![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Vorrei esprimere poche parole non retoriche, rivolte al buon senso dei singoli deputati della maggioranza e dell'opposizione. Ho molto rispetto per la passione del ministro Tremaglia nel portare avanti questo provvedimento e tuttavia nessuno può accettare un processo alle intenzioni. Nessuno vuole impedire che gli italiani all'estero votino: non è così. Si vuole impedire che venga approvato un provvedimento per alcuni aspetti stravagante. Capisco che ormai una parte della normativa è contenuta nella Costituzione e, quindi, non si può cambiare.
Voteremo il provvedimento all'unanimità, ma solo se sarà cambiato un punto incostituzionale o di dubbia costituzionalità: quello che riguarda l'emendamento presentato dall'onorevole Boato e da me. L'articolo 56 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini italiani possono essere eletti in Parlamento: non introduce alcuna limitazione e guai se lo facesse. La legge ordinaria non può porre limitazioni alla Costituzione.
Qualcuno afferma che il nuovo articolo 48 della Costituzione cambia la situazione: non è così. L'articolo 48 della Costituzione, nella sua nuova formulazione, è chiarissimo e afferma che la legge stabilisce le modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero. Si tratta del diritto di votare e non del diritto di essere votati.
Il senso dell'articolo 48 nella sua nuova formulazione è, quindi, assolutamente chiaro. Sono stati forniti dei pareri pro veritate da autorevoli giuristi, tuttavia sappiamo che tali pareri, in materia costituzionale, sono sempre opinabili (si potrebbe presentarne di opposti). D'altronde la Corte costituzionale, in diversi periodi, spesso si pronuncia in modo antitetico a proposito della costituzionalità delle norme.
Vorrei concludere, signor Presidente, con un'affermazione: diciamo la verità. Una norma così strana, che vieta ai cittadini italiani residenti in Italia di essere candidati, nasce da una ragione pratica: gli addetti ai lavori, professionisti dell'emigrazione, si sono già spartiti i posti. Si è pensato di ghettizzare gli emigrati italiani all'estero, di confinarli in una riserva indiana e di fornire con quest'ultima una riserva di caccia per i professionisti dell'emigrazione e per i grandi industriali italiani e i grandi ricchi che si sono fatti un nome all'estero. Questa è la ragione pratica. Vi è poi una ragione di filosofia politica che francamente non mi piace in quanto ispirata alla demagogia e al qualunquismo.
Il messaggio che si lancia ai cittadini italiani all'estero è sostanzialmente questo: state tranquilli e in Parlamento candideremo voi e non i politicanti e i partitocrati italiani.
Concludo insistendo sulla considerazione che si tratta di un problema non di partito o di schieramento, ma che riguarda la coscienza e il buonsenso dei singoli parlamentari ai quali faccio appello (Applausi dai deputati dei gruppi Misto-SDI e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
Prego di accendere il microfono dell'onorevole Mascia. Onorevole Mascia, la invito a cambiare microfono: può darsi che vi sia un boicottaggio ai danni del gruppo!
GRAZIELLA MASCIA. L'onorevole Mantovani è il solito privilegiato! Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente per sottolineare due aspetti. È già stato ricordato che il rinvio ad oggi dell'esame di questo articolo non ha consentito di risolvere il problema e ciò in quanto non è possibile farlo. Credo che le parole usate in questa Assemblea dal ministro Giovanardi confermino che siamo di fronte ad un pasticcio istituzionale di grande rilevanza. Penso che in questa sede vi debba essere la consapevolezza di tale responsabilità del Parlamento. Credo, dunque, che si debba tentare almeno di limitare i danni. Mi pare che sia ormai palese il contrasto dell'articolo in esame con almeno quattro articoli della Costituzione. Le colleghe e i colleghi deputati - anche coloro che non hanno seguito tale provvedimento nella seduta precedente - hanno avuto modo di cogliere per intero la pericolosità di questo articolo, il precedente che determina nella nostra legislazione e anche le gravi discrepanze che crea in una materia così delicata.
Credo, a questo punto, che si debba almeno tentare di limitare i danni. Ritengo - ognuno di noi ha potuto consultare dei costituzionalisti - che, chiunque dovesse ricorrere, nelle prossime elezioni, per poter essere candidato da cittadino residente in Italia nella circoscrizione Estero, potrebbe vincere. Non vi è dubbio che qualcuno lo farà.
Dunque, con l'approvazione del mio emendamento 8.3, possiamo almeno tentare di limitare i danni. Quindi, l'appello è proprio alla responsabilità di ognuno di noi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, volevo sottolineare che, quando si discute di temi così complessi, è naturale che vi siano polemiche politiche, anche appassionate. Non credo vi siano state pressioni sulla libertà di ciascuno di noi in relazione a richieste di incontri o a lettere che ci sono state inviate.
Ma veniamo alla questione. Nella precedente legislatura abbiamo modificato l'articolo 48 della Costituzione, che nei primi due commi garantisce la libertà e l'uguaglianza del diritto all'elettorato attivo. Ma, al terzo comma - come ha ricordato efficacemente il relatore Soda - prescrive che la legge assicuri l'effettività di questo voto e, a tal fine, è stata prevista l'istituzione, agli articoli 56 e 57 della Costituzione, della circoscrizione Estero per la Camera e per il Senato. Perché? Sarebbe stato sufficiente riconoscere le modalità per agevolare l'esercizio al voto, se non si fosse voluto introdurre - e ciò trova, poi, una risposta nella legge ordinaria - un elemento, stralciando qualche pezzo un po' superficiale degli autorevoli pareri che abbiamo ricevuto, volto a specificare e a derogare da una nozione di uguaglianza - badi, onorevole Boato - che rischia di essere astratta.
Questo è un principio, a me molto caro, che abbiamo ereditato dalle democrazie liberali. Ma, quand'è che l'uguaglianza è effettiva? Quand'è che tutto il popolo è rappresentato?
Tutti i costituzionalisti convengono su un punto, vale a dire che è possibile
individuare nella legge ordinaria, a partire dalla lettura attenta dei tre commi dell'articolo 48 della Costituzione, una norma specifica e derogatoria per rendere effettivo l'elettorato passivo. Poi, si può essere d'accordo o meno; personalmente, ritengo lontanissima l'idea della patria come dato fondato sul sangue. Tuttavia, questo è il tema cui, ciascuno di noi, deve rispondere con il proprio voto.
Colleghe e colleghi, oggi stiamo discutendo dell'esercizio dell'elettorato attivo e passivo dei cittadini e delle cittadine che sono all'estero e stiamo, contestualmente, discutendo di una modifica che riguarda l'articolo 51 della Costituzione, al fine di rendere effettivo ciò che l'articolo 3 della Costituzione prevede, cioè la possibilità di non subire discriminazioni e di far sì che la Repubblica, che riconosce nell'articolo 3 implicitamente la possibilità, accanto al principio dell'uguaglianza di discriminazioni, possa rimuoverne le cause.
Non è un caso, infatti che, in molti pareri resi dai costituzionalisti, siano ricordati l'articolo 3 e l'articolo 51 della nostra Costituzione.
Dunque, siamo chiamati ad esprimere un voto che, a mio avviso e a parere della larga maggioranza del mio gruppo, è volto ad aprire un tema, rispetto alla rappresentanza come dato di uguaglianza effettiva, senza distinzione di sesso o di collocazione territoriale dei cittadini.
Per questa ragione, voteremo contro gli identici emendamenti Boato 8.1 e Mascia 8.2.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò brevissimo. Le ho chiesto la parola soltanto perché è intervenuto il rappresentante del Governo. Io ho espresso con molta passione le mie ragioni che, adesso, non ripeterò, signor Presidente.
Dico ai colleghi, anche ai colleghi della maggioranza del gruppo dei Democratici di sinistra: dixi et liberavi animam meam. Uso appositamente un'espressione in lingua latina e di sapore religioso. Non si venga a dire, tra qualche anno, che questa vicenda è uno scandalo: è ciò che si dice nei corridoi. Non lo si venga a dire più tardi. Mi rivolgo, in particolare, alla maggioranza dei colleghi del gruppo dei Democratici di sinistra, considerato l'intervento che mi ha preceduto. Ma mi rivolgo a tutti, dal gruppo di Alleanza nazionale a quello di Rifondazione comunista: questo è il momento in cui il Parlamento può far sentire la sua dignità.
Che il ministro Giovanardi abbia consultato alcuni giuristi di palazzo Chigi, peraltro bravissimi, a me non dice assolutamente nulla: ho sentito perfino sostenere che potrebbe essere incostituzionale rispettare la Costituzione. Si potrebbero ascoltare altri giuristi che, tuttavia, non sono la Bibbia. Invece, il servizio studi della Camera dei deputati, che - come il Presidente ha ricordato qualche giorno fa, durante l'esame del documento di bilancio della Camera - ha il dovere dell'imparzialità e della terzietà, sostiene che questa norma vada letta alla luce degli articoli 51, comma 1, 56, comma 3, e 58, comma 2, della Costituzione e che le norme richiamate non recano limiti diversi da quello relativo all'età per l'elettorato passivo. Con molto garbo, il servizio studi, il quale ha un dovere di imparzialità e di terzietà, che altri non hanno, ci ha richiamato al rispetto di questi articoli della nostra Costituzione.
Signor Presidente, concludo e le domando scusa, se prima mi sono un po' troppo appassionato. Però, credo che un Parlamento libero debba saper affermare i principi della propria Costituzione, tanto più in materia di diritti fondamentali non soltanto dei deputati, ma dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.
NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, noi abbiamo rispetto per tutti i parlamentari che, anche su questa materia, esprimono dissenso relativamente al contenuto di un articolo del progetto di legge proposto dall'onorevole Tremaglia e,
a questo punto, dal Governo. Tuttavia, onorevoli Boato ed Intini, crediamo che si debba avere analogo rispetto per chi la pensa diversamente, soprattutto quando pone sul tavolo del dibattito pareri di costituzionalisti che non sono di livello inferiore rispetto a quelli intervenuti in quest'aula.
Non si può dire che il professor Lombardi sia l'ultimo arrivato. Ed è, certamente, un costituzionalista. Egli afferma che il principio generale dovrebbe portare alla certezza della rappresentanza degli italiani all'estero, attraverso la presenza in quest'aula e al Senato della Repubblica; nella sostanza, il professor Lombardi dice che, non agendo in questa maniera, si otterrebbe proprio il contrario di ciò che è stato sostenuto. E non si può ritenere di poco conto il parere espresso dal professor Morbidelli, il quale, su questa materia, ha fornito una documentazione che è stata studiata da tutti noi. Vivaddio! Non si può nemmeno sottovalutare il parere di una persona che di Costituzione sicuramente se ne intende, essendo stato per anni il Presidente della Corte costituzionale. Come si potrebbe sostenere che c'è un timore di incostituzionalità, quando disponiamo di argomentazioni fornite da personaggi di tale livello?
Ma, al di là delle questioni costituzionali, appare doveroso, per quel che ci riguarda, sollevare una questione che, caro onorevole Intini, afferma proprio il contrario di ciò che lei ha sostenuto in quest'aula. È per tale ragione che ci attestiamo sul contenuto dell'articolo 8: vogliamo evitare che i professionisti della politica vengano catapultati in collegi elettorali che non conoscono affatto, allo scopo di garantire la rielezione di questo o di quell'altro personaggio; vogliamo garantire che, a rappresentare gli italiani all'estero alla Camera e al Senato, siano effettivamente gli italiani all'estero, i quali conoscono le vicende quotidiane, i grandi problemi, le aspirazioni, i timori che quotidianamente vive ogni italiano che si trova all'estero.
Questa è la ragione per la quale il gruppo di Alleanza nazionale si attesta sul contenuto dell'articolo 8 e respinge le riflessioni, le considerazioni, per quanto legittime e da rispettare, degli onorevoli Boato ed Intini e degli altri colleghi che sono intervenuti su questa materia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, noi voteremo contro gli emendamenti presentati dai colleghi Boato e Mascia perché, pur condividendo alcune questioni poste, queste avrebbero meritato un approfondimento in una sede diversa, ossia nella riforma costituzionale. Ovviamente vi sono questioni che è legittimo discutere, segnatamente con riferimento anche ad alcuni elementi evidenziati, ossia l'interpretazione dell'articolo 67 e degli articoli 56, 57 e 58 della Costituzione, ma c'è, oggettivamente, un dato della riforma costituzionale del 2001, che forse poteva essere più chiara, che emerge come innovativo, ovviamente al di là dei pareri autorevoli dei costituzionalisti citati, vale a dire l'assunzione sul piano costituzionale del principio della genuinità della rappresentanza parlamentare dei cittadini italiani residenti all'estero. Non voglio ripetere le considerazioni svolte dal ministro Giovanardi, ma è evidente che, dovendo fare una valutazione degli interessi in campo, che sono apprezzati e tutelati a livello costituzionale, noi riteniamo, anche per la posizione del nostro gruppo sul provvedimento, che sia importante salvaguardare il principio costituzionale della genuinità della rappresentanza politica e parlamentare dei cittadini residenti all'estero.
Queste sono le considerazioni che ci spingono a dire «no» agli emendamenti Boato 8.1, Mascia 8.3, Boato 8.2 e Mascia 8.4, anche perché - ripeto - quest'ultimi si riferiscono ad argomentazioni che, pur apprezzabili sotto il profilo speculativo, dovevano trovare ingresso nel dibattito che questo Parlamento ha fatto nel 2001, allorché
si sono modificati gli articoli 56 e 58 della Costituzione. Con queste disposizioni costituzionali, l'unico dato certo è l'introduzione di questo principio innovativo che noi vogliamo tutelare. Per questa ragione, voteremo contro questi emendamenti.
ANTONIO SODA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA, Relatore. Signor Presidente, non ripeterò le ragioni che nella relazione e nella discussione generale mi hanno portato a condividere compiutamente l'articolo 8, così come formulato dalla Commissione. Voglio segnalare all'Assemblea che una visione astratta, dogmatica, puramente formale del principio di uguaglianza non coglie l'essenza politica della funzione legislativa, sia costituzionale che di rango ordinario. I principi cardine del nostro sistema costituzionale in tema di uguaglianza sono scolpiti negli articoli 3 e 51 della Costituzione; tuttavia, questi due articoli vanno letti insieme ed integralmente. L'articolo 51, che è attuazione in sede ordinamentale dell'articolo 3, prevede che l'accesso alle cariche elettive - a tutte - deve avvenire in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti previsti dalla legge. Non è vero, onorevole Boato o estensori delle osservazioni del servizio studi della Camera, che la nostra legge non conosce limitazione al diritto di elettorato passivo. La nostra legge ne conosce tanti, relativi allo status, visto che determinati soggetti non possono essere eleggibili: mi riferisco a determinate condizioni di ineleggibilità territoriale, relative ai magistrati o ad altri alti funzionari dello Stato; mi riferisco alla qualità e alla condizione di determinati condannati che perdono il diritto di elettorato passivo previsto dalla legge (Commenti dei deputati Russo Spena e Mantovani).
MARCO BOATO. Allora non sono elettori.
ANTONIO SODA, Relatore. Certo, perdono l'elettorato passivo, ci sono altre limitazioni. È ragionevole prevedere l'obbligo della residenza per garantire una rappresentanza politica autonoma, differenziata rispetto al circuito della rappresentanza nazionale ai cittadini italiani residenti all'estero? Che senso avrebbe aver costituito una circoscrizione Estero, sottraendo seggi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, se tutta questa iniziativa costituzionale si risolvesse in una agevolazione al voto che poteva essere attuata attraverso una semplice legge ordinaria che avrebbe previsto il voto per corrispondenza o presso i consolati? Nella passata legislatura avremmo dovuto modificare l'articolo 48 e gli articoli relativi al numero dei deputati e dei senatori soltanto per arrivare al risultato di una forma di agevolazione che potevamo fare con un articolo di una legge ordinaria.
Ai cittadini italiani all'estero non si sono raccontate menzogne, nessuno li ha voluti ingannare, a partire dal Governo Prodi, dal Governo D'Alema e dal Governo Amato. Ogni qualvolta i nostri rappresentanti, del Parlamento e del Governo, hanno avuto rapporti con il consiglio generale dei cittadini italiani residenti all'estero o con le nostre comunità all'estero, si è sempre rappresentata l'occasione storica di costituire una rappresentanza politica delle loro comunità integrate nella nostra. Questo è il senso del modificato articolo 48 della Costituzione. Un circuito politico che non avesse il pericolo di acquisire quella rappresentanza dall'Italia, ma che quelle comunità avessero loro autonomi rappresentanti; e come ogni deputato è certamente il rappresentante del suo collegio elettorale, dei suoi elettori, della sua comunità ma, una volta eletto, diventa rappresentante della nazione, così i rappresentanti dei cittadini italiani eletti all'estero fra i loro residenti - espressione delle loro comunità, della loro specificità - entrati in Parlamento diventano rappresentanti di tutta la nazione.
Quindi, non c'è conflitto con il principio del mandato senza vincolo, non c'è conflitto con il principio di uguaglianza,
poiché detto principio, inteso astrattamente, porta anche all'incapacità di risolvere i problemi concreti. Non a caso, l'articolo 3 della Costituzione prevede che il legislatore ordinario compia dei processi, dei percorsi. La stessa modifica - che andremo ad attuare - dell'articolo 51, citata dall'onorevole Montecchi, intende dare forza e rappresentanza al genere femminile; probabilmente, costituirà una strada, un percorso costituzionale che romperà gli schemi dell'uguaglianza formale per realizzare l'uguaglianza sostanziale. Se noi vogliamo una rappresentanza delle comunità dei cittadini italiani residenti all'estero, non possiamo non garantire loro autonome e distinte voci rispetto al circuito politico nazionale.
Questo è il senso del provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea, pienamente coerente ai principi costituzionali che abbiamo voluto cambiare e agli impegni comuni che abbiamo assunto verso i nostri connazionali residenti all'estero.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione... Onorevoli colleghi, non vi accalcate perché ho iniziato rapidamente per consentirvi di prendere posto, ma non vorrei che il ministro Gasparri potesse imputarmi qualcosa...
Onorevoli colleghi, mi segnalano che c'è un problema tecnico, d'ordine extrapolitico. I tecnici mi diranno quale è il problema.
Onorevole Tremaglia, voglio rassicurarla che è un incidente tecnico. Attendiamo qualche secondo.
Dunque, mi è stato spiegato qual è il problema: i deputati votano regolarmente, i risultati sono regolari ma non appare sul tabellone sinottico il risultato della votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 8.1 e Mascia 8.3, non accettati dalla Commissione né dal Governo (Commenti).
(Segue la votazione).
Se non appare il risultato, pace! La votazione è comunque regolare perché viene registrata regolarmente (Commenti).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 418
Votanti 406
Astenuti 12
Maggioranza 204
Hanno votato sì 48
Hanno votato no 358
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Misuraca e Zaccheo non hanno funzionato e che avrebbero voluto esprimere un voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 8.2 e Mascia 8.4, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Permane lo stesso problema tecnico, per cui, al termine della votazione, darò lettura del risultato.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 450
Votanti 441
Astenuti 9
Maggioranza 221
Hanno votato sì 49
Hanno votato no 392
(La Camera respinge - Vedi votazioni).
Passiamo alla votazione dell'articolo 8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, aggiungerò pochissime considerazioni. Siamo chiamati ad esprimere, a voto segreto, un voto che, per quanto riguarda la maggioranza del mio gruppo, sarà favorevole all'articolo 8. Sappiamo molto bene che la discussione sulle modifiche introdotte agli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione non è stata semplice anche perché quelle modifiche cui si arrivò nella
precedente legislatura con il Governo di centrosinistra, pur trovando una larghissima convergenza unitaria in Parlamento, traevano e traggono origine da valutazioni culturali e politiche diverse tra loro, assai diverse. Noi ci siamo atteggiati su questo tema, rispetto alla necessità di sostanziare il principio della rappresentanza con la determinazione delle effettive condizioni, affinché quella rappresentanza si possa esplicare. L'onorevole Soda, poc'anzi, ha richiamato il nesso stretto che esiste...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Montecchi. Prego i colleghi di sedersi e di fare ordine, senza stazionare nei corridoi. Prego, onorevole Montecchi.
ELENA MONTECCHI. ...tra gli articoli 3 e 51 della nostra Costituzione ed il fatto che, a partire dalla scelta del legislatore costituente, la legge ordinaria prevede che dei cittadini residenti nella circoscrizione Estero debbano essere candidati. Questo è il punto di discussione alla luce delle modifiche costituzionali e - lo ripeto - di un dibattito che non può essere astratto. Oggi le democrazie si interrogano sulle modalità attraverso le quali poter determinare nuove forme di inclusione nella rappresentanza.
Vorrei richiamare, al riguardo, il dibattito francese e quello tedesco: per quanto concerne il primo, la questione investe i cittadini residenti nei territori d'oltremare. Si tratta, quindi, di temi sui quali le democrazie rappresentative europee si stanno interrogando.
Il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo esprime un voto favorevole sul provvedimento non solo e non tanto perché il legislatore è confortato da illustri pareri sul piano costituzionale, ma perché siamo convinti politicamente della necessità di concludere finalmente un percorso al quale il centrosinistra, e in particolare i Democratici di sinistra-l'Ulivo, hanno dato un grande contributo. Un percorso che, effettivamente, consente insieme l'esercizio del diritto di elettorato attivo con quello passivo dei cittadini italiani residenti all'estero.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo brevemente per invitare tutti i colleghi deputati ad esprimere voto contrario sull'articolo 8. Volendo però essere leale in maniera assoluta, vorrei anche che fosse chiaro che si è di fronte ad una proposta di legge di iniziativa parlamentare sottoscritta sia dai gruppi parlamentari del centro destra sia da quelli del centrosinistra - abbiamo ascoltato poco fa l'intervento dell'onorevole Montecchi - e che il voto contrario che auspico con riferimento all'articolo 8, con la conseguente reiezione dell'articolo stesso, non ha nessuna implicazione nei confronti del Governo. Si tratta di una scelta che il Parlamento compie nel merito di un articolo di questa proposta di legge che attiene a diritti costituzionalmente garantiti. È l'ultima occasione che questo ramo del Parlamento ha di esercitare questo diritto. Mi auguro che lo eserciti.
MARCO BOATO. Tuttavia, non vi potrà essere, in caso di voto contrario sull'articolo 8, che personalmente mi auguro, alcuna strumentalizzazione politica né da una parte politica né dall'altra.
Si tratterà semplicemente e serenamente dell'esercizio di un diritto sovrano da parte della Camera nel bocciare l'articolo in questione affinché tale proposta di legge arrivi in porto ma in un testo modificato. La Camera ha già compiuto una scelta di questo genere nel giugno del 1998: tutti lo ricordiamo e ricordiamo anche alcune escandescenze contro Berlusconi espresse all'epoca da un deputato. Mi auguro che non vi sia una seconda edizione di questi avvenimenti. Serenamente e liberamente, i deputati votino e lo
facciano secondo coscienza, né pro né contro il Governo perché - lo dice un deputato dell'opposizione - non è in discussione il Governo, bensì il rispetto della Costituzione. Invito quindi ad esprimere voto contrario sull'articolo in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, ho sentito richiamare l'argomento secondo cui, ove fosse consentita la candidatura degli italiani residenti in Italia, non vi sarebbe l'effettività del voto degli italiani residenti all'estero, l'effettività prevista dall'articolo 48 della Costituzione.
Mi domando, tuttavia, quale effettività del voto possa mai esserci in una circoscrizione che va, per estensione, da Nairobi a Tokio. Non adoperiamo per questa ragione tale argomento; esso determina un effetto boomerang.
Vorrei insistere sul fatto che la previsione di ciò che accadrà è assai semplice: qualcuno presenterà ricorso dinanzi alla Corte costituzionale nel caso di una legge che contenga un simile articolo.
Ciò rappresenterà una mina non soltanto per il voto degli italiani all'estero, bensì una mina per i prossimi parlamenti, e per diversi anni. Non assumiamoci questa responsabilità.
Vorrei, in conclusione, osservare che nessuna premura ci incalza, per cui non vedo perché si debba compiere un errore spinti dalla fretta; si è finto, alla fine della scorsa legislatura, che vi fosse premura per ottenere facili consensi, invece, si doveva sapere - se non lo si sapeva, lo si doveva sapere! - che si era oramai fuori tempo massimo per far votare gli italiani all'estero.
Non mettiamo premura adesso che abbiamo davanti anni per approvare una buona legge. Non credo che avremo bisogno tuttavia di anni, bensì soltanto di modificare ciò che si può e che si deve correggere in una proposta di legge che, altrimenti, rischia di essere incostituzionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per confermare che i deputati del gruppo della Lega nord Padania voteranno a favore dell'articolo 8, con la previsione della lettera b) del comma 1. A nostro avviso, giustamente i candidati devono essere residenti ed elettori nella relativa ripartizione, per non snaturare l'impianto della riforma costituzionale approvata di recente. Riteniamo moralmente obbligatorio, inoltre, il fatto che i cittadini che si candideranno al nostro Parlamento debbano essere residenti nelle relative ripartizioni, per essere rappresentativi di quelle ripartizioni e, quindi, dei cittadini italiani all'estero residenti in quelle aree geografiche. Pertanto, il nostro sarà un voto favorevole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franceschini. Ne ha facoltà.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, i deputati del gruppo della Margherita voteranno a favore dell'articolo 8. Non dobbiamo dimenticare, a conclusione di questo dibattito, che stiamo semplicemente applicando una riforma costituzionale, sulla quale il Parlamento si è già espresso nella passata legislatura e che ha introdotto nella nostra Costituzione, con una novità assoluta sul piano internazionale, la rappresentanza degli italiani residenti all'estero. È una vera novità, rispetto agli ordinamenti di altri paesi che pure si sono posti questo problema e che dobbiamo valutare proprio per la sua portata. L'alternativa sarebbe stata, come è stato ricordato nel dibattito, quella di conferire maggiore efficacia al diritto di voto dei nostri connazionali residenti all'estero attraverso una legge ordinaria, con il voto per corrispondenza e la previsione di una teorica circoscrizione all'estero.
La modifica costituzionale, è proprio quella che, a mio avviso, toglie i dubbi circa la costituzionalità dell'articolo 8,
perché vi è stata una chiara volontà del legislatore costituzionale di prevedere una rappresentanza degli italiani residenti all'estero. L'unico vincolo presente nella nostra Costituzione è che sia effettivo il diritto di essere eleggibili per tutti gli italiani che abbiano più di 25 anni di età, e non mi pare che vi sia, in contrasto con questa disposizione, una norma che prevede la residenza nella circoscrizione per avere diritto all'elettorato passivo.
Aggiungo che l'effetto evidente dell'eliminazione del vincolo di residenza sarebbe far sì che, per una scelta politica abbastanza evidente, i capilista nella circoscrizione Estero possano essere esponenti di spicco della vita politica italiana, se non esponenti del Governo, con l'effetto politico di ridurre l'effettiva rappresentanza delle comunità italiane residenti all'estero, e con il rischio, non secondario, di creare problemi nei rapporti con i paesi che ospitano i nostri connazionali. È del tutto evidente che candidare il Presidente del Consiglio o il Vicepresidente del Consiglio nella circoscrizione Estero creerebbe non pochi problemi di conflitto politico o quantomeno di disturbo politico, rispetto alle vicende di vita politica interna dei paesi che ospitano i nostri connazionali. Candidare il Presidente Berlusconi o qualsiasi altro esponente del Governo nella circoscrizione dell'America Latina potrebbe non essere gradito, in un rapporto corretto di politica internazionale. Rispetto, quindi, ai dubbi di costituzionalità, che pure è stato giusto affrontare, vorrei dire che quando i dubbi esistono, vanno risolti con una scelta politica e la scelta politica della Margherita - che mi auguro sia maggioritaria in questo Parlamento, seppure nel rispetto dei dubbi - è di dare una risposta ai nostri connazionali che risiedono all'estero e che la attendono da tempo. Essi hanno diritto di avere dal Parlamento italiano una risposta, che sia quella di dare effettività alla loro rappresentanza nella prossima legislatura (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, anche i deputati del gruppo di Forza Italia voteranno a favore dell'articolo 8, che rappresenta la piena attuazione della riforma costituzionale, che prevede l'effettività della rappresentanza degli italiani all'estero (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
ANTONIO SODA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA, Relatore. Signor Presidente, intervengo affinché sia lasciato agli atti che nell'espressione «circoscrizioni», presente nel comma 4 dell'articolo 8, secondo il sistema elettorale italiano sono ricompresi, senza dubbio, i collegi territoriali di queste circoscrizioni, collegi uninominali.
MARCO BOATO. È un emendamento verbale!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzo. Ne ha facoltà.
MARCO RIZZO. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario sull'articolo 8 dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani. Non siamo contrari alla rappresentanza degli italiani all'estero, tuttavia, non possiamo esprimere un giudizio positivo complessivo su un provvedimento che contiene un articolo che evidenzia dei termini di disuguaglianza tra i cittadini italiani. Crediamo che gli elementi d'incostituzionalità citati in questa sede siano effettivamente presenti, sebbene ciò sia un peccato rispetto ad una vicenda importante che potrebbe introdurre un criterio di rappresentanza per gli italiani all'estero. Per questi motivi esprimiamo il nostro voto contrario sull'articolo 8.
PRESIDENTE. Ricordo, come già annunciato all'inizio della seduta, che la votazione avverrà a scrutinio segreto.
Passiamo ai voti.
Indico la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8, accettato dalla Commissione e dal Governo. Avverto che, anche in questa votazione, si registreranno gli stessi problemi tecnici di cui abbiamo parlato in precedenza. Il voto sarà in ogni caso regolare.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 462
Votanti 456
Astenuti 6
Maggioranza 229
Voti favorevoli 315
Voti contrari 141
(La Camera approva - Vedi votazioni - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo e della Lega nord Padania).
Prendo atto che non ha funzionato il dispositivo di voto dell'onorevole Lezza, il quale avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
![]() |
![]() |
![]() |