Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 64 del 19/11/2001
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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, recante disposizioni urgenti concernenti l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'anagrafe bovina e l'Ente irriguo umbro-toscano (1820) (ore 17,12).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, recante disposizioni urgenti concernenti l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'anagrafe bovina e l'Ente irriguo umbro-toscano.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 1820)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Informo che il presidente del gruppo parlamentare e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto che la XIII Commissione (Agricoltura) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Masini, ha facoltà di svolgere la relazione.

MARIO MASINI, Relatore. Onorevoli colleghi, il disegno di legge in discussione nasce dall'esigenza prioritaria di migliorare il processo di erogazione degli aiuti previsti dalla politica agricola comunitaria e di conseguenza il sistema di censimento e controllo del settore bovino. Il nuovo modello organizzativo dell'AGEA, introdotto col provvedimento in esame, si pone l'obiettivo di superare le difficoltà operative emerse soprattutto in relazione ai tempi di erogazione degli aiuti, creando procedure più snelle e rigorose, e restituendo al Ministero delle politica agricole e forestali un ruolo significativo in materia di monitoraggio delle spese del FEOGA-Garanzia.
Il nuovo assetto organizzativo ha pertanto il fine di operare una distinzione dei compiti e delle responsabilità dei soggetti interessati e, di conseguenza, di fornire maggiore chiarezza e trasparenza al mondo agroindustriale, fruitore finale del servizio. L'articolo 1, comma 1, lettera a), inserendo un nuovo comma dopo l'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 1999, attribuisce in capo al Ministero delle politiche agricole e forestali la competenza ai


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fini della gestione dei rapporti con la Commissione europea in merito all'attività di monitoraggio della spesa e di liquidazione dei conti a carico del fondo FEOGA. In altre parole, il Ministero delle politiche agricole e forestali sarà legittimato a partecipare alle riunioni del comitato FEOGA al fine di tenere sotto controllo la spesa, fermo restando che l'AGEA agisce in qualità di organismo di coordinamento come unico rappresentante nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative alla sezione garanzia del FEOGA, con imputazione di responsabilità per ogni adempimento correlato alla gestione degli aiuti derivanti dalla politica agricola comunitaria, come previsto dall'articolo 2 del regolamento CE 1663/95.
L'AGEA dovrà, pertanto, assicurare al Ministero per le politiche agricole e forestali il necessario supporto tecnico, fornendo gli atti dei procedimenti, compresi quelli degli organismi pagatori regionali di cui ha il coordinamento.
Con lettera b) del citato comma 1, si incide, invece, sulla fluidità procedurale dell'attuale sistema dei pagamenti agli agricoltori, attraverso la semplificazione degli adempimenti dichiarativi e la velocizzazione degli iter di pagamento degli aiuti. Si autorizzano, infatti, gli organismi pagatori, che le regioni sono state chiamate ad istituire ai sensi dell'articolo 3-bis del decreto legislativo n. 165 del 1999, a dare immediata esigibilità alle domande di aiuti prestate tramite i centri di assistenza agricoli, rimanendo salvi i controlli comunitari e quanto stabilito dalle convenzioni stipulate tra gli organismi pagatori e gli stessi centri.
Con lettera c), sostituendo il comma 4 dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 165 del 1999, si prevede il parere del dipartimento per l'innovazione e le tecnologie - nuova struttura preposta alla direzione del settore dell'innovazione tecnologica - in luogo del precedente parere dell'autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione, per le attività di rilevamento, scambio e utilizzo delle informazioni fruibili dagli organismi pagatori. Conseguentemente, viene altresì aggiornato il riferimento all'infrastruttura deputata a garantire interoperabilità e la cooperazione tra sistemi informativi, sostituendo il riferimento alla rete unitaria delle pubbliche amministrazioni con l'attuale rete telematica nazionale, sulla base dell'accordo definito in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell'articolo 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 gennaio 2001.
Le lettere d) ed e), modificando l'articolo 9 del decreto legislativo n. 165 del 1999, con la sostituzione del comma 1 e l'aggiunta di due nuovi commi dopo il comma 3, provvedono a definire gli organi dell'AGEA. Vengono confermati il presidente, il consiglio di amministrazione e il collegio dei revisori e viene introdotto il consiglio di rappresentanza, al fine di rispondere all'esigenza di concertazione tra l'AGEA e le associazioni di categoria, con il compito di valutare la rispondenza dei risultati dell'attività dell'AGEA agli indirizzi impartiti e di esprimere pareri e formulare proposte da sottoporre al consiglio di amministrazione. Qualora le posizioni dei due organi risultassero discordi, viene previsto l'obbligo per il consiglio di rappresentanza di notificare al ministro delle politiche agricole e forestali le questioni controverse.
Con lettera f) si sopprime il comitato, composto di tre membri, preposto all'esercizio delle funzioni di organismo pagatore, istituendo in sua vece un ufficio monocratico appartenente alla struttura organica dell'AGEA con le medesime funzioni e sottolineando la necessità che le funzioni di organismo di coordinamento e di organismo pagatore vengano svolte mediante gestioni distinte e contabilità separate.
L'articolo 2 abroga le disposizioni di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 33 del decreto legislativo n. 228 del 2001, recante orientamento e modernizzazione del settore agricolo, concernenti il comitato preposto all'esercizio delle funzioni di organismo pagatore, soppresso con le disposizioni menzionate all'articolo precedente.
L'articolo 3 completa quanto disposto dai precedenti articoli, stabilendo che il ministro delle politiche agricole e forestali


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e il ministro dell'economia e delle finanze rinnovino gli organi dell'AGEA, previsti all'articolo 9 del decreto legislativo n. 165 del 1999, entro sessanta giorni dalla data di conversione in legge del decreto-legge in esame.
Per quanto riguarda la designazione del presidente del collegio dei revisori contabili da parte del ministro dell'economia e delle finanze, si prevede che venga scelto tra i dirigenti incaricati di funzione dirigenziale generale e collocato fuori ruolo. La disposizione è stata spostata sotto l'articolo 1 come novella al decreto legislativo n. 165.
L'articolo 4 disciplina le modalità operative dell'anagrafe bovina, al fine di eliminare i ritardi nella trasmissione dei dati relativi al pagamento degli aiuti previsti per il settore bovino dalla normativa comunitaria e nazionale.
Si prevede, pertanto, che con decreto del ministro della salute e del ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il ministro per gli affari regionali ed il ministro per l'innovazione e le tecnologie, sentita la Conferenza Stato-regioni, entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, vengano disciplinate le modalità operative per la gestione e l'aggiornamento della banca dati nazionale bovina.
L'articolo 5 prorogava di un anno l'attività dell'ente irriguo umbro-toscano, ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del MIPAF, con funzioni principali di progettazione ed esecuzione di opere idriche. Tale disposizione non figura nel testo predisposto dalla Commissione, in ottemperanza al parere della Commissione bilancio; tuttavia, è allo studio da parte del Ministero il suo ripristino con un'opportuna formula di copertura finanziaria.
Il testo al nostro esame prevede due modifiche di contenuto sostanziale apportate dalla Commissione. La prima concerne una nuova stesura delle disposizioni riguardanti il consiglio di rappresentanza: l'argomento è stato oggetto di un significativo dibattito da parte dei membri della Commissione, essendo emersa, generalmente, l'esigenza di allargare la rappresentatività dell'organo, sia in senso orizzontale sia in senso verticale. In altri termini, si è ritenuto opportuno agire sulla struttura del consiglio, aumentandone il numero dei componenti per consentire una maggiore rappresentatività territoriale delle categorie interessate. Il testo proposto dalla Commissione prevede che il consiglio sia composto da venti membri, di cui dodici in rappresentanza delle organizzazioni professionali agricole, quattro in rappresentanza del movimento cooperativo, due in rappresentanza delle industrie di trasformazione e due in rappresentanza degli ordini professionali. Da varie parti è stata sollevata l'esigenza di considerare anche le associazioni di prodotto e gli agrotecnici; sotto questo profilo, non c'è nessuna posizione preconcetta e non si escludono miglioramenti del testo durante l'esame in aula. Analogamente dicasi per quanto attiene ai compiti di tale organismo, essendo evidente e condivisa l'esigenza di non farne un'entità in competizione e concorrenza con il consiglio di amministrazione, bensì una struttura di raccordo e di partecipazione degli utenti, in linea con la più avanzata concezione della funzione amministrativa al servizio dei cittadini e secondo la logica della sussidiarietà.
La seconda modifica del testo del decreto-legge concerne la soppressione dell'articolo 5, invero ascrivibile non alla Commissione agricoltura, ma ai rilievi mossi circa la copertura finanziaria da parte della Commissione bilancio. La disposizione - ripeto - sarà auspicabilmente ripristinata con idonea formula di copertura, durante l'esame da parte dell'Assemblea.
Il dibattito in Commissione ha toccato anche altri profili significativi come, ad esempio, la possibilità di un più forte coinvolgimento delle regioni nell'organizzazione dell'AGEA. Sul punto, sempre con un'apertura ad un ulteriore miglioramento del testo, è parso importante, al di là degli aspetti formali, garantire il coinvolgimento politico sostanziale delle istituzioni regionali nelle decisioni che contano: la presenza


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della Conferenza Stato-regioni nel quadro normativo appare lo strumento più congruo.
L'attività istruttoria, per quanto riguarda questo provvedimento, si è concretizzata nella valutazione dei prescritti pareri. Hanno espresso parere favorevole le Commissioni I, VIII e la Commissione bicamerale per le questioni regionali; la V Commissione ha espresso parere favorevole con due condizioni. La Commissione XII ha espresso parere favorevole con un'osservazione; la Commissione XIV ha espresso parere favorevole con un'osservazione; il Comitato per la legislazione ha espresso parere con condizioni ed osservazioni.
Il parere della Commissione bilancio ha richiesto la soppressione di un emendamento, in un primo tempo approvato dalla Commissione e volto a prevedere quattro nuovi incarichi dirigenziali a tempo determinato, oltre che, come già detto, la soppressione dell'articolo 5. Quanto al parere del Comitato per la legislazione, esso contiene in particolare due condizioni. La prima, accolta, chiedeva la formulazione dell'articolo 3, comma 2, sotto forma di novella legislativa, trattandosi di una disposizione che modifica, in via definitiva, l'articolo 9 del decreto legislativo 27 maggio 1999, n. 165, istitutivo dell'AGEA, nella parte riguardante i requisiti soggettivi che devono essere posseduti dal presidente del collegio dei revisori. La seconda condizione posta dal Comitato richiedeva di chiarire la tipologia del decreto di cui all'articolo 4, in relazione alla sua possibile natura di atto regolamentare.
Sul punto si è ritenuto che la qualificazione dell'atto come «decreto», senza ulteriori specificazioni, fosse chiaramente volta ad escludere la natura di regolamento anche in considerazione del contenuto del decreto medesimo, precipuamente diretto a stabilire procedure operative di gestione della banca dati. Più complessa è la questione posta dalla XIV Commissione (politiche dell'Unione europea) su un profilo peraltro riguardante una specifica competenza. Invero, essa solleva un dubbio di compatibilità comunitaria, rimettendone la valutazione alla Commissione di merito, in ordine al rischio che l'immediata esigibilità delle pratiche istruite dai centri di assistenza possa avere effetti sulla responsabilità dello Stato nei confronti dell'Unione europea. D'altra parte, poiché è certo che l'affidamento ai centri contribuirà a una maggiore speditezza delle procedure, si ritiene opportuno verificare in Aula la possibilità di apportare miglioramenti che fughino ogni perplessità sul punto.
In buona sostanza, il provvedimento è diretto a migliorare la funzionalità dell'AGEA, che ha sostituito l'AIMA nei compiti di interlocutore ufficiale in ordine ai rapporti con l'Unione europea e di organismo pagatore sino all'istituzione degli appositi servizi regionali, il tutto ai fini dell'erogazione degli aiuti comunitari in agricoltura del Fondo europeo di orientamento e garanzia, il FEOGA. Si tratta di un organismo di grandissima importanza, se si pensa che le risorse attribuite attualmente all'Italia nell'ambito del bilancio comunitario per l'agricoltura sono dell'ordine di 10 mila miliardi di lire. In particolare, il provvedimento in esame, oltre a rafforzare la funzionalità dell'AGEA, attribuisce al Ministero delle politiche agricole e forestali la competenza della gestione dei rapporti con la Commissione europea in materia di monitoraggio delle spese della sezione garanzia del FEOGA. Inoltre, il provvedimento è diretto ad accelerare il procedimento per la riscossione degli indennizzi da parte degli utenti, agricoltori e allevatori, al fine di rendere più efficaci gli interventi di sostegno dell'Unione europea a favore del comparto agricolo. Il provvedimento prevede anche norme per migliorare il sistema informatico dell'AGEA e degli altri organismi pagatori, che deve rifarsi al nuovo dipartimento per l'innovazione e la tecnologia. Inoltre, viene previsto il rinnovo degli organi dell'AGEA secondo i nuovi criteri e le nuove articolazioni dei medesimi.
Complessivamente, il provvedimento è diretto a modernizzare le strutture e gli organismi che si occupano del sostegno delle attività agricole, soprattutto per


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quanto riguarda la celere utilizzazione dei fondi dell'Unione europea, al fine di eliminare vecchie lentezze burocratiche che hanno penalizzato a lungo il settore agricolo.
Data l'essenzialità per la nostra economia del settore produttivo primario, questo decreto-legge assume un grande rilievo economico e sociale e, per tale motivo, deve essere convertito entro i termini costituzionali previsti. È appena il caso di ricordare il grande ruolo economico e sociale del settore agricolo e quanto tale settore sia stato penalizzato negli anni passati da carenze burocratiche ed amministrative e di sostegno politico, che hanno impedito alla nostra agricoltura di usufruire pienamente dei vantaggi economici derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.
Questo provvedimento rappresenta, in concreto, un punto di svolta innovativo finalizzato al miglioramento dell'efficacia e della tempestività degli interventi di sostegno alle attività agricole.
In conclusione, raccomando la sollecita approvazione di questo importante provvedimento fortemente atteso dai produttori e dalle organizzazioni professionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

PAOLO SCARPA BONAZZA BUORA, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Marinello. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi primi mesi della XIV legislatura, intenso è stato l'impegno del Governo guidato dal Presidente del Consiglio Berlusconi e della Casa delle libertà tutta, tendente ad incidere nell'organizzazione complessiva del nostro paese, per migliorarne gli aspetti normativi e le strutture, per consentire quella modernizzazione necessaria ed indispensabile che proietti la nostra nazione a quei traguardi che gli italiani aspettano e meritano.
Non per vanagloria, né per eccessiva piaggeria, voglio qui ricordare gli impegni programmatici attuati dal secondo Governo Berlusconi. Le misure per il rilancio dell'economia, la legge Tremonti-bis, la legge delega in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici, la riforma del diritto societario, la cartolarizzazione dei beni pubblici non essenziali, il decreto-legge riguardante l'euro ed altri provvedimenti ancora. Tra questi, non poteva mancare un'attenzione specifica nei confronti del mondo dell'agricoltura, un comparto strategico secondo la Casa delle libertà, il quale, nella sua varietà e complessità, è caratterizzante della realtà italiana e che, a nostro avviso, non sempre è stato propriamente ed opportunamente seguito da chi ci ha preceduti.
Ed è in questa direzione che va l'odierno provvedimento, intervenendo a stabilire interessanti adeguamenti normativi riguardanti l'agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'anagrafe bovina e l'ente irriguo umbro-toscano.
L'interesse della nostra parte politica sulla materia non è né casuale né occasionale e lo dimostrano i primi provvedimenti riguardanti la materia risalenti al 25 maggio 1994 (nel corso della XII legislatura), allorquando l'iniziativa del ministro delle risorse agricole dell'epoca, con il decreto legislativo istitutivo dell'ente per l'intervento nel mercato agricolo (EIMA) intendeva fornire una risposta alle esigenze di assicurare efficienza e trasparenza all'attività gestionale dell'AIMA. Ma le alterne vicende che hanno caratterizzato la breve stagione politica della XII legislatura non consentirono allora di poter definire positivamente la questione in oggetto. Da qui - tralascio per brevità la cronistoria, caratterizzata da luci ed ombre riguardanti l'AIMA - si è arrivati al decreto legislativo n. 165 del 1999, caratterizzato dalla soppressione dell'AIMA e dall'istituzione dell'AGEA e degli organismi pagatori regionali. Ma l'applicazione del suddetto decreto legislativo n. 165 del


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1999 è stata caratterizzata da iter tortuosi che si sono tradotti in lungaggini e difficoltà, soprattutto in termini di erogazione degli aiuti.
Con il decreto-legge in questione, si apportano modifiche, da noi ritenute necessarie, finalizzate a dare maggiore funzionalità all'AGEA, a restituire al Ministero delle politiche agricole e forestali un ruolo centrale in materia di monitoraggio della spesa del FEOGA.
Per brevità, non voglio ripercorrere l'analisi dettagliata del provvedimento in esame, lavoro peraltro svolto egregiamente dal relatore Masini, ma desidero sottolineare due punti caratterizzanti che ci sembrano avere una particolare valenza politica. In particolare, all'articolo 1, comma 1, lettera b) si prevede la possibilità di consentire agli organismi pagatori l'immediata esigibilità delle domande di aiuti presentati tramite i centri di assistenza agricoli, evidentemente. Fatti salvi i controlli comunitari e quanto previsto dalle convenzioni stipulate tra gli organismi pagatori e gli stessi, con lo scopo manifesto di indurre una semplificazione degli adempimenti e la conseguente velocizzazione degli iter di pagamento degli aiuti. Con le lettere b), e), f) si interviene sull'assetto organizzativo dell'AGEA con la creazione di un consiglio di rappresentanza con compiti consultivi, propositivi e di valutazione della rispondenza dei risultati. Il consiglio di rappresentanza è costituito da ben venti componenti, proprio per poter consentire un'ampia rappresentatività sia territoriale sia di filiera.
L'articolo 4 traccia una strada maestra per l'ottimale funzionamento della banca informatizzata degli animali (anagrafe bovina), al fine di eliminare i ritardi nella trasmissione di dati relativi al pagamento dei premi, degli indennizzi e dei contributi previsti per il settore zootecnico, sanciti dalle normative comunitarie e nazionali.
Infine, l'articolo 5 proroga di un anno l'attività dell'ente irriguo umbro-toscano che, altrimenti, cesserebbe la propria attività il 7 novembre 2001.
Certamente, il decreto-legge in esame non è che un primo segnale - se pur significativo - di quel complesso di iniziative che la Casa delle libertà intende svolgere per dare quelle risposte che il mondo dell'agricoltura attende con ansia.
Nel provvedimento in questione è già insita quella che sarà la nostra strategia, un'azione mirata a ridurre la burocrazia e le conseguenti lungaggini che hanno contribuito ad appesantire un settore così vitale e delicato. Ma siamo fiduciosi perché serenamente decisi a continuare quel percorso che, durante il cammino della XIV legislatura, potrà al termine consegnare al paese un comparto agricolo risanato, competitivo ed europeo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, questo disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, recante disposizioni urgenti concernenti l'agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), l'anagrafe bovina e l'ente irriguo umbro-toscano va a modificare il decreto legislativo 15 gennaio 2000 n. 165 ed il n. 188 del 15 giugno 2000.
Ma di quali modifiche si tratta? Lo dico con un certo imbarazzo perché, ascoltando il relatore, sembra che gli emendamenti presentati dai gruppi dei Democratici di sinistra e della Margherita siano stati accettati, ma non è così! Per maggiore certezza ho esaminato il testo in discussione e devo ripetere che non è così; mi auguro poi che essi vengano approvati in Assemblea; però parlando del testo approvato dalla Commissione, non è così!
Di quali modifiche si tratta? Innanzitutto, il ruolo del Ministero delle politiche agricole nelle procedure relative all'AGEA nei rapporti con il FEOGA, sezione garanzia, cioè nei rapporti tecnici, non politici, con un organismo tecnico dell'Unione europea; in secondo luogo, la costituzione di un consiglio di rappresentanza quale organo dell'AGEA composto da 20 membri secondo il testo rettificato dalla Commissione (nella formulazione originaria del testo, invece, ne erano previsti sette), in rappresentanza delle organizzazioni professionali


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agricole, del movimento cooperativo, delle industrie di trasformazione e di una serie di organi nazionali dei tecnici agricoli; in terzo luogo, il rinnovo del consiglio dell'AGEA; infine, la banca dati per l'anagrafe bovina e la proroga di un anno dell'attività dell'ente irriguo umbro-toscano.
In merito al decreto-legge in discussione sono state mosse una serie di osservazioni perché dobbiamo capire, soprattutto dopo il compimento di alcuni atti - mi riferisco, ad esempio, ai decreti Bassanini ed al referendum del 7 ottobre - quale è il modello che vogliamo sia adottato nel nostro paese.
Le prime osservazioni provengono dalle regioni, le quali ci hanno posto il problema di un modello diverso rispetto a quello proposto.
La Commissione bilancio, inoltre, pur esprimendo un parere favorevole, ha posto alcune condizioni; la Commissione affari sociali ha espresso osservazioni; la Commissione politiche dell'Unione europea ha espresso osservazioni e dubbi importanti; il Comitato per la legislazione ha espresso osservazioni.
In Commissione abbiamo proposto una serie di emendamenti, respinti dalla maggioranza, tendenti a modificare l'originario decreto-legge. Lo abbiamo fatto perché - lo abbiamo detto in Commissione e lo ripetiamo in Assemblea anche con un certo imbarazzo - questo decreto-legge è stato scritto male! Vorrei consigliare al sottosegretario di riferire al ministro che vi sono atti legislativi scritti male! Lo ha rilevato anche l'ufficio studi della Camera nella sua relazione; forse è passato inosservato a molti perché non tutti leggono le documentazioni che vengono fornite. La relazione sull'analisi di impatto della regolamentazione, infatti, è estremamente sintetica ed in essa il Governo non dà atto, né di aver svolto consultazioni con i soggetti interessati, né di aver preso in considerazione opzioni alternative così come occorrerebbe fare, ai sensi della guida alla sperimentazione dell'analisi di impatto della regolamentazione, di cui alla circolare n. 1 del 16 gennaio del 2001. Pertanto, ci siamo posti tale problema - credo - in modo molto corretto, non tanto per fare opposizione, quanto per dare una mano affinché vengano approvati provvedimenti che siano corretti dal punto di vista legislativo.
Abbiamo presentato alcuni emendamenti, inoltre, perché questo decreto-legge conferisce alcune competenze al Ministero delle politiche agricole, ignorando il nuovo ruolo e le nuove competenze delle regioni in materia agricola, a seguito sia dei decreti Bassanini sia del referendum confermativo del 7 ottobre scorso. Ciò è grave perché non attribuisce al ministero un ruolo di coordinamento politico, sul quale tutti possiamo anche convenire. A livello di Unione europea vi sono una serie di modelli.
Personalmente, anche in materia agricola, sono favorevole al modello tedesco rispetto ad altri modelli. Sul punto la discussione può essere aperta: pensiamo quale modello intendiamo perseguire nel nostro paese.
Tuttavia, l'aspetto grave è che riportiamo in capo al Ministero competenze di ordine tecnico, non politico. Riportare al ministero, o meglio alla burocrazia di quest'ultimo, una serie di attività tecniche è sbagliato: sono attività tecniche e non politiche quali quella di monitoraggio dell'evoluzione della spesa e l'attività della liquidazione dei conti. Ciò vuol dire burocratizzare ulteriormente le procedure, al di là dei contenuti di questo decreto-legge.
Questo non è a favore del ruolo di coordinamento politico del Ministero: significa esclusivamente rafforzare la burocrazia. Significa avere a Bruxelles un funzionario del ministero accanto al funzionario della AGEA. Quale federalismo! Quale decentramento! Quale snellimento delle procedure!
Terzo punto: siamo convinti - ed abbiamo cercato di realizzarlo nell'azione di governo durante la scorsa legislatura - che la base dell'attività dell'esecutivo sia la concertazione. Ne siamo convinti.
Abbiamo chiesto più volte, anche per il settore agricolo, che il tavolo verde, quello agroalimentare, rappresenti un momento


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di confronto e di incontro, di verifica, di ascolto e di scontro sui problemi del settore. Abbiamo chiesto più volte il coinvolgimento del mondo agricolo: in particolare, quello del mondo agricolo organizzato, dell'associazionismo, delle organizzazioni agricole, di quelle del movimento cooperativo, delle associazioni dei produttori, delle unioni nazionali. Lo riconfermiamo in questa sede: siamo convinti della bontà del metodo della concertazione, qui ed in qualsiasi altro settore!
È sbagliato tuttavia creare un dualismo, come stiamo facendo con l'approvazione del testo varato dalla Commissione ed all'esame dell'Assemblea, fra il consiglio di amministrazione della AGEA, da una parte, ed il consiglio di rappresentanza con due presidenti, con funzioni e compiti che si duplicano, con poteri che si contrappongono, con il ministro che alla fine è costretto - lo prevede il disegno di legge al nostro esame - ed è chiamato a fare da arbitro e da giudice fra i due organismi. Questo non significa snellire: significa invece burocratizzare ulteriormente.
Siamo d'accordo su un comitato che abbia funzioni di vigilanza, con compiti precisi, che vigili sull'attività dell'AGEA, che sia interlocutore di quest'ultima e che discuta degli obiettivi, dei programmi dell'ente, e nel quale gli utenti, tramite le proprie organizzazioni di rappresentanza, possano esercitare un proprio ruolo di proposta e di vigilanza. Un ruolo - lo ripeto - che è proprio delle organizzazioni di rappresentanza.
Il quarto punto è il seguente: chiediamo attenzione ed approfondimento sul ruolo dei centri di assistenza agricola.
Siamo d'accordo sul principio di alleggerire e snellire le pratiche burocratiche. Abbiamo voluto i centri di assistenza agricola, nel corso della scorsa legislatura, con il voto contrario di quella che allora era minoranza ed oggi è maggioranza. Li abbiamo voluti e crediamo che questi abbiano una loro funzione.
Tuttavia, prestiamo attenzione: cerchiamo una corretta formulazione dell'articolo 1, comma 1, lettera b), del decreto-legge, che rischia di essere impugnato in sede comunitaria, in quanto non conforme al regolamento comunitario n. 1663 del 1995. Adoperiamo la fantasia, svolgiamo gli approfondimenti necessari, anche tecnici; credo tuttavia che questo problema, così come posto dalla Commissione politiche dell'Unione europea, debba essere affrontato.
Ed allora, cosa chiediamo al Governo ed alla maggioranza? In primo luogo che il Governo dia seguito ad alcune affermazioni espresse dal relatore nello svolgimento della sua relazione e che ci sentiamo anche di condividere. Il seguito in questo caso significa l'approvazione degli emendamenti presentati dal nostro gruppo.
Chiediamo tuttavia, in primo luogo, di rispettare i regolamenti comunitari n. 1287 del 1995 e n. 1663 del 1995, nonché il regolamento n. 1258 del 17 maggio 1999 sull'unico interlocutore come ente pagatore e di coordinamento con l'Unione europea.
Conosciamo benissimo il quadro degli enti pagatori decentrati, sappiamo benissimo che non sono stati realizzati in tutte le regioni, ma solo in una parte di esse; tuttavia credo che, in questo ambito, non possiamo creare confusione di ruoli.
Inoltre, è necessario tenere conto del parere delle regioni, le quali non chiedono nulla di particolare, ma avanzano richieste molto ovvie. In primo luogo, chiedono di partecipare, unitamente al ministero, alle fasi di monitoraggio e di liquidazione nei rapporti con il FEOGA (è una funzione tecnica, non politica: quest'ultima si esercita in Commissione, non nel FEOGA). In secondo luogo, esse chiedono di avere una propria rappresentanza nel consiglio di amministrazione dell'AGEA (è giusto che siano rappresentate, visti i compiti che l'agenzia possiede e quelli che spettano alle regioni). In terzo luogo, chiedono di conferire al consiglio di rappresentanza un ruolo di vigilanza e non di gestione, per evitare il dualismo con il consiglio di amministrazione. Inoltre, esse chiedono che nel disegno di legge finanziaria siano previste le risorse per il funzionamento degli organismi pagatori regionali, laddove


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sono stati costituiti (ma, in merito a ciò, noi ci impegniamo a presentare un emendamento al disegno di legge finanziaria, che credo verrà condiviso da tutti, anche dall'attuale maggioranza). Infine, le regioni chiedono di garantire che la banca dati nazionale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 437 del 19 ottobre 2000, sia costituita ed organizzata dall'insieme delle banche dati regionali. Per quanto riguarda i dati, penso vi debba essere una semplificazione e un interscambio: sul settore agricolo, nel nostro paese, tutti possiedono i dati, ma nessuno ha i dati coordinati. Anche qui, dunque, dobbiamo giungere ad una maggiore efficienza e ad una semplificazione.
Gli emendamenti presentati dai Democratici di sinistra, insieme alla Margherita, mirano ad una correzione di questo testo che, ripeto, è scritto male, è incompleto, fa alcune confusioni, ignora i regolamenti comunitari, non tiene conto del federalismo, né dal ruolo delle regioni, né di tutte le norme che abbiamo approvato in questi anni. Questi emendamenti non sono solo nostri; sono, lo ripeto, anche gli emendamenti delle regioni (anche delle vostre regioni). Ci aspettiamo che vi sia attenzione, quindi, dal Governo, dalla maggioranza e dal sottosegretario Scarpa Bonazza Buora - che, in Commissione, abbiamo visto molto attento alle nostre proposte - nei confronti degli emendamenti da noi presentati. Il nostro voto sarà legato, ovviamente, al giudizio che quest'Assemblea esprimerà su tali emendamenti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.

STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame reca la conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, avente ad oggetto la riforma della struttura organizzativa e funzionale dell'AGEA, nonché disposizioni relative all'istituzione dell'anagrafe bovina e all'ente irriguo umbro-toscano.
Lo strumento della decretazione d'urgenza nasce dalla unanimemente conclamata - e dagli agricoltori sempre lamentata - necessità di riportare a regolarità, accelerandolo congruamente, il processo di riscossione di indennizzi agli agricoltori. La materia al nostro esame contiene, senza alcun dubbio, disposizioni di natura ordinamentale, tali che difficilmente ci si avvale in casi simili dello strumento della decretazione d'urgenza. Pur tuttavia, le endemiche disfunzioni organizzative - che pure negli ultimi tempi l'AGEA ha tentato di attenuare, in qualche misura riuscendovi - avrebbero potuto, in breve tempo, determinare gravi situazioni di emergenza, per cui solo lo strumento del decreto-legge poteva evitare agli agricoltori danni economici irreparabili. Tra l'altro, è a tutti noto che l'Italia è forse la sola nazione europea ove i risarcimenti comunitari agli allevatori, per i danni da BSE, non possono giungere a destinazione per l'assenza dell'anagrafe bovina, per l'auspicata realizzazione della quale l'articolo 4 del decreto-legge affida al ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il ministro per gli affari regionali e con il ministro per l'innovazione tecnologica, sentito il parere della Conferenza Stato-regioni, la facoltà di emanare un decreto che ne determini modalità e procedure operative.
Ciò premesso, vorrei passare all'esame dei punti - a nostro avviso - più qualificanti del decreto-legge al nostro esame. Per quanto riguarda l'articolo 1, comma 1, lettera a), è prevista la restituzione al Ministero delle politiche agricole e forestali di un ruolo rilevante nella procedura di controllo della spesa e la sua diretta partecipazione in seno al comitato FEOGA - Garanzia (un intervento tecnico ma pregnante anche sotto il profilo politico). Riteniamo opportuna questa innovazione e il ripristino di un ruolo essenziale di supervisione del ministro nel processo comunitario di liquidazione dei conti FEOGA che, tuttavia, non sminuisce, a nostro avviso, il ruolo dell'AGEA davanti alle istituzioni comunitarie.
Un altro punto qualificante è contenuto nell'articolo 1, comma 1, lettera b), e riguarda gli organismi pagatori ed i centri


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autorizzati di assistenza agricola. Non v'è dubbio che l'istituzione degli organismi pagatori - ex articolo 3-bis del decreto legislativo 27 maggio 1999, n 165 - consente una maggiore fluidità procedurale ai pagamenti a favore degli agricoltori attraverso il conferimento dell'immediata esigibilità alle domande presentate attraverso i centri autorizzati d'assistenza agricola. Con l'introduzione di tale meccanismo, vengono considerevolmente ridotti i tempi di erogazione degli aiuti, fatti salvi, ovviamente, i controlli comunitari campione.
In base alle lettere d), e), f) dell'articolo 1 - relative al nuovo profilo organizzativo e funzionale dell'AGEA -, tutti i precedenti organi vengono confermati, ma è introdotto il consiglio di rappresentanza che, a mio avviso, risponde ad un'antica ed avvertita esigenza di portare, nelle strutture interne dell'AGEA, le organizzazioni di categoria dei destinatari delle erogazioni, ossia gli agricoltori. Il decreto-legge prevede che tale organo, con funzione di garantire la trasparenza della gestione interna, nonché una accresciuta sensibilità verso le esigenze degli agricoltori, sia composto da sette membri. Durante l'iter in Commissione agricoltura sono stati presentati ed approvati emendamenti che fanno lievitare a venti membri la composizione del consiglio di rappresentanza, con l'intento di assicurare una maggiore rappresentatività attraverso le organizzazioni di categoria dei vari, numerosi settori della variegata agricoltura nazionale.
Sui poteri di tale nuovo organo dell'AGEA ci siano consentite alcune osservazioni. I poteri e le funzioni che il testo del decreto-legge riconosce ed affida al consiglio di rappresentanza, ci sembrano tali, per delicatezza e vastità di portata, da poter creare ed avere divaricazioni tra consiglio di rappresentanza e consiglio di amministrazione. Infatti, l'ultimo capoverso del comma 3-bis, da inserire all'articolo 9, significativamente prevede l'intervento super partes del ministro per dirimere i conflitti. I conflitti (burrascosi anche) potrebbero nascere dalla diversità politico-rappresentativa delle componenti così come previste. È opportuno rilevare che l'incidenza dei poteri e delle funzioni del consiglio di rappresentanza andrebbero, con tutta probabilità, a sovrapporsi a quelli del consiglio di amministrazione: si creerebbe di nuovo, nella sostanza, una sorta di coacervo giuridico quale quello che l'abolito comitato con funzioni di organismo pagatore aveva fatto nascere per l'evidente sovrapposizione - e, aggiungiamo, confusione - di funzioni e poteri con quelli del consiglio di amministrazione.
In Commissione agricoltura, di fronte a tali osservazioni - lo voglio ricordare al collega Preda - il rappresentante del Governo si è dimostrato attento, sensibile e disponibile ad attuare modifiche che possano rendere il testo di legge più rispondente ed idoneo al raggiungimento di finalità istituzionali dell'Agenzia, evitando errori che nel passato avevano caratterizzato negativamente la funzionalità dell'AGEA. Riteniamo, quindi, estremamente qualificante la distinzione gestionale, la separazione contabile, fra organismo di coordinamento ed organismo pagatore. Tale obiettivo in esame viene raggiunto attraverso l'istituzione dell'ufficio monocratico nell'ambito dell'Agenzia che va, in tal modo, a superare i problemi di dicotomia tra soggetto sovrintendente alle funzioni di organismo pagatore e consiglio di amministrazione.
In sintesi, va anche detto - con dizione chiara - che i poteri dell'istituendo nuovo organo del consiglio di rappresentanza sono limitati a quelli, da sempre auspicati, di valutazione dell'operato del consiglio di amministrazione sotto il profilo dell'efficienza del raggiungimento degli scopi istituzionali e sotto il profilo - a nostro avviso altrettanto importante - della trasparenza. Al di là di questi pur qualificanti poteri, si creano le condizioni di un conflitto fra organi che ci riporterebbe ad un passato che va, a nostro avviso, nettamente superato. A tal fine, auspichiamo che un nostro emendamento possa trovare accoglimento, tanto dal Governo quanto dall'Aula.
In conclusione, il decreto-legge in esame si rivela quanto mai opportuno per


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i suoi contenuti modificatori ed innovatori, per le disposizioni concernenti l'AGEA e per l'anagrafe bovina; mentre la proroga di un anno dell'attività dell'Ente irriguo umbro-toscano ci sembra misura quanto mai attesa, opportuna ed improrogabile.

PRESIDENTE. È iscritto parlare l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, la materia argomento del provvedimento al nostro esame è relativa ad Agenda 2000; si tratta di una disciplina molto ampia per quanto riguarda gli interventi di carattere comunitario in tutti i settori della nostra economia e, particolarmente, in quelli dell'agricoltura. È quindi interesse precipuo dell'Italia - e di questo Parlamento - che la materia attinente ai contributi all'agricoltura - discendente da Agenda 2000 - sia disciplinata a sua volta nel modo migliore, più organico ed in grado di corrispondere alle attese delle categorie interessate e dei lavoratori.
Non sappiamo cosa accadrà in Europa dopo il 2006, ma certamente possiamo immaginare - anzi abbiamo la certezza - che l'ingente quantità di contributi che i governi precedenti hanno assicurato al nostro paese non sarà più tale. Vi saranno riduzioni - forse eliminazioni - di contributi anche in relazione alla giusta politica di allargamento dell'Unione europea che dirotterà verso altri paesi, certamente più bisognosi del nostro, l'intervento finanziario dell'Unione stessa. Questo però, a maggior ragione, richiede che tutto quanto riguarda Agenda 2000 sia utilizzato al meglio e che le procedure per l'erogazione di tali finanziamenti siano poste a regime nel modo migliore. In tal senso, bisogna spendere tutti i fondi a disposizione del nostro paese e mettere a disposizione della nostra agricoltura la massima quantità possibile di aiuti, che non siano a pioggia ma finalizzati alle effettive capacità di investimento e di crescita, al fine di renderci competitivi sui mercati interni dell'Unione europea ed internazionali.
Dunque, l'intendimento del decreto-legge, che prende spunto dai primi tempi di funzionamento dell'AGEA, è sicuramente un intento condivisibile: è normale che quando si introduce nell'attività burocratica e di attuazione dei provvedimenti europei un nuovo organismo, quale appunto quello dell'AGEA, vi sia la necessità di seguire passo dopo passo lo svolgimento della sua attività e di correggere eventuali disfunzioni che si possono manifestare nei primi tempi della sua attività. Allo stesso tempo, però, è già stato sottolineato da colleghi dell'opposizione, ma mi pare di capire anche della maggioranza, come nel testo sottoposto al nostro esame, vi siano difficoltà ed errori che vanno corretti.
Anticipo, in maniera sintetica, il giudizio del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, che coincide, peraltro, con quello già espresso dal collega, onorevole Preda, per il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, è cioè che siamo in linea generale favorevoli alla materia disciplinata dal decreto - quindi al decreto stesso - ma chiediamo che esso venga modificato attraverso gli emendamenti che, insieme ai colleghi del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e ad altri colleghi dei gruppi del centrosinistra, abbiamo presentato.
È vero che vi sono motivi di urgenza, soprattutto anche in relazione agli argomenti aggiunti al decreto - l'anagrafe bovina e l'Ente irriguo umbro-toscano - ma intanto non possiamo non sottolineare come, ancora una volta, il Governo intenda procedere - e procede - attraverso l'uso della decretazione.
Lo stesso collega Losurdo, che appartiene ai banchi della maggioranza parlamentare, ha espresso qualche perplessità a questo riguardo. L'osservazione, autorevolmente fatta propria dal Presidente della Camera nei giorni scorsi, secondo la quale, in questa fase politico-parlamentare, c'è un surplus di ricorso alla decretazione d'urgenza, non è semplicemente relativa a questo decreto. Ciò non può che essere da noi condiviso. Probabilmente, ci sarebbe stato il tempo per esaminare compiutamente


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la materia, senza nulla togliere alle esigenze di rapidità che le categorie richiedono, senza ricorrere al decreto-legge. Ma, a maggior ragione, appare singolare e curioso che un decreto di urgenza si presenti poi così debole e necessitante di correzioni, come avviene nel caso di specie.
Partendo dal fondo, cioè dal penultimo articolo, noi siamo in presenza di una osservazione dirimente della Commissione bilancio, per cui rischiamo, salvo diversa proposta del Governo, di stralciare dal testo in esame ciò che riguarda la proroga dell'Ente irriguo umbro toscano, forse proprio l'adempimento più urgente che c'era e che, forse, più di altri, in ordine all'urgenza effettiva e cogente, giustificava il ricorso alla decretazione. Manca la copertura finanziaria, e questo ci sembra veramente singolare, perché si sarebbe dovuta prevedere la necessità di una copertura finanziaria rispetto ad un intervento, che, ovviamente, comporta delle spese, prorogandosi di un anno l'attività di un ente irriguo in attesa di una riorganizzazione complessiva del settore.
Altri aspetti sono stati fatti oggetto di osservazioni sia da parte della Commissione bilancio sia da parte di altre Commissioni che hanno esaminato il provvedimento, ed è già stato ricordato quanto ha osservato la XIV Commissione politiche dell'Unione europea; altre Commissioni ed altri organismi della Camera, inoltre, hanno ugualmente formulato osservazioni. Dunque, è necessario procedere rapidamente, con la più ampia disponibilità - noi ci auspichiamo - del Governo e del relatore - certamente, qualche cosa è stato detto al riguardo, non possiamo che apprezzarlo -, ad una modifica dei punti controversi, sia di quelli che richiedono comunque un intervento modificativo (per esempio, per ciò che riguarda l'articolo 5) sia di quelli che devono tener conto dell'esigenza di una maggiore funzionalità del sistema disegnato dal decreto-legge. In questo senso, non posso non condividere quanto rilevava prima di me il collega Preda, ovviamente cofirmatario, insieme a me e agli altri colleghi in Commissione, del centrosinistra degli emendamenti che poniamo all'attenzione della maggioranza e dell'Assemblea.
Desidero soltanto sottolineare ulteriormente alcuni punti. Nell'ambito della politica agricola dell'Unione europea, le regioni sono considerate Stati membri, non sono semplicemente organismi istituzionali sottordinati rispetto allo Stato nazionale; esse sono Stati membri titolari di diritti, ma anche di forti doveri per quanto riguarda la trasparenza, l'esigenza di rendicontare e quant'altro in ordine all'erogazione di contributi. Ebbene, non ci sembra che questo decreto-legge, nella sua prima stesura, tenga adeguatamente conto di quello che è il ruolo effettivo delle regioni nel nostro paese e negli altri paesi appartenenti all'Unione europea.
Ancora una volta, purtroppo, siamo in presenza del tentativo, che noi speriamo venga modificato nelle prossime ore, di tornare indietro rispetto alla stessa modifica del titolo V della carta costituzionale, entrata in vigore nelle settimane scorse in seguito al voto del Parlamento espresso nella precedente legislatura ed al successivo referendum confermativo. Non si tratta di chiedere niente di particolare, se non che sia riconosciuto il ruolo delle regioni, anche per evitare che attraverso la forma del decreto-legge si introducano precedenti pericolosi nell'ordinamento del nostro paese.
È evidente che, soprattutto per ciò che riguarda l'agricoltura ed, in particolare, l'erogazione dei finanziamenti di provenienza europea dell'agricoltura, il ruolo delle regioni è paritario rispetto al ruolo dello Stato nazionale. Certo, ci deve essere un ruolo di coordinamento, ci deve essere un ruolo svolto a livello nazionale per quello che riguarda il Governo del paese, ma esso deve affiancarsi a quello delle regioni. Quindi, per esempio, non può essere consentito, a nostro giudizio, che sia semplicemente sentita la Conferenza Stato-regioni, perchè nelle materie relative a questo decreto, deve esserci l'intesa, in quanto è necessario che le regioni partecipino e si responsabilizzino.


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Fra l'altro, il non prevedere ciò non è solo un vulnus alla modifica del titolo V della Costituzione, è anche un invito alla deresponsabilizzazione complessiva da parte delle regioni, e se siamo sicuri che le regioni più avvedute non correrebbero questo rischio, non possiamo garantire per tutte. Dunque, a maggior ragione, riteniamo necessario ribadire e sottolineare questo aspetto, così come la modifica, se non addirittura lo stralcio della lettera a) del comma 1 nella parte in cui riguarda la riaffermazione di ruoli non solo politici ma anche tecnici - come diceva bene il collega Preda - da parte del Ministero delle politiche agricole e forestali, chiaramente riappropriandosi di competenze che invece devono essere delle regioni.
Per quanto riguarda, poi, l'articolo 4, relativo all'anagrafe bovina e alle misure di disciplina, che, in linea generale, non possiamo non condividere, si deve tuttavia osservare che la banca dati nazionale non può che essere un assemblaggio e un coordinamento delle banche dati regionali, al fine di evitare confusioni e ulteriori incertezze in materia che si riverserebbero, in maniera negativa, anche sui produttori e sulle categorie interessate.
Ribadisco, ancora una volta, con riferimento alla funzionalità dell'AGEA, che non può esservi duplicità di organi decisionali. Il consiglio di amministrazione sia peraltro integrato, alla luce di quanto affermavo prima, da almeno due rappresentanti delle regioni proprio per sottolineare il ruolo di pieno coinvolgimento delle amministrazioni regionali. Il consiglio di rappresentanza, se lo si mantiene, e lo si mantiene così numeroso, deve essere, innanzitutto, ben definito. Noi indichiamo l'esigenza - che mi pare di aver sentito riecheggiare anche nell'intervento del relatore, ma che sottolineo - della partecipazione dei rappresentanti delle associazioni di prodotto, e, per quanto riguarda i collegi e gli ordini di categoria, non v'è dubbio che, se ci sono gli agronomi ed i periti agrari, non possono non esservi gli agrotecnici: non possiamo stabilire ordini gerarchici nell'ambito di questi organismi, che esistono e svolgono tutte le funzioni di rappresentanza dei professionisti impegnati nel mondo agricolo. Dunque, se vi sono rappresentanti degli ordini e dei collegi devono essere almeno tre, nel senso che deve esservi anche il rappresentante degli agrotecnici. In questa direzione va uno degli emendamenti da noi presentati.
Insomma, il tutto va meglio definito e meglio scritto proprio per sopperire a quelle lacune e a quelle superficialità - non voglio parlare di pasticci, ma certamente di superficialità - che si rinvengono nel testo del decreto-legge.
Mi auguro che il lavoro delle prossime ore, in particolare nell'ambito del Comitato dei nove, consenta l'approvazione dei nostri emendamenti e quindi un voto molto ampio che, sicuramente, sarà nell'interesse di tutto il mondo dell'agricoltura italiana.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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