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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zani. Ne ha facoltà.
MAURO ZANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scopo del dibattito che si è svolto oggi è dare un mandato politico chiaro al Governo in vista del Consiglio europeo di Laeken. Devo notare anche io che se il Governo fosse stato presente a ranghi più completi sarebbe stato un bene, anche sotto il profilo estetico. Questo mandato non può che muovere dal ruolo forte che l'Italia ha saputo giocare nel corso della Conferenza intergovernativa di Nizza, le cui poche luci e molte ombre non offuscano tuttavia un punto essenziale: l'idea di aprire un dibattito pubblico sul futuro dell'unione. Si tratta di un'idea che ha preso sempre più corpo in questo periodo di tempo, grazie anche al ruolo giocato dai Parlamenti nazionali, come si è con forza evidenziato nella recente riunione della COSAC, svoltasi a Bruxelles. Da quella sede è stata rilanciata e, di fatto, affermata la proposta che la prossima Conferenza venga preparata con il metodo della Convenzione, quel metodo che ha consentito la redazione della Carta dei diritti dei cittadini dell'Unione con la partecipazione del Parlamento europeo, dei Parlamenti nazionali, della Commissione e del Consiglio d'Europa. Nel mandato da conferire al Governo si tratta di tenere ben fermo innanzitutto questo metodo, come in effetti si fa nella risoluzione che ci viene proposta, insieme anche alla candidatura di Amato alla Presidenza della Convenzione.
In secondo luogo, si tratta di assegnare tempi precisi, invalicabili per lo svolgimento della Conferenza e per il termine dei lavori della Convenzione. Come molti hanno detto nel corso del dibattito, si tratta di una questione cruciale per la ragione, molto semplice, che se dovessero saltare questi tempi, al di là dell'ingorgo istituzionale che si creerebbe, probabilmente salterebbe, a tempo indefinito, l'idea stessa del processo costituzionale europeo. Questo, peraltro, è un pericolo che esiste; gli stessi ripetuti attacchi a Romano Prodi, in questi ultimi tempi, non costituiscono, infatti, un fatto personale, sono invece il segno di una sostanziale e anche dura riottosità nel perseguire quel
processo di costruzione politica della nuova Europa che, ormai, ufficialmente e a parole, diventa difficile contrastare apertamente. Dunque occorre molta attenzione su questo punto.
In terzo luogo, del mandato al Governo deve far parte integrante e costituiva la proposta di ampliamento dell'agenda della Conferenza, e anche questo è previsto nella risoluzione, per fare in modo che la Convenzione sottoponga all'approvazione dei Governi un progetto coerente. Questa è la definizione, non a caso usata, nei parlamenti nazionali. Opzioni differenti, a mio parere, non devono riguardare l'insieme del progetto ma solo, eventualmente, punti specifici e delimitati.
In quarto luogo, nel mandato al Governo deve essere espressa la piena volontà politica di integrare, nei trattati, la Carta dei diritti, al fine di conferirle una solida base giuridica.
Cari colleghi, in un tempo storico breve, come quello che ci separa dall'avvio del processo comunitario nel secondo dopoguerra del secolo scorso, siamo di fronte ad un appuntamento di enorme portata. È in gioco, di qui al 2004, nientemeno che l'elaborazione di una costituzione per l'Europa come federazione di Stati nazionali. È qualcosa di grande ciò che si può fare, mentre l'euro entra nelle tasche di 300 milioni di cittadini europei e mentre procede l'allargamento dell'Europa. È qualcosa di cui l'Italia può andare fiera per la coerenza europeista che ha sempre caratterizzato il nostro paese e che è stata ricordata, di recente, dal Presidente della Repubblica.
Questo processo, ormai innescato, non vede solo sorde resistenze in relazione agli interessi nazionali in gioco, vede anche, fortunatamente, una ridislocazione positiva di tradizionali, storiche posizioni. Da questo punto di vista mi appaiono molto significative le parole pronunciate da Blair, che parlando dell'euro, venerdì scorso, ha insistito sulla necessità di porre termine, per la Gran Bretagna, alla sua storia di occasioni mancate per quanto riguarda l'Europa.
In questo ambito generale, mentre sono assolutamente convinto che quanto più largo, se non unanime, è il mandato che questo Parlamento conferisce oggi al Governo italiano, tanto più, non solo per il Governo, ma per l'Italia, saremo in grado di giocare un ruolo coerente con una tradizione ormai consolidata, che è stata, giustamente, definita di paese «federatore» dell'Europa. Non posso, tuttavia, perché non sarebbe giusto e non sarei sincero, non rimarcare che, nei mesi che ci separano dalla nascita del Governo di centrodestra, si sono prodotti atti concreti in netta, e a volte clamorosa, controtendenza. Sapete a cosa mi riferisco, questioni che riguardano la costruzione del secondo il terzo pilastro, che si chiamano rogatorie, rientro dei capitali, la controversa vicenda dell'Airbus e, infine, il parere che la maggioranza ha voluto esprimere sul regolamento inerente la formazione dei partiti europei e il loro finanziamento. Anche quest'ultima è una vicenda per tanti aspetti esemplare, in negativo, dove la maggioranza, nonostante tutta la nostra buona volontà, ha vincolato il Governo ad una tale serie di condizioni per cui quel parere è diventato solo formalmente positivo.
MAURO ZANI. Perciò l'Ulivo, nell'ottobre scorso, non ha votato a favore di quel parere. Adesso, al di là della visione edulcorata, e starei per dire pudica, che l'onorevole Rossi ha riproposto in quest'aula, sembra che sia il Governo a chiedere alla sua maggioranza di rettificare la propria posizione. Spero che sia così, ma se così sarà, allora questo serva almeno da lezione per ascoltare senza remore, e senza settarismi di maggioranza, anche la voce dell'opposizione, anche per evitare di far fare brutte figure all'Italia in Europa. Dico questo anche perché, come sapete, in una decisione che sarà presa a maggioranza nel Consiglio europeo, il Governo italiano, sulla base di quel parere, rischia di finire in minoranza.
Prima di concludere, voglio solo ricordare - a me stesso e a voi - che, particolarmente dopo quel tragico 11 settembre, un discorso realistico sull'Europa e sul mondo è quello dotato di immaginazione, creatività politica, lungimiranza; affiancare al patto di stabilità un Governo europeo dell'economia e dare forma costituzionale alla nuova Europa fa parte di questo discorso realistico, e costituisce un contributo di grande rilievo ad una governance planetaria in grado di elaborare un nuovo concetto strategico di sicurezza nell'epoca del terrorismo globalizzato. Di ciò c'è bisogno per non cadere nella trappola dello scontro di civiltà, e per non prolungare a tempo indeterminato la politica della guerra.
A tal fine, l'Europa, nel nuovo ordine mondiale, che, prima o poi, verrà stabilito dopo l'attuale crisi, deve giocare tutte le proprie carte, non in virtù del tradizionale complesso di superiorità culturale che ha caratterizzato i rapporti con gli Stati Uniti, ma per il fatto che si sta costruendo una grande realtà continentale che non può prescindere, anche per i suoi interessi vitali di crescita e sviluppo nella libertà e nella giustizia, da una ridefinizione più equa e più giusta degli assetti di potere nel mondo globale. Infatti, il mercato globale, il grande mercato mondiale, e le forme di capitalismo estremo che hanno avuto corso in questo ultimo decennio non sono, con ogni evidenza, in grado di affrontare il complesso di questi problemi. Questa consapevolezza, peraltro, si fa strada fortunatamente sempre più anche negli Stati Uniti d'America.
Insomma, da Laeken si possono muovere passi importanti, avviare un processo che riguarda, certo, la vita, i diritti ed i doveri dei cittadini della nuova Europa, ma anche un deciso rilancio del ruolo della politica e del Governo nel quadro di un rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, che resta la via maestra per stabilire un rapporto convincente tra libertà e sicurezza. L'alternativa tra corti marziali e tribunale penale internazionale nella lotta al terrorismo si inserisce in questo ambito, e all'Europa spetta un compito fondamentale. Rispetto a tale compito è necessaria un'accelerazione nella costruzione dell'Europa politica, e registriamo con soddisfazione che, a proposito di tale accelerazione, emerge una chiara consapevolezza del Parlamento. Da ciò scaturisce il nostro voto positivo alla risoluzione conclusiva del dibattito odierno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, siamo arrivati alla presentazione di una risoluzione sostanzialmente unica, e questo, ovviamente, è un risultato politico. Voglio sottolineare, però, che il raggiungimento di tale obiettivo non può offuscare o mettere in secondo piano le singole posizioni originarie dei gruppi politici e dei parlamentari presenti in quest'aula, o, peggio ancora, il diritto, ed oserei anche dire il dovere, di questa maggioranza parlamentare - che è una maggioranza autenticamente europea ed europeista - di affermare con dignità e con forza le competenze che le competono - scusatemi per il bisticcio di parole - come rappresentante di uno Stato che è tra i fondatori del processo di unione europea.
È, dunque, una maggioranza che vuole assumersi la responsabilità di scelte politiche assolutamente chiare. Pertanto, l'obiettivo dell'unanimità non può danneggiare questa assunzione di responsabilità e, soprattutto, l'unanimità non può essere il paravento dietro al quale si nasconde la mancanza di capacità o la mancanza di volontà di un dibattito.
Penso che la passione europea ed europeista - come ricordavano alcuni colleghi - sia fatta di dialettica ideale, di dialettica politica e, talvolta, anche di scontro. Ritengo che l'unanimismo, se è - lo ripeto - espressione della mancanza della volontà di dibattere in maniera
chiara ed anche appassionata su questi temi, sia da respingere.
Per quanto riguarda i contenuti della risoluzione, vorrei sottolineare alcuni passaggi, a mio avviso importanti, come il primo punto del dispositivo. Esso impegna il Governo ad assumere ogni opportuna iniziativa al fine di ottenere che il metodo di elaborazione delle riforme passi anche attraverso una modifica dell'articolo 48 del Trattato sull'Unione europea, che attualmente prevede la Conferenza intergovernativa e, dunque, solamente il passaggio governativo. In altri termini, si chiede di associare a questo importante momento di revisione istituzionale e, in una prospettiva futura, anche costituzionale, le assemblee elettive dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo.
Un altro passaggio importante, inserito nella risoluzione, concerne l'attivazione, anche in collaborazione con la COSAC, di meccanismi di coordinamento tra le Commissioni dei Parlamenti nazionali ed il Parlamento europeo sui temi delle riforme istituzionali. Ritengo che questi siano passaggi importanti.
Per quanto riguarda il punto che richiama la creazione di un Governo dell'economia, ovviamente, anche in questo caso, possiamo essere concordi con alcune osservazioni che sono state svolte: esiste una moneta unica europea - denominata euro -, ma non esiste ancora un controllo politico di questa costruzione monetaristica ed economica. Occorre creare un controllo politico che, ovviamente, sia un controllo autenticamente democratico; occorre creare un controllo e un coordinamento autenticamente democratici che, però, in ogni caso devono dare indicazioni di massima e indicare linee generali, senza essere assolutamente intesi come un qualcosa di intrusivo nella sovranità nazionale.
Gli stessi concetti dello sviluppo della politica estera e di sicurezza comune e della difesa comune sono temi assolutamente importanti rispetto a cui l'Europa deve essere protagonista. Anche in questo caso, l'estensione del metodo comunitario deve essere inteso nella più larga accezione di cercare di trovare meccanismi, anche originali ed alternativi, rispetto ai metodi che, in questo momento, sono presenti all'interno dell'Unione Europea.
Per quanto riguarda il passaggio importante delle cooperazioni rafforzate, abbiamo voluto sottolineare come queste ultime siano uno strumento di Governo europeo, ma in un quadro di solidarietà e di collaborazione tra tutti gli Stati presenti all'interno dell'Unione europea. La collaborazione rafforzata non può essere lo strumento con il quale si fanno passare direttori o alleanze preferenziali all'interno dell'Unione europea. Essa può rappresentare uno strumento, ma - lo ripetiamo - in un quadro di solidarietà e collaborazione tra tutti gli Stati.
Abbiamo sottolineato - e questo è un passaggio che ci interessa molto come appartenenti al gruppo della Lega nord Padania - come debba essere riconosciuto, in un'ottica autenticamente federalista, il ruolo delle regioni nel processo di formazione delle decisioni comunitarie.
Esiste attualmente un comitato delle regioni che ha funzioni prettamente consultive ed un rappresentante di tale organismo sarà presente ai lavori della Convenzione. Pensiamo che il comitato delle regioni o altre forme di collaborazione debbano essere assolutamente sviluppate, per dare voce e consistenza alle posizioni delle regioni, tenendo conto che nei prossimi anni vi saranno Stati, come la Slovenia, che saranno membri dell'Unione europea e che contano due milioni di abitanti, e che vi sono regioni economiche (e non solo economiche, ma anche sociali e culturali) come la Lombardia, il Piemonte, la Catalogna e la Baviera che contano svariati milioni di abitanti e hanno un potenziale economico sociale assolutamente importante.
Abbiamo sottolineato come il lavoro della Convenzione - ripeto quanto ho detto nella discussione sulle linee generali - debba essere monitorato e controllato dalla Camera, dal Senato e dalle Commissioni competenti. In tal modo si potrà instaurare un rapporto positivo e proficuo con i nostri rappresentanti all'interno della Convenzione e giungere ad un giudizio
complessivo finale che sia autenticamente consapevole di quanto realizzato nell'anno di lavoro della Convenzione.
Dunque, il nostro modello di Europa è un modello federale con cui i diversi livelli istituzionali, secondo i criteri di sussidiarietà e complementarietà, si integrano in base al principio che le funzioni ed i compiti devono essere svolti al livello istituzionale più adeguato, senza invasioni di campo dell'Unione europea sul livello dello Stato nazionale e - aggiungiamo noi - sul livello regionale. Abbiamo bisogno di un'Europa che sia unita, ma non uniformata. Abbiamo bisogno di un'Unione europea che si occupi delle grandi questioni e che sia in grado di dare indirizzi generali senza, però, essere intrusiva o lesiva dell'autonomia nazionale e/o regionale. Non siamo assolutamente d'accordo con l'idea di un super Stato europeo burocratico, centralizzato, in altre parole una brutta copia, su scala maggiorata, del centralismo statale, magari governato da un'èlite burocratica che si sente investita, in nome di una moderna versione del dispotismo illuminato, di una missione che non debba nemmeno tenere conto delle volontà popolari.
Dunque, il nostro modello è quello di un'Europa federale, di un'Europa liberale, per quanto riguarda la tutela dei diritti individuali dei cittadini e delle comunità locali, e liberista, che tenga in considerazione anche i soggetti dell'economia diffusa e della piccola e media impresa commerciale, artigianale, agricola che - come ben sappiamo - rappresenta il tessuto del nostro sistema economico e sociale. Si tratta di un'Europa popolare, attenta anche ai bisogni delle fasce più deboli dal punto di vista sociale e territoriale, che utilizzi gli strumenti della sussidiarietà orizzontale e della devoluzione.
Per quanto riguarda la candidatura del senatore Amato alla Presidenza della Convenzione, il gruppo Lega nord Padania esprime qualche perplessità sulla rispondenza del senatore Amato ai requisiti di un'Europa federale, liberale e popolare. Il senatore Amato non ha mai espresso posizioni autenticamente federali e, per quanto riguarda la visione popolare, mi sembra vi sia una netta distanza: la visione del senatore Amato è quella di una burocrazia centralizzata e capace di imporsi anche su visioni di tipo più popolare e partecipato.
Queste sono le coordinate politiche che il nostro gruppo segue e seguirà sempre nel giudicare ed analizzare le questioni europee con la piena consapevolezza di essere convintamente europei (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Letta. Ne ha facoltà.
ENRICO LETTA. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, con questo voto intendiamo conferire al Governo un mandato impegnativo in un momento decisivo della storia europea. Vorrei sottolineare in questa sede come tale mandato che, in modo unitario, conferiamo al Governo non sia un esercizio retorico o un modo per coprire le differenze esistenti fra di noi.
Non è un esercizio retorico perché costruire insieme un documento unitario su un tema come questo - grazie allo sforzo di molti colleghi, della maggioranza e dell'opposizione, di questa Camera - rappresenta, sicuramente, un fatto positivo ed importante per il nostro paese. Tutto ciò, però, non è un modo per coprire le differenze esistenti, perché sappiamo - e lo abbiamo sentito anche durante il dibattito - che, in questo Parlamento, sono molti i modi di intendere l'Europa e la partecipazione dell'Italia alla sfida europea.
Il mandato impegnativo che assegniamo al Governo - oggi, peraltro, distratto per tutta la mattina e con una presenza assolutamente non all'altezza della situazione - denota uno sforzo unitario che, per noi, è un modo per essere coerenti con la nostra storia federalista europea e costituisce una risposta all'appello che il Capo dello Stato e le massime cariche
istituzionali hanno espresso nelle settimane scorse, a cui ha susseguito una forte risposta dell'intero Parlamento.
Si tratta di uno sforzo unitario e di un mandato impegnativo, ma chiediamo che questa maggioranza e questo Governo facciamo buon uso dello stesso. Vorrei ricordare a tutti che, quando questo Parlamento approvò nel 1992 la legge di autorizzazione alla ratifica del Trattato di Mastricht, tutto ciò avvenne nello stesso generale disinteresse, ed allora, quelli che votarono e parteciparono, nello stesso disinteresse di oggi, a quel dibattito, non immaginavano le conseguenze che quel voto avrebbe avuto sulla storia del nostro paese e sugli obblighi che comportava per ognuno di noi, per ogni forza politica, per le maggioranze e le opposizioni che si sono succedute: oggi, siamo di fronte ad una svolta paragonabile a quella di allora.
Non so se sia chiaro a tutti che, nella storia dell'Unione europea, quello che è successo negli ultimi due mesi comporta un fatto nuovo, del quale, oggi, dobbiamo essere completamente consapevoli: l'accelerazione del processo di allargamento dell'Unione europea porterà ad una modifica sostanziale del modo di essere della stessa. Non sarà più come due mesi fa - quando si parlava di un allargamento a tappe - ma, da qui a due anni e mezzo, andremo verso un'integrazione frutto di un unico processo di adesione, probabilmente, addirittura di dieci paesi europei tutti insieme: questo non è più definibile come un processo di allargamento, ma è una vera e propria mutazione dell'Unione europea.
È nostro dovere farlo e, negli ultimi vertici europei, abbiamo deciso che non c'è un legame fra le riforme interne e l'allargamento, non c'è, quindi, sfiducia ma consapevolezza delle difficoltà: con le stesse istituzioni dei sei, già l'Europa dei quindici funziona male, figuriamoci con venticinque paesi.
Gli ostacoli che abbiamo visto a Nizza e ad Amsterdam sono sotto i nostri occhi e, avviandomi rapidamente alla conclusione, vorrei sottolineare i motivi per cui riteniamo molto importante il metodo con il quale si affronterà, da adesso al prossimo anno, questa grande riforma. Signor Presidente, membri del Governo, quello della Convenzione è un metodo al quale vogliamo affidare un grande significato; tuttavia, esso va valorizzato e dobbiamo essere in condizione di alzare l'asticella, di spostare il traguardo, innanzitutto, sui contenuti.
L'agenda di quella Convenzione va allargata. Nel documento che stiamo per votare vi sono parole impegnative, che tutti insieme voteremo. Occorre valorizzare tale documento sulle modalità di funzionamento; infatti, proponiamo che la Convenzione funzioni anche durante la Conferenza intergovernativa; bisogna valorizzarlo relativamente al legame con la stessa Conferenza intergovernativa. Chiediamo che il Governo si impegni ad esprimere, nella Conferenza intergovernativa, una posizione italiana, la più elevata possibile, che i risultati della Convenzione porteranno.
Tra un mese l'euro sarà un fatto reale della vita di tutti i giorni. Le difficoltà dell'economia internazionale evidenziano l'asimmetria tra l'unione economica, l'unione monetaria e il resto dell'unione politica europea.
Voglio concludere proprio con un riferimento a questo punto. La riforma, che la Convenzione si appresta ad iniziare, ha la grande occasione storica per riequilibrare un'unione monetaria che ha fatto grandi e quasi definitivi passi avanti e un'unione economica e politica che, ancora oggi, è indietro.
Ritengo che questo impegno, che deve portare ovviamente ad un ampliamento dell'agenda del vertice di Laeken e dell'agenda della Convenzione, debba essere sotto i nostri occhi. Forse, oggi, non ne cogliamo fino il fondo l'importanza; quando l'euro, dal 1o gennaio 2002, sarà concretamente operante, nel nostro paese e nei 12 paesi europei che lo hanno adottato, capiremo appieno che non possiamo permetterci che nei prossimi tre anni l'allargamento porti ad una mutazione dell'Europa, la moneta porti ad una
mutazione fondamentale mentre le riforme interne, che avremo adottato, siano state insufficienti.
Signor Presidente, queste sono tutte le motivazioni che, addivenendo anche ad una sua autorevole sollecitazione, ci inducono a fare questo passo e a sottoscrivere, insieme ai rappresentanti della maggioranza, un documento così impegnativo.
Si tratta di un mandato impegnativo che, per quanto ci riguarda, vogliamo portare avanti, insieme al sostegno alla candidatura del senatore Amato come presidente della Convenzione europea e affinché il nostro paese, su questi temi, riesca a mantenere una solida continuità federalista.
Questo è l'impegno che, dal nostro punto di vista, ci sentiamo di chiedere al Governo e che ci sentiamo anche di garantire (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
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