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dei flussi di ingresso dei cittadini extracomunitari nel territorio dello Stato per l'anno 2002;
l'attuale Governo ha omesso di emanare il decreto annuale relativo alla Programmazione
nelle more del decreto annuale, il ministro del lavoro e delle politiche sociali si è dovuto attendere, in base a quanto previsto dall'articolo 3, comma 4, del Testo unico delle disposizioni sulla disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, alle quote indicate nel decreto per la programmazione dei flussi d'ingresso previsto per il 2001, nonostante il fatto che l'indicazione di 33.000 lavoratori subordinati stagionali e di 50.000 lavoratori subordinati non stagionali e lavoratori autonomi, prevista dal suddetto decreto, sia ritenuta ormai largamente insufficiente in base alle esigenze delle forze produttive;
il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha emanato il decreto del 4 febbraio 2002, e la successiva circolare di attuazione n. 7 del 2002, che riguardano l'ingresso dei cittadini stranieri non comunitari per lo svolgimento di attività lavorative stagionali, senza alcun concerto con gli altri ministri in generale ed in particolare con il Ministro degli affari esteri, ma pretendendo di determinare i paesi di provenienza dei lavoratori stagionali;
tale decreto, pur prevedendo la ripartizione dei lavoratori stagionali su base regionale, è stato adottato senza alcuna forma di consultazione delle regioni, in particolare ignorando totalmente le regioni del Mezzogiorno e delle isole e attribuendo quote risibili alle regioni Marche e Lazio;
allo stato attuale, nell'assenza di un decreto per la programmazione dei flussi per il 2002, i lavoratori stagionali sono disciplinati sulla base di un decreto assunto in violazione delle basilari procedure di concertazione ministeriale e consultazione regionale, mentre i lavoratori subordinati non stagionali e i lavoratori autonomi sono privi di ogni regolamentazione normativa che ne disciplini il flusso e ne autorizzi l'ingresso nel nostro Paese -:
se il Ministro non ritenga che, nelle more dell'adozione di un decreto di programmazione dei flussi per l'anno 2002, sia grave che non sia stato emanato alcun provvedimento che, rispettoso delle esigenze e prerogative delle regioni e della concertazione ministeriale, disciplini l'ingresso di lavoratori subordinati non stagionali e lavoratori autonomi;
se non ritenga che la mancanza di una disciplina normativa possa gravemente compromettere le esigenze di sviluppo avanzate da vari settori interessati, che anzi hanno messo in luce l'insufficienza delle quote massime di flussi che erano state previste per l'anno 2001;
se non ritenga che tale problema sia reso ancora più acuto dal fatto che a seguito dell'inaugurazione dei cantieri per la realizzazione di grandi opere pubbliche, come nel caso dell'Alta velocità, la necessità di professionalità e competenze non più reperibili nei mercati del lavoro italiani ed europei, è divenuta ancor più impellente, e tale da mettere in grave difficoltà anche il settore delle opere pubbliche;
quali provvedimenti, ed entro quali tempi, intenda adottare per fronteggiare una situazione che potrebbe avere gravissime ripercussioni per diverse forze produttive, vitali per il nostro Paese.
(3-00728)
la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili rappresenta una priorità anche per il Governo in considerazione degli sforzi che le regioni stanno sostenendo a tale fine;
il Governo non ha ancora provveduto al riparto dei fondi necessari al sostegno del piano di stabilizzazione dei lavoratori nei progetti LSU;
il ritardo, da addebitare al Governo, rischia di vanificare tutti gli sforzi che le regioni stanno compiendo per la stabilizzazione di quanti sono impegnati in progetti a suo tempo prorogati;
negli ultimi anni, con l'azione dei governi di centrosinistra, si è giunti ad una riduzione progressiva e rilevante del bacino dei lavoratori socialmente utili;
con la legge finanziaria per il 2002 sono state ridotte persino le risorse da destinare a tale finalità socialmente rilevante nel Mezzogiorno -:
quali iniziative intenda adottare il Governo affinché venga dato con la massima urgenza il via libera al riparto dei fondi necessari alle regioni, al fine di non pregiudicare gli sforzi fatti dalle amministrazioni locali nel procedere alla stabilizzazione degli LSU.
(4-02294)
l'azienda metalmeccanica Mistel spa, con sede in Pomezia, operante nel settore delle telecomunicazioni e specializzata nella costruzione di apparecchi informatici per la telefonia che occupa attualmente 110 lavoratori, (sorta nel 1982 con i contributi della cassa del mezzogiorno) ha avviato le procedure per la chiusura dell'azienda;
gli operai della Mistel a causa della drammaticità della situazione e della totale chiusura da parte della dirigenza della stessa azienda ad avviare una trattativa sul futuro occupazionale delle maestranze, si trovano in presidio permanente diurno e notturno;
già nel luglio del 2001 l'azienda in accordo con le organizzazioni sindacali utilizzava la cassa integrazione ordinaria per circa 40 operai per 13 settimane, al termine delle quali richiedeva un prolungamento della cassa integrazione ordinaria per tutto il personale;
nel mese di dicembre 2001, l'azienda forniva ampie garanzie sul futuro dell'azienda, garanzie che venivano smentite il 15 gennaio 2002, giorno in cui la stessa azienda comunicava l'imminente chiusura dello stabilimento tramite la procedura del concordato preventivo di fallimento da presentare al tribunale di Velletri ed il conferimento di ramo d'azienda creando una nuova società Mistel srl di 14 dipendenti con piena operabilità su tutte le commesse vinte dalla vecchia società utilizzando lo stesso stabilimento -:
quali iniziative intenda assumere il signor Ministro al fine di garantire i livelli occupazionali, in particolare in una zona ad alto rischio di deindustrializzazione quale Pomezia, e se non intenda avviare al più presto un tavolo di trattativa con la presenza di tutti i soggetti interessati.
(4-02295)