Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 65 del 20/11/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 339)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.

GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, l'oggetto del provvedimento al nostro esame ci impegna da lungo tempo in termini di dibattito politico. Inoltre, è all'attenzione di entrambi i rami del Parlamento nella fase che definirei conclusiva fin dal 1995. Credo sia un modo per non dover chiedere scusa a molti nostri compatrioti emigrati all'estero e che hanno seguito, non senza incredulità, talvolta, questi nostri dibattiti che rischierebbero, altrimenti, di farli sentire più esiliati dalla patria e dalla sua rappresentanza. È una storia che ha coinvolto molte persone; una, in particolare, ritengo debba essere menzionata: il ministro per gli italiani nel mondo, l'onorevole Tremaglia, che, in questa battaglia, ha impegnato la sua vita.
È stato l'onorevole Boato, avversario di rigore di un aspetto del provvedimento, ad evocare il circolo virtuoso, le larghe alleanze (dalla Presidenza della Repubblica, alla Presidenza della Camera e alla Presidenza del Senato e, conoscendone le capacità e le inclinazioni, non mi sentirei di escludere neppure il Padreterno) che il ministro Tremaglia è riuscito ad acquisire intorno al provvedimento con inesauribile attivismo, e a dargliene merito. Certamente le difficoltà non sono nate solo dalle legittime perplessità e dai dissensi di alcuni colleghi ma hanno trovato il loro oggettivo fondamento nella necessità di accordare il testo costituzionale con l'esigenza politica che intendevamo rappresentare. È stato, tuttavia, riconosciuto lo specifico valore del provvedimento al nostro esame che discende da una norma costituzionale transitoria che, quindi, non fa parte del corpus specifico della Carta costituzionale ma che, tuttavia, ha piena rilevanza costituzionale.
In particolare, l'articolo 48 della Costituzione, è stato integrato con l'inserimento, tra i principi fondativi della Repubblica, di una norma che affida alla legge ordinaria il compito di stabilire requisiti e modalità della partecipazione al voto politico dei cittadini italiani residenti all'estero
Al fine di garantire l'effettività di tale diritto, si è previsto di istituire, accanto alle circoscrizioni territoriali, questa circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da altra legge costituzionale. Le stesse leggi costituzionali rinviano, quindi, per l'attuazione dei principi e delle modifiche ordinamentali intervenuti, ad una legge ordinaria necessariamente incidente con l'istituita circoscrizione Estero e


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con la variazione in diminuzione dei seggi assegnati alle circoscrizioni territoriali nazionali dai testi unici per l'elezione delle Camere.
La XIII legislatura, pur impegnata in questi adempimenti costituzionali, si è chiusa, com'è noto, prima che il Parlamento riuscisse ad approvare la legge.
Quattro, come ha rilevato il relatore, onorevole Soda, sono gli istituti fondamentali sui quali si articola la legge: l'introduzione del voto per corrispondenza; la previsione dell'opzione per l'esercizio del diritto di voto in Italia; l'unificazione dei dati dei cittadini italiani residenti all'estero; l'articolazione della circoscrizione Estero in quattro ripartizioni. Secondo quanto previsto dall'articolo 8 della proposta di legge, appena approvato, gli elettori residenti all'estero che esercitano l'opzione per il voto in Italia non possono candidarsi nella circoscrizione Estero; allo stesso modo, coloro che votano nella circoscrizione Estero non possono essere candidati nelle circoscrizioni del territorio nazionale.
Il descritto quadro giuridico non vale certamente a dissipare alcune perplessità che possono legittimamente appoggiarsi su una stretta interpretazione del dettato costituzionale; e questa considerazione vale, in particolare, per la prescrizione del nominato articolo 8, che interdice ai residenti all'estero di candidarsi per il territorio nazionale e viceversa. Mai come in questo momento, però, la ragione, non soltanto politica - direi che c'è addirittura una ragione umana, democratica, più profonda - e l'interesse reale di tanti nostri connazionali, i quali vogliono rendersi partecipi della vita democratica della Repubblica nel suo momento significativo più alto, quello del voto, debbono andare uniti per far premio rispetto alla lettera della legge. Mi pare, infatti, che sia configurabile, in questo momento, un reale interesse costituzionale meritevole di tutela giuridica.
Con tutti gli inevitabili limiti, questa legge disegna, quindi, un buon percorso di partecipazione, in quanto permette il voto anche nelle sedi più lontane e, soprattutto, rende possibile la raccolta del consenso politico nelle realtà in cui le rappresentanze concretamente vivono.
Nel preannunciare, pertanto, il voto favorevole del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, concludo dicendo che il rischio che qualcuno ha paventato deve essere commisurato all'obiettivo politico che si vuole raggiungere. Citando un grande tedesco, «laddove è maggiore il rischio, maggiori sono anche le possibilità di salvezza»; non si tratta, in questo caso, di salvare; si tratta, piuttosto, di incrementare, di completare un percorso democratico da tanto, forse da troppo tempo avviato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.

GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, il gruppo...

PRESIDENTE. Onorevole D'Alia, lo dico a lei, ma mi rivolgo a tutti i colleghi: al fine di accelerare i lavori, non sarebbe male consegnare il testo scritto degli interventi piuttosto che svolgerli oralmente.

GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, mi ha letto nel pensiero: nel dichiarare il voto favorevole sul provvedimento da parte del gruppo del CCD-CDU Biancofiore, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione del mio intervento in calce al resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole D'Alia; la Presidenza la autorizza senz'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, la mia dichiarazione di voto sarà brevissima, anche perché le nostre ragioni sono le stesse che ci hanno portato a votare contro le modifiche costituzionali introdotte nella XIII legislatura.
Credo che, come bilancio di questa esperienza e di questa discussione, si possa


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dire che avevamo visto lontano. I colleghi, che hanno fatto una scelta diversa, oggi si rendono responsabili di un provvedimento legislativo che aprirà una serie di incognite riguardanti la sua gestione e la sua lettura, persino dal punto di vista costituzionale. Rimangono interrogativi e contraddizioni che abbiamo richiamato in diverse occasioni, anche in questa discussione; tuttavia, voglio sottolineare che vi sono anche ragioni politiche e costituzionali, presenti anche nei nostri emendamenti e nel nostro tentativo di cancellare l'articolo 8, che ci spingono a votare contro questo provvedimento.
Rifondazione comunista non si è mai associata alla demagogia che ha caratterizzato il dibattito su questo provvedimento relativo al voto dei cittadini residenti all'estero. Abbiamo scelto di non farlo perché abbiamo una idea di società che ci porta a dire che coloro che si esprimono, che hanno diritto di voto, dal punto di vista sostanziale, che meritano di essere rappresentati in Parlamento, non sono tanto coloro che hanno un legame di sangue antico quanto coloro che vivono ogni giorno le contraddizioni e i problemi di un paese.
Tuttavia, poiché non intendevamo impedire questo diritto al voto, già sancito nella Costituzione nonostante i costituenti non avessero mai ritenuto di doverlo precisare come è stato fatto nella legislatura scorsa, se si fosse voluto rendere concreto questo diritto di voto per i cittadini all'estero, sarebbe stato possibile semplicemente ricorrere alla legge ordinaria. Si è scelta una strada complicata, che, come è stato riferito in questa Assemblea anche dal ministro Tremaglia, punta ad una rappresentanza genuina.
Oltre agli aspetti costituzionali, noi contestiamo così un aspetto politico. Infatti, questa idea della rappresentanza genuina presuppone un precedente a nostro avviso gravissimo, che potrebbe avere un seguito, anche per le altre spinte che sono già emerse nei dibattiti politici nel corso di questi mesi e di questi anni. Si tratta di un'idea che rompe il concetto di unitarietà ed indivisibilità della nazione, principio base della democrazia moderna, che ha resistito nel corso della storia e che oggi viene interrotto con questo provvedimento. Ora, noi, che abbiamo un'idea della rappresentanza che è quella prevista dalla Costituzione, pensiamo persino che questa rappresentanza genuina non possa essere invocata neanche laddove vi siano soggetti concretamente visibili che debbono essere rappresentati in forme specifiche. Credo che l'esempio richiamato dall'onorevole Soda sull'articolo 51 sia esattamente il contrario di quello che io mi auguro andremo a fare in questa Assemblea relativamente alla questione della parità di accesso a cariche istituzionali tra uomini e donne.
Noi cercheremo, con quel provvedimento, di affermare dei principi di azione positiva da affrontare poi con la legislazione ordinaria, senza però contraddire la logica di rappresentanza unitaria ed indivisibile dell'entità nazionale, un'idea politica della rappresentanza molto lineare con i principi fondamentali della Costituzione.
Contestiamo questo provvedimento proprio sulla base di quei principi fondamentali e di quel richiamo alla rappresentanza dei cittadini all'estero che, peraltro, non sarebbero neanche degnamente rappresentati - come è stato più volte richiamato - per la dimensione e le caratteristiche di questa circoscrizione Estero.
Infine, il nostro voto è contrario anche per gli aspetti più specifici. In questo provvedimento si introduce un'ulteriore contraddizione con la legislazione elettorale italiana: in Italia votiamo per il Parlamento nazionale senza voto di preferenza, in questa legge, invece, si introduce il voto con due preferenze.
Penso che anche questo sia un problema, una contraddizione pesante, sia per quanto riguarda la forma sia per quanto riguarda, concretamente, le modalità con cui, effettivamente, questi cittadini voteranno.
In questa discussione è stato citato anche il pericolo delle lobby, che non è stato richiamato da parte nostra. Credo, tuttavia, che l'insieme di questi elementi (i


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voti di preferenza, l'introduzione del voto per corrispondenza, cosa in sé non contrastabile in termini assoluti ma che, in questo contesto, potrebbe introdurre elementi interrogativi sulle modalità del voto) costituisca un precedente grave sul piano costituzionale, sul piano politico per un'idea della società e delle relazioni che si intende costruire e perseguire nella nostra società - noi, ad esempio, vorremmo che si desse la possibilità di votare agli extracomunitari, agli stranieri che risiedono nel nostro paese e che ci vivono quotidianamente, piuttosto che costruire queste demagogie - ma anche per aspetti di dettaglio che, mi auguro, potranno essere migliorati, per quanto possibile, con la prossima lettura al Senato. Il nostro voto, pertanto, sarà contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, il gruppo della Lega nord Padania voterà a favore del provvedimento in esame. Il nostro movimento ha sempre segnalato, con fermezza, nelle varie iniziative legislative volte a garantire il diritto di voto ai cittadini italiani all'estero, talvolta anche esponendosi a qualche strumentalizzazione, la necessità di avere a disposizione dati certi sul numero effettivo degli aventi diritto al voto. Sappiamo quale fosse la banda di oscillazione delle fonti ufficiali, ragion per cui ci conforta che, con questo provvedimento, si rimedi a questa necessità di chiarezza. Resta, tuttavia, a nostro avviso, la necessità di rivedere la legge che concede la cittadinanza italiana, perché ci risulta che, ad esempio, in America latina, ogni anno, sfruttando le larghe maglie di questa legge, le persone che chiedono la cittadinanza italiana siano decine di migliaia. Riteniamo, quindi, che, per questo aspetto, un controllo sia quantomeno doveroso.
Non nascondiamo gli inconvenienti che, comunque, rimarranno anche dopo l'approvazione di questa legge, in considerazione, ad esempio, dell'ampiezza geografica delle varie ripartizioni elettorali, delle conseguenti difficoltà di campagna elettorale e così via; ma poiché le riforme costituzionali hanno previsto questo testo, era necessario attenervisi e, su questo, lavorare. Per questi motivi, abbiamo dato il nostro consenso alla proposta di legge in esame firmata anche dal nostro capogruppo.
Concordiamo, infine - come, poc'anzi, ho avuto modo di riferire - con la norma che impone la residenza nella ripartizione in cui ci si candida, per far sì che, effettivamente, le rappresentanze territoriali abbiano voce in questo Parlamento. Non avrebbe avuto alcun senso che un cittadino italiano residente in Australia andasse a candidarsi nella ripartizione dell'America latina; non avrebbe rappresentato nessuno, snaturando, in tal modo, il senso di tutte le riforme costituzionali di recente memoria.
Per questi motivi, ribadiamo il voto favorevole sulla proposta di legge in esame da parte del gruppo della Lega nord Padania.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, se almeno fosse stata approvata la modifica dell'articolo 8, avrei votato a favore della proposta di legge nel suo complesso, pur con tante critiche. Adesso, francamente, con convinzione, annuncio il voto contrario, con la speranza, naturalmente, che il Senato dimostri come il sistema bicamerale può, a volte, essere utile a correggere in tempo gli errori.
In queste ultime settimane, la regione Liguria ha avanzato la proposta di riservare il quarantunesimo seggio in consiglio regionale per i liguri residenti all'estero e, naturalmente, nella sua proposta la regione Liguria non pensa neppure lontanamente di vietare la candidatura per i liguri residenti in Liguria. Ebbene, questo è un esempio importante che, credo, sarà seguito da altre regioni caratterizzate da forti emigrazione, come l'Abruzzo, il Molise, il Friuli ed altre ancora.


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Si tratta di un esempio importante che sarà seguito perché è nel giusto, in quanto il ponte tra le regioni di origine e l'emigrato è un ponte forte, vero. Sappiamo infatti bene che l'emigrato si sente, con forza, certamente italiano, ma si sente legato, anche e soprattutto, al suo focolare regionale.
Con questa legge stiamo invece tagliando questo ponte; facciamo esattamente il contrario: creiamo una barriera tra l'italiano all'estero e la sua regione, e quindi una barriera tra lo stesso e l'Italia. Confiniamo l'emigrato italiano in una sorta di riserva indiana, creando anche una situazione paradossale, in quanto potrà accadere che un ligure o un abruzzese potranno votare per il consiglio regionale e, come consigliere regionale, un presidente in Liguria o Abruzzo, senza però poter votare per il Parlamento nazionale, in quanto noi glielo vietiamo.
La destra dovrebbe riflettere anche sul precedente che costituisce questa legge, perché il problema del voto per gli immigrati in Italia, per i cittadini nati all'estero ed immigrati in Italia, prima o dopo si porrà. Cosa accadrà allora? Accadrà che un peruviano che abita in Italia da anni, che lavora in Italia, che parla italiano, che capisce la politica italiana, non potrà votare, mentre un peruviano che ha un nonno italiano su quattro, che ha chiesto il passaporto italiano - e lo ha ottenuto - non per venire in Italia ma per andare a lavorare in Germania (come spesso avviene), che non parla italiano e che non è mai stato nel nostro paese, potrà invece votare per il Parlamento italiano.
Lasciatemi ricordare come il professor Sartori, in un famoso fondo sul Corriere della Sera, ha definito questo provvedimento, rivelando la sua insensatezza e balordaggine. Il professor Sartori, ha proposito degli italiani all'estero, dice la verità quando afferma che prima si ostacolava il loro voto e che ora, con la circoscrizione Estero, lo si ghettizza, ricreando così una distorsione.
Lasciatemi infine ricordare le stranezze di questo provvedimento provocate dalla circoscrizione Estero. Noi riconosciamo la cittadinanza italiana ad un cittadino, e la cittadinanza italiana comporta la cittadinanza europea; ebbene, consentiamo a questo cittadino, cittadino dunque europeo, di votare per il Parlamento italiano ma non per quello europeo. Ciò è francamente una cosa assurda, che può essere impugnata di fronte alla Corte costituzionale e, credo, anche di fronte alla Corte europea.
Diciamo la verità: questa legge è un pasticcio colossale, un pasticcio che nasce dal fatto che non si è voluto procedere come in tutti i paesi del mondo; non si è voluto cioè far votare gli italiani all'estero per corrispondenza nelle regioni di appartenenza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, Forza Italia voterà in modo convinto a favore della proposta di legge in esame, per i motivi esposti nella dichiarazione di voto di cui chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza ne autorizza senz'altro la pubblicazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiti. Ne ha facoltà.

VANNINO CHITI. Signor Presidente, non mi limiterò a consegnare la mia relazione, perché ritengo che la Camera possa programmare come ritiene i propri lavori e che non sia giusto che provvedimenti di tale rilievo «passino» in modo non sufficientemente sottolineato.
Il provvedimento di legge che ci accingiamo ad approvare è di grande rilievo; come ricordava il collega Soda nella sua relazione, esso chiude alla Camera un iter lungo cinquant'anni, dando risposta ad attese, ad iniziative ed all'impegno di tanti nostri connazionali all'estero.
Durante i nove anni nei quali ho avuto l'onore di svolgere l'incarico di presidente


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di una regione, nei molti incontri con le nostre comunità all'estero non ve ne è stato uno (lo ripeto, non ve ne è stato realmente uno solo) nel quale non mi sia stata espressa la richiesta anche del diritto di voto per i nostri connazionali.
La nostra emigrazione ha conosciuto nel tempo fasi diverse. Vi sono stati uomini e donne spinti nei punti più lontani del mondo da diverse motivazioni. I più da ragioni di lavoro, dalla ricerca di un'occupazione e di un benessere che - fino a non molto tempo fa, fino al progresso rappresentato nella vita del nostro popolo dall'avvento e dal consolidamento della Repubblica - l'Italia non era in grado di offrire.
Altri hanno lasciato il nostro paese per ragioni politiche, i più per la mancanza di quei diritti di libertà e di pluralismo che il regime fascista aveva cancellato o per ricostruirsi una vita dopo le vicende della seconda guerra mondiale.
Altri ancora - a me è capitato di incontrarne - hanno lasciato il nostro paese per una molla che spinge alla ricerca del nuovo e anche per uno spirito di avventura che in alcuni uomini è irresistibile, per un diritto fondamentale a muoversi e a scegliere paesi nuovi.
Si tratta di motivazioni diverse nel lasciare il nostro paese e di approdi diversi conseguenti a questa scelta, non solo per i luoghi nei quali si è andati - dall'Europa alle Americhe, dal Canada all'Africa o all'Australia - ma anche per la fortuna che si è incontrata.
In molti paesi i discendenti degli italiani sono divenuti classe dirigente, in altri le loro condizioni rimangono molto differenziate e, talora - come è accaduto nei paesi del Sudamerica - le crisi economiche hanno bruciato i successi e, da un anno all'altro, chi era divenuto magari un uomo d'affari di successo o un piccolo imprenditore si è ritrovato a non avere più i soldi neppure per pagarsi il viaggio di ritorno in Italia.
Tuttavia, nel succedersi delle generazioni, un punto era rimasto fermo: l'affetto verso il nostro paese e la partecipazione nei limiti del possibile, magari talora bloccando l'immagine all'Italia che si era lasciata, alla vita del proprio paese o del paese di origine dei genitori o dei nonni.
Anzi - e ciò mi ha sempre commosso - mentre, talora, i figli di chi era emigrato hanno dimenticato la lingua italiana, i nipoti hanno voluto impararla di nuovo, hanno voluto conoscere la cultura del paese di origine ed avvertirla come un importante aspetto di ricchezza nel loro essere cittadini del mondo.
A lungo i nostri connazionali all'estero si sono sentiti trascurati - e lo sono stati - dalle istituzioni dello Stato centrale. Le regioni, con il loro nascere negli anni settanta, hanno spesso ricostruito legami e relazioni, riconosciuto e promosso l'associazionismo ed approvato leggi apposite. Non tutto è stato positivo e, a volte, si sono registrati provvedimenti frammentari.
Tuttavia, le istituzioni democratiche dell'Italia hanno operato affinché gli anziani bisognosi venissero assistiti, affinché si ritornasse, dopo decine di anni, a rivedere i luoghi nei quali si era nati ed affinché si insegnasse la lingua italiana e si incontrassero tra loro ragazzi e ragazze che vivevano in tante parti lontane del mondo.
Sono nate relazioni tra comuni e regioni italiane e realtà istituzionali dei paesi in cui ormai i nostri connazionali vivevano, sono nati scambi culturali ed economici, lezioni di dialogo e di tolleranza non astratte. Le regioni e gli enti locali hanno sentito i nostri connazionali come ambasciatori permanenti, non semplici destinatari di attenzione, bensì protagonisti di una collaborazione che era, ed è utile al nostro paese nel suo insieme.
In questo quadro, è stata poi ripresa, a tutti i livelli dello Stato, la costruzione di un rapporto con gli italiani, con l'altra Italia sparsa nel mondo.
Do atto al ministro Tremaglia - che è un mio avversario politico e credo di avere con lui pochi punti in comune - di essersi battuto a lungo per questo, così come dobbiamo riconoscere che, nella passata legislatura, i governi di centrosinistra si sono impegnati per questo obiettivo, che il ministro degli affari esteri Dini ha impostato


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il disegno di un Commonwealth italiano e che abbiamo cambiato la Costituzione, così da permettere oggi l'esercizio di quel diritto di voto.
Senza le modifiche costituzionali, delle quali siamo orgogliosi e non pentiti, il provvedimento in esame non avrebbe avuto fondamento. Anch'io ho ascoltato le obiezioni di alcuni parlamentari e le loro argomentazioni sull'articolo 8. Le rispetto, ma voglio dire che non vi sono verità inconfutabili e assolute.
Questa legge attua una novità introdotta nella Costituzione; questa legge assicurerà il diritto all'esercizio del voto dei nostri connazionali all'estero nelle prossime elezioni politiche. Si tratta di un risultato giusto e doveroso che rappresenta un'estensione consapevole dei diritti di cittadinanza e della concreta possibilità di esercitarli. Tale risultato non può essere avvertito con timore da noi della sinistra, da noi dell'Ulivo. Noi stessi, nella scorsa legislatura, siamo stati protagonisti, anzi, coprotagonisti, del cambiamento della Costituzione e dello svolgimento della prima conferenza degli italiani all'estero. Il concreto attuarsi del diritto di cittadinanza non può essere disperso nella pur legittima discussione sui modi con cui si esprime.
A chi pensa che non si dovrebbe tutelare e garantire, oltre al diritto di voto, anche la rappresentanza diretta delle nostre comunità all'estero, si può, forse, ricordare un famoso insegnamento di Don Lorenzo Milani: l'uguaglianza tra diversi - diversi per condizione, per forza, per tutela - può produrre la più grande delle ingiustizie.
Giustamente la collega Elena Montecchi ed il collega Soda hanno sottolineato come il principio assicurato alle nostre comunità estere di avere una loro voce diretta qui in Parlamento valga anche per altre situazioni e condizioni che la nostra democrazia deve saper promuovere. Mi riferisco, in particolare, alle donne, la cui presenza paritaria nelle istituzioni della rappresentanza democratica è essenziale per il radicamento stesso della nostra democrazia.
Cosa ci attendiamo che si produca con la legge per la quale oggi, come DS, esprimiamo un voto favorevole? Sono certo che gli eletti dai nostri connazionali all'estero che siederanno nei diversi settori politici del Parlamento porteranno, nel loro insieme, un contributo di forte attaccamento alle nostre istituzioni e di grande e rigoroso impegno nel lavoro del Parlamento. Non avranno paura di aiutarci ad approfondire ancora meglio l'esistenza, tra noi, di differenze e di punti comuni sui quali possiamo ritrovarci. Infine, ma è l'aspetto per me più importante, porteranno un contributo di equilibrio, di responsabilità, di apertura e di saggezza sulla coesistenza tra etnie, culture e religioni diverse anche all'interno del nostro paese.
I nostri connazionali, quelli della prima emigrazione, hanno sentito sulla loro pelle la durezza dell'andare in un paese straniero senza conoscere la lingua, le tradizioni, i costumi. Della loro patria hanno serbato e trasmesso la memoria. Hanno conquistato, passo dopo passo, con fatica e sacrificio, un loro ruolo nella società. Hanno sopportato umiliazioni: all'inizio, infatti, in diversi paesi di emigrazione, quando accadeva un fatto di criminalità automaticamente veniva imputato agli italiani. Certo, gli italiani non erano tutti santi, vi erano tra loro anche delinquenti - sono fatti accertati dalla storia - ma non erano tutti criminali.
Questa legge ci impone - e vedremo nei fatti quali continueranno ad essere i comportamenti della destra, perché su questo noi ora vi sfideremo - un impegno coerente per realizzare anche in Italia ed in Europa quei diritti di cittadinanza per chi da noi vive, lavora e studia. Questa legge e le nostre comunità all'estero ci chiedono coerenza nel costruire spazi di convivenza, nel rafforzare la coesione e nel consentire alle minoranze culturali e religiose di esercitare, nel rispetto delle leggi, i loro diritti.
Non possono esservi emigrati di serie A e di serie B a seconda di dove siano nati o approdati. È un impegno, certo, non ancora una realtà, ma è l'impegno che noi


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ci assumiamo. Chi all'estero si è battuto per essere pienamente cittadino del paese in cui vive, come hanno fatto i nostri connazionali, chi ha voluto insieme rafforzare i collegamenti con la patria d'origine e la partecipazione alla sua vita politico-istituzionale ed alla sua cultura non può né credere né volere reazionari binomi come quello tra terrorismo e sangue. Non può credere o volere che il federalismo sia la separazione egoistica e di razza all'interno di piccole patrie. Non possono non trovare...

PRESIDENTE. Onorevole Chiti...

VANNINO CHITI. Concludo, signor Presidente. D'altra parte si può votare anche nel pomeriggio.

PRESIDENTE. Onorevole Chiti, volevo soltanto rivolgerle un invito.

VANNINO CHITI. Dicevo che i nostri connazionali all'estero non possono non trovare assurda o inverosimile la deificazione dei fiumi o la celebrazione di acque in ampolle. Essi ci aiuteranno, insomma, a rendere l'Italia più civile, più aperta, più capace di affermare e di praticare per tutti i diritti di cittadinanza. Sono queste le convenzioni con le quali noi annunciamo il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Segnalo che alcuni gruppi parlamentari hanno già esaurito il tempo a loro disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò breve. Vorrei ringraziare i 141 deputati - credo appartenenti a tutti i gruppi - che hanno votato contro l'articolo 8. Vorrei, però, anche esprimere rispetto per il voto degli altri deputati che hanno, anche con il nostro parere contrario, votato a favore. Tale rispetto, in un Parlamento, è doveroso. Quando si ritiene che una norma sia incostituzionale e il Parlamento nella sua maggioranza non condivide tale giudizio, resta solo il ricorso incidentale alla Corte costituzionale nella fase della presentazione delle candidature, salvo il ripensamento - che auspico - da parte del Senato. Il gruppo dei Verdi avrebbe convintamente votato a favore di tale provvedimento se si fosse modificato l'articolo 8. D'altronde la collega Laura Cima, che è membro della Commissione esteri, si asterrà dal voto. Gli altri deputati Verdi voteranno contro, augurandosi di poter cambiare tale voto negativo se il Senato modificherà il testo dell'articolo 8. Il nostro voto esprime un radicale dissenso non sull'insieme della legge, ma su una questione specifica che attiene ai diritti costituzionali fondamentali in una democrazia politica rappresentativa: il diritto all'elettorato passivo. Si chiude per ora una pagina che avrebbe potuto registrare un consenso quasi unanime: così non è stato, ma non per nostra responsabilità. Quando sono in discussione i principi costituzionali non si possono accettare compromessi deteriori. Rivolgiamo comunque il nostro saluto e il nostro augurio ai cittadini italiani residenti all'estero, che noi vogliamo qui rappresentati non come una sorta di riserva indiana, ma a pieno titolo e nella pienezza delle loro funzioni costituzionali, come recita l'articolo 67 della Costituzione: ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Ciò vale per ciascuno di noi, onorevoli colleghi, e varrà anche per i deputati e i senatori che saranno eletti nella circoscrizione Estero, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica italiana (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo per compiere ciò che per noi è un atto solenne, in quanto con tale provvedimento rendiamo effettivo un diritto affermato e proclamato cinquant'anni


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fa dalla nostra Costituzione, ma mai attuato. Ho avuto modo, in particolare nel corso delle ultime tre legislature, di seguire lo sviluppo e il cammino lungo e difficile del provvedimento che renderà effettivo il diritto di voto dei nostri connazionali all'estero. Ho seguito anche il procedimento della modifica costituzionale, la nascita della circoscrizione Estero, l'ultimo testo che sviluppa i quattro istituti fondamentali della normativa, cioè l'articolazione della circoscrizione Estero, l'istituzione dell'anagrafe unica dei cittadini, l'introduzione del voto per corrispondenza e la previsione del diritto di opzione per l'esercizio del diritto di voto in Italia. Ritengo che non dobbiamo arrovellarci intorno ai tecnicismi del provvedimento in esame.
Avrebbe potuto essere perfettibile, avrebbe potuto forse essere diverso nel suo risultato finale, ma ciò che conta è, evidentemente, il significato profondo che risiede nell'essenza di questo provvedimento; il significato profondo, il valore spirituale di questo voto, lo stringere attorno alla vita pulsante della nazione milioni e milioni di italiani che vivono fuori dai confini.
La nazione è questo, la nazione è spirito, è unità di destino, è ciò che siamo stati ieri, ciò che siamo oggi, ciò che saremo domani, rappresenta le generazioni che verranno, va oltre il tempo e oltre lo spazio. Ecco perché l'andare oltre lo spazio è pensare a quell'Italia che vive fuori dai confini, a quell'Italia viva, a quell'altra Italia, che non è soltanto quella dei vecchi ricordi, delle foto ingiallite che gli emigranti hanno portato con loro, delle tante via Dante sparse nei quattro continenti fuori dall'Europa. È quell'Italia che vive anche in America, in Canada, in Australia, quell'Italia delle tante nuove Venezia, quella che ci onora all'estero e che fa sì che ci siano tanti ambasciatori dell'Italia all'estero.
Pensate: 4 milioni di cittadini italiani all'estero, 60 milioni di cittadini di origine italiana e abbiamo visto e conosciuto anche più di 300, se non sbaglio, 329 parlamentari di origine italiana che sono venuti in questo Parlamento a farci vedere come vive veramente questa Italia.
È l'Italia delle nuove classi dirigenti, è l'Italia che ci onora fuori da questi confini e che abbiamo il diritto e il dovere di rendere più vicina a noi, di rendere ancora più italiana.
Chiedo a voi: non è bello che, ad esempio, il sindaco di New York, che è divenuto un simbolo della lotta al terrorismo internazionale in questo momento così difficile e drammatico, abbia un nome che suona così italiano? Anche tutto questo ci inorgoglisce profondamente.
Dunque, ripeto, il significato profondo del voto che oggi esprimiamo non sta tanto nell'aspetto tecnico - che poteva essere perfettibile -, ma nel suo valore.
In conclusione, desidero ringraziare Mirko Tremaglia, oggi ministro della Repubblica, che ricordo, da ragazzino guardavo con una sorta di rispetto quando, nel vecchio Movimento sociale con Giorgio Almirante, percorreva inascoltato le strade d'Italia e oltre Italia a proclamare questo grande diritto per gli italiani nel mondo.
Ritengo che il voto che il Parlamento si accinge ad esprimere sia per noi il coronamento di una grande e lunga battaglia di italianità, che è parte inscindibile del patrimonio storico, culturale e nazionale della destra italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle mie dichiarazioni.

PRESIDENTE. La presidenza la autorizza.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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