Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 57 del 7/11/2001
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La seduta, sospesa alle 15,55, è ripresa alle 17,35.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 1o ottobre 2001, n. 356, recante interventi in materia di accise sui prodotti petroliferi (1701).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 1o ottobre 2001 n. 356, recante interventi in materia di accise sui prodotti petroliferi.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 1701).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Informo che il presidente del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazione nelle iscrizioni a parlare, ai sensi del comma 2 dell'articolo 83 del regolamento.
Avverto che la VI commissione (Finanze) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Leo, ha facoltà di svolgere la relazione.

MAURIZIO LEO, Relatore. Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo ad esaminare reca una serie di proroghe in materia di agevolazioni tributarie concernenti le accise sui prodotti petroliferi.
Il provvedimento riprende il contenuto di atti che già erano stati adottati in precedenza; tuttavia, possiamo subito affermare che molte di queste disposizioni non sono destinate ad essere ulteriormente prorogate per effetto di altri provvedimenti, dal momento che, in conseguenza della non ripetizione, successivamente al 31 ottobre del 2001, di una serie di proroghe, il Presidente del Consiglio dei ministri, con proprio decreto del 15 gennaio 1999, stabilisce un assetto strutturale delle principali agevolazioni in materia di accise sui prodotti petroliferi. Mi riferisco in particolare alla benzina, al gasolio, al metano e al Gpl.
Pertanto, le proroghe prese in esame in questo provvedimento e che, probabilmente, potranno essere ripetute in futuro, a seconda di quelle che saranno le considerazioni che formulerà il Governo, riguardano il gasolio per le serre, gli autotrasportatori, il GPL impegnato in Sardegna e nelle isole minori.
Il provvedimento consta, dunque, di due parti: la prima che, per effetto fisiologico viene ad essere superata - per questo «ritorna in vita» il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1999 - fornisce un assetto strutturale alle accise sui prodotti petroliferi; la seconda consiste in una serie di altre misure che probabilmente potranno formare oggetto di proroga.
A questo proposito, l'invito che viene dalla Commissione al Governo è quello di fornire un quadro organico e razionale dell'intero assetto delle accise sui prodotti petroliferi, proprio per evitare disorientamento ed incongruenze che emergono dal sistema. L'occasione propizia potrebbe essere rappresentata dal provvedimento collegato ordinamentale che il Governò si accinge a varare e nel quale si potrebbe


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attribuire una delega al Governo per riorganizzare, in modo puntuale ed organico, tutta la disciplina delle accise.
Fatta questa premessa di carattere generale, per quanto attiene al merito possiamo ricordare che il provvedimento si compone di otto articoli. Nel primo, sostanzialmente, si equipara l'accisa della benzina super con quella della benzina senza piombo; per questo aspetto, l'allineamento è stato realizzato anche tenendo conto del fatto che, nel recepire le direttive comunitarie, non potrà più essere erogata la benzina super. Pertanto, bisogna fare in modo che nelle strutture dei distributori venga messa in circolo la benzina senza piombo, al fine precipuo di ridurre ed eliminare il carico di piombo nelle strutture.
Altre disposizioni significative del provvedimento sono contenute nell'articolo 2, dove si prevede che non si dia luogo all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con il quale, ai sensi del comma 5 dell'articolo 8 della legge n. 448 del 1998, dovrebbero essere fissate le aliquote delle accise sugli oli minerali, aumentandole gradualmente fino all'entrata a regime delle nuove misure delle accise indicate in un apposito allegato alla medesima legge n. 448 del 1998.
In sostanza, si sospende, anche per l'anno 2001, l'efficacia della cosiddetta carbon tax, analogamente a quanto già disposto in precedenza per l'anno 2000. La disposizione non va intesa come un ripensamento delle decisioni adottate in materia, anche sulla base dell'accordo di Kyoto per l'introduzione di un sistema di tassazione ecologica che scoraggi l'impiego di carburanti a forte impatto ambientale: la misura introdotta dall'articolo 2 è frutto di una doverosa presa d'atto dell'impossibilità di procedere a successivi incrementi delle accise in presenza di forti incertezze, nei mercati internazionali, sull'andamento del prezzo del petrolio. In altri termini, la sospensione è diretta ad evitare il rischio di ingenerare pressioni inflazionistiche, che pregiudicherebbero ulteriormente le prospettive di ripresa dell'economia nazionale.
Un altro articolo di estremo interesse è l'articolo 3, con il quale si introduce la proroga dell'esenzione dell'accisa sul gasolio per le cosiddette «colture sotto serra» (riguarda in particolar modo le imprese agricole). Va ricordato che questa disciplina deve essere attuata anche attraverso una normativa secondaria, quale quella di un decreto ministeriale, che deve essere approvato di concerto dal Ministero dell'economia e delle finanze e dal Ministero dell'agricoltura. Tale provvedimento, che modificherà il decreto ministeriale n. 375, è attualmente in fase di elaborazione (gli uffici del Ministero dell'economia e delle finanze hanno già redatto il testo, dopo di che l'iter di approvazione del provvedimento proseguirà con il parere del Consiglio di Stato).
Gli articoli 4, 5 e 6 del decreto-legge prevedono una serie di proroghe che riguardano, in particolare, il gas metano per combustione per uso industriale, laddove si verifichino consumi superiori a 1 milione 200 mila metri cubi per anno. L'articolo 5 introduce la proroga di agevolazioni, con particolare riferimento al gasolio e ai combustibili utilizzati in specifiche aree del territorio nazionale. La norma si riferisce, in particolare, alla zona climatica F, alla regione Sardegna e alle isole minori, per cui viene esteso anche al gas di petrolio liquefatto confezionato in bombole; infine, essa si riferisce anche alle aree non metanizzate che rientrano nella zona climatica E.
L'articolo 6 proroga fino al 31 dicembre 2001 l'aumento di 30 lire dell'ammontare del credito di imposta per ogni chilowattora di calore fornito dalle reti di teleriscaldamento alimentate con biomasse o con energia geotermica. Questa disposizione venne introdotta dall'articolo 27, comma 5, della legge n. 388 del 2000 e prorogata dal decreto-legge n. 246 del 2001 al 30 settembre.
L'articolo 7 dispone che, fino al 31 dicembre 2001, ai soli fini fiscali, si applichino le tariffe T1 e T2, concernenti rispettivamente il gas metano utilizzato come combustibile per usi domestici, di cottura cibi e produzione di acqua calda e


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per uso di riscaldamento individuale, fino a 200 metri cubi annui. Questo riferimento alle tariffe T1 e T2 - che oggi non sono più disciplinate nel nostro ordinamento - non è solo a fini fiscali: la norma si riferisce sia all'IVA sia ad eventuali addizionali che devono essere commisurate a questi beni.
Infine, l'articolo 8 del provvedimento dispone l'applicazione, fino al 31 dicembre 2001, della riduzione, nella misura determinata con riferimento al 30 giugno 2001, dell'aliquota normale di accisa per il gasolio per autotrazione, utilizzato dai cosiddetti autotrasportatori. È una misura che, negli ultimi tempi, è stata introdotta per sostituire il credito d'imposta che fu concesso agli autotrasportatori nei primi anni, per fare in modo che questi soggetti, questi imprenditori sopportassero il minor carico connesso all'elevazione del prezzo della benzina.
In sostituzione di ciò, è stato consentito di concedere un rimborso all'autotrasportatore in relazione alle percorrenze effettuate sul territorio. Queste sono, dunque, le linee generali del provvedimento sul quale la Commissione - in particolare il relatore - esprime un parere sicuramente favorevole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, vorrei, innanzitutto, fare delle osservazioni di carattere generale. Successivamente, vorrei soffermarmi su determinate proposte emendative e porre alcuni problemi di dissenso sulla copertura individuata per questo decreto-legge.
Ancora una volta, ci troviamo - ne abbiamo già parlato in Commissione - di fronte a un decreto-legge che deve essere convertito e con un arco temporale molto breve. Nella passata legislatura, se ne sono susseguiti molti e nell'attuale legislatura siamo già al secondo (prima avevamo una cadenza semestrale, oggi trimestrale). A tal riguardo, esprimiamo al Governo - il quale ha dimostrato attenzione e sensibilità - la necessità di fare una riflessione perché provvedimenti di questo genere devono uscire dalla fase della provvisorietà, essere inquadrati in una visione temporale più un'ampia e, possibilmente, in una riforma per quanto riguarda le questioni alla nostra attenzione. Esiste questa necessità. Abbiamo bisogno per determinate situazioni - come sottolineerò successivamente - di dare certezza, di fare in modo che questi provvedimenti non abbiano una scadenza così ravvicinata ma consentano al sistema delle imprese, degli utenti, di poter contare su delle scelte non provvisorie ed incerte e di essere in grado di programmare ed affrontare i problemi. È un elemento di riflessione particolarmente importante che riteniamo debba essere presente, all'inizio della legislatura, nell'ordine del giorno del Governo.
Per quanto riguarda, invece, le nostre proposte emendative, vorrei sottolinearne alcune. Non sono stati presentati molti emendamenti. Uno di essi, in particolare, è importante in quanto rappresenta un segnale di attenzione nei confronti del mondo dell'agricoltura. Assistiamo ad una forte contraddizione nelle intenzioni del Governo a favore dell'agricoltura. Assistiamo continuamente a dichiarazioni di buona volontà, proposte di modifica (fuori del Parlamento abbiamo assistito anche un'azione di sollecitazione); poi, quando si tratta di affrontare i problemi dell'agricoltura, c'è sempre un domani, un rinvio, una posticipazione. In particolare, riteniamo che debba essere presa in considerazione la misura relativa ad un particolare trattamento agevolativo per le serre. Avevamo previsto in precedenza un intervento valido fino al 30 settembre; ora lo abbiamo prorogato fino al 31 dicembre. Siamo nel periodo invernale e se si adottano misure di carattere agevolativo, sarebbe molto importante dare agli agricoltori


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la certezza che si tratti di un provvedimento organico. Sottolineo che questo aspetto non ha una dimensione economica rilevante e che, tante volte, i molti provvedimenti adottati finiscono per entrare in forte contraddizione con la realtà (si pensa un provvedimento fino al 31 dicembre quando si dovrebbe immaginare che un intervento agevolativo per l'agricoltura relativo al settore del riscaldamento nelle serre non può non tenere conto di tutto il periodo invernale).
Ho accennato a tale questione perché penso che verso il settore dell'agricoltura noi siamo debitori di una strategia più puntuale, che deve essere individuata ed indicata dal Governo.
Attendiamo di conoscere - ed è questo un problema non direttamente riferito al decreto-legge che stiamo esaminando, ma ad un altro, che pure prevedeva misure a favore dell'agricoltura - quale sia lo stato dei lavori del Comitato interministeriale costituito per apportare alcune modifiche al decreto interministeriale n. 375 (avevamo posto il problema già nella passata legislatura mediante la presentazione di una risoluzione sulla quale la Commissione si era pronunciata all'unanimità). La predetta revisione stenta, però, ad arrivare a conclusione e permangono norme particolarmente onerose a carico di chi voglia usufruire delle agevolazioni previste. Abbiamo sottolineato questi aspetti riguardanti il mondo dell'agricoltura poiché quest'ultimo è per noi un settore importante, che merita attenzione.
Abbiamo presentato, poi, ancora due emendamenti particolarmente importanti. Il relatore e l'onorevole Contento già li conoscono, ma io li voglio ricordare ai fini di un'informata discussione. Uno si riferisce alla situazione di Trieste ed è stato proposto in Commissione dall'onorevole Illy: con esso puntiamo a ripristinare, per il 2002, un regime agevolato per il gasolio destinato al fabbisogno della provincia di Trieste e dei comuni della provincia di Udine, ai quali dobbiamo garantire costi del carburante simili a quelli vigenti nella provincia di Gorizia (in cui è previsto un regime di favore sui carburanti). In tal modo, da un lato, vorremmo evitare che si creino squilibri concorrenziali, nel settore dell'autotrasporto, tra le diverse province della stessa regione (il Friuli-Venezia Giulia) e, dall'altro, vorremmo scoraggiare il ricorso ai rifornimenti di carburante oltre frontiera (dove, come tutti sappiamo, il prezzo degli idrocarburi è più basso), poiché tale possibilità determina minori introiti erariali. Era stata espressa una disponibilità da parte del Governo, noi abbiamo presentato un emendamento che va in questa direzione ed ora contiamo molto in una risposta positiva che assicuri una soluzione all'indicato problema.
Un problema analogo - che il Presidente conosce bene perché ha dato spesso luogo a grandi dibattiti in occasione dell'esame delle leggi finanziarie degli ultimi anni, ogni qual volta è stato affrontato il tema della riforma delle accise - è quello di sanare una situazione di squilibrio, di non applicabilità, riguardante la regione Sardegna. Sono stati presentati, al riguardo, alcuni emendamenti, da noi sostenuti, con riferimento ai quali chiediamo al Governo di dare soluzione anche al problema da essi posto.
Con un ulteriore emendamento abbiamo indicato la necessità di avere una risposta più articolata ad un problema che pure aveva costituito elemento di dibattito nella passata legislatura: quello delle accise riguardanti la Sicilia e le altre regioni produttrici di petrolio. Qui siamo di fronte ad una situazione davvero singolare: in Commissione vengono presentati emendamenti da parte di esponenti della maggioranza che poi vengono puntualmente ritirati. Allora, desidereremmo che, sotto questo profilo, il Governo esplicitasse in maniera più concreta che cosa intenda fare a tale riguardo.
Arrivo alla conclusione, parlando di un elemento di dissenso profondo in questo decreto che si muove sul solco di precedenti decisioni che possono essere aggiustate. Ma la novità, che noi abbiamo trovato e sulla quale esprimiamo un profondo dissenso, è rappresentata dalla copertura, così com'è stata individuata. Non pongo il problema di come sia stata costruita


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questa copertura (su questo è stata data già una risposta nella Commissione bilancio), che si riferisce in parte al 2001 ed in parte al 2002. C'è stato un dibattito, sono state fatte delle osservazioni dalla Commissione bilancio e c'è stata anche una risposta del Governo in quella sede. Io non pongo quindi questo problema; io pongo un problema politico.
Infatti, noi ci troviamo di fronte a 684 miliardi, dei 700 che sono stati incassati dallo Stato attraverso le sanzioni irrogate dall'authority della concorrenza e che, in base ad una norma precisa, dovevano essere restituiti ai consumatori, tolti da quella destinazione e utilizzati in un modo che noi riteniamo improprio, alla luce di quello che avviene soprattutto nel settore assicurativo. C'era stata un'indagine importante nella passata legislatura che aveva richiamato all'attenzione del mondo delle assicurazioni (in particolare a quello della RC auto) situazioni anomale. Avevamo lungamente discusso anche del blocco temporaneo delle tariffe; avevamo formulato tutta una serie di proposte che hanno portato anche ad importanti cambiamenti; avevamo anche segnalato che le compagnie assicurative si muovevano in regime di cartello e quindi avevamo dato un giudizio positivo sulla sanzione che era stata individuata dall'authority. Avevamo apprezzato che nella legge finanziaria dell'anno scorso fosse stato stabilito, con una norma specifica che aveva trovato un consenso di carattere generale, che quelle somme sarebbero state utilizzate a beneficio dei consumatori. Ora, tutti quanti leggiamo invece che le compagnie assicurative stanno per procedere a degli aumenti rilevanti.
Noi non riusciamo ancora ad avere in Commissione finanze la presenza del ministro competente, che continua a dire che ci saranno riforme e miglioramenti nel settore assicurativo; ma noi dobbiamo giudicare, non sul futuro, non sulle promesse, non sugli impegni, ma sui fatti concreti. E quali sono questi fatti concreti? In primo luogo, gli aumenti a gennaio ci saranno e saranno del 30 per cento; in secondo luogo, quelle disponibilità economiche, che potevano essere utilizzate per un intervento nel settore assicurativo, vengono invece utilizzate in un'altra direzione. Ecco, ci sembra che questo non sia assolutamente condivisibile, perché è il segnale di un modo di procedere del Governo affannoso.
Ci troviamo di fronte ad una specie di finanza creativa: ogni giorno si presentano delle soluzioni che stravolgono tutte le misure, non solo da un punto di vista economico, da un punto di vista del rigore della interpretazione delle norme, ma anche da un punto di vista politico, visto che le coperture appaiono e scompaiono. Clamoroso è l'esempio della Tremonti, che trova la sua copertura nella legge finanziaria in discussione al Senato; ancora più clamoroso questo elemento, che non può trovare il nostro accordo e che noi troviamo stridente con gli impegni.
Ci si dovrebbe muovere in una direzione diversa. È questo il motivo che ci porta ad esprimere un forte dissenso sul provvedimento adottato, che contiene degli elementi che non sottovalutiamo. Non sottovalutiamo l'impegno del Governo a realizzare una riforma, ma, francamente, troviamo fortemente contraddittoria, sbagliata ed iniqua una soluzione di copertura che finisce per danneggiare i contribuenti. Una sorta - come potrei dire per concludere - di solidarietà che viene fatta tra pochi, una solidarietà e una redistribuzione che avviene all'interno delle categorie, mentre dovrebbe muoversi in una direzione completamente diversa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tolotti Ne ha facoltà.

FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, l'ampiezza e la profondità delle osservazioni svolte dal collega Benvenuto mi permettono di contenere il mio intervento ad alcune considerazioni su alcuni aspetti del provvedimento in esame e a qualche considerazione di carattere più generale sul segno della politica di questo Governo.
Come prima considerazione, si può osservare, come è risultato ben evidente


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dall'intervento del relatore, che il decreto riguarda ambiti assai eterogenei e contiene misure ispirate a logiche diverse. Di alcune si può certamente condividere l'impronta contingente, mentre altre sono misure direi tipicamente da decreto; questo vale soprattutto per i commi 1 e 3 dell'articolo 1, che affrontano una situazione temporanea legata ad una fase nella quale un certo tipo di carburante (la benzina con il piombo) viene progressivamente tolto dal mercato; quindi, tali norme sono dettate da una necessità limitata nel tempo. Per altre questioni toccate nel provvedimento, balza all'occhio, anche ad un esame superficiale, la necessità di un approccio e di un respiro più strutturali.
Vorrei soffermarmi, brevemente, sulla questione affrontata dall'articolo 6, che prevede la proroga dell'aumento dell'agevolazione per ogni chilovattora di calore fornito da impianti che funzionano ad energia alternativa (reti di riscaldamento alimentate con biomasse o con energia geotermica), perché credo si tratti di una questione molto importante, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie adottate nel nostro paese per la produzione di energia. Credo che ci troviamo in presenza di misure che predispongono strumenti significativi al servizio di politiche di indirizzo nell'ambito e nel settore energetico. È significativo che, da un lato, si proroghi la sospensione delle misure previste in tema di carbon tax (sulla base di una valutazione dell'andamento del mercato dei prodotti petroliferi) che, di fatto, su un versante negativo, erano volte a privilegiare l'utilizzo di fonti energetiche pulite rispetto alle fonti energetiche tradizionali più dispendiose, sia un punto di vista finanziario sia da un punto di vista ambientale; dall'altro, si consegna un provvedimento così importante, quale è, appunto, quello che sostiene l'uso di fonti energetiche alternative, alla reiterazione della proroga contenuta in un decreto-legge.
Credo che, da questo punto di vista, la questione dovrebbe essere affrontata in maniera più organica e sistematica, perché la necessità di sostenere l'uso di fonti energetiche alternative meno onerose economicamente, più rispondenti all'esigenza di consolidare ambiti di autonomia energetica nel nostro paese (esigenza che viene sottolineata in maniera eclatante anche dalle crisi in ambito internazionale), ma soprattutto fonti energetiche più sicure e più pulite, sia una esigenza che dovrebbe essere affrontata non nell'ottica della navigazione a vista ma in modo più organico. Si può dunque, certo, apprezzare, nello specifico, la decisione di prorogare questa agevolazione, ma è evidente a tutti la necessità di passare da un approccio occasionale ed episodico ad un approccio più organico.
In termini analoghi, mi sembra si ponga la questione affrontata dall'articolo 3, già richiamata dal collega Benvenuto. Credo che gli interventi in campo agricolo - siamo in presenza di una misura significativa, ma certo anche limitata e parziale - non possano essere affidati all'episodicità del «giorno per giorno». Si annunciano mirabolanti sforzi riformatori, e poi, invece, si procede con la pratica della reiterazione dei decreti, abbreviando anche il «respiro» della proroga, trasformata da semestrale in trimestrale.
Credo che tale tendenza a privilegiare il congiunturale rispetto allo strutturale sia, dal nostro punto di vista, un segno preoccupante per l'attività riformatrice che il Governo e la maggioranza intendono attuare. Lo abbiamo già verificato in relazione ad altri provvedimenti significativi ed importanti, come, ad esempio, la legge Tremonti-bis o il provvedimento in materia di cartolarizzazione del patrimonio pubblico.
Penso, per rimanere al tema toccato dall'articolo 3, che l'agricoltura italiana abbia certo bisogno di misure, diciamo così, del «giorno per giorno», ma questa necessita sicuramente anche di misure di respiro più vasto, come credo sia stato sottolineato dalla presenza in piazza, davanti al Parlamento, di una manifestazione di una delegazione della Coldiretti.
Infine, non posso che ribadire il giudizio fortemente negativo relativo al tema della copertura delle misure previste in


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questo provvedimento. Credo che si debba contestare il meccanismo cui si fa ricorso. La copertura viene effettuata integrando l'articolo 148 della legge finanziaria per l'anno 2001, il quale prevedeva che le somme derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie comminate dall'autorità garante della concorrenza e del mercato fossero riassegnate ad un apposito fondo, istituito al fine di finanziare iniziative, da individuare di volta in volta, a vantaggio dei consumatori. È del tutto evidente che un meccanismo di copertura così congegnato di fatto svuota quell'intento, e ciò è tanto più grave perché le somme erogate, come diceva prima il collega Benvenuto, dall'authority provenivano da sanzioni legate ad un comportamento scorretto, pesantemente lesivo dei diritti dei consumatori, posto in essere dalle società di assicurazione.
Per inciso, vorrei anche sottolineare come venga assicurato quasi quotidianamente che anche sul versante delle assicurazioni potremmo presto usufruire di un sistema più equilibrato, più favorevole per i cittadini ed i consumatori. Mi sembra però che ciò che ci aspetta nel passaggio tra dicembre e gennaio sia un'altra ondata di aumenti, ed anche ciò rappresenta di certo un dato con il quale ci troviamo a dover fare negativamente i conti.
Insomma, mi sembra che l'elenco degli ambiti in cui si manifesta un preoccupante iato tra intenzioni elettoralisticamente proclamate e pratica di Governo stia diventando lungo. Il Polo ha vinto le elezioni sbandierando lo stendardo dell'alleggerimento fiscale: ricordiamo tutti la campagna sui mass media e nelle nostre strade all'insegna dello slogan «meno tasse per tutti»; ricordiamo anche la spregiudicatezza con cui, utilizzando organi di stampa che hanno acconsentito a tale operazione, ogni rincaro della benzina - che era giustificato con l'andamento del mercato - veniva presentato come un passo di una politica affamatrice ed indiscriminata che di fatto colpiva in maniera pesante i cittadini. Ebbene, prendiamo ora atto che, per quanto riguarda ad esempio il prezzo della benzina, è di pochi giorni fa la decisione di non rinnovare il bonus fiscale di 50 lire; è sicuramente vero che ciò avviene a fronte di un trend che vede diminuire il prezzo dei prodotti petroliferi, ma di tale diminuzione i cittadini non potranno apprezzare significativamente la quantità. Parimenti, mi sembra che nella manovra finanziaria si sia rinunciato alla riduzione generalizzata dell'uno per cento sulle aliquote, operando un processo di redistribuzione all'interno dei «soliti noti» che, come ricordava prima il collega Benvenuto, sembra agire anche in questo caso: si prendono cioè soldi che dovrebbero essere utilizzati a beneficio dei consumatori, i cui diritti sono stati lesi da un comportamento scorretto delle compagnie di assicurazione, e li si utilizza per scopi che non sono quelli previsti.
Insomma, mi associo al giudizio già dato in precedenza ed esprimo il nostro netto dissenso per quest'ultimo aspetto del provvedimento, che rischia di configurarsi come uno scippo di risorse che dovevano essere destinate ad altri scopi.
Credo che davvero sia il caso di sollecitare questa maggioranza e questo Governo a tenere fede agli impegni assunti e ad abbandonare la prassi del giorno per giorno, del navigare a vista, per affrontare questioni molto importanti con un taglio e un piglio più organici.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi quattro mesi fa, quando convertimmo un analogo decreto-legge recante disposizioni in materia di accise sui prodotti petroliferi, fummo facili profeti nell'affermare che la prevista proroga al 30 settembre non sarebbe stata sufficiente. Si tratta di una cattiva abitudine. Essa, evidentemente, viene anche da lontano, non ho difficoltà a riconoscerlo; ma le cattive abitudini, indipendentemente dalla loro origine, vanno eliminate.
Certo, l'attuale decreto-legge sposta i termini della proroga ancora di qualche mese, ma non affronta in modo organico la materia delle accise e non stabilisce


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termini congrui. Pertanto, molto probabilmente, fra qualche mese ci troveremo ancora una volta ad esaminare e convertire un altro decreto-legge.
La materia è sicuramente complessa e incide non poco anche sulla normativa europea, sulla politica energetica ed ambientale nonché su quella dei trasporti.
Onorevole sottosegretario, a questo proposito sarà necessario impegnarsi affinché si giunga in sede europea ad una normativa comune, anche per evitare il continuo contenzioso con le autorità di Bruxelles, che spesso ha visto soccombente il nostro paese; se non ricordo male vi è stata anche qualche specifica condanna.
Tuttavia, nonostante i vincoli comunitari, le agevolazioni previste, anche quelle contenute nei nostri emendamenti, possono rientrare nelle deroghe di cui alle norme del Trattato istitutivo dell'Unione europea, che consentono l'erogazione di aiuti di Stato per favorire lo sviluppo economico di determinate regioni.
L'articolo 87 del Trattato dichiara, infatti, incompatibili con il mercato comune gli aiuti concessi dagli Stati membri perché in contrasto con il principio della libera concorrenza. Tuttavia, le norme previste sia nel testo del Governo sia negli emendamenti da noi proposti possono ritenersi compatibili o considerarsi tali proprio alla luce del disposto e dei casi previsti dal paragrafo 3 lettera a) del citato articolo 87 del Trattato. In particolare, lo sono gli emendamenti relativi alla riduzione delle accise nei comuni della valle dell'Agri e del Sauro-Camastra in Basilicata, dove attualmente l'ENI sta estraendo enormi quantità di petrolio.
Non so quanti colleghi siano informati del fatto che in Basilicata vi è il più grande giacimento petrolifero del nostro paese. Vedo che il collega Saponara, che è lucano anche se eletto a Milano, fa segno di assenso e conosce bene la questione. Mi auguro che il collega non solo si ricordi dei nostri emendamenti al momento del voto, ma convinca i colleghi della sua parte politica a rendere giustizia per alcune popolazioni.
Mi pregio di leggere, soltanto per un attimo, l'inizio di un articolo pubblicato in Basilicata non appena cominciarono ad effettuarsi le trivellazioni: «Il petrolio nella terra di Levi. Diciassette chiese per un paese di meno di tremila abitanti, ma la gente di Calvello ha lo stesso un diavolo per capello. Il petrolio è salito da una profondità di 5 chilometri per alimentare polemiche e divisioni che non solo toccano i partiti, i sindacati, le associazioni, ma attraversano le famiglie, molte delle quali, come succede nei piccoli centri del sud, sono imparentate tra loro.
«Il petrolio qui non lo vogliono. Sarà pure oro nero ma in questo caso è come la moneta cattiva che scaccia la buona. La moneta buona qui viene dal turismo che, dopo anni di incertezze, sta finalmente decollando intorno ad una formula inedita, fatta di ambiente, di cultura, di buona cucina».
Non voglio dilungarmi nella lettura di questo articolo: ne farò omaggio ai colleghi che avessero voglia di leggerlo nella sua completezza. Intanto rinvio, però, alla visione di un ottimo e puntuale servizio realizzato dalla TV di Stato, non per discriminazione verso le altre televisioni che fanno anche servizi molto interessanti. Mi riferisco al servizio di Report (in questo momento non ricordo il nome della bravissima giornalista) che ha fotografato la situazione verificatasi in Basilicata a seguito dell'estrazione del petrolio denunciandone i rischi e le penalizzazioni per le popolazioni. Tali popolazioni compiono sacrifici e rischiano di essere fortemente penalizzate dalla perdita di quell'ambiente che stava per creare condizioni di sviluppo avvantaggiando, come è giusto che si faccia per certi versi, l'intero paese. Ciò, infatti, contribuisce alla bilancia dei pagamenti, da un lato, e a ridurre il deficit energetico, dall'altro. Allora, è l'intero paese che deve farsi carico delle esigenze di sviluppo di quell'area.
Il nostro emendamento è finalizzato alla riduzione al 30 per cento delle accise sulla benzina e sul gasolio utilizzati dai residenti dei comuni ricadenti nella valle dell'Agri e nella zona del Sauro-Camastra:


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mi pare che sia un atto di giustizia vera e propria. Non voglio dilungarmi su questo aspetto, ne parlerò eventualmente domani nell'illustrazione dell'emendamento. Come dicevo, i nostri emendamenti non riguardano soltanto la valle dell'Agri e la Basilicata, ma anche altre regioni, come la Sardegna e la questione posta dall'onorevole Benvenuto relativa alla regione Friuli-Venezia Giulia. Al riguardo, sarebbe giustificata l'accettazione dell'emendamento proposto dal collega Illy, perché la situazione di confine determina le sperequazioni qui evidenziate.
I nostri emendamenti sono rivolti anche alla proroga fino al 31 dicembre 2002 delle agevolazioni al settore dell'agricoltura. Il relatore stesso, onorevole Leo, non solo in questa occasione, ma anche nel primo dibattito, si dichiarò favorevole e sono convinto che, nella sostanza, lo sia anche oggi. Non ho difficoltà a pensare che lo stesso onorevole Contento, la cui competenza è nota a tutti, conosca bene le esigenze dell'agricoltura e l'opportunità di prorogare questa agevolazione per l'agricoltura, un settore in profonda crisi a causa della perdurante siccità, da un lato, e per le alluvioni che si sono verificate in passato, dall'altro. Non spenderò più una parola su questo.
Vorrei ritornare al citato articolo 87 del Trattato e lo richiamo a proposito perché qualcuno potrebbe ritenere che le agevolazioni a favore della regione Basilicata o della regione Sardegna e del settore dell'agricoltura siano da considerarsi aiuti di Stato e, quindi, non ammissibili secondo la normativa europea. Invece, l'articolo 87 del Trattato fa specifico riferimento ad aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tasso di sviluppo ed il tenore di vita siano bassi oppure si abbia una grave forma di disoccupazione o sotto occupazione. Credo che nessuno osi affermare o pensare che in Basilicata ed in Sardegna vi sia un alto tenore di vita per la gran parte della popolazione o non vi sia disoccupazione.
Come è noto in Basilicata la disoccupazione è di circa il 17 per cento ed in Sardegna, purtroppo, il 21 per cento. Sono dati sconvolgenti che devono preoccupare tutti noi e, anzitutto, chi ha l'onere e l'onore di governare il nostro paese; ed è l'intero paese - lo dico ai colleghi del nord - che ha il diritto di entrare in Europa; l'Italia non entra in Europa se non vi entra anche il Mezzogiorno, e di ciò bisogna convincersi. Lo dico con franchezza perché, al di là delle declamazioni - onorevole sottosegretario - nella legge finanziaria e nella legislazione recentemente approvata anche in quest'aula non c'è un taglio netto, preciso, a favore delle regioni meridionali. Mi rendo conto che l'impatto dei drammatici avvenimenti del settembre «nero», da cui purtroppo sono emerse le necessitate e sofferte decisioni militari adottate dalla Camera qualche ora fa, sull'economia mondiale e quindi anche su quella italiana sono enormi e non ancora esattamente quantificabili. Tuttavia, il sostegno a queste aree meno sviluppate del nostro paese e agli investimenti costituisce una necessità per venire fuori da una situazione critica che, del resto si evince anche dalla nota di aggiornamento al DPEF 2002-2006 presentata dal Governo lo scorso 26 ottobre e discussa in quest'aula nel pomeriggio. In verità, il Governo nel presentare il DPEF aveva, con enfasi eccessiva e con ottimismo venato ancora da una certa demagogia elettoralistica, elaborato stime ottimistiche e previsioni assai rosee, ora riviste in negativo nella nota di aggiornamento suddetta, ad iniziare dalla stima relativa alla crescita del PIL.
Il provvedimento in discussione, oltre a fissare una serie di agevolazioni, prevede all'articolo 1 - come è stato ricordato puntualmente dal relatore, onorevole Leo - l'unificazione delle aliquote relative alle benzine, super e senza piombo, al livello di quella vigente per la benzina senza piombo; tale unificazione costituisce un atto dovuto proprio perché vogliamo essere in Europa e dunque dobbiamo rispettarne le direttive e le indicazioni. La Commissione europea ha infatti stabilito che il 31 dicembre 2001 costituisce il termine ultimo per vietare la commercializzazione della benzina con piombo. Però,


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onorevole sottosegretario, la Commissione europea non ha imposto il prezzo più alto, cioè quello della benzina verde; questa è invece una scelta di cui il Governo si assume, nel bene e nel male, tutta la responsabilità. Al di là di questo aspetto, speriamo che ciò incida positivamente almeno sull'ambiente attraverso la riduzione della quantità di piombo esistente nell'atmosfera che inquina l'habitat in cui viviamo.
Senza dilungarmi ulteriormente, dichiaro fin d'ora che qualora non saranno accolti i nostri emendamenti - che domani illustreremo in maniera puntuale, sperando di trovare attenzione e consenso da parte di tutti i colleghi indipendentemente dagli schieramenti politici - il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo sarà costretto a votare contro la conversione in legge di questo decreto.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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