Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 57 del 7/11/2001
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(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 1701)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Leo.

MAURIZIO LEO, Relatore. Signor Presidente, voglio solo aggiungere, rispetto alle considerazioni che sono state già svolte che, relativamente ad un settore nevralgico e di interesse qual è quello agricolo esiste sensibilità, sia da parte mia sia da parte del Governo, e non è da escludere che in successivi provvedimenti, si provvederà ad un ridisegno organico dei meccanismi di tassazione per le imprese agricole; mi riferisco, in particolare, all'IVA speciale in agricoltura per cui in base a provvedimenti adottati nella precedente legislatura tali imprese venivano penalizzate in quanto non potevano più fruire e non potranno più fruire dal primo gennaio 2002 di agevolazioni per quanto attiene all'IVA, quindi alla determinazione in modo forfettario dell'imposta; mi riferisco anche ad interventi in misura di IRAP perché la base imponibile dell'IRAP degli imprenditori agricoli risulta essere estremamente complessa.
Quindi, anche la misura, ora temporanea, contenuta nell'articolo 3 del provvedimento di esenzione dall'accisa sul gasolio per le colture sotto serra, potrà verosimilmente trovare una sua collocazione strutturale in specifiche misure dedicate all'agricoltura contenute in un altro provvedimento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Dirò subito che è estremamente interessante avere un confronto su una materia che, tutto sommato, è abbastanza arida e su cui è molto facile costruire congetture di carattere politico ed economico, oltre ad essere legittimo e anche corretto.
In verità, la questione è più semplice di quanto, almeno ad avviso di chi parla, risulti.
Abbiamo ereditato, come ho già avuto modo di dire in quest'aula, una situazione che era il risultato di provvedimenti episodici e, mentre affermo ciò, non intendo con questo accusare il Governo di centrosinistra di aver adottato provvedimenti episodici perché privo di lungimiranza. Questo è avvenuto - com'è noto - perché nel nostro sistema costituzionale la disciplina delle accise è stabilita dalla legge vigente. Dunque, in tutti i casi in cui si è stati costretti ad aggiornare - come molti dei colleghi hanno ricordato - i prezzi relativi ai prodotti petroliferi all'andamento sui mercati internazionali, siano stati costretti a farlo ricorrendo a provvedimenti di urgenza.
L'unico caso in cui ciò non si è fatto è stato quando, all'interno di una legge finanziaria, si è individuato un termine più lungo - qualche mese in più - e si è operato, poi, ricorrendo a provvedimenti di carattere amministrativo.
Devo anche ricordare che se, oggi, avessimo applicato la carbon-tax, che - come


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tutti ricordano - è stata istituita da una delle ultime leggi finanziarie di questo paese, quando al Governo non c'era il centrodestra, sicuramente ci saremmo trovati in grossa difficoltà.
Il primo aggiornamento è stato effettuato nel gennaio 1999, ma esiste un provvedimento normativo attualmente vigente che ci obbliga, purtroppo, a colpire i contribuenti italiani.
Se dovessimo rispettare - ecco il punto di sostanza in termini politici - il tracciato che era stato disegnato dal precedente Governo e dalla precedente maggioranza, avremmo non soltanto avuto grosse difficoltà ad affrontare la crisi che a livello internazionale si è manifestata ma, di sicuro, non saremmo nemmeno stati in grado di compensare i contribuenti italiani, i consumatori italiani che sono stati ricordati in quest'aula poco fa, con provvedimenti che consentissero loro, quanto meno, di limitare le spinte inflazionistiche che - come è stato appena ricordato - sono state non indifferenti. Tuttavia, questo problema rimane.
Nel preciso istante in cui si contesta al Governo di non intervenire in maniera strutturale - e questa può essere un'obiezione fondata su cui dirò più avanti - non si deve dimenticare che, automaticamente, non colpiamo il contribuente perché siamo costretti sostanzialmente a eliminare benefici che avevamo spesato sempre sulle tasche dei contribuenti. In altre parole, tutti i provvedimenti che sono stati adottati in continuità storica dal Governo precedente, dalla maggioranza precedente, fino ai nostri giorni, hanno avuto come obiettivo la limitazione dei costi che i contribuenti italiani avrebbero dovuto assorbire. E non è finita.
Giustamente - e arrivo al punto in questione - i colleghi sostengono che il nuovo Governo dovrebbe farsi carico di una disciplina organica, in modo da evitare di intervenire episodicamente. Tale richiesta è perfettamente corretta, oltre che legittima, e posso anche garantire che il Governo sta riflettendo. Infatti, è già stato anticipato un provvedimento collegato che dovrebbe contenere le linee direttrici relative alla riforma fiscale che è stata evocata poco fa in quest'aula.
Ebbene, noi stiamo valutando la possibilità di assestare anche il mondo delle accise, che è più complesso rispetto al sistema tributario, per chi ne abbia una conoscenza approfondita, come - immagino - i colleghi che sono intervenuti. Abbiamo, infatti, da un lato, un vincolo, che è stato stabilito da Kyoto, dall'altro, una direzione di marcia fissata - come ricordavo - dal Governo e dalla maggioranza precedenti; se tale direzione fosse attuata correttamente farebbe lievitare, nel 2005, di un 15, 20 per cento tutte le accise sui prodotti petroliferi. Contemporaneamente, dobbiamo farci carico di ridisegnare il sistema delle accise per rispondere a certe esigenze che sono intervenute, nel frattempo, modificandosi. Mi riferisco - ed è stato ricordato in quest'aula - alle accise sul gas metano, tanto per fare un esempio concreto. Come ho più volte detto, l'autorità competente ha riformato il sistema tariffario; il nostro paese, il Governo, la maggioranza dovrebbero essere pronti a valutare come riformare anche settori importanti come quelli.
Si pongono, però, due questioni rilevanti nell'affrontare questo tema. Il primo è l'aspetto della copertura. Se mi consentite, vorrei fare una riflessione, non in maniera polemica: in relazione a molte questioni sollevate con gli emendamenti, sarebbe per me sufficiente ricordare che quasi nessuna delle proposte di modifica avanzate dall'opposizione ha una copertura tecnica decente o in grado di reggere al vaglio della Commissione bilancio. Ciò avviene non tanto perché sia più difficile per l'opposizione trovare le coperture, quanto perché ci siamo trovati, nel 2001, a dover fare i conti - perdonatemi il bisticcio di parole - con i conti pubblici. Quando, grazie ai dati forniti dal Governo alla Commissione competente, si verificano, come immagino, il regime di entrata riferito alle accise ed il quadro dei conti pubblici, nonostante i provvedimenti già adottati, risulta evidente che, su un piano logico ed anche - direi - di correttezza


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politica, il Governo deve rispondere alle legittime aspettative ed alle legittime richieste guardandosi attorno e stimando quali risorse abbia a disposizione. Le risorse, obiettivamente, non ci sono.
Quindi, se vogliamo approfondire i temi - ed io lo farò -, dobbiamo mantenere sempre, come punto di riferimento, l'aspetto dei conti pubblici. Secondo lei, onorevole Lettieri, il Governo è contro la Basilicata? Lei ha sostenuto con abilità alcune argomentazioni, invocando la parte che le faceva comodo relativa al trattato dell'Unione europea, ma dimenticando che il Governo si fa carico di questo aspetto con la finanziaria. Lei non ha citato, probabilmente per dimenticanza o perché aveva poco tempo a disposizione, alcune misure che in quella finanziaria sono contenute. Il credito di imposta per le nuove assunzioni, finanziato nella normativa relativa alla finanziaria, va a beneficio di alcune regioni, tra cui esattamente quelle cui lei si è riferito.
Allora, è evidente che su ogni provvedimento noi potremmo sollevare una questione rilevante, come lei bene ha fatto; tuttavia, è anche evidente che si tratta, poi, di una gerarchia delle scelte. Personalmente le dico, e credo di interpretare anche il pensiero del Governo, che, in relazione alle questioni sollevate su Sicilia, Sardegna e Basilicata, la questione riguarda un rapporto diretto tra le regioni ed il Governo. Questo Governo, come quelli precedenti, ha predisposto una serie di provvedimenti interessanti settori diversi: mi riferisco alla programmazione negoziata, mi riferisco agli aspetti relativi agli sconti di imposta o ai crediti d'imposta per le assunzioni, mi riferisco, anche ad altri provvedimenti che riguardano tutto il territorio nazionale. Al riguardo, io condivido l'invito che lei ha fatto: il nostro paese deve entrare tutto insieme in Europa. Vorrei poterle dire che ci siamo già, probabilmente, con tutto il paese, in Europa; dobbiamo compensare alcuni squilibri che sono un retaggio culturale. Mi consenta una battuta un po' più polemica, questa volta: quelli che lei ha individuato come gli squilibri di oggi, forse, avrebbero potuto essere le occasioni di occupazione di ieri. Infatti, oggi quegli elementi e quegli insediamenti vengono giudicati con una mutata sensibilità, in una rivalutazione in chiave anche critica; tuttavia, ieri costituivano sviluppo, oggi, obiettivamente, possono costituire un problema per quelle regioni. Ma deve essere un problema negoziato nell'ambito dei rapporti con il Governo. Ed io, sotto questo profilo, non posso che rimettermi alle indicazioni che mi vengono dal mio ministro e dal Governo per quanto riguarda gli aspetti di copertura. Quindi, nessuno scontro con le regioni che sono state citate e che sono oggetto degli emendamenti cui anche il collega Benvenuto si è riferito, in precedenza, con abilità.
Onorevole Benvenuto, lei ha sottoscritto un emendamento per la Sicilia che costa - in queste ore stanno terminando le stime - quantomeno 1.000 miliardi. Ora, sono disperato perché per rispondere anche ad un'altra esigenza da voi manifestata, quella di una vecchia e rilevante questione, che personalmente conosco molto bene, mi sento in imbarazzo, visto che, come sottosegretario friulano, mi trovo, non a contrastare la proposta fatta per Trieste, ma a doverne - tra virgolette - discutere in chiave critica, il che - loro capiranno - mi provoca non più di qualche fastidio: tuttavia, credo faccia parte delle responsabilità di governo. Infatti, come potremmo noi, di fronte al fatto che a stento riusciamo a trovare 23 miliardi per rispondere a quella esigenza che è stata sollevata e che nel tempo ha radici profonde - come è stato ricordato -, far fronte, con un provvedimento come questo, ad un emendamento che, come minimo (ripeto, sono in corso le verifiche) costa 1.000 miliardi? È pacifico che non è pensabile che un argomento tanto rilevante possa essere affrontato all'interno di un provvedimento come questo. Ci sono questioni che riguardano la Sicilia, la Sardegna - posso aggiungerci il mio Friuli -, che sono regioni a statuto speciale, dove certi regimi, ormai consolidati, hanno aperto altri fronti di discussione con il Governo. Sono convinto che questi temi


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dovranno essere affrontati nei prossimi tempi, ma non è pensabile che possano essere discussi e risolti - si tratta di 1.000 miliardi - direttamente in un provvedimento che, se mi consentono, e lo dico con tutta l'umiltà che mi è possibile, ha un respiro sicuramente inferiore. Si tratta di un provvedimento di emergenza e, anche qui, vorrei poi dire che, probabilmente, potrebbe non essere l'ultimo.
Lo dico con lealtà. Quando ero all'opposizione, ho spesso contestato il ricorso ai decreti-legge, anche in forza della sentenza della Corte costituzionale, che è stata richiamata in quest'aula. Debbo dirvi che in una materia come questa è difficile poter intervenire avendo a disposizione un arco di tempo più lungo. Dirò di più. Noi ci siamo posti il problema, con una serie di emendamenti, di giocare uno scherzo al Parlamento, ossia di vedere se potevamo prorogare i termini di questo decreto-legge, scavalcando addirittura il termine del 31 dicembre. A questo ostava un minimo di serietà sotto il profilo politico e alcune questioni riferite, naturalmente, anche alle coperture finanziarie, di cui si è discusso anche in Commissione bilancio. Ma siamo qui di fronte a voi, con onestà, con lealtà e con correttezza a dirvi che probabilmente potrebbe non essere l'ultimo.
Infatti, per quanto concerne l'aspetto relativo alle accise sul metano noi abbiamo (solo per cercare di spiegare, modestamente, la complessità che abbiamo di fronte), una serie di provvedimenti approvati in quest'aula e anche al Senato, nella legislatura scorsa, che fanno carico ai governi di individuare soluzioni che riducano le differenze di aliquote (non vado oltre) tra zone geografiche, nonché tra tipologie di consumi. Contemporaneamente, abbiamo una diversificazione di consumi, limitata al sud (come loro sanno), leggermente più consistente al centro, di gran lunga più consistente al nord.
Quindi, è evidente che non possiamo affrontare con superficialità un problema come questo: tra l'altro, sono convinto (ecco perché spiego anche la possibilità di una reiterazione) che esso debba avere un passaggio parlamentare, almeno in Commissione, per i risvolti che ha sotto il profilo economico e sociale, dal momento che non è un provvedimento che si può assumere con facilità. Infatti, se partissimo dal punto zero sarebbe molto più facile, ma dobbiamo tener conto delle esigenze di flussi di entrata, naturalmente, nel contesto delle entrate complessive, e, contemporaneamente, dobbiamo modulare un intervento normativo per fare in modo che funzioni, perché, diversamente, creeremmo uno scompenso ancora più grave rispetto al problema che vogliamo risolvere. Quindi è una questione estremamente delicata e complessa.
Mi scuso, Signor Presidente, per essermi dilungato su questi aspetti politici e di confronto, che forse hanno meno attinenza con la rigida discussione del provvedimento. Vengo ora a dare alcune brevi risposte per le questioni sollevate.
Sull'agricoltura credo di poter dire che il Governo - l'ho già detto in Commissione finanze - sta vagliando le questioni che i colleghi dell'opposizione, ma credo di poter dire - visto che li dimentico spesso, per ragioni forse di privilegio - anche i colleghi della maggioranza, molto spesso ci hanno evidenziato. È vero: noi abbiamo adottato dei provvedimenti episodici per arrivare al 31 dicembre, ma non si può andare avanti in questo modo. Bisogna assumere una decisione e, in questo momento, sono in fase avanzata di ragionamento sia le valutazioni, sia gli incontri con le categorie professionali per cercare una mediazione che consenta al Governo, quindi potrei dire alla maggioranza e al Parlamento, di dare una risposta credibile e naturalmente sostenibile per quanto concerne i conti pubblici. Ma io la condivido, il Governo la condivide; quindi credo che, attraverso una reiterazione, al massimo potrebbe esserci un altro aggiustamento, ma penso di poter anche impegnare il Governo a valutare la questione già nel prosieguo della finanziaria - ammesso che sia eventualmente inseribile un provvedimento di modifica, se non al Senato, almeno nel passaggio alla Camera - al fine di tranquillizzare il mondo agricolo


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che, giustamente, rivendica quanto meno una prospettiva di all'incirca un anno.
Vorrei rassicurare anche riguardo alle modifiche al decreto ministeriale e relative al gasolio agevolato. In questo caso forse la complessità della questione sfugge; noi siamo dovuti intervenire con un decreto-legge - come ricordavo in quest'aula - perché non c'era altro sistema per bloccare un meccanismo che era stato lanciato ad alta velocità e che avrebbe provocato uno sconquasso. I tempi tecnici che attualmente residuano riguardano la fase definitiva e di conseguenza i rapporti con gli uffici interni dei ministeri coinvolti che sono in fase di definizione. Purtroppo c'è - lo dico non in senso dispregiativo nei confronti dei destinatari - il passaggio obbligatorio al Consiglio di Stato, sul quale potremmo star qui a discutere mesi per capire se è ancora attuale. Personalmente ritengo - non ho difficoltà a dirlo - che certi passaggi non siano più attuali in una democrazia moderna, me ne assumo la responsabilità. Tale fase ci porterà probabilmente a ridosso del termine finale dell'anno, ben sapendo che quella norma regolamentare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale con la tipica vacatio che ne consegue; i rischi quindi ci sono.
Onorevole Benvenuto lei mi ha chiesto cosa intende fare il Governo di fronte a questo rischio, se assumerà l'impegno di non reiterare il decreto-legge. Io non mi sento di risponderle affermativamente; se noi riceveremo le sollecitazioni che abbiamo avuto dalla maggioranza, dalle associazioni di categoria, dai colleghi dell'opposizione, assumeremo un decreto-legge per evitare il peggio nei confronti di una situazione che abbiamo afferrato per i capelli.
Riguardo alla questione di Trieste il problema è risolto, forse non con soddisfazione di molti colleghi perché le risorse che abbiamo reperito sono limitate, paradossalmente, onorevole Benvenuto le uniche disponibili erano quelle relative alla copertura che lei ha contestato, sono riuscito a scovarne un residuo. Sotto questo profilo abbiamo già dato poco fa un parere favorevole in Commissione bilancio (non io perché doveva essere presente in aula, non ho il dono dell'ubiquità) per accogliere l'emendamento Menia 5.1 (se non ricordo male) e non perché l'onorevole Menia ci sia più simpatico, ma perché nella modulazione è il valore che più si avvicina alla copertura che siamo riusciti a reperire.
Vi dico subito che altro non possiamo fare. Dirò di più - mi assumo una responsabilità anche per la vicinanza che ho con quei luoghi -: ritengo che vada aperto un negoziato con la regione Friuli-Venezia Giulia. Questa soluzione, secondo il Governo e secondo me, è una soluzione ormai antica, alla quale va posto rimedio; non si può costruire un sistema a macchia di leopardo in cui alcune aree geografiche sono costrette ogni anno a ricordare al Governo che c'è questa vecchia norma che si trascina da decenni. Credo sia arrivato il momento di affrontare un negoziato in questo settore con la regione Friuli-Venezia Giulia. Noi proporremmo alla regione di rinunciare ai finanziamenti dello Stato - magari prevedendoli ancora per un anno o due - e vedendo se si potrà fare l'operazione, perfettamente compatibile con l'Unione europea, che abbiamo già effettuato per la benzina, in modo che la regione si assuma la responsabilità di apportare al prezzo alla pompa quelle variazioni che sono in grado di compensare la concorrenza dei paesi confinanti. È una questione molto complessa.
Noi ci troviamo in un'area a ridosso di altre aree geografiche che tra poco entreranno a far parte dell'Unione europea e che godranno - proprio per i maggiori squilibri che le caratterizzano - di un valore di competitività molto più alto del nostro. Il problema non è quello di dare risposte tirando fuori i soldi dello Stato; si tratta di responsabilizzare una regione permettendogli di gestire situazioni a costo zero, come abbiamo fatto per la benzina, quindi lo Stato non ci rimette. Se la regione sarà in grado di modularle in maniera intelligente così come ha fatto per la benzina riuscirà a dare risposta anche a questo valore competitivo. In questo modo, se mi consentite, non dico si risolveranno


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i problemi ma li riporteremo a delle responsabilità. In un sistema federale, di autonomie le responsabilità debbano essere distribuite dal centro alla periferia. Questo credo di doverlo dire per senso di responsabilità, anche se la questione riguarda la mia regione.
La questione riguardante le energie alternative è molto complessa ed interessante; il collega sicuramente è informato che l'Unione europea ha varato una proposta di direttiva che dovrebbe «ridisegnare» questo comparto molto delicato. Ecco perché noi siamo un pochino attendisti, in caso contrario rischieremmo - se anticipassimo questo intervento - di non essere al passo con le modifiche che l'Unione europea sta attuando.
Lei saprà anche che c'è un libro che è stato varato e adottato sempre dall'Unione europea che, in questi tempi, dovrebbe aprire il dibattito - secondo me siamo già in ritardo - sulle questioni che lei ha sollevato. Al riguardo, non dimentichiamoci che ogni intervento correttivo che andiamo ad attuare produce scompensi sul piano delle entrate. Per citare un esempio, è stato detto dal collega che mi ha preceduto, l'onorevole Lettieri, che tra le procedure di infrazione che sono state aperte dall'Unione europea ce n'è una su alcuni prodotti di oli densi o combustibili (non chiedetemi la specifica tecnica) a cui dobbiamo dare soluzione entro quest'anno: ci costa 640 miliardi!
Mi potete dire voi, se avessi quei 640 miliardi, come li potrei investire? Invece, devo dire ai contribuenti italiani che dobbiamo reperire questi soldi (saranno di meno perché cercheremo di intervenire nel corso dell'anno) per rispondere ad una censura attivata a livello europeo.
Quanto al biodiesel, il collega che si interessa di queste cose saprà che la partita del biodiesel è ferma in ambito europeo; stiamo attendendo che ci diano il «la». I produttori, in particolare, attendono dagli uffici dell'Unione europea di poter produrre. Abbiamo dato noi mandato all'agenzia competente di facilitare questa operazione, anticipando alcune quote su cui non abbiamo ancora ricevuto l'autorizzazione.
Ho l'impressione che queste siano le questioni effettivamente rilevanti che vanno oltre il decreto-legge, perdonatemi. Sono le questioni fondanti del 2002. Il dibattito sull'energia, sulla nuova tassazione, il dibattito sulle entrate dello Stato naturalmente passa attraverso questi aspetti. Ho ben poche cose da dire.
Per quanto riguarda la copertura, cosa dirle! Quanto alla copertura sul piano normativo, è stato detto che quelle risorse erano stanziate a favore dei consumatori. Allora, se mi consentite una battuta divertente, visto che vi ho annoiato con questioni tecniche, non possiamo non dire che questi soldi non sono andati a favore dei contribuenti, quando, infatti, li abbiamo utilizzati per diminuire le aliquote, le accise sul gasolio per il riscaldamento, sulla benzina alla pompa dei consumatori, nei confronti dell'autotrasporto, con il quale questa notte, anzi questa mattina, alle quattro di mattina abbiamo siglato un accordo definitivo, dopo mesi di discussione per ridare un minimo di competitività a quel settore; settore che - come sapete - è stato coinvolto in questioni che non riguardano la responsabilità di questo Governo - come lei, onorevole Lettieri, saprà benissimo - ma sentenze della Corte di giustizia circa provvedimenti adottati in passato su cui - diciamocela tutta - forse un po' di superficialità c'è stata. Noi speriamo e concludo che queste superficialità non debbano ripetersi. Sicuramente abbiamo bisogno anche del contributo, oltre che dei colleghi della maggioranza, anche di quelli dell'opposizione per cercare di sbagliare il meno possibile.
Vorrei concludere con un'altra questione che sarà discussa anche in sede di esame degli emendamenti, quella delle cosiddette riduzioni relative ai carburanti per il riscaldamento delle zone di montagna. È una questione aperta. Anche per rispetto del collega Rossi che molte volte ha sollevato tali problematiche in Commissione, vorrei ricordare che i pasticci li ha combinati questo Parlamento quando


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ha varato alcune norme, a mio personale giudizio sbagliate, demagogiche; se vogliamo affrontare correttamente la questione e spero di poterci tornare successivamente perché si tratta di un problema che va risolto e che il Governo vuole risolvere, quando varammo l'apertura - lo ricorderete - nella finanziaria a tutti quei comuni delle province in cui soltanto il 70 per cento del territorio era nelle zone, facemmo un errore perché avremmo dovuto dire: no, non possiamo estendere questi provvedimenti in maniera sconclusionata. Oggi, forse, siamo in grado, non in questo passaggio perché si stanno compiendo le verifiche ma in uno futuro - lo voglio dire al collega Rossi - di valutare se, correggendo quella norma, possiamo recuperare, nei confronti di quei comuni che effettivamente ne abbiano l'esigenza, quelle risorse che ci servono per poter poi anche dare una risposta concreta a quel problema.
Vi ringrazio per l'attenzione, mi scuso signor Presidente perché mi sono reso conto di essere stato troppo lungo.

PRESIDENTE. Ha parlato accuratamente nel merito e questo credo sia apprezzabile.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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