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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, onorevole Bressa.
Onorevole Bressa, per la verità lei ha esaurito il tempo a sua disposizione. Le consento, dunque, di svolgere una brevissima replica.
GIANCLAUDIO BRESSA, Relatore di minoranza. La ringrazio, signor Presidente, ma rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, onorevole Oricchio, che ha otto minuti a disposizione.
ANTONIO ORICCHIO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, la ringrazio perché la numerosità degli articoli che avevo il dovere di illustrare nella relazione, come lei ha potuto constatare, non mi ha consentito di giungere completamente alla fine. Ritengo, quindi, che l'importanza di questo provvedimento legislativo meriti alcune considerazioni integrative.
Sono convinto che, quando si parla di questo provvedimento legislativo, si debbano rompere gli indugi e dire cose che non sempre si dicono con chiarezza. Vi sono una cultura di Governo e una cultura di rispetto delle istituzioni che devono essere attuate e non soltanto professate. Nel corso degli interventi ho sentito parlare di nuovo dell'articolo 4, delle nomine rese operative e del pericolo per la pubblica amministrazione e per i dirigenti.
In questa fase non voglio scendere nel particolare (mi riservo di farlo nel corso della discussione) ma a proposito dell'accenno formulato dalla collega Amici al regime previsto dall'articolo 4 del disegno di legge al nostro esame - e, quindi, al venir meno anche delle nomine negli enti, comunque rese operative nel corso della XIV della legislatura -, vorrei solo brevemente ricordare come si sia giunti all'insediamento di organi e all'effettuazione di nomine governative fino ai primi giorni di giugno, cioè quando le elezioni si erano già svolte da parecchio tempo.
Ebbene, questo Governo - nessuno lo nota - con il provvedimento al nostro esame rinunzia, fin da ora, alle nomine dell'ultimo momento, in zona Cesarini: mi sembra che questa sia una grande attestazione della volontà di questo esecutivo, non di professare a parole, ma di realizzare nei fatti una cultura di governo che rispetti un principio sacrosanto, ormai largamente diffuso nel paese: chi governa ha il dovere di governare, ma anche il diritto di farlo con le nomine negli enti e
con i dirigenti che ritiene più consoni all'attuazione del programma politico che intende portare avanti.
Sono altresì convinto che nel paese - e non solo fra gli elettori che il 13 maggio hanno scelto questa maggioranza ma anche fra quelli che hanno votato per la sinistra - si sia oramai largamente affermato il principio che si deve poter governare, anche con la collaborazione degli organi e delle strutture che sono individuate e rese più vicine a quella che è l'area politica.
Vorrei svolgere un'ultima considerazione. Non si è fatto alcun cenno alla previsione - che pure esiste nel disegno di legge, specie nell'articolo 1 - della riutilizzazione dei dirigenti in compiti ispettivi, in incarichi di studio e di formazione. Ritengo che i nostri dirigenti - anche quando vi siano delle sostituzioni o alternanze e non è detto che debbano necessariamente verificarsi - rappresentino un patrimonio tale ed abbiano un'esperienza tale da poter essere riutilizzati in altre mansioni e funzioni, certamente non meno importanti ed esaltanti di quelle dirigenziali.
Per quanto concerne le cosiddette nomine degli enti, su cui avremo modo di soffermarci quando esamineremo in particolare l'articolo 4, vorrei capire quali siano i diritti acquisiti, poiché in questo caso non siamo più di fronte a dei lavoratori, seppur investiti di una nomina e di funzioni dirigenziali, ma a delle persone che non hanno un rapporto organico di alcun genere con le agenzie e gli enti pubblici economici e non economici nei quali il Governo effettua le nomine.
Sotto questo profilo, non penso vi sia una lesione di principi costituzionali e per quanto concerne il consiglio di fare attenzione alle questioni di costituzionalità, ricordo che spesso, anche nel corso dell'esame di precedenti disegni di legge, è stato riferito di prestare attenzione perché vi è la Corte costituzionale.
Ho un grande rispetto del giudice e delle leggi, tuttavia in riferimento ai continui richiami all'eventuale incostituzionalità dei provvedimenti che questo Governo adotta con grande sicurezza nelle votazioni in aula e con grande celerità, ritengo non sia il caso di evocare continuamente tale problema, anche perché non è detto che la Corte costituzionale si debba pronunciare in un modo o in un altro, né esistono dei depositari dei futuri giudizi di costituzionalità. Lasciamo alla Corte costituzionale il compito di valutare queste leggi e non ricorriamo alla minaccia indiretta dell'eventuale giudizio di costituzionalità perché ho rispetto per tale organo e ritengo che esso sia il giudice delle leggi e non, invece, il boia delle riforme.
Ritengo, inoltre, che questa sia una riforma importante, che servirà al paese per l'affermazione di quei principi di interazione tra pubblico e privato e di dinamismo della pubblica amministrazione di cui il nostro paese aveva un grande bisogno, così come hanno stabilito gli elettori che, il 13 maggio, hanno votato per l'attuale Governo, il quale sta puntualmente adempiendo, anche nella materia relativa al riordino della dirigenza pubblica, al mandato ricevuto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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