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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Senato: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002).
Ricordo che nella seduta di ieri sono stati approvati gli articoli: 1, 13, 14, 15, 18, 24, 26 e 27.
Avverto che prima della seduta sono stati ritirati i seguenti emendamenti e articoli aggiuntivi: Calzolaio 7.20, Lion 9.1, Alberto Giorgetti 16.109, 16.111, 16.122, 16.112, 16.119 e 16.121, Angela Napoli 17.58 e 17.59, Sergio Rossi 19.110, Bianchi Clerici 19.111, Alberto Giorgetti 16.04, 16.05, Alberto Giorgetti 31.017, 31.018, 31.019, 32.018, 36.13, 36.11, 37.19, 37.21 e 40.34, 42.9 del Governo e Panattoni 44.047, nonché ed i subemendamenti Pagliarini 0.31.30.9 e 0.31.30.10.
Chiedo al presidente della Commissione bilancio - dopo che si è riunito il Comitato dei nove - da quale articolo intenda proporre che riprenda l'esame del provvedimento.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, il collega Buontempo ha lungamente invocato l'articolo 17. Credo che sia giunto il momento di accontentarlo. Proporrei, dunque, di iniziare dall'articolo 17 e di esaminare successivamente l'articolo 19, secondo una progressione numerica.
PRESIDENTE. Dalle mie parti il numero diciassette porta un po' iella. Ma se ritiene di farlo, sta bene. Buontempo è Buontempo!
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 17 , nel testo della Commissione, e del complesso delle proposte emendativead esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1984 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che, sopprimendo quest'articolo, il Parlamento lancerebbe un segnale di credibilità al mondo della scuola, e mostrerebbe l'intenzione di tornare a riflettere e investire sul suo ruolo educativo. Ci eravamo augurati, in Commissione, che il Governo potesse rivedere e privilegiare le motivazioni didattiche, educative pedagogiche - compiendo le relative scelte - ed il criterio ragionieristico. Invece, ci accorgiamo che si tolgono e si spostano i finanziamenti, con conseguenze didattiche a volte devastanti. In effetti, ho una visione un po' distorta del problema. Ho confessato in Commissione il mio piccolo conflitto d'interessi (sono in buona e ben più autorevole compagnia qui in Parlamento): tuttora, sono un dipendente del Ministero dell'istruzione e vorrei intervenire a nome di chi, fino a pochi mesi fa, lavorava in classe. Ho ribadito al relatore in Commissione, onorevole Garagnani, che gli insegnanti si sono sentiti umiliati ed offesi dalla relazione e dai concetti espressi in VII Commissione.
Signor Presidente, le chiederei, per cortesia, di richiamare l'Assemblea ad un minimo di attenzione.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, un po' d'attenzione. Mi rivolgo anche ai colleghi del Comitato dei nove.
ANTONIO RUSCONI. Inoltre, signor Presidente, mi sembra che, ancora una volta, il Governo sia assente relativamente al problema della scuola. Noi vorremmo discuterne in questa sede, in Parlamento, non alle convention. Mi sembra un diritto dei parlamentari.
Oggi, in Parlamento, abbiamo una buona occasione: sopprimere questo articolo, evitando la rigidità delle supplenze che, di fatto, diminuirà la qualità del servizio.
Gli insegnanti avranno meno ore a disposizione, saranno chiusi i servizi di biblioteca, sarà ridimensionato il sostegno scolastico. Poi ci si stupisce che gli studenti e le loro famiglie siano preoccupati! Ci si stupisce che gli studenti protestino! Avremo la certezza, signor Presidente, di centinaia di ricorsi perché, di fatto, le classi vengono private di una parte delle ore di lezione per materia che, paradossalmente, vengono certificate a fine ciclo.
Per quanto concerne l'esame di Stato, vorrei ribadire che in Europa vige il principio, molto chiaro, della distinzione tra formazione e valutazione; e poiché non si può stare in Europa a seconda delle convenienze, ora, attraverso il disegno di legge finanziaria si stravolge la struttura dell'esame senza che l'operazione sia stata preceduta da un decreto-legge che abbia apportato giustificazioni didattiche.
Gli stessi insegnanti - tra l'altro, non si sa ancora quali: ad esempio, quelli di educazione fisica; e non si sa se ci saranno insegnanti di serie A e insegnanti di serie B per la maturità - valuteranno gli alunni che già conoscono da tre anni, magari inventandosi una nuova valutazione, mentre permane il valore legale del titolo di studio e del voto per l'ammissione a corsi e concorsi. Perché non avere, allora, il coraggio di abolire il valore legale del titolo di studio, di abolire l'esame di maturità? Lasciando così le cose... signor Presidente, vorrei un po' di attenzione almeno dal Governo.
GIACOMO BAIAMONTE. Per favore, mandatelo a casa!
PRESIDENTE. Onorevole Rusconi, il Governo è presente e le sta prestando attenzione. Prego, prosegua.
ANTONIO RUSCONI. Presidente, la ringrazio, dal momento che la maggioranza ha ribadito più volte, ieri, che la scuola è una priorità importante, mi aspettavo che fosse in aula almeno il sottosegretario Aprea...
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Sono andata a prendere le carte!
ANTONIO RUSCONI. ...e si sedesse, come sta facendo ora. Mi sembra importante per il rispetto dell'Assemblea.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Sono andata a prendere le carte, sa?!
PRESIDENTE. Onorevole Baiamonte, per correttezza debbo dirle che, poiché stiamo discutendo il disegno di legge finanziaria, il Governo può essere rappresentato dal sottosegretario Aprea o da altri. Mi fa piacere che ci sia anche il sottosegretario Aprea, così lei è anche più contento; però, vada avanti ed eviti di fermarsi.
ANTONIO RUSCONI. Lasciando così le cose per quanto riguarda l'esame di maturità, istigheremo le scuole alla rincorsa ai voti migliori e premieremo i «diplomifici» pubblici e privati. È questa la serietà che promettiamo, o meglio che promettete?
Con riferimento al tema dell'innovazione - penso all'educazione musicale e all'inglese - avete bloccato la riforma dei cicli anche su tale aspetto. Fondandosi esclusivamente sulle risorse degli istituti se ne limita l'efficacia e l'impegno, si riduce lo spazio dello sport nella scuola, soprattutto se dovessimo prestare fede alla relazione Bertagna, se mai avremo l'occasione di discuterne in Commissione. A proposito, questo è un altro fatto di enorme gravità rispetto al ruolo del Parlamento: le riforme vengono preannunciate in meeting e convegni, delegittimando, quasi con fastidio, il ruolo istituzionale del dibattito parlamentare, soprattutto in Commissione, ma anche in Assemblea.
Peraltro, non capiamo cosa sia stato dell'attuazione della legge n. 62, promessa dalla maggioranza in campagna elettorale (promesse di «magnifiche sorti e progressive»). Dov'è la libertà educativa se la maggioranza ha votato contro l'emendamento dell'onorevole Volpini che chiedeva 50 milioni di euro in più affinché, aumentato il numero delle scuole non statali riconosciute come paritarie, non diminuisse il contributo alle singole scuole? Erano state promesse prospettive europee per gli insegnanti: ebbene, gli insegnanti avranno orari europei e stipendi italiani.
Con queste scelte e a queste condizioni, mi domando quali giovani laureati entreranno con entusiasmo nella scuola.
Forse voi mi risponderete che il problema non si porrà perché, continuando a togliere ore nei curricula, vi saranno solo esuberi di insegnanti in ruolo e non vi saranno più immissioni e assegnazioni di cattedre a nuovi laureati. Noi oggi abbiamo una possibilità: dare un messaggio di credibilità al paese. Come operatori del mondo della scuola, siamo delusi e soprattutto fortemente preoccupati perché, nell'ambito del disegno di legge finanziaria, è chiaro che l'economia prevale sulla politica e ciò non rappresenta un segno di buona salute per la politica. Vorrei fare un appello: stamani, attraverso l'impegno dell'Assemblea e sopprimendo l'articolo in esame o emendandolo in modo rilevante, la didattica prevalga sulla ragioneria. Si tratta di un messaggio che oggi dobbiamo almeno a quei cinquecentomila studenti che sosterranno l'esame di maturità, che giorni fa il Corriere della Sera definiva come dimenticati e che, dopo l'approvazione della legge finanziaria, aspetteranno comunque di sapere con quale riforma, con quali insegnanti (se con tutti), sosterranno gli esami di maturità. A loro, compresi i miei poveri non lettori - come diceva il Manzoni - ma studenti, ai quali devo fornire almeno una risposta seria, dobbiamo un minimo di onestà, di certezze,
di risposte e di serietà (Applausi dei deputati del gruppo Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Squeglia. Ne ha facoltà.
PIETRO SQUEGLIA. Signor Presidente, credo che non si rileverà mai abbastanza lo stridente contrasto presente nella maggioranza, tra ciò che dice e ciò che fa, tra le affermazioni di principio e gli atti concreti del Governo. L'esecutivo più volte ha parlato di centralità della scuola, più volte ha affermato la necessità della valorizzazione del capitale umano. Si tratta solo di affermazioni verbali: i fatti sono ben diversi. Nel disegno di legge finanziaria presentato dal Governo il settore della scuola rappresenta uno dei maggiori capitoli di riduzione della spesa pubblica. Le risorse previste per i rinnovi contrattuali non coprono nemmeno l'inflazione reale. Per i docenti non vi è alcun significativo riconoscimento economico. I fondi aggiuntivi in realtà non sono tali, in quanto sono subordinati a loro volta ad economie di sistema. In ogni caso, solo una parte dei fondi derivanti dalle economie di spesa viene investita per la valorizzazione del personale docente. Tali risorse sono irrisorie rispetto all'obiettivo di parametrare la retribuzione dei docenti con la media europea. Tutto ciò la dice lunga su quanto le affermazioni del Governo sulla centralità della scuola siano convinte e vere. Nei comportamenti dell'esecutivo rispetto al settore della scuola e ai suoi problemi non rinveniamo quel respiro profondo, quell'atteggiamento responsabile, problematico e rispettoso, che si deve avere verso quelli che sono i momenti fondanti del modo di essere della vita di un intero popolo. L'atteggiamento del Governo è di miope ragioneria: si taglia un po' da una parte e un po' dall'altra per far quadrare i conti. Questo è il senso dell'articolo 17 in esame. La rideterminazione degli organici, le ore di insegnamento, le supplenze costituiscono aspetti che non possono e non devono essere affrontati in sede di manovra finanziaria. Si tratta di argomenti che non possono essere trattati tenendo conto soltanto del problema economico, senza considerare che oggi la scuola italiana è impegnata in un grande sforzo di programmazione, di verifica e di sperimentazione.
La scuola non può essere trattata così. La scuola non è una azienda in cui si producono elettrodomestici; non è un'azienda dove tutto è quantificabile (dagli operatori al prodotto che quegli operatori realizzano); la scuola è qualcosa di terribilmente serio. Nella scuola si costruisce e si definisce il paese che sarà. La scuola rifiuta strumentalizzazioni, demagogie e superficialità, ed esige, invece, rispetto profondo ed intelligente. La scuola non è una semplice struttura che deve produrre in funzione dell'apparato produttivo; essa deve aiutare i giovani a crescere sicuramente come professionisti, ma prima ancora deve aiutarli a crescere come persone e cittadini capaci di vivere il loro tempo da protagonisti critici e responsabili.
Ma noi ci chiediamo: nell'azione di Governo c'è solo superficiale atteggiamento ragionieristico? Credo di no. Anche se finora il Governo non ha ancora detto quale sia la sua idea, il suo disegno, il suo piano sulla scuola, noi ci rifiutiamo di pensare che ci sia solo superficialità. Probabilmente, dietro alle sue iniziative c'è anche uno stizzoso fastidio per quello che finora il centrosinistra ha fatto per la scuola, c'è una precisa volontà di annullare i passi in avanti che la scuola ha fatto negli ultimi anni, pur tra mille difficoltà. Si vogliono interrompere il cammino dell'autonomia, la progettualità, le offerte formative, che ormai si sono consolidate sul nostro territorio.
Allora, qual è il disegno? Io non so se si possa parlare di disegno studiato e voluto, di certo, le iniziative del Governo fanno nascere gravi dubbi e forti preoccupazioni. La preoccupazione che si vogliano diversificare le opportunità per i giovani, riservando solo ad alcuni di essi la possibilità di un'istruzione di qualità; la preoccupazione che valori sociali non siano più il merito e il sapere, ma la condizione economica e sociale; la preoccupazione,
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario a tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento Grignaffini 17.13, sul quale il parere è favorevole. Invito poi al ritiro dell'emendamento Garagnani 17. 52, perché è stato riformulato dal Governo, ed esprimo parere favorevole sull'emendamento Arnoldi 17.57, a condizione che venga riformulato togliendo le parole «ivi compresi». Questo emendamento naturalmente assorbe gli emendamenti Crosetto 17.70 e Lucidi 17.36. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 17.150 del Governo e parere contrario sul subemendamento Capitelli 0.17.150.1, mentre esprimo parere favorevole sull'emendamento 17.151 della Commissione.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere è contrario sugli emendamenti Gambale 17.1, Bellillo 17.2, Soda 17.60, Russo Spena 17.3, 17.4 e 17.5, Squeglia 17.6, Angela Napoli 17.58 e 17.59, Gambale 17.7, Capitelli 17.8 e 17.9, Zorzato 17.45, Caparini 17.46, Giacco 17.10. Invito al ritiro sull'emendamento Alberto Giorgetti 17.47, altrimenti parere contrario.
Parere contrario sugli emendamenti Sasso 17.11, Russo Spena 17.12. Parere favorevole sull'emendamento Grignaffini 17.13. Sull'emendamento Alberto Giorgetti 17.48 invito al ritiro, altrimenti parere contrario. Parere contrario sull'emendamento Russo Spena 17.14.
Invito al ritiro sull'emendamento Alberto Giorgetti 17.49, altrimenti parere contrario.
Parere contrario sugli emendamenti Russo Spena 17.15, Squeglia 17.16, Sasso 17.17 Squeglia 17.18, Sasso 17.19, Russo Spena 17.20, Angela Napoli 17.50, Bellillo 17.21, Russo Spena 17.22, Sasso 17.23, Bulgarelli 17.24, Russo Spena 17.25, Villetti 17.26, Sasso 17.27, Bellillo 17.28 e Villetti 17.29
PRESIDENTE. Per fare prima. Il suo parere è conforme a quello del relatore?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sì, il parere è conforme a quello del relatore fino all'emendamento Russo Spena 17.35. Per l'emendamento Arnoldi 17.57 parere favorevole, se viene accolta la riformulazione proposta dal relatore. Parere contrario sugli emendamenti Crosetto 17.70 e Lucidi 17.36. Invito al ritiro per l'emendamento Garagnani 17.52 ed esprimo parere favorevole sull'emendamento 17.150 del Governo.
Per quanto riguarda il subemendamento Capitelli 0.17.150.1 invito i presentatori a ritiralo e a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno, altrimenti parere contrario.
Esprimo infine parere contrario sulle rimanenti proposte emendative.
PRESIDENTE. Non so se tutto sia chiaro, in ogni caso procediamo e valuteremo, di volta in volta, l'opportunità di ulteriori chiarimenti. Sembrano numeri al lotto! Ha letto talmente velocemente che non siamo stati in grado di interloquire con la sua intelligenza.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, ritornando su quanto detto dal Governo vorrei chiarire che, secondo il parere da me espresso, gli emendamenti Crosetto 17.70 e Lucidi 17.36 risulterebbero assorbiti dall'approvazione dell'emendamento Arnoldi 17.57. Il Governo ha espresso parere contrario, ma mi sembra semplicemente una questione di forma. Sostanzialmente i pareri sono conformi.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione degli emendamenti Gambale 17.1 e Soda 17.60, di contenuto sostanzialmente identico.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, innanzitutto vorrei dire che non abbiamo capito molto di quanto sta succedendo.
Vorrei poi illustrare i motivi per cui chiediamo la soppressione dell'articolo 17 che sono molti ma uno è quello prevalente. Materie che riguardano la vita, l'organizzazione del lavoro e della scuola e i diritti di chi impara ed apprende, se affrontati in finanziaria finiscono col rispondere ad una logica puramente quantitativa, di puro risparmio, che niente ha a che fare con la qualità di cui la scuola ha oggi bisogno. Ad una logica di risparmio risponde la nuova disciplina di definizione degli organici, un arretramento rispetto alla legge esistente; si riduce il personale, si prevede una riduzione, nel triennio, di 34 mila docenti, si mortifica la possibilità per le scuole di avere un organico funzionale necessario per garantire progettualità e migliore qualità per tutti, per il disagio e per l'eccellenza. Si toglie respiro e forza all'autonomia che è già una realtà nelle nostre scuole. Dietro queste misure c'è l'idea di una scuola povera, minima, debole; la scuola dell'esclusiva lezione frontale, dell'orario rigido e della campanella. Voi progettate un organico definito sul curricolo obbligatorio. Adesso, con la presentazione del progetto Bertagna, è chiaro a tutti che cosa voi intendiate per curricolo obbligatorio: la riduzione a 25 ore settimanali, una quota minima di sapere per tutti, perché tutto il resto è o facoltativo o a pagamento.
Tutto ciò porterà anche ad una nuova ed ulteriore diminuzione dell'organico; ma vi è di più. Con l'articolo 17 si invade - nella definizione dell'orario di servizio, con le 18 ore tutte frontali, e nell'organizzazione del lavoro all'interno della scuola - uno specifico terreno di contrattazione sindacale, un diritto primario per tutti i lavoratori. Le vostre soluzioni sono rigide, unilaterali e punitive per la scuola. Come si garantiranno le supplenze, se tutti i docenti avranno sempre e solo un orario frontale? State prefigurando un vero danno al diritto allo studio degli studenti e, infine, state modificando la disciplina degli esami, sempre con la logica di contenere la spesa.
Sottosegretario Aprea, il pasticcio che sta venendo fuori sugli esami di Stato è immane. Le scelte adottate - ve lo abbiamo dimostrato - non solo non sono in grado di garantire la correttezza formale delle procedure, ma neanche l'equità dei risultati, come la strada che avete scelto per abolire il valore legale dei titoli di studio; vi rendete conto che tali misure, a danno già inoltrato, stanno creando ulteriore incertezza e caos nelle scuole? Gli studenti ci dicono che non vogliono un esame più facile, bensì un esame che dia loro le garanzie della serietà e del rigore. Li vogliamo ascoltare questi studenti? Insomma, che idea avete della scuola, se pensate che si possa cambiare d'ufficio uno snodo così delicato della vita della stessa? Chiunque di noi ricorda come il passaggio degli esami di Stato sia complesso, delicato e difficile. Come si possono modificare i termini della questione, senza il contributo ed il coinvolgimento di tutti i protagonisti del mondo della scuola, impegnati in questi anni nell'attuazione della nuova riforma e nella verifica della stessa? Ancora una volta siamo di fronte a un decisionismo miope e ad una soluzione che ha smarrito il problema (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, anche il gruppo di Rifondazione comunista chiede la soppressione dell'articolo 17, che riteniamo essere un vero e proprio obbrobrio, un attacco al diritto allo studio e alla scuola pubblica. Tale articolo configura l'essenza di questa manovra finanziaria tesa a dequalificare profondamente il sistema scolastico pubblico, privandolo di risorse fondamentali per il suo sviluppo e la sua qualificazione. Questa manovra finanziaria è il segnale chiaro ed evidente del regalo che volete fare alla scuola privata ed è il segno di una riforma molto più profonda concepita da questo Governo e tesa a portare avanti un'operazione di smantellamento del diritto allo studio e della scuola pubblica. Voi pensate che la scuola sia una merce e che gli studenti e gli insegnanti siano dei numeri, dei calcoli aritmetici su cui infliggere tagli e consistenti riduzioni di investimento.
Con l'articolo 17 introducete un processo regressivo nello sviluppo del sistema formativo e lo fate pensando all'impossibilità di utilizzare gli spezzoni orari e cancellando la logica dell'utilizzazione di organici funzionali, che riteniamo, invece, essere un'esperienza cruciale e importantissima per la qualificazione del sistema pubblico. Lo fate spingendo i docenti ad accettare un aumento dell'orario di lavoro mantenendo gli stipendi su tristi standard italiani. Lo fate modificando la composizione delle commissioni per l'esame di Stato e introducendo una logica di «diplomificio», un regalo alle scuole private e una perdita di significato del ruolo dei titoli di studio. Lo fate introducendo criteri rigidi, quali quello del numero degli alunni iscritti, che si concretizzeranno chiaramente in una perdita di oltre 30.000 posti di lavoro nei prossimi anni.
Ci chiediamo quale sia la scuola dell'accoglienza che la ministro Moratti continua a sostenere andando in giro nelle televisioni private e pubbliche di questo paese quando, poi, si introducono criteri rigidi e si formano classi composte da più di 25 alunni. Come si può fare accoglienza in una scuola ridotta ad una merce, in cui il sistema di professionalità e di qualificazione degli insegnanti cade in una posizione di arretramento, in cui il ruolo degli studenti è assolutamente marginale ed in cui volete cancellare lo spirito di partecipazione democratica?
Ci soffermiamo anche sul rinnovo dei contratti del personale della scuola. Parlate di aumento, spingete verso l'obbligatorietà dello straordinario e poi, nel biennio 2002-2003, per quanto riguarda il rinnovo contrattuale, regalate solo spiccioli. Questa scuola che voi avete in mente di costruire è una merce, è la scuola del profitto e della parità sbilanciata solo a vantaggio del sistema privato.
Contro questa riforma, contro questa legge finanziaria in questo paese vi è una dura opposizione che voi, in modo arrogante, continuate a non ascoltare. Farete i conti, anche nei prossimi giorni a Foligno, con un movimento di cui anche noi facciamo parte che vi darà filo da torcere (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Alberta De Simone. Ne ha facoltà.
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, intervengo per dire, ad ulteriore sostegno delle argomentazioni già portate dalle colleghe, che questo articolo appare scritto da persone che non sanno neanche cosa sia la scuola; sembra non ci siano mai andate (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Non a caso l'onorevole Aprea salva la scuola elementare che lei conosce. Ma ha provato a pensare cosa significhi, in una scuola secondaria superiore, condannare più volte durante l'anno gli studenti, nei 15 giorni in cui è assente l'insegnante di una disciplina, non ad un sola sostituzione, ma ad una per ogni orario del giorno?
Questo taglio - la scuola come azienda - e la considerazione soltanto quantitativa
del risparmio sono assolutamente da ignoranti. Infatti, si può risparmiare chiedendo all'insegnante di lavorare più ore, ma attribuendogli un'altra materia tra le discipline scolastiche in modo costante e serio, non il ruolo di tappabuchi, lesivo della dignità dell'insegnante, dell'utilità dell'insegnamento e della formazione degli alunni.
PRESIDENTE. Onorevole De Simone...
ALBERTA DE SIMONE. Infine, credo che abbiate letto le statistiche: i giovani italiani sono fra i meno preparati d'Europa.
SERGIO COLA. Proprio per questo!
ALBERTA DE SIMONE. Ciò è il frutto di queste riforme da quattro soldi che state portando avanti (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, intervengo per ricordare come vi sia un'estrema coerenza tra l'articolo 17, di cui chiediamo la soppressione, ed il progetto di riforma Bertagna che sarà presentato a Foligno nei prossimi giorni. Infatti, con questa legge finanziaria si decostruisce la scuola pubblica e con la proposta Bertagna si decostruisce il sistema scolastico trasformandolo in un insieme di opportunità, una vera e propria scuola self-service - come è stata definita - che ulteriormente smantellano la concezione unitaria di formazione pubblica. Vi è, dunque, una coerenza tra questi due fatti.
Ne approfitto per chiedere al Governo se nel frattempo sia stato informato il ministro Bossi che le competenze che si appresta, con il progetto di devolution, a trasferire alle regioni, di fatto, con questa legge finanziaria e con la Bertagna, non ci saranno più.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, ho presentato tre emendamenti all'articolo 17. Lo ritengo l'unico articolo della finanziaria, con il quale sarà possibile sopprimere una grave ingiustizia presente nella scuola nei confronti delle persone più deboli e più bisognose: gli handicappati. Ho avuto, anche, un colloquio con il sottosegretario e con altri esponenti politici, nel tentativo di chiarire l'obiettivo che intendo ottenere dall'approvazione di questo articolo e delle mie proposte. Tale obiettivo consiste di tre punti. Anzitutto, si deve modificare il rapporto tra insegnanti effettivi e alunni handicappati. Quindi, bisogna evitare di dilatare la spesa pubblica. Infine, è necessario utilizzare, con un riequilibrio ed un adeguamento, gli insegnanti di sostegno esistenti. Su tale ultimo punto devo però dire che il rapporto previsto dalla nostra normativa è quello tra insegnanti di sostegno e alunni complessivi, genericamente considerati anziché quello tra insegnanti di sostegno e portatori di handicap. Ne risulta, quindi, che, mentre in alcune scuole, gli insegnanti di sostegno sono in esubero - perché o non ci sono o sono troppo pochi gli handicappati - in altre, invece, spesso site in zone periferiche e più povere, il numero degli handicappati è superiore al rapporto di uno su 138 allievi. Mi pareva, perciò, una ragione di buon senso evitare gli sperperi nella scuola ed aiutare, ugualmente, il portatore di handicap. Le migliaia di miliardi che vengono spesi per altri tipi di assistenza sono utili, ma non danno l'incentivo necessario per potere recuperare il portatore di handicap e per poterlo riabilitare. Tutti noi qualche volta nella vita 'diamo i numeri' ma devo confessare, a tal riguardo, che sono un dilettante rispetto ai numeri che sono stati dati.
Concludo, Presidente, chiedendo come si possa concepire di istituire gli insegnanti di sostegno per portatori di handicap e, poi, anziché stabilire un rapporto equo tra
insegnante ed handicappati, stabiliamo, invece, un rapporto tra insegnanti ed alunni. Cosa significa? Vogliamo creare privilegi per alcuni insegnanti? Vogliamo avere insegnanti da utilizzare per altri scopi mentre le famiglie degli handicappati non hanno chi li assista adeguatamente?
Se ciò costasse centinaia di miliardi di lire, non mi sarei permesso di intervenire, perché sono persona responsabile e capisco la difficoltà del Governo in questa finanziaria. Ma siccome non è così e costerebbe pochissimo, perché non provvedere adeguatamente? Se il rapporto da me richiesto fosse troppo alto, riduciamolo ma evitiamo di bluffare nei confronti degli handicappati dicendo che possono contare su un certo numero di insegnanti di sostegno quando, invece, ciò non è vero.
Il Governo in carica non ha alcuna responsabilità in merito a tale situazione. Del resto, voglio concedere alla sinistra la buona fede perché nel 1998 il rapporto veniva spesso alterato dai presidi e dagli insegnanti.
Dunque, ho proposto al Governo di accogliere un ordine del giorno, in aggiunta all'emendamento, col quale si orienti il Governo ad adottare una diversa certificazione. Si deve sostituire a questa certificazione, per così dire, leggera, fatta per avere un insegnante in più, un'altra che preveda il controllo del Ministero della salute o il controllo delle regioni perché chi viene definito portatore di handicap lo sia veramente.
Quindi, con una nuova certificazione eviteremmo quegli errori che, nel 1998, si credette di ravvisare.
Invito, ancora una volta, il Governo a riesaminare questa proposta, che non ha costi proibitivi, elimina un'ingiustizia e aiuta le persone più deboli nel momento in cui hanno più bisogno; chiunque abbia avuto un portatore di handicap nella propria famiglia, sa che l'aiuto può venire dalla scuola, dove si aprono nuovi stimoli, c'è il senso di comunità e la mano amica di un bambino, non rinchiuso dentro in una stanza, lasciandolo morire e facendo soffrire anche la propria famiglia.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, la prego di avviarsi alla conclusione.
TEODORO BUONTEMPO. I numeri che fornisco non stravolgono assolutamente nulla, a meno che il Governo non sia informato che ci sono altri obiettivi, e cioè che, con la scusa dell'assistenza agli handicappati, si vogliano docenti in libertà e non impegnati per altri usi e altri scopi: il Governo ha il dovere di dircelo (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.
ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per sostenere - come molte colleghe - l'esigenza di sopprimere l'articolo al nostro esame ma vorrei sottolineare le motivazioni.
All'interno dell'articolo è insito un progetto nascosto che, di fatto, reca lo smantellamento della scuola per tutti e non c'è neppure quello che veniva proposto in campagna elettorale, la cosiddetta scuola delle tre «i»: non sono presenti l'investimento in tecnologia, l'inglese - che, anzi, viene tolto perché nella riforma dei cicli si prevedeva di cominciarlo dalla prima elementare - e l'impresa, almeno per quello che di buono potrebbe portare; ritengo ci sia soltanto l'idea di ridurre al ribasso le spese ma che le imprese non si muovano in questo senso.
Anche per ciò che riguarda l'inizio dell'articolo, dove si dice di valorizzare appieno l'autonomia, analizzando il bilancio, abbiamo visto che i soldi venivano tolti dalle regioni e trasferiti allo Stato: altro che autonomia, ci troviamo di nuovo dinanzi ad una centralizzazione!
Vorrei sottolineare una questione importante relativa agli studenti, che in questo momento stanno manifestando, e ai ragazzi che dovranno affrontare l'esame di maturità, il primo esame di Stato: quello che avranno con lo Stato sarà un primo rapporto di ingiustizia, con le regole modificate in corso d'anno. Questo costituisce
un atto gravissimo e solo il buonsenso basterebbe per dire che tutto ciò non si deve attuare.
PRESIDENTE. Onorevole Pinotti, la prego di avviarsi alla conclusione.
ROBERTA PINOTTI. Allora non vediamo un progetto e una speranza per il futuro ma soltanto l'inizio della cancellazione della Costituzione, in particolare l'articolo 3, dove si dice di rimuovere gli ostacoli. Altro che scuola per tutti, altro che aiutare chi è rimasto indietro: in questo modo aiutiamo qualcuno a rimanerci indietro (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che ieri il Governo ha licenziato la riforma sulla devolution, che dovrebbe consentire il massimo di esplicazione dell'autonomia e del federalismo, per i quali molti di noi - me compresa e, di sicuro, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo - si sono battuti: l'articolo al nostro esame costituisce il contrario del federalismo e dell'autonomia.
Cosa è la scuola, se non istituzione funzionale della comunità? Togliendo autonomia alla stessa, sopprimendo l'organico funzionale, si deprime, prima di tutto, l'autorità e la discrezionalità del dirigente scolastico, il quale viene ridotto ad un capo ufficio, altro che manager, altro che punto di raccordo tra l'organizzazione scolastica, gli insegnanti, gli studenti e il territorio.
Ciò va in senso contrario all'autonomia; quindi, si tratta di negare un percorso sin qui svolto. Del resto, l'altro aspetto dell'articolo, con il quale si sopprime una valutazione nazionale dell'esame di Stato, distrugge la comunità da un altro punto di vista, in quanto la scuola è anche un punto nodale della costruzione della nazione come comunità.
Quindi, ci priviamo di livelli nazionali comparabili rispetto alla formazione dei nostri studenti e rompiamo un anello importantissimo di congiunzione tra la formazione secondaria e l'università. Questo, naturalmente, danneggerà soprattutto gli studenti dei ceti più poveri, di chi ha meno mezzi.
Voi, come maggioranza, mentre da una parte dichiarate di procedere verso la forma massima di federalismo e di sostenere la qualità della scuola, dall'altra, tornate alla scuola dei capi ufficio e private l'Italia di strumenti di confronto e di competizione a livello europeo. Tagliate la scuola in due, tre, fettine, per distruggere un processo di riforma iniziato nella metà degli anni sessanta, con la scuola materna pubblica.
Vi è tutto un percorso di riforma che viene disarticolato a partire dall'articolo 17, ma anche nelle vostre proposte relative agli organi collegiali e alla segmentazione tra scuola classica e scuola professionale.
Coloro che, anche nella maggioranza, hanno a cuore l'autonomia delle comunità devono votare per la soppressione di questo articolo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, siamo fermamente contrari a questo articolo e proponiamo la soppressione dello stesso.
Attraverso questo primo passo il Governo tenta l'inizio di un percorso, di cui sono già noti e chiari i futuri intenti. Viene mortificata la scuola, vengono mortificati gli studenti, viene mortificato il corpo insegnante. Agli studenti volete togliere la voce, altro che libertà! A 15 o 16 anni si è in un periodo di piena formazione; non si è ideologicamente già formati. C'è bisogno di libertà, di approfondimento, di critica; questo è il senso di crescita di un livello della società.
Con questo articolo vedete tutto in termini meramente economici; è un articolo
che mortifica la scuola pubblica, la destruttura e, soprattutto, mortifica il concetto di formazione. Svilisce tale concetto e si comprende che non lo tiene nel debito conto come, credo, sia facilmente desumibile dal contenuto del comma 6.
Per un calcolo meramente economico si fa un valzer tra gli insegnanti interni della stessa scuola per supplenze fino a 15 giorni. Se in una scuola, ogni quindici giorni, dovesse verificarsi - cosa certamente possibile - l'assenza di un insegnante, la conseguenza sarebbe che gli studenti non potrebbero usufruire dell'insegnamento della specifica materia.
Ritengo siano scelte veramente gravi, che rispondono esclusivamente a logiche ragionieristiche, ma che sono soprattutto volte ad affossare la scuola pubblica per arrivare ad altri lidi, di cui non possiamo condividere nulla, visto che abbiamo ancora - per ora - una Costituzione che difende il concetto di scuola laica e per tutti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Trantino. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, ho ascoltato con ammirazione la dotta lezione che la collega Alberta De Simone ha voluto rivolgere ai banchi della destra. Ella, con molta umiltà ci ha fatto sapere che a destra, o nel centrodestra, c'è un'ignoranza pianificata perché siamo a livello, addirittura, di scuola elementare. Per un momento, mi sono sentito rivitalizzato nell'orgoglio quando ho pensato a Longanesi, il quale diceva che in Italia le cose che non si sanno, si insegnano: allora, ho pensato che la De Simone fosse una docente. Ma quando mi sono accorto di una sua affermazione, che doveva fare i conti con la realtà, per cui gli studenti italiani sono i più impreparati di Europa e forse del mondo, ho pensato, con un calendario ideale, che noi nella prima esperienza Berlusconi siamo arrivati al Governo a giugno e ne siamo usciti a dicembre, quindi, a ciclo scolastico concluso, e nella seconda, siamo arrivati al Governo a giugno, quindi a fine ciclo, e siamo ora nel momento in cui comincia il nuovo corso: pertanto, non abbiamo avuto neppure il tempo di iniziare un approccio con la scuola. Allora, mi sono chiesto chi sono i responsabili di questa asineria degli studenti italiani che, non per colpa loro, non sono nelle condizioni di competitività culturale con il resto dell'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)? Per caso si è iscritto al centrodestra certo ministro Berlinguer? Per caso abbiamo avuto i ministri che li hanno preceduti nel centrosinistra, a far data dall'immemorabile, che tutti hanno portato questa scuola ai livelli di cui oggi ci ha parlato l'onorevole Alberta De Simone?
Pertanto, mi permetto di dire, a livello della mia modesta competenza, che ella merita le attenuanti generiche per questa confessione e, se vuole un contributo ulteriore, le tre «i» del centrodestra, che qualcuna delle sue colleghe ha lamentato, possono essere sostituite dalle vostre tre: insolenza, impudenza, irresponsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e del CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Volpini. Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non so da dove prenda l'onorevole Trantino queste sue informazioni...
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Dalla storia!
DOMENICO VOLPINI. ...per cui gli studenti italiani siano i più asini di Europa.
SERGIO COLA. L'ha detto l'onorevole De Simone!
DOMENICO VOLPINI. Mi fate parlare?
SERGIO COLA. Sei distratto!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, fate parlare l'onorevole Volpini.
DOMENICO VOLPINI. Personalmente, ho coordinato il programma «Antropologia Erasmus» dell'università di Bologna. Abbiamo rapporti con dieci tra le maggiori università europee e devo dire che le lettere che riceviamo sui nostri studenti che vanno nelle università straniere sono tutte di grande lode: in esse si dice che la preparazione dei nostri studenti non solo non è inferiore a quella degli altri, ma oltre a seguire i corsi, imparano molto bene la lingua. Quindi, fanno tutto benissimo, dimostrando una buona preparazione che non ha nulla da invidiare a quella delle altre nazioni.
ENZO TRANTINO. Dillo alla De Simone!
DOMENICO VOLPINI. Vorrei dire a tutti, a tutta l'Assemblea che secondo me è assolutamente indecente che seguitiamo a sputare addosso alla scuola italiana, agli insegnanti a tutto il complesso della scuola (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo), che ha i suoi difetti, ma a livello europeo e mondiale non ha nulla da invidiare, non dico in determinati settori, ma complessivamente, a nessun altro sistema scolastico (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, evitiamo di parlare dell'asineria degli studenti; voi infatti sapete che Caligola aveva coniato un detto che ci riguardava direttamente, quindi è meglio essere cauti a riguardo. Abbiamo rispetto degli studenti e degli insegnanti, al di là di quello che gli stessi sono in grado di fare.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo brevemente per dimostrare piena solidarietà agli studenti italiani e ai docenti. Concordo perfettamente con quanto ha affermato poc'anzi il collega che mi ha preceduto. Probabilmente la cultura umanistica, che caratterizza la scuola italiana, fa dei nostri studenti, dei nostri laureati, dei nostri giovani, delle persone in grado di essere - come dire - più disponibili all'apprendimento e alle specializzazioni successive e ciò dovunque vanno, anche all'estero. Questo non esclude che nella scuola vi sia bisogno di maggiore serietà, impegno e rigore; nessuno di noi ignora alcuni casi particolari. Ma proprio perché la materia della scuola è così delicata chiedo di votare questo emendamento soppressivo perché risulterebbe più opportuno inserirlo in un apposito disegno di legge. La logica aziendalistica del ministro Moratti non può applicarsi alla scuola. Cari colleghi, stiamo sbagliando; tutti siamo a favore dell'economicità, dell'efficienza delle aziende e del sistema paese, ma la scuola è altra cosa, ha una sua peculiarità, per cui saggezza vorrebbe che il Governo ritirasse questo articolo, e spero che vi sia un ripensamento nel merito (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, voglio semplicemente annotare, di fronte all'intervento dei colleghi della sinistra, la singolare arroganza che contraddistingue - lo dico con tutto il rispetto - parecchi dei loro interventi. Faccio presente che la scuola riguarda tutti noi, non solo gli insegnanti. Si tratta di un problema complesso che ci riguarda tutti, soprattutto gli studenti e l'intera collettività. Se gli insegnanti hanno una loro peculiarità e specificità - mi riferisco anche agli insegnanti presenti in aula - credo che la loro professionalità non li possa esimere dall'ascoltare e dal confrontarsi con ognuno di noi, che pure si è misurato in Commissione e che ha molto bene presente, quanto gli insegnanti, la condizione della cultura nel nostro paese.
È singolare, in questa sede, la loro pretesa di distribuire giudizi acritici senza entrare nel merito dei problemi, senza entrare nel merito di questo articolo, senza fare autocritica riguardo il livello e la qualità degli studi presenti nel nostro paese - che non vanno demonizzati - e senza considerare anche le cause di un certo degrado che caratterizza la scuola italiana. Credo che questo accenno autocritico, che deve riguardare anche parte della classe insegnante, sia mancato totalmente in questa sede. Si ripercorrono criteri relativi alla moltiplicazione degli insegnanti e alla dilapidazione del danaro pubblico senza misurarsi con la seria esigenza contenuta nel provvedimento del Governo che si preoccupa di razionalizzare la spesa scolastica per migliorare la qualità dell'istruzione, per definire dei percorsi formativi migliori. Così facendo si dimostra la volontà preconcetta di fare, comunque, ostruzionismo. Ho sentito parlare di mancato accoglimento del principio del diritto allo studio; ma come si può fare un'affermazione di questo tipo quando, fra l'altro, proprio la Casa delle libertà - nelle regioni governate dalla medesima - ha dato piena attuazione al principio del diritto allo studio, a differenza di regioni come l'Emilia Romagna - la mia regione - dove questo diritto allo studio è ancora conculcato sulla base di un anacronistico monopolio statalista? Non è assolutamente vero che si voglia smantellare la scuola statale.
Colleghi, se analizziamo i dati, vedremo che il 97 per cento delle spese del ministero sono destinate alla scuola di Stato. Allora voi mentite sapendo di mentire. Vi basate su luoghi comuni (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia) con i quali purtroppo corrompete quei giovani che vanno manifestando per cose che non esistono (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Anche la protesta contro il Governo e contro il ministro Moratti è assolutamente priva di significato e voi questo lo sapete. In realtà temete, e concludo, che una certa ideologizzazione, una certa concezione da riserva di caccia, che ha caratterizzato la scuola italiana, per cui pensavate che questa scuola dovesse rispondere ai vostri postulati ideali, stia venendo meno. Al riguardo, dico: è bene che venga meno, perché la scuola italiana è la scuola di tutti, non solo di una minoranza di insegnanti faziosi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e della Lega nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo) e settari ed è una scuola che deve rispettare la dignità del discente, non solo l'orientamento di una minoranza di insegnanti (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia, Alleanza nazionale e Lega nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Intervengo a titolo personale per dire che ritengo sbagliato che il Governo insista per effettuare modifiche nel corso dell'anno; personalmente ho un figlio che sta frequentando l'ultimo anno di liceo scientifico e che dovrà dare l'esame di maturità; sono inoltre insegnante di informatica da molto tempo. Ritengo che i giovani siano in grado di pensare e di manifestare con la loro testa e sicuramente non sono strumentalizzati da nessuno.
Reputo sbagliati i toni che stiamo usando in quest'aula, su un argomento così delicato come quello della scuola e penso che stiamo tornando di nuovo ad un livello di scontro ideologico, che personalmente non condivido.
Ritengo anche sbagliato che il Governo, nel corso dell'anno, utilizzando la finanziaria, faccia una controriforma. Ho già detto più volte che ogni Governo ha il diritto di cambiare, ma non può farlo creando disorientamento: questo è un grosso errore.
Inviterei quindi il Governo a riflettere ed annuncio il voto favorevole su questo emendamento soppressivo presentato dai Verdi.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Colleghi, intervengo per illustrare le nostre proposte, ma anche per dare risposte alle proposte emendative in discussione.
Vorrei però, in primo luogo, precisare che questa mattina non discutiamo le proposte del rapporto finale della commissione di esperti, che sarà presentato agli stati generali la prossima settimana; un lavoro che è stato affidato ad esperti italiani ed internazionali sulla questione degli ordinamenti della scuola. Oggi stiamo invece esaminando le misure che sono previste nella legge finanziaria. Pertanto, gli unici due quesiti su cui dobbiamo riflettere sono: quanto e come si spende per l'istruzione. Questo, lo ripeto, è l'argomento oggi in discussione.
Con riferimento a quanto si spende, come è stato ricordato anche in alcuni interventi dei colleghi, si continua a dire che l'Italia spende poco per l'istruzione rispetto agli altri paesi del mondo, in rapporto al PIL per abitante. Ciò non è vero, perché le ultime indagini OCSE dicono che l'Italia si colloca tra i paesi che spendono di più per l'istruzione: in particolare, il nostro paese spende circa il 6 per cento del PIL e ci troviamo in questo allineati con la Francia e la Germania, mentre spendiamo di più del Giappone, della Spagna, del Regno Unito e degli Stati Uniti, che non mi sembra siano paesi economicamente non avanzati o che non abbiano sistemi di istruzione di cui possano vantarsi.
Pertanto, non è un problema quanto si spende, ma come si spende e, semmai, come riqualificare la spesa. La spesa è oggi destinata soprattutto al personale, agli stipendi, peraltro, bassi che non riescono ad essere qualitativamente all'altezza dei docenti di altri paesi, per esempio, dell'Unione europea. D'altra parte, la questione degli organici ha sempre riguardato le leggi finanziarie. Non è un problema che scopriamo adesso e non è il Governo Berlusconi che porta in finanziaria la riduzione degli organici.
Voglio ricordare - ma i deputati che sono qui da qualche legislatura avranno sicuramente memoria di quelle finanziarie - che nel 1998 il Governo Prodi aveva addirittura previsto una riduzione drastica del 3 per cento del personale e, nella finanziaria del 2000, dell'un per cento. Sapete colleghi però cosa è accaduto? Che quelle finanziarie, cosiddette del risanamento poiché avrebbero dovuto davvero ridurre l'esubero del personale determinatosi nella scuola italiana, non hanno prodotto alcun risultato. Nel settore dell'istruzione, abbiamo trovato addirittura una situazione di questo tipo: le leggi finanziarie, nei tre anni dal 1997 al 1999, avrebbero dovuto portare ad un risparmio secco rispetto alle spese di 4 mila miliardi; la legge finanziaria del 2000 avrebbe dovuto portare ad un risparmio di 534 miliardi. Il totale delle previsioni di questi risparmi era di 7 mila miliardi. Sapete, invece, cosa è successo negli anni di Governo del centrosinistra dell'Ulivo? Che, in realtà, anziché questi risparmi, anziché questa riduzione del personale, prevista e votata da quest'aula da voi parlamentari, si è verificato un aumento del personale per 3 mila miliardi. Dunque, se vogliamo parlare di un tema di attualità quando c'è un rappresentante del Ministero dell'economia secondo le previsioni del nostro settore, vi è un buco di 10 mila miliardi; 7000 miliardi preventivati e mai realizzati (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia) e 3 mila miliardi spesi, ancorché quest'aula avesse, invece, determinato questa riduzione. Pertanto, amici dell'opposizione, non venite a dirci che stiamo riducendo il personale, impoverendo, onorevole Sasso, la scuola italiana perché voi avevate adottato le stesse nostre scelte, senza però mai aver messo in pratica ciò che avevate previsto, tradendo quello che quest'aula aveva pure approvato.
La questione all'ordine del giorno è la qualità della scuola alla quale occorre un
personale necessario e sufficiente che risponda ai veri problemi degli alunni. Ecco perché noi non vogliamo usare la formula abusata; provate a chiedere al Ministero dell'economia cosa ne pensi degli organici funzionali del 1998. Vi risponderà che è stato un modo per implementare, in modo tragico, gli organici, senza rispondere a quella qualità che, pure, era prevista; è proprio quello che l'onorevole Buontempo oggi ha affermato in quest'aula e ve lo dimostro.
Noi puntiamo agli organici di istituto. Attenzione, ridurremo anche il personale, se sarà necessario (d'altra parte è previsto), ma vi spieghiamo anche come: introducendo meccanismi virtuosi che, anziché far crescere gli organici, possano lasciare gli insegnanti e tagliarli, onorevole Sasso, dove necessario perché quando si formano le classi e le cattedre sugli spezzoni, si creano le cattedre che non ci sono nelle scuole.
Per cortesia, colleghi! In Commissione cultura, nelle Commissioni di merito alla Camera e al Senato, abbiamo portato questi dati, che vi sto mostrando con i fogli che ho in mano, ed i parlamentari sanno che nella scuola secondaria di primo grado si formano 11 mila cattedre, recuperate con gli spezzoni (cioè 3 ore da una parte, 4 ore da un'altra, 5 ore da un'altra parte ancora) e nella scuola secondaria di secondo grado altre 11 mila cattedre. Abbiamo pensiamo di eliminare queste cattedre, dando la possibilità agli insegnanti che lo vogliano di completare l'orario di lavoro, come, peraltro, è previsto dal contratto e come sperava di fare l'onorevole Berlinguer.
Ormai non è più un colpo di scena, visto che ho citato questa dichiarazione (della quale fra poco darò lettura) riportata al Senato in Commissione cultura; è giusto, tuttavia, che anche la Camera dei deputati sappia che l'onorevole Berlinguer, autorevole ministro del centrosinistra della scorsa legislatura, nel suo libro, La scuola nuova, ad un certo punto scrive: «hanno prevalso senza fatica gli altri, i più, la stragrande maggioranza, arroccata nella difesa in generale delle posizioni garantiste ed, in particolare, dell'impegno orario tradizionale.
Il limite invalicabile erano le diciotto ore settimanali per la scuola secondaria e le ventiquattro per le elementari. Quella della durata del servizio effettivo nel corso della giornata nella settimana dell'anno scolastico era una questione cruciale per gli insegnanti.
La preoccupazione prevalente, più del livello di stipendio, era quella di non toccare l'orario. Si temeva che una accelerazione della rivendicazione salariale avrebbe aperto la porta alla richiesta di introdurre in Italia orari europei ed anche questa è una delle ragioni per le quali la dinamica sindacale, e naturalmente le riforme, sono state frenate.
La sinistra politica ed il sindacato hanno in più occasioni premuto per una estensione dell'orario scolastico a favore degli alunni, come per esempio attraverso il tempo pieno, anche con qualche parziale successo; persino in quel caso però l'orario dei docenti non è stato messo in discussione, neanche per favorirne e disciplinarne una estensione come libera scelta, ovviamente compensata, dei docenti.
Troppo pericoloso! Aprire uno spiraglio avrebbe potuto spostare l'equilibrio fra paga è orario.
Questo ha affermato nel suo libro Luigi Berlinguer che pure aveva immaginato di ricorrere al meccanismo che noi introduciamo nel testo del disegno di legge finanziaria, come possibilità data al docente, su base volontaria e, naturalmente, rispetto a situazioni possibili. Si tratta dunque di meccanismi virtuosi, rispetto ai quali cercheremo sicuramente di garantire gli organici in istituti.
Rispondo ora all'onorevole Buontempo: il testo del disegno di legge finanziaria prevede che gli organici rispettino criteri e priorità che tengano conto delle specificità dei diversi contesti territoriali - isole minori, comunità montane -, condizioni di funzionamento delle singole istituzioni e la necessità di garantire interventi a sostegno degli alunni in particolare situazione. L'onorevole Buontempo ha tuttavia
ragione: sapete perché? Perché, sempre rispetto ai meccanismi introdotti dalla sinistra, abbiamo un sistema di determinazione degli organici di sostegno che prevede la presenza di un insegnante di sostegno ogni 138 alunni. Ciò è stato studiato per garantire 55 mila e 250 posti di sostegno.
Abbiamo pertanto in servizio quest'anno 43 mila docenti di ruolo, 25 mila docenti non di ruolo e, tra questi ultimi, sono compresi i 13 mila docenti per i posti autorizzati in deroga.
Il totale è di 68 mila e 468 insegnanti di sostegno. Attenzione: l'onorevole Buontempo ci ricorda che, a fronte di questa situazione, non è garantito il sostegno ai bambini portatori di handicap. Ciò è vero, ma ne conoscete la ragione? La ragione è che il sistema introdotto dalle leggi finanziarie precedenti tutela i docenti e non gli alunni. (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e di Alleanza nazionale ). È un sistema che introduce meccanismi automatici, ossia automatismi che favoriscono gli organici funzionali. Sono nelle mani dei funzionari e dei sindacati, non dei bambini e dei docenti.
È questa l'inversione di tendenza che occorre compiere ed è ciò che noi pensiamo di fare, anche accogliendo sollecitazioni come quelle proposte dall'onorevole Buontempo. A quest'ultimo però devo ricordare, nello stesso tempo, che non è il caso di introdurre, nel testo del disegno di legge finanziaria, meccanismi rigidi. Infatti, se facessimo ciò, introducendo meccanismi come quello del rapporto di uno a quattro, otterremmo addirittura l'effetto contrario. Ve lo dimostro: gli alunni portatori di handicap sono 127.819; pertanto, se dovessimo calcolare il rapporto di uno a quattro avremmo 31 mila e 955 docenti di sostegno a fronte dei 43 mila già di ruolo. Se poi aggiungessimo anche i posti in deroga si arriverebbe a 45 mila. Vi sarebbe pertanto un taglio degli organici. Noi non vogliamo tagliare gli organici di sostegno.
Tuttavia, vogliamo garantire una diversa utilizzazione di questi insegnanti. Se riuscissimo, dunque, a presentare un emendamento al disegno di legge finanziaria che segua questa direzione e che faccia chiarimento su questo punto, sarei ben felice di accoglierlo, d'accordo con il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, Giuseppe Vegas. Gli organici devono essere realizzati dove esistono i problemi, dove nascono le esigenze. Questa realtà non può più essere regolata da automatismi.
Per quanto riguarda l'insegnamento della lingua straniera nelle scuole elementari, non abbiamo messo in discussione l'insegnamento stesso. La questione riguarda chi debba insegnare la lingua straniera. Nelle scuole elementari italiane lavorano insegnanti specializzati e formati con il denaro pubblico, a spese e a carico del Ministero. Oggi, questi insegnanti occupano normalmente il loro posto e ricevono, nelle loro classi, altri insegnanti specialisti che vanno ad insegnare la lingua straniera. Quindi, noi chiediamo di diffondere questo tipo d'insegnamento, ma di razionalizzarlo (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Onorevoli colleghi, illustro gli ultimi due commi e concludo.
Per ciò che riguarda invece le supplenze (comma 6), tutte le leggi finanziarie precedenti hanno affrontato questo problema. Mi auguro che la VII Commissione (Cultura, scienza ed istruzione) compia un'indagine su ciò. Il nostro è l'unico paese che adotta il sistema delle supplenze nella scuola; nessun paese al mondo ha la possibilità di sostituire, a piè di lista, l'insegnante assente (Commenti del deputato Sasso). Onorevole Sasso, cerchiamo insieme un sistema. Stabiliamo una percentuale in più d'insegnanti da inserire in ogni scuola, in ogni rete, al fine di evitare il ricorso alle supplenze, ma troviamo insieme la soluzione! Dobbiamo avere il coraggio di dichiarare che questo sistema non può più funzionare, poiché crea una gestione parallela. Noi abbiamo un bilancio parallelo riguardante soltanto le supplenze. È un invito, dunque, a migliorare l'organizzazione scolastica e a fare in modo che, attraverso l'autonomia, la flessibilità, si possa fare in modo che le
supplenze tornino ad essere un problema del team degli insegnanti, e non degli uffici amministrativi.
Per quanto riguarda, infine, l'esame di Stato, il Governo ha presentato un emendamento, al fine di lasciare inalterata la commissione nelle scuole legalmente riconosciute, mantenendo inalterata la normativa relativa alle scuole statali e paritarie. Abbiamo dovuto affrontare questo problema poiché è scaduto il triennio di sperimentazione, previsto dalla legge che modificava gli esami di maturità, divenuti esami di Stato.
Un osservatorio presso l'istituto INVASI (ex CEDE) ha prodotto un documento, il rapporto Vertecchi, che dichiara il fallimento del sistema; quel modo di sostenere gli esami di Stato non ha prodotto gli effetti sperati. Vorrei citare solo una frase per sottolineare maggiormente l'inefficacia di tale riforma: «L'esito generalmente positivo degli esami (il 96, 97 per cento di promossi), si spiega se si considera che, anche sommando punteggi parziali, generalmente corrispondenti a prestazioni di livello scadente, si raggiunge facilmente la soglia minima prevista per la promozione». Nel rapporto si afferma che la promozione era garantita se si era iscritti all'ultimo anno delle superiori. I deputati o qualche Commissione possono assumere, se lo desiderano, altre informazioni sui rapporti che gli ispettori hanno elaborato e trasmesso al Ministero. Nei rapporti si legge: «è prevalsa la libera interpretazione delle norme, arbitraria, che ha richiesto interventi correttivi»; «arbitraria definizione del numero degli studenti da sottoporre a colloquio». Si apprende soprattutto che le Commissioni - soprattutto i membri esterni e gli stessi presidenti - non hanno ottenuto l'effetto sperato. Qui si dice: numerose commissioni hanno funzionato bene, il giudizio positivo su alcuni operatori non esclude il giudizio negativo sul comportamento di altri disinformati, poco rispettosi delle norme; soprattutto, sono emersi numerosi problemi nelle commissioni.
Dunque, dovevamo intervenire perché era scaduto il triennio di sperimentazione. Proprio perché l'anno scolastico è già iniziato, non abbiamo potuto modificare l'intera normativa e, pur modificando la composizione della commissione, abbiamo lasciando inalterate le prove che gli studenti dovranno affrontare.
Sostanzialmente, abbiamo introdotto elementi di ottimizzazione delle risorse e modalità che non avremmo indicato se non ci fossero state le riforme del centrosinistra. Per rispondere anche all'onorevole Bimbi, noi responsabilizziamo le direzioni regionali, responsabilizziamo i dirigenti scolastici e vogliamo una vera sussidiarietà. Mi auguro che tutte le preoccupazioni esposte nel dibattito possano comunque costituire per noi un elemento di attenzione. Come sempre, dimostreremo con i fatti che gli obiettivi che ci siamo prefissi assicureranno una maggiore qualità della scuola italiana, un innalzamento della qualità e non il contrario (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
ALBA SASSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, signor sottosegretario Aprea, trovo molto singolare il fatto che qualunque cosa non funzioni in questo disegno di legge finanziaria, a cominciare dalla questione dell'handicap, la colpa venga attribuita al Governo precedente. Se non funziona, cambiatela!
Inoltre, più volte ha richiamato il Berlinguer-pensiero, ma non ha detto che, nel disegno elaborato dal nominato collega, accanto al richiamo ad una modifica degli orari di servizio, operato all'interno di una riflessione sulla professionalità dei docenti, si parlava anche di un aumento delle retribuzioni. Voi avete affrontato soltanto la prima parte della questione: orari europei e stipendi da terzo mondo! Questo avete fatto!
Un ultima questione: il ministro Moratti, nelle dichiarazioni programmatiche illustrate nelle Commissioni ha affermato
che bisogna investire di più nell'istruzione e nella formazione. Noi riteniamo che ciò costituisca un atto di responsabilità del nostro paese per rendere i nostri studenti, i nostri ragazzi - tutti - più forti, più consapevoli e più competitivi con i loro partner europei.
Questo disegno di legge finanziaria è contraddittorio rispetto alle vostre stesse dichiarazioni perché torna indietro e fa della materia della scuola un'occasione di puro risparmio (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PIERA CAPITELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, vorrei che l'onorevole Aprea, che ho ascoltato molto attentamente, a differenza...
ALBA SASSO. Onorevole Aprea, ci ascolti!
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo! Le chiedo scusa, ma rispettiamo i colleghi che stanno parlando.
PIERA CAPITELLI. Onorevole Aprea, l'ho ascoltata con molta attenzione, a differenza di molti colleghi che l'hanno applaudita, quindi chiedo di essere ascoltata.
Ritengo che rispondere per venti minuti per ribadire questioni che, probabilmente, non interessavano a nessuno perché nessuno ha ascoltato...
ANGELINO ALFANO. Non è vero!
PIERA CAPITELLI. ...e delle quali abbiamo dibattuto a lungo sia in Commissione cultura sia in Commissione bilancio, non fosse proprio necessario: in questa sede si devono dare anche indirizzi di politica, ma nel suo intervento non ne abbiamo uditi. Ci ha fornito soltanto dati e toni di carattere giustificatorio. Ci ha veramente riempito la testa di dati! Non ci ha convinto, però, a ritirare i nostri emendamenti...
PRESIDENTE. Onorevole Capitelli...
PIERA CAPITELLI. ...perché siamo convinti che il presente disegno di legge finanziaria sia connotato dalla logica dei tagli, di cui ha parlato l'onorevole Sasso.
Un'ultimissima cosa: onorevole Aprea, lei ci ha sempre detto che la finanziaria si è sempre occupata di organico funzionale. È vero; e c'è sempre stata anche una certa contesa con il Tesoro. Tuttavia, nei governi di centrosinistra c'erano ministri dell'istruzione che erano in grado di far capire al Tesoro che un organico funzionale arricchito garantisce la qualità della scuola.
PRESIDENTE. Onorevole Capitelli, concluda, per cortesia!
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Non siete in grado di far capire e di rapportarvi al Ministero dell'economia e delle finanze con correttezza, puntando sulla qualità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, fingo di non aver ascoltato il funambolismo alla Tremonti del sottosegretario Aprea, ma mi limito a puntualizzare due aspetti del suo intervento. La sottosegretaria ha detto che non importa quanto si spende, bensì come si spende. Proprio questo è il punto: voi tagliate finanziamenti per gli organici funzionali, per l'ampliamento dell'offerta formativa e accantonate finanziamenti per gli stipendi degli insegnanti di religione. Si tratta di un problema di politica scolastica: non riguarda i tagli, bensì l'ideologia e la filosofia. Si trovano risorse per gli insegnanti di religione, ma non per la questione degli handicap.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. La questione degli esami di maturità non riguarda
i risparmi e la spesa: non è una questione di semplice razionalizzazione delle risorse. Essa, poiché non produce risparmio, va ad intaccare i meccanismi della qualità della scuola pubblica, ma anche, più in generale, del sistema dell'offerta formativa. Lei, sottosegretario Aprea, sa bene cosa succede con questa riforma degli esami di maturità: verranno premiati i cosiddetti diplomifici, gli unici che non si sono sottoposti alla verifica di qualità e all'assunzione di regole e norme, cioè l'oggetto più oscuro, più strumentale, più collegato soltanto alla logica del denaro dell'intero sistema formativo italiano. Nel disegno di legge finanziaria non vi è risparmio, bensì scelte di politiche ben precise che premiano determinate scuole, profili e concezioni.
A questo punto, mi sia consentito un breve riferimento ad un intervento che non avrei voluto sentire qui in Assemblea da parte del collega Garagnani. Ho avvertito nelle sue parole «corrompere le giovani generazioni» una certa ideologia e l'eco dell'infausto esperimento di denuncia telefonica attivato dall'onorevole Garagnani (Applausi dei deputati del gruppo Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Spero che tali parole proferite in questa Assemblea, che echeggiano sinistramente quella esperienza, siano state dette a titolo puramente personale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Gambale 17.1 e Soda 17.60, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 458
Maggioranza 230
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 264).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Germanà non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Russo Spena 17.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, con l'emendamento in esame e con gli altri abbiamo presentato, anche soppressivi dell'intero comma 1 dell'articolo 17, intendiamo opporci a quella logica del risparmio a cui faceva riferimento il sottosegretario Aprea nel suo intervento e riproporre la valorizzazione del percorso degli organici funzionali. Tale logica del risparmio - come già è stato sottolineato in altri interventi - toglie risorse alla scuola pubblica, la dequalifica ed è iscritta nell'ambito di una operazione molto precisa: regalare soldi e finanziamenti alle scuole private, tagliare oltre 30 mila posti di lavoro attraverso l'inserimento dei criteri rigidi proposti nel disegno di legge finanziaria e accantonare fondi per l'assunzione di insegnanti di religione.
Quindi, è una visione certamente privatistica, tutta scritta - ben centrata - in questo primo comma dell'articolo 17. La logica dei tagli è quella che lo stesso onorevole Garagnani, con la sua relazione in Commissione, ha voluto sottolineare come l'unica possibile da seguire per far partire la vostra riforma della scuola. Una riforma che sarà - lo è già nei suoi connotati - un obbrobrio. La riforma della scuola privata, la riforma della scuola sottomessa al mercato, la riforma di una scuola che voi volete classista ed intollerante; la scuola del pensiero unico e della morale unica a cui noi ci opporremo con forza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 17.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 460
Maggioranza 231
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 264).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Azzolini non ha funzionato, che ha espresso voto favorevole mentre voleva esprimere voto contrario.
Prendo altresì atto che non ha funzionato il dispositivo di voto dell'onorevole Baldi, che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 17.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 471
Maggioranza 236
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 272).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Squeglia 17.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 476
Votanti 475
Astenuti 1
Maggioranza 238
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 274).
Indìco...
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, il fascicolo contiene l'emendamento Angela Napoli 17.58. Ci può spiegare che fine fa?
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, ne è stato annunciato prima il ritiro.
PIERO RUZZANTE. Allora, io faccio mio questo emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, non può farlo perché l'annuncio del ritiro è stata fatto ad inizio di seduta.
PIERO RUZZANTE. Va bene.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Gambale 17.7 e Capitelli 17.8, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 479
Votanti 478
Astenuti 1
Maggioranza 240
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 274).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 17.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, questo emendamento, come il precedente, mira a mantenere il principio dell'organico funzionale - che costituisce il cuore di questa finanziaria e di questo articolo - del quale abbiamo già parlato. Per principio
dell'organico funzionale si intende un organico arricchito. Nonostante le rassicurazioni verbali del sottosegretario di Stato, questo elemento di qualità della scuola risulta essere la principale vittima di questa finanziaria. Il sistema predisposto crea le condizioni per un generale conflitto ai fini dell'accaparramento dei posti entro il ridottissimo tetto regionale. Dirigenti scolastici, organi scolastici vecchi e nuovi si affanneranno e nascerà un contenzioso per contendersi i pochi posti rimasti.
Al ministro, che ha voluto la delega, non sono piaciuti i criteri sperimentati, con ottimi risultati, dall'articolo 21 della legge n. 59, perché non sono funzionali al suo progetto di scuola, che prevede dei tagli, che prevede una scuola ridotta all'essenziale al fine di dare magari poi servizi privati e aggiuntivi. Si trattava di criteri oggettivi che tenevano in considerazione la realtà dei territori, la realtà delle scuole. Ebbene, qui vengono cancellati, perciò noi chiediamo che vengano ripristinati.
Si cancellano criteri oggettivi per introdurre la strada della discrezionalità, barattata per flessibilità, ma con questo si apre la strada al conflitto tra scuole e al clientelismo. Noi siamo per ripristinare i criteri oggettivi dell'articolo 21 della legge n. 59 del 1997.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Capitelli 17.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 475
Votanti 474
Astenuti 1
Maggioranza 238
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 272).
Prendo atto che l'emendamento Zorzato 17.45, ritirato in corso di seduta, è fatto proprio dall'onorevole Ruzzante a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zorzato 17.45, ritirato dal presentatore fatto proprio dall'onorevole Ruzzante non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 481
Votanti 480
Astenuti 1
Maggioranza 241
Hanno votato sì 210
Hanno votato no270).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Caparini 17.46.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, è chiaro, dalle parole del sottosegretario Vegas e dall'ampia illustrazione svolta stamattina in aula, che queste disposizioni modificano, sostanzialmente, con una vera e propria rilegificazione, la disciplina concernente la determinazione degli organici. Si interviene, dunque, anche sui regolamenti di attuazione della legge n. 59 del 1997. Si interviene, ad esempio sul decreto del Presidente della Repubblica 233 del 1998, che all'articolo 5, comma 1, introduceva indici di disagio economico e socioculturale; faceva riferimento a caratteristiche geografiche e orografiche di ciascuna regione, mentre, all'articolo 5, comma 2, vi erano riferimenti all'autonomia scolastica periferica e alla rideterminazione dell'organico funzionale, in considerazione di condizioni geografiche particolari.
Colleghi, in quest'aula, non più di due anni fa, con la legge finanziaria del 2000,
abbiamo introdotto, quando ci siamo dovuti confrontare con una riduzione del personale, elementi di salvaguardia per alcune aree; in particolare per le aree di montagna. Ricordo che i gruppi dell'attuale maggioranza votarono, massicciamente, a favore di un emendamento presentato dal gruppo del CCD e non solo quello. Il gruppo del CCD sottopose all'attenzione dell'Assemblea la necessità di salvaguardare le aree di montagna, di preservarle e di introdurre elementi di distinzione e di indirizzo per coloro che poi avrebbero scritto i regolamenti attuativi (cioè il Ministero) in modo da fissare gli obiettivi di salvaguardia delle aree deboli che soffrono di condizioni di reale difficoltà a causa della loro dislocazione geografica e, in alcuni casi, anche dell'elevato spopolamento.
Con questo emendamento ci proponiamo di inserire questi elementi e di porre all'attenzione dell'Assemblea una sensibilità, che credo sia doverosa, nei confronti di queste zone svantaggiate e deboli del nostro paese.
Invito, dunque, i colleghi a votare favore di questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente per confermare che c'è sensibilità da parte del Governo su questa questione, pregherei l'onorevole Caparini, se fosse possibile, di ritirare il suo emendamento 17.46 e trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.
DAVIDE CAPARINI. D'accordo, apprezzo la sensibilità dimostrata. Aver ottenuto questa enunciazione in aula è un risultato più che sufficiente. Grazie. Ritiro l'emendamento 17.46 a mia firma.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Ruzzante fa proprio l'emendamento Caparini 17.46.
PIERA CAPITELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
PIERA CAPITELLI. Vorrei spiegare le ragioni per cui noi voteremo a favore di questo emendamento, anche se è un po' minimale. Se fosse stato approvato il precedente emendamento, questo problema non si sarebbe posto, perché nel decreto legislativo attualmente in vigore è tenuta in grande considerazione la questione delle scuole montane. Mi fa piacere, comunque, che anche all'interno della maggioranza si evidenzino le contraddizioni di questa legge finanziaria e si dia ragione alla nostra linea. I criteri per stabilire gli organici esistono, sono ben attuati ed ottimamente sperimentati e tutelano le particolari condizioni. Voteremo a favore dell'emendamento Caparini 17.46, perché conosciamo la particolare situazione della maggior parte delle scuole italiane e, in particolare, quella delle scuole montane.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, l'intervento che mi ha preceduto sottolinea una certa demagogia. Nel momento in cui il Governo dichiara di essere favorevole per lo meno allo spirito di questo emendamento, il riproporlo per far sì che non venga approvato significa soltanto poter affermare dopo che non siamo d'accordo su questo indirizzo (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
FRANCESCO GIORDANO. E allora votalo!
MARCO ZACCHERA. Mi sembra veramente un atteggiamento assurdo sotto questo punto di vista. Mi chiedo però, a questo punto, se il relatore potesse accettare l'emendamento, il quale per lo meno potrebbe venire approvato. Secondo me, sarebbe una cosa molto più logica (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Non possono parlare tutti coloro che hanno i collegi nelle zone di montagna, altrimenti non finiamo più!
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente intervengo per chiarire un aspetto: data la disponibilità del Governo, come si usa generalmente in quest'aula, quando qualcuno ritira il proprio emendamento per trasformarlo in un ordine del giorno, gli si dà la possibilità di farlo. Se poi la sinistra insiste per votarlo, devo esprimere un parere contrario, ma in tal modo si raggiunge l'effetto opposto. Se ci mettiamo su questo piano, ho espresso pareri favorevoli su molti emendamenti dell'opposizione, ma ora sono costretto a mutare atteggiamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
SERGIO SABATTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Sabattini, l'onorevole relatore l'ha commossa?
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, francamente no, perché il modo di ragionare dell'onorevole relatore è immotivato. Se me lo permette, è stato molto più sensato l'intervento del collega Zacchera. Il problema non è chiedere un gentlemen's agreement su una questione. Vi sono forze, a partire dai primi presentatori dell'emendamento, che vogliono tutelare le scuole nelle aree delle zone montane. Come diceva l'onorevole Capitelli, nel precedente emendamento era presente un dispositivo che garantiva questo aspetto. Signor Presidente - e concludo - non si tratta di fiducia o sfiducia. L'emendamento in esame contiene la seguente frase: «con particolare attenzione alle aree delle zone montane» e, quindi, indica un criterio. Crediamo che, se il Governo è disponibile ad accoglierlo come ordine del giorno, visto che non è particolarmente stravolgente, lo dovrebbe accettare, a maggior ragione, come testo della legge finanziaria.
Mantenendo tale posizione e facendo nostro l'emendamento, chiediamo serenamente all'Assemblea di votare con tranquillità su un oggetto del genere, che pone attenzione alle scuole nelle aree delle zone montane. Non vi è alcuna strumentalità, ma semplicemente la richiesta all'Assemblea di avere qualcosa di scritto che tuteli effettivamente le scuole delle zone di montagna. Signor Presidente, la questione è tutta qua. Invitiamo, quindi, l'Assemblea a votare con grande serenità. Non si cambiano le maggioranze e le minoranze su argomenti di questo genere, ma forse, se si votasse a favore dell'emendamento Caparini 17.46, si realizzerebbe qualcosa di utile per il paese.
GIUSEPPE ROMELE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROMELE. Signor Presidente, condivido in pieno l'interesse del collega Caparini e, nello stesso tempo, la problematica che riguarda non solo la sinistra o la destra, bensì il 40 per cento dei comuni italiani che sono montani.
Vorrei evitare che una questione puramente di schieramento, avendo la sinistra fatto proprio l'emendamento dell'onorevole Caparini, provocasse uno scontro che risulterebbe solo frutto di demagogia, di strumentalità e non di altro (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, il mio intervento sull'ordine dei lavori è motivato dal fatto che sinceramente pensavo di essere firmatario dell'emendamento in esame.
Nel momento in cui è iniziato l'esame di questo emendamento, ho ricevuto una telefonata: l'indirizzo che avevo dato al gruppo era quello di non ritirare assolutamente questo emendamento perché lo ritenevamo importante. Purtroppo, questo è successo e mi spiace perché avevamo già deciso di mantenere questo emendamento, ma in aula, alcune volte, si verificano dei fraintendimenti. Comunque, noi voteremo a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cè, la sua dichiarazione rimane agli atti.
SERGIO SABATTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, le segnalo che io e la collega Sasso intendiamo sottoscrivere questo emendamento.
PRESIDENTE. Sta bene.
FABIO CIANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FABIO CIANI. Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Cè fa sì che il mio intervento sia molto breve perché quello della Lega mi sembrava un atteggiamento troppo arrendevole. Come ha detto già il collega Sabattini, questo emendamento non comporta una copertura finanziaria, si tratta soltanto di una raccomandazione al Governo. Dunque, il fatto che si dica di no rispetto ad una cosa del genere mi sembra che denoti, oggettivamente, una scarsa attenzione rispetto ad un problema reale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ciani.
FABIO CIANI. Signor Presidente, sono il primo del mio gruppo ad intervenire.
PRESIDENTE. Ha ragione.
FABIO CIANI. In secondo luogo vorrei rivolgermi al relatore: non credo che lei esprima i pareri favorevoli in maniera octroyé, cioè gentilmente concessi. Se vi sono pareri favorevoli su emendamenti del centrosinistra, è perché la maggioranza ed il Governo si sono convinti che tali emendamenti sono giusti. Dunque, la sua è una forma di pressione quando spiega che, se facciamo nostri gli emendamenti del centrodestra, lei ritira il parere favorevole. Se ha motivo di farlo, lo faccia, altrimenti non ritiri il parere favorevole perché perde di dignità come relatore della legge finanziaria di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, la discussione sulla scuola normalmente coinvolge con grande passione i colleghi che si occupano della materia.
Le questioni alla nostra attenzione sono due: la prima è quella delle zone di montagna, la seconda è quella di una particolare attenzione agli insegnanti di sostegno per i portatori di handicap. Signor Presidente, se accantonassimo per poco tempo questi due argomenti credo si potrebbe trovare - a condizione che ciò non abbia una ricaduta sulla finanza pubblica - una soluzione.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, se i colleghi della Lega intendono
confermare l'emendamento, noi siamo disponibili ad aggiungere le nostre firme senza farlo nostro.
PRESIDENTE. Sta bene.
Possiamo, dunque, accantonare l'emendamento Caparini 17.46.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giacco 17.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERA CAPITELLI. Presidente, avevo chiesto di parlare!
PRESIDENTE. L'emendamento Caparini 17.46 è stato accantonato. Stiamo votando l'emendamento Giacco 17.10.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 465
Astenuti 1
Maggioranza 233
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 263).
Passiamo all'emendamento Buontempo 17.47.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, l'esame dell'emendamento Caparini 17.46, che è stato accantonato, sarà breve.
Metterei, inoltre, in correlazione l'emendamento Buontempo 17.47 con gli emendamenti Buontempo 17.48 e 17.49, poiché riguardano tutti e tre gli alunni portatori di handicap. Chiedo agli onorevoli Buontempo e Alberto Giorgetti se siano favorevoli ad una riformulazione in questi termini: al comma 3, inserire, in fine, le seguenti parole: «assicurando una distribuzione degli insegnanti di sostegno all'handicap correlata alla effettiva presenza di alunni iscritti portatori di handicap nelle singole istituzioni scolastiche». In tal caso il parere della Commissione sarebbe favorevole.
PRESIDENTE. Per riassumere la questione: il relatore propone il ritiro degli emendamenti Buontempo 17.47 e 17.48 e la riformulazione dell'emendamento Buontempo 17.49 nel modo indicato.
PIERA CAPITELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Siamo favorevoli alla riformulazione e chiediamo di aggiungere le nostre firme all'emendamento. Tuttavia, riteniamo di dover evidenziare e sottolineare, ancora una volta, la forte contraddizione presente nella maggioranza, sia per quanto riguarda le osservazioni di una parte della maggioranza riguardanti l'handicap sia per le osservazioni riguardanti le scuole montane. Infatti, se fosse stato mantenuto in vigore il decreto legislativo di attuazione della legge n. 59, che dettava norme e criteri precisi, molto dettagliati, a garanzia di queste situazioni, non avremmo avuto alcun problema. Sarebbe stato sufficiente approvare l'emendamento Giacco 17.10. Poiché siamo favorevoli alla tutela delle situazioni di particolare disagio, accettiamo questa riformulazione, ma è ben poco poca cosa rispetto alle garanzie totali, che avrebbe dato la legge attualmente in vigore.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Buontempo se accetti l'invito a ritirare i propri emendamenti 17.47 e 17.48.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, intendevo cambiare proprio la norma vigente, cioè il rapporto tra handicappati ed insegnanti di sostegno, in modo da non riferirlo ad un determinato numero di allievi, a prescindere dal numero degli handicappati. Ringrazio la
Commissione e il Governo per il loro senso di responsabilità e ringrazio anche i colleghi della sinistra, che hanno detto di voler sottoscrivere questo emendamento. Ciò dimostra che, quando si riesce a dialogare, a guardare la sostanza dei problemi, questo Parlamento fa un buon lavoro. Per questo motivo ritiro i miei emendamenti 17.47 e 17.48 ed accetto la riformulazione, letta dal relatore, che - per capirci bene - è la seguente: «assicurando una distribuzione degli insegnanti di sostegno all'handicap, correlata alla effettiva presenza di alunni iscritti portatori di handicap nelle singole istituzioni scolastiche». Ciò significa riequilibrio, riutilizzo di risorse e possibilità di deroghe per i casi più gravi.
CARLA CASTELLANI. Presidente, vorrei apporre la firma all'emendamento Buontempo 17.49 nella sua riformulazione.
PRESIDENTE. Prendo atto che anche la collega Castellani sottoscrive l'emendamento Buontempo 17.49, riformulato, che sarà votato successivamente.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, ritengo sia necessaria una precisazione. Siccome l'emendamento Buontempo 17.49 reca una copertura finanziaria, preciso che, invece, il testo riformulato non ne ha bisogno. Esprimo inoltre parere favorevole sulla nuova formulazione dell'emendamento Buontempo 17.49.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 17.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, il mio emendamento 17.11 è migliorativo rispetto all'emendamento Grignaffini 17.13, accettato dal Governo perché, nel primo caso, è previsto un regolamento mentre nel secondo è previsto un decreto. Vorrei ricordare che il regolamento passa attraverso il controllo del Consiglio di Stato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 17.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 468
Maggioranza 235
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 262).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 17.13, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 474
Votanti 472
Astenuti 2
Maggioranza 237
Hanno votato sì 459
Hanno votato no 13).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Tarditi non ha funzionato e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Buontempo 17.49, nel testo riformulato.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, a noi pare positivo questo incontro di volontà tra la destra e la sinistra; siccome anche noi del centro siamo interessati, vorrei chiedere se, cortesemente, tale riformulazione potesse essere letta.
PRESIDENTE. Do nuovamente lettura della nuova formulazione dell'emendamento Buontempo 17.49: "al comma 3 inserire, in fine, le seguenti parole: «assicurando una distribuzione degli insegnanti di sostegno all'handicap correlata all'effettiva presenza di alcuni iscritti portatori di handicap nelle singole istituzioni scolastiche»".
Prendo atto che tale emendamento viene sottoscritto anche dai deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e di Alleanza nazionale.
FRANCESCO BRUSCO. Anche noi del gruppo CCD-CDU, Presidente, concordiamo!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Buontempo 17.49 (Nuova formulazione), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 467
Votanti 463
Astenuti 4
Maggioranza 232
Hanno votato sì 459
Hanno votato no 4).
Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Santori e Parolo non hanno funzionato e che quest'ultimo avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 17.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. L'emendamento Sasso 17.17 è soppressivo e riguarda la riformulazione dell'orario scolastico. Ribadisco che questa è materia contrattuale e, quindi, sarebbe, comunque, superata dall'esito della prossima contrattazione in materia, a meno che non si voglia manomettere anche la legislazione quadro della contrattazione sindacale.
Volevo, inoltre, segnalare che la possibilità di estendere l'orario degli insegnanti a 24 ore settimanali è cosa già esistente nel nostro ordinamento, non l'ha inventata alcuno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 17.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 479
Maggioranza 240
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 262).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Squeglia 17.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 477
Votanti 475
Astenuti 2
Maggioranza 238
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 262).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 17.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, mi dispiace ma ritorno ancora all'argomento dell'organico funzionale poiché vorrei far capire le conseguenze della sua eliminazione. Si tratta di un organico arricchito e con la sua eliminazione è, evidente, che, nelle scuole, scompare anche l'assegnazione dell'insegnante specialista di lingua straniera oppure, se non scomparirà, sarà molto attenuata.
L'insegnamento di lingua straniera nella scuola elementare potrà essere assicurato solo a partire dalla terza elementare e, quindi, siamo ben lontani dalla legge n. 30 sul riordino dei cicli scolastici, che la introduceva dal primo anno.
Certamente, se non fosse stata bloccata quest'ultima legge, la lingua straniera sarebbe stata assicurata a partire dalla prima elementare.
Mi sembra evidente che, con tutti questi provvedimenti volti a bloccare le riforme, si stiano ripristinando vecchie norme molto arretrate rispetto ai progressi fatti dalla scuola in questi anni.
Il cerchio si chiude: con il blocco delle leggi, la finanziaria restrittiva, il nuovo disegno che si propone - si veda, in proposito, il documento del gruppo ristretto di lavoro -, torniamo all'antico, alla scuola della lezione frontale.
D'altra parte, nel documento Bertagna, compare nuovamente l'insegnante unico nelle scuole elementari, viene eliminato il tempo pieno, si taglia di un anno la scuola secondaria superiore.
Sono stata molto sintetica ma, ritengo, che il mio intervento sia stato sufficiente per collegare elementi di questa finanziaria con il nuovo che avanza, vale a dire con la controriforma.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sasso 17.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 474
Maggioranza 238
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 261).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Angela Napoli 17.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Angela Napoli. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, sento la necessità di intervenire su questo emendamento, che non ho ritirato per una serie di motivi che adesso evidenzierò, primo fra tutti, il rispetto del Parlamento italiano e, in particolare, di questa Camera. Infatti, voglio ricordare a tutti che l'emendamento che stiamo per votare è stato approvato a maggioranza dalla VII Commissione, competente per materia. Dunque, se avessi ritirato l'emendamento o non l'avessi ripresentato in aula, dopo la scomparsa dello stesso nella Commissione bilancio, avrei mancato di rispetto - ripeto - prima di tutto al Parlamento. Ma, la maggiore mancanza di rispetto l'avrei avuta nei confronti di me stessa e del mondo della scuola che, purtroppo, nonostante le premesse, più volte ribadite, legate al contenuto della finanziaria, da questa stessa finanziaria viene fortemente mortificato.
Innanzitutto, vorrei ricordare al Governo che non sono stata io, non è stato il mondo della scuola, ma il Governo stesso, all'inizio del corrente anno scolastico, ad immettere in ruolo ben 62 mila unità di personale.
Tengo, inoltre, a ricordare che era ancora in atto il frutto delle finanziarie precedenti, che mortificavano il personale scolastico, attraverso l'abbattimento del 3 per cento degli organici.
Ricordo ancora che il personale scolastico, chiamato ad attuare le riforme e a
svolgere il proprio ruolo nell'ambito delle nostre istituzioni scolastiche, è stato «sballottato» senza avere alcuna certezza del futuro, a causa di leggi che lo hanno coinvolto e che praticamente hanno messo a soqquadro il mondo della scuola. Quindi, il personale e gli studenti non hanno certezza.
È stata bloccata la legge n. 30 del 2000 sul riordino dei cicli. Sono perfettamente d'accordo, era un impegno che aveva assunto la Casa delle libertà in campagna elettorale e quindi è una garanzia e un mantenimento di quell'impegno. Tuttavia, accanto a questo, è stato dato l'avvio ad uno studio per la riforma dei cicli scolastici. Questo studio è del comitato presieduto dal professor Bertagna - che è ormai ufficiale, perché disponibile presso il sito Internet del Ministero dell'istruzione, anche se non è stato presentato ufficialmente alle Camere (in ogni caso, verrà presentato nel corso della riunione degli stati generali) - prevede l'abbattimento di un anno dell'attuale scuola superiore. Facciamo un po' i conti, anche se è vero che la nuova legge, quella che dovrà essere adottata...
PRESIDENTE. Onorevole Napoli, è andata un minuto oltre il tempo a sua disposizione.
ANGELA NAPOLI. Un minuto, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sì, ma dato che applico lo stesso metro per tutti, penso che finiremo il dibattito su questo emendamento in due ore.
ANGELA NAPOLI. Ma io non ho parlato...
PRESIDENTE. Sì, onorevole Napoli, ma ci sono 5 minuti per tutti!
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, devo soltanto spiegare il motivo per cui insisto per la votazione di questo emendamento.
In maniera estremamente succinta, voglio dire che noi ci ritroviamo di fronte ad una diminuzione di personale scolastico dovuta alle precedenti leggi finanziarie; ci ritroveremo di fronte ad una diminuzione di personale scolastico, previsto con la definizione degli organici (non per classi, ma per numero di studenti), da questo disegno di legge finanziaria che stiamo per approvare; ci troveremo di fronte ad una diminuzione di personale scolastico con la nuova legge sul riordinamento dei cicli. Mi domando perché? Dove andrà a finire tutto questo personale di ruolo? Almeno inserendo, e questo è valido anche dal punto di vista didattico, l'insegnamento della lingua straniera e dell'educazione motoria nella scuola elementare, manteniamo un po' di personale. Non c'è spesa, caro Governo! Non c'è spesa! Finitela (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, del CCD-CDU Biancofiore, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)! Sono gli insegnati di ruolo che dovranno avere un loro posto! Mettevelo in testa! Non nascondetevi più dietro il problema della spesa (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, del CCD-CDU Biancofiore, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale)! È una questione didattica. È una questione di mantenimento dei docenti! Guardate alla realtà alla scuola, perché noi della Casa delle libertà, abbiamo lavorato e chiesto il voto al personale della scuola e quelle promesse le dobbiamo mantenere! Ecco perché non ritiro il mio emendamento, anche se in dissonanza dal gruppo (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, del CCD-CDU Biancofiore, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
TITTI DE SIMONE. Brava!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, vorrei un po' frenare gli entusiasmi
e a titolo personale esprimo sostegno all'emendamento dell'onorevole Napoli perché è in coerenza con il mio precedente intervento sulla lingua straniera e sullo sport. Voglio ringraziare personalmente l'onorevole Napoli perché ha dimostrato che tra persone di scuola, che non alzano per forza i toni, in Commissione si lavora bene e ci si intende anzitutto sulla didattica e sul lavoro che gli insegnanti e i presidi hanno svolto per la scuola italiana - che è una buona scuola, lo ribadisco - nonostante le leggi ed i governi. Soprattutto, l'onorevole Napoli, ha dimostrato un grande rispetto del ruolo e del lavoro svolto dalla Commissione parlamentare che aveva approvato questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieli. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente, volevo soltanto evidenziare che, non essendovi spesa sull'emendamento presentato dall'onorevole Napoli, per quanto mi riguarda, chiedo di apporvi anche la mia firma (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, mi corre l'obbligo di una precisazione relativamente all'emendamento Angela Napoli 17.50. L'emendamento in questione muterebbe sostanzialmente l'assetto dell'insegnamento della lingua straniera e dell'educazione fisica motoria nelle scuole elementari, insegnamento che, attualmente, è impartito dagli insegnanti della classe. Ne deriverebbe l'obbligo di assunzione di un numero considerevole di insegnanti;
ANGELA NAPOLI. No!
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Ne deriverebbe un onere molto elevato per la finanza pubblica.
PRESIDENTE. Scusate colleghi, il sottosegretario Vegas sta svolgendo un intervento che, credo, debba essere ascoltato da tutti; se qualcuno dissente avrà mille modi per opporsi. Prego, sottosegretario Vegas.
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. L'onere dell'eventuale approvazione di questo emendamento sarebbe tanto cospicuo da indurre il Governo, ove venisse approvato l'emendamento, a rivalutare complessivamente la portata del provvedimento - che attualmente è al nostro esame - con effetti, credo, non desiderabili (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e del deputato Armani).
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, possiamo accantonare l'emendamento in modo da avere un attimo di riflessione?
GIUSEPPE DRAGO. No!
PIERO RUZZANTE. No!
IGNAZIO LA RUSSA. Non lo sto chiedendo a voi!
PRESIDENTE. Onorevole La Russa, non lo sta chiedendo neanche a me; sull'accantonamento bisogna che ci sia una volontà...
IGNAZIO LA RUSSA. Di maggioranza.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, forse non è stato ben compreso l'intervento del Governo. Al di là del fatto che l'emendamento presentato dall'onorevole Angela Napoli prosciugherebbe tutte le compensazioni di Alleanza nazionale, tutta la tabella A, credo che a questo punto dovremmo sospendere i lavori e chiedere la fiducia, non possiamo fare altrimenti (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza nazionale e della Margherita, DL-l'Ulivo).
UGO LISI. Ma che, sei pazzo!
TOMMASO FOTI. Sei un cretino!
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, per cortesia, calma: cerchiamo di seguire con civiltà i lavori.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Colleghi, il fatto che...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi chiedo di aiutarmi perché ho un abbassamento di voce. Sta parlando l'onorevole Giorgetti, presidente della Commissione bilancio. Prego, onorevole Giorgetti.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Il fatto che questo emendamento sia oneroso mi sembra assolutamente chiaro, anche perché le compensazioni del gruppo di Alleanza nazionale non sono state neanche reputate sufficienti e si è dovuto ricorrere anche alla copertura di tabella A.
Non discuto sul merito, ma credo che le conseguenze finanziarie debbano essere attentamente valutate. Se vogliamo accantonare momentaneamente l'emendamento, lo possiamo fare (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), ma non possiamo nasconderci demagogicamente dietro una norma che, indubitabilmente - tutti quanti lo possono constatare - costerebbe moltissimo e stravolgerebbe l'impianto della finanziaria.
Pertanto, la mia proposta è di accantonare momentaneamente l'emendamento in questione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Vorrei solo ricordare che il Governo è particolarmente interessato ad un corretto e costruttivo dialogo con il Parlamento, così come è accaduto al Senato, aperto a modifiche e miglioramenti del testo della legge finanziaria (Commenti), ovviamente tenendo sempre presente il problema del saldo complessivo. Nel momento in cui ci sono scelte che comportano oneri finanziari rilevantissimi, questi vanno coperti scoprendo altri capitoli di questa finanziaria.
Ricordo a tutti i gruppi che ci sono varie esigenze, sollevate non solo nel campo della scuola (penso al tema della sicurezza; al riguardo, basta leggere i giornali di questa mattina, per capire che ci sono anche problemi sul territorio di coperture onerose di esigenze collettive a cui il Governo deve dare una risposta).
Pertanto, l'intenzione del Governo non è quella di arrivare a porre la questione di fiducia per strozzare, in qualche maniera, il dibattito parlamentare.
Accolgo l'invito, sollevato da più parti di accantonare l'emendamento e chiedo all'Assemblea di esprimersi in tal senso. Perché, vedete, c'è già stato un intervento - che ho ascoltato con attenzione -, che ha invitato l'Assemblea a votare questo emendamento, dicendo che non comporta rilievi finanziari. Se così fosse, il Governo sarebbe il primo ad essere favorevole, ma sono stati effettuati rilievi contrari, anzi la
sua approvazione metterebbe a rischio l'intera intelaiatura della finanziaria, perché comporterebbe oneri per centinaia di miliardi, forse di mille miliardi.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Migliaia!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Propongo, quindi, di accantonarlo e di verificarne i riflessi finanziari, così potremo tornare in Assemblea, con il vantaggio che quando essa si esprimerà, almeno saprà esattamente quali siano i riflessi finanziari di tale proposta emendativa (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati di Forza Italia).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Mi sembra sia chiaro che ci troviamo di fronte ad una questione che nasce all'interno della maggioranza. Il relatore ha evidenziato le difficoltà e il Governo in qualche modo ha risposto.
Abbiamo però di fronte due questioni: una di merito e una che riguarda la copertura. Con riferimento a quella di merito, i colleghi che si occupano della materia sanno che è una questione antica, perché si tratta di introdurre nella scuola elementare insegnanti di lingua e insegnanti di educazione fisica. Ciò ovviamente qualora venisse fatto per ogni classe, comporterebbe che in tutto il territorio nazionale debba essere previsto l'insegnamento di queste due materie e come l'emendamento della collega Aprea precisa, non più con gli insegnanti stessi della scuola elementare, ma con insegnanti che abbiano la specifica qualità professionale.
Adesso viene richiesto l'accantonamento di questa discussione, soltanto per la parte della copertura finanziaria, non per la parte del merito. Quindi, è evidente che non si può lasciare a noi un intervento di responsabilità che compete esclusivamente al Governo e alla sua maggioranza.
Siamo interessati a capire, a questo punto, come stiano le cose. Ci troviamo di fronte ad una richiesta del relatore di posizione della questione di fiducia perché altrimenti avverrebbe il disastro, alle preoccupazioni del sottosegretario Vegas che afferma che l'emendamento in questione metterebbe in discussione l'intera manovra finanziaria e alle preoccupazioni del ministro Giovanardi che, a nome del Governo, segnala che, effettivamente, non è una questione di fiducia, ma che comunque la questione è delicata. Ebbene, credo che si debbano mettere d'accordo nel merito e non nella procedura. Se nel merito c'è la volontà di approvare questo emendamento, non sarà questione di accantonamento, di 5 minuti o di un quarto d'ora; è una questione di merito, non di tempi. Chiedo, quindi, al Governo e alla sua maggioranza di pronunciarsi su cosa intendano fare nel merito di questo provvedimento.
Noi del gruppo della Margherita siamo ragionevoli: se nel merito c'è la volontà di esaminare la questione e occorre tempo, non siamo irresponsabili. Siamo stati animati da cultura di Governo per cinquant'anni e non saremmo qui oggi a fare gli «sfascisti».
Il problema è serio, non si tratta di una questione procedurale.
PRESIDENTE. Come Presidente della Camera concordo con quanto affermato dall'onorevole Boccia. Non possiamo affrettatamente decidere sulla questione, senza una ponderazione degli effetti, perché l'approvazione di questo emendamento comporta una serie di conseguenze notevoli, come il Governo ha evidenziato. Giustamente l'Assemblea è sovrana; l'importante è che tutti si rendano conto di cosa significhi l'approvazione dell'emendamento e che non si approvi o si respinga superficialmente senza aver fatto una valutazione seria.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, si sono incrociati due tipi di problemi sull'emendamento al nostro esame; il primo riguarda il merito perché la collega Napoli ci ha detto che non avrebbe comportato spese, mentre il Governo - come anche, mi pare, il relatore -, ha affermato che le spese sono particolarmente rilevanti; l'altro riguarda il fatto di capire bene cosa intenda fare il Governo su questa materia che tutti quanti riteniamo importante. Pertanto, mi associo alle richieste del collega Boccia per conoscere l'orientamento del Governo; in realtà, sulla copertura abbiano capito, ma sul merito della questione, vorrei sapere quali siano gli intendimenti del Governo.
C'è poi una questione politica abbastanza delicata e la sottopongo rapidamente all'attenzione dei colleghi. Un deputato della maggioranza ha presentato un certo tipo di emendamento e non ha inteso ritirarlo. Se l'emendamento comporta un esborso di questo livello, ho l'impressione che la questione debba essere affrontata seriamente in Commissione bilancio - le chiedo scusa, presidente Giorgetti - in modo che la collega si renda conto di come stanno le cose, perché, altrimenti, corriamo il rischio di presentare emendamenti al solo scopo di creare uno specchietto per le allodole; gli stessi emendamenti successivamente, vengono ritirati in modo che ciascuno possa fare la sua bella figura nei confronti dell'elettorato.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, siamo tutti d'accordo con lei e, pertanto, accantoniamo l'emendamento per passare a quello successivo, in attesa di un esame accurato da parte della Commissione bilancio e di una definizione, nel Governo, di una linea in ordine alla suddetta questione.
LUCIANO VIOLANTE. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. L'unica cosa che vorrei evitare è continuare ancora il dibattito per poi accantonare l'emendamento tra un'ora e mezza (Commenti dei deputati dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
LUCIANO VIOLANTE. Mi scusi, signor Presidente, stiamo parlando di una questione molto seria che non può essere liquidata in questo modo. Il Governo ha una linea su questa materia? Deve pensarci ancora?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ce l'ha! Ce l'ha!
LUCIANO VIOLANTE. Allora la dica! Esponga la sua linea, dopodiché vedremo la questione della copertura.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Il Governo si è già espresso chiaramente: è contrario all'emendamento. Poiché, tuttavia, ha rispetto del Parlamento e sono state sollevate questioni relative, non soltanto al merito, ma anche alla copertura e agli effetti, per serietà verso lo stesso Governo intende compiere una verifica. Pertanto, chiede l'accantonamento in modo da essere in grado di dire al Parlamento quanto costa questo emendamento.
PRESIDENTE. Mi sembra che la posizione sia chiara. Se siete tutti d'accordo, accantoniamo l'emendamento e procediamo con i successivi.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Russo Spena 17.22 e Sasso 17.23, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 477
Votanti 472
Astenuti 5
Maggioranza 237
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 269).
Passiamo alla votazione degli emendamenti Russo Spena 17.25, Villetti 17.26, Sasso 17.27 e Bellillo 17.28, di contenuto sostanzialmente identico.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento soppressivo Villetti 17.26 mira ad eliminare il comma nel quale si prevede che le commissioni di esame siano composte, in modo quasi esclusivo salvo che per un componente, da commissari interni. Ciò comporta evidentemente ricadute non soltanto sulla scuola statale, ma anche su quelle non statali.
Il primo emendamento che viene presentato su questa materia, sempre allo scopo di salvaguardare la scuola pubblica e l'equivalenza delle altre scuole quando si è in sede di esame, è un emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpini. Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo esprimerà voto favorevole sull'insieme degli emendamenti soppressivi e si asterrà su quelli che entrano nel merito della modifica della materia. Ciò per un semplice motivo: la legge che disciplina l'esame di maturità deve essere rivista, attraverso un disegno di legge proposto dal Governo alle Camere e discusso prima nelle Commissione parlamentari e, successivamente, in Assemblea, considerata l'importanza della stessa. Non si può modificare in maniera improvvisata, senza sapere quale sia l'esito finale. Per questa ragione, esprimiamo voto favorevole su tutti gli emendamenti soppressivi. Non intendiamo entrare nel merito, questione molto delicata, all'interno di un comma, tra l'altro confuso, del testo del disegno di legge finanziaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, vorrei, nel segnalare la circostanza che ci vede esprimere voto favorevole sull'emendamento soppressivo del comma 7... Chiederei cortesemente all'onorevole Aprea di ascoltare!
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Sì, sì, sono qua!
ALBA SASSO. Mi rivolgo all'onorevole Aprea e alle forze di maggioranza. Vorrei rivolgere un appello al buonsenso. Non si può, in corso d'anno scolastico e alla chiusura del primo quadrimestre, modificare la disciplina degli esami di stato.
Il mondo della scuola e gli studenti sono in agitazione anche su questo aspetto. Non dovete infatti credere che gli insegnanti e gli studenti auspichino le semplificazioni. Ci sono appelli di intellettuali, di migliaia di scuole, di docenti e di studenti nei quali non si afferma di non volere questa riforma. Essi ricordano semplicemente che occorre attendere: occorre cioè procedere alla verifica della riforma già attuata, così come prevista. Una verifica che dovrebbe passare attraverso le Commissioni parlamentari di merito.
L'onorevole Aprea ha citato l'osservatorio dell'ex Cede sugli esami di stato: quest'ultimo non dice che gli esami, quelli riformati tre anni addietro, non funzionano. Ricorda che occorre modificare in parte quelle condizioni, secondo la normale procedura di verifica della riforma attuata dal centrosinistra. Concludendo, rivolgo un appello al buon senso, chiedendo
di esprimere voto favorevole in ordine alla soppressione di tale comma.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo brevemente per rivolgermi al Governo, richiedendo a quest'ultimo di condividere la nostra richiesta di soppressione del comma 7. Non c'è niente di più sbagliato che agire, ad anno scolastico in corso, attraverso riforme che mirano alla modifica dell'attuale sistema.
È anche un punto fondamentale di rispetto nei confronti degli insegnanti, degli studenti, del corpo docente nel suo complesso, nonché dell'autonomia della scuola.
Ci sono le sedi opportune, ci sono i disegni di legge, ci sono le riforme in corso d'attuazione. Tuttavia, non si capisce perché si debba ricorrere al disegno di legge finanziaria per affrontare materie modificative che - lo ripeto - irrompono in maniera prepotente, durante il normale svolgimento, mortificando il legittimo esercizio di critica e d'approfondimento che deve essere esercitato in campi così delicati come la scuola.
Condivido anch'io la posizione della totale soppressione del comma 7, piuttosto che degli elementi modificativi dello stesso. Invitiamo, quindi, il Governo a riflettere perché non ci sarebbe nulla di strano né di drammaticamente sconvolgente nell'accedere a questa proposta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, a nome dei deputati Verdi, dichiaro il voto favorevole sull'emendamento soppressivo del comma 7, per le ragioni già esposte dai colleghi che mi hanno preceduto, in particolare dalla collega Cima.
L'Assemblea può rendersi conto - leggendo approfonditamente l'articolo 17 e, in particolare, il comma 7 - che l'approccio alla politica scolastica che emerge dal disegno di legge finanziaria, ahimè, rischia di essere meramente ragionieristico. La previsione, infatti, di mutamento, in corso d'anno, della disciplina dell'esame di maturità, si giustifica solo con la scusa di un risparmio consistente e con la volontà, anche, di fornire un aiuto alla scuola privata. Con riferimento alla scuola privata, non voglio fare un discorso ideologico ma rigoroso. Dobbiamo tenere in considerazione, prima di tutto, che oltre il 90 per cento dei nostri studenti e delle nostre studentesse sono impegnati in una scuola pubblica e quindi la preoccupazione dell'Assemblea, in quanto rappresentante del popolo italiano, deve essere rivolta primariamente - anche se non esclusivamente - alla scuola pubblica. Con questo articolato - con questo comma, in particolare - si rischia di infliggere un duro colpo alla credibilità della scuola pubblica stessa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Russo Spena 17.25, Villetti 17.26, Sasso 17.27, e Bellillo 17.28, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 459
Astenuti 3
Maggioranza 230
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 250).
Prendo atto che l'onorevole Pistone ha espresso voto contrario mentre voleva esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Villetti 17.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poiché era piuttosto certo che il Governo non accedesse alla proposta della soppressione del comma 7, ho presentato, insieme al collega Intini, due emendamenti che considero di grandissima rilevanza. L'idea che l'alternanza, al Governo, delle maggioranze determini un'alternanza nelle modalità degli esami degli studenti, è veramente peregrina. Questa tentazione - non soltanto del centrodestra - si è sviluppata nel corso delle varie legislature e dei governi. Occorre capire quale sia la ratio del comma 7, il quale apre la strada, di fatto, al superamento dell'esame.
È del tutto evidente - e vorrei che i colleghi riflettessero su ciò - che, allorquando le commissioni sono composte, quasi totalmente, da docenti interni, l'esame perde quel significato di vera prova che ha, invece, quando i commissari sono docenti esterni. Su questo aspetto si può anche ragionare, ma occorrerebbe introdurre, nel corso formativo, alcuni passaggi idonei a sostituire il controllo dell'esame finale.
Si pone, però, un altro problema, sul quale richiamo l'attenzione dei colleghi (così voteranno sul mio emendamento in maniera informata). Noi abbiamo delineato un sistema di scuola paritaria che prevede una scuola paritaria statale ed una privata. A tale riguardo, tengo a dire subito che non ho da muovere obiezioni ideologiche nei confronti della scuola privata, tutt'altro! Infatti, ho sempre detto che, per arrivare al finanziamento della scuola privata, bisogna contemporaneamente laicizzare la scuola pubblica: abolito l'insegnamento di religione, con le risorse in tal modo risparmiate (ed anche con altre), previa modifica della Costituzione e del Concordato (qui da noi c'è quest'ulteriore problema, risalente alla nostra storia risorgimentale), si potrà finanziare la scuola privata.
Questo servizio nazionale era incardinato in un ordinamento che prevedeva commissioni di esame esterne; con il cambiamento che si introduce, è del tutto evidente che il criterio selettivo, che riguardava le scuole paritarie private, viene messo in discussione perché, mediante l'abbinamento ad una scuola statale, abbiamo i commissari interni di un'altra scuola statale, mentre non abbiamo i commissari soltanto esterni. Allora, con il mio emendamento 17.29 ed anche con il successivo 17.30 si stabilisce, nel primo, che a decorrere dal quinto anno scolastico successivo al riconoscimento della parità, previa verifica dei processi didattici di ciascuna istituzione da parte dell'organo nazionale di valutazione e secondo gli standard stabiliti dagli ordinamenti vigenti, si potranno applicare le norme introdotte dal Governo. Non vi è un rifiuto ad applicare le stesse norme alle scuole private paritarie, ma si propone soltanto un periodo di transizione, per verificare effettivamente il valore di queste scuole e, inoltre, per quanto riguarda le scuole parificate e le altre scuole legalmente riconosciute, di applicare le vecchie norme (cioè quelle che sono ancora in vigore, prima che la finanziaria le cambi). Nell'emendamento successivo, invece, si stabilisce che questo cambiamento avvenga per le scuole private paritarie soltanto a decorrere dall'anno scolastico 2006-2007.
Mi rivolgo in particolare ai banchi della maggioranza, perché credo che sui temi della scuola si debba interloquire tra noi. Non è possibile che oggi il centrodestra faccia una riforma della scuola, che poi, vinte le prossime elezioni, il centrosinistra ne faccia un'altra e che, infine, dopo altri cinque anni, ritornato il centrodestra, ne faccia un'altra ancora! Non è da paese civile! Nei paesi democratici avanzati, quando si cambiano ordinamenti come quello scolastico, si cerca una minima intesa, in modo tale che gli studenti non considerino l'alternanza come uno dei fatti più negativi per la scuola. Una scuola deve valere per tutta una generazione, non per una legislatura!
Non si fa una riforma della scuola per una legislatura, non si cambiano le modalità dell'esame di maturità per una legislatura. Quindi, onorevoli colleghi, credo che debba essere svolta una attenta riflessione. So che la maggioranza non ha
interloquito su tale problema e i miei due emendamenti cercano di introdurre correttivi che ritengo veramente necessari (Applausi dei deputati del gruppo Misto-SDI).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpini.
Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Preannuncio che ci asterremo sugli emendamenti in esame in quanto non vogliamo entrare nel merito del contenuto, ma vorrei brevemente rispondere al collega Villetti. La legge n. 62 del 10 marzo 2000 ha riconosciuto come paritarie quelle scuole che nel loro corso quinquennale risultano paritarie, ossia non hanno bisogno di altri cinque anni per dimostrare che funzionano bene: il vaglio è operato nell'ambito dei cinque anni pregressi. Considero assolutamente inutile, superfluo e punitivo il fatto di dover aspettare altri cinque anni. In caso contrario si deve pensare che il Ministero abbia riconosciuto tali scuole come paritarie senza valutarle, per così dire sub iudice: prima vengono riconosciute come paritarie e poi verranno valutate. Noi siamo contrari: ciò non rappresenta né la lettera, né lo spirito della legge. Il riconoscimento di parità viene concesso alle scuole che sono oggettivamente e sostanzialmente paritarie con quelle dello Stato, nella qualità dell'insegnamento e nella regolarità dei corsi. Non siamo assolutamente d'accordo in riferimento all'attesa di ulteriori cinque anni. Preannuncio comunque che ci asterremo in quanto non vogliamo entrare nel merito, che, a nostro avviso, deve essere esaminato attraverso un disegno di legge ad hoc del Governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 17.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 287
Astenuti 173
Maggioranza 144
Hanno votato sì 31
Hanno votato no 256).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 17.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 456
Votanti 297
Astenuti 159
Maggioranza 149
Hanno votato sì 35
Hanno votato no 262).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 17.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli.
PIERA CAPITELLI. Si tratta davvero di un emendamento che non avremmo voluto presentare in quanto la nostra posizione è la seguente: siamo contrari al fatto che nell'ambito di una legge finanziaria si inserisca una materia tanto importante come quella degli esami di Stato, per di più ad anno scolastico iniziato. Riteniamo assolutamente assurdo che la sottosegretario Aprea abbia dichiarato nelle Commissioni V e VII che sarà presentato dal Governo un disegno di legge che modificherà gli esami di Stato: in tale occasione vi sarà un confronto tra maggioranza e opposizione, mentre ora non possiamo che avere come priorità la soppressione del comma 7 dell'articolo 17. Tuttavia, temendo che il nostro emendamento soppressivo non venisse accolto, abbiamo cercato
di limitare i danni con l'emendamento in esame. Riteniamo che sia opportuno che le classi di scuole legalmente riconosciute come paritarie siano abbinate soltanto alle classi di scuole statali, così come prevede la legislazione vigente. Peraltro, occorre tenere conto che un eventuale abbinamento a scuole paritarie dovrebbe prevedere l'esclusione di casi di appartenenza alla medesima organizzazione, al medesimo gruppo di scuole.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 17.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 446
Astenuti 22
Maggioranza 224
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 263).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Grignaffini 17.31 e 17.32, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 444
Astenuti 22
Maggioranza 223
Hanno votato sì 181
Hanno votato no 263).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 17.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 456
Astenuti 10
Maggioranza 229
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 258).
Passiamo al subemendamento Capitelli 0.17.150.1.
PIERA CAPITELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, molto sinteticamente. Noi accettiamo di ritirare il mio subemendamento perché vogliamo che venga risolta l'annosa questione dei presidi incaricati. Siamo però particolarmente dispiaciuti che non sia stato accolto nessun elemento migliorativo del nostro subemendamento, che dice chiaramente che il primo settembre 2002 anche i presidi incaricati dovranno essere immessi in ruolo. Noi accettiamo di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno affinché venga evidenziato questo aspetto e ci sia uno specifico impegno del Governo.
PRESIDENTE. Il Governo ha qualcosa da dire?
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il Governo si impegna ad accettare l'ordine del giorno che eventualmente sarà presentato.
PRESIDENTE. Sta bene, il subemendamento Capitelli 0.17.150.1 è pertanto ritirato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.150 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 474
Votanti 472
Astenuti 2
Maggioranza 237
Hanno votato sì 465
Hanno votato no 7).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 17.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 472
Votanti 418
Astenuti 54
Maggioranza 210
Hanno votato sì 154
Hanno votato no 264).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 17.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 472
Votanti 456
Astenuti 16
Maggioranza 229
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 268).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Villetti 17.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 477
Votanti 454
Astenuti 23
Maggioranza 228
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 270).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Arnoldi 17.57.
Invito il relatore a chiarire quale sia la riformulazione.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, in realtà non si tratta di una riformulazione, dovremmo solo togliere le parole «ivi compresi».
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori accolgono la riformulazione proposta dalla Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Arnoldi 17.57, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 480
Votanti 477
Astenuti 3
Maggioranza 239
Hanno votato sì 469
Hanno votato no 8).
Avverto che l'emendamento Crosetto 17.70 si considera assorbito.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 17.151 della Commissione.
FILIPPO ASCIERTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPO ASCIERTO. Se sono ancora in tempo, vorrei sottoscrivere l'emendamento Arnoldi 17.57.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 17.151 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 463
Maggioranza 232
Hanno votato sì 459
Hanno votato no 4).
Passiamo all'emendamento Lucidi 17.36.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, vorrei far presente che l'emendamento Lucidi 17.36 è assorbito a seguito dell'approvazione dell'emendamento Arnoldi 17.57 poiché tratta, anch'esso, di credito formativo.
PRESIDENTE. Sta bene.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Chiediamo di apporre le firme sull'emendamento Arnoldi 17.57 precedentemente votato.
PRESIDENTE. Sta bene.
Prendo atto che l'emendamento Garagnani 17.52 è stato assorbito.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Squeglia 17.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 483
Votanti 481
Astenuti 2
Maggioranza 241
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 277).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sereni 17.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 473
Votanti 468
Astenuti 5
Maggioranza 235
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 261).
Prendo atto che l'emendamento Giuseppe Drago 17.53 è stato ritirato.
MICHELE RANIELI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE RANIELI. Signor Presidente ritengo che promuovere, stimolare, incentivare e sostenere i giovani alla lettura e alla cultura sia un auspicio ed un impegno
per ciascuno di noi, che è stato anche evidenziato e ribadito, alcuni giorni or sono, dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Credo, quindi che l'esigenza di avvicinare sempre più i giovani alla lettura sia ritenuta opportuna da tutti e anche dal Parlamento intero, anche in considerazione del fatto che l'Italia non detiene certo il primato in questo campo, e tenuto conto, anche, del fatto che i nostri editori vivono momenti di magra. Credo, dunque, che la posizione di contrarietà espressa dal Governo non sia riferita al merito, ma credo che sia dovuta soltanto ad un problema di risorse economiche e finanziarie. Pertanto, ritiro l'emendamento Giuseppe Drago 17.54 di cui sono cofirmatario e sono disponibile a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno, previo impegno da parte del Governo a rinvenire, entro il 2003, una soluzione adeguata a stimolare i giovani alla lettura.
PRESIDENTE. Il Governo ha qualcosa da dire?
GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo si impegna ad accettare l'ordine del giorno che eventualmente sarà presentato.
PRESIDENTE. Poiché l'emendamento Giuseppe Drago 17.54 è stato testè ritirato, passiamo alla votazione degli emendamenti Ruzzante 17.43 e Villetti 17.44, di contenuto sostanzialmente identico.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, questo Governo si è presentato in quest'aula parlando di una grande modernizzazione del paese. Ora l'informatizzazione e l'innovazione tecnologica non sarà l'unico strumenti per modernizzare il paese ma certo si tratta di uno strumento importante e colpisce, leggendo questa legge finanziaria, riscontrare quasi l'assenza di questo tema, anzi direi proprio l'assenza, nella mente del Governo e della maggioranza. Parlare, come abbiamo avuto modo di sentire in quest'aula, di un piano di informatizzazione dell'Africa o di un piano Stanca per la Palestina e non trovare, nella legge finanziaria, niente sul rilancio del programma di Governo elettronico per l'informatizzazione della pubblica amministrazione del nostro paese, è abbastanza paradossale.
Questo è il motivo per cui avevo presentato un altro emendamento all'articolo 24 che ieri è stato illustrato in quest'aula dall'onorevole Panattoni e, purtroppo, respinto da questa maggioranza. L'alfabetizzazione informatica, che è oggetto dell'emendamento in esame, rappresenta un aspetto ancora più importante. La differenza fra chi sa e chi non sa ormai è una questione di fondamentale giustizia sociale. Vi è un digital divide molto sottile anche nel nostro paese e non solo fra i paesi occidentali e quelli del terzo mondo. Quindi, è una questione seria, di pari opportunità, di accesso al sapere. La grande rete è un formidabile deposito di sapere nell'era contemporanea ed è diventato un passaporto molto importante per l'inclusione dei nostri giovani. Ecco il motivo per cui chiediamo di sostenere l'emendamento Ruzzante 17.43, che rilancia il piano denominato «PC per gli studenti», lanciato dal Governo dell'Ulivo. Chiediamo di sostenere e di rifinanziare tale programma e di votare a favore di tale emendamento, rivolgendoci a tutti coloro che in questa Assemblea sono sinceramente e concretamente a favore dell'innovazione e non si preoccupano soltanto di diffondere slogan su questo argomento, come quello delle tre «i» lanciato durante la campagna elettorale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI. Signor Presidente, vorrei ricordare al Governo e alla maggioranza, e a tutti noi, che il Presidente del Consiglio, durante la campagna elettorale, ci ricordò ripetutamente che desiderava dare ad ogni giovane italiano un computer ed insegnargli l'inglese. Oggi, per il momento, non è stata presa alcuna posizione
riguardo alle lingue straniere, ma è chiaro che, bocciando l'emendamento in esame, non daremo i computer.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli emendamenti Ruzzante 17.43 e Villetti 17.44, di contenuto sostanzialmente identico, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 487
Maggioranza 244
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 270).
Avverto che non possiamo porre in votazione l'articolo 17, poiché sono stati accantonati alcuni emendamenti.
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