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MARCO MINNITI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO MINNITI. Signor Presidente, come è noto a questo Parlamento... Signor Presidente, le chiedo un momento di pazienza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore! Dobbiamo ascoltare l'onorevole Minniti.
MARCO MINNITI. Signor Presidente, trattandosi di una questione di una certa delicatezza, chiederei l'attenzione di coloro che intendono ascoltare. Come è noto, con una decisione unilaterale, gli Stati Uniti d'America hanno disdettato il trattato Abm.
Esso prevedeva la riduzione e la non proliferazione, per quanto riguarda il sistema di missili balistici intercontinentali. Ricordo che, nel 1972, tale firma fu considerata storica per la stabilità, la sicurezza e la pace nel mondo. Il fatto che l'evento fosse stato, in qualche modo, annunciato, non cambia la rilevanza di quell'atto. Si tratta di una decisione di grandissimo rilievo che naturalmente ha innescato reazioni e provocato tensioni a livello internazionale. Sono note le reazioni del Presidente della Russia Vladimir Putin e quelle della Cina.
Tutto ciò ci preoccupa fortemente, anche perché la Russia e la Cina - anche attraverso l'incontro e il patto di Shangai - hanno partecipato attivamente alla formazione della coalizione internazionale contro il terrorismo che, oggi, consideriamo un punto di riferimento importante nella lotta senza quartiere al terrorismo. La messa in discussione unilaterale del trattato Abm si spiega con volontà di procedere a nuove sperimentazioni per il sistema di difesa nazionale antimissile, meglio noto come scudo spaziale. Ritengo vi siano rischi molto seri e che questa decisione unilaterale possa provocare una nuova corsa al riarmo e al rilancio di produzioni di armamenti nucleari su vasta scala.
Per questo motivo, vogliamo sapere, signor Presidente, quali sono i livelli di informazione e di coinvolgimento dell'Europa e dell'Italia in questo tipo di decisioni e di orientamento, perché è del tutto evidente che ci troviamo di fronte ad una decisione degli Stati Uniti d'America. Tale decisione è rilevante in quanto riguarda la sicurezza e la stabilità dell'intero pianeta e, quindi, ritengo importante che ci sia reso noto il livello di coinvolgimento, di comunicazione e d'informazione, innanzitutto, del nostro paese, ma anche dell'Europa. È imminente il vertice Laeken e ritengo tale questione essenziale, sia per gli equilibri mondiali sia per quel processo, da più parti evocato, di un nuovo ordine mondiale.
Alla luce di queste considerazioni, chiedo che il Governo - lo chiedo a lei, signor Presidente, affinché trasmetta questa richiesta, rapidamente, al Governo, sebbene siano presenti in aula autorevoli esponenti dell'esecutivo - venga al più presto (in ogni caso, prima dell'interruzione dei lavori parlamentari) a riferire su questi temi, perché pensiamo che sugli stessi, così come il Parlamento si è confrontato sui temi della sicurezza nel mondo, con la lotta al terrorismo, vi debba essere un'impegnata ed attenta discussione di carattere parlamentare, perché tali questioni hanno una stretta attinenza con la sicurezza dell'intero pianeta (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, lei ha stabilito la ripresa dei lavori pomeridiani alle ore 15. Volevo comunicarle che chiederemo, in sede Comitato dei nove, che venga convocata la Commissione e che, ai suoi lavori, partecipi il ministro dell'economia. Vogliamo comprendere bene la questione relativa ai conti. Forse, dovremmo ritardare la ripresa dei lavori pomeridiani rispetto all'orario stabilito (altrimenti non credo ce la faremo) e ci riserviamo di chiedere che il ministro dell'economia delle finanze venga in aula,
se l'incontro in commissione non avrà luogo o se non sarà sufficientemente soddisfacente. È una questione relativa alla serietà dei nostri lavori. Non conosciamo bene lo stato dei conti: stiamo ragionando, praticamente, su cose infondate e non vogliamo fare ciò. Forse - lo ripeto - è troppo presto riprendere i lavori alle 15. Corriamo il rischio, infatti, che la Commissione non abbia il tempo di ascoltare il ministro.
PRESIDENTE. Qual è il parere del relatore?
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 1984. Signor Presidente, a quanto mi risulta, il ministro Tremonti si trova all'estero. Farò controllare e...
LUCIANO VIOLANTE. Venga il ministro Marzano, allora!
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 1984. Mi scusi, ma il ministro Marzano non può intervenire su una questione di economia, che attiene alla competenza di un altro ministro.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, desidera proporre che la seduta riprenda più tardi delle 15?
LUCIANO VIOLANTE. Sì, signor Presidente. Daremmo il tempo al ministro Marzano di venire qui a spiegare che cosa sia questo incremento dell'1,8. Se il ministro Tremonti non può venire - mi pare di aver capito che si trovi al vertice di Laeken - venga almeno il ministro Marzano a spiegare come stiano le cose: se le parole del ministro Tremonti sono state male interpretate e quello che abbiamo capito non è quello che voleva dire, non c'è problema; se, invece, si tratta proprio dell'1,8 di incremento del PIL, in tal caso i nostri conti cambiano completamente e, di conseguenza, bisognerà rivedere alcune questioni.
PRESIDENTE. Il problema, onorevole relatore, è se lei ritenga che, prima di riprendere i lavori dell'Assemblea, la Commissione abbia bisogno di un tempo maggiore di quello stabilito.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza sul disegno di legge n. 1984. Signor Presidente, come avrà potuto notare, stavo già andando ad una seduta di Commissione, che era stata convocata dal presidente proprio in relazione alla necessità di avere un breve confronto. Non mi pare, però, che vi sia la necessità di rinviare la ripresa della seduta dell'Assemblea: potremo risolvere il problema in tempi brevissimi.
BEPPE PISANU, Ministro per l'attuazione del programma di governo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU, Ministro per l'attuazione del programma di governo. Signor Presidente, ovviamente il Governo è disponibile a presentarsi in Commissione, così come è stato richiesto. La persona che lo rappresenterà, non essendo disponibile il ministro dell'economia, sarà in grado di sostituire quest'ultimo a pieno titolo nel dibattito che in quella sede si svolgerà.
UGO INTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare anch'io.
PRESIDENTE. Onorevole Cima, lei lo ha chiesto dopo il collega Intini. Prego, onorevole Intini.
UGO INTINI. Signor Presidente, parlerò comunque soltanto per un minuto; quindi prego la collega di avere un attimo di pazienza. Mi associo alle argomentazioni dell'onorevole Minniti, sottolineando che l'argomento in questione è troppo importante perché la Camera non se ne
debba occupare con la massima rapidità possibile. La decisione di rimettere in discussione l'accordo sui missili è un grave errore - a me sembra - del Governo americano e si collega, molto strettamente, con l'azione militare nella quale l'Italia è attualmente impegnata contro il terrorismo internazionale.
Non dimentichiamo che tale azione militare è forte, molto più di quella contro il Kossovo, perché ha la solidarietà della Russia della Cina. Tale solidarietà, però, viene messa in discussione da una scelta assolutamente sbagliata, della quale l'Italia, impegnata nell'azione militare, si deve senz'altro occupare.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Cima.
LAURA CIMA. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare, subito dopo l'onorevole Minniti, perché la stampa già riporta l'iniziativa intrapresa ieri dai Verdi presso il presidente della Commissione esteri, onorevole Selva, con riferimento alla decisione di Bush, da noi ritenuta gravissima, di uscire dal trattato Abm.
Chiediamo che il Governo ci dica quale sia la posizione italiana al riguardo. Non sto qui a ripetere tutte le preoccupazioni già esposte nella menzionata nostra lettera di ieri (le ha riproposte il collega Minniti - lo ringrazio per averlo fatto - ed anche il collega Intini le ha sottolineate). Non essendoci la possibilità, perché è in discussione il disegno di legge finanziaria, di chiedere al Governo di venire a riferire in Commissione, è indispensabile un'informativa all'Assemblea al più presto possibile. Sono d'accordo sul fatto che, essendo alle porte il vertice di Laeken, abbiamo bisogno di sapere che cosa il Governo italiano intenda dire in quella sede su questo tema.
RAMON MANTOVANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, ci associamo alla richiesta che il Governo venga a riferire in Parlamento circa la posizione che intende assumere, a nome del nostro paese, relativamente a questa gravissima decisione degli Stati Uniti di denunciare gli accordi Abm. L'onorevole Minniti ha affermato che quest'atto del Governo americano era stato in qualche modo preannunciato. Appunto!
Ormai da più di due anni gli Stati Uniti hanno lasciato intendere che avrebbero denunciato il trattato Abm e - ahimè - quando essi diedero l'annuncio non si levarono molte voci critiche nei confronti di tale prospettiva o forse ci si illudeva che si trattasse semplicemente di una boutade. Non vedo una contraddizione - lo dico in dissenso dai colleghi che sono intervenuti prima di me - tra la guerra in Afghanistan, la coalizione costruita per portare avanti tale guerra e la denuncia del trattato Abm: in qualche modo gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno sempre proceduto attraverso forzature unilaterali, per poi costruire, sulla base delle ipotesi che hanno perseguito, nuovi equilibri sempre indirizzati alla costruzione di un ordine unipolare del mondo.
Oggi si verifica una forzatura e, con tutta probabilità, vi saranno reazioni di preoccupazione e di resistenza nei confronti di tale prospettiva. Poi proprio il corso della guerra e la costruzione di questo ordine unipolare riusciranno a superare questa contraddizione. Noi ci auguriamo che ciò non accada, che gli Stati Uniti possano essere indotti a retrocedere da questa gravissima posizione. Non credo, però, che santificare la NATO, osannare la guerra, fingere di non capire che gli Stati Uniti portano avanti tali prospettive non per combattere il terrorismo, bensì per imporre un nuovo ordine, possa aiutare a far desistere gli americani dai loro intenti. È con questa intenzione critica che noi chiediamo, con viva forza, che il Governo venga in aula a riferire sull'atteggiamento dell'Italia in riferimento al trattato Abm e sul proprio rapporto di alleanza con gli Stati Uniti nell'ambito della NATO e dell'Unione europea.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che l'onorevole Minniti abbia fatto bene a chiedere un dibattito con riferimento ad un tema di così vasta rilevanza e che determinerà ovviamente il quadro strategico nei prossimi anni. Credo, quindi, che in questo momento sia prematuro operare anticipazioni o determinare un atteggiamento critico o di consenso. Occorre capire bene che cosa accade. Sembrerebbe - almeno leggendo le notizie di stampa - che sia intervenuto un accordo o un coinvolgimento tra gli Stati Uniti e la Russia, la quale rappresenta oggi una componente importante della politica non solo della lotta al terrorismo, ma anche della definizione della strategia di un nuovo ordine mondiale. Sembrerebbe, da questo punto di vista, che anche la Cina sia stata informata e che non vi siano reazioni così dure e violente. Si tratta di capire bene cosa accade.
Penso che il nostro Governo farebbe bene a fornire le informative, ma soprattutto ad annunciare quali iniziative intenda prendere a livello di Unione europea e di NATO: si tratta delle sedi deputate a risolvere e affrontare questi problemi. Sarebbe illusorio e - se mi è permesso - anche un po' retorico (non vorrei utilizzare termini più forti) per non dire patetico, se noi pensassimo che l'Italia possa affrontare da sola tali problemi. Questi ultimi, invece, devono essere approfonditi nelle sedi internazionali competenti, dove possiamo avere un peso, nell'ambito della NATO e d'accordo con il responsabile della PESC (il cosiddetto mister PESC), Javier Solana. In sede di Unione europea occorre affrontare i temi e portare avanti una politica europea in questo campo. Non bisogna né demonizzare, né approvare preventivamente. Anch'io quando sono intervenuto nel dibattito ho detto che occorreva avere la preoccupazione di non creare nuove tensioni mondiali. Se invece lo scudo spaziale o altre forme possono consentire di realizzare un'intesa più forte con i paesi protagonisti dell'importante lotta contro il terrorismo, bisogna tenere un atteggiamento aperto e critico, ma non viziato dal pregiudizio. Ciò rappresenta il punto importante.
Mi permetto di sottolineare che la vera questione è quella di trovare un'intesa con i grandi paesi che sono i nuovi protagonisti della politica mondiale: la Russia e la Cina. Ciò, naturalmente, senza creare paure nel mondo islamico. Mi sembra molto importante dire una parola affinché si risolva il problema palestinese in maniera diversa e da quella attuale.
ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole, per la Margherita ha già parlato l'onorevole Gerardo Bianco, lei parla a titolo personale?
ERMETE REALACCI. Si, Presidente, parlo a titolo personale e quindi sarò brevissimo. Ha ragione l'onorevole Gerardo Bianco: questa non è una questione che può essere affrontata dall'Italia da sola, ma nell'ambito dell'Unione europea e della Nato. Comunque, mi associo alla richiesta dell'onorevole Minniti e dell'onorevole Cima. È molto importante sapere quale sia la posizione che il Governo italiano intenda assumere ora, data la rilevanza che quel trattato aveva assunto a livello mondiale in vista della creazione di un clima nuovo.
Aggiungo, signor Presidente, che in questa giornata che vede molti milioni di persone coinvolte in un digiuno proposto dal Papa per riflettere sulle ragioni della pace nel mondo - a cui anche lei, come me, si è associato - sarebbe opportuno che il Governo italiano si unisse a questa manifestazione di sensibilità sul futuro del mondo, dicendoci come vede collocata questa iniziativa in una prospettiva futura di una maggiore pace nel mondo.
GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, il gruppo dei Comunisti italiani si associa alle richieste fin qui avanzate dagli altri colleghi affinché il Governo venga a riferire al Parlamento, chiarendo la posizione del nostro paese, che, certamente, andrà considerata anche alla luce di un confronto con gli altri paesi, non solo europei. Visto il superamento della posizione importante rivestita dal trattato Abm, riteniamo fondamentale che venga chiarita la posizione del nostro paese, al fine di dare comunque spazio ad un dibattito su temi di fondamentale importanza.
BEPPE PISANU, Ministro per l'attuazione del programma di governo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEPPE PISANU, Ministro per l'attuazione del programma di governo. Il Governo, naturalmente, aderisce alla richiesta avanzata dall'onorevole Minniti e da altri colleghi e si riserva di fissare, o di concordare, la data precisa, anche in considerazione del calendario parlamentare e dei numerosi impegni internazionali che tengono occupati il Presidente del Consiglio, il ministro degli esteri e il ministro della difesa.
La notizia della disdetta unilaterale del trattato Abm non giunge come un fulmine a ciel sereno; era largamente preannunziata e la pacatezza, la compostezza e l'alto senso di responsabilità che ha ispirato, finora, le prime reazioni, a cominciare dal presidente Putin, ci inducono a ritenere che anche qui, in questo Parlamento, nel nostro paese, si possa, su questa delicata questione, svolgere un dibattito pacato e costruttivo che veda il nostro paese - come è, certamente, negli orientamenti e negli auspici di questo Governo - ancora una volta, su materie così delicate, in sintonia con i paesi europei e soprattutto con i paesi dell'Alleanza atlantica.
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