Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 70 del 28/11/2001
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(Privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico - n. 3-00271)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, professor Brambilla, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Buontempo n. 3-00271 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 2).

ALBERTO BRAMBILLA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, recante disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di fondi comuni di investimento immobiliare, introduce all'articolo 3, commi 10 e 11, misure riguardanti, rispettivamente, l'attuazione del programma straordinario ed ordinario di vendita degli immobili di proprietà degli enti previdenziali pubblici. Il termine del 31 ottobre 2001 è previsto quale data dalla quale decorrono le nuove modalità di vendita degli immobili di cui trattasi.


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Tali nuove modalità riguardano essenzialmente il trasferimento, a titolo oneroso, degli immobili stessi ad una o più società, costituite dal Ministero dell'economia e delle finanze, con lo scopo di cartolarizzare i provvedimenti delle dismissioni immobiliari, ma non recano modifiche alle regole di vendita agli inquilini delle unità residenziali non di pregio, che continuano, quindi, a prevedere l'esercizio del diritto di opzione a favore dei conduttori ad uso residenziale, sia in forma individuale che a mezzo di mandato collettivo, e la determinazione del prezzo di vendita pari a quello di mercato, previsto anche dalla normativa precedente, diminuito del 30 per cento. Le modifiche si riferiscono esclusivamente alle cosiddette vendite in blocco, che prima dell'emanazione del decreto-legge n. 351 potevano essere effettuate dalla metà più uno degli inquilini, iscritti anche a cooperative già esistenti e che, volendo, acquistavano anche le unità non optate. Con l'emanazione del decreto-legge n. 351, l'articolo 3, comma 8, ha stabilito, invece, che la vendita in blocco, con il riconoscimento dell'ulteriore abbattimento di prezzo, può avvenire esclusivamente ai conduttori che acquistino, a mezzo di mandato collettivo, unità immobiliari ad uso residenziale che rappresentino almeno l'80 per cento delle unità complessive dell'immobile (al netto, ovviamente, di quelle libere). L'attuale normativa non prevede la possibilità di acquisto di unità non optate.
In sostanza, riepilogando, il diritto di opzione per l'acquisto della casa potrà essere esercitato dagli inquilini delle unità residenziali non di pregio anche dopo il 31 ottobre 2001, usufruendo sia dello sconto dal 30 per cento rispetto al prezzo di mercato, sia dell'ulteriore abbattimento di prezzo del 15 per cento, in caso di acquisto con le modalità prima ricordate, a mezzo di mandato collettivo. Ad ogni modo, si evidenzia che la nuova normativa, introdotta dal decreto-legge, prevede un regime transitorio, che riguarda le vendite degli immobili definitivamente offerti in opzione alla data di entrata in vigore del decreto stesso (26 settembre 2001), al prezzo e alle condizioni indicate nell'offerta.
Inoltre, va sottolineato che l'articolo 3, comma 20, della legge che ha convertito il decreto-legge n. 351, ha regolato anche la situazione di coloro che, in assenza dell'offerta di opzione, hanno manifestato la volontà di acquisto entro il 31 ottobre. Per costoro, le unità immobiliari sono vendute al prezzo e alle condizioni determinati in base alla normativa vigente alla data di manifestazione della volontà di acquisto, mentre per gli acquisti in forma non individuale, l'ulteriore abbattimento di prezzo è confermato limitatamente ad acquisti di sole unità immobiliari optate, purché le stesse rappresentino almeno l'80 per cento delle unità residenziali complessive dell'immobile (al netto di quelle libere). Si fa presente, inoltre, che i criteri utilizzati dagli enti, per l'individuazione degli immobili da porre in vendita, sono quelli contenuti nella circolare ministeriale del 26 agosto 1999, che si riferivano ad immobili esclusivamente residenziali non di pregio, in cui era stata riscontrata una forte propensione all'acquisto da parte degli assegnatari.
Da ultimo, occorre ricordare che la propensione all'acquisto è stata riscontrata da un'indagine avviata sin dall'ottobre 1999 da tutti gli enti proprietari e, quindi, fatta propria con una circolare stabilita dall'allora ministro Cesare Salvi.
Per quanto concerne il limite di reddito lordo - al disotto del quale è consentito, agli attuali affittuari, di rinnovare la locazione - nel testo del decreto-legge, modificato dalla Camera, è stato alzato a 19 mila euro all'anno.

PRESIDENTE. L'onorevole Buontempo ha facoltà di replicare.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, la mia interrogazione è antecedente alla data in cui è stato approvato dalla Camera, con modificazioni, il provvedimento sulla vendita del patrimonio immobiliare pubblico, e poneva il problema relativo alla mancata risposta degli


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enti agli inquilini, nonostante la legge vigente e nonostante i cittadini avessero manifestato la volontà di prelazione dell'immobile. Quando, successivamente, è stato adottato il decreto-legge n. 351, che fissava al 31 ottobre 2001 la data ultima per ottenere le agevolazioni previste dalla precedente normativa, proposi - come è noto - un emendamento tendente a ripristinare questo diritto, perché mi pareva una palese ingiustizia.
Il Governo modificò il comma 20 dell'articolo 3 che, riformulato, prevedeva che gli enti - chi per loro o chiunque fosse il soggetto proprietario degli immobili - avrebbero avuto l'obbligo di vendere a chiunque avesse manifestato o manifestasse la volontà, entro il 31 ottobre, di acquistare l'appartamento in cui abitava, alle condizioni che poc'anzi ha illustrato il sottosegretario.
Della risposta fornita dal Governo non solo non sono soddisfatto ma la ritengo completamente al di fuori di ogni corretto dibattito parlamentare. La risposta che ha fornito il Governo, infatti, altro non è che la trascrizione di quanto previsto dalla legge.
Onorevole rappresentante del Governo, si tratta di un problema gravissimo: nonostante la recente approvazione da parte del Parlamento di questo provvedimento, gli enti non hanno ancora contattato gli inquilini per concludere i contratti - mi riferisco a quel 75 per cento che già aveva manifestato la volontà di acquistare gli immobili. Inoltre, in questi giorni - cito l'EMPAS - tali enti stanno facendo un vero e proprio terrorismo nei confronti degli inquilini. Dico ciò responsabilmente perché il Governo avrebbe dovuto promuovere un'inchiesta sul perché, nonostante una norma vigente, gli enti non abbiano provveduto alla vendita degli immobili a coloro che vi abitano. Il Governo avrebbe dovuto capire come mai tutto ciò fosse accaduto e chi ne fosse il responsabile. Dispongo di relazioni di tecnici dell'osservatorio che gridano allo scandalo.
Che cosa è accaduto, successivamente? Si approva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, e gli enti fanno finta di nulla. Mentre discutiamo, vengono convocate delle persone anziane alle quali non si chiede quale sia il loro reddito; come lei stesso ha dichiarato, infatti, al di sotto di circa 38 milioni si ha diritto al rinnovo del contratto per nove anni, Inoltre, molte di queste persone hanno manifestato la volontà di acquistare. Ciononostante - in questi giorni, in queste ore - si continua a dare esecuzione agli sfratti!
Rispetto chiunque venga in aula a rispondere, tuttavia, non posso rispettare adeguatamente chi ha scritto quella nota pensando che, forse, noi stiamo qui a cambiare l'aria! Noi siamo qui a tutelare i diritti dei cittadini, specialmente quelli previsti dalle norme vigenti! Chi ha redatto tale nota avrebbe dovuto minimamente informarsi sullo stato delle cose.
Prima c'è stata una sentenza del TAR e dopo è stato instaurato un giudizio davanti al tribunale. In entrambi i casi, sia il TAR sia il giudice ordinario hanno dato torto agli enti. Per quanto riguarda, in particolare, il giudizio che ha riguardato l'ENPAS, è istruttivo leggere un passo del provvedimento giudiziale, nel quale è scritto: «Per completezza, occorre chiedersi la ragione di tale incongruità» (questo succedeva prima che approvassimo la nuova disposizione); e la risposta alla domanda è, per il giudice, assai semplice: «Il legislatore non ha neppure immaginato che un ente pubblico o privatizzato, ma portatore di rilevanti interessi pubblici, potesse agire con tale eclatante scorrettezza contrattuale.» Proprio così si esprime il magistrato giudicante, e continua: «Nel corso di una procedura di vendita immobiliare non conclusa, con un diritto di opzione esercitato dal conduttore, in un contesto in cui la legge, anche in ossequio al dettato costituzionale, favorisce l'acquisto della proprietà da parte del conduttore, il locatore intima al conduttore in regola con i pagamenti disdetta per finita locazione, azionandola giudizialmente».
Senza giri di parole, il passo che ho letto suona, di per sé, come una condanna. Allora, anzitutto non è vero che il Governo


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non possa intervenire, in primo luogo perché si tratta di patrimonio pubblico e, in secondo luogo, perché tale patrimonio non è stato costruito con i soldi degli azionisti, ma con i soldi dei lavoratori: non c'è il signor Pinco Pallino che ha investito i suoi soldi; i soldi sono dei lavoratori! Perciò, una volta accertato che le affermazioni da me fatte rispondono a verità, il Governo ha il dovere di diramare subito una circolare per richiamare tutti gli enti al rispetto della legge che abbiamo votato e chiedendo che gli enti medesimi sospendano tutte le procedure di sfratto avviate ogni qualvolta sussistano entrambe le condizioni previste dalla legge: il diritto di prelazione e la locazione.
Quindi, non posso ritenermi soddisfatto. Presenterò un'altra interrogazione e, se neanche questo dovesse bastare, manifesterò sotto la Presidenza del Consiglio. Non mi piace affatto che il Governo, espressione di una maggioranza della quale faccio parte, dia risposte così superficiali, pressappochiste e inadeguate, che offendono i diritti dei cittadini.

SERGIO COLA. Bravo Teodoro!

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