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PRESIDENTE. L'onorevole Rizzo ha facoltà di MARCO RIZZO. Signor Presidente, Vicepresidente Fini, vorrei premettere che, nel nostro paese, emerge sempre più chiaramente una questione salariale. Infatti, i salari medi, oggi, non corrispondono più all'aumento del costo della vita e, contrariamente a quanto avveniva in passato, il meccanismo denominato «scala mobile», che adeguava i salari ai prezzi correnti, non esiste più.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Rizzo, il suo intervento è stato esattamente nei tempi.
GIANFRANCO FINI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Rizzo ha sollevato, sostanzialmente, due questioni: la prima relativa ad una presunta perdita del potere di acquisto dei salari negli ultimi anni, anche a seguito dell'abolizione del meccanismo della cosiddetta «scala mobile» e la seconda relativa ad un presunto intendimento del Governo di smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata.
PRESIDENTE. L'onorevole Rizzo ha facoltà di MARCO RIZZO. Signor Presidente, noi Comunisti italiani siamo assolutamente insoddisfatti di questa replica, nel contenuto, non per la forma: anche quest'anno, in base ai dati forniti dall'ISTAT negli ultimi
giorni, relativamente al periodo da gennaio ad ottobre - dunque, prima della drammatica vicenda dell'11 settembre -, l'inflazione si è attestata sul 2,5 per cento, mentre le retribuzioni, nei primi nove mesi dell'anno, sono cresciute del 2,3 per cento, con uno scarto, quindi, dello 0,2 per cento in meno.
D'altra parte, gli oneri che le famiglie italiane sono chiamate a sostenere sembrano aumentare, anche perché, benché il diritto allo studio sia un diritto universale e costituzionalmente garantito, tutte le recenti misure varate dal Governo di centrodestra in tema di pubblica istruzione sembrano mirare al graduale smantellamento della scuola pubblica, attraverso l'indebolimento del servizio a favore di quella privata.
Questo, ad avviso dei Comunisti italiani, è un ritorno al passato, a quando esistevano le scuole di qualità, le private accessibili ai ceti benestanti e le scuole pubbliche destinate ai meno abbienti.
Onorevole Fini, vorremmo sapere quali misure il Governo intenda varare in merito alla questione salariale, anche con riguardo alle esigenze connesse alle più recenti riforme del sistema scolastico.
Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri Fini ha facoltà di
Per quanto concerne il primo quesito, va ricordato che, nel 1993, fu raggiunto un accordo in materia di politica dei redditi che stabiliva un meccanismo di salvaguardia del potere d'acquisto dei salari dei lavoratori e, contemporaneamente, un controllo dell'inflazione, ponendo come riferimento l'evoluzione della produttività. L'accordo si basava sul collegamento, in sede di definizione dei rinnovi contrattuali, tra il tasso di incremento dei salari e il tasso di inflazione programmata. Il recupero dell'eventuale scarto tra i due indicatori veniva affidato alla contrattazione tra le parti sociali, che avrebbero dovuto tener conto dell'andamento sia delle ragioni di scambio sia dei salari di fatto.
L'applicazione di queste regole ha comportato, nella seconda metà degli anni '90, un moderato aumento delle retribuzioni, accompagnato da un rientro progressivo dell'inflazione, che ha consentito ai lavoratori di mantenere il potere d'acquisto reale dei salari.
Tra il 1996 e il 2000, le retribuzioni per dipendenti nell'intera economia in termini reali, deflazionate con i prezzi al consumo, sono aumentate ad un tasso medio annuo che si è attestato attorno all'1 per cento. Anche per l'anno in corso, nonostante la congiuntura internazionale, il Governo prevede un analogo aumento.
Per quanto riguarda il secondo quesito, le affermazioni dell'interrogante, ad avviso del Governo, non corrispondono alla realtà.
Il programma di Governo attribuisce assoluta priorità alla scuola e, in particolare, alle famiglie, agli studenti, agli insegnanti e ai dirigenti scolastici.
Ancora una volta, pur nell'incertezza determinata dagli eventi dell'11 settembre, il Governo, con la legge finanziaria attualmente all'esame del Senato, non prevede tagli per la scuola, com'è, invece, avvenuto per tutte le grandi voci di spesa; anzi, per la scuola è previsto, sin dal 2002, un pur contenuto incremento di risorse.
Oltre ciò, va ricordato che il disegno di legge finanziaria detta norme concernenti l'organizzazione scolastica che hanno la loro radice in principi di autonomia e che sono finalizzate a consentire ai responsabili delle istituzioni scolastiche scelte più flessibili, efficaci ed adeguate alle esigenze delle singole scuole. Si tratta di strumenti finalizzati a migliorare la qualità del servizio scolastico, oltre che a riqualificare la spesa, liberando di conseguenza risorse che sono interamente destinate alla valorizzazione del personale docente. Tali risorse si aggiungono a quelle previste per il rinnovo di tutti i contratti del pubblico impiego.
L'azione del Governo è, quindi, finalizzata ad un rafforzamento della scuola pubblica, che - è bene ricordarlo - rappresenta oltre il 95 per cento del sistema di istruzione nazionale.
Onorevole Rizzo, le ricordo che ha due minuti a disposizione.
La nostra insoddisfazione nasce dal fatto che la questione salariale in Italia non trova una soluzione, anche grazie alle politiche che sono messe in atto da questo Governo e che noi giudichiamo negative. Non è un caso che, nel disegno di legge finanziaria, i fondi destinati al rinnovo del contratto del pubblico impiego siano di molto inferiori a quanto necessario per coprire i tassi di inflazione programmata che, tra l'altro, già si discosta da quella reale. Un lavoratore tedesco, oggi, guadagna il 42 per cento in più rispetto ad uno italiano, nonostante realizzi una quantità di prodotto inferiore.
La proposta contenuta nel Libro bianco del Ministero del lavoro pare ispirata non a favorire la tutela dei salari e della contrattazione, ma a penalizzare ulteriormente i lavoratori, con un abbassamento generalizzato delle tutele sociali ed economiche ed il ritorno alle gabbie salariali. Mentre aumentano i profitti e diminuiscono i salari, il vostro Governo, che pure in campagna elettorale prometteva di aiutare gli ultimi, a nostro avviso fa l'esatto contrario. Non è un caso: anche sul tema della scuola, che rappresenta uno dei cardini del paese, riguardando il futuro delle nuove generazioni, la scelta del Governo è quella di incentivare il processo di privatizzazione. A nostro avviso, avete avviato un processo che determinerà l'esistenza in Italia di scuole di serie A per i figli dei ricchi e di scuole di serie B per i figli dei poveri.
Riteniamo che questi siano i provvedimenti di una maggioranza che si richiama non allo slogan caro alle libertà, ma soltanto a quello delle ingiustizie e dell'egoismo. E si tratta di egoismo sociale: quello della peggior specie.


