![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Francesca Martini n. 2-00116 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia interpellanza urgente nasce dalla volontà di interagire in maniera chiara su un settore che, in questi ultimi anni, ha subito notevoli problematiche e pare che queste ultime siano ancora presenti. Infatti, il 22 ottobre 2001, si è tenuta una manifestazione di fronte al Ministero della sanità (e nel pomeriggio un incontro-dibattito) organizzata dalle associazioni di categoria che si occupano della fornitura di protesi ed ausili ai soggetti disabili. Durante questa manifestazione, da parte di questi soggetti, è stato nuovamente ribadito il pericolo che, con la fine di quest'anno, vengano sospese le forniture ai soggetti aventi diritto.
PRESIDENTE. Il sottosegretario per la salute, dottor Antonio Guidi, ha facoltà di ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. La ringrazio, onorevole Martini, perché con la sua interpellanza mi permette di chiarire, con estrema brevità, alcuni passaggi.
PRESIDENTE. L'onorevole Francesca Martini ha facoltà di FRANCESCA MARTINI. Signor Presidente, mi dichiaro pienamente soddisfatta dei presupposti ed anche dell'impostazione che il signor sottosegretario ha voluto dare
a questo tema. Mi auguro sia giunto il momento per mettere mano veramente al settore dell'invalidità, in maniera globale, partendo proprio da un punto strategico, quale quello della fornitura della protesi ausilio. Si tenda, pertanto, a valorizzare la persona per le sue potenzialità, e non a chiuderla nelle sue difficoltà.
L'onorevole Francesca Martini ha facoltà di
Ricordo che la legge n. 104 del 1992 all'articolo 1, lettera c), sancisce che la tutela delle persone disabili viene perseguita anche attraverso il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali, assicurando servizi e prestazioni, cure e riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata. Nella stessa data del 22 ottobre, da parte delle associazioni di categoria, in vacanza di un dialogo stretto con il Ministero della sanità - riguardo alcuni temi importanti come quello concernente la commissione ministeriale, che rileva e stabilisce quali debbano essere i prezzi e le tipologie di prestazioni da fornire in convenzione alla persona disabile - è stata ribadita la possibilità che si interrompa questo tipo di rapporto, con la conseguenza che il soggetto interessato non potrà più ottenere direttamente attraverso le aziende ed in convenzione con il Servizio sanitario nazionale determinati ausili e protesi, fondamentali per la sua stessa vita.
In questo senso, vorrei ricordare che i dispositivi di cui all'elenco 1 del decreto ministeriale n. 332 del 1999 rappresentano, per le persone tutelate dalla legge n. 104 del 1992, una possibilità per relazionarsi e vivere una vita dignitosa. In questo momento, tale diritto corre il rischio di venire meno. Nell'ultima commissione ministeriale che era stata attivata non erano state incluse le rappresentanze professionali degli operatori della tecnica ortopedica riuniti in alcune associazioni come la FIOTO ed altre. Detta commissione non ha potuto quindi svolgere il proprio lavoro con una visione esaustiva della materia.
Pertanto, signor sottosegretario, anche a nome di tutte le persone disabili e delle famiglie con persone disabili, mi permetto di chiederle rassicurazioni sul fatto che non vi sia una vacanza della legge e che, quindi, vengano intraprese tutte quelle azioni che consentano un nuovo dialogo con questo settore affinché venga assolutamente fugata la possibilità che, con il 31 dicembre, si interrompa la fornitura diretta di ausili e protesi.
Mi auguro vi siano una nuova commissione (non so se sia stata già attivata o meno) che tenga conto della trasparenza dei costi, tema importantissimo nel momento in cui tutto il settore sanitario si propone il contenimento della spesa, e che, soprattutto, garantisca la qualità e l'assistenza continua sull'uso e sulle problematiche legate all'uso di tutti i dispositivi che permettono una vita decorosa alle persone disabili.
Mi sembra, inoltre, importante sottolineare il fatto che una commissione ad hoc debba necessariamente contenere al suo interno anche la voce di chi produce, di chi fornisce e di chi assiste la persona disabile e la sua famiglia in tutte le possibilità di miglioramento funzionale e di vita, per quanto possibile, indipendente del disabile.
Il precedente Governo istituì nell'agosto del 1999 una commissione per rivedere i metodi di erogazione di ausili e di protesi. La commissione ha cessato il suo lavoro - oserei dire per fortuna! - nel luglio di quest'anno. Vi è stato infatti l'impegno forte dei funzionari del ministero ma, ad una lettura attenta del prodotto culturale di questa commissione, come tecnico e come politico, posso affermare di non condividerne tutti i risultati. Pertanto, per delega, ho messo in moto un meccanismo per riattivare la commissione e, primo punto di risposta, includervi non solo le rappresentanze precedenti, ma quelle necessarie per dare maggior voce agli utenti, così come ai produttori di ausili e protesi e, tra questi, anche alle associazioni come la FIOTO che rappresenta una coltura forte ed importante del settore.
Dopo la specifica manifestazione di fronte al Ministero della salute, sono intervenuto nel convegno del pomeriggio ed ho garantito (per quanto nei miei poteri) la loro presenza della predetta Commissione, poiché la considero un arricchimento e non come reazione alla protesta, per una visione diversa di un tariffario che sia veramente coerente ai bisogni delle persone che hanno difficoltà e la necessità di vedere ridotte queste ultime, anche con ausili e protesi. Pertanto, nella stesura del documento finale che voglio riprendere, sicuramente questa rappresentanze ci saranno anche perché abbiamo bisogno di loro e dei loro suggerimenti. È davvero schizofrenico non inserire, in una commissione che decide, chi produce. Toglieremo una cultura importantissima che, altrimenti, non può comunicare.
Detto ciò, ritengo che il nostro impegno debba andare al di là di questo aspetto, peraltro importante. Non posso quindi, seppur vincolato alla brevità, ma disponibile ad un approfondimento ulteriore, non segnalare che l'argomento delle protesi vada rivisto alla radice.
Mi spiego meglio: in primo luogo, occorre rivedere il metodo di valutazione dell'invalidità. Esso non può più scaturire da una sommatoria di incapacità, ma deve finalmente mirare a rilevare le capacità residue e, nella sede di valutazione, a prendere atto dei bisogni, anche di quelli protesici; in caso contrario, i tempi per le soluzioni dei problemi delle persone che hanno difficoltà legate ad un handicap diventano eterni. Se a ciò aggiungiamo una burocrazia ancora troppo lenta - e lenta è dir poco - abbiamo due tempi di vita diversi, mi si scusi il giro di parole: ovvero, chi, stando a tavolino, può decidere negli anni, e chi soffre, minuto per minuto, una carenza come quella di non avere una quantificazione dell'invalidità, se non dopo anni, e di ricevere una protesi dopo un tempo infinito. Ciò va assolutamente superato. Se non si rivede il metodo per valutare l'invalidità, non vi sarà mai trasparenza né coerenza scientifica.
Detto questo, per tornare alla risposta doverosa che devo fornire all'onorevole interpellante, garantisco che non ci saranno momenti di «buio» nell'erogazione di protesi ed ausili, dal momento che ciò non corrisponde né alla volontà del ministro Sirchia né a quella del sottoscritto, ma soprattutto ciò rappresenterebbe un vulnus gravissimo per la vita di tante persone che hanno difficoltà e alle quali non vogliamo «crearne più di quelle che già questo tipo di società crea». È emblematico che quest'ultima definisca tali soggetti quali fasce deboli, quando essi non lo sono assolutamente, se non nella misura in cui la società non interviene nei loro confronti, promuovendo pari diritti e pari opportunità; ebbene, da questo punto di vista, devo dire che la protesi, per molte persone, e persino per molti riabilitatori, è considerata come la «ruota di scorta dell'intervento» che possiamo erogare. Invece, spesso è la protesi giusta, quella scientificamente coerente ai bisogni dell'individuo, a poter fornire quell'autonomia, quella qualità di vita che una persona che ha difficoltà ritiene assolutamente necessarie.
Pertanto, il primo concetto è valutare l'invalidità con metodi più coerenti e la protesi stessa deve essere considerata in modo diverso: essa non è un oggetto, non è un optional, non è un lusso. È qualcosa che permette davvero di vivere meglio, in qualche caso addirittura, di vivere. Ciò cosa significa? Nel concludere, ciò vuol dire che lo stesso concetto di erogazione della protesi deve essere rivisto: massima trasparenza, massima coerenza scientifica, si eviti qualsiasi abuso, ma, nel contempo, la protesi stessa non deve essere vista come un lusso.
In quest'ottica, anche il discorso relativo al più basso prezzo non sempre può essere un metodo corretto, in quanto spesso al basso prezzo corrisponde una qualità che non è accettabile; in quel caso, non possiamo essere d'accordo perché con una protesi si vive, si convive, e se essa non è scientificamente coerente, la qualità di vita della persona con difficoltà registra giorno per giorno ostacoli notevoli.
Mi permetto di dire che non ritengo accettabile che, per una persona e la sua famiglia, che hanno già tanti problemi, purtroppo in qualche caso insuperabili, si debbano aggiungere problemi superabili.
Il nostro impegno deve essere finalizzato al miglioramento complessivo della qualità di vita della persona con handicap e della sua famiglia e a vigilare perché questa migliori e sia decorosa. Da questo punto di vista, se dobbiamo promuovere ogni azione, perché anche i pregiudizi e la cultura diventino veramente al passo con i tempi, qualche volta dobbiamo anche indignarci e reagire con forza, non solo di fronte a mobilitazioni di altri, ma mobilitandoci anche noi. Infatti, se le difficoltà inevitabili possono essere ridotte, quelle evitabili sono veramente scandalose, e contro queste continueremo a batterci.


