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TESTO AGGIORNATO AL 14 NOVEMBRE 2001
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, un provvedimento che molto superficialmente...
PRESIDENTE. Colleghi, chi vuole abbandonare l'aula lo faccia per favore, per consentire all'onorevole Lettieri di esporre le sue ragioni. Mi scusi, onorevole Lettieri, le faccio recuperare i secondi che stiamo perdendo. Prego i colleghi di affrettarsi. Onorevole Lettieri, può proseguire.
MARIO LETTIERI. Non mi meraviglio, perché è naturale che ciò accada. Dicevo che un provvedimento che molto superficialmente si potrebbe definire di normale amministrazione, dal dibattito e dall'esame di alcuni emendamenti si è rivelato, invece, un provvedimento che contiene in sé aspetti di natura squisitamente politica ed economica.
Da un lato, la maggioranza è chiaramente schiacciata nella difesa dei ceti e delle società forti, come i petrolieri, dall'altro lato l'Ulivo si è schierato, in maniera netta, a favore dei ceti e delle aree del paese più deboli, come i comuni di montagna e di collina.
Da questo dibattito è scaturito anche qualche contrasto all'interno della maggioranza, almeno in fase di discussione sulle linee generali e all'interno dei gruppi della stessa maggioranza, anche se poi le palesi divisioni non si sono trasformate in comportamenti e voti coerenti. Ciò vale per la Lega che, ancora una volta, ha presentato emendamenti giusti e condivisibili - come ho già avuto modo di sottolineare - ma
poi non li ha sostenuti fino in fondo, assumendosi così sostanzialmente anche responsabilità negative fatte proprie dal Governo.
Ciò ovviamente vale anche per Alleanza nazionale. L'emendamento dell'onorevole Menia, relativo ai territori di Trieste e di Udine, è emblematico in questo senso, se si considera che, mentre alla Camera il Governo negava decisamente la possibilità di aumentare le agevolazioni, al Senato, invece - come ho detto poc'anzi - si verificava l'assurdo dell'approvazione di agevolazioni maggiori rispetto a quelle previste negli emendamenti dell'onorevole Illy e dello stesso onorevole Menia.
Ho già detto che, in un certo senso, va data solidarietà al sottosegretario Contento, perché evidentemente il suo collega di Governo, presente al Senato, non ha avuto la bontà di informarlo. È un modo di procedere che rivela il segno dei tempi. Mi auguro che il Governo possa porvi rimedio, anche in tempi ragionevolmente brevi.
Voteremo contro la conversione in legge del decreto-legge in esame, soprattutto per tre motivi. Il provvedimento è iniquo, soprattutto per i settori che non vengono agevolati (il settore dell'agricoltura e quello dell'autotrasporto) e per quei cittadini più deboli, richiamati in tutti i nostri interventi esplicativi degli emendamenti.
Alludo ai cittadini che abitano in quei 2.500-2.600 comuni della collina e della montagna italiana, quelli che ho già definito coraggiosi, a cui l'intero paese dovrebbe manifestare gratitudine. Essi, infatti, sono non soltanto il presidio di quei territori, ma anche la testimonianza di una storia, di una cultura, di una civiltà, perché la civiltà del popolo italiano ha alla sua base la civiltà contadina di cui dobbiamo essere onorati.
Non occorrono molte parole per dire che questi cittadini sono privi di servizi: ad esempio, mancano le reti di metanizzazione. Poc'anzi l'onorevole Sabattini ha evidenziato come in questi piccoli comuni vengano, da un anno a questa parte, chiusi gli uffici postali. A tale proposito mi permetto, onorevole Contento, di caricarla di responsabilità non direttamente sue. Lei deve intervenire sull'amministratore delegato dell'Ente poste italiano, perché le abbiamo privatizzate ignorando, però, la funzione sociale legittima che queste devono svolgere, anche se in maniera innovativa. L'innovazione significa affrontare il mercato finanziario (per cui va bene la vendita delle assicurazioni, delle azioni e dei BOT negli uffici postali), ma non può significare innovazione in peius, cioè la soppressione di uffici postali che, magari, esistevano da un secolo. Questo non può essere consentito e gliene faccio carico, onorevole sottosegretario: intervenga lei e altrettanto facciano i suoi colleghi ministri. Tra i servizi carenti non vi sono soltanto le poste ma, spesso, anche le scuole e, ovviamente, le reti essenziali come quella della distribuzione del gas metano. Abbiamo proposto di concedere agevolazioni a questi cittadini: evidentemente qualcuno, in questa sede, ha ritenuto che le ragioni di bilancio non lo consentissero. Noi dissentiamo da questa valutazione.
L'altra ragione per cui il «no» del gruppo della Margherita a questo provvedimento è convinto riguarda - come è stato illustrato al momento della discussione dell'emendamento relativo ai territori di confine di Trieste e di Udine - il nostro giudizio negativo circa l'indisponibilità del Governo e della maggioranza ad accettare ciò che poi, al Senato, è stato accettato. Ci sembra un comportamento contraddittorio, assurdo, inspiegabile e perciò abbiamo insistito sulla votazione del nostro emendamento. Questo è, ovviamente, un motivo in più per votare contro il complesso del provvedimento.
Da ultimo, e non per campanilismo, vi è la questione da me posta insieme ad altri colleghi - come il collega Benvenuto, il collega Luongo ed altri colleghi della Basilicata - relativa alla questione della previsione di un credito di imposta per gli operatori economici residenti nei 28 comuni - ripeto, 28 comuni - inclusi nel bacino petrolifero di cui alla legge regionale n. 40 della regione Basilicata. Il credito
di imposta è necessario per incentivare le attività economiche in quell'area. Abbiamo un'imprenditoria che ha voglia di crescere, ma va sostenuta perché in quell'area vi sono ancora ritardi storici che vanno recuperati con grande celerità. Il credito di imposta può essere un aiuto valido. Abbiamo chiesto lo stesso aiuto per tutti i cittadini quando abbiamo proposto una riduzione al 30 per cento delle accise sull'utilizzazione dei prodotti petroliferi.
Abbiamo registrato, purtroppo, un'insensibilità negando, o meglio ignorando, onorevole sottosegretario, il contributo fornito dalla Basilicata e da quei piccoli comuni della collina e della montagna lucana alla ricchezza complessiva dell'Italia.
Siamo dinanzi ad un'insensibilità grave perché, sostanzialmente, chiedevamo una compensazione per queste aree e per quei cittadini che hanno subito e subiscono danni. La regione Basilicata, con un atto di grande intelligenza e di responsabilità, a suo tempo, non disse un «no» pregiudiziale all'estrazione del petrolio ma si fece carico dell'interesse generale del nostro paese e capì che bisognava contribuire a ridurre il suo deficit energetico.
Essa e i suoi governanti ebbero un atteggiamento di governo responsabile, non limitato al proprio territorio, e, con il Governo di allora e con l'ENI, stipulò un accordo in linea di massima accettabile, ma oggi esso non è sostanzialmente rispettato né dall'ENI e neanche, in modo puntuale, dallo stesso Governo, almeno nei tempi.
PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, ha ancora trenta secondi di tempo a disposizione.
MARIO LETTIERI. Comunque, oggi tale accordo è insufficiente e noi avremmo voluto concedere anche il credito di imposta e la riduzione delle accise sui prodotti petroliferi. Per queste considerazioni, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo esprimerà un voto contrario al provvedimento al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, come sosteneva il collega Lettieri, abbiamo svolto un dibattito che ha toccato diverse questioni di carattere non meramente tecnico ma politico e, in premessa, devo dare atto al sottosegretario Contento di una serietà di approccio e di una disponibilità al confronto che diversi suoi colleghi, in altre occasioni, non hanno dimostrato.
Tuttavia, mi sembra che, alla fine, la montagna della discussione abbia partorito, ancora una volta, un topolino. Nel decreto-legge al nostro esame sono contenute misure certamente congiunturali, per le quali non avrebbe potuto essere altrimenti - come quelle relative ai commi 1 e 3 dell'articolo 1, legate al ritiro dal mercato della benzina super con piombo - e, tuttavia, vi sono altre misure che vengono prospettate in un'ottica tutta congiunturale che, invece, avrebbero meritato un altro taglio di intervento.
Vorrei brevemente soffermarmi sull'articolo 3, che contiene le agevolazioni per il gasolio nelle coltivazioni sotto serra. In questo caso, non si tratta soltanto di una misura congiunturale, perché è prevista la proroga dell'agevolazione solo fino al 31 dicembre, ma il respiro è stato perfino accorciato rispetto a quanto accadeva in precedenza: le proroghe andavano di sei mesi in sei mesi, mentre adesso se ne prevede una di tre mesi.
Credo che tutto ciò sia tanto più grave laddove ci sarebbe stato e ci sarebbe bisogno di interventi strutturali, peraltro, sempre evocati da questo Governo, per un comparto importante come quello agricolo; da questo punto di vista, ritengo sia stato significativo che, proprio nel giorno in cui avveniva la discussione sulle linee generali di questo provvedimento, cioè mercoledì della settimana scorsa, ci sia stata, proprio in piazza Montecitorio, una manifestazione della Coldiretti, per richiamare
gli impegni e le promesse ad intervenire in termini riformatori e strutturali nel comparto agricolo.
L'articolo 6 prevede l'incremento dell'agevolazione fiscale per le reti di teleriscaldamento alimentate con biomasse o con energia geotermica e, di per sé, si tratta di una misura positiva; tuttavia, anche in questo caso, va lamentato che una scelta di questo genere venga consegnata ad un intervento del tutto congiunturale, mentre, a nostro parere, gli incentivi alle energie alternative, meno onerose e più pulite dal punto di vista ambientale, dovrebbero essere oggetto di interventi strutturali, tanto più che sul versante dissuasivo - penso alla vicenda della carbon tax - gli stessi sono stati sospesi in conseguenza dell'andamento del mercato dei prezzi petroliferi.
Considero anche un elemento di criticità il fatto che, in aula, non si sia risolto positivamente il nodo della mancata agevolazione per le aree montane, e devo rilevare che ciò non è stato possibile grazie al voto decisivo del gruppo della Lega nord Padania; infatti, la proposta emendativa è stata respinta per poco più di una ventina di voti. Credo che, da questo punto di vista, sia grave che la Lega nord Padania abbia rinunciato a un suo emendamento per accontentarsi di un timido ordine del giorno.
Un altro elemento di criticità è legato all'introduzione dell'articolo 8-bis, il quale è stato introdotto, certo, per recepire nel decreto-legge l'esito di un accordo tra petrolieri e Governo, al fine di un contenimento dei prezzi; dunque, una misura - come ha ribadito il relatore Leo - finalizzata ai consumatori.
Tuttavia, a me pare si debba rilevare - come hanno fatto i colleghi nel corso della discussione - che, in cambio di un beneficio congiunturale, si concede alle compagnie petrolifere un vantaggio strutturale, attraverso la dilazione del pagamento delle accise.
Insomma, vi è una sorta di triangolazione per cui, nel triangolo fisco, compagnie petrolifere e consumatori, il fisco fa il pieno - come è scritto su Il Sole 24 Ore di oggi - perché non viene rinnovato il bonus di 50 lire, le compagnie petrolifere spuntano un vantaggio strutturale, mentre ai consumatori arriva il contentino di un contenimento del prezzo che, peraltro, non è garantito nell'evolversi della situazione.
Valutiamo negativamente la tendenza - già riscontrata nel provvedimento dei cento giorni e in quello sulla cartolarizzazione degli immobili - a privilegiare il contingente sullo strutturale. Così come non possiamo non rilevare che, di fronte a propositi reiterati di alleggerimento della pressione fiscale - sui quali il Polo ha costruito anche la sua campagna elettorale -, dobbiamo verificare la pratica di politiche di aggravio. In questo senso vanno, infatti, la mancata proroga del bonus di 50 lire e, se vogliamo spostarci per un attimo dal settore, le misure previste per la copertura del disavanzo per le spese sanitarie regionali, che permetteranno alle regioni di agire sulla leva dell'addizionale IRPEF e delle tasse automobilistiche, derogando ai limiti quantitativi e di data previsti.
Vi è, infine, un ulteriore elemento decisamente negativo, che riguarda il meccanismo di copertura finanziaria. Infatti, per la copertura finanziaria di quanto previsto nel presente provvedimento sono utilizzati i fondi derivanti dalle sanzioni amministrative, comminate dall'authority per la concorrenza, alle compagnie di assicurazione. Ciò rappresenta un vero e proprio scippo nei confronti dei cittadini che, danneggiati dal comportamento scorretto delle assicurazioni, avrebbero dovuto beneficiare di quelle somme a titolo di risarcimento, senza contare - come è stato ribadito dal collega Benvenuto - che, in aggiunta, i cittadini consumatori, a gennaio, si troveranno di fronte ad un aumento generalizzato dei premi di assicurazione.
Mi sembra che, per tutti questi motivi, il nostro voto non possa che essere negativo rispetto al complesso del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. «Un maggior gettito di 1 miliardo e 136 milioni di euro, questo è l'effetto per le casse dello Stato dell'eliminazione a fine ottobre del cosiddetto bonus fiscale sui carburanti per autotrazione. Di questo ulteriore carico di imposte il paese non aveva proprio bisogno.». Questo è quanto era scritto ieri sull'organo di stampa di questa maggioranza. Dunque, basterebbero queste poche righe per esprimere un voto contrario su questo provvedimento.
Vorrei sottolineare che l'opposizione ha avuto un atteggiamento molto collaborativo quando si trattò di discutere un provvedimento analogo qualche mese fa.
Questa volta, tuttavia, è difficile avere un atteggiamento sia pure limitatamente favorevole o positivo. Ci sono, a volte, piccole cose che dicono, della maniera di concepire l'attività di governo e la politica di una coalizione, molto più di un programma di governo.
In questo provvedimento, si aumentano le tasse o, per essere più precisi, si sospendono le riduzioni di imposta già previste dai governi precedenti. Colleghi della maggioranza, vorrei sottolineare questo primo elemento, che sta diventando un vizio dell'attuale Governo: una sospensione delle riduzioni già previste si è verificata per l'IRPEF, in sede di esame del disegno di legge finanziaria, per i ticket sulla diagnostica e per gli oneri sociali. Queste sospensioni delle riduzioni di imposte, già previste in provvedimenti adottati da precedenti governi e da altre maggioranze, sommate tutte insieme raggiungono circa sette o otto mila miliardi. Ciò che, nei primi cinque mesi di vita, questo Governo ha fatto è stato aumentare le imposte al ritmo di mille miliardi al mese. Fermatevi, per favore, prima che sia troppo tardi!
Secondo: nel provvedimento al nostro esame, si finanziano maggiori spese con maggiori entrate. Anche questa scelta illustra bene la maniera di intendere le cose propria dell'attuale Governo. Capite bene tutti che rinviare di qualche giorno il pagamento delle accise equivale a nient'altro che ad aumentare la spesa per interessi. Non è la prima volta che ciò si verifica; l'esame del disegno di legge finanziaria è un altro ottimo esempio, da questo punto di vista: si finanziano maggiori spese con maggiori entrate, esattamente il contrario, rispetto a ciò di cui il paese avrebbe bisogno.
Terzo: come ho avuto già modo di dire, si usano tre pesi e tre misure. Si adotta la norma proposta da Alleanza nazionale, si regala alla Lega nord Padania un ordine del giorno - ma, per favore nulla di più - e non si dà assolutamente niente al Mezzogiorno.
Quarto: si ripristinano favori già eliminati per potenti gruppi di pressione che non lo meriterebbero. Abbiamo avuto modo di sottolineare a più riprese come l'andamento dei prezzi del greggio e della benzina, francamente, non avrebbe giustificato il trattamento di favore che è stato riservato alle compagnie petrolifere.
Quinto: come abbiamo visto, si rinviano le soluzioni - per quanto riguarda la struttura del sistema tariffario, aspettiamo da luglio - o, peggio, si inventano coperture fantasiose. Anche in questo caso, ci siamo resi tutti conto che si utilizzano i soldi delle multe agli assicuratori per pagare i petrolieri, nella speranza - immagino - che le compagnie petrolifere abbiano partecipazioni nelle società di assicurazioni, il che chiuderebbe il cerchio. Credo che, in poche pagine, in questo provvedimento ci sia un'intera cultura di governo, un'intera filosofia di governo: c'è l'idea che le promesse si fanno ma non si mantengono, c'è l'idea che si debba essere deboli con i forti e forte con i deboli, c'è l'idea che il conflitto di interessi non rappresenta una remora per l'attività di governo bensì, al contrario, una molla, una spinta. Questo, colleghi della maggioranza - spiace dirlo -, siete voi, questo non siamo noi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto negativo del gruppo dei Democratici di sinistra, per ragioni che, essenzialmente, possono essere così sintetizzate: per quello che non c'è, nel disegno di legge di conversione del decreto-legge, e per quello che, invece, c'è.
Si tratta di un provvedimento che proroga ulteriormente gli effetti che erano stati già definiti in un precedente decreto legge. In quell'occasione, noi non sollevammo grandi obiezioni, anche perché, in sede di dibattito e di discussione, il Governo aveva preso determinati impegni. Questi impegni non sono stati mantenuti ed il Governo ha aggravato le proprie posizioni. Avevamo assunto un atteggiamento di attesa, anche perché volevamo vedere il senso e la qualità dei provvedimenti che sarebbero stati presi in questo inizio di legislatura, nei cosiddetti cento giorni. Le misure si vanno qualificando, dando segnali contraddittori, iniqui e sbagliati. Cosa non c'è in questo decreto-legge, nonostante un precedente atteggiamento favorevole? Mi riferisco non soltanto al rapporto corretto che abbiamo avuto con il sottosegretario di Stato, onorevole Contento, ma anche, in genere, all'atteggiamento del Governo.
Ci sono degli impegni per l'agricoltura che vengono continuamente disattesi. L'unico provvedimento che abbiamo visto è un decreto-legge, che tra poco esamineremo, che di fatto commissaria la AGEA. Abbiamo un ministro che parla un giorno sì e un giorno no, ma ogni volta che si devono approvare dei provvedimenti concreti, anche di modesto impatto, come quello che noi abbiamo indicato per prorogare le agevolazioni che scadono il 31 dicembre 2001 per le coltivazioni in serra, nascono insormontabili problemi di difficoltà economica. Nascono le difficoltà: c'è sempre l'indicazione che si farà, ma anche nella parallela discussione della legge finanziaria al Senato, molti degli emendamenti presentati per il comparto dell'agricoltura sono stati fatti ritirare. Adesso la prossima scadenza è forse il collegato fiscale: forse, aspettando Godot, vedremo qualcosa per l'agricoltura. Intanto, in questo provvedimento, anche una misura ragionevole e modestissima viene praticamente rinnegata.
Sempre in questo provvedimento non è stato accolto nulla rispetto alle richieste, anche qui ragionevoli, per la Sardegna (il massimo che si può ottenere è un ordine del giorno) e non ci sono segnali per quanto concerne la Sicilia e la Basilicata, ossia le zone con problemi gravi per i costi della estrazione del greggio. Anche qui ci troviamo in una singolare situazione: c'è stata disponibilità da parte del Governo a discutere e ad affrontare questi problemi, ma di fatto ci troviamo in una situazione di rinvio. In particolare, quello che è singolare e sintomatico è il silenzio sui problemi della Sicilia. Ho già detto che vi è una differenza tra l'atteggiamento della Casa della libertà in Sicilia e l'atteggiamento della Lega nord Padania: a quest'ultima si possono fare dei rimproveri, ma almeno una battaglia tenta di farla qui in aula (poi cerca di portare a casa quello che può, quello che passa il convento). Ho chiesto al Presidente Mussi come mai ci sia sempre silenzio da parte dei parlamentari siciliani, che sono 61, il doppio della Lega nord Padania. Mi ha risposto che non sono 61, ma molti di più. Presidente Mussi - mi rivolgo a lui, chiedo scusa al Presidente Fiori - non c'è bisogno di fare un numero, perché, fossero anche 70 o 80, i parlamentari della Casa della libertà in Sicilia non sanno comunque portare avanti nemmeno una timida battaglia per affrontare e correggere dei provvedimenti che vanno contro il Mezzogiorno e, in particolare, contro l'interesse della Sicilia.
Da ultimo, non si prospettano, anche qui, soluzioni per il problema del gasolio nelle zone montane. Noi abbiamo cercato di individuare una soluzione, di trovare un modo con il quale si possa affrontare questo problema. La Lega nord Padania ci ha accusato di fare una strumentalizzazione: non è strumentalizzazione. Il problema esiste (nella passata legislatura era stata adottata una soluzione che si muoveva in quella direzione) e mi sembra strano accusare di strumentalizzazione
quelli che fanno questa battaglia, abbandonata dalla Lega nord Padania: se c'è qualcuno che viene strumentalizzato, cari amici della Lega nord Padania siete proprio voi, perché le vostre battaglie non riescono a passare e, a differenza di quanto avviene in Sicilia, riuscite a ottenere qualche ordine del giorno, ma l'ordine del giorno rimane lì. Queste sono le cose che non ci sono; cosa c'è invece nel provvedimento?
Si pongono due questioni. La prima si riferisce al regalo che viene fatto ai petrolieri: per poche compagnie, poche imprese, vengono trovati 43 miliardi; invece, non vengono trovati pochi miliardi per gli agricoltori, non vengono trovati per la Sardegna, non vengono trovati per il problema delle aree montane, anche per una soluzione di carattere graduale. Tutto viene fatto passare come un regalo ai consumatori quando - lo ha ricordato l'onorevole Nicola Rossi - noi ci troviamo di fronte ad una posizione che aggraverà la pressione fiscale, aumenterà le entrate del fisco. Aumenterà le entrate e terrà conto dei problemi dei petrolieri, invece non terrà assolutamente conto delle esigenze dei consumatori, con il paradosso che gli stessi - vengo alle ultime osservazioni - si trovano beffati perché, guarda caso, le sanzioni comminate dall'authority servono anche per finanziare le compagnie petrolifere. È strano! Veniamo da una battaglia contro il sistema dei monopoli e addirittura ci troviamo, non solo a non restituire ai consumatori, ma a premiare chi ha responsabilità in una politica di cartello che si può constatare benissimo per quello che è stato l'andamento del prezzo del greggio sul mercato internazionale e per la politica condotta dalle compagnie petrolifere nel nostro paese. A ciò si aggiunge anche l'ulteriore beffa riguardante le assicurazioni: la multa che è stata inflitta alle compagnie di assicurazione viene utilizzata per altri scopi e non per attuare una politica seria di controllo, contenimento, intervento nei confronti del sistema assicurativo italiano.
Chiudo il mio intervento segnalando una importante questione emersa nel corso del dibattito. La situazione singolare che a noi preoccupa è questo modo disinvolto con il quale vengono affrontati e giustificati i «sì» e i «no», rispetto alle proposte che vengono formulate. Signor Presidente, non è un problema di poco conto; noi l'avevamo affrontato in base ad una proposta che era stata presentata dall'onorevole Menia (colgo l'occasione per scusarmi se nel corso del dibattito - lo dico in maniera sincera, non formale - ho pronunciato male il suo nome). Questa proposta era stata presentata anche dall'onorevole Illy e da altri colleghi. È singolare che il Governo alla Camera abbia dato una quantificazione minore rispetto a quella del Senato, dove è stata accolta una proposta che aveva contenuti migliorativi.
Capisco che non sono state ancora concesse le deleghe al Ministero delle finanze, ma segnalo che ci troviamo di fronte - chiudo il mio intervento - ad un problema incredibile: alla Camera si fanno certi conti mentre al Senato se ne fanno altri. Sarebbe bene che il ministro dell'economia - che un giorno sì e l'altro no ci ricorda i buchi - si ricordasse di fare bene i conti perché la matematica non è un'opinione e di uno stesso provvedimento non possano essere date letture diverse. È un provvedimento ingiusto, iniquo, confuso e pasticciato; questi sono i motivi per i quali voteremo contro (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo della Lega nord Padania sul provvedimento che stiamo per portare a conclusione, anche perché abbiamo ottenuto da parte del Governo - se pur con fatica - certezza di un'assunzione di impegni sulla materia riguardante la montagna, che per noi è importante. Infatti, ricordo che il Governo ha gradualmente accentuato l'impegno relativo alle agevolazioni riguardanti le frazioni parzialmente metanizzate,
passando da un'iniziale promessa generica, che indicava l'adozione in futuro (senza individuarne la scadenza) di un provvedimento ad hoc, alla successiva promessa di adottare il provvedimento entro il 31 gennaio 2002. Infine si è giunti all'attuale promessa di adottare le iniziative normative, per risolvere il problema delle frazioni parzialmente metanizzate, con il disegno di legge finanziaria in corso di esame, con decorrenza 1o gennaio 2002.
In questi termini è stato accettato un nostro ordine del giorno.
Tuttavia, vogliamo anche richiamare l'attenzione del Governo su una questione: dal problema che è stato esposto è emerso che la difficoltà non è consistita tanto nella quantificazione della spesa necessaria per la copertura del nostro emendamento quanto - così parrebbe e mi scusi la confusione dei termini - nella quantificazione delle versioni esposte dal Governo per aggirare la soluzione in ordine a tale decreto-legge.
Sia chiaro che, se si vuole collaborare a risolvere immediatamente il problema, si può sottoporre all'esame dell'Assemblea una proposta emendativa riformulata, altrimenti, se vi è chiusura a risolvere subito la problematica, si esporranno in questa sede solo problemi relativi al problema.
Pertanto, la Lega nord non accetterà nella finanziaria proposte volte a risolverlo solo parzialmente e la cui quantificazione - attenzione - non sia inferiore, a questo punto, a quei 425 miliardi, considerato che, nell'ultima versione, il Governo ha fatto riferimento proprio ad una spesa di minimo 425 miliardi, per finanziare l'agevolazione alle frazioni parzialmente non metanizzate ricadenti nelle aree climatiche e limitatamente alle parti di territorio non metanizzate. Pertanto, poiché si è parlato di 425 miliardi, il problema consisteva nel trovare questa copertura, pur di non accettare la nostra proposta emendativa riformulata in ordine a tale provvedimento, ma dopo avere concesso - attenzione! - 24 miliardi al Friuli, territorio cui lei, signor sottosegretario friulano Contento, appartiene.
Pertanto, l'eventuale assottigliamento delle disponibilità finanziarie che, nel frattempo, dovesse subentrare, non dovrà assolutamente comportare un intervento limitato sulla materia che abbiamo posto all'ordine del giorno (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e del CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scherini. Ne ha facoltà.
GIANPIETRO SCHERINI. Signor Presidente, la mia dichiarazione di voto sarà quasi telegrafica poiché della materia abbiamo ampiamente discusso oggi in quest'Assemblea ed in maniera molto approfondita in Commissione. Pertanto, ritengo vi sia poco da aggiungere se non una mera e - lo ripeto - telegrafica dichiarazione di voto.
Il provvedimento in discussione presenta un carattere squisitamente tecnico e come tale dovrebbe essere trattato.
Per quanto riguarda la mia dichiarazione di voto, sono tre le ragioni per le quali i deputati del gruppo di Forza Italia esprimono il proprio voto favorevole sul provvedimento in esame. In primis, perché ad oggi permangono inalterate l'urgenza e la necessità dell'azione governativa, tenendo conto dell'andamento generale dei prezzi del petrolio; secondariamente, perché per peculiarità speciali rispetto al precedente decreto, l'attuale formulazione prende atto di situazioni problematiche connesse all'adeguamento interno a precisi obblighi comunitari; infine, perché apprezziamo la scelta adottata dal Governo di aver predisposto un monitoraggio continuo sull'andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi, anche al fine di ottenere una ricaduta positiva sui consumatori finali.
Vorrei, tuttavia, spendere alcune parole in merito a taluni discorsi che sono stati fatti proprio oggi in quest'aula legati, in maniere particolare, al mondo della montagna.
Ho apprezzato gli interventi volti a denotare una sensibilità per le popolazioni
della montagna. Mi auguro si tratti di una sensibilità che scaturisce realmente dal cuore delle persone e che non sia dovuta ad una strumentalizzazione legata ad una precisa disposizione in discussione.
Avrò modo di sondare e di rivedere questa sensibilità in occasione del prosieguo dei lavori in questa legislatura, magari a partire dall'anno prossimo che, come è noto, sarà l'anno internazionale della montagna.
Perché parlo di strumentalizzazione? Mi è parso di cogliere in taluni interventi una superficialità che non è propria delle persone che li hanno espressi. Mi è parso di cogliere una confusione, direi quasi voluta, su zone climatiche E, piuttosto che zone climatiche F. Mi è parso inoltre di cogliere taluni aspetti legati alla metanizzazione, utilizzando in maniera un po' superficiale le vicende di comuni parzialmente metanizzati. Sono queste le considerazioni che mi portano a dire che sì, si è parlato della montagna, ma, ahimè, in modo assai strumentale.
Mi auguro di sbagliare. Ne avrò la riprova e la controprova nel prosieguo dei lavori. Non ho altro da aggiungere: ringrazio il presidente della Commissione e il relatore per il loro lavoro, il Governo per la disponibilità accordata durante i lavori in Commissione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto contrario del gruppo Misto-Comunisti italiani su questo provvedimento, perché in esso, come già ampiamente sottolineato dai colleghi dell'opposizione, non sono contenute misure dirette a soddisfare realmente le esigenze del mondo dell'agricoltura. Per quanto riguarda le serre, ricordo che non è stata neanche accettata l'ipotesi di una proroga di qualche mese per arrivare a coprire l'intero periodo invernale. Si trattava di una misura di buonsenso e si poteva adottarla, non rinviandola eventualmente a gennaio, quando dovremo ritornare su questi provvedimenti, non dando certezze ai lavoratori e agli imprenditori.
Nulla è previsto per la regione Sardegna; stesso discorso può farsi per la regione Sicilia che addirittura viene penalizzata in ogni caso e «delusa» dai suoi stessi parlamentari che, nella scorsa legislatura, hanno utilizzato questo argomento in maniera irresponsabile, agitando le piazze e gli animi dei siciliani, in particolare dei lavoratori.
Ebbene, di tutto questo non c'è assolutamente traccia; non vi è prevista alcuna misura in favore delle zone montane, per le quali, caro collega, - non è un problema di demagogia, né di superficialità, - aspettiamo al varco questo Governo.
Per ora, l'atteggiamento del Governo è soltanto questo: adotta qualche proroga, peraltro trimestrale, ed infine, quale ciliegina sulla torta, prevede un regalo per le compagnie petrolifere di 43 miliardi, pagandolo con il ricavato delle sanzioni comminate dalla authority sulla concorrenza nei confronti delle compagnie assicurative. È il non plus ultra, un fiore all'occhiello che questo Governo può appuntarsi.
Dico questo rivolgendo un appello a tutti gli interlocutori molto attenti, nel corso della passata legislatura ma anche in questa, al problema: si tratta di un aspetto assolutamente grave, come del resto si accorgeranno gli italiani a gennaio quando si troveranno a rinnovare i contratti delle assicurazioni. Occorre sapere allora che neanche una lira di queste sanzioni viene destinata alla diminuzione delle tariffe assicurative, destinandosi, da parte di questo Governo, tali ammontari ai fini della copertura del provvedimento in esame e così sostanzialmente attribuendosi piccoli privilegi a qualche amico già potente.
Penso che questo sia davvero inaccettabile e tutti i cittadini dovrebbero saperlo. Per queste ragioni, convintamente, il gruppo dei Comunisti italiani voterà contro il provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Losurdo. Ne ha facoltà.
STEFANO LOSURDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento sarà breve e, soprattutto, doveroso. Nell'esame di questo provvedimento, la sinistra sta dando fondo a tutte le proprie energie e a tutta la propria capacità demagogica, almeno per quanto riguarda le possibili conseguenze in agricoltura del decreto-legge. Tale demagogia, se una volta poteva essere accettata e sopportata perché magari si basava su sofferenze e su richieste autentiche che provenivano, legittimamente, da un'area disagiata della nostra popolazione, oggi, invece, si basa solamente su un puro mendacio, che è assolutamente insopportabile, se si considera l'anima antiagricola della sinistra, oltretutto autorevolmente dichiarata, a suo tempo, per bocca di un Presidente del Consiglio della passata legislatura. Quindi, quello che viene detto, ossessivamente, contro la presunta impostazione antiagricola di questo decreto-legge e del Governo di centrodestra attualmente in carica, non può essere inteso se non come demagogia pura e mendace. La sinistra osa fare una critica ossessiva, ma noi dobbiamo ricordare che, nella passata legislatura, essa ha tentato di eliminare - anzi ha eliminato - il regime speciale dell'IVA, il che rappresentava veramente un attentato a tutta l'agricoltura italiana, poiché l'avrebbe messa in ginocchio, soprattutto quella media e piccola. Noi non lo consentiremo; il regime speciale dell'IVA rimarrà e servirà a salvare l'agricoltura italiana che, in questo momento, attraversa una crisi strutturale.
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio!
STEFANO LOSURDO. Si è tentato, da parte del passato Governo di centrosinistra, di introdurre - anzi si è introdotta - una imposta, l'IRAP, che in agricoltura è un'autentica bruttura, perché non è un'imposta che ha invarianza in sé, ma è assolutamente aggiuntiva e il mondo agricolo non avrebbe potuto assolutamente sopportarla. Abbiamo bloccato quella imposta e, sicuramente, procederemo per la sua eliminazione. Quindi, tutto quello che la sinistra, ossessivamente, sta predicando, a proposito di un'impostazione antiagricola del provvedimento, è assolutamente falso. In effetti, essi tentano di recuperare un consenso nel mondo agricolo che non sarà mai dato loro.
È bastato un Presidente del Consiglio della passata legislatura a chiarire i termini del rapporto fra la sinistra e l'agricoltura. Quel Presidente del Consiglio, l'onorevole D'Alema, disse che i fondi destinati all'agricoltura erano incentivi inutili, fondi sprecati, e lo disse autorevolmente in un convegno a Catania. Questa è la sinistra e questi sono i suoi rapporti con l'agricoltura!
Riteniamo che il provvedimento al nostro esame faccia il possibile a favore dell'agricoltura e, soprattutto, nell'annunciare il nostro voto favorevole, dichiariamo che tutto quello che è stato detto dalla sinistra, in quest'aula, in occasione dell'esame del decreto-legge, è stato supportato da mendacio ed è assolutamente infondato (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, intervengo per annunziare il voto contrario dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista su un provvedimento che riteniamo inefficace, iniquo, che si colloca, del resto, in perfetta continuità con quella litania - vorrei chiamarla in questo modo - di provvedimenti di questi primi centotrenta giorni, che va dall'eliminazione della tassa di successione e di donazione alle rogatorie internazionali, all'eliminazione del falso in bilancio e via dicendo. Si tratta, appunto, di una litania, di una continuità perfettamente filopadronale che non crea condizioni - com'era stato promesso, anche in campagna
elettorale, su questo tema - più giuste nel paese; erano promesse appunto populistiche e demagogiche che oggi si concretano in provvedimenti a favore del profitto e della rendita. Questo è il senso del provvedimento al nostro esame ed in questo modo giustifichiamo, in maniera determinata, il voto contrario dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MAURIZIO LEO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LEO. Relatore. Signor Presidente, intervengo per ringraziare i colleghi dell'opposizione e della maggioranza per il proficuo contributo che hanno fornito, il presidente La Malfa che, nei momenti più delicati, ha saputo dirimere questioni complesse ed il Governo per l'attenzione prestata sulla particolare tematica relativa alle zone dove la metanizzazione non è compiuta.
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