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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sul recente attentato dinamitardo verificatosi a Roma.
Dopo l'intervento del ministro dell'interno, onorevole Claudio Scajola, potrà intervenire un oratore per ciascun gruppo per cinque minuti, in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo misto.
Ringrazio il ministro dell'interno per la sensibilità con cui ha voluto rispondere alla richiesta che gli è stata avanzata per mio tramite, di riferire alla Camera sull'increscioso episodio che si è verificato a Roma la scorsa notte.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Scajola, per esporre le sue considerazioni.
CLAUDIO SCAJOLA, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alle ore 4,03 di ieri, in via Palermo, all'altezza di via Venezia, e a ridosso del muro perimetrale esterno del compendio Viminale, un ordigno di notevole potenza è esploso provocando danni ad una ventina di autovetture, alle vetrine di quattro negozi, ai vetri degli edifici collocati nel raggio di ottanta metri, interessando anche le abitazioni dei piani più alti. Sono stati invece lievi i danni riportati dal muro esterno del Viminale. I danni, come è noto, non hanno interessato alcuna persona.
Fin dal primo sopralluogo è apparso evidente che l'ordigno era stato collocato sul sedile di un motorino parcheggiato sul marciapiede di via Palermo, lato Viminale, dietro alcuni cassonetti della nettezza urbana che sono stati distrutti dall'esplosione. Dagli accertamenti ancora in corso e dalle indicazioni degli artificieri, che necessitano di ulteriori riscontri ed esami di laboratorio, l'ordigno consisteva in una quantità di polvere pirica valutabile dai due ai quattro chili, presumibilmente attivata da una miccia a lenta combustione. Questa ipotesi è avvalorata dalla descrizione di alcuni agenti di polizia che hanno visto i residui dell'esplosione condensarsi in fumo bianco, effetto tipico della combustione della polvere pirica.
L'attentato era chiaramente diretto contro il Ministero dell'interno. Sul luogo sono intervenuti con immediatezza gli investigatori della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri, che stanno operando sotto la direzione dei magistrati
della procura della Repubblica di Roma. Le prime testimonianze acquisite consentono di affermare che gli attentatori sarebbero stati due o tre, apparentemente di età giovanile. Sulla base di esse si stanno effettuando le ricognizioni fotografiche nell'intento di pervenire all'identificazione dei responsabili, identificazione che potrebbe essere agevolata dall'esame analitico delle immagini riprese con le telecamere a circuito chiuso esistenti lungo il perimetro del Viminale e nelle adiacenze di questo.
In assenza di riscontri definitivi sul tipo e sulla qualità dell'ordigno e sul sistema di innesco che potrebbero guidare gli investigatori in un'attività di analisi e di comparazione con analoghi atti criminosi ed in assenza di una rivendicazione dell'attentato, le indagini si stanno orientando verso gli ambienti dell'area della contestazione oltranzista e antagonista di tipo anarcoide nella quale possono ricomprendersi sia i gruppi anarco-insurrezionalisti, che da tempo sostengono una progettualità rivoluzionaria di lotta allo Stato e alle sue istituzioni democratiche, sia altri gruppi che si richiamano a ideologie eversive.
È, infatti, dalla prima di queste aree che è stato rivendicato, in un recente passato, l'invio di plichi esplosivi indirizzati ad obiettivi istituzionali nonché l'episodio emblematico verificatosi il 18 luglio scorso a Bologna, allorché, all'interno di un bauletto posto su una bicicletta, fu rinvenuto un ordigno di significativo potenziale pronto ad esplodere.
Le altre formazioni eversive si sono evidenziate nel corso del 2001, sempre con gesti violenti come quelli del nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria, che ha rivendicato l'attentato compiuto a Roma il 10 aprile nonché dei nuclei territoriali antimperialisti che il 10 agosto hanno rivendicato l'attentato esplosivo compiuto il giorno precedente ai danni - come è noto - del tribunale di Venezia.
Allo stato, sembra da escludere che l'attentato possa essere riconducibile a gruppi del terrorismo internazionale e che possa essere collegato alle indagini sui presunti terroristi di origine marocchina arrestati alcuni giorni fa a Roma.
Sull'episodio di ieri mattina non è, fino ad ora, pervenuta alcuna attendibile rivendicazione. Come ho già dichiarato, l'episodio criminoso resta un atto dimostrativo gravissimo in danno di un luogo che rappresenta il simbolo della sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini. Confermo ancora il mio giudizio e ribadisco la volontà e la determinazione di tutte le forze di polizia ad intensificare ogni sforzo per fare piena luce sulla vicenda e per assicurare alla giustizia i responsabili.
Rassicuro, altresì, che è elevato il livello di ogni investigazione afferente a tutte le aree eversive e terroristiche, un livello che oggi può utilizzare e sta utilizzando efficacemente gli strumenti offerti dalla recente legislazione antiterrorismo approvata da questo Parlamento.
Durante la riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica da me convocato in mattinata e allargato anche ai vertici dei servizi di informazione e di sicurezza ho avuto modo di valutare, insieme con tutti i responsabili, la situazione complessiva dell'ordine pubblico ed i primi riscontri investigativi.
Ho raccomandato di mantenere al massimo livello l'attenzione e la vigilanza a protezione delle sedi istituzionali e di Governo, delle strutture giudiziarie e penitenziarie, delle sedi dei partiti e dei movimenti politici, degli organi di stampa e di informazione, nonché di ogni altro obiettivo ritenuto sensibile.
Un ulteriore impulso ho voluto anche imprimere al coordinamento dell'azione di intelligence condotta sia dai servizi di informazione, sia dalle forze di polizia. Ho infine dato precise disposizioni affinché venga immediatamente migliorata la qualità dei sistemi di sicurezza passiva a difesa del Ministero e degli altri obiettivi istituzionali attraverso un veloce ammodernamento delle tecnologie già esistenti e funzionanti in modo da renderle adeguate non solo ad un controllo antintrusione, ma pure ad una più estesa azione di videosorveglianza che possa ostacolare qualunque
gesto dimostrativo come quello verificatosi e, al tempo stesso, evitino di assorbire staticamente forze che utilmente vanno destinate ad azioni di contrasto.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è il fatto, queste le prime indagini avviate, queste le prime iniziative adottate. Resta la gravità dell'accaduto, restano le conseguenti valutazioni politiche che non possono evidentemente prescindere, pur con la prudenza necessaria, dallo scenario generale entro cui il fatto si è manifestato come sintomo preoccupante di una aggressività violenta che minaccia la sicurezza degli italiani.
Così come è avvenuto in altri momenti della storia del nostro paese vi è un solo modo per contrastare la violenza: la compattezza di tutte le istituzioni e di tutti i cittadini. Occorre, allora, rifiutare il clima di scontro che rischia di alimentare inconsapevolmente schemi e teorie superate che, se male intese e male interpretate, possono portare a ripercorrere itinerari pericolosi per la vita della nazione. Oggi abbiamo solo necessità di testimonianze concrete, di democrazia vissuta all'insegna dell'interesse generale, non certo di avvelenare la già difficile realtà di per sé ricca di tensioni, non ultime quelle derivanti dalla difficile situazione internazionale.
Onorevoli colleghi, credo che, di fronte a forme concrete di manifestazione della violenza e della paura, il Parlamento nella sua interezza debba respingere ogni atteggiamento provocatorio, ogni tono eccessivo, ogni accusa qualunquistica tendenti a delegittimare di qua e di là l'avversario perché ciò significherebbe fare arretrare la cultura democratica del nostro paese.
Desidero affermare che apprezzo la partecipazione della gente ai circuiti in cui si esprimono i progetti politici delle varie parti in campo. Questo è per tutti il lievito ed il sale della democrazia. Ognuno, però, deve praticare non solo l'etica dei principi, ma pure l'etica della responsabilità nel senso di farsi carico, prima di valutare, prima di scegliere determinate linee di azione, anche delle conseguenze che ne potrebbero derivare (Commenti del deputato Mussi).
Penso che sia importante per tutti, io per primo, che ritroviamo la capacità di calibrare e di dosare linguaggi e concetti che tutti coltiviamo - quella sana passione civile al confronto costruttivo, alla dialettica anche aspra ma vissuta nell'interesse generale -, che riscopriamo il valore del fare politica con intransigenza, con determinazione, con coraggio ma alla luce dell'etica del bene comune (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania).
Ogni confronto ed ogni scontro culturale e politico si garantisce tranquillizzando l'opinione pubblica che le istituzioni sono forti e che i posti dove si manifestano il dissenso o il consenso sono luoghi di esercizio delle libertà democratiche, un esercizio che, proprio per queste ragioni, deve svilupparsi in modo pacifico e dialettico. In questo contesto, voglio aggiungere che il valore in più, che le recenti forme di neomovimentismo conferiscono al dibattito odierno, può essere esaltato a condizione che si neutralizzino quei tentativi isolati e destabilizzanti, che pur sono presenti in talune di queste forme.
MAURA COSSUTTA. Ma qua siamo proprio alla follia!
CLAUDIO SCAJOLA, Ministro dell'interno. Questa è la migliore risposta alla violenza e a qualunque tentativo di destabilizzazione della pace sociale, che è un patrimonio di tutti. L'ordine e la sicurezza pubblica sono valori che non appartengono solo alle forze di polizia e che non vanno garantiti solo da queste, ma sono beni di tutte le forze politiche, culturali, economiche e sociali del nostro paese: non è su questo tema che vi possono essere divisioni che, francamente, potrebbero apparire strumentali. A mio parere, questi temi esigono una condivisione partecipata di tutti e, in primo luogo, del Parlamento della nazione.
MAURA COSSUTTA. Il suo ministro?
CLAUDIO SCAJOLA, Ministro dell'interno. Onorevoli colleghi, il grave episodio
di ieri mattina è, certamente, inquietante ma non va drammatizzato; non è l'inizio di un periodo oscuro per il nostro paese e non ci sono le condizioni storiche e politiche perché, oggi, tutto ciò possa ritenersi possibile. Per tali motivi, questo gesto inconsulto, offensivo per le istituzioni e per la democrazia del nostro paese, non deve alimentare ulteriormente un'atmosfera già tesa tra le forze politiche.
Ecco perché auspico che questa occasione si trasformi, paradossalmente, in un'opportunità per una presa di coscienza attenta da parte di tutti - e dico tutti - e per una riflessione ponderata, al fine di un'assunzione comune di responsabilità da parte del Parlamento e di tutta la società italiana (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'UDC (CCD-CDU) e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà.
FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, condivido l'orientamento di fondo presente nella relazione del ministro dell'interno e nell'azione che il Governo intende condurre per tutelare l'ordine pubblico. Condivido anche la valutazione complessiva sullo stato della situazione per quel che riguarda il terrorismo, che ho trovato anche in un'intervista del precedente ministro dell'interno, onorevole Enzo Bianco, che ha detto: «Non siamo vicini al momento in cui ci può essere una ripresa del terrorismo».
Su questo terreno, tuttavia, nulla è stabile e scontato. Allora, per evitare che questo dibattito si traduca in un rituale, dobbiamo affrontare esplicitamente una difficile questione emersa già questa mattina.
Abbiamo tutti alle spalle la storia, spesso drammatica, del nostro paese. Non possiamo mai dimenticare che negli anni '70 c'è stato un terrorismo di massa, negli anni '92 e '94 c'è stata la distruzione di alcune importanti forze politiche e, anche dopo il 1994, ci sono stati durissimi scontri, con al centro l'uso politico della giustizia. Allora, come riusciamo a far sì che la dialettica politica tra due opposti schieramenti, insita nella logica del sistema maggioritario, si traduca in un duro e serrato confronto politico tra due poli - che, però, vicendevolmente si riconosco legittimità - e ad evitare, invece, che la lotta politica si risolva in un permanente scontro frontale radicale basato su contrapposte delegittimazioni?
Qui, veniamo al nodo di fondo. Ovviamente, ritengo che nessuna delle forze politiche presenti in Parlamento abbia alcuna responsabilità, diretta o indiretta, con quanto accaduto ieri. Il nodo, però, è un altro ed è costituito dal fatto - onorevoli colleghi - che, come diceva questa mattina l'onorevole Tabacci: talora, le parole sono pietre.
Allora, se qualcuno sostiene - come ieri è stato detto - che la bomba è stata una provocazione contro il movimento, è chiaro che si dice esplicitamente che a metterla sono stati il Governo, lo Stato e le forze di polizia.
Dunque, se citando una predizione di Provenzano - che risale a cinque anni fa - l'onorevole Violante afferma, come ha fatto qualche giorno fa, che oggi la mafia ha l'occasione per rialzare la testa e ritornare alle iniziative stragiste degli anni '90 e '93, se la tesi politica di fondo delle forze riunite al Palavobis è quella - cito testualmente - che «il 13 maggio la criminalità organizzata è andata al Governo», non solo si proclama l'illegittimità del voto popolare e conseguentemente del Parlamento e del Governo ma, come minimo, si auspica la distruzione dell'attuale maggioranza, ricorrendo a tutti mezzi (dallo scontro in piazza all'ostruzionismo totale in Parlamento e ad un nuovo e più inclusivo uso politico della giustizia) (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega nord Padania).
Allora, questo tipo di linguaggio, questo tipo di analisi politica, questo tipo di lotta politica, producono un vulnus, una lacerazione e determinano una rottura totale tra l'opposizione e la maggioranza. E in questa frattura, provocata appunto da parole
e da analisi che sono pietre, può trovare il suo spazio una ripresa del terrorismo...
PIER PAOLO CENTO. Ma che cosa dici!
FABRIZIO CICCHITTO. ...che può essere di vario colore o di nessun un colore, ma che punta a portare il paese ad una rottura totale. Per tale motivo ci dobbiamo, o ci dovevamo reciprocamente dire: abbassiamo i toni, confrontiamoci in modo chiaro sul piano programmatico senza invettive, senza insulti, senza demonizzazioni e non diamo spazio a posizioni, come quelle che ho citato, perché poi è molto facile che qualcuno traduca la violenza verbale in violenza politica.
Nell'immediato, allora, sciogliamo insieme almeno due nodi, raccogliendo in modo concreto l'invito avanzato dal Presidente della Repubblica. Innanzitutto, risolviamo il problema dell'elezione dei giudici della Corte costituzionale e, a questo proposito, vi diciamo che ci impegnamo a votare la personalità, espressa dal vostro schieramento, che proporrete come giudice costituzionale.
NICHI VENDOLA. Ma questo che c'entra?
FABRIZIO CICCHITTO. Inoltre, non crediamo sia un atto di arroganza chiedervi la reciprocità. Lo diciamo anche perché noi proponiamo un uomo che ha speso una vita nello studio del diritto e nella pratica della legalità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega nord Padania).
La seconda questione riguarda la gestione delle prossime manifestazioni. Ce ne saranno molte: quella del 2 marzo, quella della CGIL e le due annunciate dai no global.
Ebbene, noi tutti - Governo, maggioranza, opposizione - abbiamo il dovere di far sì che quelle manifestazioni ed altre eventuali siano occasione di democrazia, di esercizio della libertà e non di scontro sul terreno dell'ordine pubblico.
Per concludere, ci auguriamo - onorevole ministro dell'interno - che le forze dell'ordine catturino i responsabili dell'attentato, così come gli assassini di Massimo D'Antona.
Noi tutti dobbiamo sapere che siamo di fronte ad uno snodo decisivo per le sorti del paese. Per parte nostra, come Forza Italia e come Casa delle libertà, faremo fronte a questo difficile cimento combinando insieme la chiarezza delle posizioni politiche, culturali e programmatiche con il senso di responsabilità e la moderazione che costituiscono alcune delle ragioni di fondo della nostra parte politica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'UDC (CCD-CDU)).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Minniti. Ne ha facoltà.
MARCO MINNITI. Signor Presidente, signor ministro, anche noi condividiamo una gravissima preoccupazione per quello che è avvenuto ieri. Ci troviamo di fronte ad un atto terroristico che ha un alto contenuto simbolico contro le istituzioni democratiche della Repubblica. Io vorrei che, nel momento in cui si interviene su simili temi, questa consapevolezza fosse diffusa. Come dirò più avanti, ho avuto modo di notare come, da parte di uomini di Governo di grandissima responsabilità e di esponenti della maggioranza, una simile consapevolezza in queste ore non ci sia stata.
Ci troviamo di fronte ad un atto grave e la mancata rivendicazione lo rende ancora più inquietante. Penso anch'io che non ci troviamo di fronte ad un'espressione di terrorismo internazionale, ma che la ricerca degli esecutori e dei mandanti vada invece rivolta tra quelle forme di terrorismo interno che, nonostante la sconfitta subita, continuano ad agire nel nostro paese.
Noi ci auguriamo che ci sia un impulso molto forte alle indagini e che sia possibile, in termini rapidi, avere un quadro più chiaro rispetto a quello che lei ci ha dato oggi, signor ministro, per identificare e colpire i responsabili.
Tuttavia, mi sia consentito dire che stupisce e preoccupa il luogo dell'attentato. Lei non ha fatto cenno di questo, signor ministro; ma non c'è dubbio che l'alto valore simbolico dell'attentato sta nel fatto che si sia potuta collocare una bomba a poche centinaia, a poche decine di metri dalla sede del Ministero dell'interno.
CARLA CASTELLANI. L'ha detto più volte!
MARCO MINNITI. C'è stupore per questo. C'è stupore per quanto riguarda la vigilanza di luoghi così importanti. Se mi è consentito, tutto ciò contrasta con una certa sicumera, forse anche con qualche tono eccessivamente trionfalistico, per quanto riguarda la sicurezza ed il controllo del territorio nel nostro paese, che io ho sentito echeggiare, qualche giorno fa, in interventi suoi, signor ministro, e del Presidente del Consiglio dei ministri. Ma non voglio soffermarmi su questo. Non è questo il centro della discussione. Il centro di questa discussione è un tema troppo serio, come il terrorismo nel nostro paese.
Noi ci sentiamo tutti quanti colpiti da quello che è avvenuto ieri. Il terrorismo e la violenza sono nemici della democrazia e sarebbe bene che lo dicessimo tutti quanti. Questo, per quanto ci riguarda, è un punto irrinunciabile. Al terrorismo si risponde con la fermezza, con l'unità delle istituzioni, non perdendo la testa. Se posso parlare con grande sincerità, noi siamo preoccupati per l'attentato terroristico, ma siamo altrettanto preoccupati per le reazioni che ci sono state a quell'attentato da parte di uomini di Governo e di esponenti della maggioranza: si tratta di dichiarazioni che io considero particolarmente gravi.
Come non considerare gravi le dichiarazioni del Presidente del Consiglio che mette in connessione gli atti terroristici con legittime espressioni del pensiero e delle libertà individuali e collettive? Come non considerare preoccupante prima l'atto di preveggenza del ministro Castelli e poi l'evocazione degli anni di piombo? Come non guardare con preoccupazione alle gravissime affermazioni del ministro per le riforme istituzionali, Umberto Bossi, il quale, in un'intervista riportata stamattina a piena pagina sul quotidiano Corriere della Sera, dice: i responsabili li abbiamo già individuati e sono i servizi segreti deviati, i servizi segreti deviati, comandati dalla sinistra (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)... No, no, fatemi finire. Fatemi finire.
Signor ministro, il 22 dicembre 2000 un grave attentato venne perpetrato nei confronti del quotidiano il manifesto. Lì ci trovavamo di fronte ad un giornale palesemente schierato a sinistra. L'attentatore, colto sul fatto perché ferito, era un esponente dell'eversione nera, collegato a quei movimenti. A nessuno di noi venne in mente di dire che quell'atto era collocato e collocabile dentro una politica dell'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani) e vorrei ricordarlo qui ai colleghi della maggioranza che hanno parlato oggi: e certamente, non ci trovavamo di fronte ad un'opposizione che faceva un lavoro da signorine! Vorrei ricordare l'opposizione radicale dei governi legittimi e l'opposizione radicale dell'Aventino parlamentare: di questo stiamo parlando (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Ma nessuno di noi si sognò di dire che quella bomba era maturata dentro il clima di violenza che l'opposizione predicava nelle piazze ed anche con interventi nel Parlamento. Nessuno di noi l'ha fatto (Applausi di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Ci saremmo aspettati da parte vostra un atteggiamento di eguale responsabilità. Vede, quando si è all'opposizione si possono dire delle parole in libertà.
GIORGIO BORNACIN. E tu che stai dicendo?
MARCO MINNITI. Ma quando si ha la responsabilità di un Governo, quando si è ministri della Repubblica, il rischio di dire
parole gravi come quelle dette può portare ad una deriva pericolosa.
Mi sia consentito, signor ministro: aspetto da lei una risposta chiara su questo punto. Il Governo parla con gli atti e con i fatti. Le risulta che ci siano servizi deviati nel nostro paese? Le risulta che ci siano servizi deviati in questa precisa responsabilità? Lei ha taciuto su questo: non si può continuare a far finta di nulla. Se non ci sono questi atti e questi fatti, lei ha il dovere di dire ai suoi colleghi di Governo di tacere, perché con queste dichiarazioni si fa soltanto propaganda: anzi, cattiva propaganda.
PRESIDENTE. Onorevole Minniti, deve concludere.
MARCO MINNITI. Un attimo soltanto, signor Presidente.
Noi non siamo... (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania) scusatemi. Non siamo agli anni di piombo. Io penso che la partecipazione, i movimenti, siano una ricchezza della democrazia: è grave stabilire un collegamento tra l'espressione di quei movimenti e il terrorismo. Signor ministro, non spetta a lei stabilire i limiti di espressione di un movimento: l'unico limite, che insieme dobbiamo richiedere, è che quei movimenti non siano violenti. Tuttavia, questo significa stabilire un principio di una democrazia forte, perché una democrazia intelligente e forte sa distinguere tra chi manifesta in pace le sue opinioni e chi ha altri punti di vista. Nel momento in cui non c'è questa divisione si fa un favore ai terroristi e un favore ai violenti.
Per questo io dico - e ho concluso - che è cieco, da irresponsabili e, se mi è consentito, anche da illiberali, stabilire connessioni forzose, strumentalizzare, puntare a indebolire le istituzioni. Lo dico all'onorevole Cicchitto: così si divide il paese e si fa un favore a coloro che vogliono far prevalere la violenza. Vede, signor ministro, colleghi della maggioranza...
IGNAZIO LA RUSSA. Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Minniti, mi scusi...
MARCO MINNITI. ...la storia italiana è un'altra (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)!
PRESIDENTE. Onorevole Minniti...
MARCO MINNITI. Ho finito, Signor Presidente.
PRESIDENTE. Aveva finito anche prima! Va bene, ma la prego di concludere.
MARCO MINNITI. La storia italiana è un'altra. Grandi forze politiche alternative hanno avuto il coraggio, pur da posizioni alternative, di mettersi a combattere il terrorismo. La nostra storia è questa: la storia di chi, insieme alla sinistra e al centrosinistra, ha fatto le sue battaglie sempre e comunque contro la violenza, contro il terrorismo, per la libertà e la democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani - Commenti del deputato Mascia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, colleghi deputati, signor ministro, una bomba che esplode nel cuore di Roma, di fronte al Viminale, cuore dell'organizzazione della sicurezza interna, è oggettivamente un fatto inquietante. Oggi, questa bomba non ha ucciso nessuno - erano le 4 del mattino -, ma il messaggio è implicito: la prossima volta un ordigno del genere potrebbe scoppiare in una piazza affollata in un'ora di punta.
Il terrorismo si serve sempre di elementi simbolici, fortemente simbolici, a forte impatto. Bin Laden ha fatto scuola: l'11 settembre ha messo di fronte al mondo la realizzazione scientifica dell'impatto scenico di questo assunto.
L'immagine scolpita delle torri che cadono e travolgono seimila persone è rimasta nell'immaginario collettivo e - vedete - aziona due sentimenti diretti e contrari. E come il male si alimenta dal male, al contrario quel male ha determinato l'innalzamento dei livelli di guardia, di reazione e di rafforzamento della sensibilità contro il terrorismo e la violenza.
L'odierna lotta dei popoli civili contro il terrorismo è la versione moderna dell'antica lotta del bene contro il male.
La bomba al Viminale, forte della sua carica simbolica, viene vissuta dalla coscienza civile del popolo italiano come un'offesa alla nazione stessa. Questa bomba non è il vulnus - come qualcuno dice - alla credibilità di Scajola come ministro dell'interno; non è il vulnus a un Governo che promette maggiore sicurezza. Si tratta, invece, di vulnus a tutte le istituzioni democratiche, è vulnus alla nazione italiana che, in queste, si identifica.
In altri difficili tempi - e, in fin dei conti, non troppo lontani - l'Italia ha già percorso le strade insanguinate del terrorismo; sono tempi che non vorremmo rivivere più. Quindi, rivolgiamo un appello a tutti a pensare prima di parlare ed a operare con realismo e responsabilità. Ci sono da valutare due diversi profili riguardo a questo fatto. Il primo è quello relativo alla responsabilità diretta e ai fatti concreti. Di questo ringraziamo il ministro Scajola che è già venuto a dare fatti concreti ed oggettivi. Sappiamo che le indagini si stanno indirizzando verso una certa componente anarcoinsurrezionalista che, peraltro, aveva già dato buona prova di sé a Genova. Dall'altra parte, diciamo che vanno respinte anche le semplificazioni apodittiche e semplicistiche delle due strade, per cui c'è chi dice che la bomba di Roma rappresenta un collegamento immediato e diretto con le parole pronunciate al Palavobis, ed al contrario c'è anche chi - l'ha già ricordato Cicchitto -, come il dottor Agnoletto che, dopo ciò che è accaduto a Genova, dovrebbe fare l'eremita su un monte, si permette di dire che queste sono le bombe dei servizi contro il movimento (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
FRANCESCO GIORDANO. Non insultare le persone!
IGNAZIO LA RUSSA. Ascolta!
ROBERTO MENIA. Cari signori, questa è la questione...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra che tutti abbiano diritto di parlare e di esprimere le proprie opinioni, l'onorevole Menia non ha diritti inferiori agli altri.
FRANCESCO GIORDANO. Ma non a citare le persone, Presidente, perché si può prendere una querela!
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Giordano, lei sa che io porto rispetto. Ho sentito i toni che sono stati usati stamattina rispetto alla legge in discussione, da parte di tutti. Mi sembra che le opinioni dell'onorevole Menia siano sindacabili - come le altre -, discutibili, ma ognuno deve potersi esprimere, anche l'onorevole Menia, il quale non gode di diritti inferiori agli altri.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, la ringrazio anche perché le lezioni di democrazia dai postbulgari sinceramente...
FRANCESCO GIORDANO. Fascista!
GIOVANNI RUSSO SPENA. Fascista!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Smettila, fascista!
RAMON MANTOVANI. Nazista microcefalo! Hai un cervello così!
ROBERTO MENIA. Un'altra questione è il clima in cui certe cose accadono. Va detto allora a chiare lettere - e su questo dovrebbero concordare maggioranza ed opposizione - che oggi in Italia si è realizzata la democrazia dell'alternanza,
piaccia o non piaccia. In Italia vivono i pensieri e le opere di libertà e di democrazia, vivono i diritti e vivono le garanzie. Guai se dovesse prevalere quel retropensiero - che aleggia in alcuni e anche nei discorsi che, pure questa mattina, abbiamo sentito in più occasioni - che va poi a costituire quell'humus estremamente pericoloso che sta nella delegittimazione, sottile o non tanto, dell'avversario che, in questo caso, è rappresentato dal Governo e dalla maggioranza che lo rappresenta. Vedete, se passa il principio che per davvero in Italia si stia affermando una sorta di totalitarismo bianco al servizio di interessi privati...
TITTI DE SIMONE. Allora è vero!
EMILIO DELBONO. È vero!
ROBERTO MENIA. ...se passa il principio che vi è l'abbassamento delle garanzie costituzionali, se passa il principio che vi è una costante lesione dei diritti civili, se passa il principio che si sta affermando sostanzialmente un regime parafascista, allora la conseguenza è che è giusto resistere, resistere, resistere, anche con la violenza e con le bombe.
Allora, signori (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo), un appello alla ragione! Durante gli anni del terrorismo si riportava spesso questa citazione, peraltro, bellissima: il sonno della ragione genera mostri. Il nostro è un appello alla ragione, è l'appello a combattere assieme i mostri ...
GIOVANNI RUSSO SPENA. Eccolo qua il mostro!
ROBERTO MENIA. ...è l'appello a stringersi, per davvero, attorno alle istituzioni simbolo della nostra democrazia, è l'appello ad essere, per davvero, tutti uniti nella difesa delle istituzioni e dei valori fondanti della nazione italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
MAURA COSSUTTA. Repubblica antifascista, oltre che nazione italiana!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Loiero. Ne ha facoltà.
AGAZIO LOIERO. Signor Presidente, vorrei dire al signor ministro che non ci siamo, non per la relazione che sottoscrivo per intera, ma per quello che abbiamo sentito ieri. Lei è un membro del Governo e ieri sono state pronunciate certe frasi dal Presidente del Consiglio e da altri ministri, per cui mi rifarò a quanto abbiamo letto sui giornali, che è inquietante.
Questi personaggi istituzionali avevano ricostruito a mente mandanti ed area di provenienza di quella bomba. Più della bomba, ci spaventa il fatto che non solo si delineino i profili dei mandanti, ma si compia questa operazione; la compie il Governo, questo Governo, altro che unità delle forze politiche, onorevole Tabacci e onorevole Gerardo Bianco (anche lui ha affermato ciò, ieri); è vero che il terrorismo nel nostro paese fu sconfitto dalla maggioranza e dall'opposizione del tempo, ma si trattava di forze politiche che avevano scritto insieme la Costituzione, non di forze politiche che, invece, la Costituzione vogliono distruggere. La differenza non è di poco conto.
Badate, non conviene a nessuno tentare di perpetuare all'infinito una campagna elettorale, condotta con spregiudicatezza, durante la quale sono state gettate sul mercato dei voti le bocche di fuoco di una straordinaria potenza finanziaria che poggia la propria forza sui mezzi di comunicazione di massa; una batteria di fuoco dei media che rendono il nostro paese non solo anomalo, ma anche un po' buffo agli occhi delle cancellerie europee e di tutto il mondo civile.
È qui l'insopportabile anomalia di questo esecutivo, nella assenza di una minima cultura istituzionale, capace di alzare lo sguardo dal crogiolo degli interessi di parte, per tentare di svolgere un ruolo in cui tutti gli italiani si possano riconoscere.
Vi faccio osservare che alzare ed estendere il livello della rappresentanza dovrebbe
essere un obiettivo preliminare della stessa azione di Governo; voi, invece, vi stringete su di una posizione di parte, puntando ad alzare il tono dello scontro, richiamando alla memoria una stagione terribile del nostro passato, evocando i cattivi maestri e delineando l'immagine di un certo terrorismo.
Di questo passo, ministro Scajola, dove andremo a finire? Evocheremo, da una parte, il terrorismo rosso e, dall'altra, lo stragismo nero? È possibile che non ci si renda conto che, di fronte ad un fenomeno pericoloso, un Governo che si chiude, che si arrocca sulle proprie televisioni, tentando di distribuire una verità drogata, compie un'operazione pericolosa per le nostre istituzioni?
Vorrei svolgere un'osservazione a titolo personale, signor ministro. Non ero presente al Palavobis, ma sarò a Roma il 2 marzo. Non ero presente al Palavobis perché non andrei mai a festeggiare quel tipo di anniversario: gli anniversari, in un paese di ordinaria democrazia, si celebrano quando si riescono a mettere insieme parti contrapposte su una memoria e su una identità comune. Non lo chiedo a lei, signor ministro, poiché ci ha presentato un altro tipo di relazione. Lo chiedo a tutti i ministri, da Bossi a La Loggia, al Presidente del Consiglio, che ieri hanno detto cose gravi.
Detto questo, voi realmente pensate di rinvenire in quella manifestazione di Milano l'origine della bomba? Possibile che non ci si renda conto - lo ha ricordato anche lei - quanto siano numerosi i fronti del malessere sociale aperti sulla scena del mondo, con la ricchezza che tende a concentrarsi in poche mani, con l'area del disagio che si allarga a dismisura e con il terrorismo impegnato a disseminare paura e sfiducia nell'Occidente democratico? Attenzione: quei fronti sono aperti anche sulla scena italiana, dove la povertà è in aumento e dove, specie nel Mezzogiorno d'Italia, cresce l'area dei senza lavoro, cresce la pressione degli immigrati, - ai quali non possiamo rispondere semplicemente: tornate a casa vostra -, senza rinnegare la nostra storia e la nostra memoria (Commenti del deputato Parolo).
Noi non disponiamo di nessuna certezza sull'identità di chi ha posto quella bomba. Possiamo soltanto delineare lo scenario politico, economico e sociale all'interno del quale quella bomba è esplosa. Pensate realmente che la chiusura e l'estrema rigidità di questo esecutivo siano estranee a quel gesto folle? Pensate davvero che il fatto che l'uomo più ricco del paese vinca legittimamente le elezioni e faccia poi approvare le leggi che interessano il proprio impero economico e una ristretta cerchia di amici sia cosa di poco conto?
Vorrei ricordare a questa Assemblea e al Presidente della Camera che, in passato, nel corso della prima Repubblica, ad un ministro di questa Repubblica, all'onorevole Bisaglia in particolare, fu impedito di proseguire nell'azione di Governo, costringendolo a dimettersi soltanto perché era titolare di un'agenzia di assicurazioni. Lo sapevate? Lo ricordate? Pensate davvero che la riduzione ad uno solo dei tre poteri dello Stato sia qualcosa che lasci indifferenti i cittadini? Guardate che questo è ciò che accade in Italia: si «normalizza» la magistratura, per un verso, mentre, dall'altra, da parte dell'esecutivo si esercita una pressione forte sul legislativo, compiendosi in tal modo un'operazione semplice e rischiosa insieme, aperta a tutte le avventure.
GIANANTONIO ARNOLDI. Ma non dire cazzate!
AGAZIO LOIERO. Signor Presidente, vorrei concludere con una constatazione ed una domanda distensiva.
Il ministro Scajola ci ha rassicurato che le televisioni a circuito chiuso intorno al Viminale funzionavano, è vero? In caso contrario, ci eravamo chiesti fino a stamattina come fosse possibile che il Governo più efficiente del pianeta, guidato dal re delle televisioni, non sia stato in grado di far funzionare l'altra notte le televisioni a circuito chiuso. È una domanda probabilmente più buffa che inquietante
(Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuseppe Drago. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DRAGO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei in primo luogo ringraziare il ministro non soltanto per essersi recato in Parlamento a riferire con urgenza, ma anche per l'indirizzo che ha attribuito al suo intervento: un appello alla compattezza di tutte le istituzioni, dei cittadini per superare il clima di scontro, un clima avvelenato.
Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, lei ha suggerito anche lo scenario sociale in cui stiamo vivendo. Vi è però anche uno scenario politico che si scontra con l'appello che lei ha rivolto poc'anzi. Non appena vi è sentore di attentato o si consuma un atto terroristico, vi è la prassi purtroppo in Italia di una sorta di riflesso condizionato che scatta e che è volto a scaricare sull'avversario politico di turno la responsabilità dell'accaduto, quasi l'atto terroristico dovesse servire a trarre un qualche vantaggio, quasi che la storia del terrorismo in Italia, ma anche quella del terrorismo internazionale, non ci avesse insegnato che il terrorismo non serve ad alcuno, che nessuno può trarne vantaggio e che, invece - come nel nostro paese è stato dimostrato -, si può sconfiggere con la compattezza delle forze democratiche e delle istituzioni. Bisognerebbe allora unire le forze, per fare fronte comune contro una minaccia che riguarda tutti coloro i quali proclamano di collocarsi nel circuito unitario della democrazia.
Le bombe, onorevoli colleghi, anche quando non uccidono, sono un segnale di allarme che non consente distrazioni per nessuno. Ora, non c'è dubbio - lo ha detto anche lei, signor ministro - che si tratti di un messaggio intimidatorio nei confronti del simbolo della sicurezza dello Stato e dei cittadini. Tuttavia, può essere altrettanto vero che l'obiettivo potrebbe essere quello di avvelenare ulteriormente il clima politico di scontro che, purtroppo, si sta delineando nel nostro paese. Noi deputati del gruppo dell'UDC, lo diciamo con estrema chiarezza, non crediamo al teorema del Palavobis, non pensiamo vi sia un nesso tra le sgangheratezze di Zaccaria e di Di Pietro o le esercitazioni verbali, che pure contribuiscono ad avvelenare il clima nel nostro paese, e l'attentato; però, utilizzare l'attentato per la polemica politica nei confronti del Governo o per avvelenare comunque ulteriormente il clima politico, questo sì.
Forse dovremmo regalare a tutti i gruppi dirigenti del paese un libro: L'arte di tacere. Mai come adesso, probabilmente, sarebbe utile tacere o quanto meno contenere la polemica politica nei limiti del rispetto reciproco. In caso contrario, certamente aumenterebbe la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Anche se - come ho letto stamattina su un quotidiano - deputati della sinistra, relativamente alle polemiche di questi giorni, hanno scritto che quando si insiste a parlare di Governo illegittimo, c'è anche il rischio che dalle manifestazioni giustizialistiche possa nascere una sorta di cortocircuito ideologico, da cui qualcuno potrebbe poi pensare di trarne tutte le conseguenze operative.
Signor Presidente, onorevole ministro, larga unità attorno alle istituzioni e che nessuno pensi di trarne vantaggio, assumendo come valore - sono d'accordo con lei - l'etica della responsabilità, a cui ha fatto riferimento, nelle azioni quotidiane, ma anche nelle azioni politiche di ciascuna forza politica (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU) e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. La ringrazio, signor Presidente. Negli interventi svolti dagli esponenti del centrosinistra, ho visto associare argomentazioni, che vanno nella direzione di chiedersi come mai determinati fatti succedano, alle valutazioni -
opinabili, ma in parte anche comprensibili - riguardo alle dichiarazioni rilasciate dopo gli eventi. Credo che questi due piani vadano affrontati separatamente. In ogni caso, in questa sede, noi dovremmo capire e giudicare per quali ragioni alcuni avvenimenti così gravi succedano realmente.
Io credo che, parlando con la consueta schiettezza, una parte dell'opposizione, oggi, promuova, sostenga e, come minimo, avalli iniziative che creano un clima d'esasperazione attorno ad una parte dell'opinione pubblica.
Chiaramente non esiste una responsabilità diretta da parte delle forze politiche presenti in Parlamento (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista), ma si stanno creando le condizioni, si sta creando l'humus per le azioni di soggetti isolati, psichicamente labili, o per le azioni dimostrative delle frange più violente dei movimenti antidemocratici.
È necessario che da parte dell'opposizione (Commenti di deputati di Rifondazione comunista)... Onorevole Deiana, questa mattina l'abbiamo sentita dire delle volgarità incredibili. Abbia, dunque, la cortesia, almeno adesso, di stare zitta (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
FRANCESCO GIORDANO. Non si può permettere!
ALESSANDRO CÈ. È necessario che da parte dell'opposizione, non solo in Parlamento - ritualmente, com'è avvenuto oggi -, ma in particolare sulle piazze, risalti evidente la dissociazione e la lontananza da posizioni estremiste.
Oggi, purtroppo, non è così. L'opposizione non prende la distanza dai movimenti no global, utopistici, anarchici che, al loro interno, hanno delle frange chiaramente, evidentemente - si può constatare quotidianamente - violente. È avvenuto a Brescia, durante una nostra manifestazione ed avviene ogni qualvolta manifestiamo o ci riuniamo in maniera democratica. Veniamo sistematicamente attaccati dai centri sociali che portano in piazza, per le strade, clandestini a sostenere dei diritti che non hanno, poiché sono clandestini, ed usano violenza nei nostri confronti (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Ne abbiamo la riprova dal numero delle nostre sedi che sono quotidianamente assalite e distrutte.
La sinistra, il centrosinistra, dovrebbe prendere le distanze da tutti coloro che sistematicamente falsificano l'informazione. Mi riferisco al sindacato, alla CGIL che falsifica i contenuti della questione relativa all'articolo 18, teso a creare occupazione e stabilità nell'occupazione, e non a creare disoccupazione (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Il centrosinistra dovrebbe prendere le distanze da quelle logiche che ha sostenuto - e che sta ancora sostenendo - secondo le quali le rogatorie avrebbero fatto, in particolare, favori a qualcuno, quando ormai è stato verificato... (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, ognuno ha il diritto ad esprimere le proprie opinioni. L'onorevole Cè ha diritto ad esprimere le sue. Successivamente, nel corso del suo intervento, l'onorevole Russo Spena avrà modo di affermare ciò che pensa, spero, senza essere disturbato. Adottiamo, almeno in ciò, la par condicio.
ALESSANDRO CÈ. Presidente, poiché parla di par condicio, vorrei parlare almeno quanto ha parlato l'onorevole Minniti.
PRESIDENTE. Onorevole Cè, mi scusi, sto difendendo la sua libertà di parola. Non ha bisogno della sua lezione sul fatto che lei debba parlare come o quanto gli altri. È ovvio che la farò parlare quanto gli altri (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
ALESSANDRO CÈ. Va bene. È evidente ormai a tutti - tutti lo possono constatare - che la legge sulle rogatorie non ha
prodotto gli effetti così gravi previsti dal centrosinistra. Nessuno è uscito dal carcere; nessun processo è caduto in prescrizione (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Bisognerebbe prendere le distanze e non assumere quest'atteggiamento così intransigente anche sul conflitto di interessi. Questa mattina abbiamo ascoltato, con grande interesse, l'onorevole D'Alema. Certo, oggi l'onorevole D'Alema non è più molto credibile, perché il suo primo intervento in aula sul conflitto di interessi doveva vertere unicamente sulla spiegazione ai cittadini italiani - ed innanzitutto a quelli della sua parte politica - come mai, in cinque anni, non ha fatto questa legge, come mai, nei primi tre anni, ha cercato, in qualche modo, di irretire, in una sorta di consociativismo, Berlusconi. Quando si è reso conto che questo non era in grado di farlo, ha usato l'arma del «non fare» la legge sul conflitto di interessi come arma di ricatto nei confronti dell'attuale Presidente del Consiglio. Bisognerebbe prendere le distanze dalle dichiarazioni...
MARCO BOATO. Di cosa stai parlando? Hai sbagliato dibattito!
SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Anche Loiero lo aveva sbagliato!
ALESSANDRO CÈ. Boato, non ho sbagliato intervento!
MARCO BOATO. Hai sbagliato dibattito! Stiamo parlando dell'attentato!
ALESSANDRO CÈ. Ognuno è libero di esprimersi come vuole in questa sede!
Bisognerebbe prendere le distanze dalle dichiarazioni strampalate, arroganti, aprioristiche dell'ex presidente della RAI, Zaccaria, il quale ha avuto la sfrontataggine di intervenire al Palavobis con un discorso a dir poco grottesco...
GIOVANNI RUSSO SPENA. Zaccaria è un clandestino, Cè!
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente!
NICHI VENDOLA. Hai la coda di paglia!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ovviamente, devo assicurare a tutti la possibilità di intervenire. L'onorevole Cè, quindi, avrà a disposizione un tempo supplementare ogni volta che interrompo il suo discorso a causa delle vostre interruzioni. Vi prego, anche per un fatto di intelligenza, fin troppo ovvio, di consentirgli di terminare il suo intervento, avendo egli già superato il tempo a sua disposizione, ma dovendo recuperare, per parlare come hanno fatto altri.
ALESSANDRO CÈ. Giudico gravi le dichiarazioni di Zaccaria e, ancora di più, quelle dell'onorevole Rutelli, il quale ha etichettato come uomo di parte uno come Baldassarre che, tutto sommato, se usciamo dall'utopia dell'imparzialità assoluta, credo rappresenti, in questo paese, un esempio di correttezza istituzionale e di imparzialità.
Bisognerebbe prendere le distanze dal giustizialismo, che riaffiora in questo paese, guarda caso, ogni qual volta si vogliono attuare le riforme: è successo nel 1993, quando l'ha portato in auge il buon Di Pietro (dal quale non vi dissociate). Proprio nei momenti in cui, in questo paese, si cerca di cambiare, una volta per tutte, la situazione, agitate questo giustizialismo come arma politica ...
FRANCESCO TOLOTTI. E il cappio? Non te lo ricordi?
ALESSANDRO CÈ. ...e lo fate tutte le volte che vi sentite impotenti, in quest'aula e fuori.
In questo periodo, agitate l'arma del referendum, non tanto come strumento di auspicabile confronto democratico, ma quasi come una censura preventiva verso l'azione di un Governo che viene descritto come impresentabile in dichiarazioni apodittiche, non confermate dai fatti. Ciò al chiaro scopo di provocare una delegittimazione
democratica di questo Governo e di questa maggioranza agli occhi dell'opinione pubblica; poi, però, questi sono i risultati: si crea terreno fertile per azioni incontrollabili.
Peraltro, abbiamo apprezzato alcune voci dissonanti, all'interno del centrosinistra, rispetto alla tesi prevalente. Le parole di D'Alema e di Fassino evidenziano, a tratti, una posizione più rispettosa della dialettica democratica, pur apparendo sostanzialmente isolate, non perentorie e non in grado di indirizzare costruttivamente l'azione dell'opposizione in Parlamento e nel paese.
Crediamo che occorra fare di più. Una democrazia forte trae vantaggio dal confronto serrato e, talvolta, anche aspro tra maggioranza ed opposizione; si alimenta della prospettiva dell'alternanza di Governo; ma può morire quando aizza la piazza e tenta di delegittimare l'avversario politico malgrado questi sia stato eletto liberamente dai cittadini sulla base di un programma di Governo preciso e trasparente.
PRESIDENTE. Onorevole Cè...
ALESSANDRO CÈ. Per questi motivi, auspichiamo maggiore senso di responsabilità nell'opposizione. Per parte nostra, vorremmo quest'ultima forte ed unita, motore dello sviluppo democratico del paese e lontana mille miglia da modelli che, in passato, sono stati forieri, per il paese, soltanto di tragedie (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, in verità, pensavo di intervenire in bulgaro, poi ho temuto che il collega Cè non mi comprendesse e, quindi, mi esprimerò in italiano (Commenti del deputato Crosetto).
Noi crediamo, signor Presidente, che vi siano due allarmi: da un lato, per la bomba (per noi ovvio, lo abbiamo detto ripetutamente anche ieri), dall'altro, per la strumentalizzazione sgangherata e pericolosa di alcuni ministri e dello stesso Presidente del Consiglio.
C'è del marcio, colleghi: sorge una preoccupazione democratica quando il Governo, dopo un attentato, va alla ricerca del complotto. Vi è avventurismo, poi, se si pensa che fare opposizione sia uguale a mettere le bombe. Penso al ministro della giustizia Castelli, ad esempio, che premette di non essere un indovino e di usare il cervello - cosa, invero, improbabile (Commenti del deputato Giuseppe Gianni) -, il quale collega l'attentato alle espressioni critiche, aspre, ma legittime e democratiche del Palavobis e alle espressioni della radicalità democratica che si va organizzando alla luce del sole nel paese.
E che dire del ministro Bossi e del suo bivacco nelle istituzioni? Per il Presidente del Consiglio, poi, chiedere nelle piazze e nei teatri legalità sembra un argomento esplosivo, letteralmente. Cercano forse alibi per provocazioni liberticide? Gravissime sono le allusioni ad un collegamento della bomba con il movimento antiliberista, con il conflitto operaio e sindacale che riprendono slancio nel paese. Le bombe fanno politica, a modo loro, l'hanno sempre fatta; tentano di soffocare una critica politica pratica, una iniziativa, una narrativa sociale che riprende nel paese.
Si avverte un fastidio per la critica al potere assoluto, alla dittatura della maggioranza, per la riproposizione di un sistema di controlli che limitino il potere.
Bisogna allora essere prudenti, stare ai fatti, evitare allusioni che possono solo provocare frutti velenosi e pericolosi. La storia d'Italia, ci hanno ricordato ieri i familiari delle vittime delle stragi italiane, da più di trent'anni, con segreti di Stato, deviazioni, depistaggi, ha visto il potere farsi oscuro, clandestino, incontrollabile, sottratto alla decisionalità di massa e alla trasparenza.
Bisogna essere cauti ed evitare tesi «complottarde». È vero che le parole in alcuni contesti sono pietre; se si evocano le bombe, esse poi finiscono per arrivare. È così che il nostro paese rischia di precipitare
di nuovo - lo ricordo agli immemori - nella concezione dannata dell'emergenzialismo permanente e pervasivo. Le bombe, da piazza fontana in poi, anzi da Portella della Ginestra in poi - ma ormai l'opinione pubblica lo sa - non hanno mai destabilizzato, ma sempre stabilizzato, rafforzato, reso più opaco il potere. Le bombe sono nemiche della partecipazione, del protagonismo, sono strumento di passivizzazione sociale e di alienazione politica. Altro che il dottor Agnoletto! Per questo sono nemiche del movimento antiliberista, che, soprattutto dalla repressione di Genova, ha fiutato l'aria, ha fiutato la trappola ed è sfuggito con acume e maturità, colleghi, dalla spirale repressione-violenza-repressione. Per questo il movimento è anche oggi, signor ministro, l'antidoto più forte alle bombe, perché il protagonismo, il conflitto sociale sono vita. La passivizzazione è morte, ed è lì, nei meandri bui della passivizzazione che si annidano esasperazione, collisioni occulte, «violentismo», oscurità.
Si indaghi allora, signor ministro, con serietà, con sobrietà, con un rispetto democratico delle regole dello Stato di diritto. La democrazia costituzionale richiede infatti grande senso di responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, signor ministro dell'interno, io non so se essere più indignato o più sorpreso per le sue dichiarazioni. Lei è venuto qui a dirci - sono parole sue - che un ordigno di notevole potenza è stato collocato a ridosso del muro del Viminale, evidentemente - sono sempre parole sue - contro il Ministero dell'interno. Allora, delle due l'una. O si è trattato, come lei tende a credere, di un atto di natura terroristica di qualunque matrice, o di una provocazione; e non credo di dire cose stravaganti in questa Assemblea, visto che tutta la storia d'Italia è zeppa di provocazioni messe in atto da pezzi di apparati dello Stato, magari per avvalorare tempestivamente le considerazioni del ministro Castelli (Commenti dei deputati Blasi, Crosetto e Angelino Alfano).
Presidente, come è noto, io non interrompo mai nessuno...
PRESIDENTE. Ha ragione. Cosa vuole che le dica.
OLIVIERO DILIBERTO. In entrambi i casi, sia che si fosse trattato di un atto terroristico sia, a maggior ragione, di una provocazione dall'interno dell'apparato dello Stato, se lei avesse avuto a cuore la dignità delle istituzioni, per il bene del paese, si sarebbe presentato qui in Parlamento dimissionario (mi sarei aspettato questo) (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia) e cercherò di spiegare con pacatezza perché.
O, quanto meno, mi sarei aspettato che lei esordisse con una seria autocritica.
Se i casi sono entrambi plausibili, supponiamo si sia trattato di un atto terroristico; in tal caso, va da sé, signor ministro, che noi condanneremmo con la massima forza l'atto terroristico e saremmo uniti nel contrastare il terrorismo, noi che veniamo da un partito, il Partito comunista italiano, del quale faceva parte l'operaio genovese Guido Rossa, trucidato dalle brigate rosse per aver scelto di stare dalla parte della democrazia e dello Stato. Ma, se si fosse trattato di un atto terroristico, lei e gli apparati che lei dirige non sarebbero stati in grado di difendere nemmeno il ministero che lei presiede, il dicastero del Viminale. Infatti, se ignoti possono mettere una bomba a ridosso del Viminale, come possono sentirsi tranquilli i cittadini italiani con un ministro dell'interno che non sa difendere nemmeno il suo ministero (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)? Non ho sentito una sola parola di autocritica dal ministro!
Dopo l'11 settembre ci avete raccontato che erano state prese ingenti misure di sicurezza, un rafforzamento degli apparati repressivi ed invece abbiamo verificato che siete inadeguati sul piano del Governo e
cioè siete inadeguati a garantire la vostra stessa sicurezza, quella del Viminale, che però è di tutti perché il Ministero dell'interno serve a garantire la sicurezza di tutti e non soltanto di chi ci abita. Naturalmente, a maggior ragione ci sarebbero dovute essere le dimissioni o quanto meno, lo ripeto, un'autocritica ove ci fosse un pericolo, un sospetto, anche il più vago e labile, di un intervento o di una copertura da parte di apparati dello Stato.
Altrettanto grave è l'uso politico che viene fatto di questo attentato. L'equazione diretta od indiretta tra le manifestazioni di massa e l'attentato è un fatto gravissimo. Noi respingiamo con forza il tentativo di criminalizzazione, magari implicita dei movimenti di massa.
PRESIDENTE. Onorevole Diliberto, la invito a concludere.
OLIVIERO DILIBERTO. Sto finendo, signor Presidente, non prenderò altro tempo.
Quando lei, signor ministro, invita ad evitare ogni eccesso (sono parole sue), io, signor ministro dell'interno, voglio continuare, in libertà, ad usare i toni che più mi aggradano perché è mio diritto ma anche mio dovere fare opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
Vorrei, infine, aggiungere che coloro che hanno fatto le manifestazioni a cui tanto si è fatto riferimento non sono estremisti né comunisti.
NITTO FRANCESCO PALMA. Sono liberali!
OLIVIERO DILIBERTO. Quelli del Palavobis e gli autoconvocati, quelli del girotondo di Roma ed i professori di Firenze non sono pericolosi estremisti (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia), sono in larga parte moderati che vogliono protestare e manifestare la propria indignazione. Fossero tutti comunisti io sarei ben felice.
Allora, più voi continuerete a garantire l'impunità dei potenti e la sopraffazione dei più deboli, più noi faremo sentire la nostra voce e questa voce, che è quella di migliaia e migliaia di cittadini italiani, non riuscirete a farla tacere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi, per una volta, di citare Lenin, il quale diceva che la storia si ripete però, quando si ripete, la tragedia diventa farsa. In effetti la storia oggi si ripete: da destra si accusano le manifestazioni di piazza della sinistra, a cominciare dal Palavobis, e questo è irresponsabile. Bossi si distingue ed accusa i servizi segreti deviati e gli scriteriati, che ci sono anche nell'estrema sinistra, a cominciare da Dario Fo, accusano il Governo. Io spero e credo che tutto questo sia ancora una farsa.
L'attenzione è puntata sul Palavobis e sui girotondi. Concordano, nell'analisi sociologica di queste manifestazioni, due osservatori molto distanti che esagerano, ma dicono una parte di verità. Cossiga dice che si tratta di una mentalità tra il tardo giacobino, il populista ed il giustizialista forcaiolo, mentre Oreste Scalzone, ex rivoluzionario e capo di Potere operaio, dice che queste manifestazioni gli ricordano piuttosto Prezzolini, D'Annunzio ed il protofascismo; egli, inoltre, nega che ci siano analogie con il sessantotto, perché in questo movimento c'è un'ossessione per le manette che non c'è mai stata nel passato. Certo, il sessantotto era un movimento libertario e non certo un movimento illiberale. Dice ancora Scalzone che il rischio non è il gauchismo: purtroppo si tratta di intellettuali e borghesi che per decenni l'hanno fatta da padrone nelle università, nei media, nel mondo del cinema e che ora sentono traballare la propria egemonia culturale (il caso Zaccaria insegna). Scalzone, dunque, ha ragione almeno in parte. Egli però ha completamente ragione quando esclude che possa venire da questi movimenti una minaccia all'ordine pubblico.
Non cerchiamo spettri che non ci sono! Ha detto bene prima l'onorevole Minniti: il
Palavobis non è il sessantotto, né nella grandezza né nella tragedia, ed ha ragione anche l'onorevole Diliberto: purtroppo non sono comunisti; se fossero comunisti apparterrebbero alla politica e non all'antipolitica, e con la politica si dialoga sempre.
Il Governo minaccia la libertà forse con le televisioni ma non con il Ministero dell'interno. Il Capo dello Stato è una garanzia di equilibrio e di libertà, che dà sicurezza agli italiani, anche a quelli che si trovano all'opposizione. Per il momento, dunque, siamo ancora alla farsa, ma attenzione, anche le farse possono scivolare in tragedia. Per questo i Socialisti non si stancheranno mai di insistere: maggioranza ed opposizione si devono legittimare e non delegittimare a vicenda. Dove si crede di andare con il clima che si sta creando (pensiamo a questa mattina)? Ci si fermi fino a quando si è in tempo.
Si ascolti il Capo dello Stato, si eviti di fare dibattiti che assomigliano a quelli dei peggiori parlamenti sudamericani. Si ascolti il Capo dello Stato anche quando egli chiede di procedere all'elezione dei giudici per completare la Corte costituzionale. A questo proposito il mio piccolo partito non avrà difficoltà a votare il candidato espresso dalla maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Attenzione, l'opinione pubblica non tollererà più questi eccessi, queste esagerazioni e queste grida, dall'una e dall'altra parte, e finirà per considerare l'indignazione permanente, come indicava con acume Paul Valéry, segno di indegnità morale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, i Verdi condannano con forza ogni forma di terrorismo e, quindi, anche la bomba esplosa vicino al Ministero dell'interno. È evidente che da parte di alcuni ministri del Governo - il ministro dell'interno, il ministro della giustizia - e da parte dello stesso Presidente del Consiglio, nei giorni scorsi è stato creato, in maniera irresponsabile, un clima che oggettivamente è favorevole a coloro che hanno pensato di piazzare quella bomba con l'intento di ricreare nel nostro paese una situazione di tensione.
La strumentalizzazione successiva a quella bomba, il tentativo grave ed inaccettabile di collegare quel fatto criminoso alla nascita ed al diffondersi nel nostro paese di movimenti diversi tra loro - dal movimento no global al movimento del Palavobis - dà il segno di una irresponsabilità che continua. Da sempre, quando nel paese si manifestano forme di conflitto, il terrorismo e le bombe sono la minaccia più forte che contro questo nuovo protagonismo sociale di opposizione e di critica viene usata per riportare la gente a casa, per riportare il protagonismo fuori dall'alveo della partecipazione.
Signor ministro, il conflitto, anche quando è duro e radicale, rimane sempre uno strumento di democrazia essenziale che dobbiamo saper salvaguardare e difendere. Guai ad una democrazia che usa e strumentalizza le bombe per limitare gli spazi del conflitto o che, peggio, utilizza quelle bombe per criminalizzare coloro che di questo conflitto sono portatori, siano essi presenti in Parlamento o siano, a maggior ragione, assenti dal Parlamento e presenti nella società.
Nell'informativa del ministro dell'interno svolta in quest'aula vi è, da parte del Governo, una grave sottovalutazione sul ruolo che apparati vecchi e nuovi di servizi deviati e non deviati continuano a svolgere nel nostro paese. Non si tratta di avere tesi su complotti o di riesumare vecchie analisi degli anni settanta, che pure si sono rilevate giuste alla luce della storia giudiziaria - e non solo - di questo paese. Tuttavia, il ministro dell'interno, nel momento in cui riferisce su un episodio come quello della bomba al Ministero dell'interno (bomba non rivendicata, fatto da non sottovalutare e non privo di significati rispetto alla storia di questo paese) ed illustra le indagini che vengono avviate ed il tentativo, da parte del Governo e dell'autorità
giudiziaria nell'ambito della propria autonomia, di individuare i mandanti e gli esecutori di quell'attentato, non può non soffermarsi sul ruolo che i servizi vecchi e nuovi, deviati e non deviati hanno avuto nella storia di questo paese.
Noi Verdi siamo molto preoccupati per il clima di irresponsabilità che si sta determinando: lo diciamo con forza e con chiarezza. Signor Presidente - e concludo - non accetteremo alcuna forma di criminalizzazione e di intimidazione verso movimenti che - lo voglio ricordare - dai tragici fatti di Genova in poi hanno manifestato più volte in questo paese, senza mai lanciare più un sasso e senza mai creare un'occasione di violenza e di disordine, sottraendo i propri corpi alla pericolosa spirale repressione-violenza-repressione. Questo deve essere ben chiaro al nostro ministro dell'interno e questo è l'impegno che noi Verdi assumiamo, anche in quest'aula, rispetto ad una vicenda che ci continua a preoccupare e che consideriamo grave (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Collè. Ne ha facoltà.
IVO COLLÈ. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, il nostro paese è di fronte ad un'offesa nei confronti delle istituzioni ed è di fronte ad un atto da condannare con forza e fermezza. In questa sede, vogliamo esprimere tutta la nostra indignazione per quanto avvenuto. La preoccupazione è alta in questa sede ma anche fuori.
Con il gesto di ieri, ancorché dimostrativo (come definito dagli inquirenti), colpendo il luogo che, istituzionalmente, ha il compito di garantire la sicurezza dei cittadini, si è colpita l'intera nazione. Di fronte a questo atto e alla vulnerabilità che esso ha evidenziato, mi sento di chiedere al Governo sforzi maggiori, potenziando l'azione investigativa per poter individuare e colpire sul nascere ogni tentativo di ulteriore attacco destabilizzante e per scoprire non solo chi materialmente compie il crimine ma anche eventuali regie o mandanti.
Credo che, di fronte a quanto avvenuto, il nostro compito sia quello di fornire una risposta ferma ed unitaria, per ridare fiducia all'intero paese. Il clima politico è da tempo rovente ed i fatti degli ultimi giorni l'hanno reso incandescente.
Pur non sostenendo che possa esserci un rapporto immediato e diretto di causa ed effetto tra le manifestazioni di piazza e atti come quello di ieri, dobbiamo, tutti assieme, condannare - invece di enfatizzarla - la violenza verbale di certe espressioni, perché potrebbe crearsi una connessione con la violenza fisica. Dovremmo per primi dare l'esempio; dobbiamo per primi dare l'esempio, anche se, purtroppo, non riesco a immaginare che l'esempio e, ancor meno, la risposta possano venire da comportamenti disdicevoli come quelli visti poche ore fa in quest'aula.
Onorevoli colleghi, rivolgo un accorato appello a voi tutti ed alle forze politiche ad abbassare i toni del dibattito, dentro e fuori dal Parlamento, affinché nel rispetto collettivo del paese e delle istituzioni si possa creare un nuovo clima di positività e democrazia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, intervengo anche in assenza del ministro dell'interno...
PRESIDENTE. Onorevole Craxi, sono presenti diversi ministri. Vorrei solo dire a giustificazione del ministro Scajola che ha abbandonato i nostri lavori in questo momento perché al Senato avevano già spostato di mezz'ora, dalle 16 alle 16,30, il dibattito al quale doveva partecipare. Per rispetto verso l'altro ramo del Parlamento è dovuto andare al Senato: lo ha fatto sapere alla Presidenza che ne ha preso atto. Chiedo scusa a lei perché è l'ultimo intervenuto.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel tempo che mi è consentito svolgerò qualche considerazione di ordine generale.
Ritengo che gli estremismi non nascano mai per caso. Tutto il decennio che ci siamo lasciati alle spalle è contrassegnato dalla violenza politica, dagli slogan, dalle invettive politiche di una chiara matrice violenta, ed anche dalla violenza nel giornalismo, che sovente sfocia in una forma di qualunquismo. La violenza non poteva e non può non generare altra violenza.
È abbastanza chiaro, anzi chiarissimo, che si tratta - come si è detto - di una violenza dinamitarda dimostrativa di evidente matrice italiana. È già capitato altre volte, d'altronde, in altre epoche e come allora, purtroppo, gli estremismi opposti cercano di rinfacciarsi le responsabilità politiche di questi atti efferati.
Vedete, non ritengo convincente chi pensa che la bomba aiuti in qualche modo l'area di Governo ed il suo consolidamento. Mi riferisco all'idea di una bomba di Stato, così come vi erano in altri tempi le stragi di Stato. Altresì non ritengo convincente, come ha fatto anche qualche esponente di Governo, ritenere che si tratti genericamente di una bomba di sinistra, che freni le riforme o, peggio, che genericamente e sommariamente sia attribuibile al popolo di Seattle o a quello di Genova. Certo, l'ordigno viene collocato in una posizione strategica ed anche nell'imminenza di un appuntamento politico di grande delicatezza istituzionale.
Però, quello che non ho sentito è la volontà di mettere da parte quel tono intollerante e non ho sentito orecchie attente al monito del Presidente Ciampi che ha detto: fate attenzione al linguaggio. Questa mattina si è parlato di cattivi maestri: i cattivi maestri possono stare a sinistra come a destra, e ciascuno deve fare i conti con i propri cattivi maestri.
Mi rivolgo ai compagni Democratici di sinistra. Mi preoccupo quando leggo ed ascolto il direttore di un grande giornale democratico come l'Unità, oggi diretto da un ex manager di un famoso gruppo industriale torinese, che si è abbandonato a considerazioni del tipo: la maggioranza di Governo contiene in sé i germi ed i prodromi di un'area nazistoide. Come potete non preoccuparvi voi? Lo stesso accade quando un procuratore della Repubblica si mette l'ermellino sulle spalle e lancia i suoi proclami invocando alla resistenza: contro chi, contro che cosa, sapendo benissimo che la resistenza, almeno quella che ci hanno insegnato i nostri nonni, si faceva con le armi?
Ci troviamo, quindi, di fronte a linguaggi pericolosi in sé, che producono naturalmente massimalismi ed opposti estremismi. Ecco perché considero che il Presidente Ciampi non abbia parlato invano e considero che a quel monito noi dobbiamo attenerci. Il Governo, però, non cada nella trappola di tentare di drammatizzare la situazione pensando di trarre un utile politico perché commetterebbe un grave errore e penso che tale errore non debba essere commesso (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Nuovo PSI e di deputati del gruppo di Forza Italia).
OLGA DI SERIO D'ANTONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
OLGA DI SERIO D'ANTONA. Signor Presidente, mi rivolgo al ministro perché ho notato che, nell'elencare gli atti di terrorismo di questi ultimi anni, gli è capitato di dimenticarne uno non meno grave, cioè l'assassinio di mio marito Massimo D'Antona, assassinato la mattina dell'11 maggio del 1999.
Nel momento doloroso e drammatico che mi è capitato di vivere, credo di avere dimostrato di sentire su di me la responsabilità di pormi al fianco delle istituzioni dello Stato, a cominciare dalla magistratura nel suo difficile compito di indagare e di trovare gli assassini, responsabilità di cui non sembra farsi carico questo Governo che ha messo in atto ripetuti tentativi di delegittimazione della magistratura.
Per questa ragione, ho trovato bizzarro il suo richiamo a non delegittimare l'avversario. Gli assassini di mio marito sono ancora in libertà e, a questo punto, considerata la rimozione da lei dimostrata oggi, mi chiedo quale sia il suo impegno e
quello di questo Governo in questo senso. Come intende rispondere ai ripetuti appelli sulla rimozione del segreto di Stato? Qual è l'impegno di questo Governo per l'estradizione di Zorzi, autore di stragi, già condannato e che vive in libertà in Giappone?
Signor ministro, non riesco a dimenticare le parole del Presidente del Consiglio che, riferendosi all'omicidio di mio marito, disse che si trattava di un regolamento di conti interno alla sinistra: furono parole oltraggiose, riferite ad una persona per bene.
Presidente Casini, debbo ancora ringraziarla - e colgo questa occasione oggi - per il suo telegramma di condoglianze, così come debbo farlo nei confronti degli onorevoli Fini e Buttiglione, ma non posso fare lo stesso con il Presidente del Consiglio che non sentì di dover rappresentare i suoi elettori o molti di quelli che sono qui, che hanno autonomamente fatto un telegramma di condoglianze.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi non ha sentito il dovere di rappresentare queste persone che pure lo sostenevano, perché allora, forse come ora, ritiene che questi atti di terrorismo siano un regolamento di conti interno alla sinistra?
Onorevoli colleghi, quando ho sentito le parole del ministro Castelli evocare la violenza dopo la manifestazione del Palavobis, ho sentito un brivido nella schiena: quelle parole sono suonate per me come una minaccia. Chi come me ha subìto il dolore e la tragedia che la violenza terrorista può produrre, sente di dover suggerire prudenza, perché evocare la violenza con leggerezza, creare irresponsabilmente un clima di tensione, può avere - e spesso ha - l'effetto di sollecitare la violenza che viene evocata.
Quindi quello che, oggi, faccio in quest'aula è un appello: prudenza! (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani e dei deputati Zaccheo, Spina Diana e Parodi - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Onorevole Di Serio, lei non si meraviglierà se le ho concesso la facoltà di parlare, trasgredendo ad una regola nei nostri lavori. Ho ritenuto di farlo e non sono pentito di ciò - indipendentemente da quello che lei ha detto, di cui condivido, sinceramente, solo parte - perché vorrei fosse chiaro che il sacrificio di suo marito merita il rispetto di tutta l'Assemblea, indipendentemente da ogni collocazione politica, di centro, di destra e di sinistra.
La solidarietà che lei ha avuto dal sottoscritto - e di cui mi ha ringraziato - è la solidarietà che ha da parte di tutti i colleghi (Applausi).
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Onorevole collega, il Governo si inchina al suo dolore come a quello dei familiari di tutte le vittime del terrorismo e della violenza in questo paese.
Potrebbero venirmi in mente - e non sono in grado di farlo - anche i nomi di amici personali, di magistrati, di politici, di giornalisti, di agenti di polizia, di carabinieri, che hanno dato la loro vita per difendere la libertà e la democrazia in questo paese e, ai tempi della resistenza, di chi ha contribuito a farci ottenere istituzioni democratiche. È difficile fare elenchi perché bisognerebbe ricordarne tanti, forse troppi, che hanno perso la vita su questa frontiera di difesa di libertà e di democrazia. Pensiamo anche a tante famiglie umili, a tanti orfani, che hanno pagato la perdita traumatica di un genitore, di un padre, di una madre e alle tante vittime delle stragi che hanno insanguinato il nostro paese.
Dobbiamo essere grati a coloro che si sono battuti per permettere a questo Parlamento di essere libero e di poterci confrontare, anche se con affermazioni - come quelle che lei ha fatto e che questo
Governo non può condividere nel merito - che, nella dialettica democratica e civile tra maggioranza e opposizione, possono trovarci qualche volta d'accordo, qualche volta in disaccordo anche aspro, ma sempre tutti impegnati comunemente nella lotta contro il terrorismo e nella difesa della democrazia e della libertà (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e dell'UDC (CCD-CDU)).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo manifestare la mia amarezza per il clima in cui si è svolto questo dibattito, costellato da continue interruzioni reciproche. Chiedo collaborazione e senso di responsabilità, in particolare, ai presidenti di gruppo e a tutti colleghi, i quali sanno come sia vitale per la democrazia italiana salvaguardare la civiltà del confronto politico e il rispetto reciproco tra chi sta al Governo e chi è all'opposizione, professando opinioni legittimamente diverse.
A mio parere, è questo il modo migliore per difendere, con comportamenti concreti, le istituzioni che i terroristi voglio simbolicamente colpire. Mi auguro che questo clima di serenità, anche nel duro confronto che ci può essere in quest'aula, non si disperda mai.
Sospendo brevemente la seduta.
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