Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 106 del 28/2/2002
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La seduta, sospesa alle 16,15, è ripresa alle 16,25.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI

Svolgimento di interpellanze urgenti.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Operazioni di bonifica nella centrale termoelettrica di Porto Tolle (RO) - n. 2-00245)

PRESIDENTE. L'onorevole Zanella ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00245 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).

LUANA ZANELLA. Grazie, signor Presidente. Prima di tutto, voglio sottoporre all'attenzione del Governo una notizia di un possibile gravissimo illecito, forse un reato, che è pervenuta alla sede dei Verdi qualche settimana fa. Da qui la nostra volontà di andare a fondo di un problema relativo a una centrale che produce energia elettrica, sita in un territorio particolarmente fragile, delicato ed anche molto bello, significativo dal punto di vista della produzione di una nuova forma di sviluppo, laddove la qualità economica, che già vi si esprime, ha a che fare con le tradizioni più vicine ad una possibile qualità dell'ambiente. La nostra preoccupazione, inoltre, è tesa a verificare la credibilità e l'affidabilità dell'ENEL.
Vorrei leggere alcuni stralci della denuncia che ci è pervenuta, da parte della ditta La Ventosa, che è stata incaricata dall'ENEL di bonificare un serbatoio di stoccaggio di olio combustibile denso, di


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grande dimensione (100 mila metri cubi), presso la centrale termoelettrica di Porto Tolle. Vennero riscontrate anomalie relative al prodotto all'interno di tale serbatoio che, secondo l'esperienza della ditta, lo rendevano diverso da quanto indicato in appalto. Venne chiesto alla direzione ENEL di procedere ad un controllo, ma furono sollevate decise obiezioni.
Su iniziativa della ditta, vennero effettuate alcuni analisi presso uno dei laboratori più accreditati, i cui risultati ho allegato all'interpellanza, in cui si dimostra che il prodotto analizzato non corrispondeva all'olio combustibile denso a basso tenore di zolfo, ma ad un fondo di serbatoio con aggiunta di olio lubrificante esausto di cui, secondo l'esperienza della ditta, lo scarto dell'olio esausto è parte preponderante. Queste analisi vennero considerate senza alcun valore dalla direzione dell'ENEL, che intimò alla ditta di non utilizzarle affatto. La ditta si rivolse al tribunale per ottenere un documento legalmente valido, che anche garantisse la ditta stessa. I risultati delle due analisi si sono rivelati identici: essi escludono che tale prodotto sia da considerare un olio combustibile denso a basso tenore di zolfo e confermano quanto indicato in un primo momento; inoltre, questo prodotto risulta essere un rifiuto speciale pericoloso, che può essere bruciato esclusivamente come tale, in inceneritori appositamente progettati, che rispondano a requisiti tecnici ben precisi - in particolar modo per il controllo delle emissioni in atmosfera - e che siano in possesso, ovviamente, delle autorizzazioni previste dalla legge. Il tutto ad un costo che oscilla da 800 a 1500 lire al chilo.
La centrale ENEL in questione, come tutte le centrali termoelettriche, non dispone di queste autorizzazioni: non è strutturata in modo tale da poter bruciare rifiuti, dato che il fine di un simile impianto è la produzione di calore per ottenere vapore, da trasformare in energia elettrica.
Oltre a ciò, va considerato che questo impianto da 640 megawatt di produzione, dispone di un precipitatore elettrostatico, ultimo filtro prima della canna fumaria, che ha una superficie filtrante di circa 27 mila metri quadri, mentre, normalmente, impianti di nuova costruzione, con una produzione anche inferiore - 320 megawatt - necessitano di una superficie filtrante più ampia, di 300 mila metri quadrati. Ciò per far capire che dalle canne fumarie di questa centrale escono fumi con un carico inquinante ben diverso da quello che dovrebbe avere bruciando un olio combustibile deuso, come dichiarato dalla direzione dell'ENEL.
Quindi, noi interpelliamo sul punto il Governo; ci chiediamo anche come il Governo possa informare la popolazione preoccupata e noi che, in questa sede, se siamo il portavoce per verificare come intenda procedere la centrale ENEL che, già nel 1994, ha avviato un progetto di risanamento ambientale delle quattro sezioni da 660 megawatt, e che prevede, nel rispetto dei limiti di emissione imposti dal decreto-legge 12 luglio 1990, il miglioramento dell'efficienza di captazione e di affidabilità dei precipitati elettrostatici in contenimento degli ossidi di azoto in camera di combustione e l'utilizzo di olio combustibile STZ a minore contenuto di nichel, vanadio e di asfalteni; ma oggi, risulta di fatto ambientalizzata - nota del 17 gennaio 2000 al Ministero dell'industria - solo una delle quattro sezioni (sezione 4), e sono ancora in corso i lavori di adeguamento ambientale della sezione 1, fermo restante il limite temporale del 31 dicembre 2002 per l'ambientalizzazione di tutte le sezioni.
Pertanto la centrale non dovrebbe ancora utilizzare il combustibile STZ, ma ancora il BTZ; in una situazione, quindi, di grave ritardo rispetto all'adeguamento e risanamento previsto fin dal 1990. L'ENEL, a questo punto, ha pensato di aggiornare il progetto di ambientalizzazione della centrale, mutandone radicalmente il senso, ed invece di procedere verso combustibili meno inquinanti, ha richiesto la conversione degli impianti per l'utilizzo di un nuovo combustibile, l'orimulsion, motivando questa scelta con la necessità connessa al diverso contesto in


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cui l'ENEL stesso si muove, come soggetto che avvia il processo di privatizzazione e che si confronta con un mercato di un certo tipo.
L'orimulsion è un'emulsione di bitume naturale (70 per cento) ed acqua (30 per cento), che è estratto alle foci dell'Orinoco, in Venezuela, a bassissimi costi di approvvigionamento, con una minore concentrazione di idrocarburi policiclici, aromatici, ma molto più ricco di zolfo del combustibile STZ e di metalli pesanti, come il vanadio, il nichel, il mercurio, ed il suo impiego in un territorio come il delta del Po - come osservavo prima - fragile, unico al mondo, solleva forti preoccupazioni, tanto più che questo combustibile produce molti gessi e polveri (ceneri), di difficile e problematico smaltimento e riutilizzo, tanto che in Danimarca - unica nazione europea che utilizza l'orimulsion - il trattamento di queste ceneri avviene in ambiente sotto vuoto con l'ausilio di scafandri protettivi.
Quindi, l'ENEL che sostiene, oggi, che le polveri saranno ritirate dalla società fornitrice del combustibile, trattate all'estero, ed i gessi, ben 860 mila tonnellate all'anno, verranno destinati ad impianti di trattamento in loco ed in parte trasportati addirittura via mare, stoccati nel nodo di scambio di San Lorenzo, nella laguna veneziana, aumentando il traffico di navi e chiatte nella laguna e destinati altrove, ha questo progetto.
Quindi, è uno di quei progetti - di altri si dovrà parlare - che andranno ad aumentare le fonti di inquinamento già presenti ed a peggiorare la situazione di impatto ambientale complessiva.
All'opposto, lo sviluppo ed anche la produzione di energia, in quel territorio, dovrebbero essere orientati in modo più conforme al territorio stesso ed alle previsioni della legge regionale istitutiva del Parco del delta del Po, la quale prevede specificamente, all'articolo 30, che le centrali vengano alimentate a gas, metano ed altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale rispetto a quelle attuali, ed esclude normativamente l'uso di combustibili a forte impatto ambientale quali il carbone e l'orimulsion.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Cosimo Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli deputati, la centrale termoelettrica di Polesine Camerini, sita nel comune di Porto Tolle, oggetto dell'interpellanza dell'onorevole Zanella, è costituita da quattro sezioni, funzionanti ad olio combustibile, della potenza di 660 megawatt ciascuna, entrate progressivamente in esercizio tra il 1980 e il 1984.
In passato, la centrale è stata oggetto di un intervento diretto all'adeguamento ambientale degli impianti, svolto sulla base di un progetto che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio aveva ritenuto di non sottoporre a procedura di valutazione di impatto ambientale. Il progetto era finalizzato alla riduzione delle emissioni di ossido di zolfo e di azoto e prevedeva una serie di interventi di tipo gestionale, inclusi l'utilizzo di olio combustibile a basso tenore di zolfo e la modifica delle caldaie. Si prevedeva, inoltre, che la verifica del rispetto dei valori limite delle emissioni fosse assicurata mediante un sistema di monitoraggio continuo, ferme restando le misurazioni svolte dall'autorità preposta al controllo. Nel 1999, tuttavia, il programma risultava realizzato per la sezione numero 4 e, parzialmente, anche per la sezione numero 1.
Nel mese di agosto del 2000, anche in considerazione delle nuove prospettive introdotte con la liberalizzazione della produzione di energia elettrica e l'attivazione del relativo mercato, l'ENEL ha riveduto tale progetto di adeguamento ambientale, prevedendo la realizzazione di appositi interventi impiantistici finalizzati ad utilizzare l'orimulsion (emulsione naturale di acqua e bitume) ed altri combustibili simili, con adeguate tecnologie di abbattimento


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delle emissioni, tali da garantire il rispetto dei vigenti valori limite.
A seguito della presentazione della domanda di autorizzazione per l'esecuzione di tali interventi, il Ministero delle attività produttive ha aperto un tavolo di lavoro tra tutte le amministrazioni interessate. Su iniziativa della regione, della provincia di Rovigo e del comune di Porto Tolle, si è costituita, inoltre, una commissione tecnica avente il compito di approfondire le ricadute ambientali e territoriali del progetto che, dopo una prima fase di attività, ha espresso un parere sostanzialmente positivo sul progetto.
Per quanto concerne la valutazione di impatto ambientale, nel febbraio 2001, il servizio VIA del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ha precisato che, ai sensi della vigente normativa, questo nuovo progetto di adeguamento ambientale deve essere sottoposto a procedura di valutazione di impatto ambientale.
Successivamente, nel settembre 2001, l'ENEL ha presentato un aggiornamento di tale progetto nel quale si prevede un'ulteriore riduzione delle emissioni inquinanti di ossidi, di zolfo e di azoto, e di polveri, fino a raggiungere livelli inferiori ai limiti previsti dalla normativa. Nel nuovo progetto si prevede, inoltre, un minore prelievo di acqua ed un minore impatto delle infrastrutture destinate alla movimentazione delle materie prime (calcare) e dei sottoprodotti (gesso).
Pertanto, il progetto di adeguamento è attualmente sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale richiesta dall'ENEL. Nell'ambito di questa procedura è chiamata a svolgere un ruolo rilevante anche l'apposita commissione nominata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e dal Ministero delle attività produttive, incaricata di provvedere all'inchiesta pubblica prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 dicembre 1988.
Con specifico riferimento alla legge regionale 8 settembre 1997, n. 36, istitutiva del Parco del delta del Po, la quale prevede che gli impianti di produzione di energia elettrica siano alimentati a gas o con fonti di pari o minore impatto ambientale - come ha detto l'onorevole Zanella -, il piano regionale per la tutela e il risanamento dell'atmosfera ha previsto, all'articolo 18, di tale piano, che l'ENEL elabori un progetto di interventi per la riduzione delle emissioni inquinanti, anche attraverso l'accordo di programma volto a definire tempi e modalità di attuazione degli interventi. In questo quadro appare evidente che l'attuale procedura di valutazione di impatto ambientale, concernente il progetto di adeguamento ambientale della centrale termoelettrica, permetterà di verificare se il futuro funzionamento dell'impianto sia compatibile con l'ambiente del delta del Po.
Per quanto riguarda l'ulteriore specifica richiesta dell'onorevole Zanella, concernente i controlli effettuati sulle attività della centrale e sulle attività svolte dall'impresa incaricata di bonificare il serbatoio dell'olio combustibile, si osserva che tali compiti di verifica e di ispezione non rientrano tra le attribuzioni del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, in quanto di diretta competenza degli enti locali; tuttavia, il ministero ha provveduto, di propria iniziativa, a richiedere all'ENEL gli opportuni chiarimenti.
A seguito di tale richiesta, l'ENEL ha fatto presente che, alla fine del 1999, è stata effettuata l'ispezione interna di un serbatoio di olio combustibile da 100 tonnellate. Al fine di consentire l'accesso del personale di manutenzione, è stata inoltre operata una bonifica del serbatoio, consistente nella pulizia delle pareti interne con idonei solventi e nella rimozione del prodotto presente sul fondo. Il materiale in tal modo accolto viene successivamente stoccato in fusti e conferito, come rifiuto pericoloso, a imprese autorizzate allo smaltimento.
Nel caso di specie, la bonifica è stata assegnata alla ditta Morbidelli, incaricata di eseguire i lavori in 60 giorni. Per problemi organizzativi interni, non riconducibile all'ENEL, tale ditta avrebbe accumulato un ritardo di circa centottanta giorni, senza peraltro completare lavori. Il completamento delle attività è stato pertanto


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assegnato ad altra ditta. Nella complessiva operazione di bonifica sono stati prodotti 209 fusti di rifiuti, per un peso di circa 52 tonnellate, successivamente conferiti ad un'impresa autorizzata allo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla pulizia dei serbatoi di stoccaggio degli oli.
Conclusivamente, la centrale di Porto Tolle non avrebbe mai bruciato, nelle proprie caldaie, il fondo di serbatoio richiamato nell'interpellanza, avendo invece smaltito tale residuo come un rifiuto pericoloso, nel rispetto di quanto prescritto dalla vigente normativa.

PRESIDENTE. L'onorevole Zanella ha facoltà di replicare.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, diciamo che non posso ritenermi soddisfatta della risposta del Governo, perché troppi interrogativi, troppe preoccupazioni rimangono ancora aperte dopo questa risposta ai quesiti che abbiamo sottoposto all'attenzione del Governo stesso. In particolare, vorrei sottolineare un punto. Sarà la magistratura a fare chiarezza su quanto è successo ed è stato rilevato dalla ditta vincitrice dell'appalto nell'ambito di quel famoso serbatoio di stoccaggio di olio combustibile denso. Io mi auguro che quanto affermato dal Governo corrisponda alla verità. Non ho motivi, al presente, per poterne dubitare, mi auguro. Infatti, la popolazione è molto, molto preoccupata di ciò che può succedere al proprio territorio. E mi riferisco a notizie di stampa, a notizie che provengono da convegni e da incontri, mi riferisco al fenomeno di piogge oleose con inevitabili danni all'agricoltura, alle auto, alle barche di Polesine Camerini e Pila.
Tutti fatti che sono stati documentati. Ci si può quindi fidare di queste scelte che l'ENEL ha effettuato e che si appresta ad effettuare?
Io ricordo che in Sardegna, a Fiume Santo - anche qui il nome evoca ben altro scenario - dove una centrale funziona già a orimulsion, è nato un vasto movimento di protesta: si sono formati comitati, la popolazione si preoccupa e l'economia locale viene aggredita da queste scelte. Mi sembra che a Porto Tolle si voglia continuare con la sola solita logica di scelte produttive incentrate sul calcolo, sui costi, naturalmente quelli strettamente economici e non certo quelli ambientali, non certo quelli che comportano una esternalizzazione dovuta ad inquinamenti spesso difficilmente recuperabili. Il prezzo è certamente conveniente per chi acquista, per l'ENEL che acquisterà dal Venezuela questo nuovo, ma neanche tanto, combustibile. Sembra che lì vi siano risorse disponibili fino al XXII secolo.
Naturalmente, c'è il silenzio totale sull'enorme quantità di metalli pesanti che vengono liberati con la combustione, sulle ceneri finissime che sono inalabili e dannose. Prima ho fatto riferimento alla necessità, per gli operai, di usare scafandri ma, soprattutto, l'orimulsion è un combustibile che ha un peso specifico maggiore dell'acqua e se ci fossero sversamenti sprofonderebbe in acqua e sarebbe difficile, se non impossibile, disinquinare. Inoltre, è anche corrosivo. Già in altre centrali dove è stato utilizzato si sono verificati sversamenti a causa della corrosione delle tubature. Allora mi chiedo: in un sistema delicato come questo è possibile che si continuino a fare scelte che già in passato hanno dimostrato di essere di corto respiro, di essere sbagliate, di essere delle vere bombe ecologiche per questo tipo di ambienti?
Recentemente è stato approvato dal CIPE un progetto, con l'avallo del Ministero delle attività produttive, che prevede lo sfruttamento di 15 giacimenti in alto Adriatico attraverso la creazione di 19 piattaforme, per un totale di 83 pozzi; la costruzione di una grande piattaforma offshore per il trattamento di 6 miliardi di metri cubi di gas metano l'anno e la realizzazione di 130 chilometri di gasdotto che dal mare dovrebbe arrivare, non si capisce anche facendo questo giro così strano, fino a Manerbio in Emilia.
Signor Presidente, in questo territorio - che vorrei avere il tempo di descrive in tutta la sua straordinaria bellezza, un territorio ricco che comincia dal delta del


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Po ed arriva, con un susseguirsi di paesaggi, di lagune, di posti magici ed unici al mondo - si vuole passare, ancora una volta, ad interventi di impatto ambientale imprevedibile. Non bastano le commissioni, non bastano questi luoghi di decisione così pressati da influenze e da interessi fortissimi; evidentemente, non bastano per resistere. Ci vuole qualcosa di più forte, ci vuole un Governo che abbia veramente a cuore l'ambiente. Noi Verdi, che vogliamo confrontarci anche con la realtà, abbiamo delle fortissime alleanze in questo territorio, anche con l'imprenditoria più attenta e con la scienza più avanzata che, ormai, produce teoria in questo senso, perché in territori come questi non si può andare con una tecnologia da elefante. Gli interventi necessari sono raffinatissimi: è necessario utilizzare una tecnologia più avanzata ed un approccio fine e non così grossolano.
Per la salvaguardia delle lagune che lì esistono (tra le quali inserisco quella della mia terra, la laguna di Venezia) è previsto un sistema complesso di interventi, con ingenti risorse. Ebbene, causa un approccio come quello che ho cercato brevemente di descrivere, tali risorse creano rischi, in quanto portano ad opere veramente insensate come il Mose e come le trivellazioni per il gas.
Questo tipo di territorio necessita di una svolta decisa e decisiva, una svolta che, ripeto, non vede gli ambientalisti, i Verdi isolati, ma bensì li vede insieme ad associazioni di imprenditori ed a coloro che sono portatori degli interessi di uno sviluppo locale ambientalmente compatibile.
L'economia che lì ha un futuro è legata, infatti, all'esistenza di un vero parco: non i parchi come ormai li intendete voi, che proponete addirittura (purtroppo ne discuteremo ben presto) di aprire la caccia nei parchi naturali e nelle aree protette! Esistono imprenditori, esistono forze economiche, che condividono questa nostra posizione, per non parlare poi degli abitanti (effettivamente, e probabilmente, la preoccupazione della salute della gente non è però al primo posto in chi compie scelte simili a quelle che si stanno adottando).
Insomma, esiste anche un'economia che spinge perché la tradizione venga mantenuta: lì si produce ricchezza legata ad un turismo intelligente, ad un turismo che è amico dell'ambiente, legata alla pesca, ad un'agricoltura di qualità, all'orticoltura, alla vallicoltura, all'allevamento dei mitili.
Ebbene, crediamo che un territorio che ha già pagato per l'aggressione da forme di sfruttamento e di sviluppo sbagliato non possa subire altri affronti, altre aggressioni, e quindi chiediamo al Governo un impegno più preciso, più serio e più consono anche al processo di modernizzazione in cui il Governo stesso continuamente ribadisce di essere soggetto interessato.

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