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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame della Nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2002-2006, trasmessa dal Governo il 26 ottobre scorso.
Ricordo che, per l'esame della nota, l'articolo 118-bis, comma 4, del regolamento prevede un dibattito limitato con l'intervento di un deputato per ciascun gruppo. Sono altresì riservati i tempi per gli interventi di un deputato per ciascuna delle componenti del gruppo misto che ne facciano richiesta, nonché dei deputati che intendano esprimere posizioni dissenzienti dai rispettivi gruppi.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Alberto Giorgetti.
Onorevoli colleghi, secondo un informale contatto che ho preso con i gruppi, l'Assemblea dovrà votare tra breve. Pertanto, vi prego di non abbandonare l'aula.
Prego, onorevole Giorgetti.
ALBERTO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, la nota di aggiornamento al nostro esame fa riferimento al documento presentato il 26 ottobre scorso al Parlamento. La scelta del Governo di provvedere ad un aggiornamento di alcune delle stime già contenute nel DPEF è un fatto sicuramente apprezzabile, alla luce di quell'evoluzione che si è registrata a livello internazionale nel corso degli ultimi due mesi sia sotto il profilo politico sia sotto profilo economico. Più volte infatti ci siamo interrogati sulla concreta portata, anche da un punto di vista prospettico, degli attentati terroristici dell'11 settembre scorso. Più volte ci siamo interrogati su quali potessero essere gli effetti della guerra in corso sull'economia così come sulle finanza pubblica. Merita quindi una valutazione positiva la sensibilità manifestata dal Governo.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, altrimenti non finiamo più. Onorevole Giorgetti vada avanti.
ALBERTO GIORGETTI, Relatore. Nonostante l'incertezza che caratterizza la situazione internazionale, con la presentazione della nota, il Governo ha voluto adempiere all'impegno assunto nei confronti del Parlamento in occasione dell'esame del DPEF. È un fatto sicuramente importante anche alla luce proprio di quegli elementi che sono emersi nell'Ecofin, che si sta celebrando in questi giorni a Bruxelles nel quale, alla luce degli eventi causati da quel tragico 11 settembre, è emersa una volontà complessiva da parte dei 12 paesi (e quindi dei ministri finanziari) di proseguire sul percorso di rivedere comunque le logiche con cui si va a stabilire e a portare avanti quel progetto di patto di stabilità a cui tutti paesi aderiscono.
Basti pensare alla volontà di rivedere le logiche dei deficit che sono stati, fino ad oggi, identificati, a livello nominale, secondo logiche, invece, di deficit strutturali che dovranno anche depurare la situazione economica complessiva dei conti pubblici dalle fasi congiunturali legate all'economia.
La nota di aggiornamento è articolata in due parti: la prima riguarda il quadro macroeconomico generale, mentre la seconda illustra gli obiettivi di finanza pubblica. Il quadro macroeconomico che emerge dal documento è caratterizzato da una congiuntura italiana e internazionale particolarmente difficile da interpretare. Oggi, infatti, risulta estremamente complicato, anche per i più autorevoli osservatori e studiosi, valutare quelli che potranno essere gli scenari economici internazionali e le dinamiche di questa congiuntura che è fortemente, purtroppo, condizionata dallo scenario bellico.
Basti pensare, in tal senso, alle dichiarazioni che sono state rilasciate, anche da parte di ministri di Governi di centrosinistra attualmente in carica, come i ministri delle finanze tedesco e francese che hanno appena annunciato come sia estremamente difficile valutare l'impatto complessivo della congiuntura internazionale sui conti dello Stato. Basti anche vedere come i dati del peggioramento complessivo del debito pubblico dell'economia tedesca siano, in qualche modo, enormemente più gravi e preoccupanti di quanto non sia, oggi, la situazione congiunturale e dell'economia italiana.
In linea generale, i dati contenuti nella nota di aggiornamento riproducono le indicazioni della relazione previsionale programmatica, presentata al Parlamento il 27 settembre scorso. Gli elementi informativi recati dalla nota riguardano soprattutto gli obiettivi che intende raggiungere il Governo avvalendosi degli strumenti a sua disposizione, piuttosto che l'interpretazione previsionale di quanto potrà accadere, stante il fatto che il quadro di riferimento presenta forti elementi di precarietà. Pertanto la maggior parte dei dati prospettati si riferisce ad un arco temporale di breve periodo, in particolare agli anni 2001 e 2002. Per gli anni successivi (periodo 2003-2006) si propone, invece, un'analisi, inevitabilmente, meno dettagliata.
Per quanto concerne il quadro macroeconomico, la nota di aggiornamento assume sostanzialmente i dati contenuti nelle tavole II.3 e III.2 della relazione previsionale programmatica. Per il 2001, pertanto, si stima una crescita reale del prodotto interno lordo del 2 per cento; il valore nominale dello stesso PIL dovrebbe ammontare a 1.224 miliardi di euro. Rispetto alla stima contenuta nel DPEF si registra una riduzione dello 0,4 per 100. Per il 2002 la nota di aggiornamento prospetta una crescita reale del PIL del 2,3 per cento con una riduzione dello 0,8 per cento. L'ammontare del PIL viene quindi quantificato in 1.282 miliardi di euro. Le previsioni cui si è fatto riferimento sono ispirate ad una logica moderatamente ottimistica che, comunque, viene sostenuta, in questi termini, anche dalle analisi della Banca d'Italia dove si fa, più in generale,
riferimento al prezzo delle materie prime (che è basso), all'andamento dei tassi a livello internazionale che dimostrano - così, come l'intervento di ieri della Federal reserve americana e l'intervento della Banca Centrale Europea che sembra essere annunciato a breve - che i segnali e gli elementi di intervento possono far pensare ad una ripresa dell'economia già nel 2002.
Il Governo, assai correttamente, evidenza, nella nota di aggiornamento, il dato oggettivo costituito dalla possibilità di attivare esclusivamente le leve di intervento a sua disposizione.
Le prospettive relative agli anni 2003-2006 sono indubbiamente più ottimistiche, non soltanto alla luce di un contesto internazionale, che presumibilmente risulterà più favorevole, ma anche in considerazione di interventi strutturali che il Governo si accinge a varare. A quest'ultimo proposito sembra opportuno sottolineare la centralità dello strumento costituito dai provvedimenti collegati alla manovra finanziaria, che rappresentano, dal punto di vista degli interventi strutturali, una condotta di politica economica che punta a rendere con funzioni anticicliche, ormai definite, possibilità di incremento comunque relative al gettito delle entrate, abbassamento della pressione fiscale, rimodulazione del sistema del welfare e, più in generale delle pensioni e delle prestazioni sociali, interventi efficaci sul fronte del mercato del lavoro oltre alla revisione complessiva delle logiche per quel che riguarda il sistema tributario.
Con riferimento alle segnalazioni che mi fa il Presidente Casini, prendo atto dei dati espressi dal Governo in questa tabella che mirano, lo ribadisco, sostanzialmente, ad un ridimensionamento delle prospettive di crescita ma che, allo stesso tempo, sottolineano la necessità di portare avanti politiche economiche che puntino al sostegno della domanda, degli investimenti e, più in generale, al sostegno di quella formula di fiducia in cui, oggi, dobbiamo operare per fare in modo che gli effetti complessivi di questa fase congiunturale negativa, sia a livello nazionale sia internazionale, non provochino una depressione del prodotto interno lordo o, più in generale, problemi legati alla finanza pubblica. Oggi, alla luce degli interventi complessivi del Governo, abbiamo motivo di pensare che tali problemi - illustrati da alcuni osservatori nell'ambito di scenari evidentemente più pesanti - potranno essere, in qualche modo, ricondotti a politiche di sviluppo che avranno una ripresa sostanziale già a partire dal 2002 e, in prospettiva, nel triennio 2003-2006.
Concludo in questo modo la relazione, dando piena fiducia ai dati esposti nella nota di aggiornamento e ribadendo il nostro appoggio, assolutamente favorevole alle politiche di Governo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Nicola Rossi.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, con questa nota di aggiornamento il Governo muta in maniera sostanziale il quadro economico di riferimento per la sua azione di politica economica. Questo era previsto ed era prevedibile dopo gli eventi dell'11 settembre. Francamente, nel fare ciò il Governo non fa che seguire le indicazioni di tutti gli enti ed istituti di ricerca nazionali ed internazionali e di tutte le organizzazioni internazionali, non ultimo il Fondo monetario che si espresso su tale questione non più tardi di ieri.
Il Governo lo fa però con due variazioni significative, relative sia all'entità della revisione del quadro macroeconomico sia alle implicazioni di politica economica che da quelle revisioni discendono. Sotto quest'ultimo profilo, la nota di aggiornamento riscopre a distanza di anni, se non di decenni, l'utilizzo della politica fiscale a fini anticiclici. Pensavamo che in realtà i limiti di tale utilizzo fossero ormai noti a tutti, e pensavamo anche che si fosse ormai dato per acquisito che questo tipo di utilizzo può produrre controindicazioni anche abbastanza serie. Evidentemente così non è, ed effettivamente in una
situazione in cui i segni di recessione sembrano moltiplicarsi, può anche essere legittimo immaginare un intervento pubblico a sostegno dell'economia. Questo è il dibattito oggi in corso negli Stati Uniti ed anche in molti paesi europei.
Spiace dirlo, ma sulla bocca di questo Governo riscoperte come queste suonano non solo poco credibili ma, devo dire, risibili. Da parte del Governo sarebbe servita, infatti, una capacità ben diversa di riflettere sulla propria strategia di politica economica dopo l'11 settembre ed eventualmente di mutarla. Le scelte di politica economica e gli interventi a sostegno dell'economia di cui parla oggi il Governo - e che vengono ripetutamente citati anche nella nota di aggiornamento - sono stati però tutti individuati e decisi ben prima dell'11 settembre, e rispondono, tutti, più che alla volontà di sostenere l'economia in un momento difficile, alla necessità di ripagare le tante cambiali incautamente firmate in campagna elettorale; sempre che, naturalmente, il Governo non intenda sobbarcare sulle sue esili spalle il sostegno dell'economia mondiale, come in realtà sembrerebbe di comprendere leggendo i giornali di oggi in cui si parla di un rinnovo ampio del parco automobilistico a seguito della legge Tremonti-bis che avrebbe soprattutto favorito Renault, Peugeot, Suzuki e, visto che la solidarietà atlantica non manca mai, anche la Chrysler.
Abbiamo cercato ripetutamente di avviare in Assemblea un dibattito simile a quello in corso altrove nel mondo, negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Gran Bretagna; è stato un tentativo inutile quello di cercare di forzare la maggioranza ed il Governo a discutere su ciò che significa oggi un intervento pubblico a sostegno dell'economia. Abbiamo cercato inutilmente di forzare la maggioranza ed il Governo a discutere se sia oggi preferibile il ricorso a nuove imposte o a maggiori spese in comparti ben individuati. Ma la maggioranza, e soprattutto il Governo, non hanno mai inteso affrontare tale discussione. Il sostegno all'economia non è un reale obiettivo di questo Governo: onorevoli colleghi, non confondiamo, per favore, John Maynard Keynes con Paolo Cirino Pomicino.
Quale che sia la strategia di politica economica, il quadro economico che oggi il Governo ci presenta non è credibile, salvo che per un elemento: gli obiettivi di finanza pubblica e, segnatamente, l'obiettivo di indebitamento netto tornano ad essere - dopo un balletto francamente indecente - quelli indicati a marzo dal precedente Governo. Gli inglesi direbbero: «back to square one». Non aggiungo altro, perché parlare del comportamento del Governo sotto questo profilo è ormai pienamente assimilabile allo sparare sulla croce rossa.
Tuttavia - lo ripeto - il resto del quadro economico non è francamente credibile. Per segnalare solo un aspetto, il tasso di crescita del prodotto interno lordo è significativamente superiore a quello ipotizzato da tutti - lo ripeto - tutti gli istituti di ricerca e tutte le organizzazioni internazionali. Alla luce dei dati della scorsa settimana, è lecito presumere che il tasso di crescita del prodotto interno lordo nel 2002 si collocherà assai più vicino all'1 per cento che non al 2 per cento.
In Commissione il Governo ha esplicitamente riconosciuto questo aspetto, sottolineando come il 2,3 per cento indicato nella nota di aggiornamento debba intendersi come - cito testualmente - «un obiettivo programmatico ottimista». Questa è una categoria del tutto nuova negli annali della politica economica e credo che gli storici del pensiero economico avranno molto da lavorare per interpretare cosa si intenda in un documento ufficiale con la dizione «obiettivo programmatico ottimista»; ma così è.
Il Governo, sostanzialmente, ci sta dicendo una sola cosa: è possibile ed anzi probabile che il quadro macroeconomico già nei primi mesi dell'anno prossimo risulti diverso da quello che oggi viene sottoposto all'approvazione del Parlamento. Allora, delle due l'una: o il Governo si sta preparando a varare, già nella prossima primavera, una manovra aggiuntiva per rispettare gli obiettivi di finanza
pubblica (ma esso ha già detto che non intende farlo) oppure - e ciò è più probabile - il Governo si sta preparando a tollerare ed a permettere uno sfondamento di quegli stessi obiettivi. Si tratta di uno sfondamento di cui già oggi si sono poste le basi: mi riferisco alla disinvolta copertura della legge Tremonti-bis, ai problemi sorti in sede europea a proposito del provvedimento sul rientro dei capitali, alle candide ammissioni di esponenti della maggioranza che non più tardi di ieri in Commissione invitavano noi parlamentari dell'opposizione a non prendere troppo sul serio l'accordo Stato-regioni sulla spesa sanitaria.
Colleghi, non più tardi di due giorni fa un grande quotidiano economico internazionale ha cercato di gettare un'ombra sul processo di risanamento delle finanze pubbliche italiane e sul nostro ingresso nell'euro. Non avrebbe assolutamente peso parlare di questo tentativo, non solo per la dimensione assolutamente risibile del problema sollevato, ma soprattutto per l'autorevolezza, il prestigio e l'assoluta credibilità di chi nel 1997 guidava il paese e la sua economia.
Tuttavia, quell'articolo, purtroppo, segnala una cosa ben diversa e grave: sono bastati pochi mesi perché l'Italia ridiventasse il malato d'Europa, il paese di cui per principio si diffida, il paese non affidabile per eccellenza, sia che si parli delle scelte della politica industriale e continentale sia di quelle di finanza pubblica.
Con questa nota di aggiornamento, irrealistica e velleitaria nella migliore delle ipotesi, truffaldina - perdonatemi - nella peggiore, voi oggi date nuovo alimento a quei sospetti e a quei dubbi, a dissipare i quali non bastano le buone parole o - perdonatemi ancora - il buon appetito. Si tratta di dubbi e sospetti che i governi di centrosinistra avevano voluto e saputo superare negli anni scorsi, anteponendo a tutto - e lo ricordo soprattutto all'onorevole Adornato - l'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, attendevamo la nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria come un passaggio importante per riprendere le fila di una discussione di politica economica che nel mese di luglio, quando abbiamo approvato il DPEF, presentava elementi di incertezza che tutti avevamo riconosciuto.
Avevamo allora criticato un DPEF che non teneva conto delle incertezze derivanti da un andamento negativo dell'economia mondiale già in atto. Di fronte a tali preoccupazioni, di fronte alla difficoltà di delineare i percorsi e le prospettive di una situazione economica già in via di compromissione, era stato indicato dal Governo e dalla maggioranza un momento di più approfondito chiarimento nella discussione della nota di aggiornamento prevista per l'autunno.
Dopo quel periodo, sono capitate drammatiche vicende del mondo, su cui, tra l'altro, siamo stati impegnati, su un versante ben diverso, fino a pochi minuti fa. Non c'è dubbio che le ripercussioni sulla situazione economica del mondo intero dei tragici fatti dell'11 settembre siano state particolarmente gravi. Si è avviato nel mondo - come veniva ricordato - un grande dibattito su quali debbano essere oggi, nelle mutate condizioni consegnateci anche dal dramma della guerra contro il terrorismo, le iniziative e le strategie di politica economica di un paese moderno.
Sui giornali mondiali, sui giornali italiani, ma anche sui quotidiani economici nel mondo, si discute sul ruolo delle politiche pubbliche, rimettendo in dubbio alcune certezze che si pensavano consolidate sull'inevitabile prospettiva dello stato minimo. Vi è una discussione sul rapporto tra le politiche fiscali e le politiche della spesa pubblica, su quali siano gli strumenti migliori per ricreare processi di sviluppo. Vi è una discussione sul ruolo del rilancio dei consumi come volano per la ripresa della crescita. Vi è una discussione sul ruolo dell'Europa, sull'ipotesi che
l'economia europea sia il punto di appoggio di una rinnovata capacità delle economie dell'occidente di crescere.
Si tratta di una discussione molto importante e, francamente, ci saremmo aspettati che di questa vi fosse qualche traccia nella nota di aggiornamento al DPEF e che a tali problematiche la nota di aggiornamento cercasse di dare una risposta nella prospettiva delle politiche da realizzare nel nostro paese. Ci troviamo, invece, di fronte ad un documento non soltanto particolarmente sintetico dal punto di vista della dimensione (ieri in Commissione ho contato, mi pare, poco più di tre pagine accanto alle tabelle), ma anche ad un documento che non affronta i problemi, che si limita a sviluppare pochi ragionamenti di confronto di dati sul quadro macroeconomico e sulle tendenze della finanza pubblica. Si tratta di un documento che, per queste ragioni, dal nostro punto di vista è all'origine di una profonda insoddisfazione per un'occasione mancata di discussione seria che ci consentisse di riprendere le fila di un discorso di politica economica.
Ricordavo che questo documento è composto da due parti. Anche con riferimento ai contenuti di queste ultime vi è una nostra profonda insoddisfazione. Inoltre, l'articolazione del ragionamento sugli argomenti specifici, a nostro avviso, è condotta in modo superficiale ed inadeguato, in modo da non consentire di raggiungere conclusioni corrette.
La prima parte si riferisce all'analisi del quadro macroeconomico. Mi limito a considerare i dati riferiti ai primi due anni: le previsioni di crescita dell'economia del paese sono diminuite rispetto a quelle contenute nel documento di programmazione economico-finanziaria discusso nel mese di luglio (il 2,0 per il 2001, il 2,3 per il 2002) ma da nessuna parte ci viene detto come queste previsioni siano costruite. Anzi, tali previsioni sono indicate come obiettivi da raggiungere e in nessun modo si è sviluppato un ragionamento sulle ipotesi su cui si basano le indicazioni date. C'è qualche ragione per cui i principali organismi di analisi congiunturale che in Italia e nel mondo si occupano di prevedere le evoluzioni dell'economia dei paesi occidentali danno informazioni diverse.
Se consideriamo i dati forniti dal Fondo monetario internazionale, quelli dell'ISAE o quelli di Prometea e, in generale, i dati di tutti gli altri organismi di previsione, da essi si desume che le indicazioni sono significativamente inferiori rispetto alle prospettive e alle previsioni che vengono formulate dal Governo. Ci chiediamo, allora, su quali basi il Governo abbia formulato le indicazioni che ci ha fornito, che, fra l'altro, riteniamo inadeguate, sbagliate e, in qualche misura, all'origine di errori che saranno inevitabili nel prossimo futuro.
Lo stesso ragionamento vale per quel che riguarda le indicazioni relative agli obiettivi di finanza pubblica; in particolare, vengono indicati degli obiettivi di indebitamento che fanno un po' giustizia di una discussione - non voglio in nessun modo riproporre, in questo momento, un'infinita discussione sul cosiddetto «buco» su cui quest'aula ha discusso nel corso dei mesi passati - tuttavia, non c'è dubbio che i dati che oggi vengono proposti fanno giustizia di una polemica in merito alla dimensione dell'indebitamento. E come veniva ricordato, si tratta di dati che ci fanno ritornare alle indicazioni formulate dal precedente Governo nella relazione trimestrale di cassa che faceva riferimento ai dati del 31 marzo dell'anno in corso. Quella relazione trimestrale indicava nell'1 per cento - assunto come obiettivo del Governo - l'indebitamento; oggi l'aggiornamento del DPEF lo indica nell'1,1 per cento: sostanzialmente le stesse cifre. Allora, o le cifre del precedente DPEF erano di fantasia, o esse facevano riferimento ad un utilizzo politico dei dati, che noi allora abbiamo denunciato.
La stessa indeterminatezza la ritroviamo nelle ragioni indicate a motivo di questo miglioramento; le ragioni sono sostanzialmente due. La prima è individuata nella riduzione della spesa per interessi; la seconda nella tendenza all'incremento
delle entrate tributarie; ciò vale sia per il 2001 sia per le previsioni per il 2002. Si tratta di argomenti che abbiamo utilizzato nella discussione del provvedimento di assestamento del bilancio dello Stato; in quella sede, avevamo indicato nelle cifre dell'assestamento degli errori e delle scelte sbagliate per quel che riguardava la indicazione dell'ammontare della spesa per interessi - ne avevamo indicato una sovrastima - e avevamo anche indicato una sottostima delle entrate tributarie. Puntualmente, quelle argomentazioni ritornano oggi nella nota di aggiornamento al DPEF, e vengono utilizzate dal Governo per costruire la base dei dati in merito al diverso andamento delle tendenze di finanza pubblica per l'anno 2001 e per l'anno successivo. Quindi, non soltanto la rinuncia ad affrontare le questioni «alte» della politica economica, attualmente oggetto di discussione nel mondo, ma anche un approccio sbagliato rispetto alle due tematiche di previsione che vengono affrontate nelle pagine della nota di aggiornamento. Siamo delusi di questo documento, così come siamo delusi di questa discussione.
Pertanto, esprimo il voto contrario del gruppo a cui appartengo; ma tale voto contrario, in qualche modo, vuole significare la sottolineatura di un'occasione persa, per riprendere le fila di un ragionamento di politica economica che superi le incertezze di questi mesi e che ci metta, davvero, nelle condizioni di avviare il nostro paese verso una prospettiva di crescita e di sviluppo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, dopo i devastanti e disumani fatti accaduti l'11 settembre, il Governo ha dovuto anche rivedere le previsioni e gli obiettivi della finanza pubblica, e di conseguenza, ha dovuto sottoporre al Parlamento questa nota di aggiornamento al DPEF. Quello che è certo è che, oggi, nessuno in Europa è in grado di effettuare ragionevoli previsioni in merito al tasso di crescita dell'economia europea per l'anno venturo; in questa situazione, la cosa più logica da fare è quella di non fare previsioni; e ciò costituisce esattamente quello che ha fatto il Governo, visto che, nel documento che stiamo esaminando, si trova giustamente riportato che le grandezze macroeconomiche e, in particolare, il tasso di crescita dell'economia vanno intesi alla stregua di obiettivi che il Governo si impegna a perseguire con gli strumenti a sua disposizione, più che come previsioni.
Gli obiettivi che il Governo si impegna a perseguire prevedono un aumento del PIL del 2 per cento, quindi il 26 per cento in meno di quello di luglio, e del 2,3 per cento il prossimo anno. Per gli anni successivi, invece, la nota di aggiornamento conferma, sostanzialmente, i dati che abbiamo già approvato, in quest'aula, all'inizio di agosto.
Le considerazioni politiche della Lega nord Padania sono le seguenti.
Primo: a nostro giudizio, il Governo ha fatto bene ad indicare nella nota di aggiornamento i suoi obiettivi e non delle fragili previsioni. Spero che il Parlamento compatto faccia propri gli obiettivi del Governo (anticipo, comunque, che la Lega nord Padania li farà propri).
Secondo: a nostro avviso, gli obiettivi indicati dal Governo possono essere rispettati, anzi, a consuntivo potranno addirittura essere migliori.
Terzo: questi obiettivi potranno essere rispettati o migliorati, a condizione che la maggioranza continui ad essere compatta e continui a guidare il paese con il buon senso di cui ha dato prova finora.
Quarto: la maggioranza continuerà ad essere compatta se persisteranno la lealtà e il rispetto per gli impegni presi e per le idee e i valori di tutti i suoi membri, come è accaduto fino ad ora.
Ciò significa che, nel giro di pochissime settimane - non dico anni o mesi, ma settimane o giorni -, la Camera e il Senato dovranno cominciare ad esaminare, discutere, migliorare ed approvare sia la legge che sostituisce la pessima legge Turco-Napolitano sia la legge costituzionale, che
migliora ulteriormente il titolo V della Costituzione trasferendo alle regioni, via via che queste ne faranno richiesta, la competenza legislativa esclusiva per quanto riguarda l'assistenza e l'organizzazione della sanità, l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, la definizione della parte dei programmi scolastici di interesse specifico delle regioni e la polizia locale.
Infatti, questi - non perdo occasione per ribadirlo in pubblico e in privato - sono i motivi per i quali la Lega nord Padania ha aderito al progetto della Casa delle libertà, nella quale ha lavorato finora, e continua a lavorare con lealtà ed entusiasmo, per realizzare gli obiettivi concordati prima delle elezioni.
Ho detto che, a nostro giudizio, gli obiettivi indicati dal Governo possono essere rispettati e che, anzi, a consuntivo, potranno addirittura essere migliori. L'ho detto perché sono convinto che le leggi approvate finora, per quanto riguarda l'economia e le infrastrutture, sono buone leggi, che aiuteranno sicuramente il nostro paese a superare questo difficile momento.
Tuttavia, voglio aggiungere che il momento non è difficile solo per noi; è un momento difficile per l'Italia come per tutti i nostri concittadini europei. Però, non è stato elaborato un piano europeo per superare questo momento difficile per tutta l'economia europea e, di conseguenza, anche per noi.
Voglio precisare che, quando parlo di Europa, mi riferisco al grande Stato francese come ad uno qualsiasi dei Länder tedeschi o come al più piccolo paesino dell'Andalusia, della Calabria, della Baviera o della Brianza, con pari dignità e pari rispetto ed amore.
I nazionalismi d'Europa, in passato, hanno acceso le guerre mondiali e, oggi, uniti alla burocrazia europea, non consentono di sviluppare in modo serio, razionale e significativo quei progetti economici comuni che, in questo momento, sono più che mai opportuni e necessari. Non so se questo limite sia solo culturale, se vi sia buona fede oppure se provenga da consapevole egoismo. Tuttavia, si tratta di un limite, di un grosso limite.
Lo spirito di Nicolas Chauvin è ancora troppo presente a Bruxelles e in troppe capitali europee.
Sono convinto che gli obiettivi di questa nota di aggiornamento, molto probabilmente, saranno rispettati, se sapremo ridurre la nostra pressione fiscale, rilanciare i nostri consumi, aumentare la nostra occupazione, privatizzare e ridurre la presenza dello Stato nella nostra economia. Ma, quegli stessi obiettivi saranno, sicuramente, rispettati e superati di molto se, noi e tutti i nostri concittadini europei, sapremo ragionare come Europa, sapremo sviluppare significativi programmi economici comuni senza gli sciovinismi e le burocrazie che tanti guai e tragedie hanno combinato nel secolo scorso (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Garnero Santanchè. Ne ha facoltà.
Onorevole Santanchè, lei è al suo esordio.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. No? Allora, mi ero distratto.
DANIELA GARNERO SANTANCHÈ. Non c'era lei a presiedere, signor Presidente.
Onorevoli colleghi, la nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria nasce dal consolidarsi, dopo l'11 settembre, di un forte rallentamento dell'economia mondiale. Infatti, le grandi locomotive mondiali, gli USA, la Germania ed il Giappone o sono in netta recessione o sono in forte riduzione del tasso di crescita, il che significa che l'obiettivo, riconfermato dal Governo, di una crescita del 2,3 per cento nel 2002 è molto difficile da raggiungere, alla luce di questi nuovi fatti. Sia il Fondo monetario
internazionale sia altri autorevoli centri di ricerca collocano il nostro tasso di crescita, per il prossimo anno, intorno all'1,5 per cento. Se così fosse, verrebbe messo a rischio, per la contestuale riduzione del gettito tributario, anche l'obiettivo di finanza pubblica di un rapporto deficit-PIL dello 0,5 per cento, come previsto dal patto di stabilità.
Se questo è lo scenario, sarebbe auspicabile che il Governo ricorresse ad una manovra anticiclica sin dai prossimi mesi, con un'anticipazione della riduzione della pressione fiscale, al fine di sostenere quella domanda interna di consumi capace di compensare la riduzione della domanda estera. Ci sembra di capire che il Governo colloca, invece, nel 2003 un programma di riduzione della pressione fiscale, lasciando per il prossimo anno le iniziative definite dalla legge finanziaria, come l'aumento delle pensioni minime e la Tremonti-bis a sostegno delle famiglie e degli investimenti privati. Questi strumenti potrebbero essere affiancati anche da un'anticipazione di ulteriori sgravi fiscali e dall'accelerazione dei grandi programmi infrastrutturali da mettere in cantiere il più presto possibile. Queste sono due priorità cui il Governo potrebbe attendere sin dalla fine dell'anno in corso, per scongiurare che la nostra nazione possa essere in balia di una sorta di determinismo economico.
In conclusione, ribadendo la piena fiducia nelle iniziative del Governo, dobbiamo, però, continuare a tener presente la data dell'11 settembre, con tutto ciò che comporta. Pertanto, al di là dei doverosi aggiornamenti effettuati attraverso la nota al nostro esame, auspichiamo che si proceda celermente con interventi strutturali, quali la riforma del mercato del lavoro, la riforma del welfare e la riforma del sistema fiscale, al fine di ottimizzare interventi di politica economica del Governo con una funzione anticiclica, di incentivazione allo sviluppo, alla domanda ed agli investimenti. Questi, secondo noi, potrebbero essere gli strumenti che il Governo dovrebbe adottare nell'attuale situazione del nostro sistema economico, situazione che è difficile, ma soprattutto nuova (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, la nota di aggiornamento che ci è stata presentata suscita una profonda insoddisfazione. Indubbiamente, il quadro macroeconomico a livello internazionale, dopo gli avvenimenti di settembre, dopo la tragedia dell'11 settembre, lascia margini di profonda incertezza sull'evoluzione della congiuntura.
Sappiamo quanto siano importanti le aspettative nel complesso della conduzione delle politiche economiche dei diversi paesi e delle reazioni che essi hanno nell'andamento dell'economia. Tuttavia, il dibattito in Parlamento tra la maggioranza e l'opposizione è stato, sin dall'inizio, falsato da un confronto sull'eredità che veniva lasciata dal precedente Governo Amato. Ora, noi vediamo nella nota di aggiornamento che la stima dell'entità dell'indebitamento netto della pubblica amministrazione viene collocata nella misura dell'1,1 per cento del PIL per il 2001, vale a dire una stima sostanzialmente equivalente a quella che era stata indicata per quest'anno. Pertanto, in qualche modo, viene spazzato via un argomento che era stato agitato polemicamente dal ministro Tremonti. Si sostiene che a questo obiettivo ci si è arrivati grazie alle misure che il Governo ha adottato in questi mesi. Ebbene, noi avevamo detto con molta chiarezza che quell'andamento della finanza pubblica, se si adottavano le misure contenute nella legge finanziaria che il centrosinistra aveva approvato, sarebbe stato ricondotto alla stima che era stata fatta, di circa l'1 per cento.
Dobbiamo ricordare che questa discussione è stata avvelenata non solo perché si è prospettato uno slittamento dell'indebitamento netto all'1,9 per cento, ma anche perché in uno strano ping pong tra il ministro dell'economia Tremonti e il Governatore
della Banca d'Italia Fazio lo slittamento di questa stima veniva addirittura portato vicino al 2,9 o al 3 per cento, mettendo a raffronto due grandezze diverse: una riguardante il fabbisogno della pubblica amministrazione; l'altra riguardante l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, che, come si sa, è il dato rilevante per quanto concerne il patto di stabilità europeo. Ho già ricordato altre volte che è evidente che ci sono delle poste di raccordo tra queste due grandezze, ma averle confuse è stata una manovra di carattere politico e propagandistico, che ha danneggiato l'immagine del paese e non ci ha consentito di sviluppare un confronto, come deve avvenire, tra maggioranza e opposizione, sulle politiche economiche da adottare.
Del resto, il quadro della prima nota di aggiornamento che ci era stata presentata aveva contorni, specialmente per quanto riguardava l'andamento della crescita, del tutto ottimistici. Anche in quella occasione, segnalammo che non era possibile individuare un percorso di crescita come quello indicato dal Governo, tanto più perché i provvedimenti - noti come i provvedimenti dei cento giorni - a cui il Governo, in qualche modo, ha affidato il compito di contribuire allo sviluppo, quindi, di combattere i fenomeni recessivi, non sono tali da poter raggiungere lo scopo. In sostanza, il dibattito su come riuscire ad utilizzare politiche economiche che siano in grado di rimettere in movimento la domanda nel nostro paese non è avvenuto con una chiarezza e una nitidezza di posizioni. I provvedimenti e le misure indicate sono del tutto insufficienti e c'è un quadro generale dei conti pubblici a cui noi dobbiamo prestare molta attenzione. Infatti, nel riferimento per il prossimo anno all'indebitamento delle pubbliche amministrazioni è del tutto evidente che questo è un obiettivo di grande rilevanza, segnalato dal patto di stabilità europea, ma dai conti e dall'andamento dei conti, dovuti anche alle misure adottate da questo Governo, noi potremmo individuare notevoli difficoltà nel raggiungimento di tale obiettivo.
Questa è una cosa che segnaliamo al Governo: molto spesso abbiamo intravisto nell'esecutivo delle zone di «euroscetticismo» o comunque la volontà di uscire dai vincoli che, in qualche modo, sono stati rappresentati dall'Europa.
Noi riteniamo che l'obiettivo dell'entrata nell'euro - uno dei grandi risultati politici a vantaggio del paese - raggiunto dal centrosinistra, in particolare dal Presidente Prodi (quando all'epoca era ministro del tesoro il Presidente Ciampi), ha rappresentato una svolta fondamentale per la nostra politica economica. Pensiamo a che cosa sarebbe successo oggi - di fronte al quadro di incertezza e di instabilità dopo ciò che è successo negli Stati Uniti d'America - se l'Italia si fosse trovata fuori dall'euro con tutte le conseguenze nei confronti di una lira debole che, probabilmente, sarebbe stata travolta da una vera e propria tempesta monetaria.
Tuttavia quel risultato conteneva un forte attaccamento all'idea europea; il vincolo viene confermato nella nota di aggiornamento, ma l'andamento dei conti pubblici ed anche le misure che sono state stabilite nel pacchetto dei cento giorni, a mio giudizio, non favoriscono il raggiungimento di questo obiettivo, anzi potrebbero creare degli elementi di difficoltà.
Si potrebbe aleggiare l'ipotesi di una manovra da parte del Governo nel prossimo anno per rettificare i conti pubblici; naturalmente questo viene escluso da parte di chi ha la responsabilità relativa alla guida della politica economica, ma non c'è dubbio che la possibilità che si aprano delle falle nei conti pubblici - rispetto a quanto il Governo ha fatto - è un'eventualità che dobbiamo sicuramente paventare.
Infine voglio fare un'osservazione riguardo al rapporto tra l'enfasi con la quale il centrodestra si è presentato alle elezioni ed il Governo reale che ha prodotto. Ebbene, in questi mesi noi non abbiamo certo assistito - non ve ne erano le condizioni - all'avvio di un grande programma di riduzione della pressione fiscale, come veniva in qualche modo detto durante la campagna elettorale; non abbiamo
assistito a forti innovazioni dal punto di vista della modernizzazione del paese. Il Governo rilascia spesso dichiarazioni che risultano del tutto contraddittorie. In questo quadro, a mio giudizio, non sembra - almeno per quanto riguarda la guida della politica economica - che ci sia una barra rivolta verso obiettivi precisi; piuttosto sembra ci sia ancora un andamento a zig zag - incerto nella scelta tra galleggiare o modificare -, comunque una situazione che, certamente, non favorisce lo sviluppo. Infatti lo sviluppo è favorito se vi sono condizioni di certezza offerte dal Governo.
Queste sono le ragioni che mi portano a dire che nella nota di aggiornamento - ad eccezione della questione riguardante l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, cioè l'obiettivo dell'1,1 per cento che viene confermato - il quadro macroeconomico appare troppo ottimistico rispetto a quelle che sono le indicazioni date da tanti istituti di ricerca. Per quanto riguarda invece il quadro della finanza pubblica esistono indubbiamente dei problemi, degli interrogativi gravi e pesanti, anche rispetto alle misure che sono state adottate dal Governo.
Cari colleghi, per questo motivo, riprendendo anche molte delle argomentazioni - che condivido - sviluppate dal collega Nicola Rossi e dal collega Morgando, penso che il nostro giudizio sulla nota di aggiornamento non possa che essere negativo.
Voglio dire al Governo che non ha messo in condizione noi dell'opposizione di aprire un confronto trasparente con lo stesso e ha continuato ad usare l'arma della propaganda. Noi aspettiamo che finalmente si possa passare dalla propaganda ad un dibattito concreto sui contenuti di politica economica; a noi dell'opposizione, infatti, e lo abbiamo dimostrato nella vicenda di politica internazionale, interessa molto ciò che il paese può fare e siamo pronti, dalla posizione di opposizione, ad offrire il nostro contributo.
In conclusione, la nostra valutazione sulla nota di aggiornamento è negativa e lo è divenuta ancor di più (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, dichiaro chiusa la discussione.
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