Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 65 del 20/11/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1820).

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti, noto per il dono della sintesi: lo posso testimoniare. Ne ha facoltà

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per dichiarare il voto favorevole dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore su questo provvedimento molto importante per la nostra agricoltura. L'importanza di questo settore è stata sottolineata anche al vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio, durante il quale è stata garantita la protezione delle denominazioni di origine controllata.
Non sempre la nostra agricoltura ha potuto contare su una burocrazia moderna e credo che tale provvedimento proceda verso la creazione di una burocrazia di qualità e verso una minore burocrazia. Questi sono i segni caratteristici anche del programma della Casa delle libertà. Per questo motivo voteremo convintamente a favore del provvedimento al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, non sarò altrettanto sintetico perché naturalmente il provvedimento che stiamo per approvare è estremamente importante. Credo, dunque, che valga la pena fare alcune considerazioni di merito anche per giustificare la posizione dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.
Il decreto-legge che ci è stato esaminato - come abbiamo già avuto modo di esprimere - comporta alcune variazioni alla legge istitutiva dell'AGEA. L'Agenzia per le erogazioni in agricoltura è un organismo di diretta emanazione del ministero ed è organizzata anche su base regionale. Essa definisce e gestisce una notevole mole di risorse: parliamo di 10 mila miliardi.
La riforma dell'AGEA è derivata dalla soppressione dell'organismo precedente che gestiva gli aiuti (l'AIMA). L'AGEA ha segnato un punto di discontinuità fortissimo rispetto all'AIMA, perché ha previsto gli organismi pagatori regionali. Quindi, è un'articolazione del nuovo sistema degli aiuti; tale sistema non è più centralizzato ma distribuito sugli organismi regionali.
Allo stato, sappiamo che soltanto poche regioni hanno già provveduto ad istituire gli organismi pagatori e che altre stanno per farlo. Naturalmente, ci auguriamo che altrettanto possano fare tutte le regioni, come ha già detto il collega Boccia; io colgo l'occasione per chiedere al Governo, in persona del sottosegretario Scarpa Bonazza Buora, che oggi lo rappresenta, di stimolare la costituzione di tutti gli organismi pagatori regionali, anche mettendo a disposizione - io credo - le risorse occorrenti. Molto spesso, l'istituzione di nuovi organismi dipende dalle risorse disponibili.


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A tale proposito, la Conferenza delle regioni ha avanzato una richiesta di 40 miliardi, finalizzati proprio a tale costituzione; ma non era questa la sede idonea per accedere a tale richiesta: la sede giusta credo sia rappresentata dalla discussione sul disegno di legge finanziaria, che sarà avviata alla Camera nei prossimi giorni. Mi auguro che la disponibilità manifestata oggi venga confermata anche in tale occasione.
Il provvedimento in esame si inserisce in quella riforma di decentramento che il centrosinistra ha fortissimamente voluto. La formulazione iniziale, come ho già avuto modo di affermare in Commissione, era del tutto inadeguata; credo di poter dire che essa costituiva un forte arretramento rispetto alle previsioni delle norme originarie; soprattutto, abbiamo giudicato il testo originario foriero di gravi problemi perché esso creava interferenze tra compiti e sovrapposizioni di responsabilità (e quando ci sono sovrapposizioni di responsabilità, spesso non ci sono più responsabilità). Si rischiava di mettere in moto, in tal modo, un meccanismo che, anziché costituire uno strumento efficace per migliorare l'erogazione degli aiuti, finiva per frenarli.
Traspariva, poi, uno spirito di resa del ministero; come ho avuto occasione di affermare più volte, sembrava si dicesse: il ministero non ce la fa ad affrontare il problema della funzionalità della AGEA; organizzazioni professionali, pensateci voi! Questo era lo spirito sotteso al decreto-legge! E credo sarebbe stato un errore se quella formulazione, improntata a quello spirito di resa, fosse stata portata avanti.
Il lavoro che abbiamo fatto, sul quale vi è stata disponibilità del Governo e della maggioranza, ha permesso di superare molti dei problemi da me segnalati. Rimane, tuttavia, un problema per noi importante, che abbiamo sottolineato e sul quale siamo intervenuti ripetutamente: la lettera a) del comma 1 dell'articolo 1, stabilisce che il ministero riprende la competenza, in seno al comitato FEOGA - Garanzia sulle attività di monitoraggio dell'evoluzione della spesa. Ebbene, noi abbiamo espresso - e lo facciamo anche in questa sede - una forte contrarietà a tale disposizione, per diverse ragioni: la prima è che essa delegittima l'AGEA, organismo di diretta emanazione del ministero (il cui consiglio di amministrazione è nominato per cinque settimi dal ministero e per due settimi dalle regioni), che viene espropriato, di fatto, di una competenza molto importante. Quando sono intervenuto sull'argomento ho precisato che non si tratta solo del problema del monitoraggio perché quest'ultimo è seguìto dalla riformulazione e dalla riallocazione delle risorse.
Essendo l'AGEA l'organismo che possiede tutti i dati per la completa valutazione della situazione nazionale, è chiaro che se gli sottraiamo questa parte importante di attività, creiamo una cesura tra i suoi compiti e le sue concrete possibilità.
Quindi, è per questo che noi siamo fortemente contrari. Ma così doveva essere. Non è stato possibile, per l'attuale maggioranza, mantenere in capo all'AGEA i compiti propri dell'AGEA, che è l'unico organismo in grado di fare in maniera veramente efficace quel monitoraggio, quelle verifiche e di disegnare una riallocazione delle risorse coerente con le effettive necessità. Ma noi abbiamo proposto anche un'altra formulazione in cui si teneva conto del ruolo delle regioni, che sarebbero intervenute congiuntamente con il ministero per effettuare, a livello di Unione europea, tali verifiche. Ciò non è stato possibile e credo sia stato grave errore. Crediamo - lo abbiamo ripetutamente detto - che questo possa creare anche dei problemi rispetto all'osservanza delle direttive dell'Unione europea, laddove si definisce la necessità di un interlocutore unico per quanto riguarda la gestione degli aiuti di Stato.
So che il Governo ha un'opinione diversa rispetto a questo dubbio che noi abbiamo. Io ho mi auguro che almeno sia stata effettuata una verifica e che quindi ci sia la certezza che la norma, così com'è stata approvata, sia valida, perché, altrimenti, rischiamo anche di avere, oltre al danno, la beffa. Questo resta un problema


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grosso che non abbiamo potuto risolvere. Nonostante questo abbiamo risolto - come dicevo - numerosi problemi, alcuni con l'approvazione degli emendamenti dell'opposizione, altri con una formulazione del Governo che accoglieva lo spirito ed i contenuti dei nostri emendamenti.
Voglio esprimere un apprezzamento per il lavoro che ha fatto il sottosegretario di Stato Scarpa Bonazza Buora, anche per i rapporti che ci sono stati con la maggioranza, perché credo che così si debba lavorare nell'interesse del mondo agricolo e degli utenti finali. Abbiamo raggiunto in questo modo una corretta definizione dei compiti del consiglio di rappresentanza ed abbiamo evitato quelle pericolose interferenze che citavo all'inizio, trovando un punto di equilibrio rispetto alle competenze dei centri di assistenza agricola a cui, nella formulazione iniziale, rischiavamo di delegare delle responsabilità e delle competenze liberamente, senza regole predefinite. Questo poteva essere, effettivamente, un punto molto problematico.
Non voglio ricordare quello che è successo qualche anno fa, relativamente alle quote latte, con la gestione libera da parte di alcune associazioni; è nostra responsabilità evitare che si possano verificare quelle condizioni. Io credo che la direzione che abbiamo assunto può consentirci di superare quelle difficoltà. Il Parlamento si confronterà anche con il decreto ministeriale da emanare e, in tale occasione, potrà dare il suo contributo per evitare che insorgano problemi in futuro. Avere integrato il consiglio di amministrazione dell'AGEA con i rappresentanti delle regioni è importante, anche se noi avremmo preferito che il rapporto di forze fosse diverso; comunque, è un punto di equilibrio su cui naturalmente diamo una valutazione positiva perché è stato stabilito un principio importante.
Ho cercato di chiarire le modifiche positive intervenute sul testo del decreto-legge su cui, in Commissione, purtroppo, non avevamo potuto raggiungere un accordo, tanto è vero che, in quella sede, ci eravamo espressi in maniera contraria al provvedimento....

PRESIDENTE. Onorevole Rava, la invito a concludere.

LINO RAVA. Ho concluso, signor Presidente.
Abbiamo potuto notevolmente migliorare il testo con il lavoro di confronto nel Comitato ristretto e con il lavoro dell'Assemblea. Credo si tratti di un dato importante che riconosciamo anche nel voto finale, nel senso che opteremo per un'astensione motivata dalle ragioni politiche di disaccordo sulla lettera a) del comma 1, dell'articolo 1 mentre esprimiamo un giudizio positivo su tutto il resto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, esprimerò poche parole per motivare la nostra astensione. In effetti ci troviamo di fronte ad un testo che, rispetto alla stesura originale, presenta alcune innovazioni di cui la più rilevante è indubbiamente l'apertura ai rappresentanti delle regioni nel consiglio di amministrazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (l'AGEA); vi è poi un'attenzione ai problemi connessi ad alcune gravi malattie degli animali da allevamento e, soprattutto, vi è un mutamento, un ridimensionamento delle funzioni del consiglio di rappresentanza. Quest'ultima innovazione non ci trovava affatto consenzienti; abbiamo infatti espresso il massimo della contrarietà per un organo che, se fosse rimasto tale nella delineazione delle sue funzioni (dove, cioè, era presente chi, essendo controllato dall'AGEA, avrebbe assunto compiti di vigilanza sul consiglio di amministrazione dell'Agenzia stessa) avrebbe provocato quella situazione in cui i controllati avrebbero dovuto controllare


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i controllori: una soluzione in negativo del famoso interrogativo brechtiano cui prima facevo riferimento. C'è una stesura modificata, c'è un accoglimento di un ordine del giorno in cui è stato trasfuso il contenuto di un nostro subemendamento (che, tecnicamente non è stato possibile presentare) e, indubbiamente, questo è un elemento che deve essere considerato nella valutazione d'insieme. La motivazione dell'astensione deriva anche da una valutazione generale della portata, tutto sommato modesta, del provvedimento, della necessità di affrontare temi di questa natura con un respiro ed una forza più ampi e anche del fatto che la forma del decreto-legge non favorisce certo un approfondimento di queste tematiche. L'insieme di queste valutazioni, oltre che argomenti di dettaglio che qui non richiamo, motivano l'astensione su tale provvedimento da parte dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare l'astensione dei deputati del gruppo della Margherita su questo provvedimento. Indubbiamente il provvedimento contiene degli elementi positivi che noi stessi auspicavamo, in particolare la volontà di accelerare e migliorare il sistema dei pagamenti dei contributi comunitari in agricoltura. Ricordiamo che Agenda 2000 pone anche dei riferimenti precisi per coloro che non spendono tutto quanto assegnato dall'Unione Europea, che verranno penalizzati negli stanziamenti successivi. È quindi importante che ci si doti di un ente pagatore che sia il più veloce e il più efficace possibile. In questo senso un punto positivo di questo provvedimento è sicuramente la previsione della possibilità, da parte dei centri di assistenza agricola, di rendere immediatamente esigibili, come titoli, le pratiche da loro istruite. Avremmo preferito che ci fosse una forma di asseverazione dei centri di assistenza agricola; il nostro emendamento è stato in parte accolto dal Governo, vedremo poi cosa verrà stabilito con il decreto del ministro che deciderà le forme per garantire la responsabilità dei pagamenti.
Positivo è anche il consiglio di rappresentanza; non vorrei dire qualcosa di sgradito alla maggioranza ed al Governo, ma quest'organismo mi ricorda lo strumento della concertazione, che più volte questo Governo ha detto di voler smantellare ma che, in questo consiglio di rappresentanza, mi sembra venga preso come elemento ispiratore. È positivo che vi sia un consiglio di rappresentanza che permetta di monitorare e valutare l'andamento della spesa dei contributi comunitari in agricoltura; è positivo che vi siano rappresentate le organizzazioni professionali; non è positivo che siano completamente assenti le organizzazione di prodotto (questo lo abbiamo già fatto notare anche nel sostenere un nostro emendamento specifico) e non è positivo che il numero sia così ridotto. Sarebbe stata sicuramente preferibile una rappresentanza più ampia. Vi sono comunque le cooperative, le organizzazioni professionali, le associazioni degli enti tecnici che operano nel campo agricolo. In questo senso, accogliamo con favore il fatto che sia stata eliminata un'ingiusta discriminazione a svantaggio degli agrotecnici: vi sarà, infatti, un membro scelto tra le tre organizzazioni che rappresentano agronomi, agrotecnici e periti agrari.
Per quanto riguarda le considerazioni positive sul provvedimento, ci dobbiamo purtroppo fermare a questo punto. Esistono, infatti, due valutazioni negative che dobbiamo fare su questo disegno di legge. Innanzitutto, la richiesta di decretazione d'urgenza: lei, signor Presidente, ha già richiamato in questo senso il Governo, e penso che questo fosse un disegno di legge che poteva essere sicuramente discusso con la calma ed il tempo necessario in Commissione, anche per evitare che si arrivasse ad un testo in molte parti un po' superficiale, qualche volta raffazzonato, che ha richiesto la correzione da parte della Commissione agricoltura e che ha subito parecchi rilievi anche da parte di


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altre Commissioni, come la Commissione bilancio, la Commissione affari sociali, la Commissione per le politiche dell'Unione europea, il Comitato per la legislazione. Se si fosse avuto più tempo, forse avremmo evitato certi errori, forse saremmo arrivati ad un testo ancora migliore.
Sicuramente, gli agricoltori chiedono una riforma dell'ente pagatore nazionale dei contributi comunitari, ed io stesso, che sono imprenditore agricolo, so cosa vuol dire, in termini di svantaggio competitivo, ricevere i contributi comunitari a fine anno. Siamo a fine novembre ed io non ho ancora ricevuto i contributi PAC/seminativi di quest'anno, quando in Francia, Inghilterra e Germania ciò avviene all'inizio di ogni anno. Forse saranno in corso: so che dal 16 in poi sono stati effettuati pagamenti; forse saranno stati effettuati per posta, comunque ciò non cambia molto i termini della questione, in quanto si tratta solamente di alcuni giorni.
È ovvio, quindi, che vi sia una forte richiesta da parte degli agricoltori. Mi domando, però, per quale motivo si sia ricorsi alla decretazione d'urgenza. Il provvedimento, diciamolo pure, grazie a questa fretta, a questa urgenza, è partito male, ed ha avuto bisogno di numerose modifiche e correzioni in corso d'opera. Tra l'altro, il fatto abbastanza paradossale è che l'unico intervento veramente urgente, cioè quello di proroga dell'ente irriguo umbro-toscano, era stato inserito all'interno di questo disegno di legge senza copertura finanziaria. Quindi, se vi era una cosa urgente, nella versione originaria non era stata prevista la copertura finanziaria, per cui si è dovuto procedere con un emendamento successivo per raccogliere il parere favorevole della Commissione bilancio.
Non vorrei essere impietoso, ma ci sono ulteriori motivi che testimoniano come in questo caso la fretta non sia stata buona consigliera: parlavo prima della dimenticanza degli agrotecnici; vi sono numerosi errori formali, che sono stati corretti dal Comitato per la legislazione; c'è stato bisogno di rivedere le competenze del consiglio di rappresentanza per evitare che si creasse un dualismo con il consiglio di amministrazione. Insomma, si poteva fare meglio, con più calma e, forse, anche con maggiore condivisione.
Questo è il primo motivo di insoddisfazione nei confronti del disegno di legge in esame, ma ve ne è un altro più profondo ed importante: l'assenza di federalismo. In altri termini, con questo provvedimento si attua un arretramento rispetto a quanto si prevedeva precedentemente.
Ricordiamo che nella fase della discussione del provvedimento in esame non vi è stato alcun coinvolgimento, né preventivo né conoscitivo, delle regioni. Stiamo parlando dell'AGEA, un ente pagatore che dovrebbe svolgere funzioni di coordinamento degli enti pagatori regionali; stiamo, quindi, parlando di qualcosa che, sicuramente, ha a che fare con le regioni in maniera diretta.
Non possiamo dimenticare che le regioni rivestono un ruolo fondamentale nell'erogazione dei contributi. Anche in mancanza di convenzioni, le regioni svolgono già funzioni di pagamento dei contributi comunitari e non si capisce, quindi, per quale motivo non siano state coinvolte fin dall'inizio nella discussione. Soprattutto, non si capisce il motivo per cui, nella sua prima formulazione, la norma non prevedesse la presenza delle regioni nel consiglio di amministrazione né il motivo per cui i rapporti con il FEOGA debbano essere tenuti da un rappresentante del ministero e non da un rappresentante delle regioni.
Non si capisce il motivo per cui, in una prima versione, la norma recitava «sentita la Conferenza Stato-regioni» e non «di intesa con la Conferenza Stato-regioni». Mi riferisco al discorso dell'anagrafe bovina, rispetto al quale le regioni svolgono ancora un ruolo fondamentale per l'efficacia e l'efficienza della banca dati.
Non dimentichiamo che esistono già organismi pagatori regionali che, evidentemente, in questo caso, sono stati dimenticati dal legislatore. In particolare, in relazione alla banca dati nazionale per l'anagrafe bovina, non viene prevista la


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possibilità che vi siano banche dati regionali che lavorino, come un sistema di rete, per creare la banca dati nazionale.
Non ripeto quanto già espresso a favore dell'emendamento da noi presentato, ma anche tale aspetto costituisce sicuramente un punto negativo di questo provvedimento; ne avremmo guadagnato in termini di flessibilità, di riduzione degli sprechi, di funzionalità e di semplificazione.
Evidentemente, vi è una volontà di accentramento che torna a pervadere questo Governo per quanto riguarda le funzioni del Ministero delle politiche agricole e forestali e che non è rispettosa di quanto, invece, è stato votato in Parlamento e sancito da un referendum confermativo che ha modificato il titolo V della Costituzione, riaffermando in maniera ancora più forte - se ciò fosse stato necessario - come le regioni abbiano competenza specifica in agricoltura.
Per quanto riguarda le altre motivazioni di insoddisfazione, ricordo l'assenza delle associazioni dei produttori all'interno del consiglio di rappresentanza. Si tratta sicuramente di una grave carenza che si sarebbe potuta sanare a livello di emendamenti, ma il Governo non ha voluto raccogliere tale nostra richiesta.
Plaudo all'accoglimento, da parte del Governo, dell'ordine del giorno relativo al morbo della «lingua blu» che, in parte, risarcisce il fatto che non sia stato dichiarato ammissibile l'emendamento che stabiliva l'istituzione di un fondo per fronteggiarlo. Tale ordine del giorno impegna il Governo a considerare nella legge finanziaria uno stanziamento a favore degli allevatori colpiti da questo disastro; spero che se ne ricorderà in sede di esame sulla legge medesima.
In conclusione, preannuncio un'astensione dal voto, con alcuni giudizi positivi, ma con i due grandi dubbi che ho espresso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.

CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, sarò telegrafico. Nel mio precedente intervento ho già avuto modo di esprimere la nostra preoccupazione e le critiche rispetto al decreto-legge in esame quindi non ritornerò su questi argomenti.
Pur non facendo salti di gioia, intendo dichiarare la nostra astensione dal voto sul provvedimento in esame, un'astensione che vuole sottolineare positivamente lo sforzo al dialogo che ha accompagnato la discussione di oggi, che ha consentito un miglioramento del decreto-legge e che ha permesso di accogliere le motivazioni e le critiche provenienti dall'opposizione.
Tuttavia, è un'astensione che vuole sottolineare anche i punti, che rimangono aperti, di nostra preoccupazione. Vorrei così riassumerli: un ricorso troppo frequente alla decretazione d'urgenza anche quando non ce n'è bisogno; un segno poco federalista, per non dire centralista, dei provvedimenti che andiamo approvando; il permanere dell'articolo 1, comma 1, che sostanzialmente riporta in capo al Ministero delle politiche agricole e forestali funzioni tecniche di cui non sentivamo certo il bisogno.
È per questi motivi che dichiariamo la nostra astensione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, sarò brevissimo. Intervengo solo per contrappuntare alcune osservazioni dei colleghi dell'opposizione e per fare riferimento al contenuto qualificante di questo provvedimento.
Questo decreto-legge è stato finalmente scritto dopo cinque anni di Governo di centrosinistra, quindi di inerzia della sinistra. È stato finalmente scritto: male, come ha continuato a ripetere la sinistra in questo dibattito (non si è capito se male sotto l'aspetto logico o sotto l'aspetto grammaticale), però è stato scritto. Certo, li capisco: dopo 20 anni di politichese si va alla ricerca della chiarezza!
In effetti, i punti qualificanti di questo decreto-legge sono tre: l'immediata esigibilità


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delle domande degli agricoltori; il consiglio di rappresentanza; la possibilità di istituire l'anagrafe bovina. Infatti, gli agricoltori italiani sono gli unici in Europa a non poter riscuotere i danni da BSE proprio perché manca l'anagrafe bovina: la responsabilità di tale mancanza non può essere addebitata ad un Governo che vive ed opera fattivamente da quattro mesi.
Mi pongo e vi pongo questa osservazione: è possibile che voi, in tre-quattro mesi, siate riusciti a fare da opposizione quello che non avete potuto, saputo o voluto fare in cinque anni di Governo? Questa è una mistificazione che bisognava assolutamente mettere in evidenza, perché si è giunti quasi all'impudenza nella vostra ricerca ossessiva di verificare e far risaltare che le «frattaglie» di questo decreto-legge erano gravissime e ne compromettevano l'efficacia.
Vi sono, dunque, ragioni sufficienti per votare a favore di questo decreto, e non soltanto per motivi di schieramento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Nel dichiarare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico delle seduta odierna della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Dichiaro l'astensione del gruppo dei Verdi e chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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