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SALVATORE ADDUCE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, vorrei osservare che le interrogazioni hanno una loro programmazione; la mia interrogazione risale al 3 agosto 2001, ma dal 3 agosto 2001 sull'argomento è avvenuta una mezza rivoluzione. Pertanto, è evidente che mi toccherebbe illustrare la questione, anche alla luce dei nuovi avvenimenti. Le chiedo se ciò sia possibile.
PRESIDENTE. Onorevole Adduce, non essendo la sua un'interpellanza, non le posso permettere di illustrarne il contenuto. Naturalmente, nella risposta del sottosegretario e nella sua replica si terrà certamente conto delle novità intervenute.
GIANCARLO INNOCENZI, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. In relazione all'atto parlamentare cui si risponde, si ritiene opportuno far presente che il Ministero delle comunicazioni ha partecipato ai lavori di quest'Assemblea per lo svolgimento di atti di sindacato ispettivo parlamentare il giorno 26 luglio 2001 e non risulta essere stato ulteriormente invitato se non in data odierna, in cui si è dichiarato disponibile alla discussione dell'interrogazione in parola, in merito alla quale si fa presente quanto segue.
duplicazioni, nonché di rendere più efficiente e meno oneroso il processo produttivo, con l'obiettivo di mantenere la leadership nella telefonia fissa e mobile, settore che richiede grande dinamismo e flessibilità.
PRESIDENTE. L'onorevole Adduce ha facoltà di SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, non mi ritengo assolutamente soddisfatto sia per l'esito del quale ci ha informato il rappresentante del Governo sia, in modo particolare, per la parte relativa alla questione centrale sollevata dal mio atto di sindacato ispettivo. Con riferimento a quest'ultimo aspetto, riteniamo vi siano competenze dirette del Governo. Infatti, l'accordo del 28 marzo del 2000 intercorso fra le confederazioni sindacali, CGIL CISL e UIL, le federazioni SLC, Fistel, UIL-TEL e la delegazione sindacale, fu sottoscritto alla presenza del ministro del lavoro e dei sottosegretari per la comunicazione e dell'industria. La garanzia dell'attuazione di quell'accordo gravava e grava, in qualche modo, sulle spalle del Governo in quanto soggetto terzo, mediatore, dell'accordo medesimo.
L'intesa però prevedeva investimenti per 30 mila miliardi da realizzare entro il 2002, di cui 5 mila destinati al sud d'Italia, 4 mila nella rete fissa e mille nel mobile. Essi avrebbero dovuto generare 6.200 nuove assunzioni, di cui 2 mila nel Mezzogiorno.
PRESIDENTE. Onorevole Adduce, la invito a concludere, poiché ha esaurito il tempo a sua disposizione.
SALVATORE ADDUCE. Concludo, signor Presidente. Vi è una serie di altri impegni che vengono palesemente disattesi o non considerati. Riteniamo, pertanto, che il Governo abbia materia di cui occuparsi nel rapporto con Telecom, materia che credo non possa essere liquidata - per questo sono profondamente insoddisfatto - richiamando l'autonomia del gruppo Telecom. So benissimo che il gruppo Telecom è autonomo, tuttavia, ritengo che il Governo abbia la possibilità, anzi la necessità e il dovere di intervenire sulla materia.
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, dottor Innocenzi, ha facoltà di
Innanzitutto, trattandosi di materia che investe la gestione della società Telecom si ritiene opportuno precisare che, a seguito della privatizzazione della suddetta società e della liberalizzazione del mercato della telefonia vocale, i problemi concernenti le priorità strategiche, nonché l'organizzazione ed il riassetto delle proprie strutture, rientrano nella competenza specifica degli organi di gestione societaria nei confronti dei quali il Governo non ha poteri di intervento. Tuttavia, non si è mancato di interessare, in merito a quanto rappresentato dagli onorevoli interroganti, la società Telecom medesima che ha sottolineato di aver da tempo avviato e gradualmente realizzato un processo di profonda riorganizzazione sia delle proprie attività sia delle proprie strutture, al fine di evitare
Ciò chiarito in linea generale, per quanto riguarda la specifica situazione di cui si fa cenno nell'atto parlamentare in esame, la predetta Telecom ha comunicato che, a seguito dell'accordo sindacale sottoscritto in data 23 marzo 2000 presso il Ministero del lavoro e riguardante il piano di sviluppo e riorganizzazione su scala nazionale per la gestione degli esuberi con processi di riduzione del personale e/o collocamento in mobilità, si è proceduto alla soppressione della sede commerciale di Matera che svolgeva principalmente servizi di assistenza e di informazione alla clientela. Tale provvedimento si inserisce nella scelta aziendale, attuata a livello nazionale, di accentrare le attività di supervisione e controllo nelle maggiori sedi ed ha determinato lo spostamento a Bari delle attività prima svolte a Matera e dei servizi connessi al 187 ed il conseguente trasferimento del personale ivi applicato.
Tuttavia, atteso che la distanza fra le due sedi è superiore ai 60 chilometri, agli operatori interessati è stata proposta la possibilità di offrire la propria prestazione lavorativa in attività di telelavoro, previa attribuzione al servizio «Info 12». Dei 47 dipendenti coinvolti 15 hanno accettato il trasferimento, mentre gli altri 32 hanno concordato l'attività di telelavoro che, una volta terminati gli adattamenti tecnici delle postazioni, dovrebbe avere inizio entro la fine del mese di novembre del 2001.
A completamento d'informazione, si segnala che in data 30 agosto presso la prefettura di Matera si è tenuto un incontro fra il prefetto, i rappresentanti della società Telecom e quelli delle associazioni sindacali UIL, UIL-TEL, Fistel, CISL, SLC, CGIL, per un tentativo di conciliazione, nel corso del quale la richiesta sindacale di rinvio del provvedimento relativo al trasferimento della sede di Matera a Bari, nonché di verifica della esperibilità della proposta di attivazione di una sala di telelavoro aggregata a Matera, ha sortito esito negativo, determinando il fallimento della mediazione.
Quanto, infine, all'affermazione secondo cui la predetta riorganizzazione sarebbe in contrasto con i contenuti dell'accordo del 28 marzo del 2000, è il caso di far presente che le suddette decisioni aziendali risultano essere state condivise dalle maestranze nei termini sopra indicati.
Non vorrei qui richiamare l'interesse che il Governo dovrebbe manifestare in merito alla riorganizzazione del più grande gruppo delle telecomunicazioni italiano. Ricordavo in precedenza che sono intervenute in questi mesi diverse novità. Tuttavia, l'accordo sottoscritto nel marzo del 2000, in gran parte non attuato, ci spinge ad affermare che esiste ancora un'esigenza di sollecitare il gruppo Telecom, soprattutto per la parte relativa agli impegni assunti nel Mezzogiorno, affinché compia atti che sostanzino una maggiore attenzione verso quella parte del territorio.
È vero: l'accordo prevedeva una riorganizzazione che comportava degli esuberi.
Questo è il contenuto dell'accordo del marzo 2000: si tratta di una contrattazione ed io sono fra coloro che non si scandalizzano del fatto che, a fronte di una esigenza di riorganizzazione, nonostante vi siano anche degli esuberi, si possa determinare una sorta di contrappeso in termini di investimenti e di nuova occupazione. So bene che Telecom con quell'accordo ottenne il via libero a fruire delle previsioni della legge n. 223 del 1990 per 5.300 mobilità e 1.800 ricorsi alla cassa integrazione guadagni.
Si disse che anche la Basilicata avrebbe attinto agli strumenti e alle opportunità del piano strategico aziendale, al pari delle altre regioni meridionali, sia sul versante degli investimenti sia sui ritorni occupazionali. Infatti, per la prima volta nella storia della programmazione del gruppo Telecom, si riuscì a scrivere un capitolo specifico e di merito dedicato al Mezzogiorno, di cui voglio richiamare velocemente i punti essenziali: progetti di catalizzazione delle innovazioni incentrati sul Mezzogiorno, da integrare con le iniziative pubbliche e private esistenti, da gestire e coordinare attraverso strutture da collocare al sud (nulla è stato fatto su questo versante); l'attivazione di un fondo per il sud, dedicato al finanziamento di attività imprenditoriali finalizzate alle nuove tecnologie (non c'è traccia di questo impegno); partecipazione alle iniziative di sviluppo territoriale attraverso patti territoriali e contratti d'area (probabilmente Telecom ha subito capito «l'aria» e, avendo il Governo, nel documento di programmazione economico-finanziaria e nello stesso disegno di legge finanziaria, escluso completamente dalla propria prospettiva la programmazione negoziata, è probabile che si adegui). Inoltre, l'azienda aveva assicurato la pubblicazione, entro il mese di maggio dello stesso anno, di un progetto operativo e di dettaglio a cui associare un finanziamento di 20 miliardi.


