Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 70 del 28/11/2001
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Si riprende la discussione.

(Ripresa dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, il mondo in cui viviamo, negli ultimi decenni, è cambiato più di quanto non sia cambiato in tutte le epoche trascorse.
Non infrequentemente avvertiamo che gli strumenti, che utilizziamo per regolare la nostra vita associata sono inadeguati e questo particolare momento della situazione internazionale ci fornisce un'ulteriore e definitiva conferma dell'inadeguatezza della dimensione nazionale per il governo di fenomeni di natura globale.
È, dunque, indispensabile progettare e rendere coerenti ad una realtà così complessa le istituzioni europee che strutturano la dimensione continentale, già preconizzata da de Tocqueville, per il successo di un progetto politico.
Le prospettive aperte dalla dichiarazione sul futuro dell'Europa allargata dal Trattato di Nizza sono un'occasione storica. Questo è il momento per disegnare l'Europa del futuro e per assicurare, alle generazioni che verranno, sicurezza nella democrazia.
Per fare questo, è indispensabile che le istituzioni direttamente rappresentative siano sempre più coinvolte; è, inoltre, necessario colmare il tanto lamentato deficit democratico dell'Unione europea, in tutti gli aspetti e le istituzioni della vita comunitaria.
È prossima l'introduzione dell'euro, come altri colleghi hanno già ricordato: mi auguro, quindi, che sia prossima anche l'introduzione di uno strumento per il governo politico dell'economia. La soggettività e la percezione di appartenenza all'Unione europea non possono, inoltre, prescindere dalla titolarità di alcuni aspetti tipici della sovranità; mi riferisco, in particolare, alla tematica della politica estera e di difesa comune, che deve essere sviluppata al massimo grado. La Convenzione è, quindi, chiamata a svolgere un vero e proprio ruolo fondatore per l'adeguamento istituzionale dell'Unione europea al mondo del futuro.
Ed è in quest'ottica che noi siamo favorevoli all'evoluzione dell'Europa verso


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un modello di federazione di Stati-nazione che riconosca e valorizzi il ruolo degli Stati membri. Siamo favorevoli ad una Costituzione europea che incorpori la Carta dei diritti fondamentali e che definisca gli obiettivi dell'Unione europea, le disposizioni istituzionali e la ripartizione delle competenze. Siamo favorevoli al costituirsi, attorno al nucleo dei paesi fondatori, di un'avanguardia che promuova la progressiva convergenza verso l'unione politica. Avvertiamo la necessità per l'Europa di dotarsi di un governo dell'economia.
Siamo favorevoli all'allargamento dell'Unione europea, perché si tratta di un processo irreversibile che deve avvenire alle migliori condizioni, sia per i paesi candidati sia per gli Stati membri e che deve estendersi, a nostro avviso, anche alla Russia. Riteniamo sia importante l'estensione del voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio dei ministri. Riteniamo sia altrettanto importante l'estensione del metodo comunitario alla politica estera di sicurezza e di difesa comune ed alla cooperazione nei settori degli affari interni e della giustizia. Siamo favorevoli all'elezione diretta del Presidente della Commissione europea, in un primo tempo, e ad una sua elezione da parte del Parlamento europeo. Riteniamo inoltre sia opportuno estendere il potere di codecisione del Parlamento europeo a tutte le materie di carattere legislativo.
Sentiamo, quindi, il bisogno di una forte Unione europea, che si configuri come un soggetto politico in grado di disegnare, nel rispetto delle identità nazionali, una nuova Europa, strategica nel quadro geopolitico mondiale e in stretta sintonia con gli Stati Uniti d'America che, da sempre, rappresentano l'architrave della difesa della democrazia e della libertà, oggi più che mai messe a repentaglio dalla follia di chi persegue progetti eversivi, in nome di idolatrie religiose destabilizzanti per gli equilibri mondiali.
La risoluzione su cui stiamo per votare e che vede la convergenza di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione, sottolinea questi aspetti, con l'obiettivo di un vero rafforzamento dell'Unione europea e di un ruolo fondamentale degli Stati che vi partecipano.
Signor Presidente, in questa prospettiva, augurandoci che il nostro Governo sappia rappresentare - e ne siamo certi - il ruolo strategico della nostra nazione nella definizione del percorso fondamentale di costruzione e reale costituzione dell'Unione europea, il gruppo di Alleanza nazionale esprimerà un convinto voto favorevole sulla risoluzione Elio Vito ed altri n. 6-00012 (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, colleghi e rappresentanti del Governo, ci avviamo ad approvare un atto di alto valore politico che impegna il Governo italiano a definire gli obiettivi di un nuovo e significativo balzo in avanti nella costituzione di un'Europa politica e che ha un momento fondamentale nella prossima riunione del Consiglio europeo di Laeken. Tuttavia, non si può non prendere atto delle difficoltà incontrate dall'Unione europea per definire una concreta e decisiva azione comune nella grave e tragica vicenda che ha avuto il suo efferato inizio nell'attacco terroristico alle Torri gemelle ed al Pentagono. Queste difficoltà hanno reso inconsistente la politica unitaria degli Stati europei, benché non fosse necessaria la verifica di quanto accaduto dopo l'11 settembre per comprendere che il processo di integrazione e di unificazione economica poneva, ormai in maniera forte, la questione dell'unificazione del governo politico e dell'azione europea: tale processo trae forza dall'opera dei molti che ritengono ormai maturo il tempo per pensare e lavorare alla costruzione, in tempi rapidi, della federazione degli Stati europei.
In questo senso condividiamo lo sforzo compiuto dalla maggioranza e dall'opposizione di cui facciamo parte nella ricerca di un'intesa comune che, avendo sullo


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sfondo gli obiettivi generali cui ho accennato, ha prodotto un documento impegnativo per il Governo sul quale i deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani annunciano il loro voto favorevole. Il documento individua impegni concreti per l'avanzamento del processo costituente dell'unione politica europea e che dal Consiglio di Laeken auspichiamo trarrà una forte spinta per un'accelerazione e una definizione concreta di nuovi punti e traguardi unitari.
In conclusione, vogliamo esprimere l'apprezzamento per l'azione del ministro degli esteri Ruggiero che in ordine alla politica estera del nostro paese sa interpretare sentimenti comuni non solo della maggioranza ma anche dell'opposizione. In questo senso, per questa parte, va anche il nostro appoggio per l'azione del Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà.

ALBERTO MICHELINI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, con soddisfazione prendiamo atto di come il nostro Parlamento, pressoché nel suo insieme, si ritrovi sull'idea di un'Europa più integrata nella sicurezza interna, nella capacità di presenza esterna, nel coordinamento delle economie. Il mandato del Consiglio europeo di Laeken alla Convenzione che preparerà la riforma dei Trattati deve essere ambizioso nel contenuto e preciso nelle scadenze, così come chiediamo al Governo nella risoluzione presentata.
L'11 settembre ha segnato l'inizio di un nuovo capitolo nella storia dell'umanità e quell'accelerazione degli eventi, che lo scorcio del secolo passato aveva evidenziato - basta pensare al crollo del Muro di Berlino e ad un'Europa che finalmente poteva respirare a due polmoni -, ha avuto nell'attentato terroristico di New York una drammatica conferma. Gli eventi oggi vanno più veloci delle decisioni dei governi: sono i Parlamenti e gli esecutivi a dover correre dietro ai fatti che punteggiano, a volte tragicamente, la realtà dei nostri giorni. Proprio per questo, la storia impone più che mai alla dinamica del nostro continente, in marcia da tre generazioni di europei, una nuova accelerazione nel cammino verso una vera e propria comunità politica, una maggiore coesione tra tutti gli Stati che porti ad una effettiva Unione europea con una forte identità basata sulla diversità, sulla libertà e sull'integrazione. Con l'euro si conclude un ciclo di 50 anni iniziato con la messa in comune del carbone e dell'acciaio; oggi, conclusa quella fase economica, va trasformata l'Unione europea in una vera comunità politica. C'è un urgente bisogno di una tale Europa oggi nel mondo, un'Europa che è già stata faro di civiltà e che deve poter rispondere oggi in modo adeguato alle sfide che riguardano direttamente la pace, la sicurezza, la stabilità, il benessere dei popoli, il doveroso aiuto verso chi è più svantaggiato.
Il vertice di Laeken, la Convenzione che dovrà definire le opzioni sul futuro dell'Europa, la Conferenza intergovernativa sulla revisione dei Trattati, sono le tappe di un cammino che dovrà portare a quella federazione di Stati-nazione auspicata dal Capo dello Stato, in vista della quale sta lavorando il nostro Governo, con il ministro Ruggiero ed il Presidente Berlusconi in prima linea, una federazione con proprie competenze che faccia degli Stati-nazione i garanti dell'identità nazionale e culturale: una diversità che costituisce la ricchezza dell'Europa, una unione che la fa protagonista. Qualsiasi miopia o egoismo, qualsiasi processo che andasse contro questo dinamismo imposto dalla realtà stessa, sarebbe antistorico e si ritorcerebbe, prima di tutto, contro i cittadini di ciascuna nazione dell'Unione.
Noi parlamentari abbiamo invece il compito di rappresentarli, di coinvolgerli in questo processo virtuoso, per assicurare quel raccordo con l'opinione pubblica che è alla base della legittimazione delle scelte che i governi saranno tenuti a compiere. Questo ruolo il nostro Parlamento, attraverso l'intensa attività delle Commissioni, il Parlamento europeo e gli altri Parlamenti


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nazionali lo hanno svolto e dovranno continuare a svolgerlo attraverso una più intensa collaborazione fra di loro, per garantire e far crescere la stessa coscienza comunitaria dei cittadini europei che vanno sempre più coinvolti, e siamo noi per primi a doverlo fare. Già l'euro costituisce un segno tangibile di questo inarrestabile processo, con un enorme effetto psicologico sui cittadini, che dopo le prime difficoltà, inevitabilmente, si identificheranno di più con l'Europa, avranno una maggiore consapevolezza della loro comune appartenenza. Questo vale per i primi dodici sui quindici paesi dell'Unione - con Tony Blair che ha fatto una clamorosa ammissione dell'errore commesso nel non aderire subito - e varrà, con l'allargamento futuro, per i venticinque o ventisette paesi che costituiranno l'Europa unita, nella quale ci sarà inevitabilmente - come ripetono i nostri governanti - un plotone di testa, con l'Italia in prima linea. Tale plotone ha sempre costituito l'elemento dinamico del resto dell'Unione; ma in questa prospettiva di allargamento sono necessarie le riforme. È impensabile, per esempio, che in una futura comunità di ventisette Stati le decisioni vengano prese all'unanimità o che il Presidente della Commissione europea non venga eletto o che non si estenda il potere di codecisione, di decisione del Parlamento europeo. È indispensabile una sinergia tra gli aspetti sovranazionali e quelli intergovernativi nel processo unitario europeo, creare una collegialità più efficace, per esempio tra Javier Solana - altro rappresentante per la politica estera e la sicurezza - e la Commissione, trasformare, dopo l'introduzione dell'euro, le riunioni dell'Ecofin in un centro trasparente e funzionante di solidarietà finanziaria e di coordinamento delle politiche economiche. È urgente anche legare saldamente le prospettive dell'allargamento alla definizione di una struttura costituzionale atta a recepirlo.
L'obiettivo principale della Convenzione e della Conferenza intergovernativa è proprio quello di creare una Costituzione europea che incorpori la Carta dei diritti fondamentali, migliorandola.

PRESIDENTE. Onorevole Michelini, non riesco a seguirla, non tanto per il brusio, ma perché lei parla distante dal microfono, fisicamente dalla mia postazione la sua voce non si sente.

ALBERTO MICHELINI. Strano, signor Presidente, sono vicino al microfono. È la Costituzione europea che coagulerà, in un sistema di valori condivisi, tutti i paesi europei - diceva il 16 novembre a Berlino il Presidente Ciampi -, che contribuirà all'affermazione di un sentimento di unione tra i popoli europei, che faciliterà il dialogo dell'Europa con il resto del mondo.
Quando l'Italia assumerà la Presidenza dell'Unione nel 2003, il processo innescato dalla Convenzione sarà in pieno movimento; il nostro Presidente del Consiglio dei ministri ha auspicato - e noi facciamo nostro questo auspicio - che ne derivi un'Europa nella quale i cittadini si sentano partecipi di un'Europa né burocratica né oppressiva, ispirata invece al principio basilare della sussidiarietà. Un'Europa fattore di sviluppo e di benessere interno ed internazionale, aperta agli scambi e attore di primo piano sulla scena mondiale.
È in questo senso che chiediamo l'impegno del Governo per il Consiglio europeo di Laeken, ed è per questo che votiamo una risoluzione significativamente condivisa dalla quasi totalità del Parlamento e per la quale ringrazio i gruppi dell'opposizione che hanno contribuito alla stesura e l'hanno condivisa (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, noi Verdi abbiamo rinunziato a presentare la risoluzione che era stata predisposta dall'onorevole Cima e che,


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rispetto alla nostra idea di Europa, riprendeva molti dei temi del movimento federalista europeo e del gruppo parlamentare europeo dei Verdi. Abbiamo rinunziato a questa risoluzione per condividere un'ampia impostazione che con un forte mandato parlamentare impegni il Governo al recupero di molti principi che noi riteniamo importanti e fondamentali del lavoro avviato e realizzato anche nel Parlamento europeo, relativo alla costituzionalizzazione dei Trattati. Abbiamo anche condiviso un tema molto importante che chiude la risoluzione di ampia convergenza, cioè quello in cui si parla di una federazione di Stati nazionali.
Siamo stati sempre fortemente federalisti; crediamo ad una dimensione federale dell'Unione europea, con un forte ruolo delle regioni e delle comunità locali ed una forte attenzione al principio di sussidiarietà.
Riteniamo che un'ampia convergenza parlamentare su tale tema dimostri una maturazione progressiva di ciò che è sempre stato lo spirito europeista italiano che, comunque, deve tradursi in iniziative concrete. Da questo punto di vista, riteniamo che il nostro Governo debba impegnarsi fortemente affinché vi sia, anche relativamente a questa convenzione che si va realizzando, un'ampia rappresentatività delle varie istanze, delle diverse opinioni politiche presenti nei vari Parlamenti nazionali.
Avvertiamo l'esigenza di veder attribuito un ruolo vero ai Parlamenti nazionali. Ho avuto occasione più volte - anche da ministro - di rilevare il fatto che, a livello europeo, vi è un rapporto forte tra i governi ma non un reale rapporto tra i Parlamenti nazionali. Pertanto, la nostra esigenza è che si sviluppi maggiormente tale rapporto; è molto importante che, in questa fase, tale elemento sia tenuto presente nella realtà dell'Unione europea.
Tra l'altro, proprio lunedì o martedì - il Presidente lo sa - vi sarà un incontro tra il Parlamento italiano e quello spagnolo nel quale, tra le altre cose, uno dei temi di forte discussione sarà il ruolo dei Parlamenti nazionali nel nuovo disegno istituzionale dell'Unione europea; a maggior ragione, per noi che ci sentiamo federalisti europei sinceri e veri, una risoluzione ad ampia convergenza - in questo caso ci troviamo di fronte ad una vicenda non bipartisan, usiamo in Italia un termine sbagliato perché il nostro è un paese, tutt'al più, «multipartisan» -, rappresenta un segnale importante. Siamo consapevoli che, per molte forze politiche che non hanno molte volte condiviso un sano federalismo europeo, questo è un passo in avanti che noi salutiamo con particolare soddisfazione. Annunciamo, pertanto, il voto favorevole del gruppo dei Verdi alla risoluzione di ampia convergenza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza, qualora ne venga fatta richiesta, la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della dichiarazione di voto dell'onorevole Strano, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, devo in qualche modo ringraziare il presidente Selva per aver dedicato quasi tutto il tempo della sua replica al mio intervento critico. Devo confessare che nutro una certa simpatia per il presidente Selva anche perché, quando sente formulare alcune critiche da parte di un comunista come me, non può fare a meno di evocare - lui che è un anticomunista così convinto - polemiche, anche in modo molto suggestivo, che però riguardano un'altra epoca...

PRESIDENTE. Onorevole Mantovani, fra gli opposti, a volte, si creano anche sintonie particolari...

GUSTAVO SELVA. Non politiche.

PRESIDENTE. Non credo sia il caso...


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RAMON MANTOVANI. Fino adesso c'è stata sintonia. Adesso vediamo se la sintonia prosegue. Onorevole Selva, lei ha parlato di De Gasperi, ma, io, nella mia critica, non mi riferivo a De Gasperi, bensì a Prodi! Lei ha parlato di Altiero Spinelli, ma, io, nella mia critica mi riferivo a Giuliano Amato!
È un po' strano scoprirla così fervente ammiratore di Prodi e di Amato. Io non lo sono. In ogni caso, è altra la statura di De Gasperi e di Spinelli.
Penso, comunque, che tutta la sinistra italiana, in modo particolare, il partito comunista o chi fa riferimento a quella storia, debba rivedere autocriticamente l'opposizione che il partito comunista dedicò alla costruzione europea per quei decenni.
Tuttavia, onorevole Selva, lei mi accusa di essere un utopista. Vorrei farle notare che per me questa definizione non rappresenta un'accusa e vorrei farle anche osservare che Altiero Spinelli, il quale andava costruendo la sua idea di Europa al confino, durante il periodo fascista, era da tutti allora considerato un utopista.
Non intendo sicuramente paragonarmi ad Altiero Spinelli, né qualcuno del mio partito ha tale presunzione. Tuttavia, vorrei dire che collettivamente quelle ragazze e quei ragazzi che hanno marciato a Nizza, contestando una Carta dei diritti vacua, aleatoria, incongruente e, per alcuni versi, peggiorativa della nostra Costituzione italiana, sono in qualche modo sì degli utopisti, perché immaginano realmente una Europa democratica, un'Europa smilitarizzata, un'Europa intesa come uno spazio pubblico di libertà, un'Europa dotata di una propria missione nel mondo, completamente diversa rispetto alla missione che voi vorreste assegnarle, ovvero quella di partecipare a guerre distruttive insieme agli Stati uniti d'America.
Signor Presidente, esprimiamo un voto contrario sulla risoluzione unitaria della Casa delle libertà e dell'Ulivo sulla missione che il Governo deve compiere nel prossimo vertice di Laeken. Lo facciamo, tuttavia, non perché siamo contro il processo di costruzione europea, bensì perché siamo favorevoli.
Non lo facciamo perché intravediamo in questa risoluzione obiettivi così forti e determinati da condurre la costruzione europea in una direzione opposta rispetto a quella da noi auspicata. Critichiamo questa risoluzione per minimalismo: affermiamo esplicitamente che l'Europa, così come si va delineando, non è un'Europa. Questa Europa è una tecnocrazia, una moneta senza sovranità democratica. È un Parlamento europeo, a tutt'oggi, ridotto ad una pura e semplice funzione consultiva in ordine alle questioni fondamentali. Questa Europa è una Babele di contraddizioni che spesso e volentieri sono provocate, costruite, al di fuori di qualsiasi istanza democratica proprio da quei poteri sovranazionali, economici e finanziari, che non si peritano di esercitare attività di lobbying per costringere la Commissione europea a compiere i propri interessi rispetto a quelli dei cittadini di questo continente.
È con questo spirito che noi critichiamo la vostra risoluzione e il vostro minimalismo: saremo degli utopisti, dei sognatori; è meglio vivere con queste utopie e questi sogni, piuttosto che con l'incubo dei vostri conti economici sballati o con quello di alzarsi la mattina e di decidere se il mondo va bene o male a seconda di quanto è detto nei listini della Borsa (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista - I deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, Forza Italia, CCD CDU-Biancofiore applaudono all'ingresso del neoeletto sindaco di Palermo, onorevole Diego Cammarata).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è presente in aula il sindaco di Palermo. Sta ricevendo applausi e non era l'entusiasmo che sta suscitando lei. Buon lavoro al nostro collega, eletto sindaco di Palermo credo nell'interesse di questa grande città.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Riccardo Conti. Ne ha facoltà.

RICCARDO CONTI. Signor Presidente, com'è facilmente intuibile, se anche volessi


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e ne fossi capace, non sarei in grado di svolgere un intervento con particolare foga oratoria. So che il Presidente della Camera apprezza la capacità di sintesi nelle dichiarazioni di voto e peraltro il collega Naro stamani ha già avuto la possibilità di spiegare compiutamente le ragioni della nostra valutazione positiva sulla relazione svolta alla Assemblea.
Ritengo perciò di potermi limitare ad annunciare il voto favorevole del gruppo CCD-CDU Biancofiore sulla risoluzione, sottolineando l'importanza politica, direi storica, del pronunciamento odierno dell'Assemblea. Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione di ulteriori considerazioni relative al mio intervento in calce al resoconto stenografico della seduta odierna. (Applausi dei deputati del gruppo CCD-CDU Biancofiore).

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente senz'altro, onorevole Riccardo Conti.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
Onorevoli colleghi, consentitemi di esprimere compiacimento per la larga convergenza che si sta manifestando nella sede parlamentare in vista del Consiglio europeo di Laeken e di ringraziare il relatore, presidente Selva, ed il sottosegretario per gli affari esteri, onorevole Antonione, che oggi ha seguito il dibattito qui, nell'aula della Camera dei deputati.
La politica europea del nostro paese rappresenta un elemento importante di continuità istituzionale, è simboleggiata dalla bandiera europea che è alle nostre spalle, accanto alla bandiera nazionale, è un minimo comune denominatore tra tutte le forze politiche presenti in quest'aula, e questa risoluzione è sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari, eccetto il gruppo di Rifondazione comunista, che, evidentemente, ha tutto il nostro rispetto.
Indipendentemente dall'esito, ritengo altresì significativo l'impegno che il Presidente del Consiglio dei ministri e il Governo della Repubblica hanno assunto di presentare la candidatura di Giuliano Amato come Presidente della Convenzione che sarà prossimamente nominata. La convergenza del Governo, cioè della maggioranza, su una importante personalità che ha servito il paese in diverse fasi della nostra vita istituzionale nelle posizioni di più alta responsabilità e che, attualmente, fa parte dell'opposizione è un atto che fa onore a chi l'ha proposto (Applausi).
Qualcuno in quest'aula ha rilevato il deficit di attenzione sull'Europa che esiste anche in Italia (mi sembra, in particolare, l'onorevole Cima). Credo che questo monito non vada sottovalutato e che tutti avvertano il rischio di un europeismo di maniera, che rappresenti un elemento retorico e non un'assunzione piena di responsabilità da parte degli italiani. Per questa ragione, proprio a partire da venerdì 30 novembre, il Parlamento, in quest'aula, comincerà un ideale cammino per le vie d'Italia, per sensibilizzare l'opinione pubblica sul grande tema dell'unità dell'Europa. Mi auguro che tutti i parlamentari ed i gruppi parlamentari concorrano alle iniziative che i Presidenti del Senato e della Camera hanno assunto.

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