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PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, come il ministro Sirchia sa sicuramente, è in atto da tempo nel paese - ma non solo in questo paese - un dibattito sulla natura dell'embrione e sulla necessità di un riconoscimento della soggettività giuridica del medesimo. A me, e a molti altri che la pensano come me, pare una discussione medievaleggiante, una disputa simile a quelle in base alle quali si doveva stabilire il sesso degli angeli o la data di ingresso dell'anima nel corpo femminile. Tuttavia, non è soltanto una discussione di natura ontologica-regressiva, è una discussione che potrà avere - e già comincia ad avere - forti implicazioni sul piano pratico. Vorrei chiedere al Governo se ritenga o meno che questa sia una discussione lesiva del principio giuridico della responsabilità femminile del proprio corpo e che ci sia il rischio di una messa in discussione di una legge dello Stato, la legge n. 194.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Signor Presidente, preciso innanzitutto che il Governo, sulla materia, a tutt'oggi, non ha presentato nessuna norma diretta a modificare il vigente ordinamento e, tanto meno, proposte lesive dei diritti delle donne sulla scelta della maternità. Ci tengo a chiarirlo perché da questo discende il fatto che sarà il Parlamento a dover prendere posizione, al momento opportuno, su tutta questa materia.
PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, il ministro Sirchia non ha portato alcun elemento di conoscenza aggiuntiva a quello che già si sapeva e cioè che il Governo non ha presentato alcun disegno di legge e che c'è una parte del Parlamento che ha intenzione di rimettere in discussione una serie di leggi e di acquisizioni giuridiche fondamentali della civiltà delle relazioni tra donne e uomini in questo paese, di cui la legge n. 194 rappresenta un caposaldo.
Per quanto riguarda, poi, il ruolo che possono avere il comitato nazionale per la bioetica o il movimento per la vita, ricordo all'interrogante che il comitato nazionale per la bioetica è un organismo consultivo composto da autorevoli personalità che, in piena libertà, si esprime, redige dei documenti e non mancherà certo di intervenire in questa materia. Mentre il movimento per la vita, cui l'interrogante faceva riferimento nel testo della sua interrogazione, è una associazione accreditata, di notevole rilievo nazionale, ma pur sempre una libera associazione.
Concludo, quindi, dicendo che, mentre nessuna azione è stata ancora intrapresa dal Governo, non mancherà al Parlamento l'opportunità di discutere, in modo approfondito, l'intera materia, non appena arriveranno alla sua attenzione proposte di legge in materia.
La regione Lazio ha licenziato, proprio stamattina, una legge che dà riconoscimento fiscale e giuridico all'embrione, considerato, a tutti gli effetti, membro autonomo della famiglia. Io ritengo sia profondamente lesivo del diritto delle donne ad avere responsabilità ed autonomia nelle proprie scelte di maternità; un presupposto e una condizione che favorirà, sicuramente, ulteriori aggressioni, sia al principio dell'autodeterminazione delle donne sia al complesso di leggi, a partire dalla legge n. 194, che garantisce l'applicazione di questo principio.
Che il Governo mantenga una posizione agnostica in materia non mi dà alcuna soddisfazione né sicurezza; il Governo dovrebbe essere garante di quello che, per lo meno fino adesso, c'è. In ogni caso, la risposta elusiva del ministro Sirchia apre scenari che sono già confermati, lo ripeto, dal voto con cui il consiglio della regione di cui è presidente Storace, ha approvato la proposta di legge che elimina le coppie di fatto e riconosce l'embrione. Si tratta, di fatto, di un invito, che io raccolgo, ad organizzare una adeguata risposta ad uno scenario da cui il ministro non si è discostato e che ci fa prevedere campagne ideologiche di stampo fondamentalista, anche nel nostro paese, che, come sempre, hanno al centro le donne.
I talebani insegnano.


