Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 62 del 14/11/2001
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(Transazione tra lo Stato e la Montedison sul Petrolchimico di Porto Marghera - n. 3-00411)

PRESIDENTE. L'onorevole Vianello ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00411 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7). Ricordo all'onorevole Vianello che ha un minuto di tempo a sua disposizione.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, l'interrogazione si riferisce alla transazione, avvenuta fra Ministero dell'ambiente e Montedison, per i danni ambientali legati alla vicenda del Petrolchimico. In particolare, ci interessa conoscere attraverso quali procedure si sia arrivati ad una cifra di 550 miliardi, quali criteri siano stati usati dall'Avvocatura dello Stato per arrivare a questa cifra. Capisco che tale stima sia stata assolutamente sovradimensionata (si parlava addirittura di 71 mila miliardi), ma cifre molto più credibili, calcolate dalla regione Veneto, ci dicono che, per il disinquinamento di Porto Marghera, la stima non potrebbe essere assolutamente inferiore a 1.500 miliardi. Quindi, esiste una sorta di discrasia fra il lodo ottenuto dallo Stato e quanto, in realtà, servirebbe per il disinquinamento di Porto Marghera, tenuto conto che - così si dice - lo Stato, in virtù di questa transazione, rinuncerebbe a ricorrere nei confronti di Montedison, nel noto processo in corso sull'inquinamento di Porto Marghera.

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio Fini ha facoltà di rispondere.

GIANFRANCO FINI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. Come ricordava


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testé l'onorevole Vianello, è stata sottoscritta una transazione tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e la società Montedison, in riferimento al procedimento penale n. 115/98 davanti al tribunale di Venezia.
L'accordo prevede lo stralcio della posizione di parte civile della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per ogni conseguenza derivante, nei confronti della Montedison, dal processo indicato che si è concluso in primo grado, com'è noto, con la completa e totale assoluzione degli imputati da tutte le accuse loro mosse.
L'accordo non preclude, peraltro, la possibilità dello Stato di coltivare, anche nel processo penale, le domande risarcitorie nei confronti dei soggetti imputati e dei relativi responsabili civili diversi dalla stessa Montedison e dai suoi dipendenti o rappresentanti.
Al riguardo, si osserva che la società Montedison ha già versato, oltre al rimborso delle spese processuali sostenute, anche 25 miliardi di lire che saranno utilizzate per l'attuazione di piani e programmi nell'anno finanziario 2002. Inoltre, Montedison si è impegnata ad erogare ulteriori 525 miliardi a copertura dei costi previsti dal magistrato delle acque di Venezia per la completa realizzazione di dieci interventi di bonifica, secondo le priorità previste dall'accordo di programma per la chimica di Porto Marghera nell'area immediatamente circostante l'insediamento industriale in oggetto.
Anche a seguito dell'esito del procedimento penale, si ritiene che la transazione si sia rivelata particolarmente utile per garantire la prosecuzione dell'integrale recupero dell'area di Porto Marghera. Infatti, pur in presenza di una sentenza assolutoria, il danno ambientale è stato risarcito in misura e tempi finora assolutamente sconosciuti dall'ordinamento giuridico e dalla giurisprudenza italiana. Basterà, infatti, ricordare che il processo del Vajont si è concluso, ad oltre trent'anni dal tragico evento, con il versamento di cento miliardi a titolo di risarcimento completo e totale dei danni prodotti, nonostante vi sia stata sentenza penale di condanna, ad oggi assente nel procedimento penale contro i dirigenti Montedison.
Va, infine, precisato che lo Stato non ha proposto, né avrebbe avuto titolo per farlo, alcuna domanda di risarcimento nell'interesse dei familiari delle vittime titolari di autonome pretese risarcitorie fatte valere nell'ambito del medesimo processo penale.
La transazione con Montedison, conseguentemente, non coinvolge né influisce su tali distinti diritti individuali. Non ci pare, poi, logicamente congruo porre a confronto l'importo concordato con la sola Montedison e la più elevata cifra indicata nell'interrogazione, posto che quest'ultima non costituiva il risarcimento richiesto ma era solo un parametro di riferimento. Del resto, l'Avvocatura dello Stato ha affermato che la transazione rappresenta, anche per l'entità, un risultato straordinario.
Da ultimo, si fa presente che non vi è alcun accordo con l'Enichem ma è stato dato mandato all'Avvocatura dello Stato, prima ancora di conoscere le motivazioni della sentenza penale, di procedere all'azione di risarcimento di danni ambientali.

PRESIDENTE. L'onorevole Vianello ha facoltà di replicare. Le ricordo che ha due minuti a sua disposizione.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, mi dichiaro assolutamente insoddisfatto di questa risposta. In primo luogo, perché non risponde assolutamente alla domanda principale: in base a quali criteri si è arrivati ad una cifra pari a 550-575 miliardi, se, come ha detto lei, il parametro di riferimento è di 71 mila miliardi? Fra 71 mila miliardi e 500 c'è una certa differenza (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
In secondo luogo, vorrei porre l'accento su un punto pericoloso; quando all'interno


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dell'accordo fra Montedison e Stato si individuano dieci aree - che non sono da bonificare ma contaminazioni lagunari - voi avete escluso Montedison da qualsiasi possibilità di risarcimento rispetto all'inquinamento nelle altre aree di Marghera, che sono la stragrande maggioranza. Avete, dunque, escluso che Montedison possa partecipare, d'ora in poi, ai danni che lo Stato italiano e la città di Venezia dovranno chiedere per l'inquinamento nella nostra città. Tale esclusione è gravemente lesiva per la nostra città e per la collettività nazionale.
Per quanto riguarda la terza questione, ritengo che lo Stato debba assolutamente costituirsi parte civile perché ci sono le famiglie di 170 operai che sono morti. Ritengo sia un atto, un dovere nei confronti delle famiglie, che lo Stato si costituisca parte civile perché, in caso contrario, ciò sarebbe assolutamente un danno ed una beffa nei confronti delle famiglie e degli operai rimasti uccisi a seguito di un uso assolutamente incontrollato e sciagurato della chimica in Italia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

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