Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 106 del 28/2/2002
Back Index Forward

Pag. 81


...
Per fatto personale (ore 16,04).

ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive. Chiedo di parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


Pag. 82

ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive. Signor Presidente, prendo la parola perché nella seduta di ieri pomeriggio, l'onorevole Alfonso Gianni, seguito da altri colleghi dell'opposizione, gli onorevoli Giordano e Mascia, ha affermato che, con un decreto a mia firma, sarebbe stata favorita la società Novicon che emette certificazioni di conformità comunitaria in materia di acustica ambientale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 16,05)

ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive. Devo precisare, in primo luogo, che non esiste alcun decreto a mia firma, né avrebbe potuto esserci perché non si tratta di atti di mia competenza.
La verità è che la società Novicon era stata già autorizzata a svolgere la propria attività con atti amministrativi che risalgono al 1995 e al 1998, cioè quando erano in carica i ministri Clò e Bersani (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), con atti firmati da direttori generali, non certo di nostra nomina. Avete, colleghi della sinistra che non ci siete, voluto forse criticare Clò e Bersani...

GIOVANNA MELANDRI. No, no, ci siamo!

ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive... che, a loro volta, non c'entrano perché non avevano, come io non ho, competenza a firmare?

ANTONIO LEONE. Bravo!

ANTONIO MARZANO, Ministro delle attività produttive. La società non ha, quindi, oggi nulla di più rispetto a quanto le era stato riconosciuto già da due precedenti governi, quando noi eravamo all'opposizione. Si vede che aveva tutti i requisiti previsti dalla legge che è l'unico accertamento che la direzione generale del ministero è chiamata evidentemente ad effettuare.
Concludo, dunque, dicendo che mi è stata rivolta un'accusa due volte infondata; per un decreto che si è detto a mia firma, e non è vero, e per aver accordato un'autorizzazione indebita e non è vero.
Questo tipo di accuse fa il paio con un articolo de l'Unità in cui si diceva che io ero proprietario dell'isola di Tavolara e che l'avevo circondata di filo di ferro spinato per impedirne ogni accesso. Questa accusa era a sua volta infondata e, in un certo senso, mi dispiace perché avrei preferito essere proprietario di tale isola (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia). Ho risposto solo oggi per senso di responsabilità e cioè perché avevo bisogno di verificare come stessero le cose, dato che nemmeno conoscevo l'esistenza di quella società.
Mi permetto di chiedere se questo senso di responsabilità, nell'accertare la verità dei fatti, non dovrebbero sentirlo anche i colleghi dell'opposizione quando accusano un ministro. Se non lo fanno e se continuano a non farlo, questo tipo di accuse si rivela alla stregua di petardi che scoppiano in mano a chi li prepara.
Il vuoto di quella parte dell'aula, per quanto mi riguarda, riflette il vuoto di accuse come quelle rivolte a me e ad altri membri del Governo durante il dibattito di questi giorni (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. No, onorevole Gianni (Commenti del deputato Alfonso Gianni). Lei ha tutto il tempo per usare gli strumenti che la Camera mette a sua disposizione.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Chiedo di parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, è estremamente grave


Pag. 83

che, usufruendo della diretta televisiva sulla materia del conflitto di interessi, si lancino accuse, come quella sollevata dal collega, rappresentante della Lega nord con riferimento a questioni su cui vi è disinformazione, dicendo bugie e, tra l'altro, non garantendo la possibilità di contraddittorio nel momento in cui si parla davanti ai cittadini.
È evidente - è la mia prima richiesta - che quando accadono cose del genere, la replica deve avvenire nelle stesse condizioni in cui ha luogo quando qualcuno viene diffamato o calunniato in modo indecente da persone che non conoscono nulla e parlano a vanvera.
Detto questo, le chiedo di attivare gli strumenti regolamentari previsti perché si possa chiarire che, nell'esercizio della mia funzione di ministro, ho rispettato nella maniera più assoluta tutte le regole previste per il conferimento di tutti gli incarichi attribuiti nella funzione di ministro della Repubblica. Ritengo di doverle chiedere di attivarsi come Presidente della Camera affinché vengano accertati i fatti e adoperato il necessario rigore nel richiamare un collega che ha formulato accuse infondate in modo assolutamente inaccettabile. Questo per precisare non soltanto il mio personale rigore nell'espletare tutti gli incarichi e le nomine che il Ministero per le politiche agricole ha proposto nelle forme che la legge prevede, ma anche per chiederle di stabilire un precedente, dal momento che non è la prima volta che il signor Dussin si espone, anche in aula, raccontando fandonie che sono inaccettabili. (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Chiedi un'inchiesta anche per il Ministero del lavoro, per gli atti di indirizzo del sottosegretario comunista!

FRANCESCO BONITO. Chiedilo a Castelli!

PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, lei ha giustamente richiamato i diritti di ognuno di vedere garantito la propria reputazione ed il proprio onore. Ha tutti gli strumenti che il regolamento consente, compreso quello relativo alla richiesta di un giurì d'onore che consente di stabilire la effettività dei fatti la corrispondenza dei fatti alle dichiarazioni rese.

GIOVANNA MELANDRI. Chiedo di parlare per fatto personale.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, se non intendete ascoltare, di sedervi nei rispettivi scranni.

GIOVANNA MELANDRI. Signor Presidente, credo che l'onorevole Dussin abbia gravemente abusato del privilegio dell'insindacabilità, nel corso di una diretta televisiva, come ha già ricordato l'onorevole Pecoraro Scanio. Come ha ricordato quest'ultimo, l'onorevole Dussin è molto male, ripeto, male informato. Ho visto anche che agitava un giornale. Mi piacerebbe sapere quale sia la sua fonte!
Vorrei soltanto limitarmi ad affermare - ed è quello che mi è venuto in mente ascoltandolo - che quando si attacca in questo modo e quando ci si difende attaccando, si è evidentemente in grande difficoltà.
Chiedo all'onorevole Dussin di fare una rettifica. Forse in tal modo potrebbe restituire a questa Assemblea anche una certa dignità; se l'onorevole Dussin non lo farà, gli chiedo di avere il coraggio di rinunciare all'immunità parlamentare. In tal modo, egli riceverà la mia querela per le parole gravi che ha pronunciato. Infine, se non dovesse avvenire né l'una né l'altra cosa, che naturalmente non mi aspetto, le chiedo formalmente, signor Presidente, considerato che sono state adombrate accuse che ledono la mia onorabilità, di applicare l'articolo 58 del regolamento e di


Pag. 84

nominare fin da ora una Commissione che giudichi la totale infondatezza di queste accuse.
I Governi dell'Ulivo hanno investito molto sulla cultura, in generale su questo settore, mentre oggi la coppia Urbani-Sgarbi, che vedo anche qui presente, sta «tagliando» continuamente risorse per questo settore. Era un dovere lasciare quell'amministrazione nel pieno delle sue funzioni; detto questo, chiedo formalmente l'applicazione dell'articolo 58 del regolamento. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Melandri. Vorrei ricordarle che la rinuncia all'immunità non è più limitata. I residui di immunità che rimangono nell'articolo 68 della Costituzione non sono nella disponibilità dei parlamentari, trattandosi di una guarentigia che attiene non alla persona, bensì alle funzioni. Per la parte che si riferisce a quello che lei richiede, sarà possibile...

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, sono sotto processo e non mi avvalgo dell'immunità parlamentare!

VITTORIO SGARBI, Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali. Non è possibile!

PRESIDENTE. Si tratta di un'altra cosa, onorevole Bonito!

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Ce'?

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, a titolo personale, sulla questione che è stata esplicitata poc'anzi.

PRESIDENTE. No, onorevole Cè, quando si chiede di parlare per fatto personale, possono intervenire soltanto i soggetti la cui personalità è stata colpita da dichiarazioni che possono aver leso la loro reputazione. Tutti gli altri strumenti di carattere accessorio rispetto a queste dichiarazioni si pongono in altra sede.
Sospendo la seduta per dieci minuti. Riprenderà con lo svolgimento di interpellanze urgenti.

Back Index Forward