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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Disposizioni in materia ambientale.
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione sulle linee generali del disegno di legge è pubblicata in calce al vigente calendario (vedi resoconto stenografico della seduta del 31 gennaio 2002).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Informo che il presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi del comma 2 dell'articolo 83 del regolamento.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Foti.
TOMMASO FOTI, Relatore. Signor Presidente, colleghi, questo è il primo provvedimento collegato alla legge finanziaria 2002 che viene presentato all'attenzione dell'Assemblea. Nonostante la Commissione abbia avuto poco tempo a disposizione per esaminare il provvedimento, mi sembra di poter dire che sia stato svolto un buon lavoro e che, soprattutto, si sia svolto in un clima estremamente corretto tra maggioranza e opposizione. Laddove sono state sollevate questioni, si è cercato anche di comprenderne le ragioni, nei limiti del possibile, e, alla fine, il provvedimento è giunto in aula composto di ventitré articoli, rispetto ai dodici iniziali.
L'obiettivo del disegno di legge al nostro esame è avere delle norme che tutelino, salvaguardino e valorizzino il patrimonio ambientale del nostro paese e le modifiche introdotte vanno in questo
senso. Mi permetterò di dire soltanto che, anche e soprattutto per impulso del Governo, alcune questioni, rispetto alle quali, durante l'esame della legge finanziaria, si era elevata una vibrata protesta da parte dell'opposizione, sono state esaminate - penso di poterlo dire - con reciproca soddisfazione. Infatti, di là delle diverse tesi che ognuno di noi propugna, nessuno ha potuto più gridare allo scandalo, ad esempio, per un emendamento come quello relativo alla bonifica dei siti.
Anche grazie al lavoro di ridefinizione che sarà svolto domani dal Comitato dei nove, mi pare di poter dire fin da oggi che si tratta di una norma equilibrata, che cerca di risolvere alcune annose questioni nel nostro paese, come quella della bonifica dei siti, di cui tanto si parla, a volte giornalisticamente si tratta di una situazione di grave nocumento per la salute dei cittadini e, ciò nonostante, disciplinata - per lo meno fino ad oggi - da norme di difficile applicazione e, quindi, pleonastiche.
Vorrei ricordare i temi più importanti che la Commissione ha affrontato durante l'esame di questo provvedimento, oltre a quello poc'anzi riferito della bonifica dei siti: la pianificazione paesistica dei parchi, le procedure relative ai rifiuti, la disponibilità dei beni demaniali. Su questo punto, mi permetto di rilevare che l'articolo 71 della legge finanziaria 2002 è già stato abrogato da parte del Senato, in occasione dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di accise. La VIII Commissione ha ritenuto, dunque, concluso l'argomento proprio per l'avvenuta approvazione di quell'emendamento da parte del Senato.
Per quanto riguarda i pareri espressi dalle Commissioni sul disegno di legge in esame, non posso non sottolineare favorevolmente i pareri resi dalla I e XIV Commissione, perché forniscono un ampio quadro di certezze in ordine ai profili di costituzionalità e di compatibilità comunitaria del provvedimento.
È stata attentamente vagliata ogni utile indicazione pervenuta dalle varie Commissioni di merito. In particolare, vorrei affermare in questa sede che sono state integralmente recepite tutte le osservazioni pervenute dalla V Commissione, perché dovere primario del legislatore era quello di garantire la copertura finanziaria del provvedimento in esame. Non è stato, invece, recepito il parere espresso dalla X Commissione, in quanto pare al relatore (ma credo che l'intera Commissione sia sulla stessa lunghezza d'onda), che lo stesso superi i limiti della competenza riservata alla Commissione, nell'ambito dell'esame del provvedimento. Ritengo che il parere debba essere circoscritto a questo provvedimento. Rappresenterebbe un brutto inizio dell'attività parlamentare se le Commissioni di merito oltrepassassero i compiti ed esse assegnati nell'ambito dell'esame dei provvedimenti.
Il testo sottoposto all'esame dell'Assemblea si compone di ventitré articoli. Abbiamo soppresso alcune norme che avevano trovato collocazione in altri provvedimenti legislativi. Vorrei ricordare, in particolare, tutte le disposizioni inserite nella legge finanziaria 2002.
Vorrei esaminare, sommariamente, articolo per articolo, il provvedimento. L'articolo 1 integra, a partire dal 2002, lo stanziamento previsto ai fini dell'armonizzazione del trattamento economico dei dipendenti del Ministero dell'ambiente. L'articolo 2 provvede al potenziamento dell'organico del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente. L'articolo 3 stanzia provvidenze per il potenziamento del ruolo e delle competenze del Ministero dell'ambiente. L'articolo 4 stanzia 4.900.000 euro per il potenziamento della strategia della prevenzione dei controlli ambientali, anche attraverso l'istituzione di osservatori ambientali. L'articolo 5 prevede il trasferimento dei compiti e delle risorse dell'ICRAM (Istituto centrale per la ricerca applicata al mare) all'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici. L'articolo 6 autorizza la spesa di risorse per l'attuazione di un programma di comunicazione ambientale, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi di più elevata rilevanza ambientale. L'articolo 7 interviene in merito al funzionamento
delle aree marine protette. L'articolo 8 riguarda la gestione dei parchi sommersi di Baia e Gaiola. L'articolo 9 intende introdurre norme relative al settore della manutenzione idraulica e forestale in Calabria e gli articoli 10 e 11 si occupano dei siti da bonificare (mi pare significativo l'inserimento di almeno un sito, quello relativo a Brescia-Caffaro, perché tale argomento ha tenuto sicuramente banco negli ultimi mesi, in modo importante nel nord Italia, soprattutto in Lombardia). L'articolo 12 prevede un nuovo meccanismo procedurale, relativo alla bonifica dei siti. L'articolo 13 definisce, in via normativa, l'istituzione del reparto ambientale marino (RAM) presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Inoltre, l'articolo 14 detta modifiche al decreto legislativo n. 22 del 1997 (cosiddetto decreto Ronchi) ed è particolarmente significativo perché va nella direzione di una semplificazione delle procedure previste dalla normativa vigente.
Con l'articolo 15 si prevede l'abrogazione - ed anche questo aspetto mi pare degno di nota - della norma che consentiva forme di smaltimento improprie per i rifiuti sanitari. Si tratta di un emendamento che era già stato presentato nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria per il 2002. In quell'occasione, l'emendamento in questione era stato ritenuto estraneo alla materia, ma la Commissione si era fatta carico del problema ed aveva immediatamente annunciato che la norma di soppressione sarebbe stata inserita nel collegato alla finanziaria in materia ambientale, e così è avvenuto. Dal canto suo, l'articolo 16 consente il conferimento dei rifiuti organici provenienti da scarti di alimentazione umana, misti ad acque, trattati mediante speciali apparecchi trituratori.
L'articolo 17 modifica, ampliandola, la nozione di «velocipede», includendovi anche i veicoli dotati di motore ausiliario elettrico la cui propulsione è progressivamente ridotta dopo l'avvio quando il veicolo raggiunge i 25 chilometri orari. L'articolo 18 prevede la stipula di un accordo interministeriale per la realizzazione di un piano straordinario di telerilevamento, anche attraverso una convenzione tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ed il Ministero della difesa. L'articolo 19 introduce modifiche alla legge n. 36 del 1994 (cosiddetta legge Galli), in materia di proventi del servizio idrico. Gli articoli 20 e 21 introducono modifiche riguardanti il servizio sismico nazionale e l'articolo 22 prevede una misura procedimentale relativa agli incentivi per gli investimenti in campo ambientale, mentre l'articolo 23 si preoccupa di dare copertura finanziaria all'onere complessivo recato dai precedenti articoli comportanti spese.
In conclusione, mi pare che l'illustrazione testé fatta dimostri come la Commissione, sia pure in tre sedute soltanto, abbia cercato di dare il maggior numero possibile di risposte ai temi sul tavolo. In più occasioni, è stato affermato che questo collegato era magro, quasi scarno; mi pare, invece, che dall'esame e dal confronto parlamentare sia venuto fuori un collegato sicuramente più corposo, per merito sia degli interventi e degli emendamenti del Governo sia del recepimento di emendamenti presentati tanto dalla maggioranza quanto dall'opposizione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Stradella. Ne ha facoltà.
FRANCESCO STRADELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in discussione si segnala per alcune finalità che ritengo di grande significato politico.
Preliminarmente, voglio ricordare che esso mira ad integrare la complessa manovra di finanza pubblica, avviata dal Governo con il documento di programmazione economico-finanziaria del luglio
dello scorso anno e sostenuta con decisione dalla maggioranza parlamentare. Non ci sembra privo di significato che già il predetto documento indicasse le tematiche ambientali come elemento costitutivo della manovra. Tale scelta è in piena sintonia con gli indirizzi comunitari in tema di sviluppo sostenibile, anche di recente ribaditi dal VI programma di azione per l'ambiente.
Le tematiche ambientali non costituiscono più un capitolo in sé concluso delle politiche pubbliche, ma devono diventare un indirizzo permanente che attraversa tutte le politiche, in primo luogo la politica economica.
La presentazione del disegno di legge collegato ambientale ci impone quindi di dare atto al Governo di aver rispettato due impegni: il primo assunto con il Parlamento al momento della presentazione del documento di programmazione economico-finanziaria, il secondo, spesso strumentalmente messo in dubbio dall'opposizione, consistente nell'aver collocato l'ambiente, esattamente come richiesto dall'Unione europea, in una posizione centrale dell'azione di Governo. L'interesse dell'attuale maggioranza per le tematiche ambientali è dimostrato anche dal quasi contemporaneo avvio dell'esame di un altro importante provvedimento normativo volto al riordino dell'intero diritto ambientale italiano, nella consapevolezza che l'inquinamento normativo sia una delle cause dell'inquinamento ambientale (mi riferisco al disegno di legge delega atto Camera n. 1798). Dunque, a dimostrare l'infondatezza della tesi secondo cui la maggioranza che oggi governa il paese avrebbe relegato la materia ambientale in un ambito marginale rispetto a quanto non sia stato nella XIII legislatura, credo sia sufficiente il fatto che il Parlamento è oggi impegnato contemporaneamente su questi due consistenti provvedimenti normativi. Ma il vero punto politico è che negli indirizzi espressi da questa maggioranza, e in parte già trasfusi in norme presenti nel disegno di legge al nostro esame, risiede la possibilità di liberare le politiche ambientali dalle contraddizioni e dalle nebbie di una confusa agitazione massimalista e di avviare un'efficace politica di tutela dell'ambiente collocata nel cuore di una moderna economia di mercato, non più nostalgica di una naturalità tra l'altro mai esistita, ma rivolta al futuro, alle innovazioni della tecnologia, alle scoperte della scienza.
Quello che finora è mancato è un'attenzione ai risultati. Mai come negli ultimi anni si è avuta una crescita di sensibilità dell'opinione pubblica alle tematiche ambientali - riscaldamento del pianeta, mucca pazza, inquinamento elettromagnetico - eppure quasi tutti gli indicatori ambientali hanno segnato un peggioramento. A ciò non è estranea, a mio parere, anche la responsabilità della politica che ha fatto dell'ambiente più un tema da agitare che un terreno su cui operare con concretezza e con occhi puntati al risultato. Non credo sia un caso, anzi credo abbia un valore emblematico, che proprio negli anni in cui l'Italia assumeva anche sul piano internazionale le posizioni più allarmistiche e rigide sul problema del riscaldamento del pianeta e sul negoziato iniziato nel 1997 a Kyoto, proprio in quegli anni, che poi sono gli ultimi, le emissioni di gas serra nel nostro paese siano significativamente aumentate.
Questo disegno di legge esprime un nuovo indirizzo basato su due principi: il primo è quello della semplificazione e del superamento di misure inutilmente vessatorie, contrabbandate per ambientalismo spesso senza alcuna prova della loro efficacia. Il secondo consiste nel non contrapporre ambiente ed industria, ambiente e produzione, ambiente ed economia, perché il problema della tutela dell'ambiente è parte stessa del mondo della produzione e dell'economia e l'ambiente può e deve diventare un volano dell'economia stessa.
Il disegno di legge in esame reca delle misure di semplificazione, buona parte delle quali nel settore dei rifiuti. Come noto, il cosiddetto decreto Ronchi del 1997 viene continuamente ritoccato. Una rassegna completa di tutte le modifiche apportate, dei più disparati atti normativi adottati in meno di cinque anni e di quelli che il Parlamento ha avviato senza portare a
termine richiederebbe molto più tempo di quello che ho a disposizione e di quello che la vostra pazienza mi consentirebbe. Questa paradossale situazione, fatta di richieste e di modifiche proveniente da enti territoriali, imprese, consorzi e consumatori, deriva dalla stessa natura di quella legge e dalla logica iper-regolatrice e di dettaglio che la ispira. Alcune delle disposizioni sono infatti riconducibili a finalità imprescindibili per la tutela ambientale o necessarie per ottemperare alle norme comunitarie - e su questo nessuno discute - ma esse sono frammiste ad una miriade di aggravi procedurali inutili ed economicamente onerosi, a volte onerosissimi, nati dalla profonda convinzione che ogni attività economica sia da guardare con sospetto perché tendenzialmente aggressiva dell'ambiente.
Al contrario, molte disposizioni contenute nel disegno di legge oggi al nostro esame mirano a coinvolgere le organizzazioni produttive e gli stessi soggetti economici nei programmi di comunicazione ambientale (articolo 6) o, addirittura, nella realizzazione degli interventi di risanamento ambientale; mi riferisco in particolare all'articolo 10 e all'introduzione della lettera p-quinquies con cui ci aspettiamo si possa finalmente avviare, nel nostro paese, una grande operazione di bonifica di siti inquinati e di ripristino di valori paesaggistici, poiché il progetto delineato in questo disegno di legge è quello di fare del risanamento ambientale un'operazione dotata di un fondamento economico reale e non un mero onere a carico dei cittadini e delle imprese, cioè una declamazione irrealizzabile destinata a rimanere lettera morta.
Altre disposizioni sono mirate a dare concreta efficacia alla legge n. 36 del 1994 che ha introdotto nel nostro ordinamento il principio del servizio idrico integrato cioè del trattamento unitario dei servizi di adduzione, captazione e depurazione delle acque ma che non ha trovato ancora completa applicazione. Gli interventi disposti dal disegno di legge al nostro esame rappresentano un primo incentivo all'attuazione degli ambiti ottimali, premessa per la piena attuazione della legge; ma, attraverso la delega per il riordino della legislazione ambientale, dovrà essere effettuata una organica rivisitazione dell'intera normativa per far ripartire questo delicato settore da cui deriva l'approvvigionamento idrico del paese. Si tratta infatti di operare, anche in questo caso, con un'ottica che punti a trovare le convergenze tra tutela ambientale, servizi al cittadino e mercato. La normativa sui servizi idrici dovrà quindi essere coordinata con l'articolo 35 della legge finanziaria che ha finalmente realizzato la riforma dei servizi pubblici locali.
Ho indicato, tra le disposizioni del disegno di legge al nostro esame, quelle che meglio danno conto di una coerente linea di intervento nel campo della tutela ambientale che questa maggioranza intende seguire, nella convinzione che sia ormai matura una svolta nella direzione di un ambientalismo libero da suggestioni propagandistiche, non ostile allo sviluppo economico e quindi capace di cogliere concreti risultati.
Mentre l'opposizione è impegnata, in parte a Porto Alegre a sostenere Casarini ed Agnoletto, in parte a rispondere alle provocazioni del regista Moretti, preannuncio il nostro voto favorevole su questo provvedimento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, do atto anch'io al relatore, al presidente della Commissione ed al sottosegretario Tortoli di aver svolto tutti insieme, nel corso di queste settimane, un confronto scevro da pregiudizi ma di merito, che ci ha offerto, in qualche modo, un primo assaggio di una discussione sulla politica ambientale, riservandoci, naturalmente, una discussione più franca quando si tratterà di affrontare il disegno di legge delega in materia ambientale.
Resta, tuttavia, da parte nostra un giudizio assolutamente severo non tanto rispetto alla politica ambientale del Governo
Berlusconi quanto piuttosto rispetto all'assenza di qualsiasi politica ambientale da parte del Governo Berlusconi nel corso di questi mesi. Come dirò fra un attimo, il ministro Matteoli non è stato il vero ministro dell'ambiente della Repubblica italiana.
Di fronte agli avvenimenti di questi giorni, che hanno messo in risalto la tragica situazione di molte aree del nostro paese relativamente a quella che è stata definita, con una sorta di eufemismo, l'emergenza smog, anche questo disegno di legge collegato alla finanziaria non propone alcuna soluzione, anzi, alcune misure che abbiamo cercato di introdurre con la presentazione di emendamenti, sono state respinte dalla maggioranza, anche se - devo darne atto all'onorevole Foti - con stile. Si può obiettare che eravamo stati noi a governare, ma io replico che è stata una fortuna! Vedo il ministro dell'ambiente che vende all'Italia l'idea che, in questi giorni, lui sta facendo grandissimi investimenti a favore delle nostre città.
Oggi ho letto, ad esempio, uno spassoso articolo sul quotidiano la Padania; ebbene, vorrei ricordare a questi signori che quei soldi ci sono in quanto frutto delle leggi finanziarie predisposte dai governi dell'Ulivo. I soldi che si stanno investendo oggi nelle città sono quelli stanziati nella legge finanziaria 2000, cioè le risorse stanziate in materia ambientale dai governi dell'Ulivo: la vostra legge finanziaria, infatti, è povera nei confronti del Ministero dell'ambiente e delle politiche ambientali.
Posso dire che, per fortuna, eravamo noi al governo in quanto tutta l'ossatura legislativa e programmatica in materia di interventi nelle grandi città costituisce parte della produzione legislativa dei governi dell'Ulivo: se ora si possono finanziarie - come appunto leggevo nello spassoso articolo de la Padania di oggi - i mobility manager, è perché essi sono stati introdotti con la nostra legislazione; se oggi si può svolgere un ragionamento sulla riconversione dei mezzi di trasporto pubblico in mezzi a metano, è perché noi abbiamo approvato quella legislazione. Oggi, ad esempio, Formigoni dice che lancerà l'auto elettrica; ebbene, l'ossatura legislativa è stata costruita durante i governi dell'Ulivo. Può far piacere oppure no ma lo stesso si può dire per la legislazione in materia di rifiuti, di acqua, di servizio idrico integrato, di assetto del suolo: sono tutte normative elaborate nei cinque anni precedenti. Possono essere modificate, migliorate, ma quelle filosofie, quella legislazione, le abbiamo costruite noi.
Se si guarda a ciò che è invece avvenuto in campo ambientale nel corso di questi mesi, è possibile accorgersi come in realtà, in alcuni casi, si sia attuata una sorta di contropolitica, di controriforma, non solo perché non ci sono risorse finanziarie - lo ripeto, la legge finanziaria non ha stanziato soldi per l'ambiente - ma anche perché altri ministri si sono dilettati in questa materia. Vorrei ricordare come il ministro Tremonti, con il provvedimento sull'emersione fiscale, abbia anche badato bene ad amnistiare una grande quantità di reati in materia ambientale. Finché ciò riguarda il passato, si può anche discutere, ma quando per il futuro si consente di continuare ad inquinare cavandosela con un'oblazione, si tratta di una scelta politica decisamente contro l'ambiente. Il ministro Tremonti ha fatto il ministro dell'ambiente a rovescio. Lo stesso possiamo dire per le scelte che ha cercato di compiere nella legge obiettivo il ministro Lunardi, quando ha tentato di introdurre un sistema in materia di valutazione di impatto ambientale che, in una qualche misura, ledeva ulteriormente diritti e poteri degli enti locali e rendeva, diciamo così, più facile l'adozione di politiche contro l'ambiente. Vorrei inoltre ricordare - ci tornerò dopo - come durante la discussione sulla legge finanziaria, la maggioranza avesse presentato un emendamento, partendo dal caso di Bagnoli, che avrebbe introdotto gravi principi da un punto di vista legislativo e costituzionale in materia di bonifiche. Fortunatamente il buonsenso ha prevalso e quell'emendamento è stato ritirato, per cui oggi possiamo lavorare su un testo dov'è possibile raggiungere una maggiore convergenza.
Vorrei ancora ricordare come, in materia di rifiuti ospedalieri, sia stata introdotta - per fortuna in Commissione si è riusciti ad approvare un emendamento - una norma pericolosissima. Qualcuno però mi dice - preferisco farlo presente subito - che il Ministero della salute stia cercando di reintrodurre a tal proposito una norma ancora peggiore. Ebbene, non vorrei che, mentre in Commissione maggioranza ed opposizione portano giustamente avanti un'operazione per abolire una norma assolutamente iniqua, al Ministero della salute si provasse a reintrodurla peggiorata. Ricordatevi, non vorremmo trovarci i rifiuti ospedalieri assimilati agli RSU, perché ciò rappresenterebbe una lesione gravissima non solo per la tutela del territorio ma anche come ben sapete, per la salute dei cittadini. Lo dico subito, in quanto è presente anche un autorevole esponente del Governo: forse è bene evitare in anticipo che il Ministero della salute tenti di nuovo iniziative assolutamente inaccettabili.
Se dovessi fare - mi sia consentita la battuta - una valutazione, dovrei dire che, mentre il ministro Matteoli annuncia politiche ambientali, nel corso di questi mesi il ruolo del ministro dell'ambiente è stato svolto da due veri Gengis Khan in materia ambientale, come i ministri Lunardi e Tremonti, attraverso una sorta di delegificazione.
Abbiamo lavorato assieme e all'interno della stessa maggioranza, al fine di introdurre nel provvedimento collegato alla legge finanziaria alcune norme che ci permettessero di fare un po' di politica ambientale ed alcune di esse sono state respinte in Commissione. Naturalmente, le ripresenteremo nel corso di questi giorni e faremo la nostra battaglia in Assemblea, ma preghiamo fin da oggi sia il Governo sia i colleghi della maggioranza di valutarle attentamente. Come loro sanno, non abbiamo proposto scelte assolutamente al di sopra delle righe: abbiamo introdotto emendamenti e principi non solo giusti dal punto di vista della legislazione ambientale, ma anche assolutamente di buon senso.
In particolare, vorrei ricordare l'emendamento che abbiamo presentato rispetto alle misure da introdurre in materia di inquinamento ambientale nelle grandi città. Ci siamo permessi di presentare un intero articolato, riprendendo in mano la legislazione dell'Ulivo recentemente approvata che cercava di introdurre e di facilitare un piano straordinario, da attuare certamente nel corso di alcuni anni, per intervenire rispetto all'inquinamento delle città: si tratta di riprendere tutto il ragionamento in materia di parcheggi di scambio e di riconversione del parco auto-mezzi pubblici, nonché quello relativo all'introduzione dei velocipedi elettrici, dei piani della mobilità e del traffico. In altri termini, si tratta di rifare, ancora una volta, le nostre città - e questo non è un problema di destra o di sinistra - creando un grande laboratorio e prendendo spunto dalla grande sensibilità dei nostri concittadini. Oggi bisogna lavorare utilizzando anche il consenso all'interno delle città. Se non si sfrutta oggi l'impatto drammatico che vi è stato per introdurre misure straordinarie e per compiere un grande sforzo collettivo, di tutta la nazione, volto a risanare una parte delle nostre città, sarà poi difficile - e sottolineo difficile - realizzare tale obiettivo.
Per questo motivo riteniamo, ancora una volta, che il collegato alla manovra finanziaria rappresenti una straordinaria occasione per accelerare una serie di misure. Peraltro, le misure che proponiamo di introdurre non sono inventate ma scaturiscono dalla legislazione esistente - piaccia o no -, la cui applicazione è da accelerare.
Certo, si sottrarranno risorse a qualche altro ministero; tuttavia, se tutti concordano sul fatto che l'ambiente è una questione centrale, qualche soldo a qualche altro ministero si può anche portare via, vista l'emergenza di questi giorni (e se è veramente tale, allora occorre agire di conseguenza). Se il ministro Matteoli sostiene che bisogna provvedere, ebbene si faccia. Non si possono tenere riunioni con le regioni, i comuni e le province dicendo che si provvederà: si faccia adesso.
In secondo luogo, insistiamo molto attorno a misure straordinarie che cerchino di facilitare l'applicazione del protocollo di Kyoto. La stragrande maggioranza dei problemi di questi giorni è ricompresa all'interno delle grandi emergenze ambientali globali: l'effetto serra, l'inquinamento e le mutazioni climatiche hanno bisogno di misure straordinarie immediate, ma anche di interventi di natura strategica. Questi ultimi si riferiscono al protocollo di Kyoto e devono procedere almeno in due direzioni. In primo luogo, vi sono gli interventi che tendono a modificare alcuni elementi sostanziali dell'economia per renderla ambientalmente compatibile. Al riguardo, proponiamo di incentivare misure tendenti a quello che tutti definiscono (ma che poi non trova attuazione) uno sviluppo compatibile.
D'altro canto, poiché riteniamo che per applicare il protocollo di Kyoto occorra anche modificare gli atteggiamenti dei diversi soggetti istituzionali, politici ed economici, rinveniamo nel provvedimento un generico programma di educazione ambientale.
Sosteniamo vi debba essere un programma di educazione ambientale finalizzato all'applicazione del protocollo di Kyoto. Non può essere genericamente creato un fondo di informazione sull'ambiente: chiediamo una misura straordinaria di educazione dei diversi soggetti politici, istituzionali, ambientali ed economici all'applicazione del protocollo di Kyoto. Se non si comincia a spiegare al mondo dell'impresa e dell'economia l'educazione ambientale (cosa che si dovrebbe fare nelle scuole), non genericamente, ma specificando in cosa consista il protocollo di Kyoto e quali atteggiamenti occorre adottare per applicarlo, ebbene ciò non si farà mai. Proponiamo, quindi, interventi immediati e strategia, interventi sulle città e grande applicazione del protocollo di Kyoto.
Proponiamo, inoltre, di nuovo l'abrogazione di quel famigerato articolo 71 della legge finanziaria che è sfuggito a tutti nella sua gravità...
PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. L'ha detto, l'ha detto!
MICHELE VIANELLO. Presidente, abbia pazienza...
PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Il relatore l'ha detto!
MICHELE VIANELLO. Presidente, abbia pazienza, lasci che ognuno di noi intervenga.
PRESIDENTE. Un breve colloquio non nuoce all'intelligenza degli interlocutori.
MICHELE VIANELLO. Non c'è alcun dubbio.
Abbiamo trovato, in queste «pezze» messe al decreto Ronchi, un articolo abbastanza preoccupante. Mi riferisco a quello che elimina la privativa agli enti locali in materia di rifiuti. Non sfuggirà come quelle due righette siano molto pericolose per il mondo degli enti locali. La preoccupazione non è solo delle forze di opposizione, ma viene anche dal mondo degli enti locali e dal mondo delle aziende, sia pubbliche sia private. Così formulato, nella migliore delle ipotesi, è un'ulteriore confusione di tipo normativo; nella peggiore delle ipotesi è una sorta di golpe nei confronti degli enti locali. Sottolineo ancora una volta come la Lega nord, nata come paladina del mondo delle autonomie, da quello si chiami fuori.
Infine, diamo atto di un lavoro positivo in materia di bonifiche. Vi è un emendamento completamente diverso da quello che si era cercato di introdurre durante il dibattito sulla legge finanziaria poiché segue una filosofia e ha un'ossatura diversa da quella del famoso emendamento su Bagnoli (che abbiamo trovato nell'emendamento presentato dalla Commissione attività produttive, quindi mi associo anche io al giudizio espresso dal relatore). Si tratta di un emendamento di grande importanza visto che determinerà, nel corso dei prossimi anni, la riuscita o meno dell'operazione di bonifica di oltre 40 siti industriali in Italia (anzi, si è badato bene
di aggiungerne altri perché tutti vogliono entrare dentro questa presunta gigantesca torta finanziaria, ma ciò fa parte di questo gioco e di questo mestiere). Se è così, vale la pena di lavorarci ancora bene.
Noi riteniamo che il principio «chi inquina paga» debba assolutamente essere l'elemento fondante dal quale non ci si può distaccare. Non saremmo d'accordo su una norma che consenta a chi abbia distrutto l'ambiente di scaricarsi delle relative responsabilità, lasciando l'area inquinata ed i problemi ad essa connessi allo Stato. Sarebbe una sorta di premio mascherato a chi ha devastato l'Italia nel corso di questi anni! Vorrei ricordare come, peraltro, il parere della XIV Commissione, espresso all'unanimità da maggioranza e opposizione, si ricolleghi allo stesso principio secondo il quale chi ha inquinato e chi inquina deve assolutamente pagare. Vediamone, dunque, il funzionamento, verifichiamone ulteriormente alcuni aspetti, ma è chiaro che l'elemento basilare che non può essere tradito è questo principio comunitario fondamentale.
Mi permetto inoltre - e concludo - di aggiungere che abbiamo ulteriormente lavorato in quanto eravamo preoccupati da un aspetto. Mi riferisco al fatto che una parte dei siti inquinati in Italia, poiché non appetibili da un punto di vista commerciale - e succederà in tanti casi - e vista la scarsità di risorse della legge n. 426 del 1998, restino fuori, nel corso dei prossimi anni, dalle politiche di disinquinamento. Al massimo vi sarebbe la messa in sicurezza, ma il recupero non avverrebbe mai. La nostra proposta è di introdurre un fondo da ricavare con i proventi che coloro che valorizzano l'area, in quota parte, possono versare all'interno del fondo. Chi guadagna da quell'area appetibile commercialmente verserà una piccola quantità (che noi quantifichiamo in una cifra pari al 10 per cento della valorizzazione dell'area) nel fondo di cui alla legge n. 426 del 1998, destinato ai terreni non appetibili dal punto di vista commerciale oppure da mettere in sicurezza.
Vorrei ricordare che tali normative sono in vigore in altri paesi, non solo europei ma anche negli stessi Stati Uniti d'America, dove esiste appunto un fondo alimentato dalle maggiori aziende di rilevanza nazionale con cui si provvede all'opera di disinquinamento e di bonifica dei siti che sono stati inquinati.
Proponiamo l'introduzione nel nostro paese di un meccanismo analogo - peraltro, legittimamente costruito sulla valorizzazione e sul guadagno connesso a siti che sono stati inquinati - e pensiamo ad una norma attorno alla quale si possa lavorare e ragionare tutti insieme.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, voglio cominciare il mio intervento sul provvedimento al nostro esame notando ciò che, a nostro giudizio, reca di positivo. Sostanzialmente, segnalo due questioni contenute nei primi articoli: l'intervento per armonizzare il trattamento economico del personale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e il potenziamento dell'organico del comando dell'Arma dei carabinieri per la tutela dell'ambiente.
Mi soffermo su tali punti perché, in passato, molte delle inadeguatezze riscontrate o delle recriminazioni relative al ministero riguardavano proprio la non compiuta definizione della disciplina relativa al personale che vi operava e la non sufficiente quantità di risorse che il NOE, benemerito negli anni, aveva dispiegato per la tutela del nostro territorio.
Ritengo, quindi, che tale parte del provvedimento sia da sottolineare con compiacimento, anche da parte dell'opposizione. Naturalmente, esistono dei punti che non ci vedono convinti, in misura diversamente fondata. A noi spiace che non sia stato possibile prevedere un intervento organico e continuativo per la situazione ambientale delle aree urbane. Tale problema occupa, ormai, le prime pagine dei giornali e, pur nel rispetto delle autonomie locali, immaginiamo che il Governo possa e
debba impegnarsi ad elaborare una strategia quando il problema assume la drammatica rilevanza della minaccia diretta alla salute dei cittadini.
A nostro parere, un altro dei punti deboli di questo provvedimento sono le ridotte risorse finanziarie, che rendono difficile una strategia complessiva che, nel nostro paese, tenga conto delle aree urbane, dei siti inquinati, delle aree naturali, dei parchi, del recupero e quant'altro.
Se il provvedimento in esame presenta un difetto di fondo, è quello di non prevedere sufficienti risorse affinché, credibilmente, possano essere affrontati tutti i punti in esso contenuti: si tratta, quindi, di raccomandazioni o di auspici.
Per quanto concerne le recriminazioni, vorrei parlare della soppressione dell'ICRAM. Riteniamo che, in passato, l'ICRAM abbia lavorato positivamente e abbia prodotto - soprattutto nel campo della ricerca e dell'elaborazione teorica, ma non soltanto in tale ambito - dei risultati apprezzabili. Non sappiamo che cosa accadrà con il trasferimento delle competenze ad altro comparto: staremo a vedere e, certamente, tutto ciò ci preoccupa.
Ci preoccupa altresì il ritardo con cui viene recepita la normativa comunitaria in materia di ottemperanza alle pronunce di compatibilità ambientale e, mai come in questo momento, il recepimento di direttive costituisce un apporto indispensabile e continuativo al nostro corpo normativo nazionale. Quindi, tale punto costituisce per noi motivo di preoccupazione e, al tempo stesso, di raccomandazione, al Governo e alla maggioranza, per un recepimento veloce, che ci metta nella condizione di non avere un divario troppo forte con il resto dell'Europa.
Mi permetto di sottolineare - come altri colleghi hanno già ricordato - che nel provvedimento in esame emerge anche la questione del raccordo non stretto rispetto all'educazione ambientale. Su tale aspetto mi permetto di intervenire avendone cognizione diretta in quanto, nella scorsa legislatura, nell'ambito del Ministero della pubblica istruzione - che non vorrei mai veder caricato di eccessivi oneri, perché sulla scuola si tende a scaricare tutto - era nato e si era consolidato un settore per l'educazione ambientale, che aveva trovato le sue espressioni, le sue giornate, e un enorme consenso. Se di educazione, dal punto di vista della prevenzione e del recupero, si può parlare, poche cose hanno senso come un raccordo strettissimo con il mondo della scuola.
Infine, ritengo che proprio prendendo spunto da questo aspetto, vale a dire da quello dell'educazione, dovremmo trovare - maggioranza e opposizione - un modo un po' meno asettico di trattare la questione dell'ambiente e le filosofie connesse che devono vedere un mutamento dei comportamenti nei confronti dell'ambiente. Se, negli anni passati, l'ambientalismo ha avuto un difetto è stato quello di essere un momento propositivo, tecnico, logico, ma con poco animo. Troppo poco è stato sottolineato il passaggio indispensabile del risparmio, troppo poco è stato sottolineato l'aspetto indispensabile del riuso, quello che le nostre famiglie, quando eravamo bambini, indicavano con l'espressione: «non sprecate».
È per tale motivo che, a conclusione del mio intervento, mi permetto di sottoporre all'attenzione del Governo la possibilità di completare questo provvedimento, che troverebbe un grande consenso tra i cittadini italiani e, soprattutto, tra quegli amministratori degli enti locali che, insieme a questo provvedimento, si trovano a dover attuare la legge n. 281 e relative modificazioni e norme di recepimento regionali, come la legge per la tutela degli animali.
Cos'è accaduto nel passato? È molto facile sostenere che ciò poteva essere realizzato dall'attuale opposizione quando era al Governo. È una buona domanda; infatti, sono io a chiederlo a questo Governo, visto che avevamo provato già due volte ad integrare i decreti del 1994 e del 1995, che precedevano la stesura finale del decreto Ronchi.
In sostanza, si tratta di prevedere la possibilità che i resti di cibo delle mense, degli asili, invece di essere inutilmente
inceneriti, siano destinati a strutture di cura degli animali regolamentate dalla legge n. 281. Ciò non costa nulla e insegna ai ragazzi che sprecare è una brutta cosa. Infatti, si devono distruggere i rifiuti, non i beni primari.
Questo paese, in passato, è stato lungamente toccato da tale questione quando l'osservanza delle normative europee ci imponeva comunque di distruggere arance e latte, e i cittadini, pur capendo in teoria tutto ciò, nel loro animo si ribellavano.
In questo caso denuncio una mia carenza. Io non sono componente della Commissione di merito, ma della Commissione bilancio e tardivamente ho notato questo punto. Tuttavia, come opposizione, non possiamo più presentare un emendamento che il Governo - me lo auguro - avrebbe potuto valutare e forse anche accogliere.
Spero che il Governo, recependo tale principio, possa dar vita ad un processo di umanizzazione dei provvedimenti in materia ambientale che spesso sono molto rigorosi, ma non altrettanto vicini al cuore e ai desideri dei cittadini.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al relatore e al Governo per le repliche, desidero esprimere il mio compiacimento, come primo ministro dell'ambiente nel 1984, per il tono e per la grande apertura - sia della maggioranza sia dell'opposizione - con cui questa importante questione è stata trattata.
Se tutti i dibattiti si svolgessero con tale sensibilità, molti degli attriti che fanno parte della vita quotidiana e che, quando sono ingiustificati, ci amareggiano, potrebbero essere evitati.
Mi scuso per questa mia presa di posizione sentimentale riferita ad un ruolo istituzionale che ho rivestito in passato.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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