Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 71 del 29/11/2001
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(Dichiarazioni dell'ambasciatore Usa presso l'Unione europea sulle procedure di estradizione - n. 2-00163)

PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00163 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, intervengo soprattutto per inquadrare il contesto in cui si svolgono i fatti di questa interpellanza e per sottolineare la preoccupazione che, di fronte alla doverosa e legittima necessità, avvertita dai Governi, dai Parlamenti, da tutti i cittadini democratici, di contrastare il terrorismo internazionale e di fornire ai cittadini e alle cittadine italiane (europei e del mondo) la dovuta sicurezza, si verifichi poi, nei fatti, una restrizione delle libertà civili, dei diritti fondamentali dei cittadini. È questo il contesto descritto nell'interpellanza.
Negli Stati Uniti d'America è in funzione un tribunale militare che giudica i cittadini accusati di terrorismo. Come si sa, il tribunale militare non garantisce alcuno dei diritti previsti dal nostro ordinamento, dal codice civile, dai tribunali civili: la libertà di difesa è puramente formale, il Presidente degli Stati Uniti non può neanche intervenire e intercedere, non c'è il pubblico che assiste, insomma, non ci sono garanzie fondamentali. In Inghilterra si parla di detenzioni amministrative, cioè di un internamento senza processi; negli Stati Uniti mi pare che siano mille ormai gli stranieri tradotti in carcere (qualcuno ha avanzato persino la preoccupazione che possano essere sottoposti a tortura per farli parlare). Vi è, quindi, un clima emergenziale che preoccupa non solo noi, ma anche i cittadini americani, i cittadini inglesi, quelli europei in generale. Vi sono associazioni, movimenti, iniziative democratiche molto forti in tutti i paesi proprio per tentare di garantire questi diritti fondamentali.
In questo mese gli Stati Uniti, in sede europea, hanno esercitato pressioni per accelerare l'estradizione negli Stati Uniti stessi di persone sospettate di attività terroristiche e arrestate dopo l'11 settembre nei paesi dell'Unione. In quella sede, l'ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Unione europea Rockwell Shnabel ha dichiarato che l'opposizione dell'Unione europea stessa alla pena di morte ostacola queste procedure di estradizione e che, in alcuni casi, le autorità statunitensi potrebbero fornire delle garanzie sulla non applicabilità della pena di morte, sollecitando comunque a trovare delle soluzioni un po' meno ancorate alle Costituzioni europee. Dopo queste pressioni, non a caso, il Governo spagnolo ha ritenuto di sottolineare in modo solenne che loro non procederanno alle estradizioni di individui arrestati nel loro paese perché sospettati di attività terroristiche, in quanto la decisione del presidente Bush di estendere la giurisdizione dei tribunali militari sugli


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stranieri imputati di terrorismo annullerebbe eventuali assicurazioni sulla non applicabilità della pena capitale nei loro confronti.
Ora, la storia democratica dell'Italia e dell'Europa è naturalmente molto forte; non a caso, anche in questa sede, all'inizio di questa seduta, è stato richiesto un impegno del nostro paese a difesa dei diritti di cittadini in altri paesi in cui invece questi diritti non sono per nulla salvaguardati. Tuttavia, vorrei che il nostro Governo si impegnasse in modo forte, formale ed ufficiale a far rispettare e a rispettare gli articoli della nostra Costituzione (per i quali, nel nostro paese, anche gli stranieri godono del diritto di difesa e non possono essere estradati), le sentenze della Corte costituzionale e della Corte di cassazione pronunciate nei casi in cui è stata chiesta l'estradizione da paesi che applicano la pena di morte.
Chiediamo al Governo anche una risposta sulle voci circolate nel corso di questi giorni riguardanti pressioni che sarebbero state avanzate dagli Stati Uniti sul nostro paese per l'estradizione di stranieri arrestati in Italia, anche attraverso procedure extragiudiziarie. Quest'ultimo è un termine, credo, non corretto in quanto non previsto dal nostro ordinamento; tuttavia, sappiamo che spesso anche in Italia cittadini stranieri sono stati espulsi come cittadini non graditi; comunque, sul piano non formale è successo più di una volta.
Penso che la cosa migliore sia chiedere, anche in quest'aula, una garanzia in questo senso e chiedere notizie sulle voci circolate, in particolare, con riferimento a due persone arrestate nelle scorse settimane con questa accusa.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, onorevole Valentino, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, i principi evocati dall'onorevole Mascia credo siano ormai asseverati alla cultura giuridica del paese; ritengo, tuttavia, che sia sempre opportuno sottolinearli.
Con riferimento alla richiesta contenuta nell'interpellanza va in primo luogo rilevato, in via generale, che il Governo italiano è, ovviamente, tenuto al rispetto del dettato costituzionale in materia di estradizione ed intende conformare al riguardo la sua sfera di azione ai principi contenuti nelle disposizioni menzionate dagli onorevoli interpellanti. In particolare, si fa presente che non è consentito estradare dall'Italia verso gli Stati Uniti, o verso qualunque altro Stato, persone richieste per reati astrattamente passibili di applicazione della pena di morte, se non nel caso in cui vi siano garanzie giuridiche assolute e quindi non semplicemente politiche, di non esecuzione o applicazione della pena capitale. Tale principio è stato enunciato, in termini incontrovertibili, con la sentenza n. 223 del 1996 della Corte costituzionale, pronunciata proprio in relazione alla vicenda di Pietro Venezia, citata peraltro nell'interpellanza, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimi gli articoli 698, comma 2 del codice di procedura penale e 9 del Trattato di estradizione fra Italia e Stati Uniti d'America del 13 ottobre 1983, recepito nell'ordinamento italiano con la legge n. 225 del 1984.
Quanto alle altre preoccupazioni dell'onorevole Mascia non risultano pervenute all'Italia, da parte degli Stati Uniti d'America, domande di estradizione di stranieri arrestati in Italia in quanto sospettati di attività terroristiche.

PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di replicare.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, sono certamente soddisfatta per la risposta formale e precisa nei riferimenti al precedente di Pietro Venezia e alle sentenze della Corte costituzionale in questa materia. Tali riferimenti sono stati molto precisi e hanno respinto persino le assicurazioni a suo tempo fornite dalla magistratura della Florida sulla non applicabilità, nei suoi confronti, della pena capitale.
Mi permetto di sottolineare un'ultima questione, cioè che lo Stato federale americano


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dichiara, in questi giorni, che potrebbe intervenire in quei paesi degli Stati Uniti in cui è prevista la pena di morte per garantire che comunque non si proceda alla pena di morte. Lo Stato federale ha dichiarato che sarebbe pronto ad intervenire anche con la forza.
Assumo le parole del sottosegretario come un impegno che respingerà, sicuramente, anche queste pressioni. Credo che il nostro paese, e l'Europa nel suo insieme, non potrà, non dovrebbe, non dovrà cedere, in alcun modo, a qualunque tipo di accordo formale o informale che, in qualche modo, mini questi principi fondamentali. Credo che il dovere dei paesi democratici, soprattutto in climi emergenziali, sia quello di tenere la barra dei diritti fondamentali ferma. La storia insegna che quando si perde questa barra l'emergenza diventa perenne e le cittadine e i cittadini, tutti, perdono quei diritti così preziosi per tutti.

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