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1997 ha preso avvio il Patto territoriale della Piana, a seguito di bando pubblico;
eventualmente potenziata la sola attività di produzione di energia elettrica attraverso l'uso esclusivo di gas metano;
la decisione della Magistratura di apporre i sigilli alla Raffineria di Gela, sulla base di una valutazione in merito alla violazione della normativa vigente riguardo alla classificazione del Pet-Coke utilizzato nello stabilimento come combustibile per alimentare la centrale, ha comprensibilmente creato nella città e nella zona circostante enorme apprensione per la continuità del lavoro per i circa tremila lavoratori impiegati nell'impresa;
tale allarme è ulteriormente aggravato dalla condizione generale nella quale si trova quella città che è collocata in una provincia che ha uno dei più alti tassi di disoccupazione;
tale preoccupazione non è ovviamente venuta meno di fronte alla breve dilazione dell'entrata in vigore del provvedimento, che comunque è scaduta;
d'altro canto sono anche molto diffusi e fondati i timori per la salute degli stessi lavoratori, per i cittadini, per le condizioni dell'ambiente circostante a causa di fenomeni di inquinamento;
infatti l'area industriale di Gela era stata individuata tra quelle ad alto rischio ambientale e perciò bisognosa di urgenti interventi di bonifica di interesse nazionale ai sensi dell'articolo 4 della legge 9 dicembre 1998 n. 426;
in aggiunta a quanto fin qui detto, si sta diffondendo tra la popolazione il legittimo sospetto che l'ENI stia cercando l'occasione per un disimpegno produttivo della zona;
rischia infine di determinarsi un conflitto tra i lavoratori giustamente preoccupati della conservazione del posto di lavoro in quanto unica fonte di attività e di sostentamento non reperibile altrove, e i cittadini che temono per la loro salute e le condizioni dell'ambiente;
questa condizione si è già del resto verificata in altre parti del paese e da quelle esperienze bisognerebbe saper trarre le lezioni dovute, poiché è possibile difendere contemporaneamente l'ambiente e l'occupazione attraverso processi di riconversione produttiva e risanamento ambientale -:
cosa i competenti e interrogati Ministri intendano urgentemente fare per assicurare la continuità dell'attività produttiva, in un quadro di soluzione dei problemi ambientali;
cosa in ogni caso intendano fare per garantire la salvaguardia del posto di lavoro e la continuità della retribuzione dei lavoratori impiegati nella raffineria;
se il Governo intenda assolvere agli impegni di risanamento ambientale - senza contrapporlo drammaticamente al diritto al lavoro e alla piena retribuzione - avviando la stipula di un accordo di programma tra i ministeri competenti, la regione, la provincia, il comune, l'Azienda, le rappresentanze dei lavoratori.
(3-00742)
la delibera Cipe 21 marzo 1997 istituiva la programmazione negoziata e nel
alla concertazione, nella fase di avvio, aderirono 36 comuni della piana di Gioia Tauro e della fascia tirrenica della provincia di Reggio Calabria, la provincia, l'università di Reggio Calabria, 5 Istituti bancari, tutte le associazioni imprenditoriali presenti sul territorio e le organizzazioni sindacali più rappresentative;
nella primavera del 1999 il Patto concludeva l'iter concertativo con la firma del protocollo definitivo previsto dal Cipe;
nel settembre 1999 il ministero del tesoro ha assegnato al Patto i fondi per l'assistenza tecnica alla redazione dei progetti imprenditoriali e alla loro selezione, in base ai criteri imposti dalle delibere Cipe, dalla legge n. 488 del 1992 e dalle direttive dell'Unione europea;
al bando di selezione dei progetti del giugno 2000, chiuso il 25 luglio successivo, sono stati presentati 104 progetti per un totale di 157 miliardi di lire di investimenti e richiesta di contributo pubblico di 103 miliardi di lire;
dei 104 progetti presentati, 84 hanno superato la selezione tecnica, per un investimento complessivo di 129 miliardi di lire e una richiesta di contributo di 85 miliardi di lire;
accanto ai progetti imprenditoriali sono stati selezionati 6 progetti infrastrutturali per opere coerenti con le linee di sviluppo previste dal Patto Territoriale, per 36,6 miliardi di lire di investimenti e una richiesta di contributo di 20,3 miliardi di lire;
di conseguenza, il Patto può consentire complessivamente la creazione di 770 nuovi posti di lavoro;
il 27 novembre 2000 il Comitato di Sorveglianza, istituito presso il ministero del tesoro - Direzione programmazione negoziata - ha approvato la relazione finale di assistenza tecnica;
subito dopo l'approvazione, i soggetti promotori hanno richiesto al Ministero del tesoro l'autorizzazione all'assistenza bancaria, per effettuare un'ulteriore selezione dei progetti in base alla loro bancabilità;
la regione Calabria, con delibera n. 316 del 10 aprile 2001 ha considerato coerente il Patto con i Programmi di sviluppo regionale e chiedeva l'attivazione del fondo per l'istruttoria bancaria dei progetti, come richiesto dal ministero del tesoro;
i soggetti promotori del Patto hanno individuato l'istituto bancario a cui affidare l'istruttoria ed è stato costituito il «Soggetto Responsabile del Patto», Spa mista pubblico/privato, con un capitale di 220 milioni circa;
il blocco dei finanziamenti in direzione degli strumenti di programmazione negoziata, con il mancato finanziamento dell'istruttoria bancaria da parte del Ministero, ha creato una grave situazione di stallo -:
per quale motivo si sia deciso di non concedere i finanziamenti per l'istruttoria bancaria;
quali siano le intenzioni del Ministro sul Patto della Piana;
se non intenda accelerare il processo di regionalizzazione degli strumenti della programmazione negoziata;
se non ritenga di destinare parte dei fondi della programmazione negoziata per finanziare i patti territoriali che hanno superato l'istruttoria tecnica.
(4-02282)
la ricerca è condizione indispensabile per il mantenimento di elevati standard tecnologici, e che ciò è testimoniato dal fatto che i paesi più sviluppati hanno alti tassi di investimento in questo settore;
l'industria chimica nel nostro paese investe poco più dell'uno per cento del proprio fatturato, mentre i grandi gruppi europei, statunitensi e giapponesi investono almeno il doppio, alcuni addirittura quasi il sei per cento e ciò a dimostrazione della forza tecnologica e della capacità di tenuta sui mercati;
la lunga storia di Porto Marghera è caratterizzata dalla presenza di qualificati gruppi di ricerca che hanno permesso interventi di eccellenza sul versante della innovazione di processo e di prodotto oltre che approfonditi studi ed applicazioni sul versante ambientale;
nel corso della gestione dello stabilimento da parte di EniChem in questi anni si era caratterizzata una particolare esperienza sul campo dei materiali ed in particolare nella ricerca legata alla produzione ed applicazione dei poliuretani e che nell'accordo di programma per la chimica a Marghera si prevedeva una ricerca per la produzione di toluendiisocianato senza l'impiego del fosgene, e che tale produzione è stata recentemente venduta da EniChem alla multinazionale Dow Chemical;
la presenza in Porto Marghera della ricerca legata alla produzione di etilene in particolare per la sperimentazione di cariche di Cracking alternative finalizzate anche alla riduzione dei costi energetici e che tale settore dello stabilimento è stato conferito a Polimeri Europa con la prospettiva di vendere alla società Saudita SABIC;
EVC-Ineos, azienda del comparto CVM-PVC, ha trasferito in Germania parte dei suoi temi di ricerca e si appresta ad un ulteriore ridimensionamento della presenza a Marghera, storicamente punto di riferimento in questo settore;
da notizie apparse sulla stampa locale e da informazioni assunte direttamente dai lavoratori si è appreso del possibile trasferimento di circa 60 tecnici dal Centro di Ricerca di Porto Marghera al petrolchimico di Mantova nonostante le assicurazioni sul mantenimento degli impegni assunti da parte di EniChem con l'accordo di programma di Porto Marghera -:
quali iniziative il Governo intenda assumere per scongiurare il processo di depauperamento delle risorse umane costituite dai circa 350 tecnici e quadri che sono impegnati nei vari gruppi di ricerca;
e quali iniziative intenda adottare nei confronti delle aziende per sospendere il trasferimento dei lavoratori e per rilanciare l'impegno nel settore della ricerca e dell'innovazione nell'area di Porto Marghera.
(4-02286)
opera dal 1897 a Trieste, nel popoloso rione di Servola, uno stabilimento siderurgico che, già appartenente alla rete d'industrie dell'IRI, dopo un lungo periodo di commissariamento è stato acquistato nel 1995 dal gruppo Lucchini, ciò che ha scongiurato l'aggravarsi della crisi occupazionale nel territorio, già resa particolarmente acuta dalla scarsità degli insediamenti industriali;
il gruppo Lucchini ha stanziato più di 300 milioni di Euro per ammodernare gli impianti;
parte notevole dello stanziamento è stato destinato a interventi, peraltro a tutt'oggi non ancora positivamente conclusisi, volti a mitigare l'impatto ambientale dello stabilimento, a pochissima distanza dal quale sorgono moltissimi edifici di civile abitazione;
in coerenza con il programma elettorale della sua maggioranza, l'amministrazione comunale insediatasi a Trieste nel giugno 2001 ha più volte, e anche formalmente, sostenuto quale obiettivo la progressiva dismissione dell'impianto e ha ipotizzato la successiva riconversione dell'area, nella quale verrebbe mantenuta ed
è noto come rientri negli obiettivi strategici dell'Enel di attrezzare uno o più terminal per il deposito e la rigasificazione di GNL (gas naturale liquefatto, cioè metano), onde alimentare le sue centrali;
la stampa locale ha dato notizia, includendovi conferme in tal senso da parte del sindaco di Trieste, di incontri che sul tema della dismissione dello stabilimento siderurgico e della riconversione dell'area si sono svolti ad autorevole livello, inclusa la partecipazione di uno dei sottosegretari alle attività produttive;
risultano essere intervenuti contatti anche tra esponenti politici triestini e l'Enel;
rispondendo in aula, il 14 febbraio 2002, a un'interpellanza urgente presentata su tema analogo dall'onorevole Illy, il Governo ha confermato di conoscere il problema relativo alla cosiddetta «Ferriera di Servola» e ne ha data per probabile la futura dismissione -:
se e nel caso quale nesso di consequenzialità, non tanto o soltanto temporale, intercorre tra l'intento, perseguito in sintonia dal Governo e dall'amministrazione comunale di Trieste, di dismettere l'attività siderurgica di cui alla premessa e l'altro intento di consentire l'insediamento in quell'area di un terminal per il deposito e la rigasificazione di GNL, parte del quale verrebbe usato per sostituire i gas siderurgici nella produzione di energia elettrica dell'attuale e di eventuale altre future centrali termoelettriche;
quali iniziative si intenda adottare, in tale ipotesi, che peraltro sin troppi indizi fanno apparire molto plausibile e concreta, considerati gli enormi problemi di sicurezza e, più in generale, di ulteriore decadimento della qualità della vita che, a giudizio dell'interrogante, verrebbero innescati dalla collocazione di grandi depositi di GNL a ridosso di una zona densamente abitata.
(4-02297)