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Roma, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità - Centro Europeo Ambiente e Salute e dalla Legambiente, alla presenza del Ministro dell'ambiente, gli studi «Ambiente e stato di salute nella popolazione delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale» e «Dalla chimica dei veleni al risanamento ambientale». L'indagine Oms, commissionata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, ha preso in esame la situazione in 15 aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel periodo 1990-1994, ma ha completato un'analisi condotta e già pubblicata, effettuata a partire dal 1981. Le conclusioni dello studio possono essere sintetizzate nella seguente affermazione: «tra le popolazioni residenti nelle aree a rischio, è stato rilevato che la mortalità generale nel quinquennio è superiore alla media regionale nella misura di almeno 4167 decessi rispetto all'atteso (2639 maschi e 1527 femmine), pari al 2,64 per cento dei decessi totali, valore corrispondente ad oltre 800 morti in eccesso l'anno»; anche la ricerca di Legambiente evidenzia una stretta connessione tra produzioni altamente inquinanti e salute;
agricoli per usi civili ed industriali (in Campania tra 1970 e il 1990, sottratti all'agricoltura 123.637 ettari pari a circa il 10 per cento della superficie regionale: l'intera piana del Volturno e del Sele messe insieme), sono tra i principali fattori di degrado;
i problemi causati dall'alluvione in Piemonte nell'ottobre 2000 continuano ad essere gravi con il rischio concreto di non poter garantire l'incolumità dei cittadini e la sicurezza delle abitazioni;
la messa in sicurezza dei torrenti e la pulizia degli alvei resta la vera emergenza da affrontare, malgrado gli interventi immediati effettuati subito dopo il disastro alluvionale;
se la restituzione dei danni ai privati, malgrado l'eccessiva lentezza e complessità burocratica, ha registrato un percorso sostanzialmente positivo, sul versante della regimazione idraulica e della sicurezza dei corsi d'acqua non si intravedono risposte convincenti e rassicuranti;
dalla rilevazione iniziale effettuata dal Magistrato del Po per il solo pinerolese, comprendente i torrenti Pellice, Chisone e Chisola, l'ammontare complessivo degli interventi resi necessari dai danni provocati dall'alluvione era di 46.016.661.200 lire;
a fronte di questa richiesta, gli interventi finanziati non superavano i trenta miliardi, per l'esattezza 29.116.661.200 lire, pari al 63 per cento del necessario;
a livello della intera provincia di Torino, i finanziamenti richiesti - in lire - dal Magistrato del Po per gli interventi di regimazione idraulica e protezione erano di 270 miliardi; quelli ottenuti ad oggi sono stati appena 164 miliardi;
dalla recente legge finanziaria, a fronte di 300 miliardi stanziati per il 2002 per i danni causati dall'alluvione in Piemonte nel 1994 e nel 2000, non c'è stato un incremento di risorse destinato al Magistrato del Po, salvo i fondi ordinari. Una situazione che rischia, concretamente, di non eseguire interventi già definiti urgenti e non procrastinabili per prevenire e quindi evitare nuove esondazioni con danni questa volta irreparabili per migliaia di persone, abitazioni e coltivazioni -:
quali siano, alla luce di questa situazione grave e già fortemente compromessa, le iniziative concrete che il ministero intende intraprendere sia sul fronte delle indispensabili risorse da incrementare per la messa in sicurezza dei torrenti - in particolare, in questo caso, nella provincia di Torino e nel pinerolese - sia su come intenda riformare l'organo del Magistrato del Po che è ridotto a svolgere un ruolo del tutto notarile, che individua gli interventi ma che è poi impotente nel gestire concretamente il settore;
come si intendano destinare, d'intesa con la regione, i fondi stanziati dalla recente legge finanziaria a vantaggio del Piemonte per i danni causati dall'alluvione del 1994 e del 2000.
(3-00599)
in data 20 novembre 2001 il sottosegretario all'ambiente onorevole Tortoli, rispondeva ad una interrogazione dell'interrogante avente ad oggetto la cattiva gestione amministrativa e contabile dell'ente parco nazionale d'Abruzzo e Molise;
in tale occasione il sottosegretario ritenendo fondate le motivazioni e le documentazioni oggetto dell'atto di sindacato ispettivo, in riferimento al suddetto ente, affermava testualmente che: «Tale situazione ha indotto la direzione del Servizio conservazione della natura, competente alla vigilanza sull'Ente, a ritenere tuttora attuale e necessario lo scioglimento degli organi del P.n.a. essendosi aggiunti a preesistenti elementi di oggettiva gravità (che avevano obbligato il Servizio conservazione della natura a proporre in più occasioni il commissariamento dell'ente) le ulteriori vicende appena richiamate»;
sono trascorsi due mesi dalla data in cui il Governo ha assunto quest'impegno presso gli organi parlamentari;
le agenzie di stampa, in data 15 gennaio 2002 hanno diffuso la notizia dell'ennesima relazione con cui la Corte dei conti sottolinea al Parlamento le inadempienze e le regolarità dell'ente;
in particolare la relazione relativa all'accertamento effettuato sugli esercizi finanziari 1998-1999 parla di pagamenti effettuati senza provvedimenti di liquidazione, di omessa adozione di provvedimenti di spesa, variazioni di bilancio deliberate senza il previsto parere o con parere contrario del Collegio dei revisori, ed altro -:
quali provvedimenti si intendano assumere per rendere esecutivo quanto già annunciato in parlamento e la cui necessità è nuovamente ribadita con forza dalla relazione della Corte dei conti.
(5-00559)
il giorno 9 gennaio, durante una conferenza stampa, sono stati presentati a
in considerazione della durata del periodo di incubazione nell'organismo umano delle malattie causa dei decessi aggiuntivi (malattie circolatorie, cerebrovascolari, dell'apparato digerente e respiratorio, cirrosi epatica e tumori) e della persistenza nell'ambiente di molte sostanze inquinanti, è ragionevole concludere che le cifre relative agli eccessi di mortalità nelle aree a rischio siano stabili non solo nel periodo preso in considerazione ma anche negli anni successivi;
gli stanziamenti previsti dall'ultima legge finanziaria per la bonifica dei siti inquinati sono insufficienti, se si pensa all'entità del problema nel nostro paese, ma comunque consistenti e soprattutto molto onerosi per le casse dello Stato poiché la responsabilità del danno e quindi l'onere del ripristino dovrebbe ricadere sulle aziende. L'attuazione del principio del «chi inquina paga», insomma, dovrebbe diventare, anche in Italia, uno dei vincoli cui far riferimento per avviare finalmente il piano delle bonifiche che, secondo stime della Legambiente, dovrebbe interessare ben 15.000 siti inquinati con l'impiego stabile di 5.000 mila nuovi addetti altamente qualificati;
l'area del Sarno, in particolare, si estende su una superficie di 540 kmq., con oltre 700.000 abitanti e una densità abitativa di 1600 abitanti per chilometro quadrato, 4 volte la densità abitativa della Campania, 8 volte quella nazionale, 20 volte quella Europea. Le abitazioni nell'Agro sono 500 per chilometro quadrato, contro le 300 dell'area metropolitana di Salerno e le 50 del Cilento e Vallo di Diano. La incompletezza delle reti fognarie, la dotazione episodica di impianti di depurazione a livello comunale e la loro scarsa efficienza ed l'esiguità delle industrie che applicano il pretrattamento delle acque reflue, hanno trasformato il reticolo idrografico in una fogna a cielo aperto con basse capacità dell'ecosistema fluviale di autodepurarsi, vista la scarsa portata del fiume, il suo breve corso e l'esiguità dei tratti di vegetazione naturale e perifluviale presenti lungo il corso. Ciò aggravato dalla presenza di un totale inquinamento delle acque superficiali della Solofrana, della Cavaiola e del Sarno. Infatti il 61 per cento della popolazione non è asservita ad un sistema di depurazione. Il 30 per cento è asservita solo parzialmente. Solo il 9 per cento è asservita quasi completamente ad un sistema di depurazione. Quello che oggi scorre in questi corsi d'acqua sono solamente gli scarichi civili ed industriali del bacino;
nell'agro, la riduzione del verde nelle aree urbane, la smisurata espansione edilizia, l'erosione diffusa ed il ruscellamento selvaggio sui versanti, i sovralluvionamenti in pianura, l'inquinamento delle falde acquifere ed il prelievo puntuale ed indiscriminato dell'acqua, non regolarmente denunciato e regolarizzato da concessioni autorizzative emesse dagli Enti preposti, il forte impatto ambientale delle industrie, l'assenza di un piano di bonifica dei suoli dismessi, l'enorme sottrazione dei suoli
secondo l'OMS l'area del Sarno, è caratterizzata da eccessi di mortalità, per le cause non tumorali per malattie cerebrovascolari (+11 per cento rispetto alla media regionale pari a 997 casi), un aumento di mortalità anche per malattie dell'apparato respiratorio totali e croniche pari +27 per cento (745 casi) +36 per cento (582 casi). Tra le donne preoccupanti gli eccessi di mortalità nelle malattie dell'apparato respiratorio con +15 per cento rispetto alla media regionale (369 casi). Per quanto riguarda l'intera area a rischio, in cui è presente un'intensa attività agricola legata alle industrie conserviere del pomodoro, si segnalano, tra le cause tumorali, nelle femmine, rischi molto elevati per i linfomi non - Hodgkin (+53 per cento pari a 51 casi), malattia associata in «letteratura» alle esposizioni di pesticidi. La zona maggiormente a rischio, sono i quattro comuni (Mercato San Severino-Montoro Inf.-Montoro Sup. e Solfora) del polo conciario, dove negli uomini i valori delle stime di rischio, collegati a malattie totali e croniche dell'apparato respiratorio sono superiori all'intera area con un aumento del 47 per cento pari a 112 casi. Infatti nel commento finale dello studio dell'OMS viene scritto: «che la concentrazione dei rischi più alti è situata nei pressi del polo conciario di Solfora, dove si registrano rischi in crescita statisticamente significativa tra i maschi ed i rischi cumulativi per le generazioni più giovani tendenzialmente elevati in contrasto con i trend della mortalità regionale»;
ilPresidente Ciampi nel suo discorso di insediamento ha affermato: la difesa dell'ambiente va «intesa come grande opportunità economica», ma soprattutto come «vincolo costituzionale di interesse generale», perché esprime il dovere di preservare un patrimonio «per consegnarlo integro ai nostri figli»;
se non reputino, i Ministri interrogati, opportuno definire, in coerenza con il concetto di sostenibilità, uno scenario di obiettivi, strategie e linee guida di riferimento per la pianificazione del settore e di livello locale (con azioni sul lato domanda come ad esempio definire al più presto la quantità massima d'acqua prelevabile per gli usi industriali, civili ed agricoli - come già previsto con la legge Galli - e incentivando quindi usi compatibili e tecnologie per il riuso e il risparmio idrico); rispettare rapporti ottimali tra suolo libero e urbanizzato; mantenere lo sviluppo al di sotto delle soglie di rischio (sismico, vulcanico, idrogeologico, idraulico); effettuare la pianificazione delle destinazioni d'uso orientata ad obiettivi di riqualificazione ambientale (vincolare i residui terreni agricoli dell'Agro) al fine di rilanciare, attraverso il pomodoro S. Marzano dop, l'industria conserviera fermando la scomparsa dei terreni coltivabili; accelerare i lavori di disinquinamento delle acque superficiali, completando nel più breve tempo possibile depuratori, fognature e reti di collettori; fare un censimento dei pozzi di tutta l'area e disporre immediatamente la chiusura di quelli non idonei; effettuare il monitoraggio continuo degli scarichi abusivi e non;
se non ritenga inoltre per i corsi d'acqua gravemente inquinati e le relative opere di disinquinamento di prevedere opportune procedure che garantiscano, da subito fino alla realizzazione delle opere:
la verifica e il controllo continuo di tutti gli scarichi industriali;
la creazione di un ufficio dei NOE sul territorio del Sarno;
la partecipazione dei cittadini e la trasparenza dell'iter decisionale;
se non ritenga di concretizzare la realizzazione già prevista di riutilizzo per usi agricoli e industriali dell'acqua depurata degli impianti in costruzione;
se non reputino inoltre necessario l'inserimento nel nostro ordinamento, come suggerisce la Legambiente, di una normativa analoga a quella vigente negli Stati Uniti ispirata al «Superfund», consistente nei seguenti tre livelli d'intervento: il primo, un «fund trust», ossia un fondo di sicurezza che vincoli una parte della tassazione di prodotti chimici e petroliferi e di altre sostanze inquinanti alla bonifica dei cosiddetti siti orfani (per i quali non è più possibile riconoscere un proprietario responsabile), il secondo consistente in un'attività capillare di analisi sui siti inquinati che consenta di stabilire la loro pericolosità e l'urgenza della bonifica, con la definizione di una lista nazionale di priorità in cui sia inserita l'area del Sarno, l'ultimo relativo all'obbligo inderogabile per le aziende che gestiscono impianti ancora in attività, una volta accertata l'eventuale pericolosità della produzione o delle scorie prodotte sia per l'ambiente che per la salute della popolazione, di disporre immediati interventi di bonifica, e dove possibile la delocalizzazione o la riconversione di quelli che hanno comunque un alto grado di inquinamento e un pesante impatto ambientale;
se non si ritenga di favorire la creazione di nuove figure professionali, che offra anche una opportunità di riqualificazione per gli addetti del settore impiegandoli nei lavori di messa in sicurezza e di risanamento delle aree contaminate.
(4-01856)
a seguito di ripetuti esposti avanzati dai cittadini del comune di Forlì, residenti nelle adiacenze dell'autostrada A14, intersecante le località di Roncadello, Bagnolo e Pievequinta e sulla base di indagini fonometriche, il sindaco con ordinanza del 16 gennaio 1992 ordinava alla Società Autostrade spa la messa in opera degli interventi necessari al contenimento delle emissioni acustiche prodotte dall'intenso traffico veicolare e a tutela della salute dei residenti nelle località sopra richiamate;
attraverso l'intervento negoziale del Ministero dell'ambiente in data 26 agosto 1999, è stata sottoscritta una convenzione per l'installazione di barriere fonometriche finalizzata alla realizzazione di un primo intervento urgente di 1353 ml di barriera entro il termine di 1 anno;
il comune di Forlì, che ha predisposto un piano di risanamento su tutto il tratto autostradale che attraversa il territorio comunale, ha sollecitato il mantenimento degli impegni assunti nella convenzione e sottoscritti dalla Società Autostrade, in particolare per la realizzazione di un primo stralcio di barriere per le quali si era assicurato l'avvio delle procedure d'appalto;
a tutt'oggi tali impegni non sono stati assolti -:
quali iniziative intenda assumere il Ministro per sollecitare la Società Autostrade alla immediata realizzazione delle barriere fonoassorbenti previste nel primo stralcio e dare impulso al completamento di tutto il programma di risanamento del tratto autostradale dell'A14 che attraversa il territorio del comune di Forlì, al fine di tutelare la salute e riparare ai guasti ambientali provocati dai ritardi della Società Autostrade.
(4-01865)