra molti colleghi del Polo. Vi sono emendamenti (come quello del collega Osvaldo Napoli) ed ordini del giorno che spingono fortemente nella direzione di salvaguardare la qualità introdotta con lo strumento delle SOA.
Credo che alcuni degli emendamenti che abbiamo presentato con il collega Realacci, anche di portata intermedia rispetto a quelli che prevedono la semplice abolizione, procedano nel senso di difendere un principio di qualità che è nell'interesse del comparto del settore (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


Pag. 39

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vigni 6.29, Enzo Bianco 6.46 e Lion 6.47, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 409
Astenuti 1
Maggioranza 205
Hanno votato
180
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 6.48, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato
180
Hanno votato
no 226).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Enzo Bianco 6.49, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 410
Astenuti 1
Maggioranza 206
Hanno votato
185
Hanno votato
no 225).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Vigni 6.30 e Realacci 6.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, nel testo dell'articolo 6, lettera c), avete scritto che le regioni possono elevare, per gli appalti di competenza, il livello dei lavori per i quali non è richiesta la qualificazione. Al riguardo, non siamo d'accordo e pensiamo che si sia compiuto un errore serio perché, come è stato detto, si sottrae all'obbligo di qualificazione una fetta rilevante delle opere pubbliche e si rischia, in tal modo, di ridare spazio alle imprese meno serie o alle pseudoimprese; l'onorevole Enzo Bianco ha appena ricordato come il nuovo sistema di qualificazione abbia prodotto un disboscamento del sistema delle imprese, poiché, con l'attuale sistema di qualificazione, si è passati da circa 50 mila imprese a 12 mila.
L'altro aspetto ancor più negativo, a nostro avviso, è costituito dal fatto che si crea un'Italia a «macchie di leopardo», con regole diverse, da regione a regione, per la qualificazione. In altre parole, forse sentendovi in colpa per il carattere così fortemente centralista presente in tutti i vostri provvedimenti, avete scelto di essere federalisti o pseudofederalisti proprio sul punto sbagliato. Lo ricorda anche l'ANCI, l'associazione nazionale dei comuni, ovvero il sistema delle autonomie locali, che afferma testualmente: La qualificazione, in quanto regolazione del mercato, non è materia regionale. Aggiunge inoltre: Non si ritiene affatto opportuno introdurre questa area di particolarismo che lascia alle singole stazioni appaltanti il compito di qualificare le imprese. Immaginate un'Italia in cui la stessa impresa, a seconda della regione nella quale lavora, trovi un sistema diverso di qualificazione? In una regione deve essere qualificata e nell'altra no!
Immaginate quali effetti distorsivi ciò può avere sul mercato e quale confusione può determinare? Riteniamo pertanto che sarebbe saggio sopprimere questo passaggio legislativo e dimostrare di essere federalisti,


Pag. 40

laddove di federalismo vi sarebbe bisogno e non su materie nelle quali deve essere ancora compito dello Stato regolare, in maniera uniforme, la concorrenza sull'intero territorio nazionale per dare certezza a tutti gli operatori e alle imprese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indico la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vigni 6.30 e Realacci 6.50, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 403
Astenuti 4
Maggioranza 202
Hanno votato
182
Hanno votato
no 221).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Enzo Bianco 6.51, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 415
Astenuti 1
Maggioranza 208
Hanno votato
189
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Lupi 6.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, vorrei comunicare che il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo si asterrà dal voto su questo emendamento per le motivazioni che ha già espresso l'onorevole Enzo Bianco. Tale emendamento cerca in qualche maniera di attribuire alle SOA lo spazio per rimanere in vita. Dal momento che noi riteniamo che queste società abbiano svolto e debbano continuare a svolgere un ruolo nel mantenere un sistema di qualità delle imprese italiane, sembra che questo emendamento possa aprire spazi in misura inferiore rispetto a quelli che esse hanno e che consentono di mantenere al meglio questa struttura per la qualificazione del sistema d'impresa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lupi 6.2, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 249
Astenuti 162
Maggioranza 125
Hanno votato
235
Hanno votato
no 14).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Enzo Bianco 6.52, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 413
Astenuti 3
Maggioranza 207
Hanno votato
186
Hanno votato
no 227).


Pag. 41

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Realacci 6.54 e Vendola 6.55, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
192
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.56, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
192
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Enzo Bianco 6.57, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
193
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Iannuzzi 6.58, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
197
Hanno votato
no 229).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Enzo Bianco 6.59.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, le modifiche che il Governo e la maggioranza stanno realizzando sull'articolo 8 indicano con chiarezza la tortuosità e la confusione del percorso che si è seguito. Stiamo controvertendo su una materia di assoluta delicatezza che, tra le altre cose, dovrebbe riguardare principi sacrosanti e intangibili, degni della massima attenzione da parte del Parlamento.
Il sistema di qualificazione delle imprese, introdotto dall'articolo 8 della legge Merloni, è volto ad assicurare che i lavori pubblici seguano criteri di efficienza ed efficacia, ma anche di trasparenza, correttezza, buon andamento e linearità. Cosa realizziamo complessivamente con le modifiche apportate all'articolo 8?
Da un lato, diamo alle regioni la possibilità di elevare il limite massimo degli appalti per i quali è possibile escludere il sistema di qualificazione, che passa da 300 circa a 500 milioni; dall'altro, la durata di efficacia del meccanismo di qualificazione delle imprese passa da tre a cinque anni. Però, nel contempo, introduciamo un piccolo correttivo, prevedendo una verifica, entro il terzo anno, dei requisiti di ordine generale. Tra le altre cose, non ce la sentiamo, però, di chiarire che la verifica


Pag. 42

entro il terzo anno va compiuta dai soggetti indicati al terzo comma dell'articolo 8 citato, preposti alle attività di qualificazione, vale a dire degli organismi di diritto privato di attestazione, previsti da questa norma.
Infine, con l'emendamento Lupi 6.2, già votato, prevediamo che le società e gli organismi che svolgono attività di attestazione possano compiere quest'attività in via non esclusiva, ma prevedendo altri ambiti di azione. Ma scusate, siamo in presenza di norme che incidono su un segmento delicatissimo e fondamentale dell'intero sistema dei lavori pubblici: la qualificazione non in astratto, ma per rispondere a sacrosante e fondamentali esigenze. Introduciamo complessivamente diversi tentativi di operare una formulazione differenziata di queste norme; non riusciamo ad identificare un criterio guida e non lo riusciamo ad assumere con chiarezza fino in fondo; si cerca soltanto, procedendo con una sorta di zig-zag, di fissare un principio, per, poi, cercare di introdurre qualche piccolo contemperamento, quasi consapevoli della difficoltà, se non dalla gravità, della nuova soluzione legislativa che si indica.
Ecco perché la nuova riscrittura che la maggioranza e il Governo fanno dell'articolo 8 della legge n. 109 del 1994 è di per sé significativa di come la riforma della legislazione dei lavori pubblici venga affrontata con un atteggiamento di totale confusione e di contraddittorietà, che confligge e contrasta radicalmente con l'esigenza di creare regole più equilibrate e soddisfacenti di quelle vigenti, per far procedere realmente il sistema dei lavori pubblici lungo la via dell'efficienza, della correttezza e di un saldo controllo della legalità.
Su questa linea eravamo e siamo pronti e cerchiamo ancora un confronto: la via maestra era quella di una riforma generale, per la quale il Governo e la maggioranza potevano anche scegliere la procedura d'urgenza nell'iter parlamentare. Noi non ci saremmo sottratti, perché coloro che si sottraggono a costruire regole più avanzate, moderne, efficienti, limpide, trasparenti e corrette sono il Governo e la maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Enzo Bianco 6.59, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
198
Hanno votato
no 224).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, i colleghi chiedono informazioni sull'ordine dei lavori ...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Boccia, se la interrompo, ma vorrei chiederle una cortesia personale: non apriamo un dibattito su questo. Le idee sono molto chiare e gliele fornisco, come è giusto, giacché lei me lo chiede.
Alle 12,30 passeremo al seguito della discussione del disegno di legge costituzionale relativo alla modifica dell'articolo 51 della Costituzione, per esigenze che tutti comprendono e per un colloquio informale, che ho avuto almeno con alcuni dei capigruppo che sono venuti alla Presidenza, dopodiché terminiamo l'esame di questo provvedimento.
Chiedo ai colleghi la disponibilità, anche perché è prevista la seduta pomeridiana, a lavorare almeno un'ora e mezza questo pomeriggio. Anche perché, colleghi, lo dico con molta sincerità: avete visto che, fin dall'inizio della mia Presidenza, ho


Pag. 43

cercato di razionalizzare al massimo i tempi e di lasciare tempi liberi, anche settimane, ai parlamentari. Questo è l'intendimento che abbiamo assunto unanimemente in conferenza dei capigruppo, anche per quanto riguarda la programmazione delle prossime tre settimane. È ovvio che ciò richiede qualche minimo sforzo; pertanto, non mi sembra che lavorare solo un'ora e mezza, oggi pomeriggio, essendo in calendario, sia un problema di lesa maestà per nessuno (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Tanto più che si lavora in quanto c'è la concordia di tutti i gruppi nel voler trattare l'articolo 51....

GRAZIELLA MASCIA. No!

TIZIANA VALPIANA. No, signor Presidente!

ELETTRA DEIANA. Non di Rifondazione!

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le chiedo scusa, ma c'è la concordia di tutti tranne la sua?

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, io non sono stato consultato....

PRESIDENTE. Ho detto che ho consultato i capigruppo che sono venuti qui!

FRANCESCO GIORDANO. Ma non le rivolgo un'accusa su questo punto! Pongo, semplicemente, un problema su un'altra questione e lo pongo indipendentemente dal merito dell'articolo 51. A questa materia, molto delicata e di così grande rilievo dal punto di vista istituzionale, viene lasciato spazio per l'esame e l'approvazione solamente nei ritagli di tempo. Siamo di fronte ad una modifica istituzionale di grande rilievo che non assume, tuttavia, il tono che dovrebbe assumere (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Credo che ciò sia inaccettabile.

LAURA CIMA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, già ieri ho cercato di intervenire, per un richiamo al regolamento, quando abbiamo iniziato la discussione del provvedimento di modifica dell'articolo 51 della Costituzione. Mi sembra assolutamente indegno per la nostra Camera - mi rivolgo a lei, signor Presidente - che la discussione avvenga, come ieri, dopo cena - fino alle 23 circa - ed oggi nell'intervallo del pranzo, e che ad esse non sia conferita alcuna autorevolezza. Avrei voluto, per esempio, che lei prendesse l'iniziativa per una diretta televisiva della discussione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Applausi della deputata Cossutta).
Non possiamo attuare una riforma senza un accordo - non si capisce se ci sia o meno - dei presidenti di gruppo per regolamentare il tempo a disposizione per questa materia. C'è o non c'è, signor Presidente? Lo chiedo a lei, perché una riforma costituzionale non può avere una regolamentazione dei tempi!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non consento l'apertura di un dibattito su questo tema. A me sembra indegno, onorevole Cima, stare a discutere se lavorare dalle 15 alle 16,30 del giovedì!

GRAZIELLA MASCIA. Non è questo!

PRESIDENTE. Su questo punto non consento assolutamente che si apra un dibattito in cui ci giochiamo la prossima ora dei lavori parlamentari (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania). Propongo di proseguire l'esame del provvedimento in discussione e passare, alle 12,30, all'esame del provvedimento relativo alla modifica


Pag. 44

dell'articolo 51. È una proposta che assicura massima dignità, in un momento centrale della settimana, ai lavori parlamentari e ad una modifica costituzionale! Se poi, per volere di più, si otterrà il nulla, chi si assume questa responsabilità lo deve dire con chiarezza. Io non mi assumo questa responsabilità perché ho identificato un percorso ragionevole che porta alla soluzione del problema. Se poi siamo preda di tutte le demagogie dell'Assemblea, non so come procedere.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mantini 6.60.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, cercherò di illustrare, brevemente, in questo disperato tentativo di difesa dei valori della concorrenza e della libertà dei mercati, questo emendamento, assolutamente chiaro da comprendere.
Si propone che non possano partecipare alle gare i soggetti controllati, direttamente o indirettamente, dalle stazioni appaltanti - lo ripeto, dalle stazioni appaltanti - secondo la norma di collegamento di cui all'articolo 2359 del codice civile. Questo principio è assolutamente elementare, perché determina un palese conflitto di interessi; tale situazione, infatti, può verificarsi spesso, ora che vi è un proliferare di società miste - pubblico e privato -, in cui spesso accade che una partecipi all'altra e quindi che sia la stessa società mista ad essere stazione appaltante.
Mi sembra che l'emendamento sia estremamente chiaro e credo che i colleghi non vorranno difendere, anche in quest'occasione, il conflitto di interessi. Ma no, cosa dico! Ora che il conflitto di interessi non c'è più, eliminato per legge, chiedo, almeno per nostalgia, di eliminarlo anche nei lavori pubblici.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mantini 6.60, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
194
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 6.61, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
197
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.62 non, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
200
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.63, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).


Pag. 45

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 424
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
195
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lupi 6.3, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato
238
Hanno votato
no 198).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.64, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 435
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato
202
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lupi 6.4, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 429
Astenuti 6
Maggioranza 215
Hanno votato
427
Hanno votato
no 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 6.65, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 435
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato
205
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 6.66, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato
200
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 6.67, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 46

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 443
Astenuti 1
Maggioranza 222
Hanno votato
205
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vendola 6.68 e Lion 6.69, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato
207
Hanno votato
no 237).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mantini 6.72, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
199
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.73, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Ognuno voti per sé, per cortesia.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
197
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mantini 6.74, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Ciascuno voti per sé, anche per non complicare una giornata già difficile!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
196
Hanno votato
no 224).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vendola 6.75.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, con l'emendamento Vendola 6.75, che segnalo alle colleghe ed ai colleghi, proponiamo alcune aggiunte al comma 1, lettera h), dell'articolo, in modo che ne risulti il seguente testo: all'articolo 17, i commi 10, 11 e 12 sono sostituiti dai seguenti: «10. Per l'affidamento di incarichi di progettazione e degli altri servizi di ingegneria ed architettura in materia di lavori pubblici di importo pari o superiore alla soglia di applicazione della disciplina comunitaria in materia di appalti di pubblici servizi,


Pag. 47

si applicano le disposizioni di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, e successive modificazioni» e, inoltre, con riferimento al capoverso 11: «Per l'affidamento di incarichi di progettazione e degli altri servizi di ingegneria ed architettura in materia di lavori pubblici il cui importo stimato sia compreso tra 100.000 euro e la soglia di applicazione della disciplina comunitaria in materia di appalti pubblici di servizi».
Insomma - e ciò vale anche per il capoverso 12 - proponiamo un'integrazione della disposizione citata, in modo anche da chiarire i forti dubbi interpretativi e, soprattutto, i tentativi di elusione che la formulazione della norma ha sino ad oggi consentito, autorizzando anche taluno a sostenere che solo la progettazione è sottoposta a gara e non anche le altre attività professionali, quali, ad esempio, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza, in quanto non menzionate.
Ci sembra, quindi, che l'emendamento Vendola 6.75 non sia puramente formale, ma attenga al bacino di competenza, per così dire, della normativa stessa, che vogliamo venga definita...

PRESIDENTE. Onorevole Russo Spena...

GIOVANNI RUSSO SPENA. ...in maniera precisa, in modo che possa riguardare non solo la progettazione, ma anche la direzione dei lavori ed il coordinamento della sicurezza.
Per i motivi esposti, l'emendamento ci sembra di particolare rilevanza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 6.75, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 417
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
193
Hanno votato
no 224).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.76, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
195
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acquarone 6.77, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
191
Hanno votato
no 235).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Iannuzzi 6.78, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422


Pag. 48

Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
191
Hanno votato
no 231).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Iannuzzi 6.79.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per sottolineare come questo emendamento tenda a salvaguardare i professionisti liberi o associati per gli incarichi di progettazione il cui importo sia inferiore ad 80 milioni di lire. Si tratta di una soglia di conferimento degli incarichi di progettazione al di sotto della quale non possono accedere le società di ingegneria. È un emendamento che tende a salvaguardare la specificità e la peculiarità del mercato delle libere professioni e delle professioni tecniche del nostro paese, soprattutto, ma non soltanto, nel Mezzogiorno d'Italia.
Con questa norma si introduce un principio assolutamente negativo a danno delle strutture individuali delle professioni tecniche, che ancora esistono in tante parti del paese e che hanno arricchito, con la loro qualità professionale, la capacità di progettazione del nostro paese, dei giovani professionisti, rispetto alle società di ingegneria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, quello delle progettazioni è un problema molto serio, perché - come è noto a tutti - in molte regioni, soprattutto per gli incarichi più rilevanti, esiste un vero e proprio monopolio. Infatti, i giovani tecnici, i tanti ingegneri, architetti, geometri e così via, non riescono neanche a pagare i contributi per la loro cassa previdenza. Occorre che su questo emendamento vi sia l'accordo di tutti perché questo è l'unico modo per aprire un po' di spazio per questi giovani che sono emarginati.
Il mondo delle libere professioni non può registrare fenomeni di monopolio. Anche per quanto riguarda gli incarichi dell'ANAS, delle Ferrovie, degli altri enti e dei vari ministeri occorre che si allarghi la platea dei progettisti a cui rivolgersi, perché altrimenti non faremo altro che danneggiare le generazioni future, che vogliono qualificarsi ed impegnarsi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Iannuzzi 6.79, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, ognuno deve votare per sé!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 414
Astenuti 6
Maggioranza 208
Hanno votato
199
Hanno votato
no 215).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 6.81.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, in questo caso proponiamo di sopprimere una norma che estenderebbe in maniera generalizzata la possibilità dell'appalto integrato. In altre parole, non ci sarebbe più separazione tra la progettazione esecutiva, che nella legge Merloni è prevista come base per la gara di appalto, e l'esecuzione dei lavori. Verrebbe così meno una garanzia per la pubblica amministrazione di trasparenza e certezza dei costi. Nella legge n. 109 - vorrei ricordarlo - l'appalto integrato è previsto solo in casi particolari: o in presenza di opere con particolari caratteristiche impiantistiche e tecnologiche, o per lavori relativi a scavi


Pag. 49

archeologici. La nostra domanda è: qual è il vantaggio di prevedere una estensione generalizzata dell'appalto integrato? Infatti sono chiari i rischi, prima di tutto quello di sottrarre alla pubblica amministrazione uno strumento di garanzia sui costi dell'opera e sulla qualità del progetto, ma molto meno chiari sono i vantaggi. Si riducono i tempi? No. Si riduce il contenzioso? No.
Vorrei segnalare che queste nostre obiezioni sono state sottolineate - se non erro - qualche settimana fa dal relatore al Parlamento europeo - che è di Forza Italia - proprio in materia di appalti integrati. Lui affermava di non vedere i vantaggi, dal punto di vista della velocizzazione e della riduzione del contenzioso, di una estensione generalizzata. Per questa ragione siamo contrari ad un'estensione senza limiti e proporremo comunque emendamenti perché quanto meno il ricorso all'appalto integrato sia meglio delimitato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.

TINO IANNUZZI. Signor Presidente, come ha già sottolineato il collega Vigni, a noi pare che la previsione di cui alla lettera i) di un'estensione estremamente ampia del cosiddetto appalto integrato non vada incontro ad un'esigenza forte e prioritaria del sistema dei lavori pubblici.
Con l'appalto integrato, che, nell'attuale legislazione Merloni, è giustamente contemplato in due ipotesi circoscritte che, in qualche misura, escono dal quadro di ordinarietà e di generalità delle tipologie di appalti, trovando quindi piena giustificazione, noi abbiamo l'eliminazione della tradizionale separazione, sempre esistita nel sistema dei lavori pubblici, tra la fase della progettazione, il cui controllo alla fine rientra interamente nell'ambito della pubblica amministrazione e, quindi, della sua capacità di valutazione e decisione, e la fase della gestione della realizzazione concreta del progetto.
Questa tradizionale separazione, che è stata rafforzata con la legislazione Merloni, risponde ad un canone fondamentale: l'efficienza e la correttezza del sistema dei lavori pubblici. Bisogna porre, alla base delle gare d'appalto, dei progetti compiutamente precisi che la pubblica amministrazione, nella ricchezza delle sue potestà istruttorie e decisorie, possa valutare con compiutezza e precisione. La base della progettazione non è la riduzione dei tempi di progettazione perché la cosiddetta legge Merloni ha dimostrato che in tempi ristretti le amministrazioni si sono dotate di progetti, nella larga misura dei casi, di qualità notevole. Il problema è intervenire sulle attività amministrative che richiedono una dispersione dei tempi per il rilascio delle varie autorizzazioni ed atti di assenso per l'esecuzione dei progetti. Ecco perché l'estensione dell'appalto integrato non va incontro alle vere finalità di fondo che dovremmo perseguire per una nuova e più avanzata legislazione dei lavori pubblici. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 6.81, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 426
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato
197
Hanno votato
no 229).

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo per una questione di par condicio. Mi dispiace che l'onorevole Buontempo non sia presente in aula in questo momento perché potrebbe verificare che nei banchi della sua stessa fila... (Commenti


Pag. 50

dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale) l'onorevole Fragalà sta votando costantemente anche per il collega al suo fianco (Applausi polemici dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Applausi del deputato Oliviero).

PRESIDENTE. Invito i deputati segretari a compiere le opportune verifiche (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vendola 6.82
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Grazie, signor Presidente. Illustro brevemente questo emendamento perché ritengo che la soppressione dei numeri 1) e 2) della lettera i) sia di particolare rilievo, anche dal punto vista della legalità...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Abbiamo già una situazione complicata.
Prosegua onorevole Russo Spena.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Chiediamo tale soppressione in quanto si crea un regime speciale ingiustificato teso a sottrarre alle procedure di evidenza pubblica la realizzazione di opere destinate all'utilizzazione diretta della pubblica amministrazione. In secondo luogo, la chiediamo in quanto si prevede che il concessionario o la società di progetto partecipi alla conferenza dei servizi nella quale si decide e si approvano i progetti dello stesso concessionario o società di progetto, avviando così una assurda e intollerabile commistione tra interessi pubblici e privati.
Dovrebbero invece essere le amministrazioni pubbliche, evidentemente, ad avere la discrezionalità e la facoltà decisionale sul progetto stesso. In terzo luogo, proponiamo la soppressione perché con le previste modifiche all'articolo 19 della legge n. 109 del 1994 si riducono in maniera sensibile le funzioni della pubblica amministrazione riguardo alla verifica ed al controllo; ciò avviene, evidentemente, nell'intento di liberalizzare il cosiddetto appalto integrato liberando in tal modo da ogni controllo, una procedura così delicata dal punto di vista dello stesso processo decisionale. Si tratta, signor Presidente, di tre proposte importanti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vendola 6.82, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 409
Astenuti 1
Maggioranza 205
Hanno votato
190
Hanno votato
no 219).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Lupi 6.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, annuncio la nostra astensione su questo emendamento. Pur rimanendo il nostro giudizio negativo sull'insieme della norma, cioè sull'estensione dell'appalto integrato, con questo emendamento si corregge, tuttavia, un errore paradossale compiuto prevedendo l'appalto integrato per i lavori sotto la soglia comunitaria; si delimitano, altresì, in maniera più precisa i casi in cui si potrà ricorrere all'appalto integrato.

FRANCESCO STRADELLA, Relatore per la maggioranza per la VIII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO STRADELLA, Relatore per la maggioranza per la VIII Commissione.


Pag. 51

Signor Presidente, intervengono per proporre una riformulazione all'emendamento Lupi 6.5, in quanto la Commissione ha espresso parere favorevole sull'emendamento Lupi 6.7, che, però, risulterebbe assorbito. Propongo quindi di sostituire al comma 1, lettera i), numero 2), capoverso 1-ter, primo periodo, la parola: «individuato» con le seguenti: «scelto tra almeno cinque soggetti individuati».

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, dato che questa proposta di riformulazione dell'emendamento Lupi 6.5 non è stata neanche comunicata al tavolo del Comitato dei nove, le chiederei di accantonare solo questo emendamento per riprenderne l'esame alle 15...

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, mi scusi se la interrompo, ma non mi sembra che tale proposta sia stata formulata nel tentativo di lacerare l'Assemblea! Anzi, semmai, viene posta nel tentativo di risolvere i problemi. Poiché l'approvazione di questo emendamento, sul quale il suo gruppo si asterrà, preclude altre numerose proposte emendative, se lei mi chiede di spostarne l'esame alle 15 ciò implicherebbe anche lo spostamento a quell'ora dell'esame di altri emendamenti. Le chiedo quindi la cortesia di darmi una volta una risposta positiva... Tra l'altro, viene in questo modo recepito un emendamento che è stato già esaminato dal comitato dei nove!

PIERO RUZZANTE. Non è vero!

FABRIZIO VIGNI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Anzi, la invito a risolvere il problema e non a porne dei nuovi.

FABRIZIO VIGNI. Mi dispiace, signor Presidente, ma non credo di poterla aiutare, perché si potrà considerare la proposta formulata dal relatore rilevante o meno, ma rimane il fatto che questa riformulazione proposta ora in aula non è stata sottoposta al comitato dei nove...

PRESIDENTE. Propongo allora di considerare l'emendamento Lupi 6.7 come un subemendamento all'emendamento Lupi 6.5 (denominandolo subemendamento Lupi 0.6.5.1) e di porlo subito in votazione, prima dello stesso emendamento Lupi 6.7.
Passiamo pertanto ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Lupi 0.6.5.1, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
239
Hanno votato
no 183).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lupi 6.5, nel testo subemendato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 246
Astenuti 180
Maggioranza 124
Hanno votato
233
Hanno votato
no 13).

Risultano così precluse le proposte emendative dall'emendamento Vigni 6.104 agli identici emendamenti Lupi 6.6 e Iannuzzi 6.84.


Pag. 52

Indìco pertanto la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Lion 6.85 e Realacci 6.86, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
194
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 6.87, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
189
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 6.88, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
192
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 6.89.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, stiamo affrontando un altro punto rilevante che riguarda le concessioni. La legge attualmente in vigore prevede che lo Stato possa dare un contributo al concessionario che realizza e gestisce un'opera fino ad un limite pari al 50 per cento dell'importo dell'opera stessa. Con questa norma voi abolite tale limite e, subito dopo, abolite anche il limite temporale di trent'anni per la concessione. Possiamo capire e possiamo valutare la questione relativa al limite temporale della concessione - tant'è che poi discuteremo una proposta emendativa a firma Realacci, che condivido, che prevede che in certi casi si possa arrivare ad estendere la durata della concessione fino a 50 anni - ma abolire il limite del 50 per cento per il contributo finanziario del costo dell'opera rappresenta, a nostro parere, un grave errore. Così, infatti, si determinerebbe una condizione che vedrebbe l'impresa gestire l'opera a tempo indeterminato, con costi a totale carico dello Stato; a tal punto tanto vale che l'opera sia appaltata direttamente dallo Stato e gestita dalla pubblica amministrazione.
Non solo: si va in contrasto con il principio del project financing che è proprio quello di alleggerire lo Stato dalle funzioni di realizzazione e che consentiva alla pubblica amministrazione, dopo un certo numero di anni, di entrare in possesso di un'opera funzionale alle esigenze dell'utenza. Di questo ciclo virtuoso non rimarrebbe nulla, salvo che i costi a carico dello Stato; per dirlo in altre parole, si tornerebbe a un vecchio film già visto, ahimè, troppe volte in Italia, più o meno intitolato: tanto paga Pantalone. Infatti, abolendo il limite del 50 per cento del contributo pubblico, teoricamente lo Stato potrebbe arrivare ad erogare al concessionario privato anche l'80, il 90 o il 99 per cento del contributo pubblico. Allora mi domando: perché, a quel punto, la pubblica


Pag. 53

amministrazione non realizza direttamente l'opera?

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 12,30)

FABRIZIO VIGNI. Questa norma aumenta, quindi, gli oneri a carico della pubblica amministrazione, annulla o riduce l'area di rischio del soggetto privato e stravolge la natura giuridica stessa della concessione. Da questo punto di vista, vorrei solo citare una preoccupazione espressa nei giorni scorsi dal CNEL, che pure si è pronunciato favorevolmente su una revisione della normativa sulle concessioni. Il CNEL ha scritto che non è auspicabile una totale deregulation su questo aspetto - e cioè sul tetto previsto per la contribuzione pubblica - dato che per parlare di finanza di progetto è necessario che la partecipazione del privato sia congrua. Voi con questa norma, di fatto, consentite che non vi sia più una congrua partecipazione e, quindi, una congrua assunzione di responsabilità da parte del privato e, pertanto, snaturate la natura stessa della concessione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Duca. Ne ha facoltà.

EUGENIO DUCA. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per sostenere quanto il collega Vigni ha già detto ricordandoci i film già visti. In effetti, il project financing previsto dal disegno di legge in esame potrebbe essere chiamato project pubblico e financing privato alla rovescia, laddove il project è pubblico e il financing è pubblico. Manca soltanto una piccola norma - che spero emergerà tra poco - secondo la quale lo Stato potrà fare anche anticipazioni al concessionario e così il film sarà completo. È un film attraverso il quale siamo già passati con le concessioni degli anni settanta ed ottanta e con le concessioni per eccellenza che esamineremo poi al successivo articolo 8, ossia le concessioni TAV, laddove il privato concessionario, esecutore, collaudatore ed espropriatore delle opere (questo è ormai il quadro che emerge) non ha neanche più il pregio di anticipare o di corrispondere il pagamento per la concessione, in quanto sarà lo Stato a pagare - come si dice nel provvedimento - fino anche a totale carico. Stiamo tornando al saccheggio delle casse dello Stato a favore di alcuni concessionari che, ovviamente, sono stati già scelti. A proposito della delibera CIPE, già molti dei progetti vedono fra i proponenti...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Duca.

EUGENIO DUCA. ...i collaboratori dell'attuale ministro o di altri ministri (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nesi. Ne ha facoltà.

NERIO NESI. Signor Presidente, intervengo per svolgere un'osservazione molto rapida sulla base della mia esperienza. Azzerare questo limite significa azzerare, nella sostanza, la differenza fra la concessione e l'appalto. Mentre nel contratto d'appalto la funzione del committente, relativa alla progettazione e alla direzione lavori, resta in capo all'amministrazione aggiudicatrice, nel contratto di concessione questo ruolo viene trasferito in toto al concessionario. È, quindi, evidente che se il prezzo pagato dall'amministrazione può arrivare fino al 100 per cento del costo dell'opera, il significato della concessione viene totalmente vanificato. Inoltre, si configurerebbe una relazione contrattuale che, inevitabilmente - vorrei richiamare l'attenzione su questo aspetto - spingerebbe il concessionario che non deve recuperare alcunché dalla gestione e che è


Pag. 54

pagato al 100 per cento per tutte le funzioni che deve svolgere, a far durare il più a lungo possibile, con progetti il più possibile costosi, i lavori che è chiamato a realizzare. È, quindi, un pericolo molto serio (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, il nostro gruppo è fortemente contrario alla norma che si va introducendo in questo comma. Le proposte che questo comma presenta a nostro avviso stravolgono la natura giuridica della concessione così come è stata delineata dalla legge Merloni ed istituiscono un regime speciale di privilegi e di benefici finanziari che annullano, di fatto, l'area di rischio dell'investimento privato; ciò a tutto vantaggio delle società concessionarie ed a detrimento della pubblica amministrazione. Siamo ad uno stravolgimento epocale nel rapporto concessionarie-pubbliche amministrazioni. Riteniamo questo un fatto gravissimo su cui il paese deve interrogarsi anche perché sicuramente aprirà la strada a non pochi contenziosi anche dal punto di vista penale per quello che potrà accadere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.

GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, vorrei far riflettere i colleghi su un punto. Guardate che, a parte le considerazioni svolte dai colleghi sull'allargamento della percentuale, qui vi sta cadendo un castello! Infatti, di fronte alle obiezioni che spesso facciamo sul fatto che alle opere pubbliche in elenco non vi sia finanziamento pubblico sufficiente, voi dite che vi sarà l'intervento dei privati e vi sarà il project financing. Ma se il project financing viene pagato dal pubblico, questo castello vi crolla completamente! State facendo il gioco delle tre tavolette. Vi pregherei di pensarci un attimo con riferimento a questa norma (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 6.89, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 402
Votanti 400
Astenuti 2
Maggioranza 201
Hanno votato
181
Hanno votato
no 219).

Il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta.

Back Index Forward