Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 76 del 14/12/2001
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Si riprende la discussione (ore 15,07).

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge finanziaria.
Informo che prima della seduta sono stati ritirati gli emendamenti Cè 20.24, Sergio Rossi 20.25, Lussana 40.30 e Bianchi Clerici 22.82.

ROBERTO BARBIERI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO BARBIERI. Signor Presidente, ricordo il problema che ho già sollevato durante la seduta di questa mattina, un problema importante, che investe anche la serietà di questa istituzione oltre che quella dell'intero paese. Come ho già detto, in una dichiarazione pubblica, peraltro confermata, il ministro delle attività produttive onorevole Marzano, parlando delle previsioni macroeconomiche circa l'andamento del prodotto interno lordo per il 2002, ribadisce che esso potrà attestarsi attorno ad un tasso di crescita pari all'1,8 per cento (se non anche leggermente inferiore). Il Governo italiano non è un istituto accademico di previsione econometrica, ma la previsione che esso stesso effettua e che peraltro ha formalizzato nella nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria, prevede, al contrario, una crescita nel 2002 del PIL pari al 2,3 per cento. Ricordo a lei, al Governo ed ai colleghi che tale previsione implica una certa previsione di gettito, mentre un incremento pari all'1,8 per cento - o inferiore - significa un altro tipo di previsione di gettito. Ciò vuol dire che il Governo non ritiene più il raggiungimento di un tasso di crescita pari al 2,3 per cento un proprio obiettivo da raggiungere attraverso gli strumenti della politica economica. Di conseguenza, tutto ciò di cui stiamo discutendo diviene inconsistente; sintetizzo: stiamo parlando, ad esempio, di provvedimenti di spesa che, sappiamo, non avranno copertura finanziaria.
Alla luce di quanto accaduto, chiedo a lei, signor Presidente, quale sarà la programmazione dei nostri lavori; inoltre, chiedo al Governo quali siano le sue intenzioni e al presidente della Commissione bilancio qual sia il suo intendimento per affrontare in maniera seria questo problema. Trattasi di un problema di rilevanza non solo nazionale, perché lo scostamento che ho citato potrebbe farci uscire dagli equilibri previsti dal patto di stabilità europeo, con una conseguenza grave sul piano internazionale che potrebbe anche tradursi con la necessità di una manovra aggiuntiva.
La serietà di questa istituzione prevede che una risposta seria vada data, altrimenti tutto ciò di cui discuteremo da questo momento sarà inconsistente sul piano tecnico e poco serio sul piano politico.

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, avendo, come dire, la fortuna di essere molto occupato in quest'Assemblea, purtroppo non ho tempo di leggere né giornali né agenzie e mi resta solo tempo per leggere le smentite. Darò allora notizia di una smentita sulla materia in esame, smentita nella quale si riporta che il ministro delle attività produttive onorevole Marzano precisa che nell'incontro di oggi svoltosi all'Unioncamere con i giornalisti si è riferito ai casi di sviluppo previsti dal Fondo monetario internazionale e, più recentemente, dalla Confindustria. Il ministro ha commentato questi dati affermando che quando si saranno espletati pienamente gli effetti dei provvedimenti del Governo, e cioè entro il 2002, i tassi di sviluppo effettivi saranno sicuramente superiori.
Per questo motivo, essendo ovviamente questa la reale intenzione del ministro - il quale, quindi, non smentisce assolutamente gli obiettivi del Governo - e non essendo per nulla mutata la politica del Governo per quanto riguarda i tassi di sviluppo e le misure contenute nella presente legge finanziaria per poterli conseguire, il Governo stesso non ha nulla da aggiungere se non ribadire la proposizione. Certo, si dispiace per il fatto che a volte esistono incomprensioni con la stampa, ma credo che l'incidente possa essere chiuso qui. Non essendo per nulla cambiata la politica del Governo, né le previsioni del Governo per quanto riguarda lo sviluppo, penso che l'esame del disegno di legge finanziaria possa tranquillamente proseguire, almeno così auspico, il proprio iter.

ROBERTO BARBIERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO BARBIERI. Prendo atto di quanto affermato dal sottosegretario Vegas, ribadendo però che si tratta, in primo luogo, di una smentita parziale e generica e, in secondo luogo, di una smentita poco seria, non degna di un ministro appartenente ad un Governo di una grande potenza economica.
Ribadisco che tutto ciò avviene a valle di altri avvenimenti: il Presidente del Consiglio rilascia un'intervista in cui pone il problema del rispetto del patto di stabilità europea; convocato il ministro dell'economia in Commissione, lo stesso, 12 ore dopo, smentisce il Presidente del Consiglio; il ministro dell'industria smentisce parzialmente se stesso; le previsioni macroeconomiche presenti nel DPEF, solitarie e uniche al mondo, riportano il dato del 2,3 per cento, rispetto a una previsione media inferiore all'1,5 per cento di tutte le altre istituzioni. Credo che ciò deponga per la scarsissima serietà tecnica e politica di questo Governo, nonché per l'inconsistenza della legge finanziaria in esame.

GIANFRANCO MORGANDO, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, il sottosegretario Vegas ha affermato che, a suo parere, l'incidente poteva considerarsi concluso. Tuttavia, ritengo che non si tratti di un incidente; il problema non è se lo stesso debba considerarsi chiuso o aperto, ma riguarda la questione sollevata in quest'aula con numerosi interventi, nella conclusione della seduta mattutina. Si tratta di una questione fondamentale per la credibilità del nostro lavoro e riguarda il fatto se i presupposti e le grandezze macroeconomiche, su cui si basa la costruzione di tutta la manovra di politica economica di cui stiamo discutendo, siano credibili o meno. Infatti, a seconda che si adotti un presupposto o l'altro, l'un dato o l'altro, ci si trova in presenza di differenze di decine di migliaia di miliardi che, evidentemente, hanno riflessi molto significativi e consistenti sulle entrate delle casse dello Stato.
Il ministro Marzano, nella sua smentita afferma di aver fatto riferimento ai dati


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del Fondo monetario internazionale. Ciò mi pare poco credibile, perché i dati del Fondo monetario internazionale - noti da tempo - parlano di un tasso di sviluppo pari all'1,4 per cento, mentre il ministro Marzano ha parlato di un dato dell'1,8 per cento. I dati del Fondo monetario internazionale, cioè, sono significativamente peggiori degli stessi dati utilizzati dal ministro Marzano. Forse - come ricorda il ministro Marzano - vi è qualche affinità con i dati previsti dal centro studi di Confindustria che, effettivamente, parlano anch'essi di un tasso di crescita dell'1,8 per cento, ma anche in questo caso si tratta di dati noti da tempo e che, pertanto, non avrebbe molto significato introdurre oggi nel dibattito. Allora, ci troviamo, evidentemente, in presenza di valutazioni che fanno riferimento all'attualità e non all'orientamento e all'opinione espressa da qualche altro centro di previsione.
Vi è un secondo elemento che vorrei rimarcare, e siccome in Commissione bilancio, prima della ripresa pomeridiana dei lavori, abbiamo parlato di tale questione, mi pare opportuno ricordarlo. Ci troviamo in presenza di un problema che da tempo abbiamo sottoposto all'esame del ministro dell'economia. Voglio ricordare che quest'ultimo era stato invitato ad intervenire in Commissione bilancio, proprio per discutere del rapporto tra le previsioni sugli andamenti macroeconomici a livello mondiale ed a livello italiano e i contenuti della manovra che stiamo discutendo. Il ministro dell'economia si è recato in Commissione ed ha parlato, prevalentemente, di altro. Quando lo abbiamo invitato ad affrontare il tema, ha genericamente sostenuto che si era in presenza di un clima di incertezza tale, da non consentire la formulazione di previsioni.
Oggi ci troviamo in presenza di un autorevole membro del Governo, il responsabile del secondo dicastero che si occupa dei problemi economici, che fornisce indicazioni e cifre che ci confermano nella preoccupazione sulla base della quale avevamo chiesto al ministro Tremonti di intervenire in aula ed in Commissione. Mi pare che ciò giustifichi il mantenimento della nostra richiesta di chiarimento al ministro Tremonti.
Non considero chiuso l'incidente, perché di incidente non si trattava. Infatti, credo che possiamo almeno rimetterci alle conclusioni tratte dal presidente Giancarlo Giorgetti nella precedente riunione della Commissione cioè che, stanti gli impegni internazionali del ministro di oggi, appena possibile il ministro intervenga in aula per consentirci di discutere di una fondamentale questione in ordine alla prosecuzione dei nostri lavori.

GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, intervengo perché ho già sentito dire due volte in quest'aula che Berlusconi intende contestare il patto di stabilità europeo. Ciò non è assolutamente vero: il Presidente Berlusconi non si è mai sognato di dire che l'Italia non intende rispettare il patto di stabilità. Non lo ha mai detto, nella maniera più assoluta, anzi, sia lui, sia Tremonti, dicono sempre il contrario.
Ciò premesso, tantissimi economisti in Europa sostengono che quel patto non è logico. Mi rivolgo al collega che ha sollevato due volte tale questione: se tu hai in tasca 100 lire e le spendi per fare un viaggio, le 100 lire che non hai più sono deficit. Però, se con quelle 100 lire fai un investimento e compri una casa, non hai più le 100 lire ma hai la casa, quindi non vi è deficit. Oggi il patto di stabilità europeo considera alla stessa maniera i soldi per spese correnti ed i soldi per gli investimenti, il che non è assolutamente logico.
Dunque, non Berlusconi, ma la Lega si augura che cambi il sistema contabile europeo per distinguere tra soldi spesi e soldi investiti. Quel patto non è scritto nella roccia e gli investimenti non sono spese. Se la contabilità in Europa è fuori di testa, non è certo colpa nostra, ma non mi piace sentir dire che il Presidente


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Berlusconi contesta quel patto, perché non si è mai sognato di farlo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).

ANGELINO ALFANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELINO ALFANO. Signor Presidente, questo scorcio di dibattito ha riproposto, in modo pressoché analogo, quello svoltosi prima della sospensione della seduta antimeridiana dell'Assemblea. Tale dibattito ha avuto una sua prosecuzione in Comitato dei nove con la piccola variante che, nel frattempo, il sottosegretario Vegas aveva già comunicato a questa Assemblea una precisazione del ministro Marzano o, meglio, una precisazione dell'agenzia di stampa che, credo, avrebbe potuto portare il dovuto livello di chiarezza.
Sono convinto che si stiano facendo chiacchiere che non portano ad alcun risultato. In quest'aula è stato approvato un DPEF che prevedeva un livello di crescita. Dopo tale approvazione, l'11 settembre è successo qualcosa di grave in America: di ciò il Governo ha tenuto conto presentando una nota di aggiornamento al DPEF che è stata approvata a sua volta. Tale nota di aggiornamento ha previsto e, in qualche modo, confermato i livelli di crescita del PIL già precedentemente annunciati. All'inizio del dibattito sulla legge finanziaria il ministro Tremonti, in aula ed in Commissione, ha ribadito quale fosse il livello di crescita prevista. Non capisco la ragione di accanirsi in un dibattito che non porta ad alcun risultato concreto.
L'11 settembre è accaduto certamente un fatto che ha creato conseguenze negative dal punto di vista macroeconomico e noi abbiamo adottato una serie di provvedimenti del pacchetto dei cosiddetti cento giorni (la legge obiettivo, la Tremonti-bis, il provvedimento sull'emersione).
Ritengo, dunque, che abbiamo introdotto, con la nostra politica economica, una variabile, la variabile della fiducia fondata anche su tali schemi. Perciò lasciamo che tali strumenti sprigionino i loro effetti negativi nell'anno 2002, non abbiamo alcuna intenzione di cambiare le previsioni macroeconomiche.

PRESIDENTE. Colleghi, la questione sollevata a seguito delle dichiarazioni del ministro Marzano ha certamente un rilievo politico; tuttavia, la Camera dei deputati lavora intorno alle dichiarazioni e alle posizioni del Governo formalizzate nelle sedi parlamentari. Quindi, penso si possa proseguire nei nostri lavori riprendendo nuovamente l'esame degli emendamenti Caparini 17.46 e Napoli 17.50.

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