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B)
oppure dispiegare truppe dei Paesi alleati in diverse città afgane, al di fuori della forza multinazionale, magari affiancati da osservatori e consiglieri internazionali;
è apparsa su di un articolo de Il manifesto del 22 febbraio 2002 la notizia che il New York Times del 21 febbraio 2002 riferisce di un rapporto segreto della Cia, che avverte che l'Afghanistan potrebbe precipitare di nuovo in un «violento caos» se non saranno prese misure atte a frenare la competizione fra frazioni rivali per controllare la tensione etnica;
in questi giorni - si legge nell'articolo - l'amministrazione Bush sta discutendo sulla trasformazione dei compiti della propria missione in Afghanistan e una delegazione militare, guidata da Charles Campbell, Capo di Stato maggiore del comando centrale dell'esercito americano, si trova in questi giorni a Kabul insieme al consigliere per la sicurezza del presidente americano Zalmay Khalilzad;
attualmente in Afghanistan la popolazione armata è stimata in circa due milioni di persone - si legge ancora nell'articolo - e molte milizie sono state armate e finanziate proprio dagli Usa per combattere al Qaeda e i talebani;
gli Stati Uniti non sono entrati a far parte della forza multinazonale dell'Isaf (International security assistance force) presente a Kabul con più di quattromila uomini;
di questi giorni sono le notizie di uccisioni, tra cui l'uccisione del giovane afgano disarmato da parte dei parà inglesi, della vicenda della pattuglia dei parà inglesi bersaglio di colpi d'arma da fuoco e dei violenti scontri in occasione della partita di calcio tra il United Kabul e una squadra dell'Isaf;
la situazione sembra essere esplosiva, come anche si legge in un'intervista rilasciata al Washington Post (18 febbraio 2002) da Azrat Ali, definito nell'articolo signore della guerra di Jalalabad, che dispone di diciottomila uomini, assoldato direttamente dagli americani, ai quali indica anche gli obiettivi da colpire, grazie ai telefoni satellitari avuti in dotazione dal Pentagono;
la figura di Hamid Karzai non riveste una posizione consolidata nella coalizione di governo;
con l'avvicinarsi della scadenza di giugno 2002 per la convocazione della «Loya Jirga», Hamid Karzai ha chiesto alle trentatrè province afgane di inviare ciascuna duecento uomini che verranno addestrati dalla forza multinazionale: attualmente gli inglesi stanno già addestrando il primo battaglione di seicento uomini;
l'addestramento dell'esercito dovrebbe essere affidato alla forza Usa e inglese e quello della polizia alla Germania;
tra le opzioni citate - si legge ancora nell'articolo - ci sarebbe quella di chiedere alla forza multinazionale di ampliare il contingente ed estendere la presenza ad altre zone, e in questo caso si renderebbe necessaria una nuova risoluzione Onu,
gli Stati Uniti ipotizzano anche un possibile ampliamento dei compiti delle loro forze speciali, che dovrebbero essere impegnate per impedire conflitti e non solo contro il terrorismo -:
se non intenda dover chiarire esattamente quali compiti sono oggi affidati al nostro contingente e quale valutazione dia sui rischi che corrono i militari italiani impegnati nell'Isaf;
se non intenda comunicare quali compiti rivestano le forze degli altri Paesi presenti nella forza multinazionale;
se in assenza di una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel caso di rafforzamento dell'Isaf, come intenda procedere nello stabilire i compiti del nostro contingente.
(2-00251)«Deiana, Mantovani, Mascia».
(26 febbraio 2002).