Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 65 del 20/11/2001
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(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Vi saranno diversi interventi, tutti preannunciati sintetici.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, stiamo discutendo su mozioni riguardanti il vertice della FAO quando è noto che esso è stato procrastinato di un anno del tutto ingiustificatamente e, anzi, in modo colpevole e con grave responsabilità del Governo italiano, il quale ha fatto di tutto affinché il vertice non si tenesse nei tempi e nei ruoli previsti. Le mozioni sono differenziate e noi esprimeremo diversi orientamenti di voto su di esse. Abbiamo notato che alcuni punti del dispositivo della mozione Calzolaio ed altri n. 1-00021 sono stati modificati e - non esito a dirlo - peggiorati. Avevo molto apprezzato che nella prima stesura si parlasse dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo da destinarsi alla cooperazione per l'anno 2002. Siamo tornati, invece, alla solita, ipocrita e falsa previsione di arrivare gradualmente a tale obiettivo: almeno tre o quattro volte, nel corso degli ultimi vent'anni, è stato scritto nelle risoluzioni accettate dai governi che sarebbe stato fatto ciò. Nel caso specifico è vero che è previsto un lasso temporale di cinque anni per raggiungere l'obiettivo ma, trattandosi di una mozione e non della legge finanziaria o di altro provvedimento normativo, è del tutto evidente che si tratta di una affermazione di principio e non di un vero e proprio impegno concreto. Allo stesso modo, siamo assolutamente critici e contrari su un capoverso del dispositivo che prevede la rapida attuazione della decisione dell'Unione europea di liberalizzare completamente gli scambi dei prodotti agricoli con i 48 paesi più poveri del mondo. Ne capiamo l'intenzione, ma conosciamo anche la responsabilità dell'Unione europea nel far finta di voler risolvere il problema della povertà


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in questi 48 paesi attraverso la completa liberalizzazione. Quest'ultima semplicemente comporterà che potenti soggetti economici investano in quei paesi, producano merci che sono interessanti per i mercati dei paesi più ricchi e possano poi esportare tali merci senza neanche pagare i dazi doganali. Si rischia, cioè, di ottenere un effetto negativo in quanto ogni volta che si realizzano investimenti di questo tipo in quei paesi, assistiamo ad un disastro dal punto di vista sociale. Ciò anche con riferimento alla capacità di quelle popolazioni di mantenere in vita l'agricoltura che a loro serve per la sussistenza, giacché queste società investono per produrre monocolture di cui si conoscono gli effetti su quelle popolazioni.
Noi, quindi, chiediamo al presentatore della mozione, onorevole Calzolaio, di eliminare il cambiamento che ha operato concernente la previsione graduale relativa allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo.
In ogni caso, chiediamo di depennare il capoverso del dispositivo, che impegna il Governo italiano, insieme all'Unione europea, a promuovere la liberalizzazione completa e totale degli scambi con questi paesi.
Nell'ipotesi in cui queste nostre richieste non venissero accolte, voglio risparmiare all'Assemblea la fatica di dover votare per parti separate ed altre complicazioni, perché in questo caso - pur apprezzando molti altri punti del dispositivo - ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Naro. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE NARO. Signor Presidente, le mozioni in discussione ci consentono di considerare, con particolare attenzione, il problema delle povertà nel mondo, dalle quali certamente quello della fame trae origine.
Come rileva la mozione Volontè ed altri n. 1-00028, la nostra osservazione, a questo punto, non può non fare riferimento alla Dichiarazione universale delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo, ai patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici e sociali delle Nazioni Unite, alla Convenzione europea sui diritti dell'uomo, alle libertà fondamentali del Consiglio d'Europa e, comunque, ad ogni altro atto internazionale, di carattere universale o regionale, in materia di diritti umani e libertà fondamentali.
Il vertice sulla fame, che avrebbe dovuto tenersi a Roma, faceva riferimento a quello del 1996, nel quale si era stabilito di conseguire il dimezzamento del numero delle persone sottoalimentate entro l'anno 2015. Era un traguardo importante, dal momento che si trattava di una massa di 800 milioni di persone distribuite nelle varie parti del globo.
Tuttavia, con l'approssimarsi dell'appuntamento, già da qualche anno, si cominciava a discutere su quali stati di avanzamento il piano avesse raggiunto e ci si accorgeva che, con i ritmi ritenuti, la riduzione degli affamati al 2015 sarebbe stata non del 50 per cento, ma solo del 20 per cento. Si tratta di un quadro allarmante che ha messo sotto accusa il distacco da tale obiettivo da parte dei paesi e delle organizzazioni che avrebbero dovuto offrire il sostegno finanziario. Ad essere accusati sono stati, a volte, anche i paesi che avrebbero dovuto essere aiutati, a causa di un'impropria gestione dei fondi ad essi destinati.
Dunque, come sostiene la mozione Volontè ed altri n. 1-00028, è necessario che questi ultimi paesi vengano posti nella condizione di gestirsi in maniera trasparente e rispettosa dei diritti dei cittadini, come avviene nei paesi a connotazione democratica.
Intanto, avanza la consapevolezza che il problema della fame nel mondo va contestualizzato in un piano globalizzato di interventi contro tutte le povertà e le deficienze di democrazia nel mondo. Ciò era stato già avvertito durante il G8 se, in quella sede, nei confronti di 23 paesi, il debito era stato ridotto del 70 per cento (50 miliardi di dollari) ed era stata data l'indicazione, alle istituzioni finanziarie internazionali,


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di sollecitare altri cinque paesi ad affrettare le pratiche per godere della stessa riduzione, invitando altri sette paesi a normalizzare i loro conflitti per usufruire degli stessi benefici.
In tale sede, per la lotta alle malattie, è stata prodotta una dazione di 1 miliardo e 300 milioni di dollari, con l'impegno a versarne altri 2 milioni entro l'anno e a perseverare nella politica di sostegno fino a raggiungere la cifra di 7 miliardi annui, dichiarata necessaria da Kofi Annan per la soluzione del problema. Sempre in seno al G8, è stata portata avanti l'offerta che i paesi occidentali devono versare per lo sviluppo dei paesi meno sviluppati.
Dopo l'11 settembre, la contestualizzazione del problema della fame, nel più grande quadro delle povertà nel mondo, assume una dimensione più attuale. Aumenta la volontà di intervenire perché legata al bisogno di neutralizzare l'ambiente che permette al terrorismo di dispiegarsi.
Per questo molteplici sono le iniziative intraprese, affinché vengano affrontati i problemi legati all'emancipazione dei paesi sottosviluppati e con deficitarie condizioni di democrazia. Si tratta di un deficit che costituisce l'impedimento maggiore all'affrancamento dalle povertà più generalizzate e, conseguentemente, dalla fame.
Su questo punto insiste la mozione Volontè ed altri n. 1-00028, ricordando che è necessario, nei paesi beneficiari di assistenza tecnica e finanziaria, curare con particolare attenzione il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dei valori essenziali. Sono queste attenzioni che spianano la strada alla democraticità dei regimi. Occorre che gli aiuti vengano offerti preparando persone ed organismi a saperli gestire, attraverso mirati programmi di formazione professionale e di assistenza tecnica ed amministrativa.
Ritenendo di grande efficacia le considerazioni che la mozione Volontè ed altri n. 1-00028 svolge per chiedere al Governo l'impegno a contribuire allo sviluppo dei paesi non industrializzati, dichiaro il voto favorevole del gruppo CCD-CDU Biancofiore sulle mozioni Volontè ed altri n. 1-00028 e Rizzi ed altri n. 1-00029. Esse, compresa la mozione Calzolaio n. 1-00021, sono destinate ad alimentare il dibattito e a dare il proprio apporto verso esiti positivi.
Sicuramente, al vertice FAO di Roma dell'anno venturo, arriveremo con maggiore consapevolezza e con la più aperta predisposizione a ridurre in maniera strutturale e non contingente il divario in atto tra paesi democratici paesi e oppressi, tra paesi ricchi e paesi poveri (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, la mia mozione n. 1-00029 presenta un contenuto parzialmente simile alle altre. Tuttavia, vi sono alcuni aspetti importanti.
Innanzitutto, vorrei sottolineare il punto in cui si sottolinea l'opportunità che a ogni forma di assistenza tecnica e finanziaria rivolta prioritariamente ai paesi beneficiari corrisponda un loro impegno concreto a rispettare i diritti umani e così via. E questo lo abbiamo già constatato nei testi delle altre mozioni. Successivamente si impegna il Governo «ad attuare gli interventi anche in quei paesi non considerati democratici». Si tratta di un punto molto importante. È fuor di dubbio che, se la FAO ha la funzione di sfamare i poveri, debbano essere considerati anche i paesi cosiddetti non democratici: essi non fanno certo parte di un altro mondo! Ciò che dice il sottosegretario di Stato, ciò che dice il Governo non sta bene a me personalmente ed ai deputati del gruppo della Lega nord Padania, per un semplice motivo: nel testo della nostra mozione noi impegniamo il Governo «a proporre ai governi parte dell'Organizzazione una razionalizzazione e riduzione delle spese relative al personale della FAO per indirizzare la somma trattenuta agli interventi di aiuto alimentare»
Non vorrei che buona parte dell'ammontare di circa 600 milioni di dollari che


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tutti gli anni vengono accantonati, siano dissipati in mangiate e bevute da parte delle organizzazioni della FAO. Vi fornisco alcuni dati. La FAO dispone di otto dipartimenti amministrativi e finanziari, che si occupano, fra l'altro, di agricoltura, economia e sociale, pesca, foreste, affari generali, cooperativa tecnica. Il personale FAO ammonta a 4.500 unità; la struttura è organizzata in cinque uffici regionali, cinque uffici subregionali e cinque uffici di collegamento. La sede centrale di Roma impiega 2.241 persone, di cui 967 professionali e 1.274 general service.
A questo punto, chiedo al Governo: la FAO è un grosso carrozzone che deve dar da mangiare a chi muore di fame oppure a se stessa?
Per queste ragioni, non accetto, assolutamente, la proposta del Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rizzi. Deduco che, con una certa.... diplomazia, abbia detto di non accettare la riformulazione proposta dal Governo. Mi è sembrato di capire bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il rappresentante del Governo per aver espresso parere favorevole sulle tre mozioni che intendono porre la questione di un rafforzamento delle iniziative contro la fame nel mondo. I venticinque presentatori della mozione Calzolaio ed altri n. 1-00021 hanno proposto una riformulazione, oggetto dell'intervento del collega Mantovani che ringrazio, per due ragioni. Innanzitutto, si è voluto aggiornare il testo depositato l'11 ottobre rispetto agli avvenimenti di questi quaranta giorni; in particolare, nel frattempo si è svolta la trentunesima sessione della Conferenza FAO che ha deliberato significativi provvedimenti: era, quindi, importante tenerne conto.
In secondo luogo, volevamo cercare di prendere in considerazione gli spunti, gli intendimenti e gli indirizzi positivi delle altre due mozioni presentate, in modo di giungere ad un'unica formulazione che impegnasse il Governo nel modo più unitario possibile da parte dei vari gruppi dell'Assemblea. Ora, il Governo ha espresso parere favorevole su tutte e tre le mozioni presentate e un parere contrario su un punto che vede anche noi contrari. In ogni caso, chiederemo il voto separato su quel punto della mozione Rizzi ed altri n. 1-00029 e suggeriamo che l'Assemblea valuti bene come votare rispetto al tema della FAO. Voi sapete che Roma ospita da 50 anni, dal 1951, la FAO e, insieme ad essa, altre importanti istituzioni per la sicurezza alimentare: è bene che il Parlamento sappia, nel votare su quel punto, che la FAO dal 1994 ha realizzato economie per 50 milioni di dollari e che ha soppresso, sempre dal 1994 ad oggi, 650 posti di lavoro; si tratta dell'unica organizzazione delle Nazioni Unite che ha avviato un programma di restringimento delle spese e del personale proprio per venire incontro, credo, anche all'esigenza posta dal collega Rizzi. Tuttavia, il fatto che il Parlamento italiano chieda oggi al Governo italiano di procedere ad ulteriori riduzioni è un atto di sfiducia che forse la FAO non merita e che creerebbe non pochi problemi al paese che ospita questa istituzione.
Per il resto, dall'intervento del collega del gruppo CCD-CDU Biancofiore noi abbiamo capito che vi è una volontà di approvazione delle mozioni e non abbiamo motivi di particolare contrarietà rispetto ai testi presentati dall'onorevole Volonté ed altri né rispetto alle restanti parti della mozione Rizzi ed altri. Tuttavia, ci permettiamo di sottolineare gli aspetti positivi della mozione che abbiamo presentato.
Infatti, il 3 novembre, vale a dire 15 giorni fa, la XXXI sessione della Conferenza FAO ha votato l'impegno all'approvazione di un decisivo trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, che trasforma in vincolo giuridico l'obbligo morale della tutela della biodiversità, oltre ad avere


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approvato altri importanti documenti che meritano di essere citati oggi negli impegni del Parlamento italiano per il Governo, così come nella nostra mozione riformulata abbiamo aggiunto un impegno specificamente rivolto ai profughi afgani e ci sembra importante che oggi questo impegno sia ribadito dal Parlamento italiano.
In merito all'osservazione del collega Mantovani sull'impegno per i 48 paesi più poveri, la formulazione era già contenuta nella mozione presentata l'11 ottobre e ci sembrava che andasse incontro ad una richiesta delle organizzazioni non governative e del movimento di organizzazioni e di associazioni che in questi mesi ha riflettuto sulla globalizzazione e sui suoi rischi: pertanto, lo invito a rivalutare quel testo.
Per quanto ci riguarda, nel presentare la mozione avevamo due obiettivi: quello di spostare l'attenzione dalla sede al contenuto del vertice e quello di dare un primo segnale dell'impegno dell'Italia con un finanziamento straordinario di 100 milioni di dollari. Il fatto che oggi il Governo recepisca questo obiettivo e si impegni ad organizzare a giugno un vertice che rappresenti una svolta per quanto attiene alla lotta alla fame, alla povertà e alla siccità, il fatto che alcuni degli obiettivi della nostra mozione vengano accolti, quindi, ci sembra soddisfacente. Pertanto, dichiariamo con soddisfazione il nostro voto favorevole sulla nostra mozione e la disponibilità a votare a favore anche delle altre mozioni, se corrette nel senso che ho cercato di spiegare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema della fame nel mondo è sicuramente uno dei temi più scottanti e drammatici che dovrebbero riguardare la nostra società occidentale. Abbiamo chiesto che queste mozioni venissero discusse nonostante il rinvio del vertice della FAO, perché ci sembra importante che ci sia un impegno chiaro e forte da parte del Governo per combattere la fame nel mondo, soprattutto in un momento in cui i tragici eventi di New York hanno rappresentato un segnale di come la situazione di insofferenza, di indigenza e di fame, qualche volta possano diventare terreno fertile di reclutamento per associazioni terroristiche che non hanno alcuno scrupolo a portare l'attacco al più alto livello del mondo occidentale.
È importante, quindi, che ci rendiamo conto di come sia necessario un impegno forte da parte del Governo e dello Stato italiano per ridimensionare la portata di questo problema, anche in vista di un depotenziamento delle ragioni che possono portare a situazioni di crisi così drammatica come quella relativa all'emergenza terroristica.
Per dire questo vogliamo appellarci al fatto che l'impegno dello Stato non deve essere un finanziamento saltuario, nella nostra mozione l'abbiamo chiamata generosità paesistica. Deve essere un impegno concreto che porti a termine quello che era stato l'impegno del vertice sull'alimentazione del 1996: ridurre entro il 2015 la fame nel mondo. Allora si calcolava fossero 800 milioni coloro che soffrivano del problema della fame nel mondo; purtroppo, a cinque anni di distanza, dobbiamo verificare come il numero è probabilmente aumentato, di sicuro non si è ridotto; o meglio, se in alcuni paesi si è ridotto, in altri sicuramente è aumentato.
Per questo bisogna uscire dalla logica pietistica e porsi degli obiettivi concreti, specifici, determinati e con una scadenza precisa, altrimenti tutto diventa un esercizio di pietismo e di generosità facile da realizzare. In questo senso impegniamo il Governo a ricercare le cause che hanno ostacolato la realizzazione dell'obiettivo che si era posta la FAO nel vertice del 1996 e vogliamo rivendicare all'Italia un ruolo particolare nella lotta alla fame nel mondo; ciò, non solo perché l'Italia è la sede della FAO, dell'IFAD e del PAM, ma perché il nostro paese ha da sempre offerto un sostegno di grande rilievo alla


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lotta all'indigenza, alla povertà nel mondo e alla cooperazione per lo sviluppo dei paesi arretrati. In questo senso possiamo svolgere anche una funzione di ponte tra nord e sud, che anche la configurazione geografica del nostro paese ci potrebbe permettere.
Le risorse dedicate sono sicuramente del tutto insufficienti quindi, se il nostro scopo è quello di porre obiettivi concreti, realizzabili e determinati, dobbiamo anche sapere che ci vogliono risorse adeguate; quanto abbiamo stanziato fino ad oggi è sicuramente insufficiente. Per questo chiediamo un segnale forte, concreto di un contributo straordinario di 100 milioni di dollari per quanto riguarda il programma speciale per la sicurezza alimentare; stanziamento che potrebbe avere un effetto di trascinamento rispetto all'adesione di altri paesi, e che potrebbe portare le risorse destinate a combattere la fame del mondo a quel livello ritenuto necessario per il raggiungimento degli obiettivi che ci si è posti.
Sono d'accordo con Mantovani, potremmo anche togliere l'indicazione di cinque anni necessaria per raggiungere lo 0,70 per cento del prodotto interno lordo. È un obiettivo da raggiungere subito, un obiettivo non più posticipabile, un obiettivo che ci siamo posti tante altre volte ed oggi è il momento di raggiungerlo.
Per concludere esprimo la disponibilità ad un voto favorevole anche riguardo le altre mozioni, seppure vi siano numerosi aspetti che non ci trovano d'accordo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi limito semplicemente ad affermare che Alleanza nazionale si asterrà sulla mozione Calzolaio ed altri n.1-00021, anche perché abbiamo riscontrato che in un punto vi è una parziale contraddizione con le risoluzioni assunte a Doha nel Qatar, in sede di risoluzione ministeriale sulla Conferenza mondiale del commercio. Voteremo invece a favore della mozione Rizzi ed altri n.1-00029 ed ovviamente esprimeremo un voto favorevole sulla mozione n. 1-00028 di cui è primo firmatario l'onorevole Volontè.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

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