Allegato B
Seduta n. 105 del 27/2/2002


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AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta orale:

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
giunto a Londra per incontrare il premier inglese Tony Blair, il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite dottor Kofi Annan ha manifestato, ancora una volta, la sua contrarietà ad una eventuale estensione all'Iraq delle operazioni militari contro il terrorismo, così come esplicitamente annunciato dagli Stati Uniti d'America;
egli ha affermato: «Si sa, come ho già avuto modo di dire, che io penso che in questa fase qualsiasi attacco all'Iraq sarebbe insensato» (cfr. Agenzia AGI/REUTERS 25 febbraio 2002 ora 15,45);
ancor più dopo tale reiterata, autorevolissima dichiarazione, l'eventuale iniziativa militare degli Stati Uniti contro l'Iraq costituirebbe un atto totalmente illegittimo e doverosamente condannabile dal punto di vista del diritto internazionale -:
se, anche alla luce dell'esplicita preventiva condanna di un'eventuale opzione militare contro l'Iraq da parte del Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite dottor Kofi Annan, il Governo italiano non ritenga di intervenire con fermezza presso il Governo alleato degli Stati Uniti di America per rappresentare la condivisione del pensiero critico di Kofi Annan.
(3-00730)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo una commissione d'inchiesta del Parlamento francese sui proiettili all'uranio impoverito esplosi dalle forze


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della Nato nell'area balcanica «furono le truppe tedesche e italiane quelle posizionate più vicino alle zone degli attacchi» nel Kosovo (cfr. «Il Giornale» di sabato 23 febbraio 2002 alla pagina 12);
secondo la stessa commissione, le truppe statunitensi furono allocate in una zona decisamente lontana dalle aree più intensamente contaminate;
la stessa fonte ricorda che fra il 6 aprile ed il 30 giugno 1999, furono sferrati «112 attacchi complessivi con proiettili all'uranio impoverito» contro 84 bersagli;
la stessa commissione ricorda quanto segue: «La Nato non aveva precisato fino al 27 novembre 2000, soprattutto su pressione del segretario generale dell'Onu, che fra il 1994 e il 1995 erano stati sparati 10.800 proiettili all'uranio impoverito attorno a Sarajevo, nella cosiddetta zona di esclusione»;
l'aviazione statunitense lanciò 31.000 proiettili all'uranio impoverito, soprattutto sul sud kosovaro -:
se risponda a verità che le truppe italiane furono quelle dislocate in vicinanza delle zone più contaminate dall'uranio impoverito e che le truppe statunitensi furono quelle dislocate, in aree molto più lontane;
infine, se i dati della Commissione parlamentare francese coincidano con quelli acquisiti dal nostro Parlamento e se, oggi, la dislocazione delle truppe italiane e statunitensi rispetti gli stessi criteri.
(3-00732)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la stampa nazionale ed internazionale ha dato ampio risalto alla visita, prevista per il mese di aprile 2002, del premier inglese Blair a Washington;
oggetto della visita è costituito dalla individuazione delle modalità della partecipazione inglese al conflitto - pare già deciso - che gli Stati Uniti d'America intendono aprire nei confronti dell'Irak;
è stato precisato che non si discuterà sulla opportunità di scegliere l'opzione militare in quanto tale decisione sarebbe già stata assunta dagli Stati Uniti d'America che dunque, soli o con l'alleato inglese, aggrediranno l'Irak;
l'annuncio è stato dato dall'autorevole giornale londinese «Observer» e non ha trovato smentite a Washington;
il premier inglese si accinge a decidere la posizione dell'Inghilterra in un clima interno di crescente difficoltà, atteso che numerosi esponenti del Labour Party - e fra essi il Ministro degli affari esteri Straw - sono decisamente ostili all'idea che l'Inghilterra debba imbarcarsi in una nuova avventura militare;
appare significativa la durissima posizione assunta dal Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Comuni Donald Anderson che ha definito il presidente degli Stati Uniti d'America «\usceriffo del Far West» (cfr. Il Giornale di lunedì 25 febbraio 2002 alla pagina 10);
il premier Blair, del resto, non può non tener conto del fatto che 86 deputati laburisti su 100 si sono pronunciati contro l'avvio di una guerra contro l'Irak;
gli Stati Uniti d'America, secondo notizie tranquillamente diffuse dai media, avrebbero deciso di attendere per qualche mese l'avvio della guerra contro l'Irak esclusivamente per consentire all'industria degli armamenti di ricostituire le scorte degli armamenti, esauritesi nel corso della recentissima guerra contro l'Afghanistan;
affare evidente la necessità e l'urgenza di intervenire per tentare di evitare ciò che oggi appare ineluttabile -:
quali urgentissime iniziative intenda assumere, anche in ragione delle recenti, profonde e positive intese con il premier inglese Blair, per indurre il governo inglese a dissuadere l'amministrazione americana dall'insano proposito di scatenare una nuova guerra contro l'Irak.
(3-00733)


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DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la stampa internazionale sta dando, in questi giorni, ampio risalto alle preoccupanti notizie secondo cui l'Afghanistan rischierebbe di precipitare ancora nel baratro della guerra civile;
il timore è autorevolmente espresso dalla CIA secondo un rapporto pubblicato dal quotidiano statunitense New York Times;
le preoccupazioni sembrano trovare conferma nel secondo attacco contro la forza di pace inglese avvenuto il 20 febbraio 2002 nella zona occidentale di Kabul;
gli organi di stampa parlano sempre più apertamente dei timori che assalgono l'amministrazione americana nel vedere che la situazione con troppa facilità sta sfuggendo di mano al premier provvisorio Hamid Karzai;
sono peraltro semplicemente esplose le antiche e mai sopite rivalità tra le etnie uzbeka e tagika al Nord e pashtur al Sud i cui capi, caduto il regime dei talebani, hanno ripreso con le armi il controllo delle rispettive regioni;
forze straniere stanno aiutando le fazioni nella lotta intestina ed alcune di esse esplicitamente non riconoscono l'autorità del governo centrale, mentre sono già riprese scaramucce militari atteso che ciascuna etnia tende ad allargare territorialmente la propria influenza;
esaurita la fase militare acuta della guerra combattuta dagli Stati Uniti d'America in Afghanistan, per l'ennesima volta si ripete la sconcertante incapacità dell'Occidente di offrire, dopo i bombardamenti, un regime serio, credibile e capace di gestire il potere;
è possibile, con l'esplosione di una generalizzata guerra civile, che si coltivi il rimpianto del deposto regime, atteso che gli Stati Uniti d'America sembrano aver smorzato ogni loro interesse per l'Afghanistan;
sono chiaramente coinvolti gli interessi italiani e soprattutto è coinvolta la sicurezza del nostro contingente inviato come forza di pace -:
quali siano le iniziative che si intendano assumere per evitare il grave rischio di una sanguinosa guerra civile in Afghanistan e per ritenere pacificabili etnie che si scontrano da sempre; per sapere infine quali siano i maggiori rischi che, in una situazione di questo genere, corrono i soldati italiani della forza di pace.
(3-00735)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
due anni or sono il regime dei talebani aveva messo al bando la più grande multinazionale dell'Asia centrale che gestiva circa il 70 per cento della produzione mondiale di eroina, con entrate calcolate in 10-12 miliardi di dollari l'anno;
i narcos afghani, pakistani, iraniani e dell'Asia centrale moltiplicavano per dieci le entrate una volta che il prodotto raggiungeva il mercato europeo, consumatore dell'80 per cento dell'eroina afghana;
il primo concreto risultato della guerra appena conclusa è la rifioritura intensa di papaveri rossi in larga parte del territorio afghano, sicché, come evidenziato da Il Sole-24 Ore di mercoledì 27 febbraio 2002, alla pagina 4, la guerra al narcotraffico nel 2002 è già perduta;
sin dal mese di ottobre, infatti, e cioè subito dopo l'inizio dell'attacco americano a Bin Laden e al regime dei talebani, i contadini avevano ricominciato a seminare il papavero, redditizia e, in taluni casi, addirittura unica fonte di entrata per gli afghani;
ora, dunque, è ricominciata la produzione che i talebani, sia pure per ragioni


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non nobili ma, più prosaicamente, legate al mercato ed ai meccanismi di domanda ed offerta, avevano interrotto;
è importante capire quel che accade atteso che secondo le agenzie di intelligence europee le mafie albanesi in Kosovo, Macedonia e Svizzera, terminali della via dell'eroina dell'Afghanistan, avrebbero già utilizzato quattro miliardi e mezzo di narco-dollari per l'acquisto di armi, destinate in parte a riarmare le cellule dell'UCK in Macedonia, e dunque in area vicina al Mediterraneo e all'Italia -:
quali iniziative intenda assumere il Governo italiano per reimpostare una efficace politica di controllo della produzione e della vendita dell'eroina afghana e, soprattutto, di controllo dell'impiego militare delle gigantesche risorse ottenute appunto con la vendita di enormi quantità di eroina sul mercato europeo.
(3-00740)

Interrogazione a risposta in Commissione:

OLIVIERI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il signor Danilo Conta è un cittadino italiano che vive in Colombia e che in quel Paese ha attraversato una serie di spiacevoli vicissitudini che lo hanno profondamente colpito moralmente e materialmente;
all'interrogante risulta che la sua triste vicenda abbia avuto come esito la revoca del suo visto di residente nell'aprile 1996 ed il sequestro da parte della Farc/Ep;
le sue sventure sarebbero state determinate dal criminale comportamento di altissimi funzionari del governo guidato dal Presidente Samper (1994-1998). Inoltre il 25 agosto 1999 è terminato il processo iniziato il 15 settembre 1988 contro Alberto Preciado Arbelaez, nel quale Conta era parte civile con la condanna definitiva di questo notissimo avvocato per il delitto di frode processuale. Costui sarebbe stato l'autore intellettuale della revoca del visto di residente posseduto da Costa dal 1981 e della sua mancata deportazione;
i problemi per Danilo Conta iniziano in Colombia il 25 febbraio 1987, giorno nel quale l'avvocato Preciado richiede alla superintendenza di società (ente proposto alla supervisione di tutte le società), con argomenti falsi, la dissoluzione della società Enos Ltda, legalmente costituita tra il Conta ed un altro socio colombiano, del quale Preciado era rappresentante legale. Il socio è stato condannato nel 1990 mentre l'avvocato nove anni dopo. L'avvenuta revisione del voluminoso processo svolto in un primo momento presso il giudice 12o del Circuito e grazie a ripetute (5) ricuse, riassegnato al giudice 13o, mette bene in evidenza le manovre dilatorie e le altre frodi in giudizio usate dal Preciado per ottenere la minima condanna e la negazione di giustizia a scapito della parte civile;
dal 1997 Danilo Conta ha cercato inutilmente di ottenere giustizia contro quei funzionari pubblici colombiani denunciando per la realizzazione di un complotto a suo danno diretto dall'avvocato Preciado, il direttore del dipartimento amministrativo di sicurezza colombiano, il Ministro degli esteri dell'epoca, Rodrigo Pardo, la capo visti del Ministero che revocò il suo visto e il direttore del Das che ordinò la sua deportazione;
risulta che Conta abbia anche denunciato penalmente presso la Commissione di investigazione ed accusazione della Camera dei deputati della Colombia, il dottor Alfonso Gòmez Méndez, fiscale generale, giacché questi ha decretato e ordinato, le risoluzioni inibitorie delle indagini che, grazie alle prove documentali esistenti, esigevano con certezza giuridica l'apertura dei rispettivi processi e il decreto d'accusa nei confronti delle persone coinvolte;
la vicenda ha inizio nel 1995 allorquando l'avvocato Preciado deciso ad allontanare Conta dalla Colombia ha ingannato la buona fede della funzionaria che si è occupata della sua espulsione offrendole


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una grossa somma di denaro in cambio dell'espulsione, falsamente motivata con il fatto che il Conta potrebbe avere precedenti penali e che nei suoi locali pubblici si distribuisce droga. Il dottor Pardo è amico di Preciado e suo compagno di scuola dal liceo;
risulta all'interrogante che sia la divisione investigativa del Das che il Corpo tecnico investigativo della Fiscalia generale hanno certificato l'innocenza di Danilo Conta. Lo stesso Das ha inoltre certificato che egli è incensurato, come del resto lo è anche in Italia;
l'8 febbraio 1996 la funzionaria capo visti del Ministro degli affari esteri, aveva decretato l'espulsione del Conta dalla Colombia con la falsa motivazione che egli aveva precedenti penali mentre il giorno dopo lo stesso ministero degli esteri ordinò di archiviare il processo per la non esistenza di alcun elemento che giustificasse l'espulsione, risulta all'interrogante che la strana situazione sia stata chiarita dalla dichiarazione del 1o dicembre 1997 della funzionaria che si è occupata dell'espulsione, che raccontò che dall'inizio del 1995 l'avvocato Preciado aveva richiesto la sua collaborazione per ottenere l'espulsione del Conta ma vedendo l'inutilità di questi tentativi, si rivolse personalmente ad altri;
risulta all'interrogante che un ordine del giorno proveniente dal Governo richiedeva alla capo visti di revocare il permesso di residenza del Conta. L'incaricata dottoressa Gloria Paez, prima di prendere una decisione così grave il 28 dicembre 1996 decide di richiedere una ulteriore investigazione del Das. La divisione di investigazione sugli stranieri del Das il 10 gennaio 1996 fece sapere che Conta stava svolgendo un'attività commerciale normale e non sta violando le norme relative al decreto 1168 del 1995 inerente gli stranieri residenti in Colombia. La decisione di espulsione viene sospesa in attesa del rientro della titolare dell'Ufficio visti;
l'8 febbraio 1996 la capo visti, sottoscrive il decreto di revoca del visto di residenza del Conta, con la motivazione che quindi sarebbe falsa e calunniosa che secondo informazione del Das egli presenta antecedenti giudiziari. La decisione non viene però notificata al Conta, malgrado le disposizioni legali lo esigano ed il 27 febbraio la funzionaria emette un editto dove si afferma di non essere riusciti ad effettuare la notificazione al Conta (secondo falso in documento giacché la notificazione non è stata nemmeno tentata malgrado il recapito del Conta fosse noto). Il decreto di cancellazione viene congelato. Il 2 aprile 1996, nel pomeriggio, martedì della settimana Santa (in Colombia le feste pasquali si protraggono dalle 12 del mercoledì sino alla domenica di Pasqua con la rispettiva chiusura di tutti gli uffici pubblici inclusi quelli giudiziari), due agenti del Das si presentano dal Conta, gli ritirano il documento d'identità e gli consegnano un salvacondotto valido 5 giorni (i 5 giorni di festa) durante i quali egli avrebbe dovuto lasciare il paese, avvertendolo che in caso contrario il lunedì di Pasqua sarebbe stato deportato senza poter far ritorno in Colombia per i successivi due anni. I poliziotti si limitano a fargli sapere che la decisione viene direttamente dal ministro degli esteri;
il 3 aprile 1996 Conta si reca all'Ufficio stranieri del ministero dove per la prima volta viene edotto del decreto di revoca del suo permesso di soggiorno;
il 4 aprile 1996 per evitare la deportazione Conta si rifugia nella sede dell'Ambasciata e convoca stampa e Tv per informare l'opinione pubblica dell'accaduto e della sua decisione di impugnare il decreto. Il lunedì dell'Angelo presenta un ricorso di tutela che sospese temporaneamente il provvedimento di cancellazione e di espulsione;
nel corso dell'azione di tutela il 15 aprile 1996 la capo visti, sottoscrive un nuovo decreto nel quale cambia radicalmente la motivazione, ammettendo di essere a conoscenza che il Conta non ha precedenti penali, dimostrando ad avviso dell'interrogante che la sua decisione è illegale. Ciò nonostante ribadisce la sua decisione di revoca;


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il 24 aprile il giudice 22o del circuito di Bogotà con sentenza decreta la sospensione della decisione ed ordina di trasmettere gli atti del processo di tutela alla Fiscalia generale allo scopo di investigare la presunta violazione della legge penale rispetto alla cancellazione del visto del Conta;
la capo visti impugna la sentenza che passa al tribunale e chiede aiuto al Ministro degli esteri che delega il vice ministro perché emetta una certificazione dove si dice che la funzionaria era autorizzata a cancellare il visto del Conta;
grazie a questo attestato il tribunale nel confermare la decisione di prima istanza ordina di revocare la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria;
il 29 maggio 1996 risolvendo il ricorso del Conta presentato alla capo visti, la funzionaria emette un terzo decreto per mezzo del quale insiste nel revocare il visto giustificando la sua decisione sulla base di un presunto ordine scritto del Ministro, mentre la nota del Ministro dice testualmente: «Credo si debba cancellare immediatamente il visto del dottor Conta», lasciando la facoltà di decisione al funzionario;
il 12 agosto 1996 la Superiore gerarchia della capo visti, risolvendo il ricorso in appello del Conta, revoca tutte le decisioni della subordinata restituendo il visto. Il 3 settembre successivo anche il Das revoca l'ordine di deportazione;
nel frattempo Danilo Conta il 4 agosto 1996 viene sequestrato dalla Farc/Ep e liberato solo il 20 febbraio 1997. Al suo ritorno il suo ristorante non esiste più e la sua situazione economica è insostenibile;
nel corso del 1997 denuncia penalmente gli autori della sua rovina iniziando dall'avvocato Alberto Preciado, la capo visti e la funzionaria che si è occupata dell'espulsione, che racconta tutta la verità alla Fiscalia indicando tutti i dettagli del complotto. La Fiscalia nonostante l'ampia e dettagliata confessione della Casas non ascolta gli altri implicati e detta un decreto inibitorio in favore di tutte le persone coinvolte nella congiura. A questo punto Danilo Conta denuncia la capo visti, il Ministro ed il direttore del Das, il Fiscale generale ma tutti si trincerano dietro decreti inibitori. Tutte le denunce del Conta sono corroborate secondo l'interrogante da prove documentali irrefutabili che sono state del tutto ignorate;
ad oggi la situazione che il signor Danilo Conta è costretto ad affrontare è ancora drammatica: in una lettera scritta dalla madre al Presidente Ciampi infatti si legge che il signor Conta vive da più di una settimana barricato nell'ambasciata italiana a Bogotà per aver ricevuto pesanti minacce di morte -:
se sia a conoscenza di questi ultimi drammatici fatti occorsi al signor Danilo Conta cittadino italiano residente in Colombia;
quali siano i provvedimenti e le iniziative che intenda assumere per aiutare questo cittadino italiano;
cosa intenda fare per tutelare Conta e tutti gli altri italiani che si trovano all'estero ed in modo particolare in Colombia, dove è chiaro che non vi è alcuno stato di diritto essendo il Conta stato sottoposto ad una palese ed eclatante e continua ingiustizia.
(5-00682)

Interrogazione a risposta scritta:

GRILLINI, ZANOTTI, ZUNINO, SPINI, FOLENA, MUSSI, GRANDI, RUZZANTE, PANATTONI, MANCINI, LOLLI e MELANDRI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
gli organi di stampa hanno dato notizia un appello di intellettuali, scrittori e artisti britannici al Governo italiano nel quale si esprime preoccupazione per la paventata sostituzione di Mario Fortunato alla direzione dell'istituto di cultura italiano a Londra;


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fra i firmatari, Salman Rushdie, Ian McEwan, Nick Hornby, Michael Nyman, Haneif Kureishi, Harold Pinter;
nell'appello si sottolinea con toni fortemente elogiativi l'eccezionale livello del lavoro svolto da Mario Fortunato, individuando nella sua capacità di conciliare tradizione e modernità e nel suo sforzo di rendere l'istituto italiano un luogo aperto e vivace dove le voci più innovative del panorama culturale britannico e italiano possono conoscersi e vicendevolmente arricchirsi, i meriti principali del direttore in carica;
in data 24 febbraio è inoltre apparso su The Observer un lungo articolo nel quale con grande chiarezza si riportano umori e retroscena della vicenda. Si apprende così che il Governo italiano si sarebbe espresso in termini estremamente franchi con lo stesso Fortunato, elogiandone il lavoro, ma avvertendolo che il mutato quadro politico a Roma rende incompatibile la sua permanenza alla direzione dell'Istituto di cultura italiana a Londra. Sempre secondo The Observer, che riporta le opinioni degli illustri sostenitori di Fortunato, egli pagherebbe una doppia discriminazione riconducibile alla sua simpatia per lo schieramento di centro sinistra e alla sua dichiarata omosessualità;
mancano ancora due anni alla fine del suo mandato di Mario Fortunato e nella storia ormai cinquantennale dell'istituto non è mai accaduto che un direttore fosse sostituito prima della fine del suo mandato -:
se non crede che la sostituzione anticipata di Mario Fortunato alla direzione dell'istituto culturale italiano privi innanzitutto l'istituto medesimo di energie e competenze di altissimo livello e già felicemente sperimentate; impedisce, inoltre, allo stesso Fortunato di concludere e consolidare un lavoro cominciato due anni fa, e universalmente riconosciuto per il suo alto valore culturale e organizzativo, penalizzando così la stessa presenza dell'Istituto nella vita culturale della città nonché paradossalmente il lavoro del futuro successore;
se non crede altresì che la sostituzione anticipata si configura come stravagante precedente nella storia dell'istituto, a fronte tra l'altro dei risultati estremamente positivi raggiunti da questa stessa direzione, suscitando legittimi sospetti sulle reali motivazioni della sostituzione medesima, non ultime, la sua simpatia per lo schieramento di centrosinistra, nonché la sua dichiarata omosessualità. Se così fosse, si legittimerebbe innanzitutto metodi di nomina che contraddicono correttezza e buon senso, prefigurando un uso strumentale degli istituti inconciliabili con la loro funzione e i loro obiettivi; e si promuoverebbe una discriminazione odiosa contro le persone di orientamento omosessuale, in contrasto con la normativa europea e più in generale con il sentimento comune e diffuso dei cittadini italiani ed europei;
se non crede, infine, che la mobilitazione di artisti e intellettuali britannici così significativi, non politicamente riconducibili ad alcuno schieramento o area politico-culturale, meriti particolare attenzione, pena l'addensarsi sul nostro istituto di nuovi e consolidati scetticismi, nonché il crearsi un più generale danno per l'immagine del nostro paese e delle sue istituzioni.
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