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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ercole.
CESARE ERCOLE. Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza senz'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
CHIARA MORONI. Signor Presidente, anch'io chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza senz'altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, non rinuncio a svolgere il mio intervento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Siamo giunti al termine di questa discussione e credo che bisognerebbe ribadire alcuni argomenti che ci hanno tenuti impegnati in questi giorni in una discussione molto importante. Abbiamo detto che questo decreto è un provvedimento truffa, perché riguarda interventi urgenti in materia di spesa sanitaria e dovrebbe essere il decreto-legge che recepisce l'accordo dell'8 agosto mentre, in realtà, rappresenta molto di più. In merito all'accordo avevamo detto che presentava punti positivi, che poneva una questione importante, cioè quella dell'aumento della spesa sanitaria e della definizione delle responsabilità dei diversi livelli istituzionali. La spesa arriva ad un valore pari al 5,8 per cento del PIL, ed il finanziamento statale è basato sulla quota 2001 incrementata di anno in anno della percentuale di crescita del PIL previsto dal DPEF. Quell'accordo, a nostro avviso, doveva rappresentare solamente un primo passo, perché in realtà, tutti lo ammettono, la spesa veramente necessaria per garantire livelli adeguati di prestazioni e servizi è almeno pari al 6 per cento del PIL. Dicevo prima che dovrebbe essere un accordo tecnico, ma non è così. Tra l'altro, quell'accordo non è stato neanche rispettato (quanto meno il meglio di quell'accordo). Nel 2001, lo dice il presidente Ghigo, mancheranno quasi seimila miliardi: come si procederà all'ora? Si lascerà alle regioni la responsabilità di aumentare le tasse?
Le regioni più deboli, quelle che hanno un gettito IRPEF basso rispetto al PIL, come si regoleranno? Aumenteranno i ticket o dovranno ridurre i servizi?
Il decreto-legge - come dicevo - è un decreto-truffa, perché va ben oltre il merito di quell'accordo. Anche per questo motivo - soprattutto per questo motivo - in Senato si è svolto un vero scontro che è continuato in un clima molto pesante che, colleghi, non ci fa piacere, ma che siamo costretti a mantenere. Questo, infatti, è un provvedimento importante e avrà conseguenze assai rilevanti sulla politica sanitaria, sulla sanità pubblica e sulla vita concreta delle persone.
Anche alla Camera, in Commissione, la discussione è stata molto accesa, con un grande disagio dei colleghi della maggioranza. Abbiamo presentato molti emendamenti e non abbiamo fatto ostruzionismo tanto per farlo. Volevamo sollecitare una discussione di merito su articoli che nulla c'entrano con l'accordo di agosto e sui quali non vi è stata alcuna disponibilità da parte del Governo.
Adesso, constato che la maggioranza, praticamente, affida ad alcuni ordini del giorno l'interpretazione autentica della normativa e che il Governo ha espresso un parere favorevole: così si salvano l'anima.
Tuttavia, purtroppo, la realtà è pesante, molto pesante. È stato detto - anche nella discussione sulle linee generali - che non vi era tempo a disposizione, ma gli uffici della Camera hanno risposto con chiarezza, e in modo - credo - oggettivo e non certo demagogico o di parte, che sarebbe stato meglio trovare nella legge finanziaria la giusta sede per questo decreto, anche per problemi di copertura delle maggiori spese rispetto alla legislazione vigente e anche alla luce delle recenti modifiche istituzionali.
Ciò non lo ha sostenuto l'opposizione, ma la relazione degli uffici della Camera che - credo concordiate con me - è una relazione tecnica oggettiva e di merito.
Alla luce di tali modifiche, la legge finanziaria, in quanto strumento di decisione unitaria e di equilibri di finanza pubblica, è la sede più idonea per il recepimento dell'accordo. Quest'ultimo, infatti, determina effetti finanziari concorrenti fra Stato e regioni. Allora, perché tanta fretta?
In realtà, questo provvedimento è blindato. Avete posto la questione di fiducia perché avete paura di qualche defezione. Non è la prima volta e quando abbiamo parlato a tu per tu con i colleghi della maggioranza, abbiamo sentito le loro critiche e le loro difficoltà, anche nel ripresentare gli ordini del giorno per abolire, correggere e, di fatto, rendere ininfluente, ad esempio, l'articolo sui rifiuti tossici ed altro ancora. Proprio nella vostra maggioranza si avverte un grande disagio e, quindi, la paura vera di qualche defezione.
È un decreto-truffa e porre la questione di fiducia è un atto di arroganza. Il provvedimento in esame strumentalizza l'accordo con le regioni, per introdurre norme inique e profonde modifiche al nostro sistema sanitario che le regioni non hanno sottoscritto.
I nostri emendamenti intendevano smascherare la natura di questo decreto-legge e far capire esattamente ai cittadini ciò che state decidendo. Abbiamo sottolineato alcuni punti come, ad esempio, quello relativo ai ticket. Con il provvedimento in esame reintroducete i ticket, annullando, di fatto, le norme previste dalla finanziaria del centrosinistra (noi, infatti, con coraggio, avevamo previsto, dal primo gennaio del 2002, il dimezzamento dei ticket sulla diagnostica e sulla specialistica, fino all'abolizione totale dei ticket per il prossimo anno) e recuperando quei 4.000 miliardi che vorreste dare in elargizione ai pensionati con la legge finanziaria: prima li rubate ai malati e poi, forse, chissà a quale platea di beneficiari li regalerete!
Tuttavia, non solo è grave il fatto che voi reintroduciate una norma di questo tipo - che, quindi, incide sulle tasche dei malati e di chi ha più bisogno - ma in aula ho sentito il sottosegretario rivendicare persino la giustezza di questa norma! Egli non la introduce da un punto di vista contabile, ma entra, con i «piedi nel piatto», in una discussione complicata e complessa svolta dagli organi scientifici e dagli operatori sanitari. Egli rivendica con banalità e con leggerezza il fatto che i ticket sono giusti - ossia che è giusta la tassa sulla malattia, perché il ticket disincentiva la domanda inappropriata - andando, quindi, contro tutto ciò a cui la discussione scientifica di questi anni ha portato.
I ticket intervengono, certo, a ridurre il consumo delle prestazioni, ma non in modo selettivo. Riducono in modo indiscriminato i consumi di tutti, anche di quelli che ne hanno più bisogno. Ciò è, dunque, molto grave: è grave la norma, è grave la cultura che vi è dietro.
Un altro punto riguarda il comma speciale per gli interessi speciali che voi difendete, quello sullo smaltimento dei rifiuti sanitari pericolosi. Questa è una vera chicca, una cosa aberrante. Siete abituati ad essere condizionati, evidentemente, dal conflitto di interessi del vostro Presidente del Consiglio e, continuamente, siete condizionati dai conflitti di interesse per quegli interessi che vi appoggiano e vi
chiedono conto. Non si sa di quali ditte oggettivamente farete gli interessi ma, ben presto, lo sapremo.
Vi è, poi, il punto più importante di cui abbiamo discusso con passione e su cui si è aperto uno scontro molto forte tra noi e voi. È legittimo, colleghi, che abbiate un'altra idea della sanità e delle politiche sanitarie. Anzi, proprio in campagna elettorale abbiamo detto che sulla sanità si collocano le strategie e le culture di riferimento dei diversi partiti, delle diverse forze politiche, dei diversi schieramenti. Sappiamo - dato che abbiamo seguito le politiche sanitarie del modello Formigoni in Lombardia - che voi avete un altro modello economico-sociale, un altro modello di welfare, un altro modello di sanità. Tuttavia, sarebbe stato più coraggioso e corretto dirlo con chiarezza. Invece, con questo decreto-legge introducete norme che, di fatto, cancellano pezzi significativi della riforma Bindi ed introducono elementi che sono un grimaldello per destrutturare il servizio sanitario nazionale.
Parlate di autonomia gestionale: vi ricordo, allora, la riforma Bindi, una riforma del servizio sanitario nazionale che metteva, però, al primo posto il rispetto dell'articolo 32 della Costituzione e della legge n. 833 del 1978, istitutiva del servizio sanitario nazionale. Abbiamo detto lì con chiarezza che il sistema è regionalizzato. Abbiamo votato con coraggio la modifica della riforma costituzionale. Le lezioni di regionalismo non ce le dovete dare voi! In questo paese sono la sinistra e le forze democratiche che hanno scelto, da sempre, la strada del decentramento contro il centralismo burocratico. Altro che centralismo! Qui si tratta di mettere in discussione la responsabilità pubblica dello Stato per garantire il livello unitario del sistema sanitario nazionale.
Si vuol far saltare il sistema con una concezione dell'autonomia regionale molto più vicina a quella dei colleghi della Lega, la devolution. Si tratta di un progetto politico e culturale profondamente eversivo, che rompe alla radice la natura e la sostanza del patto sociale e di unità nazionale sancito dalla nostra Costituzione. Si tratta di un progetto eversivo perché scardina il modello istituzionale ed il finanziamento pubblico del nostro sistema sanitario.
È per questo che riteniamo si tratti di un decreto-legge truffa. Avevate i numeri, avevate la possibilità, avevate la legittimità di proporre un disegno di legge di modifica della riforma Bindi e, persino, del sistema sanitario nazionale. Però, non avete avuto il coraggio di farlo perché sapete anche voi che su questo l'opinione pubblica non vi segue.
Sappiamo, e non possiamo e non vogliamo difendere l'indifendibile, che il servizio sanitario nazionale deve essere corretto e migliorato. Essere un cittadino o un malato del sud non è la stessa cosa che essere un cittadino o un malato del nord: lo sappiamo molto bene. Sappiamo che se permanessero i tempi eccessivi nelle liste di attesa si rischierebbe di minare la natura stessa del diritto alla salute, che è, appunto, l'uguaglianza nel diritto d'accesso alle prestazioni. Sappiamo che vi sono limiti, errori, anche vizi. Ma un conto è tentare di cambiare, aprendo un processo di correzione e di miglioramento, il servizio sanitario nazionale in quanto modello unitario e nazionale. Altra cosa è spingere verso un'idea di federalismo competitivo, verso una devolution che è un'operazione politica e culturale.
PRESIDENTE. Onorevole Cossutta...
MAURA COSSUTTA. Concludo, signor Presidente. Dico culturale perché - non lo sottovalutiamo quando parliamo tanto di etnie - da oggi, con questa idea della devolution voluta dalla Lega nord Padania, il diritto alla salute non è più un diritto di cittadinanza ma sarà esigibile soltanto rispetto all'appartenenza territoriale (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.
FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Nell'annunciare il voto favorevole dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna il testo della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, signor sottosegretario, signor ministro, con il voto di fiducia il decreto-legge al nostro esame ha concluso, in modo logico ed inevitabile, il suo percorso: ottiene un voto contro la sua stessa maggioranza.
Il Governo sa benissimo che il provvedimento sarebbe stato approvato soltanto con il voto di fiducia. Ho atteso di avere dai resocontisti i pareri espressi dal Governo sugli ordini del giorno presentati, non dall'opposizione ma dalla maggioranza, perché credo che ci debbano far riflettere. Quest'Assemblea ha parlato contro il termine dei livelli essenziali di assistenza, ha sostenuto con chiarezza che non è possibile che stabilire tali livelli, significhi - come prevede questo provvedimento - concedere qualcosa in base a quei quattro soldi che il ministro Tremonti ha presentato illustrando i conti della spesa sanitaria.
In questo senso, vanno sia l'ordine del giorno, votato ed approvato, dell'opposizione a firma degli onorevoli Boccia e Bindi n. 9/1876/42, sia quello presentato dalla maggioranza a firma degli onorevoli Savo, Minoli Rota, Dorina Bianchi e Lisi n. 9/1876/20, che dimostrano quanto i livelli essenziali di assistenza, così come sono stati ipotizzati, non siano accettabili e tollerabili; il Governo ha detto «sì» accettando questi ordini del giorno.
I colleghi della maggioranza hanno presentato un ordine del giorno contro i ticket, soprattutto contro quelli ignobili per i malati cronici e gravi: basta guardare agli ordini del giorno alle pagine 21 e 24 del fascicolo, in cui si fa riferimento, non più alle categorie omogenee, ma a quelle omogenee per molecola e per il principio di bioequivalenza. Accettando tali ordini del giorno, sostanzialmente si è smontata quella parte del decreto-legge che imponeva ai malati cronici di dover pagare un superticket, scegliendo tra la specialità necessaria per curarli e quella medicina che veniva data loro e che costava quattro lire.
A pagina 25 del fascicolo degli ordini del giorno, anche i più fideisti, come l'onorevole Di Virgilio, chiedono al Governo - perché non se la sentono, il cuore non gli regge - almeno di monitorare costantemente la spesa farmaceutica perché, qualora si verificasse quello sfascio (in cuor loro lo sanno) che questo decreto-legge «tagliasalute» e «tagliamalati» farà, ci sia la possibilità di correggerlo ed integrarlo entro pochi mesi: anche questo ordine del giorno è stato accolto.
Anche le punizioni che il provvedimento prevede per gli operatori e per i malati - basta vedere gli altri ordini del giorno della maggioranza a pagina 14 del fascicolo degli ordini del giorno, dove si dice che non si può smantellare il presidio delle farmacie (così come il decreto-legge prevede) o a pagina 16, dove si afferma che i prontuari regionali non possono essere tali ma nazionali e che il medico di famiglia debba essere posto in condizione di scegliere, o lo stesso ordine del giorno della maggioranza a pagina 33 (tutti accolti dal Governo) - dimostrano ancora una volta come, di fatto, questa maggioranza, con il velo lievissimo di un ordine del giorno, abbia votato la fiducia, presentando, però, una serie di ordini del giorno che il Governo, accogliendoli, dimostra quanto il provvedimento sia ingiusto, iniquo e pericoloso per i malati.
Che dire delle sperimentazioni? A pagina 19 e a pagina 22 del fascicolo degli ordini del giorno, altri due ordini del giorno, presentati dai colleghi della maggioranza, avvertono il Governo, con le sperimentazioni, a non fare in modo che il sud finisca sempre di più per avere carenza di assistenza e di cure, un sud che
dovrà sempre più viaggiare verso nord; si dice al Governo di stare attento a fare regali ai privati, con gli ospedali che saranno svenduti nel sud e con i capitali che saranno, invece, regalati per diventare poi profitti nel nord.
Tuttavia, credo che l'ordine del giorno che la dice ancor più lunga su come questo decreto-legge non sia condiviso dalla maggioranza sia l'ordine del giorno n. 9/1876/2, che vede come primo firmatario l'onorevole Armani, vale a dire l'ordine del giorno sui rifiuti. Infatti, l'accettazione, da parte del Governo, di un ordine del giorno che impegna il Governo a garantire che venga rispettato quanto previsto dall'articolo 45 del decreto legislativo n. 22 del 1997, che i rifiuti sanitari pericolosi devono intendersi come rifiuti sanitari speciali non tossici e nocivi e, soprattutto, che si devono applicare le norme e le disposizioni regolamentari di smaltimento vigenti, significa aver dato al Governo non solo un'indicazione della pericolosità della norma, che diventa legge a seguito della questione di fiducia, ma che avete dato a questo Governo anche dell'ignorante, perché ignora le norme e le leggi, nonché dell'imperito. E credo che ciò rappresenti un altro aspetto estremamente preoccupante.
Anche sul tetto del 13 per cento ci sono una serie di ordini del giorno, accolti dal Governo, che dicono con chiarezza che il Governo non deve far aumentare le tasse alle regioni, perché i tetti della spesa farmaceutica saranno aumentati; oppure come dice il collega Stagno d'Alcontres che, con questo decreto-legge, i malati di Alzheimer non avranno alcuna possibilità di usufruire di una ricerca e di farmaci per curare la loro malattia cronica; o, ancora, come dice - specchio di tutti - l'onorevole Parodi, il quale addirittura ha paura che vengano eliminate la fisioterapia e la riabilitazione dalle cure che possono essere fornite ai malati di questo paese.
Credo che tutto ciò costituisca lo specchio di come la maggioranza ha subito questo decreto e di quali siano i danni che, consapevolmente, il Governo si accinge a procurare ai malati italiani.
Se potessimo avere fiducia che gli ordini del giorno accolti dal Governo saranno rispettati, la logica conseguenza sarebbe quella, adesso, di non convertire il decreto-legge e di consentire al Governo di riscriverlo, recependo gli ordini del giorno che ha appena accolto e che la sua maggioranza ha presentato. Infatti, questi ordini del giorno hanno veramente riscritto il decreto-legge ed è un insulto al rispetto di noi stessi andare a votare su un provvedimento che è rimasto immutato e che renderà legge cose diverse da quelle che il Governo, un minuto fa, ha accettato attraverso gli ordini del giorno dei colleghi della maggioranza, che cambiano sostanzialmente e totalmente l'ordine del provvedimento e del suo articolato.
Evidentemente - lo sappiamo - gli ordini del giorno seppur accettati non saranno rispettati dal Governo, non sono credibili, non danno alcuna affidabilità, il testo resta quello che è, l'applicazione è quella è.
Credo che i colleghi della maggioranza, che hanno presentato gli ordini del giorno, sappiano in cuor loro che votano su qualcosa che produrrà danno agli italiani e, soprattutto, ai malati italiani, i quali avranno meno cure, saranno costretti a pagare di più non solo i ticket nuovamente previsti, ma anche quelli per i farmaci necessari ai malati cronici, pagheranno più tasse perché le regioni aumenteranno lo 0,5 per cento dell'IRPEF già a partire da quest'anno, avranno meno ospedali e meno farmacie perché, con questo provvedimento si va verso la perdita del valore sociale della farmacia. Pensiamo alle farmacie rurali e agli ospedali delle zone di montagna: sarà licenziato il personale in sovrannumero di quegli ospedali che, in Sicilia, in Sardegna, in Calabria, in Basilicata, in Puglia, verranno chiusi o per i quali, seppur non realizzati, le giunte regionali hanno già posto in essere assunzioni, in quanto quelle professionalità non sono riconvertibili e voi - anche se avete
presentato ordini del giorno che sono stati accolti - sapete che, attraverso questo decreto-legge, li licenzierete.
Inoltre, sono stati umiliati i medici di famiglia che non prescriveranno più ricette, in quanto dovranno scegliere se curare secondo scienza e coscienza il malato - e l'avete scritto nel vostro ordine del giorno - oppure dover pagare di tasca propria se «sforeranno» quanto il ministro Tremonti ha prescritto. Credo che questo sia molto triste.
Già grazie ad un precedente provvedimento su cui avete posto la questione di fiducia, qualcuno ha brindato: il mafioso che è stato rimesso in libertà. Non credo che stasera i malati potranno brindare o ringraziarvi per questo decreto-legge; anzi, cominceranno a mettere da parte i soldi, nella speranza di potersi permettere qualche cura in più, che voi questa sera gli avete sottratto. Altro che buono-salute che avrebbe dovuto garantire loro l'utilizzazione le case di cura private dei ricchi! Credo che, con il vostro atteggiamento di questa sera, abbiate inferto un vulnus incredibile alla riforma. Gli ordini del giorno cui ho fatto riferimento, presentati dai colleghi della maggioranza ed accolti come raccomandazione dal Governo, si rifacevano tutti ad un principio della riforma Bindi: livelli uniformi ed appropriati di assistenza, percorsi diagnostici e terapeutici. In quel modo dovevamo trovare i soldi per riuscire a curare i nostri malati.
PRESIDENTE. Onorevole Fioroni, la invito a concludere.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, ho concluso.
Al di là di ciò che avete detto, sono questi gli impegni che, in cuor vostro, vorreste vedere mantenuti dal Governo. Purtroppo, vi apprestate a fare l'esatto contrario di ciò che volete.
A tal proposito, vorrei concludere leggendo una dichiarazione che mi ha molto colpito: è ormai chiaro, quindi, che il Governo e la maggioranza ricorrono all'imposizione della questione di fiducia per superare i limiti politici e le proprie assenze; se non vi fosse il ricorso e l'abuso del ricorso alla questione di fiducia, il Governo non si troverebbe tanto nell'impossibilità di convertire il decreto-legge in esame prima della data di scadenza, ma si troverebbe di fatto nell'impossibilità di fronteggiare l'opposizione parlamentare anche per un problema (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fioroni.
Già oggi, come i colleghi del suo gruppo sanno, sono stato assai prodigo. Peraltro, lei ha già superato, da più di un minuto, il tempo a sua disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, non rinuncio a svolgere una breve dichiarazione di voto, breve ma necessaria. Credo, infatti, che in quest'aula, negli ultimi mesi, abbiamo votato tanti provvedimenti iniqui, avete votato tanti provvedimenti iniqui, che riguardavano, tuttavia, nella maggior parte dei casi, alcune categorie molto limitate di persone, alcune categorie molto limitate di privilegiati. Oggi, invece, con questo provvedimento, votiamo per la prima volta su una materia che coinvolge, in maniera assolutamente negativa, tutti i cittadini italiani. Credo, quindi, che sia assolutamente necessario parlarne per quanto possibile e per come possibile.
Innanzitutto, dovrebbe essere stigmatizzato il metodo con cui abbiamo discusso questo decreto-legge, predisposto con la scusa dell'accordo con le regioni; in realtà, tale accordo è stato utilizzato strumentalmente per inserire una serie di grimaldelli: il Governo aveva in animo di fare ciò fin dalla campagna elettorale, durante la quale ha detto al popolo, alle persone che hanno votato per l'attuale maggioranza esattamente il contrario di quello che avrebbe realizzato. Due sono stati, in particolare, i temi trattati: sarebbero stati aboliti i ticket e non sarebbero state
aumentate le imposte. Oggi lo sappiamo tutti, tutti qui dentro: i deputati di minoranza e quelli di maggioranza sono coscienti che, con l'approvazione di questo provvedimento, invece, verranno reintrodotti i ticket; dal 1o gennaio, non verranno aboliti i ticket sulla diagnostica che avevamo deciso di eliminare nella legge finanziaria precedente, sulla base di un emendamento presentato dal gruppo di Rifondazione comunista.
La maggioranza non ha dimostrato alcuna disponibilità ad accettare gli emendamenti presentati da Rifondazione comunista e dagli altri gruppi della minoranza, emendamenti che non erano di tipo ostruzionistico, ma che riguardavano tutti, nella maniera più assoluta, il merito della questione, nel tentativo di sanare macroscopiche ingiustizie. Si è trattato, per l'ennesima volta, di una dimostrazione di grande arroganza da parte di questo Governo. Lo abbiamo verificato con gli ordini del giorno presentati dai colleghi della maggioranza, in particolar modo dai membri della Commissione affari sociali che hanno discusso con noi di questi temi, nella scorsa legislatura, per mesi e mesi, confrontandosi ed entrando nel merito delle questioni, quando abbiamo esaminato ed approvato la riforma-ter. Oggi, essi hanno avuto, come unica possibilità di espressione, gli ordini del giorno accolti come raccomandazione - e conosciamo tutti il valore di un ordine del giorno accolto come raccomandazione -, che riprendono esattamente il contenuto dei nostri emendamenti ed i temi che erano cari a tutti noi.
Cercherò di elencare, solo per titoli, le ignominie e le ingiustizie presenti in questo provvedimento. Prima di tutto, la reintroduzione del ticket, quella tassa ingiusta e odiosa sulla malattia, che tutti, nella scorsa legislatura, avevamo convenuto di dovere abolire.
Un altra misura assolutamente assurda inserita dal Governo, della quale non si parlava nella maniera più assoluta nell'accordo con le regioni, si riferisce ai rifiuti tossici che potranno essere smaltiti, dopo un trattamento che i tecnici ci hanno dimostrato non avere alcun valore, insieme ai rifiuti solidi urbani, quindi, con un totale disinteresse dell'inquinamento e dell'ambiente, anche qui, con un unico scopo, ossia quello di risparmiare.
Vi è poi l'altro aspetto, a mio avviso estremamente grave, della distribuzione farmaceutica. Questa potrà avvenire anche in ospedale, come primo ciclo di cura dopo la dimissione, tramite il medico specialistico: allora, ci domandiamo cosa faranno i medici di famiglia, i medici di base? Quale sarà il loro ruolo se non potranno visitare, se non potranno prescrivere farmaci, se i farmaci verranno prescritti per altre vie?
Ma la cosa che più ci stupisce e che ci preoccupa molto è quell'accenno alla possibilità di distribuire farmaci da banco (ma che se sono in farmacia sono, evidentemente, farmaci), in maniera diretta in modo che ogni cittadino possa acquisirli direttamente. Credo che questo non tenga in alcun conto, prima di tutto, la salute dei cittadini, ma anche la professionalità dei farmacisti, che sono professionisti che possono dare dei consigli, che è giusto che li diano, e che non possono essere così facilmente superati e messi da parte, visto che in questo Governo tutto viene assimilato alla merce, al mercato e l'obiettivo è vendere, sia pure farmaci.
Non mi soffermo molto sul discorso dei livelli essenziali di assistenza perché ne abbiamo parlato molto. Tuttavia, credo sia gravissimo, dopo anni di discussioni tra gli addetti ai lavori, tra i cittadini e nelle regioni, che questo Governo decida che, con un atto assolutamente autocratico da adottare entro il 30 novembre - mancano 15 giorni -, il Presidente del Consiglio dei ministri potrà adottare un decreto, senza aver sentito le Camere, senza essere passato per le competenti Commissioni parlamentari. Ma forse ancora più grave - anche se non riesco a fare una graduatoria della gravità delle cose contenute in questo decreto-legge - è il fatto che le aziende sanitarie ospedaliere dovranno garantire l'equilibrio economico: non si pensa al fatto che debbano garantire la salute, la guarigione dei cittadini, ma l'equilibrio
economico. Sappiamo benissimo che in molti ospedali, soprattutto in quelli specialistici e di grande eccellenza, il tipo di patologie che vengono curate hanno costi altissimi.
La riduzione dei posti letto dal 5 al 4 per cento avrà due effetti immediati. Prima di tutto, la dimissione dall'ospedale di persone non ancora perfettamente guarite, che potrebbero essere mandate a casa se trovassero sul territorio dei servizi domiciliari che sappiamo benissimo non esistere nel nostro paese: ridurre i posti letto, abbreviare i tempi di degenza vuol dire espellere la gente senza dare loro alternative. Ma insieme ai malati, evidentemente, verrà espulso anche il personale che, come scritto in questo provvedimento, viene messo in mobilità. Quindi, abbiamo già visto stamattina che le assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici, quelli degli IRCCS, che nel nostro paese sono 16.600, hanno cominciato una mobilitazione e una lotta contro il vostro tentativo di privatizzazione della sanità, che non è altro che un tentativo anche di messa in mobilità dei lavoratori. Un altro aspetto gravissimo di questo decreto-legge credo sia la totale disparità creata tra i cittadini delle regioni, perché le alternative che voi date alle regioni sono la reintroduzione dei ticket, l'aumento delle tasse o il contenimento della spesa. Due regioni amministrate dalla destra, come la Puglia e il Veneto, hanno immediatamente preso la palla al balzo e alzato l'addizionale IRPEF dello 0,5 per cento; in più, il Veneto ha aumentato anche la tassa di circolazione del 10 per cento, esattamente per coprire la spesa sanitaria.
Questo è l'effetto. I cittadini di alcune regioni pagheranno di più rispetto ai cittadini di altre regioni ed avranno anche, probabilmente, dei servizi inferiori.
Un aspetto drammatico - che in quest'aula è stato poco trattato - è l'aver fissato il tetto di spesa del 13 per cento sulla spesa farmaceutica; credo sia estremamente grave perché ciò vuol dire, prima di tutto, far cessare in questo modo l'universalità dell'assistenza farmaceutica nel nostro paese. Vuol dire anche - attraverso due aspetti secondari, ma altrettanto gravi ed importanti - che nel nostro paese non potrà più esistere la ricerca e l'immissione di nuove specialità e di nuovi farmaci; evidentemente infatti, essendoci un tetto di spesa, non potremo permetterci investimenti per la ricerca. Nel nostro paese non potranno verificarsi eventi particolari; se ci trovassimo di fronte ad una epidemia o ad altro, questo provvedimento non ci permetterebbe di distribuire e avere farmaci in misura superiore a quella del tetto stabilito. Questo credo sia gravissimo per ciò che concerne la salute del cittadino.
L'altro aspetto drammatico è quello riguardante la rimborsabilità del farmaco a prezzo più basso. Si tratta di un provvedimento evidentemente equo che può avere una sua ratio e un suo motivo di esistere se alla base è presente il discorso relativo alla bioequivalenza; in questo provvedimento non se ne parla, per cui verrà semplicemente rimborsato al cittadino il farmaco che ha il prezzo più basso, senza però vagliare che sia altrettanto efficace rispetto a quello che è stato prescritto. Quando, invece, il farmaco prescritto è una specialità con un prezzo alto - perché evidentemente il medico curante in scienza e coscienza decide che questo è il farmaco che va bene per quel malato - sarà il malato a pagare la differenza. Così come avverrà se il farmacista non è in grado, in quel momento, di fornirgli il farmaco al prezzo più basso.
PRESIDENTE. Onorevole Valpiana, si avvii a concludere.
TIZIANA VALPIANA. Termino qui il mio intervento, potrei continuare, signor Presidente, poiché moltissime sono le iniquità contenute in questo provvedimento. Finisco con una frase importante: la tragedia che stiamo votando in questo momento per i cittadini italiani e per la sanità deriva da un errore di fondo; voi credete che la nostra salute sia una merce, ma non è così (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il mio discorso certamente sarà breve, ma non rinuncio al mio doveroso intervento. Ciò, innanzitutto, per esprimere voto contrario alla conversione in legge del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, un provvedimento teso al taglio della spesa sanitaria - in particolare farmaceutica - che fissa, come è già stato detto tante volte, un tetto assolutamente inadeguato ed inattuabile alla spesa farmaceutica; che reintroduce, di fatto, i ticket in modo anche poco trasparente ed indiscriminato; che centralizza l'acquisto dei beni e dei servizi senza prefigurarne i vantaggi; che prevede modalità di accertamento e copertura dei disavanzi regionali, facendo pagare il costo in termini di compartecipazione e di ulteriore imposizione fiscale agli utenti, specie quelli più bisognosi e residenti nelle regioni in cui vi sono maggiori squilibri ed inefficienze. È un decreto-legge che riduce i posti letto per acuzie negli ospedali, senza preoccuparsi dell'integrazione tra ospedali e servizi territoriali; che delinea i criteri per determinare i livelli di crescita della spesa corrente delle regioni invadendo sfere di competenza delle medesime, comprese quelle a statuto speciale; che introduce in modo indiscriminato - anche dove non ce ne sarebbe bisogno - le sperimentazioni gestionali pubbliche e private.
Come è stato ribadito, con un emendamento in finanziaria, vedremo che il Governo si prepara, di fatto, a smantellare i poli di eccellenza del sistema pubblico, privatizzando i sedici grandi ospedali pubblici (6 mila posti letto, 16 mila e 600 dipendenti).
Con il maxiemendamento approvato al Senato, poi, sono state disciplinate materie completamente estranee al contesto di un provvedimento come questo, quali la disciplina dello smaltimento dei rifiuti sanitari che assimila i rifiuti sanitari pericolosi, una volta trattati con la disinfezione e non con la sterilizzazione come si dovrebbe, a rifiuti urbani, con le conseguenze di pericolosità, vuoi per l'ambiente, vuoi per gli operatori ecologici.
È stata ampiamente illustrata, sia in Commissione sia in Assemblea, la pericolosità di questo decreto; ne sono stati sottolineati gli aspetti farraginosi, confusi e contraddittori. Si è parlato ormai di 21 sistemi e di 21 prontuari.
Vi convivono, infatti, aspetti di centralismo - il centralismo più insensato, direi - laddove dovrebbe essere rispettata l'autonomia delle regioni, ed una dissennata cupio dissolvi dell'unitarietà, dell'universalità e dell'uniformità cui il sistema sanitario nazionale deve tendere se vuole rispettare la stessa Costituzione, in particolare, l'articolo 32 che - lo ricordo - inscrive il diritto alla tutela della salute all'interno dei rapporti etico sociali; diritto che la Repubblica si prefigge di garantire e promuovere nell'interesse di ciascuno e di tutta la collettività.
Anche l'articolo 117 della Costituzione, nel testo riformato, vigente da alcuni giorni, prevede, infatti, che la tutela della salute sia inserita tra le materie di legislazione concorrente, mentre allo Stato si riserva la determinazione dei principi generali ed anche ciò viene disatteso.
I problemi in ordine alla costituzionalità del decreto-legge non solo sono stati già messi in evidenza inutilmente, in modo dettagliato, ma si faranno presto sentire in tutta la loro concretezza. L'opposizione si è sforzata di porre rimedio a ciò con la presentazione di numerosi emendamenti; se fossero stati accettati - come abbiamo visto, leggendo gli ordini del giorno della maggioranza, potevano ben essere accettati se vi fosse stata la libertà del Parlamento di esprimere fino in fondo la propria funzione legislativa, ma purtroppo non è stato così! -, se si fosse fatto un lavoro migliore, si sarebbero potuti limitare i danni maggiori di questo provvedimento.
L'opposizione ha fatto notare quanto sia insopportabile, per chi ritiene che il diritto alla salute sia uno dei diritti fondamentali della persone, parte dell'insieme dei diritti di cittadinanza, l'approccio meramente
ragionieristico ed economicistico dei primi interventi di questo Governo in materia sanitaria. L'abbiamo constatato con il documento di programmazione economica e finanziaria ed ora di nuovo.
La pervicacia con cui non si sono accettati gli emendamenti che reintroducevano il concetto di uniformità, al quale si è negata l'esistenza giuridica nel nostro sistema - i livelli di assistenza devono essere uniformi per tutti i cittadini abitanti in qualsiasi parte del paese - la dice lunga su quello che è il nuovo concetto di sistema sanitario nazionale di questo Governo.
Vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assemblea, senza prendere più molto tempo, un passaggio, tratto da un intervento del sottosegretario Vegas nel corso del dibattito che si è svolto al Senato sul decreto in questione, che mi sembra però illuminante. Egli ha affermato che non si parla di livelli uniformi per un semplice motivo: si fissa un certo tipo di livello che è attribuito con finanziamenti pubblici e con risorse regionali. Ha affermato che non può essere uniforme perché se vi sono regioni che riescono a risparmiare di più e ad offrire un servizio migliore, qualora abbiano una capacità fiscale superiore, potranno ben offrire servizi superiori. Il livello essenziale deve valere per tutti, ma aggiungere l'espressione «uniformi» significherebbe inserire, in questo quadro, la logica del convoglio di navi in cui tutte le navi si muovono alla velocità della nave più lenta.
È evidente la volontà del Governo di mantenere regioni che procedono più lentamente e regioni che procedono più velocemente rispetto a quelli che sono i diritti fondamentali previsti dalla Costituzione e presenti nel vigente, ahimè non più, sistema sanitario nazionale.
Concludo ricordando che il gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo esprime tutta la propria contrarietà rispetto a questo provvedimento e che il problema del controllo e della razionalizzazione della spesa sanitaria e di quella farmaceutica andrebbe affrontato con ben altro approccio e con ben altre misure (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione del testo della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevole Labate, constato che l'entusiasmo è generale. La Presidenza la autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là degli applausi, ringrazio tutti coloro che, con tanta pazienza, ci stanno ascoltando. Vorrei intervenire, non per difendere l'onorevole Bindi, perché è in grado di farlo benissimo da sola, bensì per replicare al presidente Biondi, ricordandogli che non siamo certamente noi a fare propaganda elettorale per il semplice motivo che tutti siamo a conoscenza, giorno dopo giorno, di ciò che accade in Italia e delle dichiarazioni di questo Governo. Si tratta sicuramente di dichiarazioni non rese in Aula, bensì ai cittadini italiani, facendo in tal modo e sistematicamente propaganda elettorale. Anche oggi, nel corso dell'esame di questo decreto-legge, credo si stia sostanziando quella che è stata la campagna elettorale conclusasi. Ciò sta avvenendo attraverso atti che delegittimano di fatto il Parlamento italiano nel momento in cui non si discute dei problemi e delle scelte di carattere economico e politico di questa nostra realtà nazionale.
Vorrei rammentare brevemente, perché li abbiamo discussi in aula, i provvedimenti approvati: la legge Lunardi, e oggi ne paghiamo le prime conseguenze; la legge Tremonti-bis; abbiamo infine affrontato questioni quali la disciplina delle
rogatorie e il reato del falso in bilancio, ed oggi stiamo rivivendo alcuni drammi del passato.
Onorevoli colleghi, abbiamo la necessità di discutere perché personalmente credo che nessuno di noi abbia la verità in tasca. La verità è quella che, attraverso una libera discussione in un Parlamento democratico e accettando il confronto tra opposizione e maggioranza, si possono affrontare meglio le questioni della nostra realtà nazionale.
Mi rendo perfettamente conto che siamo dinanzi a due impostazioni diverse: noi rappresentiamo un mondo fatto di deboli, di lavoratori, di coloro che pagano regolarmente le tasse. Voi rappresentate altro!
L'avete dimostrato, giorno dopo giorno, con quello che è stato approvato, anzi, con quello che avete approvato. Anche in questo decreto-legge, che ormai è stato convertito in legge, vi sono elementi di grande contraddittorietà; basta guardare ciò che accadrà, ma anche ciò che già è avvenuto, come ricordava la collega, nelle regioni della Puglia e del Veneto. Qui si è già proceduto ad un aumento dell'IRPEF dello 0,5 per cento, ed altri ticket verranno imposti. Il reddito, in quella regione, non è alto, ma a pagare saranno ancora i più deboli.
Vi sono già difficoltà oggettive all'interno delle aree del mezzogiorno d'Italia. C'è differenza tra il cittadino che vive in Calabria, nelle zone interne della Puglia, del Molise, della Campania e della Basilicata, e un cittadino che vive altrove. Aumentare le tasse, in quelle zone, significa fare in modo che questa gente diventi sempre più povera, a differenza di coloro che sono già ricchi. Noi facciamo una scelta diversa, abbiamo una diversa concezione della società e di quello che dobbiamo portare avanti.
Per quanto riguarda il riordino dei presidi ospedalieri, anche in questo caso pagheranno i più deboli, perché, comunque, saranno eliminati - come, giustamente, sottolineava l'onorevole Fioroni - gli ospedali e gli interventi assistenziali nelle zone montane e nelle zone emarginate. I colleghi della Lega mi consentiranno: questo era il progetto presentato sulla cosiddetta «federalità», insieme ai colleghi del gruppo di Forza Italia, non era semplicemente una provocazione. Oggi, di fatto, si vuol tentare di dividere le due Italie e fare in modo che chi è debole diventi più debole, perché, certamente, non vi sono quei redditi che consentono di pagare le maggiori tasse e i maggiori ticket che sono stati introdotti.
Mi rivolgo ai tanti colleghi della maggioranza che sono stati eletti in quelle realtà e che, giustamente, hanno presentato ordini del giorno che miravano a trasformare completamente questo decreto-legge, e che, come si sottolineava, sicuramente non sortiranno alcun effetto. Cosa rappresenterete a quelle realtà? Cosa direte a quella gente umile e povera? Gli prometterete miliardi come state facendo, per esempio, con le infrastrutture? Prometterete salute per tutti, quando poi non sarà così? Credo che dobbiate cominciare a riflettere su quello che succederà in futuro.
Vorrei concludere ribadendo che abbiamo diversità di vedute, abbiamo una concezione diversa della società: la nostra società deve essere equa, deve rispettare i diritti; voi, invece, pensate ad un'altra società, che è fatta di forti e scarica i deboli (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE DETOMAS. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente (Applausi).
PRESIDENTE. Sta bene.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rognoni. Ne ha facoltà.
CARLO ROGNONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
CARLO ROGNONI. Tuttavia, intendo utilizzare un minuto del tempo a mia disposizione al fine di sottolineare un punto, attraverso un aneddoto, anche per distendere l'atmosfera.
Mi hanno raccontato di una triste esperienza risalente al 1989, ai tempi della nave Zanoobia, e di un decreto concernente i rifiuti; con un colpo di mano, fu introdotto un emendamento - in quel caso estremamente restrittivo - in base al quale i rifiuti delle cucine degli ospedali, da trattare, normalmente, come rifiuti urbani, si equiparavano ai rifiuti derivanti da attività sanitaria. Anche i rifiuti delle cucine erano, quindi, pericolosi.
Vi fu una rivolta degli ospedali; si andò alla caccia dell'interesse che aveva mosso quell'emendamento. Emerse che erano state le aziende di catering ospedaliero: scoraggiando gli ospedali dal produrre il mangiare dei pazienti, si conquistava il mercato. Le aziende ritiravano, infatti, i rifiuti e loro potevano trattarli, al contrario degli ospedali, come rifiuti urbani.
Fortunatamente, la rivolta degli ospedali spinse il Governo a cambiare la legge. Dobbiamo sperare che, anche questa volta, vi sia una rivolta per riportare il buonsenso nel Governo. Il tema del mio intervento riguardava proprio quella norma introdotta dal Senato con un emendamento in materia di smaltimento di rifiuti sanitari pericolosi che risulta a tutti gli effetti, dal punto di vista tecnico, politico, europeo, insensata, peggio, pericolosa, tale da far alimentare i sospetti peggiori (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, la nostra posizione credo sia ormai nota a tutti e, per rispetto nei confronti dei colleghi, rinuncio ad intervenire.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Palumbo, presidente della XII Commissione. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, volevo ringraziare i componenti della Commissione ed i funzionari per l'alta competenza sempre dimostrata durante i lavori. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
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