Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 65 del 20/11/2001
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(Ripresa esame dell'articolo 8 - A.C. 339)

PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame dell'articolo 8 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 339 sezione 2).
Vedo con soddisfazione che è anche arrivato il relatore, reduce, forse, dalle fatiche congressuali.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, prima di intervenire sugli emendamenti le confermo la richiesta di votazione a scrutinio segreto sia sugli emendamenti riferiti all'articolo 8, alla lettera b) del comma 1 e al comma 4 sia sull'articolo 8 nel suo insieme.

PRESIDENTE. Risolviamo subito questo problema approfittando del fatto che siamo un po' in deficit di presenze.
Nella seduta dell'8 novembre scorso, l'onorevole Boato aveva già preannunciato questa richiesta di voto segreto sull'articolo 8 e sugli emendamenti ad esso riferiti. La richiesta è ammissibile con riferimento alla votazione dell'articolo 8; tale disposizione ha, infatti, per oggetto la disciplina della fase di presentazione dei contrassegni e delle liste per l'attribuzione dei seggi da assegnare nella circoscrizione Estero e concerne, quindi, direttamente, il procedimento elettorale, risultando, di conseguenza, riconducibile al concetto di legge elettorale di cui all'articolo 49 del regolamento.
Il voto segreto non è invece ammissibile con riferimento agli emendamenti soppressivi del comma 1, lettera b) (Boato 8.1 e Mascia 8.3) e del comma 4 (Boato 8.2 e Mascia 8.4) dello stesso articolo 8. Tali disposizioni riguardano i requisiti di cui devono essere in possesso i candidati per essere inclusi nelle liste elettorali, ossia attengono all'aspetto soggettivo dell'elettorato passivo e non sono pertanto direttamente riconducibili al procedimento elettorale strettamente inteso.
Questa interpretazione è conforme a quanto disposto dall'articolo 49, comma 1, del regolamento che stabilisce che le questioni sulle quali può essere chiesto lo scrutinio segreto sono di stretta interpretazione, nonché alla pronuncia della Giunta per il regolamento del 4 giugno 1997, a seguito della quale il Presidente della Camera ebbe a precisare all'Assemblea, in pari data, che per legge elettorale deve intendersi ciò che organizza il sistema di votazione e che trasforma il voto


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in seggio. Essa è conforme altresì alla prassi applicativa dell'articolo 49 del regolamento successivamente instauratasi.
Nell'ambito dell'ultima seduta in cui si è discusso di questo problema, l'onorevole Vito, capogruppo di Forza Italia, mi ha chiesto di sottoporre, per il futuro, alla Giunta per il regolamento la disciplina del voto segreto.
L'onorevole presidente Vito sa che la considerazione per le sue opinioni e per il gruppo che rappresenta da parte del Presidente della Camera è totale, pertanto, in futuro, convocherò su questi temi la Giunta per il regolamento.
In questa fase, poiché non ho alcuna incertezza sulla correttezza della decisione del Presidente della Camera, ho già comunicato a tutti voi la decisione stessa. Non ho bisogno di pareri ulteriori da parte della Giunta per il regolamento.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Boato 8.1 e Mascia 8.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, penso che un'interpretazione più completa - mi rimetto comunque alla sua decisione, che non è qui in discussione - avrebbe consentito il voto a scrutinio segreto anche sui singoli emendamenti presentati all'articolo 8. Ripeto, non sono abituato a discutere le decisioni del Presidente, ed a queste mi rimetto.
Come i colleghi sanno, nella seduta in cui abbiamo affrontato tale questione è stata improvvisamente avanzata - nel momento in cui stavamo votando - la richiesta di sospendere il voto e di procedere con l'esame degli altri articoli, accantonando l'articolo 8.
Da quel momento ad oggi, dal punto di vista dei lavori della Commissione, non è accaduto assolutamente nulla, come ha ricordato poco fa il presidente Bruno, in assenza del relatore.
Signor Presidente e colleghi, è però accaduto qualcosa che ritengo abbastanza rilevante e grave all'esterno del Parlamento e della Commissione. All'esterno del Parlamento - ovviamente nessuno può mettere in discussione ciò che un ministro vuole fare - vi sono state dichiarazioni pubbliche alle agenzie da parte del ministro, attraverso le quali, sostanzialmente, si sono rivolte minacce nei confronti del Parlamento qualora questo non dovesse votare come il ministro stesso, su questo punto, pretende che voti. In ciò il ministro - pur avendo ricevuto da parte mia amplissimi elogi per ciò che concerne l'insieme di questa materia, elogi che sono consegnati al resoconto stenografico della seduta in cui si è svolta la discussione sulle linee generali - trova il mio totale dissenso.
Mi rivolgo a tutti i colleghi di maggioranza ed opposizione, perché questa è una proposta di legge che non riguarda il Governo come tale: è infatti firmata da gruppi sia di maggioranza sia di opposizione e rappresenta un adempimento. Non credo che si possa porre, vorrei dire «sotto ricatto», ma dico «sotto condizionamento» per usare un termine più soft, la possibilità del Parlamento di deliberare in una materia che attiene a diritti costituzionalmente garantiti.
Il diritto all'elettorato passivo è un diritto costituzionalmente garantito e l'elettorato passivo per l'elezione delle Camere è precisato in modo inequivocabile all'articolo 56, terza comma, e all'articolo 58 della Costituzione. Per la Camera, l'articolo 56 recita che sono eleggibili a deputati, lo ripeto, a deputati e non a deputati di una circoscrizione o di un'altra, tutti gli elettori (lo ripeto, tutti gli elettori), che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i 25 anni di età. Per il Senato, l'articolo 58, secondo comma, recita che sono eleggibili a senatori (lo ripeto anche questa volta, alla carica di senatore, non senatori dell'una o dell'altra circoscrizione, ma a senatori) gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno di età. Punto e basta.
Il provvedimento che stiamo esaminando è previsto dal nuovo terzo comma dell'articolo 48 della Costituzione, il quale recita che: «La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura


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l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale circoscrizione sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge». Stiamo quindi approvando una legge che deve determinare i criteri in base alla quale attribuire i seggi. Non abbiamo la potestà - attraverso una legge ordinaria, e non costituzionale - di modificare le condizioni costituzionali di elettorato passivo, cioè di eleggibilità di tutti i cittadini italiani, residenti in Italia o all'estero non fa alcuna differenza secondo la nostra Costituzione.
L'articolo 51 della nostra Costituzione parla di accesso alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza; noi dobbiamo approvare una legge che determini il modo di assegnare i seggi e non l'elettorato passivo.
Vi è stata una tempesta di dichiarazioni e, in questo caso, la Commissione non ha fatto nulla: tutto è avvenuto con un'azione di lobbying dall'esterno. Molti colleghi - come me - avranno ricevuto una lettera da esponenti del CGIE (Consiglio generale degli italiani all'estero), i quali hanno tutto il mio rispetto e anche la mia solidarietà, perché sono stati ingannati. In queste lettere, infatti, si dice che, senza l'approvazione del provvedimento in esame, verrebbe meno il fondamentale diritto degli italiani all'estero ad essere, oltre che elettori, oggetto di elezione e si negherebbe, di fatto, la loro capacità di rappresentanza. Falso, falso, falso!
Chi ha informato il CGIE dicendo che, se stabiliamo - come prevede la Costituzione - che l'elettorato passivo sia attribuito alla Camera ovviamente a tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto i 25 anni e al Senato ai cittadini che abbiano compiuto i quarant'anni, non vi sarà per gli italiani residenti all'estero la possibilità di essere oggetto di elezione?
Ovviamente tale possibilità esiste - è ovvio - come esiste per tutti i cittadini che possiedono quei requisiti. Quindi, si è detto il falso, il falso, il falso! Si sono ingannati i nostri concittadini residenti all'estero e i loro rappresentanti, i quali in questi giorni di sospensione dei lavori del Parlamento sono stati indotti a scrivere a tutti noi lettere che purtroppo - ritengo in assoluta buona fede - contengono il falso, perché attribuiscono al Parlamento la responsabilità qualora esso rispettasse la Costituzione per quanto riguarda l'elettorato passivo, di non consentire loro la possibilità di essere oggetto di elezione.
Signor Presidente, ciò è falso, è falso, è falso! Si è fatto anche un pellegrinaggio fra i vari gruppi per sostenere questa tesi. Ritengo indecente - e concludo, signor Presidente - utilizzare nei confronti del Parlamento sistemi di questo genere.
Colleghi di maggioranza e colleghi di opposizione - vale, infatti, anche per voi ciò che vale per tutti gli altri, visto che il relatore fa parte dell'opposizione - credo che noi in quest'aula, approvando emendamenti che permettono di rispettare la Costituzione e, quindi, di non modificare i diritti costituzionalmente garantiti all'elettorato passivo, compiamo un dovere democratico e costituzionale che non lede nessun altro diritto.
Non sarebbe, infatti, immaginabile che un ligure (ma lo stesso si può dire per un siciliano, un sardo, un piemontese, un lombardo) ritenesse che la possibilità di un non ligure di candidarsi in Liguria violi i suoi diritti costituzionali.
Noi siamo il Parlamento della Repubblica. Quando vi saranno, giustamente, 12 deputati eletti nella circoscrizione Estero, essi non saranno e non dovranno essere una riserva indiana, ma saranno parte costitutiva della Camera dei deputati e rappresentanti della nazione, senza vincolo di mandato, ai sensi dell'articolo 67 della Costituzione, che riguarda ciascuno di noi.
Non vi saranno 618 deputati di un tipo e 12 di un altro tipo. Dovranno esservi deputati e senatori eletti in base alle norme costituzionali, ossia agli articoli 56 e 58 della Costituzione che ho citato.
Infine - e concludo, signor Presidente - il Governo ha inviato anche ai colleghi una serie di memorie costituzionali, non discusse in Parlamento, ma solo inviate come pareri del Governo. In esse si dice


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che questa norma sarebbe accettabile, perché renderebbe parte effettiva della comunità di lingua e di cultura il candidato residente all'estero.
Allora, quali sono la lingua e la cultura del candidato residente in una circoscrizione che comprende l'intero continente africano, insieme all'intero continente asiatico e insieme all'intero continente dell'Oceania e perfino all'Antartide? Questi sarebbero i pareri costituzionali che ci sono stati inviati.
Signor Presidente, per questo motivo invito i colleghi a votare a favore degli identici emendamenti Boato 8.1 e Mascia 8.3 (non è in discussione il ministro Tremaglia e, in questa sede, rinnovo il mio rispetto, ma anche il mio dissenso su questo punto), senza vincoli di alcun tipo che non siano la fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica. Se gli emendamenti in esame non dovessero essere approvati a scrutinio palese, inviterò i colleghi a votare a scrutinio segreto contro l'articolo 8, che verrà eventualmente modificato dal Senato.
Abbiamo a disposizione quattro anni e mezzo di tempo, se perderemo; un paio di settimane in più per rispettare la Costituzione saranno tutte a favore della democrazia costituzionale nel nostro paese.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'onorevole Boato ha sollevato questioni serie sulle quali è assolutamente legittimo avere opinioni diverse. L'onorevole Boato ha più volte sottolineato il rischio di far travolgere questa normativa da un giudizio di illegittimità costituzionale nel caso in cui, nella circoscrizione Estero, fosse preclusa la candidatura di cittadini italiani residenti in Italia.
Il ministro Tremaglia ha fornito ai parlamentari pareri di autorevoli costituzionalisti, ma per un mio scrupolo personale ho ritenuto di investire gli uffici legislativi della Presidenza del Consiglio di un'ulteriore verifica in ordine al suddetto rischio. La risposta, in sintonia con quanto hanno scritto i costituzionalisti interpellati, è stata che, viste la riforma costituzionale effettuata nella scorsa legislatura, la nascita della circoscrizione Estero e la scelta compiuta da questo Parlamento, i rischi a cui andrebbe incontro questo provvedimento se fosse estesa la candidatura passiva anche ai cittadini residenti in Italia sarebbero molto maggiori rispetto a quelli che si correrebbero qualora si dovesse compiere la scelta - che il ministro auspica - di limitare la candidatura ai cittadini italiani residenti all'estero. Infatti, estendere le candidature ai cittadini residenti in Italia vorrebbe dire contraddire tutto l'impianto che abbiamo costruito con la circoscrizione Estero per dare voce, in questo Parlamento, a italiani, con la cittadinanza italiana, che vivono e lavorano all'estero.
Dunque, l'ipotesi dell'onorevole Boato è sostenibile come l'altra, ma, certamente, fa correre al provvedimento in esame molti più rischi di costituzionalità rispetto a quelli accertati dal Governo sulla base di questi autorevoli pareri.
Devo anche aggiungere un'ulteriore considerazione: credo che non possa farlo il ministro Tremaglia, dunque, per me è doveroso. L'onorevole Boato ha detto che il ministro Tremaglia minaccia il Parlamento ed i parlamentari avendo dichiarato che, se l'articolo 8 non dovesse essere approvato, rassegnerebbe le dimissioni da ministro della Repubblica. Non si tratta assolutamente di una minaccia. Noi tutti conosciamo - particolarmente i vecchi parlamentari, ma anche i nuovi credo che in questi mesi di lavoro abbiano avuto modo di apprezzare tali qualità - la passione ed il calore con cui il ministro Tremaglia ha portato avanti questa battaglia, sapendo di rispondere non solo alle aspettative dei cittadini italiani, ma anche a quelle dei milioni di italiani residenti all'estero. Credo che il ministro Tremaglia dica una cosa semplicissima: se, dal suo punto di vista, tali aspettative non dovessero


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essere soddisfatte, riterrebbe di non poter più svolgere l'incarico come ministro degli italiani all'estero con la stessa passione. Non si tratta assolutamente di una minaccia al Parlamento che è liberissimo di scegliere tra l'ipotesi dell'onorevole Boato e l'ipotesi indicata dal Governo.
Onorevole Boato, la prego di non estremizzare in questo modo la situazione perché né l'onorevole Tremaglia né questo Governo intendono minacciare la libertà di pensiero e di voto dei parlamentari.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, le darò la parola successivamente, dato che anche altri colleghi hanno chiesto di parlare.

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