Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 65 del 20/11/2001
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(Programma per la diffusione delle nuove tecnologie di trasmissione radio-televisiva digitale (wireless local loop) - n. 3-00175)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, dottor Innocenzi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Lusetti n. 3-00175 (vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni sezione 5).

GIANCARLO INNOCENZI, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, in relazione all'atto parlamentare in esame, si significa che, come previsto dall'articolo 2-bis, comma 15, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, è stato approvato il programma per lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie di trasmissione, con decreto ministeriale 24 luglio 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto 2001.
In proposito, occorre tuttavia chiarire che la suddetta legge n. 66 del 2001, nel prevedere l'adozione da parte del Governo di un programma per lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie trasmissive digitali su frequenze terrestri e da satellite, nonché per l'introduzione di sistema audiovisivi terrestri a larga banda, affida all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni la regolamentazione del sistema radio diffusivo digitale, secondo quanto previsto dall'articolo 2-bis, comma 7. Pertanto, l'autorità medesima ha approvato e sta per emanare un regolamento, in cui sono definite le condizioni ed i principi in base ai quali verranno rilasciate le licenze e le autorizzazioni per la diffusione di trasmissioni radiotelevisive in tecnica digitale: naturalmente, si dovrà tener conto dei principi direttivi fissati nella legge n. 66 del 2001. Tra questi ultimi, è espressamente indicata l'osservanza della distinzione tra i soggetti che forniscono i contenuti ed i soggetti che provvedono alla diffusione, con l'individuazione delle relative responsabilità - secondo quanto previsto all'articolo 2-bis, comma 7, lettera a) -, e con l'imposizione all'operatore di rete di garantire il pluralismo e la non discriminazione nell'accesso alla capacità trasmissiva da parte dei fornitori di contenuti, ai sensi dell'articolo 2-bis, comma 7, lettera c).
Ciò chiarito, si fa presente che nel programma adottato con il menzionato decreto ministeriale del 24 luglio 2001, è stata indicata, tra le condizioni di sviluppo della televisione digitale, l'offerta di programmi e di contenuti nuovi, non disponibili


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in analogico, capaci di attrarre i telespettatori e di indurli a dotarsi di apparati per la ricezione delle trasmissioni digitali terrestri.
Nella stessa sede è stata altresì bene evidenziata la necessità di prevedere incentivi economici per consentire agli utenti l'acquisto dei nuovi terminali e l'ampia gamma dei nuovi servizi, tenendo anche conto del fatto che la legge n. 66 del 2001, anziché affidarsi allo spontaneo sviluppo delle trasmissioni in digitale, ha fissato un termine preciso per la fine delle trasmissioni in analogico che, a partire dal 2006, dovranno essere in digitale. La trasformazione dall'analogico al digitale si svilupperà sulla base della regolamentazione dettata dall'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ma sarà profondamente influenzata dalla maggiore o minore diffusione dei set top box, gli adattatori digitali, e dal ricambio più meno veloce dei ricevitori domestici da parte degli utenti. Pertanto, in tale fase di passaggio, dovranno essere offerti programmi attraenti e dovranno essere incentivati gli acquisti dei nuovi televisori per raggiungere un livello di diffusione che spinga l'operatore al passaggio al digitale, atteso che i broadcaster dovranno investire notevoli risorse economiche a fronte di una presumibile contrazione, in una fase iniziale, degli introiti pubblicitari.
Nel programma è stato sottolineato come sia auspicabile che nel 2006 il numero degli utenti dotati di impianti di ricezione digitale abbia superato la soglia critica, poiché, in caso contrario, l'interruzione ex lege delle trasmissioni in analogico avrebbe costi troppo elevati, sia per i telespettatori sia per gli operatori di rete. Invero, al punto 6.1 del programma stesso vengono indicate alcune possibili iniziative ritenute idonee a stimolare gli utenti ad acquistare o noleggiare ricevitori digitali terrestri, quali un regime fiscale favorevole per apparati ed abbonamenti e l'introduzione di una sorta di rottamazione per l'acquisto di televisori e set top box compatibili.
Quanto alla previsione di incentivi anche per l'acquisto di dispositivi per la funzione Internet a larga banda, si sottolinea che nel programma, al punto 6.1, è stato fedelmente riportato quanto previsto in proposito dall'articolo 22 della legge 5 marzo 2001, n. 57. Inoltre, nel citato programma non è stata trascurata l'introduzione dei sistemi audiovisivi a larga banda, i quali offrono all'utente la possibilità di interagire con il terminale, dotandolo di un canale di ritorno. Infatti, le reti a larga banda sono in grado di fornire, in prospettiva, i servizi della società dell'informazione associati alle trasmissioni radiotelevisive tradizionali tramite il televisore, adattate con i set top box. In particolare, si è fatto cenno a due distinti sistemi audiovisivi: il sistema MWS, il multimedia wireless system, e il WLL, il wireless local loop, ben evidenziando che tale ultimo sistema è relativo al campo delle telecomunicazioni come soluzione alternativa alle tecniche di accesso locale ad alta velocità su fibra, su cavo coassiale e sistemi XDSL su rame. Infatti, è noto che nella gamma di frequenze dei 26 gigahertz è prevista l'introduzione dei sistemi punto-multipunto (di cui alla nota 255 del vigente piano nazionale di ripartizione delle frequenze) e che tali bande di frequenze non sono utilizzabili per la distribuzione dei segnali video, per la fornitura dei servizi multimediali, tra cui sono ricompresi quelli per la distribuzione dei segnali video. Il citato piano, alla nota 266, prevede che l'attribuzione delle frequenze della banda 40,5-42,5 gigahertz viene fatta in accordo con la decisione del CEPT ERC/DEC/(99)15. Si è fatto altresì presente che i sistemi punto-multipunto a larga banda, sia nel campo audiovisivo sia nel campo delle telecomunicazioni, potevano favorire lo sviluppo delle trasmissioni digitali interattive e lo sviluppo della concorrenza all'accesso locale nel nuovo universo multimediale.
Infine, in merito al settore della radiodiffusione, si evidenzia che nel programma è stato messo in luce come l'evoluzione tecnologica del sistema non consentiva di prevedere una serie di interventi al passo con lo sviluppo del settore e che pertanto


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sarebbe stato necessario intervenire successivamente sulla base dell'evoluzione tecnologica e del mercato in atto.
Partendo da tali considerazioni si sta attualmente predisponendo un programma mirato allo sviluppo delle tecnologie di trasmissioni radiofoniche e digitali. L'opportunità di adottare separati programmi di sviluppo per i due settori, televisivo e radiofonico, dipende infatti dalle caratteristiche proprie dei due settori medesimi. Basti pensare che, mentre nel campo televisivo la diffusione in tecnica analogica è destinata ad essere totalmente sostituita dalla diffusione in tecnica digitale entro il 2006, per il settore radiofonico la pianificazione delle frequenze in tecnica digitale coesiste con la pianificazione in tecnica analogica.

PRESIDENTE. L'onorevole Lusetti ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00175.

RENZO LUSETTI. Onorevole sottosegretario, le riconosco capacità, competenze e conoscenza della materia, quindi mi dichiaro parzialmente soddisfatto perché ritengo la sua risposta non burocratica, con qualche elemento politico. Dico «parzialmente» perché ci sono alcuni problemi che intendo sottolinearle, innanzitutto ribadisco - come lei ha sottolineato - che la radiofonia è sostanzialmente sacrificata; poi, che ciò sia da attribuire ad un tempo successivo può anche essere. Comunque, prendiamo atto che oggi la radiofonia non è tenuta in considerazione.
Faccio un passo indietro: vengo a conoscenza, attraverso un atto parlamentare - la sua risposta ad un'interrogazione - che l'authority ha finalmente varato il regolamento sul digitale terrestre. Lo dico perché spesso il Parlamento risulta un pochino bypassato, non solo dal Governo, ma anche dalle varie authority. Come tanti altri colleghi, imparo dai giornali; ieri ho letto una «bellissima» intervista rilasciata dal commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Antonio Pilati il quale ci ha spiegato tutto, francamente però non ho capito se l'authority abbia o meno approvato il regolamento. Se ho capito bene, l'authority ha approvato il regolamento che verrà emanato successivamente. Se tutto ciò avverrà domani è inutile che il Governo ci informi più dettagliatamente, se invece si andrà per le lunghe chiederei di avere qualche dettaglio più preciso su come è articolato questo regolamento che credo risulti fondamentale anche per lo sviluppo della larga banda.
Onorevole sottosegretario, apprezzo anche la distinzione tra fornitori di contenuti - come ha detto lei - ed operatori di rete: in questo modo si garantisce il pluralismo. Speriamo solo che ciò corrisponda a verità perché nell'intervista di ieri il commissario Pilati faceva riferimento a tre soggetti RAI, Mediaset, Telecom. Inoltre mi sorge anche qualche sospetto rispetto al fatto che la rete televisiva La Sette non è stata venduta dai nuovi proprietari di Telecom, ma questo lo vedremo in un altro momento. Si parla quindi di soli tre soggetti, il problema è sempre il solito. Questo Governo vuole o no stimolare e sviluppare la concorrenza in senso veramente liberale, come si autodefinisce questo esecutivo? Credo che passare da un duopolio ad un triopolio non rappresenti un grossissimo passo avanti; l'obiettivo che questo paese deve avere è quello di sviluppare la concorrenza, anche per poter essere competitivi sulla larga banda. La sostanza è: questo Governo crede o non crede nella larga banda? La larga banda costituisce un progetto-paese oppure no? In Commissione ho provato a fare queste domande al ministro Stanca il quale mi ha risposto che esiste una task force. Questo va bene, da una parte abbiamo il Governo che abolisce le authority e dall'altro, sempre il Governo, che crea le task force; va tutto bene, però è necessario che questo paese diventi veramente moderno e sia all'altezza dal punto di vista tecnologico. Sappiamo che ormai esiste una saturazione nel campo della telefonia mobile, c'è bisogno di una sorta di investimento, soprattutto perché oggi la capacità di penetrazione di Internet, anche con una larga banda, sta subendo evoluzioni notevoli, nei


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prossimi anni si potrà avvicinare al 20-30-50 per cento. In questo senso lei ha fatto riferimento al wireless local loop, comunque nella seconda metà del decennio avremo due protagonisti: l'UMTS ed il digitale terrestre. Dobbiamo saper cogliere queste occasioni, ed io presenterò emendamenti alla finanziaria, che sta per essere esaminata dalla Camera, proprio per incentivare il sostegno alla larga banda. Mi aspetto dal Governo un impegno ad accogliere questi emendamenti - a meno che il Governo non li faccia propri - perché su questo si gioca il futuro tecnologico del paese e la capacità di essere all'altezza.
Quindi, ben vengano gli incentivi a favore di coloro che devono, comunque, acquistare gli strumenti per poter accedere al digitale terrestre, anche in termini di formazione poiché non è facile, all'inizio, spiegare cosa significhi passare dalla TV dei canali alla TV dei programmi. Tuttavia, credo che debbano essere previste incentivazioni alla sperimentazione di soggetti nuovi che vogliono entrare nel mercato del digitale terrestre e mi creda - come lei sa - sono tanti. Se vi fossero incentivazioni economiche, ma anche in termini di cessioni, di frequenze, ciò si porrebbe tutto a vantaggio, non tanto della concorrenza, ma soprattutto della qualità del lavoro che si vuole svolgere. Pertanto, per tali motivi mi ritengo parzialmente soddisfatto.
Mi aspetto un impegno ulteriore da parte del Governo in ordine alla larga banda e mi auguro che, in sede di finanziaria, questi emendamenti che si muovono in tale direzione vengano accolti dal Governo.

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