![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 20 , con l'annesso allegato A, nel testo della Commissione, e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1984 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative tranne che sugli emendamenti Taborelli 20.16, Alberto Giorgetti 20.17, nel testo riformulato (che leggerò in seguito) e 20.18 del Governo.
Signor Presidente, per un errore nella tabella A allegata all'articolo 20 non sono state inserite le isole del Mar ligure, cioè l'arcipelago di porto Venere. Pertanto la Commissione ha formulato l'emendamento 20.103.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore. Faccio presente, con riferimento all'emendamento 20.18 del Governo, che esso non determina effetti negativi sui saldi di finanza pubblica, in quanto non sono state scontate in bilancio le entrate derivanti dalla cessione delle azioni considerate dalla proposta emendativa né sono stati contabilizzati eventuali dividendi.
PRESIDENTE. In base agli specifici chiarimenti testé forniti dal Governo, che ha escluso che dall'emendamento 20.18 del Governo medesimo possano discendere effetti negativi sui saldi di finanza pubblica, si deve ritenere ammissibile tale proposta emendativa.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 20.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 426
Astenuti 5
Maggioranza 214
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 20.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 443
Astenuti 4
Maggioranza 222
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 259).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento De Brasi 20.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 461
Maggioranza 231
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 264).
Prendo atto che il dispositivo di voto della postazione dell'onorevole Di Virgilio non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Alberto Giorgetti 20.17.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, ricordo che il parere della Commissione è favorevole con la seguente riformulazione. All'articolo 20, comma 2, sostituire le parole da: «le parole» fino alla fine del comma con le seguenti: «sono apportate, con decorrenza dal 2002, le seguenti modifiche: a) le parole: «a decorrere dal 1999» sono soppresse; b) le parole: «34 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «24 per cento al Ministero dell'interno, del 40 per 100»; c) le parole da: «del 50 per cento» sino a «è destinato» sono sostituite dalle seguenti: «e del 20 per cento»; d) al terzo periodo, dopo la parola: «programmato» sono aggiunte le seguenti: «ovvero al 30 per cento dei proventi di cui al primo periodo, qualora questi ultimi siano superiori a 103.290.000 di euro»; e) l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Le somme attribuite alle province devono essere utilizzate per la realizzazione di opere pubbliche, anche su base transprovinciale».
Naturalmente, a questo emendamento è collegato l'emendamento Taborelli 20.16.
LUIGI OLIVIERI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, chiedo di accantonare questo emendamento per darci modo di ragionare sulla riformulazione proposta dal relatore in aula perché non sappiamo come e quanto la stessa modifichi l'emendamento.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono obiezioni, accantoniamo, pertanto, l'emendamento Alberto Giorgetti 20.17 ed il successivo Taborelli 20.16, ad esso collegato.
Passiamo alla votazione del subemendamento Adduce 0.20.18.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adduce. Ne ha facoltà.
SALVATORE ADDUCE. Noi ci siamo preoccupati di presentare alcuni subemendamenti all'emendamento del Governo
che, un po' alla chetichella, quasi alla scadenza del termine, ha presentato una proposta emendativa che riguarda il destino dell'acquedotto pugliese, acquedotto che serve, in modo particolare, due regioni - la Basilicata e la Puglia - ma anche alcune altre regioni meridionali. È il più grande d'Europa.
Tale acquedotto, con decreto legislativo n. 141 del 1999, fu trasformato in società per azioni, trasferendo le azioni al Tesoro ed avviando, in tal modo, una radicale trasformazione di un ente divenuto via via, nei decenni, uno dei grandi erogatori di inefficienza del Mezzogiorno. Noi, attraverso quel decreto legislativo, rivendichiamo un ruolo da protagonista, avuto proprio dal centrosinistra, sulla via della trasformazione necessaria per rendere efficiente un soggetto che gestisce il bene più importante per la nostra vita e per la nostra terra. Il lavoro svolto negli ultimi anni tendeva a stabilire due punti fermi: anzitutto, il trasferimento delle competenze alle regioni; quindi, stimolare lo spirito di collaborazione tra i soggetti locali. Proprio grazie a questo impianto, la collaborazione tra le due regioni, Puglia e Basilicata, ha informato le azioni degli ultimi anni anche di fronte alla gravissima crisi idrica che tutt'oggi affligge quelle zone. Anche nell'ultimo anno è stata assicurata l'erogazione dell'acqua per tutti gli usi; al riguardo, voglio richiamare l'attenzione su un punto fondamentale. Parliamo di un acquedotto che, come dicevo prima, è il più grande d'Europa e che serve cinque milioni di utenti; ricordo che accumula in Basilicata 500 milioni di metri cubi di acqua, dei quali 350 milioni vengono riversati alla Puglia, allo stato attuale senza alcun onere posto a carico di questa regione. Mentre si trasferisce questa grande quantità d'acqua, la Puglia ed il 40 per cento dei comuni lucani non hanno acqua sufficiente per uso potabile. È necessario, quindi, un progetto industriale che assicuri un servizio idrico sufficiente per entrambe le regioni; i rapporti tra le due regioni, peraltro, sono buoni, pur se governate da due coalizioni diverse, una di centrosinistra e l'altra di centrodestra. Essi si sono sostanziati nella collaborazione definita con l'accordo di programma tra Puglia e Basilicata del 5 agosto 1999, accordo che prelude ad un vero progetto di organizzazione dell'AQP (acquedotto pugliese).
Con l'emendamento del Governo in oggetto si tende, sostanzialmente, ad attribuire un peso eccessivo ad una delle regioni - quella più ricca di abitanti - attraverso il trasferimento di azioni dell'acquedotto pugliese in termini proporzionali al numero di abitanti delle regioni. Abbiamo, invece, bisogno di recuperare un altro criterio, quello relativo alla quantità di risorse idriche. È un problema che riguarda non soltanto la Puglia e la Basilicata ma anche altre regioni meridionali come la Campania e, per certi aspetti, persino il Molise. Con i nostri subemendamenti, sostanzialmente, tendiamo innanzitutto ad evitare una guerra di popolo in quelle zone ed a confermare la collaborazione tra le regioni.
L'intento, quindi, è positivo e non vi sono oneri di nessun tipo; riteniamo che, con una piccola rettifica all'emendamento 20.18 del Governo, sia possibile evitare un grande disagio che si determinerebbe in queste regioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Blasi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO BLASI. Signor Presidente, la cessione dell'acquedotto pugliese alle regioni Puglia e Basilicata costituisce, è bene sottolinearlo, una grande vittoria del centrodestra ma, più in generale, una straordinaria conquista federalista. Il Governo dell'Ulivo aveva deciso, unilateralmente, di vendere all'ENEL, in pratica a sé stesso, un patrimonio di storia, di know-how, di competenze e di impianti che fanno di AQP il più grande ente gestore di reti idriche del nostro paese.
L'emendamento 20.18 del Governo, trasferendo la proprietà alle regioni, crea, dunque, le premesse per una gestione endogena, che favorisca il territorio e la
sua stessa capacità di impresa. Vi sono alcuni aspetti non marginali che vanno chiariti meglio: il criterio di ripartizione delle quote azionarie deve trovare una forma di compensazione che consenta alla Basilicata di non uscire mortificata, solo perché non in possesso dei grandi numeri necessari a manifestare una posizione di forza.
Il solo criterio del numero di abitanti delle due regioni ci appare insufficiente e, dunque, sollecito e chiedo, con assoluto rispetto e con grande senso di appartenenza, al Governo una nuova valutazione per una riscrittura del suddetto emendamento, che consenta alle due regioni di partire da parametri di riferimento un po' più ampi rispetto a quello unico del numero di abitanti.
Ciò nondimeno, è necessario chiarire, una volta per tutte, che la proprietà della risorsa idrica appartiene alle regioni dove essa è allocata e, in Basilicata, chi gestisce la proprietà dell'acqua è l'ente irrigazione apulo-lucano; dunque, l'acquedotto pugliese non è proprietario della risorsa, ma gestisce soltanto le reti e gli acquedotti.
La capacità contrattuale della Basilicata è legata, allora e di più, al prezzo di vendita dell'acqua; ogni anno dalla mia regione vengono trasferiti in Puglia - lo diceva prima il collega Adduce - 300 milioni di metri cubi d'acqua e, per tali ragioni, i lucani hanno una straordinaria possibilità, del tutto legata, però, ad una contrattazione che il governo lucano di centrosinistra non è stato, per ora, in grado di avviare.
In conclusione, voglio ribadire che le due regioni, così motivate in passato nello sviluppare intese, potrebbero - sarebbe auspicabile, ma tutto ciò riguarda i due consigli regionali - creare due distinte Spa (una lucana e l'altra pugliese), da mettere, poi, sul mercato per la gestione delle reti e degli acquedotti, superando un conflitto inutile, dannoso e, forse, anche un po' provinciale.
Allora chiederei al Governo e al relatore se sia possibile accantonare, momentaneamente, il subemendamento Adduce 0.20.18.8, per apportare una piccola modifica; in caso contrario, annuncio che esprimerò un voto favorevole sulla suddetta proposta emendativa.
PRESIDENTE. Onorevole Gianfranco Conte, concorda con la proposta di accantonamento del subemendamento Adduce 0.20.18.8, formulata dall'onorevole Blasi?
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, purtroppo su tale problema abbiamo svolto una lunga discussione e riteniamo che la soluzione necessaria sia quella di esprimere un voto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo un po' di attenzione non per l'importanza della mia persona, ma per quella dell'argomento in discussione.
L'acquedotto pugliese nasce nel 1907 per risolvere il problema della sete in una parte del paese, esattamente nella regione Puglia. Nel corso dei decenni, l'ente ha vissuto momenti di gloria, ma anche momenti assai discutibili tanto che, in un certo periodo, si diceva che esso dava più da mangiare che da bere. Comunque, l'acquedotto pugliese è una struttura unica, peculiare ed importante in Italia ed in Europa.
Ora, il Governo di centrodestra propone il trasferimento della proprietà alle regioni Basilicata e Puglia e ciò rappresenta un fatto positivo. L'essere all'opposizione non mi impedisce di riconoscere la bontà di tale decisione.
Invece, inaccettabile quanto ingiusta e, per certi versi, anche provocatoria, è la proposta di ripartire tra le due regioni le quote di possesso in una misura iniqua ed offensiva per la regione Basilicata e per tutte le popolazioni lucane. Nessun parlamentare di centrodestra può salvarsi l'anima dicendo di votare favorevolmente sul subemendamento Boccia 0.20.18.10.
Occorre convincere i propri partiti a ragionare, in quest'aula, in maniera seria.
Dunque, la proposta - caro collega lucano, onorevole Blasi - la deve rivolgere a Forza Italia, per convincerla a sospendere la discussione, affinché si trovi ragionevolezza, si assumano decisioni sagge e non determinate sulla base dei colori politici.
Il Presidente Berlusconi che, evidentemente, non conosce la Basilicata - non vi è mai stato - né la serietà delle popolazioni che vi abitano, pensa di decidere sulla base del colore politico dei governi regionali. Infatti, in Basilicata governa il centrosinistra, mentre in Puglia governa il centrodestra. Ma vi sembra giusto decidere in tal modo su una questione così importante, su un ente che vale circa 1.500-2.000 miliardi?
Noi della Margherita proponiamo che l'assegnazione delle quote di possesso debba essere effettuata in relazione all'apporto effettivo di risorse idriche che le singole regioni forniscono con le proprie sorgenti e i propri invasi.
Chiedo scusa per la foga, ma è materia troppo scottante, anche se si tratta semplicemente di acqua. Colleghi, dovete sapere che la maggior parte degli invasi di accumulo e le grandi reti adduttrici sono in Basilicata.
È stato detto che l'acquedotto pugliese serve 5 milioni di utenti; è vero. Tuttavia, in Basilicata, vi è il 40 per cento dei comuni che non ha un'erogazione di acqua garantita per le ventiquattr'ore. Vi è un'agricoltura lucana che spesso ha bisogno di acqua, mentre quest'acqua va altrove.
Non voglio guerre di religione; siamo persone serie e ci rendiamo conto della necessità di governare certi processi, ma non possiamo subire una vera ingiustizia come questa.
Mi rivolgo non solo all'onorevole Blasi che è lucano, ma anche all'onorevole Saponara, milanese di origine lucane, che ha saggezza ed esperienza. Lo dica ai suoi amici del centrodestra che, in questo caso, non c'entra l'appartenenza ad un partito o ad un altro; occorre essere giusti, in quanto il senso di giustizia non è, certamente, di una sola parte (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Alberta De Simone. Ne ha facoltà.
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, il subemendamento è stato presentato come una giusta rivendicazione dei propri diritti da parte della regione Basilicata.
ALBERTA DE SIMONE. Ciò che finora non è stato evidenziato è che il 70 per cento delle risorse idriche di questo colossale acquedotto viene fornito dalla Campania, esattamente, da 12 comuni dell'Irpinia, le cui sorgenti si trovano a Cassano e Caposele.
L'emendamento 20.18 del Governo cancella totalmente dalla gestione dell'acquedotto la regione Campania e, per di più, per la prima volta, esclude dagli organi amministrativi dell'ex ente autonomo acquedotto pugliese il rappresentante della provincia di Avellino che fornisce il 70 per cento dell'acqua.
Per queste ragioni, raccomando all'Assemblea di non commettere errori e di riconoscere che la questione non riguarda soltanto le popolazioni che hanno diritto all'acqua e che la ricevono da noi, per tradizione, da anni. Si tratta anche del diritto di chi fornisce la materia prima a partecipare alla gestione negli enti amministrativi dell'acquedotto.
In conclusione, ritengo che l'emendamento 20.18 del Governo debba essere modificato attraverso l'approvazione dei subemendamenti Adduce 0.20.18.8, Boccia 0.20.18.10 e Roberto Barbieri 0.20.18.6.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, prendo la parola per ringraziare, da pugliese, tutti colleghi presenti oggi. Come voi sapete, il valore dell'acquedotto pugliese è, per circa due terzi, determinato dalla presenza di un finanziamento pubblico all'acquedotto stesso pari a circa 30 miliardi l'anno, per vent'anni. Trovo molto bello che vi sia questo atto di generosità da parte delle resto dell'Italia nei confronti della Puglia sitibonda; mi rivolgo, in particolare, ai colleghi della Lega nord Padania: apprezzo molto questo trasferimento solidaristico dal resto dell'Italia verso la Puglia.
Aggiungo una questione che vorrei sottolineare: l'accordo fra ENEL e Ministero del tesoro prevedeva che alle regioni Puglia e Basilicata rimanessero il 30 per cento delle azioni dell'acquedotto pugliese, la possibilità di incidere nella gestione dell'acquedotto stesso e, infine, circa seimila miliardi di investimenti ENEL in Puglia, di cui più di duemila nel solo campo idrico e a favore dell'acquedotto pugliese. È chiaro che, se la strada scelta dal Governo porterà una sola lire in più, noi non potremo che rallegrarcene; ma se la strada scelta dal Governo porterà una sola lira in meno alla Puglia, noi ne chiederemo direttamente conto al centrodestra pugliese e ai suoi responsabili.
![]() |
![]() |
![]() |