Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 104 del 26/2/2002
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame di questioni pregiudiziali e di una questione sospensiva - A.C. 1707)

PRESIDENTE. L'onorevole Soda ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale di merito n. 1.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, colleghi, rileggendo il provvedimento proposto dal Governo, mi sembra si possa adottare una chiave di lettura interpretativa attraverso la ricerca dei temi dominanti, come dicono gli amanti della musica a proposito di un brano sinfonico o operistico. A me sembra che in questo provvedimento siano due i motivi dominanti che, come in musica, suscitano sentimenti.
Il primo sentimento suscitato da questo provvedimento è il riso: mi riferisco al riso aristotelico che è capace di travolgere anche la persona che più ha stima di sé; l'altro sentimento è l'indignazione. Questo provvedimento, che nega l'esistenza stessa del conflitto di interesse, è contro qualsiasi definizione del problema, sia che lo si legga alla luce della cultura continentale, per la quale il conflitto di interesse rappresenta un'interferenza con l'esercizio dei poteri pubblici o con il corretto esercizio democratico del potere, sia che lo si legga attraverso la chiave interpretativa della cultura anglosassone, per la quale la prevenzione e la soluzione del conflitto di interessi è diretta a mantenere un livello accettabile di onestà degli apparati di governo.
Con l'uno o con l'altro degli strumenti di lettura, noi cogliamo gli aspetti ridicoli di questo provvedimento; subito dopo il riso subentrano lo sdegno e l'indignazione. Questa è la ragione per cui anche una questione sospensiva è un invito alla riflessione rivolto al Governo e alla maggioranza.
In questo provvedimento, sostanzialmente - l'ho già detto e lo ripeto -, voi fate come per la peste del '600: non essendo alcuno dei quattro elementi conosciuti, don Ferrante, come il nostro ministro, arrivò a dire che la peste non esisteva. Così voi scrivete che il conflitto di interessi, in realtà da regolamentare, non richiede altro che qualche norma di dettaglio applicabile a qualche sprovveduto; per il resto, il cuore del conflitto di interessi, ovvero la possibile interferenza dei poteri e degli interessi patrimoniali forti in settori sensibili della vita pubblica e dell'economia del paese, non esiste: nel


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fare ciò, estendete questa disciplina al sistema delle incompatibilità dei sindaci e dei presidenti delle province, distruggendo così oltre 100 anni di cultura sul tema dei conflitti e tutta un'elaborazione che si è costruita e che è confluita nel testo unico del 2000. Vi rammento che in questo testo unico è in conflitto, quindi non può ricoprire la carica di sindaco o di presidente della provincia, non colui che ha una semplice carica formale in una società lucrativa che comunque entra in relazione con l'ente pubblico, ma colui che, direttamente o indirettamente, influenza o esercita un controllo dominante in queste società: questo è il conflitto, il vero conflitto. Mortati, nel 1947, diceva che il conflitto in tanto è più insidioso, reale e capace di interferire con l'esercizio del pubblico potere, quanto più è subdolo, quanto più è esercitato per interposta persona, quanto più è indiretto, in altre parole, tanto più si manifesta in tutte quelle forme che poi abbiamo conosciuto essere gli schermi formali dietro i quali si nascondono i titolari dei poteri economici, finanziari e mediatici. Quindi, il conflitto di interessi è diretto a risolvere la contrapposizione fra interesse privato ed interesse pubblico tutte le volte che questa abbia modo di manifestarsi, direttamente o indirettamente: è questo il nucleo della disciplina contenuta nel testo unico degli enti locali.
Ora, io so - per averlo annunciato il ministro - che si potrà eliminare quella disposizione che estende agli enti locali la disciplina qui dettata. Ma allora, occorre fare una riflessione, a cui invito anche il Governo e i colleghi della maggioranza. Noi avremmo una vera disciplina del conflitto di interessi per i sindaci, gli amministratori degli enti locali e i presidenti delle province, e l'aberrazione della negazione per legge dell'esistenza del conflitto di interesse per le massime cariche di Governo dello Stato.
Delle due l'una. Se la disciplina del conflitto di interessi attinge a quelle sfere, anche occulte, di dominio e di possibile interferenza con l'esercizio del potere pubblico, le soluzioni sono molteplici. Vorrei ricordare all'onorevole Frattini, che spesso dice che non si sa quale sia il modello americano, che la regolamentazione del conflitto di interessi negli Stati Uniti d'America ha, come prima strada, la liquidazione dei beni che creano un potenziale conflitto.
Se vuole la fonte l'ho portata con me; è tutto descritto in questo vecchio libro - ormai ha dieci anni - intitolato Il ministero dell'onestà in cui si analizza la legislazione americana, il cui primo principio afferma che, colui il quale vuole accedere alle supreme cariche pubbliche - per prevenire i conflitti di interesse - deve liquidare i beni che creano potenziali conflitti. È anche possibile percorrere una seconda strada consistente nell'affidamento cieco, nonché una terza che contempla ulteriori soluzioni negoziali.
Noi ci muoviamo in questa linea, voi non accettate nessuna di queste possibili soluzioni affermando che il conflitto di interessi non esiste.
Di fronte alla situazione cui avete condotto l'Assemblea, indubbiamente si può rispondere o ridendo - riso che può travolgere la dignità di qualsiasi persona e che, prima o poi, colpirà anche voi - o con lo sdegno, con l'indignazione, con la volontà ferma di contrastare, fin dove è possibile ed in tutti i modi, questo scempio del diritto, della legalità, della giustizia, della parità di accesso alle cariche pubbliche, del corretto esercizio del potere. Sono tutti valori che non vi interessano?
Ad un certo punto della vostra storia politica dovrete scegliere tra continuare a piegare l'interesse pubblico ad alcuni interessi privati o, se al contrario, trovare una mediazione, ma una mediazione alta, significativa, una mediazione che non travolga l'etica pubblica, che vi consenta di parlare, non solo all'opposizione, ma alla gran parte del paese e all'opinione pubblica internazionale. Siete sordi a queste domande?
La pregiudiziale che propongo consiste nel riavviare, a vostro beneficio, un momento di riflessione, di autocritica, di ripensamento, poiché non è possibile emendare il vostro testo. Il vostro testo,


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attraverso una serie di disposizioni, si muove in una logica che nega il conflitto; lo ha ricordato Bressa, l'abbiamo ricordato tante volte. Un sottosegretario della Repubblica che gestisce in concessione con lo Stato, con il Ministero dell'economia, una sala Bingo, alla domanda: «Ma cosa fa sottosegretario, gestisce una sala in rapporto di concessione?», risponde candidamente, con dignità (sia pure con sprovvedutezza): «Mah, debbo fare come gli altri, ricorrere a delle teste di legno?». E chi sono gli altri?
Ebbene, voi volete affermare per legge che il ricorso alle teste di legno, cioè la frode, l'inganno, la simulazione, l'interposizione reale e fittizia neghi l'esistenza del conflitto di interessi. Questo lo volete affermare per legge; almeno questo scempio del testo eliminatelo!
Non so se tutte le nostre parole apriranno un varco nelle vostre coscienze, nelle vostre menti, nella vostra capacità di ascolto critico. So per certo che questo vostro testo non rappresenta una soluzione del conflitto di interessi. Molte erano le strade, le possibilità. Vi è la strada maestra dell'incompatibilità tracciata dal nostro diritto.
Vi è la strada graduata della negoziazione, nello sfondo della quale si inserisce soltanto il provvedimento autoritativo di vendita che non rappresenta affatto un esproprio: è l'invito di un legislatore serio rivolto al soggetto che voglia accedere alle cariche pubbliche a scegliere se intenda curare i suoi privati interessi, anche per interposta persona, o dedicarsi alla cura del bene pubblico. Questo è il segno della nostra proposta. Ritengo...

PRESIDENTE. Onorevole Soda, le ho concesso un tempo aggiuntivo, come sono solito fare...

ANTONIO SODA. ...ho concluso, signor Presidente.

PRESIDENTE. Bisognerebbe che concludesse.

ANTONIO SODA. Ritengo che abbiate tempo per meditare nuovamente sul provvedimento che avete presentato o per eliminarne quanto meno gli aspetti più sconcertanti; altrimenti, per i due motivi dominanti che ho ricordato precedentemente, sarete prima travolti dal ridicolo e poi sommersi dalla forza dell'indignazione del popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista naturalmente esprimerà un voto favorevole sulle questioni pregiudiziali presentate. I colleghi ne hanno ricordato le questioni di fondo ed anch'io vorrei richiamare gli articoli della Costituzione che ci hanno spinto a parlare di incompatibilità tra il testo presentato dal Governo ed alcune norme costituzionali. Mi riferisco in particolare all'articolo 51 della Costituzione che ribadisce, con espresso riferimento all'accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive, il principio di uguaglianza dei cittadini sancito dall'articolo 3 della Costituzione. Vi sono naturalmente sentenze della Corte costituzionale in tal senso.
Questo articolo rappresenta una specificazione rispetto all'articolo 3 e si riferisce alla capacità elettorale passiva per la definizione delle sue attitudini, per i requisiti che l'elettorato passivo deve possedere per accedere alle cariche pubbliche. La legge richiede, inoltre, che l'accesso a tali cariche si sostanzi anche nell'assenza di impedimenti, a proposito dei quali la giurisprudenza distingue tra le cause di ineleggibilità e quelle di incompatibilità. Noi stiamo ragionando naturalmente sulle cause di incompatibilità.
Ragionando in tal senso, è necessario assicurare un corretto adempimento del mandato elettivo per tutelare gli interessi previsti dall'articolo 97 della Costituzione, laddove si afferma che: «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di


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legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione».
Al riguardo si manifesta un altro contrasto: riteniamo che con il testo proposto dal Governo, laddove si stabilisce che la mera proprietà non costituisce motivo di conflitto, si collida con il principio di uguaglianza dei cittadini e con quello attinente all'obbligo di garantire il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Naturalmente vi debbono essere norme giuridiche e legislative certe da questo punto di vista, poiché non ci si può affidare all'etica e alla morale personale, come è stato sostenuto dal Governo (successivamente torneremo nuovamente su tali punti).
Con la proposta che avanzate si nega persino la potenzialità del conflitto di interessi, anzi lo si legittima quando esso effettivamente si determina.
Sono stati ampiamente illustrati dai colleghi i motivi per i quali anche sul secondo aspetto si entra in contrasto e si ridimensionano persino norme già esistenti, sia quelle relative al campo economico e commerciale, sia quelle afferenti alla disciplina delle incompatibilità prevista dal testo unico degli enti locali. Semmai, riteniamo che si debbano ampliare e completare quelle norme. Dunque, in virtù di tale convinzione, che non è solo politica (è anche nella lettura dei dettati costituzionali), esprimeremo un voto favorevole sulle questioni pregiudiziali presentate (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
Le ricordo che potrà intervenire per cinque minuti, secondo il criterio estensivo cui ho fatto riferimento rispondendo al collega del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, condivido pienamente il contenuto della questione sospensiva e della questione pregiudiziale di costituzionalità. Devo ribadire che, se fino ad ora non avevamo compreso quale fosse il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio Berlusconi e come questa legge intendesse risolverlo, leggendo oggi i giornali, abbiamo scoperto che, grazie a questa legge, l'enorme conflitto di interessi del Presidente del Consiglio Berlusconi è risolto. Egli non potrà più fare il presidente del Milan! Questo mi sembra il grande risultato che questa legge consegue.
Ciò dà il senso però dell'inutilità di questa normativa. Stavamo discutendo da anni su quale fosse il metodo per evitare il conflitto e ci ritroviamo fra le mani una legge che impedisce esclusivamente al Presidente Berlusconi di fare il presidente del Milan. Ciò mi impone di rivedere il giudizio espresso ieri: non si tratta di una legge inutile, è una legge ridicola (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Ciò detto, vorrei ribadire che l'articolo 51 della Costituzione ci ricorda che tutti i cittadini devono essere posti nelle condizioni di eguaglianza dinanzi alla legge per accedere alle cariche pubbliche. Probabilmente qualcuno dimentica che la nostra Costituzione, allorquando parla di eguaglianza, si riferisce all'eguaglianza di fatto. L'articolo 3 infatti non soltanto ci ricorda che l'eguaglianza deve essere sostanziale, ma ribadisce altresì che la Repubblica rimuove gli ostacoli che impediscono l'eguaglianza di fatto.
Stiamo dunque approvando una legge che parla di tutto, tranne che delle situazioni di fatto. Ci si limita infatti agli aspetti di diritto delle situazioni: si dichiarano ineleggibili gli amministratori delle società, ma non chi di fatto gestisce le società. Il problema della incostituzionalità di questa norma è quello che ho avuto modo di ricordare ieri: dobbiamo considerare chi realmente trae vantaggio dalla situazione di conflitto, chi, governando, può avvantaggiarsi degli atti del Governo. Sicuramente non si avvantaggia l'amministratore delegato di una società, bensì il proprietario della stessa; indubbiamente il proprietario della società può condizionare e porre in essere atti che lo favoriscano


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nell'accesso alle cariche pubbliche rispetto agli altri cittadini. Questo è il nucleo vero sul quale occorreva lavorare.
Per quale ragione, quando si prevedono le incompatibilità per i dipendenti pubblici e privati, ricordiamo che devono porsi in aspettativa? Appunto perché non possano interferire! Perchè non prevediamo altrettanto per i proprietari di grandi mezzi di comunicazione? Noi abbiamo previsto nella nostra proposta di legge un sistema che consentisse una sorta di aspettativa. Non l'avete preso in considerazione! Addirittura avete approvato un emendamento nel quale si prevede che la proprietà di azioni non costituisce conflitto di interessi. Non avete, allora, disciplinato il conflitto di interessi: avete disciplinato l'inesistenza del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio. Questo è il risultato del lavoro che avete svolto in Commissione: per questa ragione noi abbiamo abbandonato i lavori della stessa perché non vi è stata alcuna possibilità di dialogo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 16,20)

RICCARDO MARONE. Non c'è stata alcuna possibilità di miglioramento del testo; anzi, gli emendamenti del Governo vanno nella direzione di rendere il testo peggiore rispetto a quello originario. Era previsto un vago accenno ad una ipotesi di incompatibilità relativamente all'esercizio di attività imprenditoriali. Vi siete subito affrettati a chiarire che per esercizio di attività imprenditoriali non si intende la proprietà delle azioni nelle società per azioni.
Con questo avete sancito definitivamente l'inesistenza di qualsiasi norma che disciplini quel conflitto di interessi di cui tutta l'Italia pensa si stia discutendo. Al contrario, stiamo discutendo del conflitto di interessi che riguarda altre persone, altre categorie di soggetti, non certo di quello relativo al Presidente del Consiglio.
La violazione dell'articolo 51 della Costituzione è evidente, perché è evidente la diseguaglianza profonda che esiste nell'accesso alle cariche pubbliche ed è chiaro che, sanzionando solo l'aspetto formale del ricoprire cariche pubbliche, senza andare ad approfondire l'aspetto fondamentale (capire chi nella società per azioni ha il reale potere e chi effettivamente gestisce queste società) avete determinato una situazione di diseguaglianza nell'accesso alle cariche pubbliche che l'articolo 51 della Costituzione certamente vieta (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.

RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a nome dei deputati del gruppo parlamentare della Margherita a sostegno della pregiudiziale di merito Soda ed altri n. 1, augurandomi che il Governo presenti emendamenti significativi al fine di sopprimere tutta la parte che riguarda gli enti locali. Se ciò dovesse avvenire, se vi dovessero essere emendamenti, sostenuti anche dalla maggioranza, finalizzati a sopprimere la parte dell'articolo 1 che riguarda gli enti locali, lo riterrei non solo un successo ed un merito dei gruppi del centrosinistra, ma anche un vantaggio per l'intero mondo delle autonomie locali.
E ne spiego anche il motivo. Vedete, colleghi, l'articolo 1 contiene una serie di norme che disciplinano il conflitto di interessi per tutto il mondo delle autonomie locali, ma sappiamo che il testo unico degli enti locali - il decreto legislativo n. 267 del 2000 - contiene già una disciplina precisa in merito alle incompatibilità e al conflitto di interessi. Noi consideriamo l'articolo 1, per la parte che riguarda gli enti locali, un'indebita interferenza nell'ordinamento degli enti locali, senza nemmeno prevedere la concertazione con la Conferenza unificata. Infatti, il comma 4 dell'articolo 1 afferma «sentita la Conferenza unificata», quindi si tratta un mero parere consultivo, senza alcuna concertazione. Riteniamo vi sia un contrasto nel merito di questo provvedimento con quanto il Parlamento ha approvato nel


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testo unico degli enti locali, disciplinato, come dicevo prima, dalla norma di cui ho parlato e che, in qualche modo, sancisce l'impossibilità di ricoprire la carica per colui che, direttamente o indirettamente, entri in conflitto con l'interesse pubblico. Questa è la ratio del decreto legislativo n. 267 del 2000, più comunemente noto come testo unico sugli enti locali.
L'altro fatto grave, onorevoli colleghi, è che l'ambito di applicazione sia stabilito da un regolamento - questo dice il comma 4 dell'articolo 1 - e non mi stancherò mai di dire, in quest'aula, che ormai le autonomie locali non hanno diritto di avere uno spazio nell'articolato legislativo: ormai manca al mondo delle autonomie locali una sorta di dignità legislativa, perché il vizio di questo Governo e di questa maggioranza è di relegare il federalismo o tutto il sistema delle autonomie una volta ai decreti ministeriali, un'altra volta - come oggi - ad un regolamento, altre volte agli ordini del giorno, magari accolti come raccomandazioni. Mi pare che non ci siamo, se la strada è ancora questa. Vogliamo un federalismo vero, che dia spazio a comuni, province e regioni, come ha fatto la riforma del titolo V della Costituzione, che non solo è stata approvata con quattro letture dal Parlamento (Camera e Senato), ma è stata confermata da un referendum popolare.
Questa maggioranza e questo Governo dovrebbero rendersi conto che ormai c'è una Costituzione nuova, almeno per quanto riguarda il titolo V: è ora che ve ne facciate una ragione e che vi sia rispetto anche per questo nuovo dettato costituzionale, dal momento che spesso si dimentica che vi è stata una forte e grande riforma costituzionale.
Allora, mi auguro, onorevoli colleghi, che, da parte del Governo, vi sia un ripensamento. Voteremo a favore della pregiudiziale di merito, perché non vogliamo interferenze. Non vogliamo minare l'autonomia di comuni, province e regioni, degli enti locali! Noi vogliamo valorizzarli. Mi riferisco anche al gruppo della Lega nord Padania che è entrata in questo Parlamento qualche anno fa, facendo del federalismo una battaglia. Si è ridotto a fare delle chiacchierate sulla devolution, senza alcun riferimento concreto dal punto di vista normativo.
Mi auguro che il Governo recepisca queste considerazioni e che presenti emendamenti soppressivi alle parti dell'articolo 1 riguardanti gli enti locali (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.

VALTER BIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, inviterei l'Assemblea a prestare un po' d'attenzione. Ho l'impressione, infatti, che si stia discutendo di un testo che non corrisponde assolutamente al titolo del provvedimento in esame. Il titolo reca: «Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi». Ciò farebbe prevedere l'intenzione, in qualche modo, di valutare dove sia il conflitto e di intervenire, prendendo atto, sicuramente, dell'esistenza del problema.
Leggendo il testo, si scopre che, in verità, si vuole giungere ad una conclusione molto chiara, ossia che in questo paese si nega l'esistenza del conflitto d'interessi. Ciò dovrebbe far riflettere, nel senso che siamo partiti da un concetto ed arriviamo sicuramente ad un altro. Perché si arriva a tanto?
L'onorevole Berlusconi, in passato, rispetto al problema, aveva dichiarato che una risposta poteva essere fornita dai tre saggi. I tre saggi sono scomparsi! Successivamente, si è pensato che un ex Presidente della Corte costituzionale, avrebbe potuto fare qualche osservazione e fornire delle indicazioni. Sono scomparsi i tre saggi e l'ex Presidente della Corte costituzionale non è più citato. Perché? Credo vi sia una ragione molto chiara e molto semplice: nessuno di loro avrebbe avuto la spudoratezza con cui vi presentate, in questo momento, in aula; nessuno di loro sarebbe arrivato a tanto. Allora avete deciso che volete fare da soli! Come esponenti della Casa delle libertà, volete fare in modo che su tale questione vi sia data mano libera, pienamente.


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Voi che continuamente fate riferimento ad un'Italia piena di toghe rosse, in cui il pericolo sarebbe rappresentato dai comunisti, voi che dichiarate di essere l'anima liberale (sicuramente, non vi ritengo tali), voi che pensate di far riferimento sempre alla cultura liberale, dovete, dunque, spiegarmi per quale ragione non prendete mai il meglio di quella cultura, ma la negate. La cultura liberale seria è quella cultura che negli Stati Uniti (per richiamare un esempio) ha ritenuto che il problema del conflitto di interessi non si potesse risolvere per via squisitamente politica, ma attraverso un'autorità terza, libera, autonoma ed indipendente, con capacità sanzionatorie, con la possibilità di dire cosa fare; un'autorità che interviene, dunque, sul sconfitto di interessi.
Ministro Frattini, lei che ci insegna sempre, che fa riferimento al socialismo liberale, perché, oggi, non fa riferimento alla migliore cultura liberale? In aula, lei ha dichiarato che la sanzione più grave è la denuncia politica. Volete toglierci anche la denuncia politica? Credo che sarebbe veramente troppo, onorevole Frattini!
Avete pensato di fare una cosa ancora più interessante ma anche più subdola: ritenete che, in qualche modo, si possa risolvere il problema delegando ad una terza persona - a quello che qualcuno ha definito «testa di legno» - la possibilità di risolvere il problema.
L'esempio dell'ex questore e sottosegretario Balocchi è abusato e, perciò, non voglio riprenderlo (anche se esso indica cosa si può fare in situazioni di questo tipo). Voglio denunciare, invece, un altro fatto e, con forza, chiedo al Presidente del Consiglio ed ai ministri presenti di prestare attenzione: questa tattica l'avete già utilizzata in passato, in occasione - lo dico al Presidente del Consiglio - delle vicende di Previti e del lodo Mondadori, quando avete dato ad un segretario dell'ufficio di Previti stesso, per 15 giorni, la possibilità di essere l'amministratore delegato di quella società, l'avete eletto presidente in poche ore e poi l'avete mandato all'estero per 15 giorni; e siccome c'era il processo e non poteva rispondere avete risolto in questo modo la questione!
Ci avete già fatto vedere quello che volete fare, ma noi faremo di tutto per impedire che possiate continuare su questa strada. In quest'aula avete i numeri dalla vostra parte, ma ricordate che c'è un paese in cui la coscienza civile, l'etica, l'etica della politica sono molto forti! Non impedirete a quest'Assemblea e a questo paese di fare in modo che non riusciate a raggiungere gli obiettivi che vi siete prefissi, i quali hanno un solo nome. Vergognatevi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, le considerazioni già svolte dai colleghi che mi hanno preceduto in ordine alle motivazioni che hanno spinto anche noi Verdi a sottoscrivere le due questioni pregiudiziali, sulle quali, ovviamente, esprimeremo un voto favorevole, sono tutte assolutamente condivisibili.
Voglio ritornare, però, al nocciolo del problema, costituito dall'emendamento introdotto nel testo di iniziativa governativa, che avete voluto forzare fino al punto da costringere l'opposizione ad abbandonare la Commissione.
La pietra dello scandalo è il comma 2 dell'articolo 2, il cui significato è ben chiaro a tutti. Mentre l'articolo 2, comma 1, lettera e), stabilisce che l'esercizio di attività professionali è incompatibile con la titolarità di cariche di governo, almeno per quanto riguarda la percezione di proventi per le prestazioni svolte, il comma 2 del medesimo articolo recita testualmente: «Fermo restando quanto previsto al comma 1, non costituisce motivo di incompatibilità la mera proprietà di una impresa individuale ovvero di quote o azioni societarie sempre che essa non comporti l'assunzione di cariche o l'esercizio di attività di cui alla lettera c) del medesimo comma 1»; quest'ultima disposizione


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vieta di «ricoprire cariche o uffici o altre funzioni comunque denominate, salvo che siano puramente onorifiche, ovvero esercitare compiti di amministrazione, in società aventi fini di lucro».
Allora, signor Presidente, mi consenta di ricordare ai colleghi che, con l'introduzione del comma 2 nel disegno di legge di iniziativa governativa, ci rendiamo un po' ridicoli rispetto al sistema di incompatibilità vigente: chi lavora alle dipendenze di un ente locale non può candidarsi per lo stesso ente, mentre il disegno di legge al nostro esame prevede una situazione in cui chi possiede le reti televisive - adesso, dopo le nomine alla RAI, tutte le reti televisive, private e pubbliche! -, chi ha il controllo di tutte le aziende, come il nostro Presidente del Consiglio, sostanzialmente non incorre in alcuna incompatibilità.
Non prendiamoci in giro; non stiamo regolamentando il conflitto di interessi, in Italia lo stiamo semplicemente legittimando, e questo in palese violazione dell'articolo 3 della nostra Costituzione, che riguarda l'uguaglianza dei cittadini, dell'articolo 97, che prevede il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione, dell'articolo 51, primo comma, che garantisce a tutti i cittadini l'accesso agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza. Stiamo violando questi tre articoli della Costituzione e stiamo anche violando - questa è la seconda questione pregiudiziale che noi solleviamo - l'intera disciplina dell'incompatibilità, introdotta dal testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (mi riferisco al decreto n. 267 del 2000, che sancisce l'impossibilità di ricoprire la carica per colui che direttamente o indirettamente sia in conflitto con l'interesse pubblico). Avete presentato il disegno di legge con questa accelerazione e con questa arroganza che non ci ha permesso di contribuire minimamente alla modifica di questo decreto. A parte il fatto che ritengo che, probabilmente, per il Presidente del Consiglio Berlusconi non si sarebbe dovuto parlare di incompatibilità, ma di ineleggibilità. Quindi, in questo senso, addebito a tutti le responsabilità di non aver risolto il problema prima (io non ero presente). In questo momento voi state facendo un'operazione che è sotto gli occhi di tutti a livello internazionale (non solo, quindi, degli italiani). Credo che abbiate visto che cosa dicono i sondaggi, a cui state molto attenti voi - Governo, esponenti del Governo e colleghi della maggioranza - , dell'attenzione degli italiani su questo tema dopo le nomine alla RAI, a differenza di solo qualche mese fa.

PRESIDENTE. Onorevole Cima, la invito a concludere.

LAURA CIMA. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Quel modello americano, che voi costantemente riprendete in tutta la vostra politica, certamente è molto più serio; ma non capisco in questo caso che cosa abbiate recepito del modello degli Stati Uniti, visto che non fa comodo agli interessi del Presidente Berlusconi. Quindi, concludo ricordandovi che ci sono esponenti liberali che propongono - ad esempio Mario Segni - di salvarsi da questa situazione con un referendum. Infatti, se fate una politica liberale, cari colleghi di destra, non potete ammettere che sia approvato - come giustamente dice Fisichella - un provvedimento di questo tipo, con il vostro avallo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sgobio. Ne ha facoltà.

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i comunisti italiani voteranno a favore della pregiudiziale sollevata, non solo perché nel merito non condividono questo provvedimento, che, di fatto, se mai ce ne fosse stato bisogno, dimostra di per sé quanto il conflitto di interessi presente nel nostro paese ormai costituisca di fatto un'emergenza democratica.
La stessa eventuale approvazione di questa legge qui, in quest'aula, non sarebbe altro che la prova provata che il conflitto di interessi è esistente e persistente. È una legge assolutamente inutile a


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risolvere questo problema e direi che, per alcuni versi, è addirittura dannosa; è una legge che, di fatto, vuole risolvere il conflitto di interessi negandolo, sollevando il Presidente del Consiglio o altri membri del Governo da questo gravame, da questo macigno e sostenendo che, di fatto, il conflitto di interessi riguarda più gli amministratori delle società che non i loro proprietari o i rappresentanti della maggioranza azionaria. È una cosa assolutamente assurda e il nostro sarebbe un paese ben strano se approvasse questa legge perché si imporrebbe ai sindaci di capoluoghi di provincia con popolazione inferiore ai trecentomila abitanti di rispettare il testo unico della legge comunale e provinciale che regola le incompatibilità, mentre i sindaci di città con popolazione superiore ai trecentomila abitanti ne sarebbero esclusi. Non solo vi sarebbe una violazione degli articoli 51 e 97 della Costituzione (diritto di accesso alle cariche pubbliche ed elettive e garanzia del buon andamento e dell'imparzialità dell'amministrazione) ma verrebbe addirittura a crearsi una sperequazione ed una disuguaglianza tra cittadini che ricoprono lo stesso incarico (i sindaci, appunto). Quanto al buon andamento e all'imparzialità dell'amministrazione di cui si parla nell'articolo 97 della Costituzione, è possibile che questi possano essere assicurati dal proprietario di reti televisive, la cui attività si esplica in concessione governativa? Ammesso che non vi siano elementi o provvedimenti diretti a favorire le sue aziende e le sue società, la proprietà stessa, di per sé, il fatto stesso che il Presidente del Consiglio sia il maggior azionista e proprietario di queste società comporta, in maniera diretta od indiretta, un estremo vantaggio per le stesse.
Dunque è una legge che non risolve la questione, non risolve il conflitto di interessi ma lo aggrava e vorrei dire ancora di più: è una legge che porta il nostro paese, inevitabilmente, verso una restrizione degli spazi di democrazia; porta, inevitabilmente, a far parlare di pericolo di regime, che non c'è ancora ma, legge dopo legge, questo pericolo si configura e pertanto, noi chiameremo gli italiani, i cittadini onesti di questo paese che già si stanno mobilitando, a farlo con maggiore forza per impedire lo scempio di una società come quella italiana, per impedire che una società dei diritti e del diritto possa scadere in una farsa tragica e tremenda come quella verso cui ci stanno portando il Governo Berlusconi e la sua maggioranza.
Per queste ragioni i comunisti italiani voteranno a favore della questione pregiudiziale di costituzionalità sperando in un rinsavimento da parte dei colleghi della maggioranza, sperando che la coscienza di coloro i quali, per una vita, si sono dichiarati liberali possa, in qualche modo, prevalere sulle forzature che in queste ore stanno, indubbiamente, subendo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e Democratici di sinistra-l'Ulivo).

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, in merito alla questione pregiudiziale di costituzionalità presentata dai colleghi Bressa, Boato, Soda e Mascia, osservo che la previsione di un sistema di incompatibilità che arrivi a sanzionare anche la sola proprietà di un'impresa individuale, ovvero di quote o azioni societarie, appare lesiva essa stessa di principi costituzionali. Una tale previsione, infatti, comporterebbe di fatto l'obbligo di alienazione dei beni che compongono il patrimonio ed il reinvestimento del ricavato, assumendo così inevitabilmente le vesti di una sostanziale espropriazione.
A tal proposito, ribadendo quanto affermato nella seduta di ieri in fase di discussione sulle linee generali, ricordo che il combinato disposto dagli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione prevede che la libertà di impresa o il diritto di proprietà possano subire limitazioni solamente in presenza di fini di utilità sociale o di interesse generale. In determinati casi, coperti da una riserva di legge, sia la proprietà sia l'impresa possono essere sottratti


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al loro titolare, salvo indennizzo, ma sempre per motivi di carattere generale che attengono alla natura dei beni e non alla condizione particolare del soggetto che viene espropriato.
Tale condizione soggettiva, a maggior ragione, non dovrebbe assumere rilevanza ai fini dell'esproprio quando la stessa condizione discende o si collega all'esercizio di un diritto fondamentale, quale quello connesso all'elettorato passivo o all'assunzione di una carica pubblica.
La proposta di imporre al cittadino che voglia accedere ad una carica di Governo un'alienazione coattiva del proprio patrimonio appare, quindi, incompatibile con la disciplina costituzionale dettata dagli articoli 51, 41 e 42 della Costituzione che regolano il diritto di accesso alle cariche pubbliche, anche elettive, nonché il diritto di proprietà e quello di libertà di impresa. A tale fine appare infatti fondamentale sottolineare come le norme in tema di incompatibilità o di ineleggibilità, essendo derogatorie del principio sancito dall'articolo 51, abbiano, secondo quanto affermato dalla stessa Corte costituzionale, natura eccezionale e siano perciò di stretta interpretazione.
Proprio per queste motivazioni, secondo la costante giurisprudenza della Corte, le limitazioni al diritto costituzionale sancito dall'articolo 51 devono rispettare i canoni della ragionevolezza e della proporzionalità. Alla luce di tali principi non sembra poter essere considerata ragionevole una normativa che per evitare un conflitto di interessi eventuale e potenziale limitasse oltre misura la possibilità di accedere alle cariche pubbliche incidendo su altri diritti costituzionalmente protetti e riconosciuti, come il diritto di proprietà e la libertà di iniziativa economica. Non appare infatti rispettosa dei principi di proporzionalità ed adeguatezza, e dunque costituzionalmente legittima, una normativa che sanzioni una situazione di presunto pericolo e che comprima, affievolendoli, diritti costituzionalmente riconosciuti anziché controllare e verificare gli effetti dell'azione del titolare di cariche di Governo e colpire, quindi, il danno causato da un atto adottato in una situazione concreta di conflitto di interessi.
Come è stato sottolineato infatti nella seduta di ieri, il favor mostrato dall'articolo 51 della Costituzione verso lo ius activae civitatis di tutti i cittadini, unitamente agli indirizzi giurisprudenziali della Corte costituzionale e dei principi sanciti anche in ambito comunitario in merito al concetto di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità, impongono in definitiva di non eccedere nella previsione di misure tendenti ad anticipare la soglia del pericolo del verificarsi di situazioni di conflitto di interessi incidendo, tra l'altro, su diritti costituzionalmente riconosciuti.
Quanto allo specifico aspetto della proprietà, da parte del titolare di cariche di Governo, di un'impresa legata da un vincolo di interdipendenza con lo Stato, come può accadere quando l'imprenditore privato sia concessionario o autorizzato alla gestione di un servizio o titolare di un contratto con la pubblica amministrazione, vi è da ricordare il disposto dell'articolo 1, comma 1, del disegno di legge in esame, che prevede, per chi ricopre cariche di Governo, un generale obbligo di astensione dal porre in essere atti e dal partecipare a deliberazioni collegiali in situazione di conflitto di interessi, nonché la previsione del divieto di ricoprire cariche comportanti compiti di amministrazione in qualsiasi tipo di impresa e, infine, il controllo degli effetti dell'azione del titolare della carica di Governo, fino alla possibilità di vedere sanzionate tali attività innanzi al Parlamento.
Per quanto riguarda, invece, il controllo della questione pregiudiziale di merito presentata dai colleghi Soda ed altri, mi limito a far presente che il Governo ha presentato alcune proposte emendative, sulle quali la Commissione ha già espresso parere favorevole, tendenti ad escludere dall'applicazione della normativa contenuta nel presente disegno di legge i titolari di cariche di Governo negli enti locali.
Sulla questione sospensiva nulla dico; tuttavia, rilevo che nel calendario si prevedevano per questa settimana lavori concernenti


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soltanto questo argomento. Non voglio dire che si tratti di una richiesta ostruzionistica, ma certamente è inutile.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Avverto che il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ha chiesto la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale di costituzionalità Bressa ed altri n. 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 521
Votanti 516
Astenuti 5
Maggioranza 259
Hanno votato
224
Hanno votato
no 292).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pistone non ha funzionato e che la stessa avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale di merito Soda ed altri n. 1.
(Segue la votazione).

GIORGIO PANATTONI. Presidente, guardi lì!

PRESIDENTE. Calma! Onorevole Panattoni, indichi il settore ed il banco!

GIORGIO PANATTONI. Secondo settore, seconda fila dall'alto.

DANIELE FRANZ. Però, reciprocità, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la votazione non è stata ancora chiusa! Vi potete abbassare, per cortesia? Onorevole collega, passi al banco posteriore, in questo modo non sorgeranno equivoci inutili... adesso siamo a posto.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 505
Votanti 500
Astenuti 5
Maggioranza 251
Hanno votato
214
Hanno votato
no 286).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Marinello non ha funzionato e che lo stesso avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Passiamo ora alla discussione della questione sospensiva Boato ed altri n. 1.
Ricordo che, a norma dell'articolo 40, comma 3, del regolamento, ha facoltà di illustrare la questione sospensiva uno solo dei proponenti, per non più di dieci minuti; può poi intervenire, per non più di cinque minuti, un deputato per ciascuno degli altri gruppi.
L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la sua questione sospensiva n. 1.

MARCO BOATO. Signor Presidente, signori numerosissimi, anche se disinteressati, rappresentanti del Governo... signor Presidente, se si potessero evitare i capannelli al banco del Governo...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di non disturbare.

MARCO BOATO. Signor Presidente, colleghi deputati, mi dispiace che poco fa, nell'ultimo telegramma del suo intervento, il relatore Bruno abbia anticipatamente dichiarato che la questione sospensiva che mi accingo ad illustrare abbia un valore ostruzionistico. È una mancanza di rispetto...

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Non è questo, consentimi.


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MARCO BOATO. C'era molto rumore...

DONATO BRUNO, Relatore per la maggioranza. Ho detto esattamente il contrario!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi non potete dialogare tra di voi, perché sareste i soli a sentire, mentre qui siamo in seicento!

MARCO BOATO. Il relatore Bruno ha detto: non voglio dire che sia una proposta ostruzionistica, ma è inutile. Tuttavia, dirlo prima che venga illustrata e magari ascoltare il mio intervento, che si svolgerà pacatamente, a me non sembra corretto.
Prima dell'esame parlamentare di questa materia vi sono stati ripetuti inviti e dichiarazioni di disponibilità da parte di esponenti della maggioranza di centrodestra a un confronto aperto e non precostituito; li abbiamo ascoltati e ne abbiamo preso nota.
Le forze politiche dell'Ulivo hanno presentato una propria proposta di legge unitaria - condivisa da tutti i gruppi parlamentari dell'Ulivo e da tutte le componenti - inserendo all'interno della stessa il massimo delle garanzie, anche sotto il profilo giurisdizionale.
Ne discuteremo semmai più avanti se non verrà accolta la questione sospensiva, ma all'articolo 12 della proposta di legge dell'Ulivo è prevista la possibilità di impugnare i provvedimenti dell'autorità di garanzia di fronte alla corte d'appello ed è previsto, eventualmente, il ricorso contro le decisioni della corte d'appello dinanzi alla Corte di cassazione in un collegio speciale presieduto dallo stesso presidente della Corte di cassazione.
Le forze politiche dell'Ulivo hanno anche dichiarato l'interesse ad affrontare a suo tempo (cioè prima che iniziasse l'esame parlamentare) le questioni poste dal parere del professor Caianiello, parere richiesto non da noi ma dalla maggioranza. Si tratta di un parere fortemente critico sia nei confronti del disegno di legge governativo, sia nei confronti delle proposte dell'Ulivo. Ripetutamente, anche da parte dello stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, era stata allora espressa l'intenzione di superare l'originaria proposta del Governo per recepire le osservazioni critiche del professor Caianiello.
Nel corso delle molte audizioni svoltesi in sede di indagine conoscitiva deliberata da parte della Commissione affari costituzionali erano emerse molteplici opinioni e proposte, sia pure diversificate, come è ovvio che sia in dottrina, per rendere più rigoroso ed incisivo il testo legislativo in materia di conflitto di interessi, quale che fosse il testo (perché in quel momento erano molti i testi all'esame degli interlocutori in sede di indagine conoscitiva). Anche nel corso della discussione generale in Commissione, da parte delle forze politiche e dei gruppi parlamentari dell'Ulivo è stata manifestata la volontà di un approfondito confronto di merito.
La maggioranza di centrodestra ha adottato il comportamento che ricordo sinteticamente: se ne potrebbe discutere più a lungo, ma non ne ho il tempo. La maggioranza di centrodestra ha nominato un proprio relatore di centrodestra che coincide nella persona del presidente della I Commissione, a differenza del centrosinistra della scorsa legislatura che, essendo maggioranza in Parlamento, nominò l'allora deputato Frattini, esponente del centrodestra, relatore su questa materia. Il centrosinistra della XIII legislatura ha aperto fin dalla nomina del relatore un dialogo con il centrodestra di allora; il centrodestra di oggi ha fatto esattamente l'opposto. Avendo una maggioranza di 100 deputati in quest'aula ha nominato il relatore tra le sue file.
Per bocca del relatore è stata dichiarata incostituzionale la proposta di legge dell'Ulivo prima ancora che venisse presentata e depositata in Parlamento. Numerosi esponenti del centrodestra - fanno fede gli atti parlamentari - hanno teso a demonizzare la proposta di legge dell'Ulivo come finalizzata esclusivamente all'esproprio (è stato ricordato anche poco fa) senza neppure tener conto che non di questo si tratta. Infatti, l'articolo 7 della


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proposta di legge dell'Ulivo prevede una gradualità di misure ed il ricorso alle garanzie giurisdizionali. Non si è tenuto conto neppure dei contenuti delle precedenti proposte di legge a prima firma Berlusconi sia nella XII, sia nella XIII legislatura che, in particolare all'articolo 7, prevedevano la dismissione totale o parziale delle attività economiche o anche la stipulazione di contratti o atti che abbiano ad oggetto il trasferimento fiduciario. Ascoltando le parole del relatore Bruno si direbbe che Berlusconi della XII e della XIII legislatura ha presentato proposte di legge incostituzionali e qualche esponente del centrodestra, non il collega Bruno, direbbe che Berlusconi ha presentato proposte di legge comuniste.
Si è teso a demonizzare, come ho già detto, le proposte di legge dell'Ulivo dimenticando che già nelle proposte di legge Berlusconi erano contenute, con meno garanzie giurisdizionali, anzi con nessuna garanzia, proposte del tutto analoghe. Si è ipocritamente accettato di costituire un Comitato ristretto per utilizzarlo solo per imporre con la forza dei numeri l'adozione del disegno di legge del Governo come testo base escludendo tutti gli altri testi di legge e precludendo fin dall'inizio (non a caso il Comitato ristretto è durato poche decine di minuti) la possibilità di un testo unificato.
Si costituisce un Comitato ristretto se si vuole lavorare insieme per preparare un eventuale testo unificato e lo stesso è partito con l'adozione di un testo base. Il disegno di legge del Governo è stato ulteriormente peggiorato in Commissione in sede referente, in particolare, con le modifiche all'articolo 2 - guardate sulla colonna di sinistra il testo originario del Governo e sulla colonna di destra le modifiche in neretto introdotte -, vanificando totalmente la stessa possibilità di esistenza del conflitto di interessi, al di là delle espressioni formali.
Salvo alcuni aspetti puramente lessicali, non è stato accettato alcun emendamento di merito - e parlo solo di emendamenti di merito - presentato dall'Ulivo. Ieri - me ne sono dispiaciuto e mi dispiace che non ci sia stato un ripensamento in sede di replica - il pur stimatissimo (lo dico sinceramente ma, in questo, dissento da lui) relatore e presidente della I Commissione ha addirittura dichiarato la volontà della maggioranza di proseguire sulla propria strada, impermeabile a qualunque reale proposta emendativa, usando, addirittura, il sarcasmo in una dichiarazione all'ANSA delle ore 19 di ieri sera: «Se vogliono lasciare a noi come maggioranza l'approvazione del testo, noi lo faremo e loro continueranno a fare il girotondo».
Non è decoroso che un relatore per la maggioranza, di fronte ad un'opposizione che punto per punto si confronta in quest'aula con i propri emendamenti su tutte le questioni, faccia battute sarcastiche di questo genere, quando fanno parte della maggioranza Alleanza nazionale, che nel 1993 faceva circolare in quest'aula le manette, e la Lega che, nello stesso anno, in Assemblea sbandierava il cappio e la forca (Commenti di deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Mi pare che, pur non avendo molta simpatia per girotondi vari, sia ben più legittimo un eventuale pacifico girotondo fuori dal Parlamento rispetto a chi, nello stesso - e sono attuali membri della maggioranza che allora stavano all'opposizione -, ha usato i metodi che ho ricordato.
Non credo che sia corretto un confronto parlamentare quando si invita a fare il girotondo perché, tanto, la maggioranza va avanti per la sua strada. Nel corso della discussione sulle linee generali in Assemblea, a parte la questione degli enti locali - il relatore lo ha ricordato ed è vero - su cui c'è la disponibilità del Governo ad approvare un emendamento (questione che, comunque, non era compresa nel disegno originario del Governo), hanno fatto tutto da soli: in Commissione hanno inserito gli enti locali e in Assemblea li toglieranno! Abbiamo detto che sbagliavano ed hanno fatto marcia indietro


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ma, a parte tale questione, non c'è stata la benché minima apertura ad un riesame del testo.
Per questi motivi, signor relatore, non è un pretesto e non è inutile la questione sospensiva. Ponendo ora la questione sospensiva, con un rinvio ad una data fissa di pochi giorni - il 14 marzo, quindi, fra poco più di due settimane -, i gruppi dell'Ulivo propongono alla maggioranza un'ultima verifica delle proprie dichiarazioni sulla volontà di un confronto aperto che, finora, non ha avuto alcun riscontro nei fatti. Tuttavia, ministro Frattini - lei sa che l'ascolto con attenzione - ancora pochi giorni fa, citando un'agenzia del 22 febbraio lei ha dichiarato: «Intanto rivolgo un appello all'opposizione affinché collabori, non sarebbe un bello spettacolo se il conflitto di interessi fosse approvato soltanto dalla maggioranza».
Queste parole, lette testualmente, hanno un senso se a queste dichiarazioni anche recentissime - non parlo di quelle di due mesi fa - corrisponde una concreta disponibilità a confrontarsi nel merito, non se sussiste (come c'è, salvo alcune modifiche formali) un testo blindato.
Signor Presidente, proponiamo, quindi, alla maggioranza una breve pausa di riflessione in aula fino al 14 marzo, con la possibilità, eventuale, di un rinvio in Commissione per pochi giorni, in modo da poter riesaminare l'intera materia e fare quel confronto che, a parole, viene auspicato e, nei fatti, è stato totalmente cancellato.
È l'ultima occasione preliminare che i gruppi parlamentari dell'Ulivo decidono di proporre seguendo - dico io - il monito evangelico: «fate ciò che dicono, non fate ciò che fanno». Ma, adesso, avreste l'occasione di farlo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, colleghi della maggioranza, voi direte: le state provando tutte! Sì, le stiamo provando tutte. Stiamo provando ogni iniziativa utile, consentita dal regolamento, per aiutarvi ad evitare quello che noi consideriamo un grave errore.
Votare un disegno di legge che non risolve il problema, votarvelo da soli, sapendo che il problema è in casa vostra e sapendo che questo testo peggiora, sotto il profilo della legittimità, lo statu quo ante, pretendendo di legittimare ciò che non è legittimabile è, prima di tutto, un grave errore. È un errore perché alimenta una polemica che non potrà essere tacitata nei prossimi mesi e nei prossimi anni solo con elementi formali; è un errore perché espone il nostro paese ad uno strascico di diffidenza internazionale che durerà per l'intera legislatura; è un errore perché consolida e struttura un sospetto per così dire nazionale, cioè di tutti gli italiani, che ogni provvedimento del Governo sia potenzialmente e sostanzialmente viziato. Inoltre, si tratta di un disegno di legge oggettivamente non giusto, non utile, a disegnare una seppur non punitiva, ma necessaria, separazione dei poteri.
Ieri sera il ministro Frattini ha riconosciuto che, di fronte a questo tema complesso e delicato, nessuno può dichiarare, cito testualmente: «di avere una risposta unica, univoca e definitiva». Dunque, ci appelliamo a questa sua onesta affermazione, signor ministro, per chiedere la sospensione e il ritorno in Commissione di questo testo. Siamo ancora in tempo, siete - colleghi della maggioranza e rappresentanti del Governo - ancora in tempo.
A noi non interessa un mero agonismo parlamentare, per di più dall'esito pressoché certo. A noi interessa poter concorrere alla predisposizione di una legge almeno meno dannosa, sapendo che, vista la situazione del nostro paese - lo riconoscerete, situazione del tutto singolare almeno sotto questo profilo -, questa è una legge fondamentale per la nostra democrazia.
Sì, signori del Governo, stiamo maneggiando materiali legislativi molto delicati e intrecciati con la qualità della democrazia e con la sua capacità di assicurare fondamentali diritti di cittadinanza, quali


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quelli della libertà e del pluralismo informativo; si tratta, dunque, di diritti fondamentali.
Ieri sera, mi hanno impressionato - consentitemi, amici della maggioranza - alcuni interventi di autorevoli colleghi, tutti organizzati attorno ad una stretta e, per la verità, spesso discutibile logica giuridicistica e assolutamente indifferenti all'intreccio di questo provvedimento con la condizione democratica del paese.
Cari colleghi della maggioranza, esonerare la proprietà dei patrimoni e la titolarità di concessioni pubbliche dalla disciplina del conflitto di interessi significa per molti aspetti, considerata la situazione italiana, rendere persino marginale la parte del disegno di legge - egualmente carente - riguardante gli aspetti sanzionatori.
Ministro Frattini, su cosa ci fate discutere? Su cosa dobbiamo votare, colleghi della maggioranza? Ve ne rendete conto? Di niente! Avete esonerato la proprietà del patrimonio e la titolarità di concessioni dello Stato dal conflitto di interesse per chi esercita una funzione di Governo. Di cosa dobbiamo discutere? Non sarebbe meglio tornare in Commissione per verificare se sia possibile ciò che non lo è stato la settimana scorsa: una nuova stesura minimamente coerente e rilevante sotto il profilo giuridico e politico. Non giochiamo al rinvio per il rinvio. Credeteci. Ma è sicuramente più serio e responsabile fare un nuovo tentativo fra una settimana per trovare una soluzione che assomigli ad una soluzione, piuttosto che accontentarsi di una non soluzione oggi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mussi. Ne ha facoltà.

FABIO MUSSI. Signor Presidente, intervengo a favore della questione sospensiva Boato ed altri n. 1. L'argomento è il seguente: il testo è svuotato di ogni significato. Ora, forse ciò non è esattissimo: a guardar bene, qualche significato questo disegno di legge ce l'ha. A suo modo è un testo perfetto e risolutivo: abolisce il conflitto e mantiene gli interessi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo). È una soluzione suggestiva ed artistica, apprezzabile se uno avesse voglia di scherzare magari con quel risus aristotelico di cui parlava l'onorevole Soda. Piuttosto, qui sarebbe meglio una risata omerica, collega Soda, se si avesse voglia di scherzare. L'argomento non è di quelli che chiamano scherzo.
Dunque, per un liberale l'esistenza dello Stato di diritto, della democrazia, di una libertà moderna e autentica dipende da pochi principi aurei. Primo: la separazione dei poteri dello Stato. Secondo: una tensione costante alla separazione tra proprietà e potere, tra ricchezza e potere. Terzo: il pluralismo dell'informazione, quella particolare merce, onorevoli colleghi, che ha a che fare con l'egemonia culturale e con il consenso politico. Ministro Frattini, è vero ciò che lei ha detto ieri, quando ha rivolto un appello a non personalizzare: una legge non vale per un solo soggetto. Ma tanto più, colleghi, in un paese in cui uno solo, che è Capo del Governo, possiede assicurazioni, case editrici, agenzie di pubblicità, TV e partecipazioni azionarie ovunque, tanto più in quel paese è necessaria una norma cogente per tutti. È necessaria come l'aria che si respira. E, invece, questo disegno di legge ha il sapore acido della truffa.
Cos'è in conflitto, secondo questo disegno di legge? Sono atti futuri di governo, non proprietà attuali. Mettere in conflitto proprietà e interesse pubblico vuol dire esproprio proletario, secondo l'autorevole parere di molti colleghi. Obbligo a vendere: esproprio proletario. C'è un limite alla propaganda: l'obbligo a vendere esiste in paesi dove c'è non il consiglio dei soviet, ma la democrazia liberale. Il Presidente degli Stati Uniti Carter dovette vendere le peanut - le noccioline -, figurarsi le televisioni! Ministri in carica della Presidenza Bush hanno dovuto vendere i loro


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pacchetti azionari nella settimana stabilita dall'authority americana, la settimana del crollo della borsa. Per fare i ministri hanno dovuto rinunciare ad una parte del loro patrimonio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
Nel disegno di legge si prevede, per gli interessati, l'obbligo di astensione da atti di governo, quando per esempio si discuta o si decida nel Consiglio dei ministri. C'è bisogno di un'altra ristrutturazione di Palazzo Chigi per Berlusconi: ci vuole una porta girevole, ogni volta che il Consiglio dei ministri si riunisce (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Però, c'è l'authority che interviene. Che potere ha? Quali sono le sanzioni? L'authority ha la possibilità, quando verifichi un conflitto d'interessi, di dire con voce stentorea: «birichino!» e poi di vedere l'effetto che fa.
Naturalmente, potrebbe sempre intervenire il Parlamento. Ma, onorevole Frattini, in un regime bipolare non è pensabile attribuire alle maggioranze parlamentari una volontà sanzionatoria fino alla sfiducia verso membri di governi che ne sono espressione. Ma c'è l'opinione pubblica - lei dice nella sua presentazione - che travolgerebbe esponenti politici poco corretti. A parte il fatto che siete pronti, di fronte alle voci di opposizione che si levano dalla società, a evocare il terrorismo, mettendo vergognosamente in collegamento la bomba di stanotte e il Palavobis (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani), a riprova del rispetto che avete per l'opinione pubblica: che liberali! Ci si appella alla potenza dell'opinione pubblica per risolvere il conflitto di interessi, avendo il potere, grazie al conflitto di interessi in atto di chi governa controllando il sistema dell'informazione, di creare opinione pubblica. E qui il cerchio si chiude (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Quale imparzialità, quale bene pubblico: parole.
Se andate avanti, cari colleghi, voi vi apprestate a dare un altro colpo di demolizione dello Stato di diritto, a degradare ulteriormente l'etica pubblica, a ridurre la libertà di tutti. Fermatevi e ragioniamoci ancora (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, presidente Bruno, a questo gruppo lei non potrà fare il rimprovero che nella parte terminale del suo intervento ha fatto agli altri. Come potrà testimoniare il Presidente della Camera Casini, il gruppo di Rifondazione comunista non voleva in calendario questo provvedimento neanche questa settimana.
Quindi, è con maggiore logica e razionalità che noi vi chiediamo di sospendere la discussione di questo provvedimento. Lo facciamo con una richiesta elementare, semplice, chiarissima. Nel vostro testo - è paradossalmente sopraggiunta questa precisazione dai lavori della Commissione - impresa e patrimonio sono esplicitamente immuni da ogni incompatibilità. Basta leggere l'articolo 2, comma 2 del vostro disegno di legge, per comprendere che in questa maniera rendete vana ogni forma di incompatibilità. Questa disposizione, sopraggiunta in Commissione nel testo, rende - lo dico proprio nella maniera più semplice e lineare - inesistente ogni forma di conflitto di interesse.
Come dicevano prima i colleghi intervenuti, voi pensate che solamente con un breve intervento, con un accorgimento, con una - non so - possibilità di persuasione dell'antitrust (che è svuotata di ogni potere d'indagine) qualora essa colga in fallo un ministro, semplicemente suggerendo


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ai Presidenti delle Camere che quel ministro è caduto in fallo si determini una qualche forma di incompatibilità e di conflitto? Non c'è nessun potere cogente.
La verità - noi lo diciamo apertamente ed esplicitamente - è che voi, con questo testo, volete legittimare il conflitto di interessi. L'uso di potere pubblico volto a valorizzare, proteggere e garantire il valore patrimoniale del titolare della carica pubblica è inconciliabile con qualsiasi forma di civiltà giuridica. Voi disattendete l'articolo 51 della Costituzione, uno dei suoi pilastri fondanti. Questo articolo afferma che l'accesso a pubblici uffici ed a cariche elettive è garantito a tutti i cittadini in condizioni di eguaglianza, e solo a tali condizioni può essere garantito.
Ieri, abbiamo già avuto modo di polemizzare con il ministro Frattini, il quale parlava del gravosissimo onere di chi è chiamato a rivestire una carica pubblica: poveretto! Voi dite che attraverso l'obbligo di vendita, in realtà, si penalizza qualche soggetto appartenente alla società civile. Ebbene, la scelta è libera! Signor ministro, si immagini quale dramma e quale dolore può provare una persona che deve decidere se fare il Presidente del Consiglio dei ministri, il ministro, oppure valorizzare il proprio patrimonio ed il proprio apparato industriale o, magari, gli strumenti della comunicazione, così forti dal punto di vista della manipolazione del consenso. Non mi pare una scelta drammatica, essa invece è, per l'appunto, una scelta libera.
Signor ministro, la verità è l'esatto contrario; se non si mette mano ad una incompatibilità chiara e netta fra potere economico e potere politico, la verità è che voi selezionate una parte della società civile, ma a ricoprire incarichi di alto livello e di Governo della cosa pubblica portate solo coloro che possiedono quel patrimonio e quegli strumenti eccezionali. D'altronde, come ieri ebbi già modo di dire, basta guardarsi attorno; con grande difficoltà vedo una rappresentanza composta da coloro che vivono del proprio reddito da lavoro dipendente. La verità è che il vulnus che volete produrre consiste esattamente in un sistema di selezione alla rovescia.
Per questa ragione vi chiediamo di riportare il testo in Commissione, anche perché crediamo sia giusto disinquinare la politica da coloro che, in virtù dei loro potenti mezzi, possono determinare coercizione ed un consenso manipolato. Per questa ragione e per ricostruire gli interessi collettivi rispetto agli interessi privati vi chiediamo - e voteremo a favore di questa questione sospensiva - di riportare il testo in Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, abbiamo compreso che questo disegno di legge non piace all'opposizione, ma di fronte alla richiesta di sospensiva ci siamo chiesti il perché di questa sospensione. La risposta non la diamo con le nostre parole, ma con le parole di autorevoli esponenti dell'opposizione: con le parole pronunciate ieri dall'onorevole Merlo, secondo il quale, ogni compromesso su questo punto non è possibile. Non lasciano spazio né il diritto né la ragione. La possiamo dare con le parole del presidente del gruppo senatoriale dei Democratici di sinistra, il quale ha affermato che, riguardo a questo argomento, non è possibile migliorare la legge. Quindi, se questo è il punto di vista dell'opposizione, perché dovremmo sospendere?
Se l'opposizione non acconsente minimamente, nemmeno di fronte ad un tentativo dal suo punto di vista migliorativo, in relazione allo spartiacque che è stato proposto tra titolarità e gestione di impresa, perché dovremmo sospendere l'esame di questo provvedimento? La verità è che nulla accontenta l'opposizione!
Il rilievo mosso ieri nella discussione sulle linee generale ha trovato conferma oggi nella lettura della questione pregiudiziale. Se anche dal centrodestra si accettasse il principio della negazione della titolarità delle azioni, vale a dire la dismissione della proprietà delle azioni, all'opposizione


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non andrebbe bene perché, come ha ricordato con irruente eloquio l'onorevole Soda, si deve colpire o evitare non solo il vero, ma la frode; si deve colpire ed evitare non solo ciò che è, ma ciò che si immagina potrebbe essere compiuto in frode alla legge, tanto che nella questione pregiudiziale avete scritto che non può non configurare conflitto di interessi, in quanto la disciplina del conflitto non può prescindere dall'ipotesi che il conflitto stesso insorga per via indiretta, ad esempio, attraverso l'interposizione reale o fittizia. La vendita diventerebbe, per voi e per la polemica, fittizia! Non c'è spazio per il compromesso, non c'è spazio per la questione sospensiva (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, alcuni deputati, gli onorevoli Sgobio, Cento e Buemi, mi hanno chiesto di parlare come appartenenti al gruppo misto. Non potrebbero farlo, perché è già intervenuto l'onorevole Boato. Tuttavia, poiché comprendo la loro richiesta, concedo a ciascuno di loro la parola per due minuti, non di più. Tra l'altro, è già uno strappo alla regola.
Prego, onorevole Sgobio. Ha facoltà di parlare.

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esprimeremo un voto favorevole sulla questione sospensiva in discussione perché riteniamo che questo disegno di legge possa essere migliorato, tant'è vero che, in questo caso, raccoglieremmo l'invito dei colleghi, del ministro Frattini che ha proposto tale provvedimento, ad un confronto reale con l'opposizione. Chiediamo di aprire tale confronto reale, senza vincoli e senza pregiudizi.
Tra l'altro, nel testo del disegno di legge vi sono alcuni elementi che indubbiamente potrebbero essere migliorati. Vi sono alcuni nodi che potrebbero essere sciolti ed alcune interpretazioni che potrebbero essere chiarite.
Mi spiego: si è parlato, non nel testo, ma nel corso del dibattito, di esproprio proletario nel caso in cui il provvedimento prevedesse la dismissione delle proprietà delle azioni da parte di coloro che fossero in conflitto di interessi. Vorrei ricordare che un esproprio è un'azione coercitiva che viene operata nei confronti di un terzo da parte della pubblica amministrazione. In questo caso non c'è nessuno, assolutamente nessuno, che obbliga un cittadino italiano a ricoprire l'incarico di ministro, di Presidente del Consiglio dei ministri o una di quelle figure espressamente previste dal provvedimento. È una propria scelta, è una scelta che di per sé viene compiuta e nel momento in cui ciò accade, così come avviene in un paese non comunista come gli Stati Uniti d'America, quella scelta rappresenta, come per tutti, un onere.
Si può, tuttavia, correggere un aspetto. Avete detto che non si tratta di un provvedimento fatto per una persona...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Sgobio.

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Concludo, signor Presidente. Non si tratta di un provvedimento fatto per una sola persona o di personalizzare. È vero! Avete tentato di estendere il beneficio ad altri soggetti: mi riferisco ai presidenti delle province, ai sindaci o ad altri tipo di amministratori. Insisto nel dire che avete tentato, perché è scritto nel provvedimento, a prescindere da ciò che accadrà successivamente. Avete tentato (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). ...Avete tentato... se mi fate parlare...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sgobio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento, al quale ricordo che ha due minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, prima di spendere i due minuti che lei sembra avermi concesso, vorrei richiamare la sua attenzione sul regolamento. È infatti del tutto evidente - parlo ovviamente,


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al di fuori dei due minuti che lei mi ha concesso per intervenire nel merito... (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Dovete pazientare, onorevoli colleghi, perché ve la dovete guadagnare questa legge!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, la prego di continuare. La prego inoltre di parlare al microfono perché non ho il piacere di sentirla...

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, dovrebbe far tacere i suoi colleghi del centrodestra! (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non allunghiamo inutilmente i tempi. Onorevole Cento, la prego di continuare.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, lei ha ricordato che le componenti del gruppo misto non potevano intervenire, essendo stata presentata, con grande efficacia, la questione sospensiva, dall'onorevole Boato, presidente del gruppo misto, che l'ha illustrata. Credo che questa interpretazione del regolamento sia forzata. La prego, in tal senso di leggere il regolamento sul punto. La regolamentazione generale dei nostri lavori attribuisce alle componenti formalmente costituite all'interno del gruppo misto la possibilità di intervenire sulle questioni che è concessa ai gruppi formalmente riconosciuti dalla Camera, ovviamente con una disponibilità di tempo diversa. È del tutto evidente che, anche in questo caso, le componenti del gruppo misto, nella loro autonomia, possono intervenire ed esprimere la propria dichiarazione di merito rispetto alla sospensiva che, casualmente, è stata presentata in questo caso dall'onorevole Boato, presidente del gruppo misto.
Credo che, anche perché si potrebbero verificare nel corso di questa come di altre discussioni alcuni precedenti che sarebbe sbagliato accettare così come lei ha enunciato poco prima, sia opportuno che lei formalmente, prima di procedere, chiarisca quali siano i termini della questione, perché si tratta di un punto essenziale. Successivamente entreremo nel merito...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, con molta cortesia istituzionale e garbo, le ricordo che lei ha già parlato due minuti; ponendomi un problema generale che annoto è già intervenuto per due minuti. Se intende parlare per due minuti nel merito della questione per la quale ha chiesto la parola, noi la stiamo ascoltando.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, prendo atto del fatto che lei annota il problema; intendo tuttavia conoscere come intenda procedere su tale aspetto.

PRESIDENTE. Onorevole Cento, la mia esperienza parlamentare, che inizia nel 1983, mi consente di comprendere sufficientemente quando qualcuno solleva una questione pretestuosamente o pubblicitariamente.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, non è un intervento pretestuoso. Il ruolo delle componenti del gruppo misto non è un problema...

PRESIDENTE. Onorevole Cento, si tratta di una questione chiarita dal regolamento e sulla quale non intendo continuare il dibattito. Lei intende parlare per due minuti sul merito della questione? In questo caso ha la parola.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, intendo ovviamente parlare. Tuttavia, ritengo che il problema rimanga aperto.
Nel merito, credo che la sospensiva presentata dall'onorevole Boato e da altri colleghi parlamentari rappresenti una richiesta legittima, con riferimento sia al metodo sia al merito dei lavori di questa aula.
Abbiamo una proposta del Governo e della maggioranza illustrata ieri dall'onorevole Frattini che muove in realtà dall'obiettivo di affrontare e risolvere il conflitto di interessi, salvo poi, nel merito


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della declinazione della proposta di legge al nostro esame, non risolverlo. Anzi, esso permane e viene addirittura legittimato attraverso un iter procedurale nella definizione dello stesso conflitto di interessi, un iter che esclude qualsiasi possibilità di intervento del Parlamento in un sistema bipolare.
Credo che questa scelta da parte del Governo, ovvero, da una parte, quella di chiudersi ad un rapporto politico nelle Commissioni e in aula con l'opposizione, dall'altro quella di blindare il testo rispetto alle esigenze di un Presidente del Consiglio che già ora è portatore di un conflitto di interessi e che quindi richiama la propria maggioranza alla soluzione, ossia alla non soluzione del conflitto di interessi, rappresenti una anomalia delle procedure parlamentari e della discussione di merito.
La richiesta di sospensione non è altro - credo correttamente - che il tentativo di riportare il provvedimento nella Commissione di merito per un breve tempo, data la necessità di una discussione approfondita e di individuare, anche alla luce delle legislazioni di altri paesi, lo strumento più efficace non per colpire questa o quella persona, ma per garantire che chi ha responsabilità di governo nel nostro paese sia imparziale rispetto ai compiti che gli vengono assegnati nel momento in cui assume un incarico rilevante nella vita pubblica.
Credo sia sbagliato da parte del Governo, della maggioranza e del ministro Frattini avere un atteggiamento di autosufficienza nei confronti dell'opposizione su un tema tanto importante che riguarda la legalità e la democrazia nel nostro paese, perché rischia di aprire uno scontro frontale, in questo Parlamento e nel paese, a cui credo l'Ulivo e il centrosinistra, nel permanere dell'attuale atteggiamento della maggioranza, non possono e non devono sottrarsi. Hai voglia a fare come fa il ministro della giustizia Castelli, come ha tentato di fare nei giorni scorsi il ministro dell'interno (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale) criminalizzando chi, nel paese, legittimamente, costruisce momenti di mobilitazione esterni al Parlamento per far sentire la voce dell'opinione pubblica, quella stessa opinione pubblica che, ieri, il ministro Frattini ha richiamato come possibile sanzione politica di fronte al manifestarsi del conflitto di interessi: da una parte la si richiama e la si presenta come soluzione che il Governo propone per il conflitto di interessi, dall'altra la si criminalizza e addirittura si tenta impropriamente - come è stato fatto anche oggi - di utilizzare episodi gravi, che vanno condannati con forza, per dire e fare intendere che, forse, dietro le manifestazioni come quella del Palavobis si costruiscono le condizioni per chissà quali atti di terrorismo che, invece, vanno respinti con grande determinazione.

PRESIDENTE. La invito a concludere, onorevole Cento.

PIER PAOLO CENTO. Concludo, signor Presidente, richiamando l'attenzione del Governo e della maggioranza sulla necessità di votare a favore della questione sospensiva Boato ed altri n. 1 e, attraverso tale strumento, di riaprire condizioni di confronto, anche duro, tra posizioni diverse, ma che ci consenta di rendere quest'Assemblea parlamentare come un luogo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, mi chiedo per quale ragione stiamo discutendo di fronte ad un problema grande come una montagna, impossibile da risolversi oggi. In una situazione normale, destra e sinistra sarebbero concordi nel ritenere certe situazioni di evidente incompatibilità per conflitto di interessi. Ma oggi c'è un caso concreto che impedisce una convergenza che in una situazione teorica sarebbe scontata, in quanto il conflitto di interessi ha un punto di sostanza


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inconfutabile nel risultato che deriva dalle decisioni che vengono assunte da colui che si trova in una situazione di presunto conflitto di interessi, se nelle decisioni del governante, sia esso sindaco o Presidente del Consiglio, passando per consiglieri e parlamentari, provoca vantaggi diretti a se stesso ovvero al proprio patrimonio oppure indiretti, creando svantaggio alla propria concorrenza. È lì che si sostanzia il conflitto di interessi, non nella direzione dell'azienda.
Che fare, quindi? Credo sia necessario affidarsi a comportamenti che, nella loro misura ed equilibrio, facciano in modo che, in giro per il paese, rimanga la minor quantità di macerie possibile. Non è una resa: è la presa d'atto che non abbiamo ancora toccato il fondo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione sospensiva Boato ed altri n. 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 534
Maggioranza 268
Hanno votato
232
Hanno votato
no 302).

La Camera può pertanto procedere alla discussione degli articoli del disegno di legge n. 1707.
La ripartizione dei tempi riservati all'esame degli articoli sino alla votazione finale del disegno di legge è pubblicata in calce al vigente calendario dei lavori (vedi resoconto stenografico della seduta del 31 gennaio 2002).

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